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Porta a Porta - inesattezze “politiche” sulla questione rifiuti radioattivi

16 Dicembre 2005 di Amministratore

Il 13 dicembre su RaiUno il programma “Porta a Porta” condotto da Bruno Vespa era incentrato sul problema de “L’ Italia dei NO” (NO TAV in Val Susa, NO all’ inceneritore ad Acerra, No al deposito di rifiuti radioattivi a Scanzano Ionico). Nel finale della trasmissione si è accennato alle proteste di Scanzano Jonico e sono state mandate in onda 2 brevi interviste al Generale Carlo Jean (Presidente SOGIN e Commissario delegato per la sicurezza dei materiali nucleari) e al sindaco di Scanzano Jonico Mario Altieri.

In studio sono intervenuti l’ on. Alfonso Pecoraro Scanio, il Ministro dell’ Ambiente Altero Matteoli e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi.

Sono state esposte tuttavia alcune inesattezze da parte del sindaco Mario Altieri e del Ministro Carlo Giovanardi. In particolare, dato il ruolo istituzionale di ministro, ci si aspettava da parte del ministro Giovanardi una maggiore conoscenza del problema:

- secondo Giovanardi il decreto legge n.314 del 14 novembre 2003 (decreto “Scanzano”) stabiliva che non prevedeva Scanzano come sito unico, ma indicava Scanzano come sito da “analizzare” per il sito unico. Al contrario in realtà il primo disegno del decreto prevedeva proprio che tutti i rifiuti e i materiali nucleari esistenti in Italia venissero sistemati in un deposito nazionale da realizzare nel comune di Scanzano Jonico

- Secondo Giovanardi il decreto legge n.314 del 14 novembre 2003 (decreto “Scanzano”) non prevedeva il trasferimento in breve tempo a Scanzano dei rifiuti radioattivi, se non prima della fase di analisi. Al contrario in realtà il primo disegno del decreto prevedeva proprio che a Scanzano fossero realizzate sul sito di Scanzano Jonico strutture “temporanee” per raccogliere i rifiuti sparsi sul territorio nazionale. Tali strutture avrebbero custodito i rifiuti radioattivi in attesa della costruzione del deposito sempre a Scanzano Ionico. Tale passaggio non era ben chiaro nel decreto e fu messo ben in evidenza dall’ avv. Porcari (sindaco di Matera) durante un dibattito

- Secondo Giovanardi il decreto legge n.314 del 14 novembre 2003 (decreto “Scanzano”) avevo individuato Scanzano Ionico sulla base di una scelta “tecnica”, invece è parsa a molti tecnici\esperti di fama internazionale (per esempio: J. K. Mitchell, B. De Vivo, Piero Risoluti e Tullio Regge ) come fosse una scelta imprudente, avventata e soprattutto “politica”. Infatti non si è tenuto conto dei risultati del lavoro della Task Force ENEA: secondo cui in base alla quantità non certo grande e alla tipologia di rifiuti radioattivi in massima parte di prima e seconda categoria che l’ Italia possiede, era stata prescelta quale soluzione più logica e idonea per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi di I e II cat. la costruzione di un sito superficiale. E i rifiuti di III Categoria italiani (includendo in essi anche gli eventuali combustibili nucleari irraggiati non inviati all’estero per il ritrattamento) sono in quantitativi modesti, tali da non giustificare la costruzione di un deposito in formazione geologica profonda

- Secondo Giovanardi la soluzione più idonea per i rifiuti radioattivi italiani sarebbe ancora adesso un deposito nazionale come quello di Scanzano. Ma si dimentica la partecipazione dell’ ENEA al progetto europeo «COMPAS – The Evaluation and Comparison of Alternative Waste Management Strategies for Long-Lived Radioactive Wastes», svolto nell’ ambito del 5th EURATOM FRAMEWORK PROGRAMME 1998-2002 con la partecipazione, oltre dell’ENEA, di altre organizzazioni europee , tra cui Nirex, Enresa, SKB, GRS mbH, Nagra, Posiva. Secondo tale progetto in Italia sulla base di studi preliminari e in base a quanto suggerito dalla IAEA nella Proposta di Direttiva EURATOM «Setting Out Basic Obbligations and General Principles on the Safety of Nuclear etc.» la soluzione più opportuna dal punto di vista ambientale, della sicurezza e dell’economia può nel caso italiano essere trovata nell’ esportazione, data la modesta quantità di rifiuti ad alta attività . (idea prospettata anche da Tullio Regge)

- Secondo Giovanardi le proteste di Scanzano Ionico erano riconducibili all’ effetto “NIMBY”. In realtà far confluire le proteste di Scanzano Ionico all’ effetto “NIMBY” è una eccessiva semplificazione della vicenda “Scanzano” e che non rende reale idea di quel che è stato. Infatti la decisione di Scanzano era tra l’altro in contrasto col principio internazionele della trasparenza e della messa a disposizione del pubblico delle informazioni tecniche, scientifiche, dei criteri ingegneristici e di sicurezza adottati. A tale principio è informata non solo la Convenzione IAEA del 1997 (sottoscritta dall’Italia, ma non ancora ratificata) ma anche le molteplici direttive e raccomandazioni della UE e della Convenzione di Aarhus del 1998

La Convenzione di Aarhus del 25 Giugno 1998 in materia di decisioni ambientali e ricorso alla giustizia che stabilisce tra l’altro che “Devono essere previste e specificate le modalità di partecipazione del pubblico, con particolare riferimento alle popolazioni direttamente coinvolte, al processo decisionale in materia di legislazione ambientale (Art.6) per tutti i progetti elencati nell’allegato I della Convenzione che alla tipologia “Settore energetico” prevede espressamente: Lo stoccaggio definitivo del combustibile irraggiato; lo stoccaggio definitivo di rifiuti nucleari; l’immagazzinamento (per più di dieci anni) di combustibile irraggiato o rifiuti radioattivi in un sito differente da quello di produzione”

Infine va tenuto in conto che la stessa UE, preoccupata della eventuale proliferazione di depositi geologici, ha stipulato nell’ottobre 2003 un “Accordo di cooperazione sugli usi pacifici dell’energia nucleare tra la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) ed il governo della Repubblica di Uzbekistan” in cui, tra l’altro, si delinea la possibilità di scambio di “materiali nucleari” (rifiuti compresi) tra i membri della UE e l’Uzbekistan, che dispone di depositi geologici e non, già funzionanti. A questo accordo fa implicito riferimento la proposta di direttiva 2003/0022 CNS allegata.

Le proteste della Sardegna, della Toscana, del Lazio, della Puglia e della Basilicata sono frutto non di “sciocco campanilismo regionale” (come hanno detto alcuni), ma delle decisioni scelte con troppa fretta, poca responsabilità e soprattutto scarse giustificazioni scientifiche.
A molti tecnici\esperti non è mai parso chiaro quale sia stata la procedura adottata per l’identificazione del sito nonché le valutazioni comparate adottate.

Infine salta agli occhi la sproporzione tra la decisione di realizzare un deposito geologico per rifiuti di III categoria e il modesto quantitativo esistente in Italia di questi rifiuti che assommano a 8629 metri cubi di cui 6957 già condizionati e 1657 da condizionare.



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  • 3 Commenti a “ Porta a Porta - inesattezze “politiche” sulla questione rifiuti radioattivi”

    1. Giorgio Nebbia scrive:

      Si fa presto a dire “diecimila anni” (che comunque è meno della metà del periodo in cui la radioattività del plutonio-239, uno dei prodotti che si formano per attivazione nei reattori nucleari, il più pericoloso per la vita, perde metà della sua radioattività ), ma in quale maniera sarà possibile avvertire coloro che vivranno fra diecimila anni, accanto ad un deposito di scorie nucleari, che devono continuare a vigilare attentamente perché il materiale depositato non sia esposto a infiltrazioni di acqua, non venga a contatto con forme viventi.

      Il semiologo americano Thomas Sebeok nel 1984 ha scritto, per conto dell’Office of Nuclear Waste Isolation, un saggio intitolato: “Pandora’s box: why and how to communicate 10.000 years into the future”, General Semantics Bulletion, 49, 23-45 (1984), un tema ripreso da Umberto Eco nello scritto: “Alla ricerca di una lingua perfetta”.

      Diecimila anni sono un periodo nel quale possono nascere e scomparire interi imperi; appena pochi secoli dopo la fine dei faraoni era scomparsa anche la conoscenza di come leggere i geroglifici. Se dovessimo mettere un avviso, all’ingresso dei depositi di scorie: “Attenzione: non avvicinatevi”, in quale lingua dovremmo scrivere il messaggio ? con quali segni ? e chi tramanderà la leggibilità di tale messaggio ?.

      Sebeok ha scartato immediatamente la possibilità dell’uso di qualsiasi tipo di messaggio verbale, o di segnale elettrico che richiederebbe una fonte di elettricità continua, o messaggio olfattorio, che sarebbe di breve durata, o qualsiasi forma di ideogramma o pittogramma. Sebock ha notato che oggi, quando osserviamo le pitture rupestri delle società primitive di poche migliaia di anni fa, ci è difficile dire se i personaggi stavano cacciando o ballando o combattendo fra loro.

      Sebeok ha suggerito che occorrerebbe organizzare una “casta sacerdotale atomica”, un “atomic priesthood”, di durata eterna, in grado e col compito di tramandarsi nel corso delle 300 generazioni che si susseguirebbero nei diecimila anni, la lingua e il significato di quel cartello apposto sul cimitero delle scorie radioattive e dei residui delle centrali e degli impianti contenenti materiali radioattivi.

      E poi su quale supporto l’eventuale messaggio custodito dai sacerdoti atomici può essere tramandato a tutti gli abitanti del pianeta per 300 generazioni ? Vari autori hanno trattato, dopo Sebeok, il problema della comunicazione del pericolo a chi vivrà fra migliaia di anni.

      Il 27 settembre 2005 il notiziario telematico “Apogeonline”, nel citare un progetto inglese di otto miliardi di sterline per un deposito in cui stivare i residui dello smantellamento delle centrali nucleari, si soffermava sul tipo di supporto materiale su cui si dovrebbero depositare, per le generazioni future, le informazioni sulla pericolosità del contenuto del deposito di scorie radioattive, con tanto dei necessari dati, diagrammi e disegni tecnici. Si possono scartare subito i supporti informatici, dal momento che la maggior parte del materiale informatico odierno sarà illeggibile già fra poche diecine di anni. Qualcuno ha pensato di ricorrere … ai papiri, i supporti che ci sono pervenuti quasi leggibili, sia pure quasi incomprensibili, a quattromila anni dalla loro redazione.

    2. vincenzo_romanello scrive:

      Qualche commento.
      La questione è sicuramente complessa, pertanto andrebbe trattata con competenza e lontano da considerazioni ‘politiche’, dettate dal ‘partito preso’.
      Sicuramente (le interviste apparse in televisione lo testimoniano al di là di ogni margine di ragionevole dubbio) la gente è stata colta dalla sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), e questo è irrazionale e deleterio.
      Tuttavia bisogna ammettere che il Governo si è mosso con grande imperizia ‘politica’, cercando di imporre una scelta (necessaria e dibattuta da lunghissimo tempo invero!) che andava ampiamente spiegata e concordata con la popolazione (personalmente conoscendo la tematica accetterei un deposito di scorie sotto casa mia, a patto di poter verificare personalmente l’esecuzione dei lavori ed avere facoltà di interruzione degli stessi, ed a patto che questo vantaggio per tutta la popolazione della nazione si trasformi anche in un mio vantaggio economico, come sempre è stato ed è giusto che sia).
      Bisogna ricordare che gli USA studiano il sito di Yucca Mountain (a 100 miglia da Las Vegas) da oltre ven’anni, con una spesa di miliardi di dollari!
      Noi, purtroppo, ancora una volta ho idea che abbiamo fatto un pò all'’italiana’ (ed è cosi che poi nascono le barzellette)…
      Ritengo, ed è un principio accettato nel mondo, che sia immorale ‘esportare’ le scorie (anche se a noi converrebbe, in caso di perpetua rinuncia all’opzione nucleare, sulla quale sono molto scettico, anche pagando nazioni povere, come l’Uzbekistan, a peso d’oro - si parla credo di oltre mille euro a Kg). Ma ripeto, lo trovo immorale (ed è facile immaginare quali sarebbero le conseguenze in termini di impatto ambientale in questi paesi e di chi dividerebbe gli utili…).
      Quanto al deposito geologico non mi preoccuperi troppo della documentazione per le generazioni future: avranno sicuramente tutti i mezzi per accorgersi se e dove sono le nostre scorie, e sicuramente disporranno anche delle tecnologie per distruggerle: tali tecnologie sono infatti studiate già oggi, con i primi successi, e saranno mature al più fra qualche decina di anni (quindi probabilmente potrebbero essere viste, in un mondo affamato di energia, addirittura come una risorsa energetica - basti pensare al plutonio sepolto!).

    3. Daniele scrive:

      E’ dal 2003, dopo Scanzano, che in Italia non si parla della gestione dei rifiuti nucleari. Eppure se si segna su una cartina le ex centrali, gli ex centri di ricerca e i siti dove sono stipati i rifiuti vedremmo come l’Italia sia una pattumiera radioattiva.
      Siamo ancora in emergenza terrorismo e dal 2003 la gestione dei rifiuti è affidata ad un generale in pensione Carlo Jean che è anche commissario delegato alla sicurezza dei siti ove sorgono le centrali ed il centro di ricerca.
      Essendo Jean sia presidente di SOGIN che smantella e anche commissario delegato alla sicurezza dei siti si vede bene come tutto il potere sia nelle mani di una persona che può derogare a tutte le leggi e i decreti ambientali e che se vuole potrebbe anche decidere adesso che Scanzano è il luogo giusto per fare il deposito.

      Fortunatamente il decreto di emergenza scadrà il 31 dicembre 2005.
      Speriamo che Berlusconio non lo riproroghi!

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