I possibili costi per il riavvio della centrale nucleare di Trino Vercellese
31 Maggio 2007 di AmministratoreVincenzo Romanello ci ha mandato un breve documento riassuntivo sui costi di un possibile riavvio della centrale nucleare di Trino Vercellese.
L’ argomento è trattato in modo semplificato e vengono eseguiti calcoli di massima, ma può essere uno spunto per aprire un’ eventuale discussione visto che un’ operazione del genere è impossibile tecnicamente secondo alcuni, auspicabile secondo altri.
Il riavvio di Trino Vercellese ed i suoi costi - di V. Romanello (maggio 2007)
La centrale di Trino Vercellese ha una potenza elettrica di 272 MWe (il dato l’ ho preso dall’ opuscolo “La centrale Enrico Fermi”, edizione 1994, che presi alla centrale di Trino Vercellese durante la mia visita). Se consideriamo un costo di installazione di 1200 €/KW, il suo costo totale potrebbe essere assunto pari a 326.400.000 euro, di cui se si considera un costo per il riavvio (fra ripristino della parte termica e di quella nucleare) pari al 20% di tale somma, si ottiene una cifra pari a 65.280.000 euro.
Se si considera quindi un tasso di interesse del 5%, un burnup di 33.000 MWd/T, un fattore di utilizzazione pari all’ 85%, un rendimento termodinamico del 30%, e si considera un tempo di riavvio pari a 2 anni, ed un esercizio di 20 anni, si otterrebbe il seguente risultato:
- costo di riavvio: 0,31 eurocents/KWh (pari al 17,5% del totale)
- costo del ciclo del combustibile: 0,93 eurocents/KWh (pari al 51,98% del totale)
- costi di esercizio e manutenzione: 0,5 €/KWh (pari al 27,94% del totale)
- costi di smantellamento e recupero del sito: 0,05 eurocents/KWh (pari al 2,79% del totale – che fornirebbe oltre 380.000 euro in 20 anni quale contributo per lo smantellamento, che così oltretutto smetterebbero di gravare sul contribuente!)
Il totale fa 1,79 eurocents/KWh. Il modello di calcolo adottato è quello del nostro articolo sui costi del nucleare ( http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf ). Naturalmente il calcolo è di massima, e si basa su delle ipotesi semplificative; tuttavia il costo delle generazione elettronucleare dall’ impianto in oggetto dovrebbe aggirarsi su quel valore.
4 Giugno 2007 alle 08:46
Caro Romanello, concordo con la Tua valutazione sul costo di riavvio della
centrale nucleare di Trino Vecellese. La mia stima era inferiore
(1 eurocent/kWh), per le seguenti ragoni :
1.La parte nucleare non è stata coinvolta nello smantellamento
2.Il combustibile nucleare è, in parte, presente sul sito.
3.Il costo del personale esiste comunque.
4.Nei primi anni ‘80, dopo l’incidente di TMI, la centrale è stata
completamente ammodernata ai nuovi criteri di sicurezza del 1973.
5.La centrale, pur essendo entrata in servizio nell’ottobre 1965 ed esser
stata fermata nel marzo 1987, ha funzionato a potenza, con fattori di
utilizzazione prossimi al 100%, per pochi (ca.11) anni a causa di 7 anni di
fermate per riparazioni (1972-1974) e migliorie (1980-1983)
In ogni caso il costo di produzione sarebbe largamente inferiore (il 10% ) a quello di produzione con idrocarburi e, cosa ancor più importante, nessuna Regione italiana accetterebbe sul proprio territorio nuove centrali nucleari o il deposito per le scorie radioattive -realizzazioni indispensabili - dopo aver “accontentato” Piemonte ed Emilia.
Cordialmente, Paolo Fornaciari
Roma, 2 giugno 2007
4 Giugno 2007 alle 10:57
Non posso che concordare, e questo prova che la mia stima era addirittura cautelativa!
Quanto all’installazione di nuovi impianti nucleari credo sia un nodo che prima o poi si dovrà risolvere (o immaginiamo che nel nostro futuro l’energia sia fornita dal gas e dalla fonte solare, come vorrebbe l’On. Pecoraro Scanio?)…
4 Giugno 2007 alle 15:46
Non dimentichiamoci di Caorso.
Un gioello di BWR da 860 Mw fatto funzionare solo 10 anni.
Grazie per l’attenzione.
4 Giugno 2007 alle 16:01
Infatti nessuno se ne dimentica: il mio conto era solo di massima preso a titolo di esempio. Naturalmente analoghe considerazioni andrebbero fatte per il sito di Caorso.
Ritengo comunque che queste dovrebbero essere solo le prime mosse verso un urgente ed inevitabile rilancio del nucleare nel nostro paese: la mossa successiva dovrebbe essere quella di costruire almeno una decina di impianti di nuova generazione ed un effettivo rilancio (effettivo, non a parole!) della ricerca nucleare applicata in Italia.
Credo queste mosse sarebbero del tutto naturali se si facesse un minimo di informazione vera da parte dei mezzi di comunicazione di massa (ma mi rendo perfettamente conto che tale idea, dati gli interessi in gioco, è del tutto utopistica!).
11 Giugno 2007 alle 08:48
Da notizie pubblicate nei giorni scorsi, l’Enel dovrebbe investire 3.2 miliardi di euro in Slovacchia, entro il 2013 per la costruzione dei reattori tre e quattro (da 440 MWe ciascuno) dell’impianto nucleare di Mochovce. I lavori dovrebbero iniziare nella seconda metà di quest’anno e terminare per il 2012. Pur apprezzando l’impegno nucleare dell’Enel all’estero, dispiace osservare che la stessa potenza nucleare si potrebbe ottenere in Italia con un investimento minore (150 Ml e non 3.2 Mld) e in un tempo inferiore (20 mesi e non 5 anni), ad un costo di produzione inferiore (1 e non 4 eurocents/kWh), riavviando la centrale di Caorso. Ciò consentirebbe di ridurre le nostre bollette e di dar lavoro ai nostri ingegneri in Italia e non all’estero.
Peccato che l’attuale Governo sia contrario e preferisca sprecare risorse economiche che più utilmente potrebbero esser impiegate nel nostro Paese.
12 Giugno 2007 alle 16:35
Altra recente notizia : dopo la Slovacchia, anche la Bulgaria. L’Enel intende investire il 49% del costo di costruzione (4 Mld di euro) di una centrale nucleare bulgara da 2000 MWe che sarà completata entro il 2014.
Dunque un investimento di quasi 2 Mld per generare fra 7 anni energia elettrica a 40 USmills/kWh. E pensare che con 200 Ml, il 10%, potremmo riavviare Caorso e Trino Vercellese, in 20 mesi enon in 7 anni, ad un costo di produzione di 1 eurocent/kWh. Che ne pensa il Governo?
5 Ottobre 2007 alle 17:37
Non discuto sui costi di riavvio, sicuramente corretti, ma in merito alla centrale di Trino, progettata alla fine degli anni ‘50 e nonostante le modifiche impiantistiche apportate in seguito all’incidente di T.M.I, Bisognerebbe fare ulteriori modifiche e sopratutto ci vuole una nuova licenza dell’ APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente per i servizi Tecnici), Non credo sia una cosa possibile per centrali nucleari antiquate e sopratutto ferme da più di 20 anni, mentre credo sia realizzabile costruire una centrale ex-novo , utilizzando i siti già esistenti.
Per quanto Riguarda Caorso definizione di gioiello mi sembra esagerata, è pur sempre progettata negli anni 70, anche se ha avuto un esercizio molto breve.Io penso che L’enel debba investire sul nucleare in italia non all’estero, una centrale di ultima generazione può essere costruita in 5 anni.Per quanto riguarda le competenze abbiamo fior fiore di competenze che lavorano in tutto il mondo, non credo sia cosi’ difficile fare una riqualificazione
8 Ottobre 2007 alle 12:41
Per Fabio:
tempo fa capitai a Montalto di Castro ove si trova la centrale, “riconvertita” a gas, chiamata Alessandro Volta. Un tecnico di mia conosceza, finito il turno mi mostrò il vecchio sito atomico.
Io credevo che la centrale a turbo-gas fosse costruita direttamente sull’impianto nucleare invece i resti di questo sono un po’ più in là dell’attuale centrale (si vede ancora la costruzione “a tamburo” ormai abbandonata)
Mi domando se il sito di Montalto possa essere ancora oggi riutilizzato per una nuova centrale nucleare…
8 Ottobre 2007 alle 12:43
P.S.: Caorso era un gioiello a quei tempi…Oggi non più. Ma resta cmq un impianto ancora da sfruttare visto che ha funzionato meno di 10 anni.
9 Ottobre 2007 alle 15:59
ciao Edoardo, sapevo di questa storia di montalto di castro anche se nn ho mai visto il sito “incriminato”, uno spreco di soldi incredibile.. Per quanto riguarda gli utilizzi dei siti, a meno di gravi modificazioni geologiche, o qualsiasi altra modifica i siti sono riutilizzabili, specialmente quello di montalto di castro xchè non ha mai influito sulla radioattività naturale ( non è mai entrata in esercizio). Per quanto riguarda Caorso ci sono delle contradizioni su un possibile riavvio o riutilizzo, qualche tempo fa ho parlato di una licenza dell’ APAT, di difficile rilascio in questo caso, ma seguendo i risvolti di enel che ha ha acquisito nell’aprile 2006 il 66% del pacchetto azionario della Slovenske Elektrarne, la compagnia elettrica slovacca,L’enel ha dato il via al completamento dell’impianto nucleare di Mochovce, con l’inserimento del 3° e 4° gruppo del complesso nucleare.
Sin qui tutto normale se non fosse per la tecnologia che sta utilizzando.
Sto parlando di reattori di tipo VVER-440/213, molto simili ai reattori Rbmk, anchessi di tecnologia sovietica, chiaramente non sono del tutto identici a 30 anni fa, sono stati rivisti, ma permangono comunque le carenze di base di tale reattore,che vanno da una non perfetta refrigerazione, parziale assenza di una struttura di contenimento.
Se puo’ entrare in esercizio questo impianto, Il reattore nucleare PWR di Caorso , che ha una tecnologia superiore e una sicurezza maggiore, dopo un attenta revisione di tutti gli apparati e l’adeguamento delle nuove norme puo’ sicuramente riprendere il suo esercizio per almeno 10 anni.
19 Ottobre 2007 alle 18:09
I reatttori VVER non hanno niente in comune con i reattori RBMK. Il reattore di caorso è un BWR e non PWR.
7 Novembre 2007 alle 09:20
Caorso è un reattore lvr BVR della General Electric, da circa 860- 900 Mw elettrici, è un buon impianto anche se ovviamente di II gen. non ci sono più la turbina il turboalternatore, e le blindosbarre di collegamento , la linea elettrica , possente per altro, è ancora presente. la parte nucleare non saprei , stanno portando via le sbarre di combustibile almeno così scrivono sul giornale locale Libertà .
distintamente
8 Novembre 2007 alle 19:14
Salve, io non sono un ingegnere ma credo di poter esprimere tranquillamente la mia opinione sul nucleare in Italia. Prima questione: solo perchè l’Enel investe su centrali di questo tipo in altri paesi non è detto che sia una politica giusta e importabile. Seconda: allo stato attuale non mi pare che le centrali nucleari di nuova generazione abbiano risolto il problema delle scorie. Ancora, se un fisico autorevole come Rubbia sostiene di investire in fonti rinnovabili e non sull’attuale nucleare (sebbene abbia interessi personali perchè ci lavora) un motivo ci sarà . Ultima questione: in Italia, come è noto, facciamo fatica a smaltire l’immondizia e le vecchie scorie nucleari. Figuriamoci le nuove..
Una domanda: quanto tempo è necessario per costruire una centrale ex novo?
Ringrazio tutti partecipanti per la serietà della discussione
8 Novembre 2007 alle 20:53
Per Stefano:
I tempi di costruzione di una centrale, dalla prima gettata di cemento al collegamento alla rete sono mediamente 4 anni (la Westinghouse assicura addirittura tre e mezzo grazie ai vari componenti dell’impianto prefabbricati e montati sul posto)
La solita zolfa delle scorie ingestibili: non è vero e riporto documentazione affinché tu possa farti un’idea un po più oggettiva.
www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/La%20sistemazione%20in%20sicur...
Inoltre quando si parla di scorie non dimentichiamoci che con il riprocessamento la quantità da stoccare si riduce molto. Inoltre, le scorie di III categoria (le più pericolose) sono solo il 2 - 3% del totale dei rifiuti del reattore: aggiungo che in un’area di 130 m2 puoi ricoverare scorie per 100 anni di attività nucleare (si afferma ciò anche nel libro di Piero Angela “La Sfida del Secolo ma in questo forum troverai un’approfondita documentazione al riguardo ). Anche se la vetrificazione da sola è capace di schermare le scorie per almeno 1000000 (vedi link) di anni, gli ADS (accelerator drive systems) i reattori “brucia scorie†ridurranno ancor di più il problema se non lo azzereranno ( le scorie potranno essere riutilizzate come combustibile). I francesi (Framatome/Areva) sono a buon punto nella ricerca tanto che ipotizzano un prototipo già fra cinque anni.
Rubbia è venti anni che spende buona parte delle risorse dell’ENEA per il famoso fotovoltaico termodinamico nell’impianto sperimentale di Priolo…Dopo vent’anni siamo ancora all’impianto sperimentale.
Nel 2005 i suoi collaboratori protestarono proprio perché i fondi e gli investimenti finivano tutti lì mentre altri settori (tra cui quello nucleare) erano in pratica abbandonati.
9 Novembre 2007 alle 00:48
x Stefano, vorrei aggiungere…
Rubbia è un grandissimo Fisico (ha preso il premio Nobel sulle particelle W e Z legate alle forze d’interazione debole) e nel suo campo non si discute. Però di ingegneria e di mezzi di produzione dell’energia non ci capisce un gran chè nè ha l’umiltà o la correttezza di parlare solo quello che conosce. Ti faccio un esempio: all’epoca del referendum prometteva in televisione, prima serata, l’energia atomica da fusione entro cinque anni e invitava quindi gli italiani a votare per la sopressione del nucleare da fissione. Come vedi, di anni ne sono passati venti e guardati intorno…quali fonti di energia stai usando? Naturalmente ha detto anche tante altre false cattiverie sul nucleare e quindi non è la persona migliore per farsi un’idea obiettiva su questa tecnologia.
Il ricorso all’energia nucleare, per l’Italia, non è uno sfizio perchè, a causa della vulnerabilità del nostro sistema economico, con l’aumentare del costo delle petrolio sarà molto dura cavarcela nei prossimi anni anche se ci mettessimo a fare da subito un massiccio ricorso all’energia atomica: tutto lascia pensare che se la rifiuteremo per ancora un po’ sarà un vero disastro (le rinnovabili, che vanno comunque utilizzate più che si può, possono dare solo briciole).
Per spiegare meglio questo ragionamento vorrei far presente che anche se oggi molti cittadini pensano di essere in grado di sostenere senza problemi un significativo aumento dei prezzi del combustibile (col conseguente carico di inflazione che ne deriva) perchè guadagnano tanto, sbagliano, perchè con l’aumento dei prezzi l’economia si deprime: un bar quanto incasserebbe se il caffè costasse 5 euro? Quanta gente si potrebbe permettere le vacanze? Quanti andrebbero ancora dal macellaio? Quanti potrebbero permettersi il telefonino? E allora chi oggi si sente al sicuro perchè ha un bar di successo oppure opera nel settore turistico, negli alimentari o nell’elettronica e fa l’ambientalista ricco, sta sbagliando i suoi conti perchè non è affatto detto che in un’economia depressa continuerà a esserlo come adesso.
9 Novembre 2007 alle 13:25
Cari Edoardo e Pietruccio. Purtroppo resto dell’opinione che la valutazione della bontà di una tecnologia dipenda anche dalle sue esternalità . Mi permetto una piccola provocazione scherzosa: se bruciamo le scorie, alla fine non ce le respiriamo lentamente in microparticelle?
Il problema dello stoccaggio dei rifiuti nel nostro Paese quindi non è una questione secondaria. Soprattutto se si considera la necessità di un vasto consenso per tali decisioni e la mancanza di politici responsabili e trasparenti. La mafia, prima azienda italiana, fattura 90 miliardi di euro..
Sulla gestione dell’ENEA, beh, se ricordate era stata commissariata dal Governo precedente e di quella gestione si ricorda solo “il valvola” che grazie al cielo se n’è andato (con le tasche piene..).
Domanda, qual è lo stato attuale del rinnovabile in Italia? Conoscete la risposta.. Ancora oggi una parte del “conto energia†della nostra bolletta finisce nelle tasche di chi non fa rinnovabile. (a causa della parolina “assimilabili†aggiunta nella legge). Comunque non voglio scadere nella retorica e me ne scuso.
Dunque, il mio dubbio, oltre che sullo stoccaggio delle scorie, è sul reale sfruttamento in Italia delle fonti rinnovabili. Per me non ha senso imbarcarsi in questo nucleare finché il nostro Paese non sarà diventato un esempio del rinnovabile (in Germania e Spagna ci ridono dietro..) Quando arriverà quel giorno (una bella illusione), ci metteremo tutti insieme davanti ad un tavolo con la calcolatrice e vedremo di quanta energia abbiamo ancora bisogno.
Mi pare, inoltre, che per tempi e costi le rinnovabili siano più fattibili anche se credo fortemente nella ricerca di un nucleare pulito. Del resto, qualche decennio fa il solare fotovoltaico non era considerata una tecnologia matura a causa dei costi e dell’efficienza dei pannelli. La ricerca, come sappiamo, ha fatto progressi indirizzandosi anche verso materiali organici, vista la scarsità del silicio. Di conseguenza, il progetto ITER ed altri simili non possono che farci progredire.
Ancora, possiamo pensare di risparmiare sul consumo di energia. Il recente obbligo di riduzione delle emissioni imposto alle case costruttrici di automobili da parte dell’Unione europea è un esempio di come una forte autorità possa costringere a cambiare modi di costruzione spingendo verso l’efficienza. Aggiungo che le industrie produttrici di lampadine hanno detto addio alle lampade ad incandescenza. Per alcuni queste azioni sono solo briciole, per altri meno.
Sono certo che, pur non condividendo del tutto o in parte il mio ragionamento, non mancherete di rispettarlo. Un caro saluto.
9 Novembre 2007 alle 19:22
x Stefano
…anche dalle sue esternalità . Mi permetto una piccola provocazione scherzosa: se bruciamo le scorie, alla fine non ce le respiriamo lentamente in microparticelle?…
Beh, se proprio vogliamo scherzare… anche se ti attacchi al tubo dei gas si scarico di un’automobile…
Le scorie radioattive per lo stoccaggio definitivo (decine di migliaia di anni in formazioni stabili) devono essere vetrificate. L’alternativa per ora è tenerle lì (secondo me la soluzione migliore) anche perchè fra qualche anno probabilmente, per buona parte, si troverà il modo di “bruciarle” (con sistemi nucleari intendo, che non hanno niente a che vedere con la combustione chimica) ricavandone pure energia sfruttabile.
Il pericolo rappresentato dalle scorie nucleari è bassissimo. E’ la percezione che ha la popolazione del rischio scorie che è totalmente sbagliata. Abbiamo discusso ampiamente su questo sito sia della reale pericolosità delle radiazioni (che è molto bassa e probabilmente nulla per basse dosi, tipo quelle che potrebbero derivare da un qualche malfunzionamento nello stoccaggio) sia dei molti interessi che in Italia possono aver spinto i media ad una campagna falsa e totale contro la miglior alternativa alle fonti fossili che, quelle sì, con l’uso sconsiderato che ne facciamo (anche i funi e i gas di scarico delle auto sono cancerogeni ma nessuno li tratta, li vetrifica o li interra, vengono buttati in aria, li respiriamo e li mangiamo), sono probabilmente responsabili di decine di migliaia di tumori all’anno solo in Italia: in base alla commissione europea si parla di 400′000 (sì, hai letto bene) decessi prematuri per inquinamento dell’aria http://ec.europa.eu/ environment/news/efe/20/ article_2434_it.htm (e ci sono molte altre fonti che confermano situazioni simili). E’ quindi assolutamente probabile che l’aver rinunciato al nucleare in Italia si sia risolto in un maggior inquinamento (leggi: maggior numero di casi di cancro). Questi sono i risultati della politica ambientalista nel nostro paese.
Anche sul discorso delle fonti rinnovabili ci sarebbe molto da dire, ma anche di questo, se avrai la pazienza di leggere i post dei mesi precedenti sull’argomento, potrai renderti conto che il problema è tutto solo di comunicazione, ed è tutto legato ai media. Pensare che l’Italia possa far fronte con le rinnovabili tipo il solare o l’eolico all’aumento dei prezzi del petrolio è solo fantasia. Notare che chi parla di questi argomenti di solito confonde l’energia totale consumata dall’Italia (circa 200 milioni di tonnellate di petrolio equivalente pari a 2′300′000 GWh) coi consumi di elettricità (circa 360′000 GWh che sono solo il 15 %) con l’energia spesa per produrre quell’energia elettrica (che è circa il doppio cioè il 30% del totale, ma poi ci sono le importazioni che confondono i calcoli) per cui il fatto che oggi le rinnovabili coprano, diciamo, il 16% dell’energia elettrica (che sembra tanto) significa che coprono solo il 2.5% del fabbisogno nazionale di energia e sono praticamente tutte rappresentate dall’idroelettrico e qualcosa di geotermico: il solare e l’eolico sono insignificanti oggi e lo saranno anche in futuro. Un’altro trucco che serve a confondere le idee a chi non è “del mestiere” è quello di confondere l’energia installata con quella realmente disponibile: ad esempio nel caso del fotovoltaico l’energia installata è quella che ricaveresti dal pannello se il sole battesse perpendicolarmente allo stesso e senza perdite ulteriori rispetto all’atmosfera fornendo i canonici 1000 W al metro quadro. Normalmente, invece, in Italia, il sole non è perpendicolare, ogni tanto è notte e ogni tanto ci sono le nuvole per cui quello che si ottiene da sole è una media di 140-190 W/mq e non sperare di migliorare qualcosa con un inseguitore solare perchè l’energia del motore che lo muove si mangerebbe tutti i vantaggi e molto più. Il pannello a sua volta ha rendimenti intorno al 6%, e poi hai le perdite per la trasformazione da corrente continua in alternata per poterti allacciare alla rete. In definitiva servirebbero migliaia di km quadrati di pannelli solari e questo solo per coprire il fabbisogno italiano di energia elettrica (cioè il 15% del totale) e con l’inconveniente di disporre di energia solo quando c’è il sole (e non quando serve), e con un sistema che richiede manutenzioni faraoniche e che sarebbe esposto a tutti i capricci del maltempo. Tanto per avere un’idea dell’enormità del numero, considerando una produzione annuale nel mondo di alcuni km quadrati di pannello fotovoltaico (la Germania in questi anni ha montato 6 kmq) ti servirebbero 1000 anni circa per produrli tutti e lavorando solo per l’Italia. Altro esempio, sempre guardando la Germania, la più “rinnovabile” delle nazioni, si vede come a fronte di una potenza eolica installata di 18 GW ha potuto rinunciare a una sola centrale da 1 GW proprio a causa dell’intermittenza della fonte che, al solito, c’è quando vuole lei e non quando serve. Potrei farti esempi simili sul risparmio energetico e ti renderesti facilmente conto, quando si va a lavorare coi numeri veri, di quanto anch’esso sia la solita bufala (questa volta però con un impatto non trascurabile se si lavora bene).
E questi sono solo piccoli esempi ma che già mi hanno costrietto a scrivere troppo: è qui che si rende evidente la difficoltà di dare la giusta dimensione delle cose dopo lo sfacelo di buon senso e di informazione scientifica che hanno fatto i media in questo povero paese.
In conclusione pensare di far andare l’Italia con le rinnovabili e col risparmio energetico equivale a voler metter su un’impresa di movimento terre con due biciclette (in fondo hanno le ruote come i camion, invece del cassone monto un cestino senza buchi così anche lui è capace di contenere la terra, invece delle ruspe scavo con un badile….).
10 Novembre 2007 alle 15:02
Caro Pietruccio, cercherò di essere sintetico, come sai, il tema e le implicazioni sono vaste.
Nel mondo anglosassone con l’espressione “Not in my backyard†si intende la propensione della popolazione ad essere teoricamente favorevole all’adozione di una misura ma praticamente contraria quando si tratta di averla come vicino di casa..Quindi, la domanda per te è “ vorresti vivere con i tuoi familiari vicino una centrale nucleare o un centro di stoccaggio?â€
Sempre a proposito di problemi pratici, chi si assume la responsabilità politica e giuridica per i rischi (bassi come dici tu) dovuti ad un qualche malfunzionamento nello stoccaggio o di una centrale? Ricordo che lo stato italiano non è neanche riuscito a condannare i progettisti della scuola a S. Giuliano crollata qualche anno fa..
A proposito del prezzo del petrolio voglio ricordare che l’OPEC non ha interesse a far salire troppo il prezzo del barile perché i paesi consumatori potrebbero (come stanno facendo) essere spinti alla ricerca su fonti alternative. Tanto è vero che quando il prezzo sale l’OPEC aumenta la produzione mentre quando scende troppo la riduce. Ricordo, inoltre, che il prezzo del barile è in dollari e noi compriamo in euro (oggi a 1,47) quindi, pur limitando le nostre esportazioni, di certo non ci sfavorisce.
Vogliamo parlare poi della mancanza di concorrenza nel campo energetico e dell’interesse (risaputo) a far coincidere il prezzo della benzina col diesel?
Ancora, mi sembra una forzatura dire che l’aver rinunciato al nucleare in Italia si sia risolto in un maggior inquinamento, visto che nel caso di superamento dei limiti per le polveri sottili si blocca il traffico. Inoltre, non mi sembra razionale e lungimirante la sottovalutazione dello stoccaggio di rifiuti che durano MIGLIAIA di anni!!! Mi sembra invece un po’ auto-distruttivo.
Non condivido affatto il tuo pensiero che il solare e l’eolico saranno insignificanti anche in futuro. Come sai nel marzo scorso i governi europei si sono impegnati a far salite la quota di rinnovabile al 20% entro 2020, l’Italia ha promesso di arrivare al 25%. Credo che pure in Germania e Spagna sappiano lavorare con i numeri veri senza ideologia, infatti la prima ha deciso di rinunciare al nucleare e la seconda sta costruendo a Siviglia una centrale solare da 300 MW (un po’ cara).. Non capisco, dunque, dove stia il problema nel ricoprire il nostro territorio desertico (es. Sicilia, Sardegna,) ed i tetti delle nostre case con materiale fotovoltaico (quelli ad infrarossi non dipendono dalle nuvole..organico).
Ripeto il suggerimento, diventiamo degli assi del rinnovabile, del riciclaggio, della logistica, dell’efficienza energetica, della liberalizzazione del mercato energetico, della trasparenza politica ed economica. Questi sono i veri problemi che ci separano dagli altri paesi europei. Io non sostengo ideologicamente di far andare l’Italia solo con rinnovabile e risparmio energetico ma dico che in base alle mie valutazioni, la soluzione sta da altre parti e non in questo nucleare. Voglio comunque ringraziare te ed il forum per l’opportunità di una seria discussione sul tema. Sono certo che tutti abbiamo potuto accrescere il nostro modo di pensare.
P.S: Per onestà intellettuale ti dico che vivo in Belgio, “paese nucleareâ€. Tuttavia, non mi sono fatto ancora informato sul loro modo di gestire lo stoccaggio, le centrali, le accise sul petrolio ecc.. presto ti farò sapere.
11 Novembre 2007 alle 14:13
x Stefano
Hai messo molta carne al fuoco. Non so se ce la faccio a rispondere a tutto.
Chiedi se vivrei con la mia famiglia vicino a un centro nucleare. La risposta è si! E molto volentieri. Perchè non ho paura delle radiazioni? Ma perchè le conosco. So anche che è impossibile informare correttamente la gente dopo le bugie che gli sono state raccontate: forse la cosa migliore sarebbe dotare le eventuali popolazioni interessate ad impianti nucleari di dosimetri multifunzione, come quelli in commercio anche a bassi costi (qualche centinaia di €), in modo che le “vedano” e possano rendersi conto della variabilità di un fenomeno aleatorio come questo. Se passi dal bagno al soggiorno di casa mia la dose (la radioattività ) raddoppia (e in modo opposto a quello che ci si potrebbe aspettare visto che normalmente il contributo maggiore è fornito dalle piastrelle e in bagno ce ne sono molte di più). Non solo ma nel giro, diciamo, di un quarto d’ora, ho potuto misurare variazioni di un fattore quattro nella radioattività di casa mia che, per un po’ di tempo, ha raggiunto e superato quella della zona proibita di Chernobyl, il tutto lì, nel mio salotto, un pomeriggio qualsiasi. Potrei farti molti altri esempi sui risultati che si ottengono quando poi le misure si vanno a fare per davvero. La stessa cosa succede a casa tua, dove lavori, dove mangi, dove dormi e tu stesso sei una sorgente radioattiva. La presenza di un sito nucleare non modifica, nella sostanza, la situazione dal punto di vista della radioattività : casomai, sul fondo radioattivo naturale, è più impattante una centrale a carbone i cui fumi e le cui ceneri sono anch’esse radioattive. Il problema è che ti hanno fatto credere che la radioattività fa male e che le sostanze emesse nella combustione chimica delle fonti fossili non fanno niente (almeno se si sta sotto ai limiti di legge) ma è vero l’esatto contrario: i numeri che ho citato nel post precedente sono quelli che ci sono adesso, coi limiti imposti dalla normativa attuale. Mi chiedo cosa direbbe la gente se la commissione europea dicesse che sul suo territorio il nucleare produce 400 mila morti premature all’anno? Invece queste cose si dicono a proposito dell’inquinamento chimico dell’aria e a tutti sembra normale (e questo non l’ho mai capito), mentre tutti hanno paura della radioattività che non fa niente: a piccole dosi l’impatto è talmente basso che, anche nella più conservativa delle ipotesi, il rischio per la popolazione non sarebbe neanche misurabile.
Il discorso sulle responsabilità , sulla gestione della sicurezza in generale e sulla sua applicazione nel campo nucleare in particolare è complesso e molto pesante. Sono intervenuto più volte sull’argomento ma non so quanti hanno avuto la pazienza di leggere le mie elucubrazioni perchè su quelle quasi nessuno è poi intervenuto. Ti dico solo che in campo nucleare, quando si fa sul serio (non so cosa sia successo in Italia dopo la moratoria e non credo che faccia testo) si lavora in Garanzia della Qualità che è un sistema burocratico pesantissimo (più pesante di quelli utilizzati in campo aeronautico e/o nella produzione di armi) che garantisce la responsabilità personale di ogni lavoratore che interviene a vario titolo nell’opera. Con questo sistema si conosce l’esecutore materiale di ogni progetto o lavorazione e anche di chi ha effettuato i controlli. Quindi come vedi la responsabilità …
La scuola di S. Giuliano è poi un’altro discorso ancora: lì, da un punto di vista tecnico, si attribuisce la causa a una carenza nella normativa sismica dell’ingegneria civile che infatti sta cambiando.
Sul petrolio per ora i guai derivano solo da speculazioni dettate da convenienza ma prima o poi, e fra non molto tempo (qualche decina di anni, ma passano presto) saranno dettate da una reale difficoltà nell’approvvigionamento. Sei veramente convinto che questa fragile economia mondiale (per non parlare di quella Italiana) sia in grado di reggere l’urto? Le borse vanno in fibrillazione se solo si scatena una tempesta nei mari del Nord!
Non ho capito cosa intendi coi problemi di stoccaggio. Anche sul fatto che le scorie durano decine o centinaia di migliaia anni abbiamo ampiamente discusso anche di recente su questo sito: quelle chimiche (tipo quelle prodotte nella costruzione dei pannelli fotovoltaici, sopratutto quelli cristallini a più alto rendimento) durano in eterno! Direi, quindi, che col nucleare stiamo molto meglio visto che si autodistruggono da sole. Nessuno poi fa caso al fatto che quando parliamo di decine di migliaia di anni stiamo parlando di periodi di tempo che abbracciano le ere glaciali: queste zone saranno ricoperte fra, diciamo, diecimila anni e per molte decine di migliaia di anni a seguire da 1000-2000 metri di ghiaccio! E qui sono tutti preoccupati! E sembra che il problema sia quello di evitare che in quel periodo l’uomo vada altri 500 metri sottoterra a estrarre il vetro radioattivo delle nostre scorie per mangiarselo (infatti finché resta lì, cioè se non viene ingerito, di problemi non ne genera). Ma stiamo impazzendo?
Per quanto riguarda le rinnovabili insisto: quelle da solare e/o eolico non possono dare un contributo significativo per superare la crisi energetica prossima ventura. Nell’articolino che ho scritto qui su Hubbert e l’effetto serra dicevo: “con dati relativi all’anno 2000, un terzo (34%) era fornito dal petrolio, un quarto (24%) dal carbone, un quinto (21%) dal gas naturale, un quindicesimo (7%) dal nucleare e solo il restante 14% era fornito dalle rinnovabili. In queste ultime la facevano da padrone le biomasse (in pratica la legna da ardere) e i rifiuti (11% in tutto: più del nucleare). Un po’ di contributo lo dava l’energia idroelettrica (2.3%) e la geotermica (0.44%) mentre quelle, tipo vento, sole e maree, su cui molti sperano di potersi affidare nei prossimi anni, si attestavano su valori del tipo 0.04%” (naturalmente in quella sede cito anche i siti da dove ho preso le informazioni). Come vedi quando si dice “rinnovabili” (che nel 2000 erano già al 14% e quindi si tratterebbe di aumentarle di una frazione relativamente piccola per raggiungere fra qualche anno il 20%) si intende sostanzialmente la legna da ardere, i rifiuti, gli avanzi dell’agricoltura, l’idroelettrico e il geotermico. L’informazione dominante al giorno d’oggi dà l’impressione che la produzione di energia con l’eolico e il solare sia significative ma quasto avviene perchè vengono confrontate col solo fabbisogno di energia elettrica (il 15% del totale) ma non sono in grado di incidere in modo sostanziale sul fabbisogno di energia totale. Tanto per fare un esempio, con due conticini è facile rendersi conto che se gli 11 milioni di case che ci sono in Italia si dotassero di pannelli fotovoltaici per un totale di circa 300 km quadrati coprirebbero solo il 10% del fabbisogno della sola energia elettrica in Italia (circa l’equivalente di 3 centrali atomiche) che corrisponde all’1.5% del fabbisogno energetico nazionale totale. Il tutto con spese astronomiche pari a 1/4 del debito pubblico italiano per coprire i costi di acquisto e installazione e una finanziaria all’anno solo per coprire gli incentivi statali che riceve chi rivende quel tipo di energia. E tutto solo per averne una briciola in più. Anche solo facendo considerazioni di massima ci si accorge facilmente che i numeri sono impietosi col solare e (un po’ meno ma la sostanza non cambia) con l’eolico.
Non so se hai avuto modo di seguire il dibattito del referendum sul nucleare vent’anni fa. Anche allora i media sbandieravano le energie alternative: andavano di moda soprattutto eolico e geotermico e qualcuno prometteva anche il nucleare “pulito da fusione”, che oltretutto pulito non è, e fattibile (per ora) nemmeno! Naturalmente chi era del mestiere sapeva benissimo che tutto ciò era assolutamente falso (solo una volta un’ingegnere della Fiat ha avuto il privilegio di poter dire in TV che l’eolico non poteva sostituire l’energia prodotta col nucleare: naturalmente è sommerso da migliaia di interventi falsi e di segno contrario di chi aveva invece libero accesso a tutti i mezzi d’informazione). Oggi tutti possono vedere chi aveva ragione ma di bugie a quanto pare ne hanno inventate di nuove e il pubblico conosce solo quelle. Tieni presente che quei 140-190 W/mq che citavo comprendono già la radiazione infrarossa, che i polimeri plastici non sono “migliori” (hanno pregi e difetti, per ora più difetti che pregi) e che c’è in ballo una ricerca sul fotovoltaico che dovrebbe aumentare il rendimento di un fattore 3 o 4 stando a quanto dichiarano loro ma fosse anche 5 volte migliore non cambierebbe i termini del problema: col sole e col vento non sostituisci il petrolio. Lo sostituisci solo col carbone o col nucleare: tutto quello che non riusciremo a pagare sarà “risparmio energetico”, con quali costi sociali (leggi miseria) te lo puoi facilmente immaginare: quando l’Italia andava con le “rinnovabili” (e si aravano i campi coi buoi) la vita media era 40 anni ma non c’erano 60 milioni di persone su questo territorio e i nostri bisnonni erano attrezzati da secoli a vivere così. E noi?
15 Novembre 2007 alle 21:25
il fatto è che le centrali sono spente x un referendum che è stato pilotato in modo vergognoso, xke è normale che la popolazione dica di no al nucleare dopo solo un anno dal più grande incidente nucleare della storia e addizionata a questa una pessima pubblicità …..gli incidenti nucleari sono stai causati SEMPRE fino ad oggi da esperimenti maldestri, ad esempio proprio quello di chernobyl. possono causarsi piccole anomalie durante il regolare lavoro, ma senza nessuna dispersione di radioattività …..l’ energia nucleare ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi….(come x tutte le cose)…..quella delle centrali nucleari x l’ energia e un lato positivo, quella delle bombe no……cmq se qualcno ha da rispondermi può farlo all’ indirizzo darioscapin(chiocciola)hotmail.it saluti