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Conferenza Stato-Regioni per il deposito nazionale di rifiuti radioattivi ed esiti dell’ incontro delle Regioni

18 Settembre 2008 di Amministratore

Oggi 18 settembre si svolge una Conferenza Stato-Regioni in cui si discuterà sul sito per il deposito nazionale di rifiuti radioattivi.

Come avevamo segnalato qualche giorno fa, il 16 settembre c’è stato proprio a Roma un incontro delle Regioni per affrontare tale problema del deposito nazionale di rifiuti radioattivi.
L’ incontro delle regioni è stato organizzato presso la sede romana della Regione Calabria ed erano presenti tutte le regioni, tranne il Veneto.

Ed un articolo di Giuseppe Armenise su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di ieri 17 settembre riporta che in tale incontro le Regioni hanno concordato nell’ affermare che:
- il sito va individuato attraverso un processo decisionale concertativo con le Regioni e non mediante una decisione imperativa che cali dall’ alto
- il sito che si deve individuare non deve essere utilizzabile anche come deposito di rifiuti radioattivi prodotti da nuove (future ed eventuali) centrali nucleari italiane, ma va considerato solo per il conferimento dell’ attuale quantità di rifiuti radioattivi prodotti dalla vecchia stagione nucleare italiana con in aggiunta esclusivamente i futuri rifiuti radioattivi di tipo sanitario



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  • 33 Commenti a “ Conferenza Stato-Regioni per il deposito nazionale di rifiuti radioattivi ed esiti dell’ incontro delle Regioni”

    1. Edoardo scrive:

      il sito che si deve individuare non deve essere utilizzabile anche come deposito di rifiuti radioattivi prodotti da nuove (future ed eventuali) centrali nucleari italiane, ma va considerato solo per il conferimento dell’ attuale quantità di rifiuti radioattivi prodotti dalla vecchia stagione nucleare italiana con in aggiunta esclusivamente i futuri rifiuti radioattivi di tipo sanitario

      Questa è una puttanata grossa come una casa!…Vorrà dire che se riparte il nucleare in Italia si dovrà ricominciare tutto l’iter per trovare un altro sito! Queste sono lungaggini sciocche e dannose per il paese. Vi pare una cosa fatta bene?…A me no!

    2. Edoardo scrive:

      Al di là della sfuriata di poco fa, a tale proposito, gradirei conoscere il parere di qualche tecnico o persona informata dei fatti non i soliti antinucleari disinformati e faziosi.

      Grazie

    3. Bellaz89 scrive:

      X Edoardo
      Condivido, inoltre è impensabile che non si produca più rifiuti radioattivi anche da parte di strutture mediche e industriali. In Italia da un po di tempo a questa parte si è persa la cultura della programmazione e dell’ investimento a lungo termine.

    4. Pietruccio scrive:

      Leggendo, ho avuto la stessa reazione di Edoardo.

      Ma come si fa ad andare avanti con degli amministratori pubblici di questo genere! Povera Italia!!!!!!!!!!

    5. Pietruccio scrive:

      Tanto per chiarire, e mostrare che in Italia non esiste il senso del ridicolo, ho avuto la stessa reazione anche nel vedere un servizio di oggi alla televisione che spiegava che per combattere il caro-petrolio bisognava buttarsi sul metano (come se nessuno sapesse che prezzi e tendenza all’esaurimento sono praticamente le stesse del petrolio) e che bisognava sbrigarsi a fare i rigassificatori (in Italia ne basterebbero 4 per garantire una certa indipendenza all’approvvigionamento di gas ma ne stanno costuendo una dozzina con condizioni stra-vantaggiose per chi le fa: profitti per gli investitori e perdite a carico dello stato).

      Un altro atteggiamento che mi lascia indignato e che mostra come questi signori “non hanno vergogna” è la difesa che viene fatta a quelle poche migliaia di posti di lavoro di Alitalia: non so come stanno le cose in dettaglio ma immagino che siano dei privilegiati, perchè hanno sfruttato la debolezza dei governi italiani. Non mi addentro certo nel merito della questione Alitalia ma quello che mi fa incazzare è vedere che per quelle poche persone si fa il finimondo mentre quando è stata decisa la moratoria sul nucleare, con la perdita probabilmente di centinaia di migliaia di posti di lavoro (perchè si è deciso di orientare fiumi di soldi verso l’acquisto di combustibili esteri, come gas e petrolio, invece che investirli in un sistema come quello nucleare, in cui il costo del combustibile è irrilevante mentre il grosso dei soldi viene speso nel nostro paese, oltre a bloccare le commesse delle ditte italiane impegnate in lavori all’estero, anche qui con danni di miliardi di euro) nessuno ha mosso un dito, non se ne è nemmeno parlato della questione “lavoratori”, compresi i partiti che a discorsi li difendono ma che, evidentemente, quando sentono odore di petrodollari (o gas-dollari)…

    6. Renzo Riva scrive:

      Italiozia è in piena oclocrazia.

      L’oclocrazia (dal greco όχλος = moltitudine, massa e κρατία = potere) è una forma di governo in cui le decisioni sono prese dalle masse.

      Il termine, che ha un’accezione negativa, compare per la prima volta nelle Historiae (6.4.6) di Polibio, che la considera una forma di degenerazione della democrazia, in quanto inevitabile conseguenza dei comportamenti demagogici legati all’acquisizione del consenso.

      Nella visione di Polibio, il disordine politico che consegue all’instaurazione di un sistema oclocratico ha come unico sbocco il ritorno alla monarchia.

      Oppure l’instaurazione di una dittatura.

    7. daniele scrive:

      Risponde un antinuclerista non fazioso.

      Prima preò precisiamo di cosa si sta parlando.
      Le regioni parlano del Deposito Nazionale per le scorie radioattive ospedaliere e per quelle ereditate dalla stagione nucleare.
      Su questo si è discusso fino a ora in un ottica di smantellamento delle istallazioni nucleari e in quest’ottica è stato organizzato il Gruppo di lavoro nel febbraio 2008.
      Non si sta cercando “anche” il deposito per custodire le scorie realizzate dal riavvio della stagione nucleare.
      Purtroppo la politica berlusconiana di interpretare le regole a proprio favore impera.

      Edoardo ha ragione in una cosa: se si chiede ad un italiano se è contrario o no al nucleare le due ragioni si avvicinano; ma se si chiede ad un italiano se vuole un deposito nucleare nella sua provincia sia il nuclearista che l’anti dicono di no. Ed é questo quello che viene fuori dalle precisazioni di tutte (sottolineiamo come siano tutte daccordo) le regioni.

      Bellaz89 leggi bene cosa dicono le regioni!

      Petruccio non è che si può confrontare ogni attività con quella nucleare. La costruzione delle centrali era un opera pubblica che sicuramente avrà visto l’utilizzo di più manodopera di quella necessaria. Mi piacerebbe sapere al momento della chiusura di Montalto quanti operai erano a lavorare nel cantiere. Perché se quella centrale era ormai stata costruita all’80% non dovevano esserci gli stessi operai che ci saranno stati all’inizio della costruzione. Non parliamo per slogan!
      Comunque ho conosciuto un ingegnere che si occupava del combustibile e penso gli girerò la domanda. Perché si parla sempre di migliaia di posti di lavoro persi e allora sarebbe interessante sapere che ricaduta occupazionale a avuto quella breve stagione.

      Renzo parla di olocrazia. Avrei preferito non conoscere questa parola perché è quella la via che stiamo percorrendo purtroppo.

    8. Bellaz89 scrive:

      X daniele

      “Bellaz89 leggi bene cosa dicono le regioni!”

      Suvvia, non facciamo i criptici! se hai dei documenti (o anche news in questo caso) postale, posso ( e lo farò) cercare con google, ma se ti riferisci a qualcosa in particolare sarebbe “carino” se tu dicessi dove devo leggere

    9. Bellaz89 scrive:

      X daniele
      Anche se era per pietruccio ….

      Edf conta da sola 156.524 dipendenti come gruppo mentre enel è circa alla metà. vero è che EDF gestisce anche centrali convenzionali, ma la maggior parte proviene dal nucleare (74%) ed è una delle più grandi compagnie sviluppatrici di tecnologie nucleari.

    10. daniele scrive:

      E chi vuole essere criptico!

      Le regioni scrivono

      il sito che si deve individuare non deve essere utilizzabile anche come deposito di rifiuti radioattivi prodotti da nuove (future ed eventuali) centrali nucleari italiane, ma va considerato solo per il conferimento dell’ attuale quantità di rifiuti radioattivi prodotti dalla vecchia stagione nucleare italiana con in aggiunta esclusivamente i futuri rifiuti radioattivi di tipo sanitario

      e tu scrivi

      Condivido, inoltre è impensabile che non si produca più rifiuti radioattivi anche da parte di strutture mediche e industriali.

      Il mio riferimento era allo stralcio del comunicato delle regioni che forse non avevi letto bene.

      Tutto qui.
      Ciao

    11. egisto scrive:

      Caro Daniele,

      nella fase di costruzione di un reattore occorrono 1400-1800 persone (con un picco di 2400), nella normale fase di operazione dalle 400 alle 700. i dati sono riferiti agli USA, ma immagino per l’Italia non siano molto diversi.

    12. Bellaz89 scrive:

      x Daniele

      ok, scusa, mi era scappato quel “futuro”, e dal tuo messaggio sembrava che tu ti riferissi a qualche documento esterno.

    13. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Vorrei tranquillizzare gli antinuclearisti: finche’ si agisce in questo modo di ripartenza del nucleare non se ne parla nemmeno. Quanto al deposito delle scorie derivanti da attivita’ sanitarie e dal nucleare pregresso, era necessario e si cercava da anni, questo credo non lo neghera’ nessuno.
      Gli annunci poi che riguardano la ‘prima pietra’ entro cinque anni mi suonano tanto della solita ‘italianata’ (lo ribadisco: purtroppo, e con conseguenze che toccheremo con mano abbastanza presto, PURTROPPO!)…

    14. Pietruccio scrive:

      x Daniele

      Col mio intervento volevo solo mettere in evidenza il fatto che quando ci sono certi interessi di mezzo non c’è più né destra, né sinistra, né lavoratori, né ambiente: per il resto concordo con te sul fatto che il confronto Alitalia-Nucleare non sia molto appropriato.

      Riguardo ai “posti di lavoro”, invece, mi riferivo alla scelta di sviluppare o meno “per intero” la tecnologia nucleare: quindi i posti di lavoro persi sono molti di più di quelli di una singola società tipo l’Enel o l’Edf (che non sono certo pochi) perchè c’è tutto l’indotto che normalmente rappresenta di gran lunga la quota maggiore. Si tenga presente che l’indotto non è solo fatto di prodotti materiali, ma anche di scuola, ricerca, pubblicità, informazione, servizi, ecc…

      L’Italia ha scelto (e leggendo i giornali e guardando la TV si vede che ci sono ancora fortissime spinte ad andare in quella direzione) tecnologie che comportano l’acquisto di combustibili all’estero: quei soldi non restano qui ma vanno nelle casse di qualche società o gruppo finanziario. Non credo che ritornino nel nostro paese, nemmeno indirettamente attraverso commesse su altri generi, se non in misura irrilevante.

      Il calcolo da fare, quindi, non è sul numero di persone che lavorava fisicamente su Montalto o su qualche altra centrale costruita (anche se sono dati comunque interessanti) ma su tutto il complesso di attività legate a quella tecnologia. Premesso che ha poco senso fare una, due e probabilmente anche quattro centrali se non quello di mantenere un costosissimo presidio, se l’Italia avesse fatto, a suo tempo, una scelta nucleare seria

      - le centrali avrebbero dovuto essere molte di più di quelle realmente costruite e

      - una buona parte dei soldi spesi per la costruzione delle centrali sarebbe rimasta nel nostro paese andando ad alimentare la nostra industria, servizi e indotto compreso, il che rappresenta un grosso giro d’affari, pari al valore dell’energia prodotta e, a parte il costo marginale degli impianti a gas, pari al valore di quel fiume di soldi che spendiamo per acquistare petrolio e metano (in condizioni di totale dipendenza).

      Tanto per avere un termine di paragone a me risulta che il ministero della pubblica istruzione costi sui 30 miliardi di euro (o giù di lì: non ho dati aggiornati) all’anno e dia lavoro a 700.000 persone circa. Un piano energetico serio avrebbe previsto, per una nazione come la nostra senza risorse proprie e, quindi, più simile alla Francia che non alla Germania, almeno un 50-60% di energia elettrica da nucleare, cioè, a spanne, 180 TWh e un giro d’affari di almeno una ventina di miliardi di euro l’anno. Ho sotto mano dei dati di fine 2006 in cui la “bolletta” italiana ammontava complessivamente a 48 miliardi di € par il petrolio e 17 miliardi di € per il metano… ma il presidente dell’unione petrolifera DeVita si dichiarava “fiducioso” perchè nell’anno successivo ci si aspettava un ridimensionamento del prezzo del petrolio… Qualcuno ha i dati aggiornati? Penso che sarebbe divertente vedere quello che è successo per davvero e come siamo messi nel 2008…

      Complessivamente mi sembra che il quadro non si presti a facili ottimismi e anzi, direi che relativamente al nostro paese, sia più che appropriata la citazione di Renzo Riva sulla oclocrazia e anche sul suo probabile sbocco (Chissà? Forse qualcuno spera nello shock energetico proprio per accelerare i tempi…)

    15. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      Pietruccio

      ho corretto i tuoi errori e cancellato il tuo secondo intervento.

      Saluti.

    16. Bellaz89 scrive:

      X Pietruccio
      “i posti di lavoro persi sono molti di più di quelli di una singola società tipo l’Enel o l’Edf”

      Certo, il mio voleva essere solo un esempio, non voleva abbracciare la totalità degli impiegati nel settore nucleare ;) .Vi sono moltissime altre persone ltre a quelle di EDF in piccole e grandi aziende, sia pubbliche che private e nelle università che in Francia ( come negli altri paesi dove c’è questa risorsa energetica) lavorano per la costruzione\manutenzione\sviluppo del sistema nucleare.

    17. Pietruccio scrive:

      x Bellaz89

      Sono d’accordo. Volevo solo rimarcare, a chi fosse sfuggito, che il grosso dei “posti di lavoro” si trova nell’indotto, nell’immenso giro di soldi che un industria di quel genere avrebbe creato all’interno della nostra nazione. Si sarebbe, oltretutto, trattato, in buona parte, di lavoro qualificato, che non è da buttar via. Solo che se i “posti di lavoro” derivano dal nucleare, ai media, alla sinistra e ai sindacati, non interessano più. Chissà perchè? Ribadisco che se, come è successo, quei soldi vanno all’estero per acquistare gas e petrolio, quelli sono proprio posti di lavoro persi, non è che passano da un settore all’altro, sono proprio persi! E a nessuno glie ne frega niente!

      In altri casi, invece, tipo Alitalia, sembra che caschi il mondo. Eppure la gente continuerà a viaggiare in aereo, per cui si tratta solo di lasciare che il mercato finisca per potenziare alcune aziende, più attente alle esigenze dell’utente, a scapito di altre, che hanno magari privilegiato degli interessi corporativi. In definitiva si perdono posti in alcune aziende e se ne creano in altre. Non si tratta, allora, “posti di lavoro” veramente persi del tutto, la situazione assomiglia più a uno “spostamento” di risorse da un punto a un altro. Per i nostri media, però, questo sì che è un dramma!

    18. Edoardo scrive:

      Cari amici,

      tempo fa lessi un articolo (sia su Il Giornale che su La Stampaanche se meno “enfatizzato”) dove a Caorso simpaticamente soprannominato Arturo (il reattore) e Zoe (la turbina), quasi si rimpiangevano i tempi della centrale…All’epoca c’erano 7 bar/ristorante e lavoravano un sacco per il personale dell’impianto. Oggi ne è rimasto uno e, a dire il vero, non gli va neanche tanto bene. Pietruccio ha prefettamente ragione quando di parla di indotto.

      All’epoca della chiusura del cantiere di Momtalto erano presenti circa 800 operai più una cinquantina fra tecnici ed ingegneri (fonti Enel)

      Con la chiusura del nucleare in Italia (fonti Ansaldo) si persero in un colpo solo almeno 5000/6000 posti di lavoro.

      Ribadisco che se il deposito di deve fare si deve tener conto anche dell’eventuale riavvio del nucleare nella penisola.
      Io, personalemente, se mi chiedessero “Mettiamo il deposito, hi tech con tutte le precauzioni, a 2 Km da casa tua? Ti va bene?” Io rispondo: ” Nessun problema! I veri pericoli sono altri”…Avrei più paura ad avere le finestre di casa che danno sui vecchi stabilimenti Breda lasciati lì, ancora pieni zeppi di amianto.

      Grazie per l’attenzione.

    19. daniele scrive:

      Il mio riferimento ai posti di lavoro era proprio per la costruenda centrale di Montalto di Castro che è stata il simbolo, almeno da quello che ho letto, della contrapposizione tra chi voleva il nucleare e chi no.

      Parlando con chi non voleva il nucleare alla mia domanda sulla perdita di posti di lavoro mi era stato risposto che a Montalto di Castro, per finire un opera che era stata costruita all’80%, c’era un numero di persone spropositato.

      Inoltre, mi è stato detto, quei lavoratori hanno ottenuto una contropartita (non so se cassaintegrazione, mobilità o altro) che non è stata più ripetuta per nessuno.

      Quello che mi volevano dire era che si erano persi posti di lavoro certamente ma che con la centrale quasi finita c’erano comunque più persone del dovuto.

      Ripeto: parole dette da uno contrario al nucleare che a partecipato alle proteste presso quella centrale.

      Certo che se c’é un industria c’é occupazione diretta ed indiretta. Però per come si era sviluppato il nucleare in Italia non penso che si potesse parlare di industria vera e propria. Forse con il PEN e la volontà di costruire una centrale a regione si sarebbe creata un industria ed un occupazione. Dire che la chiusura del nucleare nel 1987 abbia fatto perdere migliaia di posti di lavoro mi sembra eccessivo.

      E’ innegabile il fatto che quel periodo era una sperimentazione e che non ci fosse un progetto comune dietro. 4 centrali di 4 filiere diverse e 2 centri “pilota” (chiariamo che pilota vuol dire che si sperimentava non si produceva) ne è la dimostrazione.

      Sicuramente, ripeto e concludo, se fosse passato il PEN del governo Goria si poteva parlare di industria e di migliaia di posti di lavoro. Quando nel 1990 il governo Goria cadde proprio sulla fiducia chiesta alla maggioranza (il famoso pentapartito) sul PEN nucleare, non si può dire che si chiuse un industria e che si perserò migliaia di posti di lavoro.

    20. Pietruccio scrive:

      X Daniele

      Perchè mai avrebbero dovuto esserci più lavoratori del necessario a Montalto? Mi pare una panzana come il fatto che la posizione della centrale sia stata decisa da un rabdomante (come mi ha detto qualcuno qualche mese fa) e non dai progettisti: mi sembrano solo assurde cattiverie di nessuna importanza.

      Parliamo allora di cose serie.

      A me risulta che il PEN, in quegli anni, prevedesse 16 centrali nucleari. Però non esistono scelte che ipotecano il futuro: quello che si è fatto lo si può disfare e una strada si può imboccare e poi ci si può ripensare. Ciò che avrebbe fatto la differenza, cioè, non sarebbe stato tanto il fare o meno 4 oppure 8 o 16 centrali, ma fare la scelta di rendere l’Italia un paese nucleare oppure no. La tecnologia nucleare, infatti, (usata per produrre pacificamente energia, non necessariamente solo elettrica) è radicalmente diversa da quella dello sfruttamento delle fonti fossili. Lì, a differenza di quello che succede col nucleare, il grosso dei costi va a finire nel combustibile. E’ in questo, e cioè nel fatto che l’energia che acquistiamo la paghiamo all’estero (ordine di grandezza il centinaio di miliardi di euro all’anno), che l’Italia ha perso non migliaia ma centinaia di migliaia di posti di lavoro, posti qualificati, risorse per l’istruzione, per la ricerca e per diversi settori avanzati dell’industria. Col nucleare, infatti, il combustibile incide poco e in un certo senso, contano poco anche i materiali, le macchine e i componenti. Quello che si trasforma in energia è soprattutto un gigantesco lavoro di alto livello tecnico frutto di impegno, serietà, competenza e organizzazione.

      Credo che l’atteggiamento antinucleare abbia trovato terreno tanto fertile in Italia propria a causa del basso livello di scolarità e di cultura scientifica che purtroppo rappresenta da tanto tempo un serio handicap per il nostro paese.

    21. Pietruccio scrive:

      Relativamente a Montalto mi pare di ricordare che mentre si discuteva se andare avanti, fermare o cosa fare sia stata garantita comunque una copertura economica alle ditte coinvolte e ai loro lavoratori: forse è a questo che si riferiva il tuo amico, cioè al fatto che per, mi pare, un po’ più di un anno sono stati mantenuti dei lavoratori (qualche migliaio) che, ovviamente, non potevano più lavorare a un progetto bocciato dal polo sovrano, il quale si è accollato pure le spese della trasformazione di Montalto a policombustibile. Mi pare utile anche ricordare che la componente a petrolio non ha praticamente mai funzionato visto gli altissimi costi dell’olio combustibile. Sul piano economico Montalto, con i suoi ripensamenti e le sue guerre fra gruppi d’interesse, è stato un vero disastro per le tasche degli italiani, ma niente in confronto a quello che sta per succedere, mano mano che salgono i prezzi del petrolio e i mercati si fanno instabili…

    22. Renzo Riva scrive:

      I parametri di Kyoto costeranno alle casse dello Stato 5,3 mld euro all’anno da qui al 2010, 15 mld euro l’anno per il decennio 2011÷2020 e 21,3 euro mld l’anno per il periodo dal 2020÷2025.

      2008÷2010 = _15,9 mld Euri
      2011÷2020 = 150,0 mld Euri
      2021÷2025 = 106,5 mld Euri
      __________________________

      2008÷2025 = 272,4 mld Euri

      Con 272,4 mld Euri col nucleare si potrebbe produrre idrogeno e benzine sintetiche e liberarci dal petrolio e dai suoi sceicchi e califfi.

      C.I.R.N. (Comitato Italiano Rilancio Nucleare)
      Friuli Venezia Giulia

    23. egisto scrive:

      Caro Pietruccio,

      casualmente ho sotto mano uno studio (dell’industria quindi da prendere cum grano salis) che valuta gli effetti occupazionali di una possibile ripresa del nucleare negli USA.
      Hanno valutato l’ipotesi della costruzione di 52 nuovi reattori di qui al 2030, di un impianto per il riprocessamento e di 4 impianti di arrichimento. Secondo loro la fase di costruzione dei reattori avrà bisogno di 268.000 persone, quella degli impianti del ciclo di 136.000 e il funzionamento dei reattori di 96.000 posti di lavoro. da notare che includono anche i benefici indotti (il cameriere del ristorante di Montalto, per intenderci). Possiamo divertirci a fare dei paragoni con l’Italia, se vogliamo dividendo per 5 i valori, consdierando però che per l’Italia saranno inferiori perché molte componenti verranno dall’estero e perché difficilmente si costruiranno impianti del ciclo.

      Se sei interessato allo studio lo trovi qui:

      http://www.nuclearcompetitiveness.org/documents.html

    24. Pietruccio scrive:

      x Egisto

      Molto interessante. Ho dato un’occhiata al sito che suggerisci e in particolare al documento (peccato non avere un po’ di tempo per leggerlo tutto)

      Studio della Oxford Economics - 2008

      nuclearcompetitiveness.org/images/Oxford_State_Benefits_2008...

      Interessante notare che sostanzialmente, in alternativa al nucleare, si prevede di utilizzare il carbone, cosa che non produce certo benefici…

      2.3. Counterfactual analysis: coal instead of nuclear

      The nuclear investment program is expected to deliver significant benefits which would not be otherwise achieved under alternative investment…

      …But the manufacturing impacts would be significantly smaller, since coal-fired electricity generation requires substantially fewer manufacturing inputs than does nuclear generation…

      …The nuclear energy investment program has the potential for generating substantial ‘spillover’ or ‘catalytic’ benefits that would be less likely to accrue from further investment in coal-fired generation. These spillover effects have not been quantified in this study, but are likely to be
      substantial, and are worthy of further research. They include:
      - Benefits for manufacturing technology, advancing the technological frontier, to the benefit of other manufacturing firms based in the US…Those countries that undertake a lot of R&D tend to be the same countries that have high levels of average productivity, as the lessons from that R&D diffuse around the economy as a whole-
      - Benefits for the composition of employment, creating and retaining a cluster of high-tech manufacturing jobs in the US…The creation of these new skilled jobs would provide a significant boost to the stock of human
      capital in the US, and therefore to the average levels of productivity that the US workforce could achieve.
      - Benefits for exports… ecc…

      Da citare anche il capitolo

      4.1.2. Imports & Security of Supply

      relativo all’approvvigionamento, che dice, riguardo all’America, le cose che diciamo sempre anche noi sull’Italia, e cioè l’eccessiva dipendenza dalle fossili, e l’instabilità del petrolio sia per quanto riguarda i costi che la fornitura di volumi importanti, nonchè il fatto che sarebbe bene utilizzare le fonti fossili per quei casi in cui non sono sostituibili e non per produrre energia elettrica (ovviamente perché, per quell’uso, sono sprecate). Interessante anche la considerazione sui veicoli Plug-In Hybrid Electric Vehicles (PHEVs) il cui mercato dovrebbe aumentare nei prossimi anni e che verosimilmente verranno caricati di notte stabilizzando così i consumi di energia elettrica durante le ore di un’intera giornata, situazione questa (stabilità del carico) particolarmente adatta alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare.

      Notare che gli USA sono (almeno per ora, al netto) esportatori di carbone, anche se importano gas e olio combustibile, ma loro almeno una fonte fossile importante ce l’hanno, oltre a un certo controllo, sui mercati internazionali, di parte delle altre. Noi no! La nostra situazione è, quindi, molto più complicata e incerta della loro.

      _______________________

      Riguardo all’intervento di Egisto vedo che 268+136+96 fanno 500 mila nuovi posti di lavoro stimati per il piano americano. Secondo il filo del mio ragionamento, se l’Italia avesse fatto una scelta nucleare convinta a suo tempo, sarebbe stato logico aspettarsi almeno una trentina di centrali (considerando che la Francia ne ha fatte 60 circa, e che in quella situazione si sposta tutta una serie di consumi sull’energia elettrica), e se non sbaglio l’impianto Eurex avrebbe dovuto occuparsi del riciclo del combustibile. Col passare del tempo, poi, la maggior parte dei componenti sarebbe stata costruita qui, riducendo la dipendenza dall’estero per quanto riguarda questo aspetto. La scelta di essere un paese “denuclearizzato” (che ricordo è iniziata ben prima di Chernobyl e delle manifestazioni di verdi e radicali, col siluramento di Felice Ippolito da parte, mi pare, di Saragat) di cui una certa sinistra (io sono di sinistra ma non certo così…) va tanto fiera, credo che ci sia costata parecchie centinaia di migliaia di posti di lavoro, perchè, come dicevo prima, rispetto allo studio della Oxford Economics, noi, a differenza degli USA, compriamo TUTTO il combustibile fossile dall’estero (87% del fabbisogno totale di energia) oltre a una quota di energia elettrica direttamente importata dall’estero (5% rispetto al fabbisogno totale) per una dipendenza (da pazzi) del 92%. Da noi, quindi, fare il nucleare non è il passaggio da un tipo di attività ad un altra, ma è il fare un’attività oppure non fare niente ed essere semplici, inutili e … mucche da mungere, che non si sviluppano e spendono il loro patrimonio per scaldarsi.

      Notare che il documento della Oxford (che ovviamente non è la bibbia e che non può che fare stime approssimate) dichiara di non aver tenuto conto, nel computo dei posti di lavoro (perchè difficilmente valutabile: ma invita a procedere nello studio di queste situazioni), dei benefici indotti da un maggior livello di tecnologia conseguente all’utilizzo del nucleare rispetto a quello di altre fonti (in pratica il carbone, l’unica veramente in concorrenza con l’energia atomica, ideologie a parte).

    25. Egisto scrive:

      Caro Pietruccio,

      è evidente a tutti (tranne ad alcune anime pie che ogni tanto transitano su questo sito) che l’unica fonte in competizione con il nucleare è il carbone, essendo nei paesi civili gas e olio combustibile ritenuti troppo costosi e rischiosi per la produzione di elettricità per soddisfare il carico di base, che le fonti rinnovabili non possono certo soddisfare essendo soggette all’alea meteorologica.
      D’altronde in Italia dovremo sviluppare anche il carbone necessario in quanto economico. E questo sarà un problema dal punto di vista ambientale perché, per quanto le centrali nuove siano dei gioiellini di tecnologia con le emissioni di inquinanti ridotte al minimo e un’altissima efficienza, rimane il problema insolubile delle emissioni di anidride carbonica.

      I posti di lavoro prevista dallo studio citato sono in realtà meno di quanto dici tu, “solo” 350.000 perché la costruzione delle centrali è scaglionata nel tempo.

      Saluti

    26. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      E infatti in una politica energetica equilibrata ci sono entrambe, in proporzioni circa uguali. Si Vedano le proposte di PEN avanzate su questo sito qualche tempo fa, anche dal sottoscritto…

    27. Pave scrive:

      Per quanto riguarda le emissioni di CO2 ho trovato scritto che la produzione di questo gas legate all’indotto delle centrali nucleari (riprocessamento, concentrazione del tenoere di Uranio dal minerale e trasporto) sono decisamente elevate.
      Inoltre la maggior parte della CO2 viene prodotta dai mezzi di locomozione che bruciano combustibili fossili.
      Comunque credo che ci siano fonti di energia alternativa che potrebbero risolvere molti più problemi di quanto la gente crede e con dei costi non superiori a quelli della costruzione di una centrale nucleare (ps mi è giunta voce che la centrale che stanno costruendo in finlandia avrà un piccolo incremento di costo di circa 3 miliardi di euro!)

    28. Bellaz89 scrive:

      “Per quanto riguarda le emissioni di CO2 ho trovato scritto che la produzione di questo gas legate all’indotto delle centrali nucleari (riprocessamento, concentrazione del tenoere di Uranio dal minerale e trasporto) sono decisamente elevate.”

      Sei fuori strada. In questo sito è stato dimostrato più volte il contrario. Il rapporto che hai trovato non è onesto e ti spiego anche perchè: Il rapporto dice che durante il riprocessamento viene consumata una grande quantità di energia(vero) , il fatto è che la provenienza di questa energia viene ARBITRARIAMENTE scelta tra le fonti fossili (e mi pare quel rapporto prendesse addirittura in considerazione il carbon-fossile). In questo caso le statistiche vengono decisamente falsate e i risultati non sono più obbiettivi. Se si volesse fare un lavoro onesto si terrebbe in considerazione una fonte nucleare per la raffinazione. utilizzando questo metodo si scopre che il nucleare produce meno co2 dell’ eolico di un fattore due e del solare PV di un fattore 10. La co2 prodotta poi dall’ estrazione poi, oltre a essere marginale rispetto al prodotto non deve essere presa neanche in considerazione. Infatti questi processi sono comuni anche al eolico e al PV anche in misura maggiore (estrazione dei minerali , produzione del cemento, processi del silicio per il PV).

      “ps mi è giunta voce che la centrale che stanno costruendo in finlandia avrà un piccolo incremento di costo di circa 3 miliardi di euro!”

      Io invece sapevo che l’incremento non era di 3 mld di euro ma di uno (da 2 a 3, qualcuno può confermare se i miei dati sono corretti?). In ogni caso bisogna considerare che essendo il primo impianto della sua linea (EPR) è possibile che ci siano rallentamenti nella costruzione di quell’ impianto.

      “Comunque credo che ci siano fonti di energia alternativa che potrebbero risolvere molti più problemi di quanto la gente crede e con dei costi non superiori a quelli della costruzione di una centrale nucleare” ti ha già risposto Pietruccio nell’ altra news

    29. Pietruccio scrive:

      Per il Corriere della Sera del 14/04/2008 Olkiluoto doveva essere consegnata nel 2009 e costare 3.2 G€. Attualmente si parla di consegna nel 2011 con un costo di 4G€ (al peggio il costo potrebbe arrivare a 4.8G€): quindi, sempre per il Corriere della Sera si parla di incrementi che vanno da 0.7 a 1.5 miliardi di €. L’articolo non lo dice ma una parte dei costi e dei ritardi sono stati causati da un potenziamento del sistema di contenimento per resistere ad eventi esterni più severi di quelli previsti in origine: mi pare che Edoardo abbia informazioni più precise in proposito.

      Lì il problema è che la ditta costruttrice (Areva-Siemens) pare abbia accettato un contratto capestro per cui si dovrebbe far carico interamente lei del maggior costo dell’impianto. Vedremo in futuro come si distribuiranno le spese. Certo che essendo un prototipo è normale aspettarsi inconvenienti di questo tipo, cioè ritardi e costi maggiori.

    30. Pave scrive:

      Corriere della sera, focus , 31/05/2008 parla di un costo del reattore passato da 2,5 a 5 miliardi di euro. comunque credo che la cifra finale la si possa sapere solo quando è finito il tutto. comunque 2 anni di ritardo sono sicuri… ed è la Finlandia. In italia “solo” due anni di ritardo su un ipotetico piano di lavori sarebbero un miracolo!

    31. Bellaz89 scrive:

      Sul costo di Olkiluoto non commento perchè non ho dati attendibili a differenza di altre persone del sito. Ribadisco che il ritardo è dato dal fatto che il reattore EPR in costruzione è il primo ed è un prototipo.

      Quando dici : In italia “solo” due anni di ritardo su un ipotetico piano di lavori sarebbero un miracolo! evidenzi un problema del nostro sistema nazionale, non un problema connesso alla realizzazione di sistemi nucleari . Infatti se parliamo di ritardi alla costruzione di centrali nucleari possiamo estendere il discorso alle centrali eoliche , alle solari , alle gallerie, alle strade -> a tutto. Di conseguenza per risolvere il problema ” ritardi nella realizzazione di impianti energetici in Italia” dovremmo modificare il sistema di produzione di tali impianti(inteso come burocrazia, controlli sulla qualita , amministrazione etc etc), non il tipo di impianto (da rinnovabile a nucleare)

    32. Bellaz89 scrive:

      “(da rinnovabile a nucleare) ” volevo dire da nucleare a rinnovabile

    33. Pietruccio scrive:

      x Pave

      Articolo interessante quello che citi

      archiviostorico.corriere.it/2008/maggio/31/Nucleare_atto_ter...

      solo che quello che sostieni è quello che dicono i Verdi e Greenpeace (da cui non comprerei neanche un bottone usato considerando le sparate senza fondamento che fanno contro l’atomo) e non quello che dice il Corriere, che si limita a riportare fra virgolette, lavandosene, di fatto, le mani.

      “…protestano i Verdi, da dentro la coalizione di governo. «Ci hanno ingannato: quando nel 2002 il Parlamento ha dato voto favorevole a questo progetto (107 sì e 92 no ndr), il terzo reattore a Olkiluoto doveva costare 2,5 miliardi di euro ed entrare in funzione nel 2009. Oggi si calcola che il costo complessivo sarà di 5 miliardi e siamo in ritardo di almeno due anni sui tempi previsti», attacca Greenpeace…”

      mentre nell'’articolo che cito io

      archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/14/Siemens_paga_pegn...

      è il giornalista del Corriere che si prende la responsabilità di quello che dice

      “…Erano partiti da un costo di 3,2 miliardi, consegna nel 2009…”

      e anche nell’articolo

      archiviostorico.corriere.it/2008/ottobre/18/supercentrale_nu...

      è il giornalista che dice

      “…Con costi saliti di conseguenza: i 3,2 miliardi di euro di spesa preventivati potrebbero invece salire quasi del 50% a 4,5 miliardi…”

      Come al solito Greenpeace …

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