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Deposito nazionale di rifiuti radioattivi - il nome si sa ma non si dice?

22 Febbraio 2011 di Amministratore

In data 21 gennaio è comparso un articolo sul quotidiano “L’UnitĂ “ (sezione “Politica”) che riportava alcune informazioni interessanti relative all’ individuazione del sito per ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi.

Come si ricorderĂ , nel settembre 2010 fu diffusa da molti giornali la notizia dell’ esistenza di una lista di 52 siti che la Sogin avrebbe individuato quale aree potenzialmente idonee.

Ebbene, l’ articolo de “L’UnitĂ ” svelerebbe invece che vi potrebbe essere giĂ  una situazione ben piĂą chiara in merito al luogo da scegliere per ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi.
E l’ articolo de “L’UnitĂ ” dichiara questo sulla base di alcune intercettazioni telefoniche del luglio del 2008 fatte dalla Procura di Potenza (era in corso l’ indagine “Nucleare connection” su un presunto traffico di rifiuti radioattivi in Basilicata ed a tale indagine, si precisa, è poi seguito un decreto di archiviazione nel dicembre 2009): tra le utenze messe sotto controllo vi era quella del generale Carlo Jean (ex presidente ed ex commissario delegato della Sogin).

L’ articolo de “L’UnitĂ ” scrive quanto segue:

“[il generale Carlo Jean] All’epoca delle intercettazioni [luglio 2008] è nominalmente fuori ma fa ancora il bello e il cattivo tempo nella societĂ . Dunque, l’ intecettazione. Da una parte dell’ apparecchio c’è Silvio Cao. Cao è stato in Consiglio di amministrazione di Sogin ed è molto amico del generale. Sono le 8.44 del mattino. Cao alza il telefono nell’ ufficio del generale [Carlo Jean] e compone il numero di un cellulare. Scrivono i Carabinieri in ascolto: «Il Cao chiama utilizzando la linea del generale Jean tale Giancarlo e chiede se ricorda i nomi che erano stati individuati da loro per le seconde categorie. Il Cao fa riferimento al fatto che uno era Craco e poi chiede quali altri siti erano stati individuati. Il Giancarlo riferisce che al momento non ricordava i nomi e che avrebbe controllato e fatto sapere».

L’ articolo de “L’UnitĂ ” aggiunge anche chi potrebbe essere il “tale Giancarlo” a cui Silvio Cao telefona ed infatti ecco cosa viene detto nell’ articolo de “L’UnitĂ “:

“L’informativa dei Carabinieri non lo specifica, ma tutti gli indizi sembrano portare al nome di Giancarlo Ventura. Ventura faceva parte della prima task force Enea incaricata, siamo nel 2003, di individuare il sito nazionale di deposito dei materiali radioattivi.”
[La “Task Force per il Sito Nazionale di Deposito dei Materiali Radioattivi (Task Force SITO)” fu una struttura dell’ ENEA che operò a cavallo degli anni novanta-duemila e quindi prima che tutta la materia nucleare fosse trasferita alla Sogin. La Task Force SITO dell’ ENEA stilò una lista di 214 siti (idonei ad opitare depositi di superficie per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi di I e II categoria), da cui fu dedotta una lista ristretta non pubblicata. Si sottolinea inoltre che la localitĂ  precisa per il sito non fu mai ufficialmente individuata]

L’ articolo de “L’UnitĂ ” continua:

“Passano venti minuti dalla prima telefonata e Cao richiama. «Il Cao» si legge nel brogliaccio dei Carabinieri «richiama il Giancarlo e lui dice che sta aprendo un file e gli detta i nomi di questi siti che in totale sono sei: due in Basilicata, uno nel Lazio, tre in Puglia, per quelli di tipo superficiale. Poi cade la conversazione.» Sono sei i siti potenziali per ospitare i rifiuti di seconda categoria…

“Trenta secondi dopo l’ interruzione, Cao richiama per la terza volta «Giancarlo». Scrivono i Carabinieri: «(…) Dopo aver ribadito che i superficiali erano i sei prima individuati, il Giancarlo dice che i subsuperficiali erano nove. Ed erano tre in Basilicata, uno in Campania, uno in Emilia Romagna, uno nel Lazio, uno in Puglia, uno in Sardegna e uno in Toscana».
[…]
La telefonata prosegue: «Poi (Cao) chiedeva i nomi dei primi classificati delle due categorie e il Giancarlo dice che sicuramente avevano messo Craco e quello dell’ Emilia Romagna».

Questo è quanto viene scritto nell’ articolo de “L’UnitĂ ” e se quanto scritto è vero (e che quindi l’ articolo de “L’UnitĂ ” riporta effettivamente trascrizioni di vere telefonate), si possono fare due considerazioni:

1 - innanzitutto non ci sarebbe nulla di particolarmente eclatante che Silvio Cao (ex Consiglio di amministrazione Sogin) chieda ed ottenga informazioni dal “tale Ventura” se davvero questo Ventura fosse individuabile nella persona del Dott. Giancarlo Ventura.
Infatti il Dott. Giancarlo Ventura in quanto responsabile della “Geografia del sito” all’interno della Task Force SITO dell’ ENEA è sicuramente a conoscenza sia della “lista estesa” (di 214 siti) sia della “lista ristretta”. Ed è abbastanza ovvio che anche oggi (nel 2011) la Sogin nell’ individuazione del sito per ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi considererĂ  prezioso il lavoro in precedenza svolto dalla Task Force SITO dell’ ENEA.

2 - interessante è invece scoprire finalmente quale sarebbero le localitĂ  che furono inserite nella mai pubblicata “lista ristretta”.
Sei siti per i depositi superficial: due in Basilicata, uno nel Lazio, tre in Puglia.
Nove siti per i depositi subsuperficiali: tre in Basilicata, uno in Campania, uno in Emilia Romagna, uno nel Lazio, uno in Puglia, uno in Sardegna e uno in Toscana.
E piĂą in dettaglio ai primi posti vi sarebbero sicuramente un sito della Basilicata (viene esplicitamente nominato Craco, in provincia di Matera) ed un sito dell’ Emilia Romagna (che non viene meglio precisato).

Per approfondimenti:

- Sogin - individuati 52 siti per il deposito nazionale di rifiuti radioattivi

- Rotondella - inchiesta “Nucleare connection” archiviata

- Il deposito nazionale - studi precedenti in Italia

- La Task Force ENEA per il Sito Nazionale di Deposito dei Materiali Radioattivi (Task Force SITO)



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  • 5 Commenti a “ Deposito nazionale di rifiuti radioattivi - il nome si sa ma non si dice?”

    1. Cher scrive:

      Avvincente notizia, piena di suspance e in questo articolo della solerte UnitĂ  dela povera Italia si lancia un bellisimo pre-allarme per gli abitanti dei luoghi citati……..a quando le sommosse popolari con devastazione?

    2. luigia scrive:

      Sono una cittadina preoccupata da notizie che mi giungono e che riferiscono che in un comune a noi limitrofo, Sessa Aurunca, si stĂ  terminando la realizzazione di un gradissimo manufatto in cemento armato (e si hanno seri dubbi anche se trattasi veramente di cemento armato visto le zone dove il tutto stĂ  avvenendo….prov.di Caserta..v. caln dei casalesi…), e quelle voci inoltre riferiscono che trattasi del sito di stoccaggio di tutti i rifiuti radioattivi in Italia….MA STIAMO SCHERZANDO???? io ero rimasta al sito di Scanzano Jonico ma poi ritirato vista la sollevazione popolare contraria a tale realizzazione…ma ora non avendo piĂą notizie credevo che la questione quanto meno fosse stata momentaneamente accantonata. Il nostro paese pur se in altra regione, è di fatto lì a due passi, ed io mi chiedo se può mai avvenire una cosa simile. Si dice che solo il Sindaco di Sessa Aurunca rimane contrario e non stĂ  apponendo una firma…ma qualcuno sĂ  dirmi qualcosa in piĂą in merito a questa vicenda?

    3. cher scrive:

      Che le scorie nucleari stoccate secondo le norme,offrono tutta sicurezza possibile, su questo non c’è nessun dubbio e nessuna chiacchiera da parte di chi che sia.

      Purtroppo la paura FOBICA generata da irresponsabili creano apprensione nelle persone comuni ed è forse il caso che Vi ribelliate da questa “ignoranza” PRETENDENDO una corretta informazione tecnica e scientifica sull’argomento scorie.
      Non ultimo DIFFIDATE dai cialtroni pagati solo per insinuare il terrore nelle teste delle brave persone, che purtroppo devo convivere con queste apprensione, come se di problemi normali non fossero sufficienti.

      Richiedere una verifica è legittimo, preoccuparsi per l’inutile pressione psicologica che state subendo è semplicemente inaudito , ma in ogni caso,ogni sito è autorizzato con una serie di percorsi.

      Il comune di pertinenza del manufatto avrĂ  le licenze dove descrive l’opera? O siamo alle solite cattedrali nel deserto?

      Contrariamente provi a descrivere il manufatto, così si può ipotizzare il suo scopo.

      Si informi sulle scorie o chieda, vedrĂ  che non c’è nulla di preoccuparsi.
      Naturalmente se vuole vivere con l’anguscia del terrore , io non posso farci nulla.
      Cher

    4. cher scrive:

      @Luigia: la sua paura forse nasce dal seguente link, solo per capire( niente polemica)
      http://sessaaurunca.asmenet.it/News del 23/03/2011

      IMPORTANTE! DAL 29 MARZO attivato il SUAP on-line
      A cura dell’ufficio SERVIZIO: ATTIVITA’ PRODUTTIVE
      Le funzioni del “SUAP on-line” del Comune di Sessa Aurunca si evolveranno nel rispetto di quanto previsto dal DPR 160/2010, secondo le seguenti fasi temporali:
      PRIMA FASE: “PARTE IL PROCEDIMENTO AUTOMATIZZATO ON-LINE”
      Dal 29 marzo 2011- il procedimento automatizzato, in forma esclusivamente telematica, per tutte le Scia e le Comunicazioni (comunicazione di inizio lavori, di fine lavori e di agibilitĂ , comunicazioni di orari di apertura dei negozi ecc..). Il SUAP gestirĂ  in forma esclusivamente telematica tutto il procedimento, interfacciandosi in rete con uffici ed enti competenti all’istruttoria e trasmettendo via PEC all’utente le comunicazioni ed i provvedimenti del caso, secondo le modalitĂ  di procedimento automatizzato espressamente previste dal Dpr 160/2010.
      SECONDA FASE: “TUTTO VIAGGIA SUL WEB”
      Dal 1 ottobre 2011 - la forma telematica verrĂ  estesa a tutte le altre pratiche inerenti gli impianti produttivi e le attivitĂ  di impresa. Da questo momento tutte le istanze dovranno essere presentate tramite le pagine web SUAP on-line del sito comunale.
      Ai sensi dell’art. 2, comma 1, del DPR 160/2010 lo Sportello Unico per le AttivitĂ  Produttive (SUAP) è l’ unico soggetto pubblico di riferimento territoriale per tutti i procedimenti che abbiano ad oggetto l’esercizio di attivitĂ  produttive e di prestazione di servizi, e quelli relativi alle azioni di localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione o riconversione, ampliamento o trasferimento, nonchĂ© cessazione o riattivazione delle suddette attivitĂ , ivi compresi quelli di cui al decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 (recepimento Direttiva Servizi).

      Sono esclusi dalla competenza del SUAP:
      • gli impianti e le infrastrutture energetiche
      • le attivitĂ  connesse all’impiego di sorgenti di radiazioni ionizzanti e di materie radioattive
      • gli impianti nucleari e di smaltimento di rifiuti radioattivi
      • le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi
      • le infrastrutture strategiche e gli insediamenti produttivi di cui agli articoli 161 e seguenti del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163.
      N.B. Per ulteriori informazioni, si veda la nota allegata.

    5. marino longo scrive:

      IN VALDARDA IL DEPOSITO NAZIONALE SCORIE ED IL PARCO TECNOLOGICO ANNESSO.

      gentilissima redazione di liberta.
      Tempo fĂ  mi fu concesso spazio per segnalare il dossier composto da alcuni analisti del web della valdarda,riguardo l ipotesi di realizzare il deposito unico nazionale delle scorie nucleari nelle colline piacentine. Il dossier afferma che tra i siti segnalati dalla mappa lasciata trapelare
      dalla sogin, l unico ad avere i requisiti rispondenti alle direttive della autorità europea SAREBBE PROPRIO LA VALDARDA.Di cio mi sono personalmente convinto da tempo. A conferma di quanto pubblicato sul dossier,nucleare in valdarda che si legge su: indymedia -scorie nucleari in valdarda. chiedo che attraverso la vostra rubrica, i lettori siano informati della seguente interrogazione alla camera.Si tratta di una inquietante intercettazione efffettuata dai carabinieri in cui si evince che i siti sono già stati scelti e che la valdarda è in pol position.

      Atto Camera

      Interrogazione a risposta scritta 4-10553
      presentata da
      ELISABETTA ZAMPARUTTI
      lunedì 24 gennaio 2011, seduta n.422

      ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. -
      Al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico.
      - Per sapere - premesso che:

      secondo quanto riporta un articolo pubblicato dal quotidiano L’UnitĂ  del 21 gennaio 2011, «Emilia Romagna e Basilicata, in particolare la localitĂ  Craco nel materano, sono in cima a una lista in mano alla Sogin, la societĂ  statale che gestisce il decommissioning (lo smantellamento) delle vecchie centrali, stilata da tempo ma mai rivelata. Una lista che comprende anche altre regioni: Toscana, Lazio, Sardegna, Campania, Puglia»;

      i siti «ritenuti più idonei» sarebbero dunque già stati individuati da tempo nonostante la Sogin abbia sempre smentito la circostanza e avesse fatto trapelare lo scorso settembre una rosa di siti in base alla quale le aree papabili sarebbero 52;

      secondo un’intercettazione telefonica del luglio del 2008 fatta dalla procura di Potenza, Silvio Cao, giĂ  componente il consiglio di amministrazione di Sogin e molto amico del generale Carlo Jean alle 8.44 del mattino chiamando un cellulare avrebbe detto, secondo quanto riferito dai carabinieri: «Il Cao chiama utilizzando la linea del generale Jean tale Giancarlo e chiede se ricorda i nomi che erano stati individuati da loro per le seconde categorie. Il Cao fa riferimento al fatto che uno era Craco e poi chiede quali altri siti erano stati individuati. Il Giancarlo riferisce che al momento non ricordava i nomi e che avrebbe controllato e fatto sapere»;

      l’informativa dei carabinieri non specifica chi fosse Giancarlo, ma tutti gli indizi sembrano portare al nome di Giancarlo Ventura che faceva parte della prima task force Enea incaricata, nel 2003, di individuare il sito nazionale di deposito dei materiali radioattivi;

      passati venti minuti dalla prima telefonata «Il Cao richiama il Giancarlo e lui dice che sta aprendo un file e gli detta i nomi di questi siti che in totale sono sei: due in Basilicata, uno nel Lazio, tre in Puglia, per quelli di tipo superficiale. Poi cade la conversazione.»;

      sarebbero dunque sei i siti potenziali per ospitare i rifiuti di seconda categoria, quelli che presentano un grado di pericolositĂ  alto ma non massimo;

      trenta secondi dopo l’interruzione, Cao richiama per la terza volta «Giancarlo»;

      scrivono i Carabinieri: «Dopo aver ribadito che i superficiali erano i sei prima individuati, il Giancarlo dice che i subsuperficiali erano nove. Ed erano tre in Basilicata, uno in Campania, uno in Emilia Romagna, uno nel Lazio, uno in Puglia, uno in Sardegna e uno in Toscana»;

      la telefonata prosegue: «Poi (CAO) chiedeva i nomi dei primi classificati delle due categorie e il Giancarlo dice che sicuramente avevano messo Craco e quello dell’Emilia Romagna»;

      Craco per i rifiuti di superficie, un luogo non specificato dai carabinieri - ma sicuramente in Emilia Romagna - per quelli di terza categoria. In Emilia c’è Caorso (Piacenza), che ospita una ex centrale mentre alcune associazioni ecologiste hanno parlato di Forlì;

      nella mappa redatta dalla task force di Ventura ci sono anche zone dell’Appennino piacentino. Ma quelle parole possono anche essere interpretate diversamente. Può darsi che Craco sia primo e Emilia seconda. Craco, infatti, può benissimo ospitare un deposito di profonditĂ ;

      se sia vero quanto riferito in premessa e di quali informazioni disponga in merito il Governo. (4-10553)

      QUESTA INTERROGAZIONE CONFERMA IL CONTENUTO DEL DOSSIER DEGLI ANARCHICI DELLA VALDARDA,GETTANDO NUOVA LUCE SULLA FAMOSA MAPPA DELLA SOGIN.
      La risposta del governo attraverso il sottosegretario, risulta altrettanto inquietante,in quanto sostanzialmente annulla di colpo tutto il lavoro svolto da sogin per l individuazione dei siti geologici , il lavoro della task force dell enea che redasse il primo studio col sistema evolutissimo GIS ,studio per cui si segnalo scanzano, e si provocò la giusta rivolta di un territorio che non potrebbe mai ospitare il parco tecnologico ed il deposito unico geologico in quanto privo dei requisiti minimi che ci impone euratom.
      Come individui della valdarda riteniamo giusto che queste informazioni debbano circolare liberamente e non essere secretate in alcun modo.
      Tutti i partiti e gli amministratori della valdarda e in special modo di lugagnano e morfasso e vernasca, sono a conoscenza del dossier perche abbiamo provveduto a farglielo conoscere,ma nessuno fà o dice niente. A quanto pare l argomento non interessa la politica locale.Noi però, sappiamo che interessa i cittadini, che pretendono di essere informati e pretendono la sicurezza nucleare per cui pagano un sacco di euri sulle bollette della luce.La realizzazione del deposito nazionale è in cima alla lista dei piu grandi investimenti previsti e necessari per la sicurezza di tutti gli italiani.Le condizioni in cui si trovano oggi le scorie nucleare sono inaccettabili e consistono in un rischio troppo alto per la popolazione troppo spesso privata della necessaria informazione.,.2,5 miliardi di euro sono previsti come primo investimento sul sito che dovra ospitare deposito e parco tecnologico,55 miliardi previsti per la spesa complessiva..Troppi soldi e troppa segretezza. Troppo assordante il silenzio della politica con la p minuscola.Intanto nel silenzio complice della politica la mafia degli appalti ingrassa ed aspetta di avventarsi sulla torta. Il deposito nazionale è un diritto degli italiani.DOVE FARLO? lo decidano i cittadini non i servizi segreti

      marino longo
      citizen web reporter

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