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Francia - 100 operai contaminati presso l’ impianto di Tricastin

24 Luglio 2008 di Amministratore

Il 23 luglio presso l’ impianto nucleare di Tricastin (in Francia) si è verificato un nuovo incidente: 100 operai sono risultati “leggermente” contaminati da elementi radioattivi.

In dettaglio: sono stati sottoposti ad esami sia 97 dipendenti della società EDF e di imprese appaltanti sia 32 operai che erano nell’ impianto.
Dai risultati delle analisi è stato riscontrato che su 129 persone 100 erano state “leggermente contaminate” da elementi radioattivi con valori quaranta volte inferiori al limite regolamentare annuale.
Nella maggioranza dei casi la contaminazione è stata data da cobalto 58.

Il tutto sarebbe avvenuto presso il reattore numero 4 (fermo per manutenzione) ed a causa dell’ apertura di una condotta (durante alcune operazioni di manutenzione) che avrebbe fatto disperdere la polvere radioattiva che ha poi causato la contaminazione.

Tutti i lavoratoi contaminati sono tati mandati regolarmente poi a casa, dopo le analisi. Sia la direzione dell’ impianto sia le autorità hanno affermato che non ci sono pericoli né per la salute delle persone né per l ‘ambiente.

L’ incidente è stato classificato al livello 0 della scala INES.



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  • 8 Commenti a “ Francia - 100 operai contaminati presso l’ impianto di Tricastin”

    1. andrea m scrive:

      Caspita!
      Quelli di Tricastin dovrebbero fare tutti un pellegrinaggio a Lourdes (che è li vicino) per farsi levare il malocchio… tre articoli sull’Archivio Nucleare in una settimana! poveri diavoli!

    2. angeo scrive:

      NUCLEARE/ Guasti in Francia, molto rumore per nulla. A chi giova?
      Marco Ricotti

      25/07/2008

      “Ma cosa succede in Francia?” ci si potrebbe lecitamente chiedere di questi tempi, viste le cronache recenti, che hanno letteralmente sbattuto in prima pagina quattro eventi in sequenza, accaduti negli impianti nucleari d’Oltralpe.

      Uso volutamente e correttamente il termine “eventi”, e non “incidenti” nell’accezione comune del termine, perché esattamente di questo si tratta. Nel nucleare, infatti, esiste una scala internazionale degli eventi, chiamata INES ovvero International Nuclear Event Scale, definita dall’agenzia internazionale di Vienna dell’IAEA (International Atomic Energy Agency) e dalla NEA (Nuclear Energy Agency), organismo dell’OECD.

      Lo scopo dell’INES è di rendere percepibile al pubblico, in maniera corretta, la gravità degli eventi che coinvolgono le radiazioni e che possono accadere negli impianti nucleari (siano essi centrali elettronucleari o altri impianti quali quelli per la produzione di combustibile), senza dover fare riferimento a dati tecnici che sarebbero poco comprensibili.

      È quindi una scala del tutto analoga ad altre, quale ad esempio la scala Richter per i terremoti. Gli eventi, quindi, sono valutati principalmente sulla base dei loro effetti o di parametri misurabili, e non delle loro cause. Nella scala Richter, ad esempio, vengono identificate 10 classi di “magnitudo” (da 0 a 9), ossia di “energia equivalente rilasciata” dal terremoto. E tutti percepiamo che se un sisma in Giappone è stato classificato di magnitudo 5 o superiore, c’è da attendersi che questo corrisponda ad un serio danneggiamento delle strutture e alla possibilità di avere morti e molti feriti.

      La scala INES per il nucleare è divisa in due parti comprendenti in tutto sette livelli. La parte superiore riguarda gli “incidenti” (accident) ossia tutti gli eventi che producono danni significativi di natura radiologica alle persone, all’ambiente o alle cose. È suddivisa in 4 livelli che vanno dal grado 7, ovvero eventi disastrosi tipo Chernobyl, fino al grado 4 per il quale le conseguenze sugli individui della popolazione sono valutabili in dosi di radiazioni comparabili con quelle di una radiografia all’addome.

      La parte inferiore riguarda invece i “guasti” (incident), ossia gli eventi che producono danni di poco conto alle persone, all’ambiente o alle cose. È suddivisa in tre livelli che vanno dal 3 grado, quegli eventi per i quali le dosi di radiazioni agli individui valgono meno di una radiografia, fino al 1 grado, livello che chiude la scala e nel quale vengono classificate le anomalie rispetto al normale regime di funzionamento di un impianto, con conseguenze radiologiche praticamente nulle per la popolazione e l’ambiente. Vi è poi un livello zero, o più correttamente “al di sotto della scala”, che comprende tutti gli eventi che non hanno alcuna importanza ai fini della sicurezza nucleare.

      Dei quattro eventi francesi occorsi in luglio, due sono classificati come eventi di livello 0 e due di livello 1.

      Attenzione quindi a valutare correttamente le notizie, visto che non c’è niente di più falso di una mezza verità. Tanto per essere chiari. Sul sito di Repubblica (ma non è il solo), il 14 giugno scorso si poteva leggere: “Terremoto nel nord del Giappone. Morti, perdita in centrale nucleare”. A fronte di un sisma di livello 7 della scala Richter, che ha fatto almeno 6 morti, qualche centinaio di feriti e ha mezzo distrutto qualche migliaio di case (e non altrettante industrie ma solo perché la zona era rurale), nel titolo si associa la fuoriuscita di 14 litri di acqua debolmente radioattiva da una piscina di una centrale nucleare, acqua riversata sul pavimento all’interno della centrale stessa e poi raccolta. Come dire: “Incidente stradale a Pisa. Muore una famiglia, sull’altra vettura malfunzionamento di una luce di posizione”. Sconfortante.

      Di “terremoti” di livello fino a 2 nella scala Richter, ne accadono alcune migliaia al giorno. Ma non per questo si riempiono i quotidiani. Se invece nel nucleare accade un “evento a livello 0” ovvero una semplice deviazione, si aprono le prime pagine dei giornali. Potenza del nucleare?…

      Ci si potrebbe fermare qui, ma mi permetto di aggiungere una nota di colore.

      Di solito quando accadono catastrofi, spesso compaiono gli sciacalli. A volte, sono pure con giacca e cravatta, e magari mostrano persino i gradi sulla spalla. È il caso del paginone generosamente dedicato dall’immancabile Repubblica (ma nello sport del tiro all’atomo non è sola) all’ottimo Jeremy Rifkin, guru economico-ambientalista e profeta dell’idrogeno, secondo il quale “Impianti vecchi, scorie, terrorismo: i francesi sono seduti su una bomba”. Certo. Una bomba di soldi, con il prezzo di gas e petrolio che ci troviamo.

    3. Edoardo scrive:

      Parole sante, Angeo.
      La solita enfatizzazione.

    4. PIMBY scrive:

      Per Pietruccio, Egisto, Edoardo, ecc
      (mi scuso con tutti quelli che non cito…!)

      Da quanto detto su questo sito, finora, sulla attività specifica dell’uranio naturale, abbiamo visto che questa è di circa 26 kBq/g (a me risultano per la precisione 25, 59 kBq/g in corrispondenza di abbondanze isotopiche di 99,2795% per l’U-238, 0,715% per l’U-235 e 0,0055% per l’U-234), di cui pressappoco la metà è dovuta ad U-238 e ad U-234, mentre il contributo dell’U-235 al totale è meno di un ventesimo rispetto a ciascuno degli altri due.

      Vengo ora a sapere che, per valutazioni di radioprotezione su impianti di fabbricazione del combustibile di UO2, si tiene conto (per arricchimenti del 3,00%) di un valore pari a 78,44 kBq/g.
      Questa variazione così marcata dell’attività specifica starebbe a significare, secondo me, che varia di molto il contributo dell’U-234, vale a dire la sua abbondanza isotopica nell’uranio arricchito. Infatti, tenendo viceversa costante l’abbondanza isotopica dell’U-234 ed abbassando l’U-238 appena sotto il 97,00%, l’attività specifica totale aumenta solo a poco più di 27 kBq/g.
      Per cui invece potremmo avere, nel caso specifico, l’U-235 al 3,00% (ovviamente), l’U-238 al 96,9722% e l’U-234 al 0,0278%.
      Ora, a parte l’alto numero di decimali che ho riportato, decimali che però fanno variare considerevolmente il risultato quando vanno a toccare specialmente l’abbondanza isotopica dell’U-234, il fatto importante è che, quando si arricchisce in U-235, sembra prodursi un arricchimento anche in U-234…
      Come è possibile? Ne sapete qualcosa? Cioè, qualcuno di voi è a conoscenza di come varia l’abbondanza dell’U-234 nel processo di arricchimento, tanto da triplicare la radioattività finale dell’uranio arricchito? Oppure ho sbagliato qualche ragionamento?

      Capisco che si tratterebbe di una questione di lana caprina, e poi con questo caldo…
      ..però, se qualcuno è in grado di togliermi questa curiosità…

      Ho scritto questo intervento qui perchè, in tema di contaminazione…

      Ciao a tutti

      Please In My Back Yard

    5. Pietruccio scrive:

      x Pimby

      Interessante. Non ci avevo mai pensato, nè l’avevo mai visto, ma mi sembra logico, visto che l’arriccimento si fa (comunemente) per centrifugazione (altri sistemi sono poco efficienti, ma anche la centrifugazione presenta le sue difficoltà). Il processo avviene(naturalmente attraverso un’infinità di passaggi successivi) scartando l’isotopo più pesante (U238) su cui agisce una maggiore forza centrifuga, e raccogliendo quello più leggero (U235). Quindi mi aspetto che quello ancora più leggero (U234) segua il destino dell’U235, in percentuali ancora più elevate, vista la massa.

    6. Edoardo scrive:

      Grazie Pimby.
      Informazioni interessantissime.

    7. Egisto scrive:

      Ecco le informazioni ufficiali su questo “incidente” dove in realtà non è successo assolutamente niente:

      asn.fr/sections/accueil/actualites/evacuations-du-batiment-r...

    8. presariog scrive:

      ma ad oggi, 13/12/2009 dei 100 dipendenti quanti sono ammalati?

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