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Greenpeace - i problemi di sicurezza della centrale nucleare Enel di Mochovce in Slovacchia

22 Maggio 2007 di Amministratore

Il 15 maggio Greenpeace ha presentato un rapporto sulla sicurezza dell’ impianto nucleare di Mochovce appartenente alla Slovenské Elektrárne, società slovacca al 66% di proprietà dell’ Enel.

L’ Enel infatti effettuerà il completamento di due reattori nucleari di tecnologia sovietica del tipo VVER 440–213, la cui costruzione è rimasta interrotta dal 1993.

Il rapporto di Greenpeace (originariamente in ceco e tradotto poi in inglese) si basa su un documento del 2002 di Energoproject (EGP), che fu lo sviluppatore del progetto, e mira a richiamare l’ attenzione sul piano di investimenti Enel sul nucleare slovacco in quanto si mira a realizzare il completamento di due reattori nucleari che non riuscirebbero a rispettare gli standard di sicurezza occidentali.
Si è quindi confrontato il documento suddetto da EGP con un documento IAEA del 1996 contenente analisi specifiche sul tipo di reattore in oggetto VVER 440-213.

Greenpeace evidenzia (sulla base del documento del 2002) come a Mochovce per quanto riguarda la sicurezza:
- il sistema di protezione per gli incidenti non sarebbe stato mai testato
- non ci sarebbe un vero e proprio sistema di contenimento

Come ulteriori argomentazioni vengono riportati gli esempi di altri 2 reattori simili a quelli che si vogliono costruire a Mochovce:
- in Germania (dopo la riunificazione) i reattori di tipo sovietico furono bloccati, compreso uno a Greisfwald che era appena entrato in funzione (ma non ancora a regime) e identico a quelli previsti a Mochovce
- in Finlandia la centrale di Loviisa fu riprogettata e fu previsto un sistema di contenimento (condensatore di ghiaccio e un doppio guscio) di progettazione statunitense della Westinghouse con un sistema di controllo di produzione della tedesca Siemens.

Ma, continua Greenpeace, a Mochovce invece non sarebbe possibile neppure effettuare una riprogettazione come fatta in Finlandia (visto che la costruzione degli edifici è già al 70% e le mura e l’ alloggiamento del reattore sono già fatte), a meno che parti significative vengano demolite e ricostruite ex novo.

Ecco perchè si attende di vedere il progetto di fattibilità dell’ Enel per quali soluzioni propone per inserire un vero sistema di contenimento. Ma sempre Greenpeace manifesta perplessità sul fatto che ancora ci sia attesa per il progetto di fattibilità dell’ Enel (era previsto per fine aprile).

Per approfondire si può leggere nel sito di “Greenpeace”:

- un articolo di presentazione della questione relativa alla centrale nucleare di Mochovce in Slovacchia (in lingua italiana)

- un articolo di presentazione del rapporto sui problemi di sicurezza del completamento della centrale nucleare di Mochovce in Slovacchia (in lingua italiana)

- “Safety issues for Mochovce 3 & 4 nuclear units” (il rapporto integrale in lingua inglese; è un file pdf di 47 pagine e circa 1 mb)

- “I problemi di sicurezza del completamento dei reattori 3 e 4 della centrale nucleare Enel di Mochovce in Slovacchia” (una sintesi del rapporto in lingua italiana; è un file pdf di 1 pagina e circa 30 kb)



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  • 39 Commenti a “ Greenpeace - i problemi di sicurezza della centrale nucleare Enel di Mochovce in Slovacchia”

    1. Pietruccio scrive:

      Sono andato aleggermi la scheda (http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/scheda-reattori-vver.pdf) di Greenpece su quel tipo di reattori (i VVER) di cui dicono tutto il male possibile calcando la mano parecchio sul discorso sicurezza. E già che ci sono citano pure esplicitamente quelli della filera RBMK (tipo Cernobyl) !

      Cosa c’è di strano ?

      Semplice: mi ricordo come fosse oggi quando, in occasione del referendum fatto subito dopo l’incidente della RBMK tutte le televisioni, non solo nei dibattiti ma anche i telegiornali, continuavano a sottolineare che gli standard di sicurezza del blocco sovietico erano gli stessi che c’erano qui da noi (come dire che se è saltato quello, salteranno anche i nostri) e non avete idea di quante me ne sono sentite se solo provavo a mettere in dubbio la cosa.

      Adesso è sicuro: o allora o adesso quelli mentono. Che fossero abituati a farlo non nè ho mai avuto dubbi. Come si dice: per mentire bisogna avere buona memoria !

    2. Pietruccio scrive:

      P.S. Quando dico “quelli” intendo gli ambientalisti (sedicenti)

    3. phyllis scrive:

      anziché intervenire nel merito (investire 1.8 miliardi di euro in un reattore progettato negli anni ‘70) Pietruccio preferisce una polemica da reduce. Ma è d’accordo con questo investimento o no? Ha provato a leggere i documenti o preferisce la propaganda?

    4. Pietruccio scrive:

      Io avrei preferito che l’enel avesse fatto i reattori in Italia! Magari dei bellissimi, sicurissimi e pulitissimi EPR!

      Quelli sovietici, invece, non li conosco bene, né so quali siano i motivi della scelta fatta dall’enel: avranno avuto le loro ragioni. Prima di giudicare bisogna sentire tutte le campane.

      Il richiamo al referendum (in modo un pò provocatorio, e, rileggendo la mia mail, direi anche sgrammaticato) l’ho fatto perchè, se non ricordo male, qualcuno, nelle mail recenti su questo sito, lo ricordava con orgoglio. Io, invece, non me ne vanterei. Come avrebbero votato gli italiani se allora fosse stata detta loro la verità ? E cioè

      - che non era veramente in programma nessuna soluzione per la fusione nucleare (lo soteneva Rubbia),

      - che non c’era nessuna fonte rinnovabile all’orizzonte (allora andava di moda chiamarle “altrnative” e puntavano tutti sull’eolico; e per dimostrarne la bontà portavano come prova inconfutabile il fatto che c’era un paesino degli Stati Uniti che andava solo a eolico),

      - che non esistono “enegie che consumano meno” come si affannavano a spiegare certi politici (evidentemente non troppo ferrati in fisica in quanto 100J sono sempre 100J e non c’è modo di estrarre 200J a partire da 100J: ma non c’era uno in televisione che potesse ribattre),

      - che l’unica fonte di energia che realmente sarebbe stata usata dall’italia è quella derivante dai combustibili fossili che, oltre ad essere molto costosi (e oltretutto in questo modo i nostri soldi finiscono all’estero), riversano nell’atmosfera montagne di CO2 ed altri materiali fortemente inquinanti (probabilmente cancerogeni) producendo gravissimi danni all’ambiente,

      - che il reattore di Cernobyl era di un tipo del tutto particolare e che la gestione era stata decisamente allegra, ragion per cui, l’incidente era da considerarsi un fatto eccezionale e non correlabile con la nostra tecnologia, e così come dopo l’affondamento del Titanic non c’è stata nessuna nazione talmente imbecille da pensare di abolire ogni forma di navigazione e di galleggiamento, non era il caso di fare in italia (e la scrivo apposta con la minuscola) quella incredibile moratoria sul nucleare.

      Oggi, che sono passati vent’anni, dovrebbe essere tutto chiaro a tutti. E invece nessuno ricorda niente! E quelli dicevano assurdità allora continuano ad essere considerate persone affidabili, esperti, solo perchè si autoproclamano difensori dell’ambiente. Potere dei media. Povera Patria.

      Quello che voglio dire io è che chi attacca il nucleare oggi non è credibile, esattamente come non lo erano “gli esperti” di allora. Le considerazioni che ho fatto sopra, tutte puntualmente avverate nel corso di questi anni, erano facilmente prevedibili e comprensibili, così come era facilmente avvertibile l’ostilità pregiudiziale nei confronti del nucleare: lo scopo vero, anche oggi, è quello di vendere montagne di gas e petrolio a prezzi sempre più alti e qualunque scusa è buona per attaccare l’unica vera alternativa a quelle fonti di energia.

    5. Edoardo scrive:

      Per Phillys:
      l’esborso di denaro che l’Enel intende fare per ultimare la centrale è direttamente proporzionale al rischio: nessuna azienda si impegnerebbe a spendere 1.8 miliardi di euro in un progetto non sicuro; non solo per la perdita economica che ne subirebbe ma anche per la pessima fama che l’Enel si guadagnerebbe . Questo è quello che affermò Fulvio Conti quando, mesi fa, firmò l’intesa con Slovenské Elektrárne. Tra l’altro dimentichiamo la moderna centrale, con tutte le barriere e protezioni, che la stessa Enel ha quasi finitio di costruire a Chernavoda in Romania.
      Riguardo all’affermazione: “….a Mochovce invece non sarebbe possibile neppure effettuare una riprogettazione come fatta in Finlandia (visto che la costruzione degli edifici è già al 70% e le mura e l’ alloggiamento del reattore sono già fatte), a meno che parti significative vengano demolite e ricostruite ex novo”
      quando si decide di adeguare alle norme di sicurezza un impianto nucleare, ci si riferisce in particolar modo all’/alle unita’ di contenimento; si provvedere con una serie di intercapedini e paratie in cemento armato spesse 120 cm, schermate in piombo, da sovrapporre alla struttura già presente. Anche se chiedo la conferma agli amici ingegneri che intervengono sul forum, sicuramente l’Enel avrà in progetto una soluzione simile.
      Infine due parole sul reattore RBMK (commercilaizzato SOLO in Unione Sovietica):
      questo, a differenza del VVER (molto simile al PWR occidentale), era un tipo di reattore moderato a grafite e raffreddata ad acqua. L’avere la grafite come moderatore (assorbe neutroni) e l’acqua come refrigerante lo rendeva instabile infatti quando l’acqua evaporò per l’alta temperatura la grafite, prima di incendiarsi del tutto, rimase lì a far continuare la reazione, ormai fuori controllo. Invece in TUTTI I REATTORI OCCIDENTALI l’acqua fa da moderatore e refrigerante quindi, se questa viene a mancare la reazione si spegne.
      Inoltre il reattore era talmente enorme e rozzo che era quasi impossibile contenerlo in edificio a cupola come tutti gli altri a norma: il combustibile veniva ricambiato tramite una immensa macchina di carico/scarico posta 25 metri sopra il reattore. Proprio per questo motivo l’impianto era alloggiato sotto un semplice capannone prefabbricato. Lasciamo poi anadre che le barre di controllo erano tutte sollevate (errore gravissimo: minimo ne devono restare inserite 30) e che tutto successe perchè si volle tentare un esperimento assurdo ordito da burocrati e non da fisici nucleari.
      Queste non sono reminiscenze di reduci, come dici, tu ma dati tecnici provati e confermati da tutti quelli che hanno studiato il caso e non come si raccontava alle persone che le centrali erano tutte come Chernobyl.
      Un ultimo appunto: sul libro di storia contemporanea “L’ETA’ CONTEMPORANEA” di A. Camera e R. Fabietti Edizione 1993,potrai trovare un’ampia analisi storica sulle false paure create intorno al nucleare. Nel cap. 58 a pagina 1429 c’e’ addirittura un paragrafo intitolato “CHERNOBYL NON E’ CAORSO”

      Grazie per l’attenzione e scusate per il mio dilungarmi ma, come sapete, questi son temi che non siliquidano in due parole

    6. Phyllis scrive:

      Gli atteggiamenti di paesi occidentali riguardo ai VVER 440/213 sono stati di due tipi: la Germania dopo la riunificazione ha chiuso un reattore come quello di Mochovce appena entrato in funzione e ha bloccato altri 3 in costruzione a Greisfwald nell’ex DDR: i costi per portare questi reattori su standard occidentali erano troppo elevati.
      In Finlandia a Loviisa invece per allineare lo standard di sicurezza hanno costruito due reattori VVER 440/213, ma sin dall’inizio hanno previsto un sistema di contenimento westinghouse e la strumentazione e controllo della siemens: la prima unità è entrata in funzione nel 1977, 30 anni fa.
      La scelta dell’enel di completare nel 2007 un reattore che non rivenderà mai a nessuno è solo la condizione impotsa dal governo slovacco per l’acquisizione dell’azienda Slovenske Elektrarne al 66%: la convenienza è nel pacchetto ma il singolo investimento è demenziale, tanto che fu rifiutato dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo sviluppo, per sole ragioni economiche.
      Cosa sta comprando Enel: Mochovce (VVER di seconda generazione), Belene (idem in zona sismica) e i reattori spagnoli di Endesa, paese in cui il capo del governo nel 2005 ha annunciato la fuoriuscita dal nucleare.

    7. Pietruccio scrive:

      Per Phillys:
      Solo due precisazioni:

      1) anche la Svezia aveva deciso l’uscita dal nucleare (con la postilla del “non appena possibile”: infatti non è ancora uscita)

      2) il fatto che la zona sia sismica non pregiudica la costruzione di una centrale, né la sua sicurezza.

      Le centrali vengono, infatti, progettate per resistere agli eventi ambientali esterni. Per quanto riguarda i terremoti si prendono a riferimento due valori: un Terremoto Base di Esercizio e un Terremoto Base di Progetto (molto più forte). I valori delle sollecitazioni prodotte derivano dalle analisi geognostiche.

      Il primo è un terremoto che ha poca probabilità di presentarsi durante la vita del reattore e rappresenta il massimo ammissibile per il normale funzinamento: con tutti i terremoti minori o uguali di questo la centrale funziona regolarmente (non c’è neanche la necessità di spegnerla a scopo prudenziale: è fatta per funzionare in quelle condizioni).

      Il secondo rappresenta il massimo terremoto che possa avvenire in quella zona e prevede che la centrale possa in ogi caso essere spenta e messa in sicurezza (per un successivo riavvio dopo opportuni controlli). Per intenderci il terremoto di progetto (detto anche di spegnimento sicuro) adottato per la centrale di Caorso, era pari a 2.4 volte quello adottato in ambito civile (per le case) nella zona assai più sismica di Messina.

    8. daniele scrive:

      ENEL
      Su internet è disponibile un opuscolo che illustra le strategie energetiche dell’Enel. Riguardo al nucleare c’é (anche se sintetica) la tempistica per rendere operativo il centro di Mochovce.
      Sarebbe interessante andare a leggere cosa vuol fare Enel in quel sito e poi discutere.
      Questo è l’indirizzo dove scaricare il Pdf

      209.85.135.104/search?q=cache:G6AkpdreZW0J:www.fast.mi.it/en...

      vi ritroverete la versione Html della presentazione. Basterà cliccare sull’indirizzo internet scritto sopra ed avere il pdf impaginato
      Leggete e discutiamone partendo da dati esatti.
      La cosa migliore sarebbe che Enel chiarisse come intende finire di costruire il nuovo impianto e perché vuole tenere in vita per ulteriori 10 anni quello esistente e che nel 2030 dovrebbe essere chiuso.
      Siete daccordo che la mancanza di trasparenza e di informazioni certe danneggia tutti quanti?
      Finanziariamente poi mi dovete spiegare perché l’Enel ha speso un sacco di soldi per comprare 8 reattori, di cui 2 già chiusi e da smantellare, 4 che chiuderanno presto (se non ottengono il prolungamento) e sono costruiti con la tecnologia dell’epoca e 2 da finire di costruire.
      Qui ci vorrebbe l’ingegner Romanello per aiutarci, con questi dati e conoscendo il prezzo pagato da Enel, se alla fine l’Enel ci guadagnerà o meno.

      EPR, per Petruccio
      Se consulti il libro: “Impianti e installazioni indutriali ad alto rischio”, di Maurizio Cumo e Massimo Frullini, pubblicato dall’Università degli studi “La Sapienza”, a pagina 157 c’é un bellissimo disegno che ricalca fedelmente il disegnO del cuore dell’EPR. La dida dice: Reattore nucleare Westinghouse ad acqua pressurrizzata a quattro circuiti”.
      Non male che un progetto innovativo affondi le sue radici in un progetto degli anni 90. Interessante che si fronteggino due tipologie di reattori di III generazione, l’EPR ed il Westinghouse AP 1000, battagliando per convincere il compratore di turno, Cina per adesso, che uno è meglio dell’altro, quando i due prototipi sono uguali.
      Non voglio riaprire polemiche fini a se stesse e non utili ad un dibattito serio!
      Diciamo che l’esperienza realizzata precedentemente permette di realizzare adesso, sulla carta perlomeno, centrali BWR più sicure e moderne, lasciando fuori da questa discussione gli slogan e gli eufemismi.
      Concordo con la similitudine Chernobyl e Titanic, ma è anche vero, ed è stato detto anche dai “nuclearisti” (brutta parola scusate) che il problema delle scorie rende anche questa tecnologia “sporca” (altra parola brutta) come le altre.

    9. Phyllis scrive:

      per Pietruccio:
      Abbiamo aspetti diversi:
      1. il senso di acquistare oggi una tecnologia invendibile a costi elevati (1,88 mld di euro per 880 MW a Mochovce e 2,5 mld di euro a Belene per il 49% di un progetto da 2000 MW)
      2. il senso di impegnare queste cifre per reattori che quando furono costruiti in Finlandia e messi in funzione 30 anni fa furono riprogettati proprio per migliorare la sicurezza ritenuta (prima di Three Miles Island e Cernobyl) insufficiente
      3. l’abbiamo menata tanto con l’emergenza terrorismo in Italia per giustificare il commissariamento sul tema rifiuti nucleari e poi una azienda ancora per il 30 per cento statale si mette a costruire un reattore senza nemmeno un sistema di contenimento per eventi esterni (a parte le questioni relative del livello di tenuta in caso di un jumbo che ci caschi sopra, ma se fosse questa la discussione saremmo almeno parlando di un livello di sicurezza comunque maggiore di quello a Mochovce dove gran parte della costruzione è già finita per cui non è possibile nemmeno adottare l’approccio finlandese di, ripeto, 30 anni fa)
      4. la questione sismica: in democrazia dovrebbero almeno fare una consultazione per sapere se i cittadini e i Paesi vicini la pensano allo stesso modo, e sono d’accordo a vivere con una centrale di tipo sovietico costruita in zona sismica

      Comunque, già con i primi tre punti il comportamento di Enel mi pare vergognoso.

    10. Pietruccio scrive:

      Non spetta a me discutere delle scelte ENEL: da questo punto di vista, mi spiace, ma non posso essere di nessun aiuto alla discussione (perchè non conosco la situazione).

      Sul fatto che non sia giusto definire “sporca” l’energia nucleare, rimando al mio articolo del 10 maggio su “la radioattività e il problema dei rifiuti” (ho cercato proprio di dare l’idea intuitiva e il senso reale delle cose senza fare discorsi complicati). L’intervento successivo di Paolo Fornaciari specifica con ulteriori esempi e dati la questione. Mi rendo perfettamente conto che la massiccia propaganda fatta dai media in questi anni renda difficile infrangere il muro della diffidenza ma vi posso assicurare che le cose non stanno così come il pubblico le percepisce.

      Purtroppo la questione nucleare, almeno qui in Italia, è una cosa che riguarda più la sfera della politica e della mancanza di correttezza da parte dell’informazione che non qualcosa che riguarda la tecnologia. E’ per questo motivo che ritengo che il sistema collegiale delle decisioni, cioè l’andare a votare, sia quanto di meno democratico possa esistere sulla faccia della terra, se non è stata garantita, a monte, una corretta informazione, e se non si trova il modo di evitare che prevalgano le posizioni dei più forti. La democrazia non può essere solo partecipazione ma dovrebbe essere anche informazione e ragionamento prima della scelta. Siccome nessuno al mondo può ergersi a giudice per dire se un’informazione sia corretta e obiettiva oppure no, chi si ritiene democratico, ma per davvero, dovrebbe pretendere che l’informazione fosse almeno pluralista. L’accesso ai media, invece, in Italia, è stato di fatto precluso a chi sostiene le tesi favorevoli all’uso dell’energia nucleare (guardate la tv e fateci caso quanto raramente capita di vedere qualcuno che possa spiegarne le ragioni). Su queste cose dovrebbe interrogarsi seriamente e sinceramente chi fra gli ambientalisti si ritene anche democratico perchè è su questo che si gioca la nostra libertà e il nostro futuro.

      Per qunato riguarda gli EPR, è vero, non sono altro che una evoluzione della tecnologia precedente, e sia chiaro che non c’è assolutamente niente di male, anzi. Tutta la tecnologia evolve con questo criterio ed è raro il caso in cui prendano piede e risultino convenienti tecnologie troppo innovative. Il modo normale di procedere è quello di integrare, aggiungere, modificare ciò che già esiste, sfruttando l’esperienza accumulata e adattandosi alle nuove esigenze e alle nuove possibilità .

      Per descrivere i miglioramenti in dettaglio apportati agli EPR, in forma semplice ma sufficientemente approfondita, ci vorrebbe molto tempo e una mail non mi sembra adatta. Spero che lo faccia qualcuno su questo sito, se no, se trovo il tempo, proverò a falo io. Confermo solo quello che ho detto prima: in questo tipo di reattori si privilegia la sicurezza e si riduce un pò la quantità di scorie (perchè bruciano un pò di tutto), però costano un pò di più e non mi sembra un grosso inconveniente rapportato al servizio che fanno.

      Voglio chiudere con questa considerazione: l’esigenza che una cosa sia “nuova” riguarda il mondo della pubblicità , parolina magica per piazzare i prodotti, ma sul piano scientifico e tecnologico vale meno di zero: un reattore non deve essere nuovo ma piuttosto dev’essere sicuro, stabile, affidabile, versatile, a basso impatto ambientale, ecc…

    11. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Degli aspetti di sicurezza degli EPR (e non solo) mi sono occupato nel mio articolo dal titolo “Note sulla sicurezza nucleare”, che consiglio a chi volesse approfondire l’argomento:

      www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Note%20sulla%20Sicurezza%20Nuc...

    12. daniele scrive:

      Petruccio e Romanello

      Condivido la tua tesi. Democrazia è trasparenza (Petruccio);
      massima sicurezza rispettando le regole (Romanello)

      Quello che mi sorprende è però vedere la Areva (avete letto sul giornale lo scandalo che ha riguardato la Siemens?) pubblicizzare l’EPR. Secondo me la costruzione di un reattore nucleare non deve avere niente a che fare con il mercato liberalizzato dove la realizzazione del prodotto e collegata alla sua vendita. Già il fatto che due tipologie di reattore si contendano la nuova piazza atomica non mi và ! Se veramente c’é la volontà di rispettare i criteri di sicurezza imposti non ci può essere “battaglia commerciale”, addirittura non ci possono essere due aziende concorrenti. Se si parla della massima sicurezza non ci sono strade diverse, c’é un’unica strada con un costo determinato. Leggendo le note di Romanello e anche le varie risposte piene di dati e calcoli, non riesco a capire come questo “approccio ordinato e scientifico” che esamina obbiettivamente il progetto e, usando strumenti scientifici, ne esamina i possibili problemi e li risolve prima (se i miei calcoli dicono che ci può essere un terremoto di scala 2 io costruisco l’impianto perché regga ad uno scala 4) possa andare a braccetto con le regole del mercato e della concorrenza, che prevedono la realizzazione di un progetto a minor costi. Per me la progettazione di una centrale nucleare ha delle regole ben precise, da rispettare pena il blocco dei lavori; quindi non esiste mercato, ne concorrenza perché le regole sono quelle e quelli i costi. Perché allora si parla di EPR e AP? Visto che ambedue sono fratelli dei progetti degli anni ‘90 perché avere due concorrenti?

      Su Enel
      Non sappiamo niente. Sull’Enel nucleare possiamo parlare solo per partito preso e non è questo il posto. Bisognerebbe, e forse potrebeb essere un buon inizio di controinformazione, sapere come stanno veramente le cose, ovvero avere la risposta a quelle domande che ci siamo posti. Possibile che non si riesca a sapere come stanno le cose? Potrebbe, e qui mi rivolgo a tutti, sia i pro che i contro, essere un’inizio di collaborazione virtuale per conoscere la verità ? C’é un progetto ben definito e in attività e ci sono delle domande. Possiamo provare a sapere le riposte?

      Grazie per le vostre risposte

    13. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      No, non condivido per niente. Il fatto che gli impianti nucleari rispettino le rigide normative di sicurezza non implica affatto che non possano sottostare alle leggi di mercato.
      Ad esempio: il fatto che le automobili moderne debbano passare delle rigide prove di crash, montare airbag, barre laterali, ecc. non significa certo che tali auto non seguano le regole del minimo costo e, in generale, del mercato.
      Mi sembra lineare. L’energia nucleare bisogna mettersi in testa che è un prodotto industriale come un altro, ne più ne meno…

    14. daniele scrive:

      E invece dottor Romanello se si vuole che la sicurezza dell’impianto nucleare non deve esserci concorrenza, visto che si parla di macchine altamente specializzate, con parametri di sicurezza che non permettono alcun errore.
      L’esempio con delle automobile è sbagliato.
      Ho letto quello che lei a detto nel forum sulla sicurezza, sulla correttezza d’agire (per esempio sulla trasparenza delle informazioni da e verso le popolazioni che hanno una centrale nel loro territorio). Lei ha detto che ancor prima di essere un tecnico è un cittadino che vuole tutte le sicurezze.
      Per realizzare una centrale ci deve essere un progetto standard, il migliore possibile e su quello costruire (la parola filiera è una delle parole più usate per parlare della sicurezza di un’impianto nucleare).
      La concorrenza non offre la sicurezza richiesta da un progetto così importante. Si parla di progetti del valore di miliardi di euro. Ci pensa che interessi ci possono essere dietro a questa montagna di soldi? Per esempio ha letto lo scandalo che ha coinvolto i dirigenti Siemens per delle tangenti? La Siemens, leggo dalla sua ricerca, insieme alla Framatome realizza l’EPR.
      Dottor Romanello l’energia nucleare non è un prodotto industriale. Quello che per Fermi era il sogno di dare un futuro illuminato all’umanità dove c’era energia per tutti era una visione socialista e se una cosa deve essere un bene per tutti non può soggiacere alle regole del mercato, ma le deve superare.

    15. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      “Lei ha detto che ancor prima di essere un tecnico è un cittadino che vuole tutte le sicurezze.”.
      Si, naturalmente, e lo ridabisco con forza.

      “L’esempio con delle automobile è sbagliato.”
      Non vedo perchè: è la stessa cosa. Pe il singolo l’automobile è equivalente all’impianto nucleare, con la differenza che in caso di incidente nucleare ho ottime possibilità di sopravvivere se il piano d’emergenza funziona (come DEVE essere!), mentre in caso di incidente automobilistico posso facilmente morire (non dimentichiamo che ogni anno in Italia un intero paese scompare dalla carta geografica a causa degli incidenti stardali!).

      “Per realizzare una centrale ci deve essere un progetto standard, il migliore possibile e su quello costruire”
      Infatti è così, e nel progetto standard la sicurezza gioca un ruolo fondamentale.

      “La concorrenza non offre la sicurezza richiesta da un progetto così importante.”
      Affatto vero. Anzi. La concorrenza fra le case costruttrici di reattori ha portato alla realizzazione di macchine sempre più modulari, resistenti alla proliferazione, economiche e soprattutto SICURE. Basta dare uno sguardo alle caratteristiche di sicurezza dell’EPR per dormire tranquilli anche se se ne ha uno alle spalle (ve lo dice uno che affianco ad un reattore acceso, di II generazione, ci ha dormito, in Svezia!).

      “Dottor Romanello l’energia nucleare non è un prodotto industriale.”
      Si che lo è, eccome. E deve esserlo, altrimenti parlare di produzione di energia elettronucleare non ha senso.
      Il fatto che sia un prodotto industriale non pregiudica la sicurezza: basta ci sia un ente di controllo che faccia il proprio dovere (come in tutti gli stati del mondo). Nessuna utility poi vuole rischiare un incidente nucleare, seppur minimo, altrimenti corre il serio rischio di chiudere battenti (e lo sa bene). Dico quello che dico perchè ho avuto modo di ‘toccare’ con mano quanto dico. L’idea di organizzare delle gite guidate nei paesi che hanno il nucleare da anni, con vantaggio, non è certo sciocca…
      La paura e la diffidenza nasce solo dall’ignoranza (che purtroppo i nostri media, consentitemelo, cavalcano deliberatamente…).

    16. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      x Daniele

      I dati a mia disposizione non sono certo sufficienti per un calcolo esatto, tuttavia ho motivo di pensare che l’acquisto ENEL sia un affare.
      Leggendo il documento segnalato ho visto che gli standard di sicurezza adottati sono pari a quelli OCCIDENTALI, e questo dovrebbe farci dormire tranquilli.
      Il nucleare poi è quasi sempre un affare: anche riattivando le centrali nucleari italiane probabilmente potremmo produrre energia a meno di 2 eurocent/kWh, in tutta sicurezza.
      Quanto all’allungamento della vita delle centrali è una cosa che ho spiegato più volte: allungare di 10-20 anni la vita di una centrale è ormai prassi consolidata, e non comporta nessun pericolo (se le cose vengono fatte come si deve). Come ho già spiegato tutti i componenti di un impianto possono essere sostituiti, eccetto il vessel. Le previsioni di resistenza di questo componente ai flussi neutronici sono state troppo pessimistiche: oggi con i nuovi codici calcolo e dati di cui disponiamo si è potuto stabilire che l’infragilimento neutronico è stato molto più basso di quello atteso (a causa di una buona schermatura da parte dell’acqua) e questo ha consentito di allungare (senza pericolo!) la vita degli impianti.
      Inoltre l’ENEL collabora al progetto EPR, e questo è sicuramente un bene, credetemi…

    17. Pietruccio scrive:

      Leggendo gli interventi precedenti (Daniele e Vincenzo) mi sembra che le distanze siano incolmabili. Per quel che mi riguarda condivido le linee di fondo di entrambe le tesi che non mi sembrano del tutto in conflitto. Proverò spiegare il perché senza entrare troppo nei dettagli, visto che per quel che riguarda il nucleare mi sembra che sia già spiegato tutto in modo sufficientemente esaustivo nel bel documento proposto da Vincenzo sulla sicurezza nucleare che purtroppo (il tempo è tiranno) non sono ancora riuscito e leggere per intero (fortunatamente alcune cose le conoscevo già ).

      Parlare sulla sicurezza è una cosa molto complicata, perché investe molti aspetti su molti piani diversi. La cosa è poi aggravata dalla mancanza di una cultura della sicurezza: è un argomento su cui prevalgono i pregiudizi e ognuno si sente in diritto di dire quello che gli pare, (come la nazionale di calcio) tanto non ci sono riscontri, e quando succedono le tragedie è cattivo uso dare all’evento le interpretazioni più bizzarre per confermare le proprie convinzioni, qualunque esse siano. E’ anche difficilissimo intervenire in concreto: convincere qualcuno a fare una spesa aggiuntiva per la “sicurezza” è un’impresa anche nei riguardi quelle persone che fino a un minuto prima ti avevano giurato di mettere la salute al primo posto. Del resto chi di noi (compreso Daniele) spenderebbe il doppio per avere un’automobile con tripli freni, doppi comandi, doppio motore, otto ruote ecc… Eppure su quelle auto ci saliamo noi, i nostri figli, la mamma…

      La tragedia degli incidenti sul lavoro è un’altra triste dimostrazione delle difficoltà della materia. Sono state introdotte da anni delle montagne di normativa (per esempio 626, 494) anche dettagliate, oltremodo pesanti (volendo fare una battuta direi ai limiti della schizofrenia) e severe e, mi risulta, con ben pochi esiti: non ne avevo dubbi! Non servono le norme complicate e le super punizioni in una situazione di confusione, un po’ perché a pagare non sono mai i veri responsabili (cioè quelli che ci guadagnano da una situazione irregolare, cosa che in un mercato di concorrenza li avvantaggia, e parecchio, nei confronti di chi rispetta le regole), un po’ perché è impossibile normare tutto (è poi un’impresa avere normative ragionevoli, almeno qui in Italia, il che getta ulteriore discredito nei confronti di che tenta di seguirle), un po’ perché, anche ammesso che le normative siano buone, è complicatissimo farle rispettare per intero (parlo del sistema dei controlli).

      Che ci possa essere molta diffidenza nei confronti di questo sistema produttivo, senz’altro primitivo, è poi avvalorato dai continui scandali e malfunzionamenti che nascono da avidità , ignoranza e disonestà . Basta pensare a eventi come quelli del vino al metanolo, lo scandalo recente di dolciumi per bambini fatti con prodotti avariati (e, fatto gravissimo, non sono diventati di dominio pubblico i nomi delle ditte che producevano in quel modo), carne in scatola al butulino, mucche pazze (conseguenza di norme veterinarie irresponsabili e dell’attività “contro natura” di dar da magiare carne agli erbivori) ecc… C’è anche chi fa certe cose per disperazione: si pensi all’elettricista che, messo alle strette da contratti capestro, ha dato fuoco allo storico teatro La Fenice di Venezia. A dare un’idea di insicurezza pesa anche la bassissima affidabilità di molti prodotti a cominciare da quelli informatici. Basta aprire il giornale per sapere di imbrogli, corruzione ecc… Siamo uomini, siamo fatti così.

      Il sistema della concorrenza, poi, spesso genera mostri, perché la concorrenza è come tutte le altre cose, funziona se viene presa nella giusta misura, può essere devastante in caso contrario. Un buon bicchiere di vino impreziosisce un pasto, cinque litri ci mandano all’altro mondo. Se manca concorrenza è ben difficile che qualcuno si dia da fare, ma se ce n’è troppa, chi finisce per trovarsi in condizioni disperate è pronto a rischiare, costi quel che costi (preferibilmente non a lui). Purtroppo in questo periodo storico sfortunato non prevale l’idea di fare cose equilibrate con la giusta misura: vanno di moda gli eccessi (oltre che gli imbecilli).

      Allora, perché mai chi lavora in ambito nucleare dovrebbe essere diverso?

      Ci sono diversi aspetti da considerare.

      Il primo è un dato di fatto. I reattori occidentali si sono sviluppati in questo mercato, coi suoi pregi e i suoi difetti. Ormai il numero di reattori (di seconda generazione) che ha funzionato anche per diversi anni comincia ad essere elevato e incidenti seri (immagino di palare con persone serie e non vittime di propaganda faziosa tipo Beppe Grillo, per intenderci) non ce ne sono stati. In particolare quello più grave, di Three Miles Island, se analizzato con onestà intellettuale, dimostra proprio la bontà e la tenuta delle soluzioni adottate. L’unico vero disastro è avvenuto proprio dove il mercato non c’era ma, ribadisco, è un caso che secondo me non fa testo: lì c’era alla guida uno che non sapeva veramente cosa fosse un reattore (e in particolare di quel tipo). In quest’ottica (e tolto Chernobyl), la statistica sui fatti pare dunque confermare le teorie sull’affidabilità dei progetti nucleari.

      A mio parere gli “anticorpi” sono diversi. Uno è dovuto al fatto che non sono poi molte le persone tanto irresponsabili da mettersi a trattare con superficialità oggetti di questo genere, per cui è normale che prevalga in tutto l’ambiente un certo “clima” piuttosto che un altro. Il fatto poi che si tratti di una tecnologia relativamente nuova, che nasce e si sviluppa in ambienti scientifici avanzati, ha fatto in modo che non ci fosse una tradizione radicata (e si sa quanto poco rispetto nei secoli scorsi venisse riservato all’uomo e alla sua sicurezza) da dover prima sopprimere. Si tratta, insomma, di una tecnologia moderna, che si sviluppa in un periodo abbastanza civile (sotto certi aspetti, terribile sotto altri) in cui è “normale” dare un “valore” molto alto alla sicurezza dell’uomo: i reattori oggi vengono progettati come quella macchina ultrasicura (al limite dell’assurdità ) che nessuno comprerebbe, con tre tipi di freno, doppi comandi ecc… di cui parlavo prima. C’è poi l’aspetto legato agli altissimi investimenti necessari per realizzare un reattore e l’altissimo rendimento, in termini economici, che ne deriva quando è in funzione. Questo aspetto rende necessario, e anche molto conveniente, il fatto che, prima di tutto, alla fine, tutto vada liscio. C’è poi la pesantissima burocrazia che accompagna ogni fase di progettazione e produzione: si chiama “garanzia della qualità ” e serve a garantire che alla fine i componenti e i processi produttivi soddisfino le specifiche di progetto. Lo scopo si ottiene attraverso un meccanismo spinto di controlli e organizzazione del lavoro. La burocrazia, in generale, è di due tipi: quella cattiva serve a dare potere ai funzionari e a rompere le scatole alla gente che lavora (cosa che, secondo me, rende profondamente felici proprio quei funzionari che, appunto, non “lavorando”, sono presi da inconfessabili rimorsi). Quella buona serve per programmare quello che si fa, fare quello che si è programmato (con le eventuali modifiche, i relativi controlli e le procedure di rientro) e certificare quello che si è fatto. In garanzia della qualità , della parte nucleare di un reattore, si conosce il nome di chi ha prodotto ogni pezzo e di chi ha fatto ogni lavorazione: ognuno si prende la propria responsabilità . Si garantisce l’indipendenza di chi è preposto a effettuare i controlli. Si tiene traccia delle ditte e di come hanno operato (sarebbe interessante spiegarlo in dettaglio ma è molto complesso). Quello che voglio dire è che il nucleare non è l’ambiente ideale per chi non ha intenzioni serie (cioè per il mondo degli appalti, dei subappalti, dei sub-sub-sub… per cui alla fine ci sono dieci che guadagnano e un albanese che lavora e non capisce neanche bene l’Italiano, e la responsabilità se la prende uno che non centra niente). Penso, insomma, che tutto quanto detto sopra funzioni da ottimo deterrente per i furbetti che trovano ambiti ben più fertili e redditizi da altre parti.

      Penso anche che, se tutto funziona (e funziona), il fatto che delle aziende siano messe in concorrenza serve solo a trovare delle soluzioni più efficaci per raggiungere il livello di qualità imposto dalle norme. Non vedo in che modo una sana concorrenza possa rappresentare un pregiudizio alla sicurezza, anzi, è un sistema positivo che tende a premiare chi è più abile a progettare e a fare il proprio mestiere (purché si ragioni a parità di obiettivi).

      Non capisco, invece, le critiche mosse sui ritardi dell’EPR Finlandese. Si tratta della prima costruzione di questo tipo, è normale che ci siano degli inconvenienti e che vadano risolti nei tempi e nei modi necessari. Il primato degli aspetti di tipo commerciale anche su questioni così rilevanti per la sicurezza è solo una misura di quanto sia arretrata la mentalità corrente al giorno d’oggi e noi tecnici non dovremmo calarci le braghe così facilmente di fronte a questi signori.

      In conclusione credo che la sicurezza sia prima di tutto una questione culturale e che l’industria nucleare possa svolgere una funzione importante all’interno di una nazione per spingere nella giusta direzione, proprio perché il sistema produttivo di tipo occidentale fondato sull’imprenditoria (che per sua natura è fatta da gente che rischia e sa rischiare, e, sia chiaro, mi tolgo tanto di cappello) ha bisogno di contrappesi. Casomai mi dà una certa preoccupazione il fatto che sulla questione nucleare gli imprenditori italiani siano stati sempre latitanti. Mi chiedo quale sia il livello che vogliamo dare al nostro paese sul piano della qualità delle attività produttive.

    18. Edoardo scrive:

      Communication de la Commission au Conseil et au Parlement européen, du 6 septembre 2000. Appui de la Commission à la sûreté nucléaire dans les nouveaux États indépendants et les pays d’Europe centrale et orientale [COM(2000) 493 final - Non publié au Journal officiel].

    19. Edoardo scrive:

      Mi spiace ma ho inviato erroneamente un dettaglio della delibera della commissione eurpoea del 06/09/2000 ove si parla della sicurezza degli impianti nucleari operanti in Bulgaria, Slovenia e Lituania.

      L’impianto di Ignalina (Lituania) che da al paese il 65% di energia è un modello RBMK (tipo Chernobyl) che non essendo possibile metterlo in sicurezza dovrà essere chiuso entro e non oltre il 2010.
      Invece per i reattori VVER 440-213 e VVER 1000 si delibera una concessione al fine di modernizzare quest’impianti, visto che è possibile. Riporto come da delibera (in francese): “….dans des cas spécifiques, un octroi d’une aide à l’amélioration de la sûreté de certains réacteurs à moderniser (VVER 440-213 et VVER 1000) sous forme d’une révision du cadre réglementaire, d’une gestion des projets et d’une assistance opérationnelle”

      L’Enel, contando su questi aiuti della comunità europea ha deciso partecipare. D’altronde l’ha già fatto anche in passato acquistando o partecipando alla gestione di vecchie centrali a carbone o a gas nei paesi dell’Est (Russia, Slovenia, Polonia, ecc.) In quei casi nessuno ha sollevato il benchè minimo dubbio sulla sicurezza, sull’eventuale inquinamento o sui costi/vantaggi dell’operazione. Solo quando si parla di centrali nucleari tutti gridano allo scandalo.
      Non vi sembra un approccio un tantino ideologico?

      Saluti.

    20. Phyllis scrive:

      Veramente Greenpeace ha attaccato anche gli investimenti sul carbone e lignite anche all’estero e recentemente ha anche denunciato Enel per pubblicità ingannevole sulle fonti rinnovabili.

      Ieri ENEL ha presentato alla stampa una nota su Mochovce nella quale non spiega assolutamente nulla: la stessa si trova nella rivista Enel insieme in cui a proposito di Mochovce non si spiega un accidente di cosa verrà fatto per elevare lo standard di sicurezza. L’unica cosa chiara che hanno detto è che autorevoli scienziati approvano quello che stanno facendo…

      Una cosa è certa: non si seguirà la strada della Finlandia che è stato il tentativo più serio di adeguamento strutturale di un reattore VVER 440-213.

    21. Edoardo scrive:

      A Greenpeace non va mai bene niente:
      no investimenti su nucleare, no a carbone e lignite, il petrolio inquina, le fonti rinnovabili non sono sufficientemente sviluppate… poi sono i primi a scendere in piazza contro le medesime: a Scanzano (GR) per le pale eoliche insieme a Legambiente, Verdi e Italia Nostra, in Garfagnana (LU) per la costruzione per un impianto a biomasse. In Sardegna, addirittura, spalleggiando Sig. Soru, hanno chiesto, insieme a tutti gli altri prima menzionati ,una moratoria per qulasiasi installazione eolica causa impatto ambientale.
      Quando poi ci sono vere emergenze ambientali (es: il disastroso inquinamento nei petrolchimici di Priolo e Gela oppure la terribile situazione dei rifiuti Campania) non sono così determinati e insistenti come quando si parla di nucleare… Continuiamo pure ad ascoltare certa gente!

    22. Phyllis scrive:

      edoardo scrive il falso

      Sull’eolico Greenpeace ha attaccato Soru con lo slogan Fateci girare le pale e organizzato una maratona eolica

      ha commissionato l’unico rapporto tecnico sull’efficienza nei consumi elettrici al Politecnico di Milano
      greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/effi...

      A Scanzano Greenpeace e Legambiente sono a favore delle pale eoliche e proprio in quel sito Greenpeace ha prodotto un video pro eolico che viene presentato proprio oggi

      ha presentato un rapporto pro eolico e pro solare a dicembre 2006
      greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/rinn...

      prima informarsi, poi emettere giudizi

      prima di scrivere, verificare

    23. Edoardo scrive:

      Per Phillis
      I tuoi amici verdi e di Green Peace ti prendono in giro e non te ne accorgi.
      Prima dicono nero poi fanno bianco.
      Infatti l’eolico è ancora molto indietro in Italia non solo per pochi investimenti ma anche perchè comitati ed associazioni di cittadini impediscono la realizzazione dei siti eolici così come ha programmato l’Enel, ovvio che quando ci sono quest e proteste Green peace non dice niente: mi spiace per te ma i video, le maratone ecc. è solo fumo negli occhi.
      Fornirò presto articoli e fonti ove si dice il contrario di quello che ingenuamente ti fanno credere.

    24. Edoardo scrive:

      Come promesso per Phillis:
      il Dott. Vittorio Vagliasindi(Responsabile Energie rinnovaibili Enel) su un alticolo del Corriere del Settembre 2005 sulle opposiszioni all’eolico affermava: “In Sardegna il bilancio è pessimo. L’impianto di Oschiri Balascia è sotto sequestro. Quello di Monte Lusei è stata ritirata la concessione edilizia e a Genne Fontana è mancato il benestare dei Beni Artstici. A Littigheddu la protesta è degenerata e 6 aerogeneratori SONO STATI DATI ALLE FIAMME con danni per 4 milioni di euro”
      Dopo un anno circa in Sardegna perduravano ancora mole ed accese proteste.
      Inoltre:
      un ansa del 21 Settembre 2005 (Ansa.it/Ambiente) il WWF Abruzzi appoggia fermamenete la protesta della centrale eolica sulla cresta del Serra Lunga nei pressi dell’Aquila perchè “Troppo impattante”
      Un’altra Ansa del 22/04/06 Carlo Ripa di Meana (Italia Nostra) dice a prposito della futura centrale eolica si Scanzano: “Mi ha colpito in particolare la insostenibile aggressione che queste gigantesche macchine industriali porteranno alle linee sever ed imponenti di questo nobile maniero”
      Quando poi la centrale è stata costrita ho assistito in Aprile sulla Tv privata RTV38 un dibattitio ove i cittadini protestavano per l’inquinamento acustico delle medesime e minacciavano proteste.
      Avrei mille altri esempi di accanimento contro l’eolico (nonostante la sua bassa affidabilità come fonte energetica quindi ti chiedo: se Green Peace è tanto amante dell’eolico perchè non cerca di convncere tutti gli altri ambientalisti a non affossarla.
      Quando ci sono tutte queste proteste si dovrebbe pronunciare dicendo: “No, ragazzi l’eolico dev’essere sfruttato al massimo, non opponetevi”… E invece niente.
      Allora poi cosa servono tutti quei rapporti di efficienza, video, campagne informative che tu riporti? Solo inutili chiacchiere!
      Fulvio Conti, AD Enel seguendo il sopra citato Vagliasindi affermò: “Se oltre alla burocrazia continuano le violente proteste saremo costretti a valutare alternative di sviluppo all’estero di impianti fotovoltaici, eolici e biomasse.

    25. Edoardo scrive:

      Sempre per Phillis:
      dimenticavo… Tempo fa ti avevo posto una domanda alla quale non hai voluto o saputo rispondere, te la ripeto: “Chi sono questi fantomatici tecnici e/o ricercatori indipendenti dai quali Green Peace trae dati per sparare sentenze a destrae manca?”….
      Chi sono, per chi lavoranoo questi signori? E poi: sono scienziati, tecnici nucleari, geologi, economisti o semplici impiegati della stessa Green Peace?

      Gradiremmo una risposta.

    26. Edoardo scrive:

      Per Phyllis come promesso:

      sul Corriere del Settembre 2005, Vittorio Vagliasindi, responsabile dell’area energie rinnovabili Enel, affermava: “In Sardegna il bilancio è pessimo (riguardo alla localizzazione di torri eoliche) l’impianto di Oschiri Balascia è sotto sequestro, a quello di Monte Lusei è stata ritirata la concessione edilizia mentre a Genne Fontana è mancato il benestare dei Beni Artistici. A Littigheddu la protesta contro le torri a vento è degenerata e 6 aerogeneratori sono stati dati alle fiamme con danni per 4 milioni di euro” Fulvio Conti, AD Enel aggiunge dopo qualche giorno facendo eco a Vaglaisindi che, causa burocrazia ma soprattutto proteste ambientaliste, la stessa Enel si vedrà costretta a valutare l’alternativa di sviluppo all’estero di impianti eolici, solari e biomasse.
      Dopo quasi un anno la situazione non era cambiata.
      Un’Ansa del 21/09/2005 (Ansa.it/Ambiente) riporta un articolo ove il WWF plaude alla bocciatura della centrale eolica sulla cresta della Serralunga nei comuni di Civita D’Antino e Collelongo (AQ).
      Le tanto declamate torri eoliche di Scanzano (GR) sono state installate dopo pesanti proteste come quelle di Carlo Ripa di Meana, (Ansa del 22/04/2006) perché troppo impattanti con “le linee purissime e severe del paesaggio e del castello di Montepo’.
      In Aprile sulla TV privata RTV38 ho assistito ad un dibattito sulle rinnovabili ove gli stessi cittadini di Scanzano, che abitano nei pressi dell’impianto, protestavano vivacemente per il rumore delle pale pentendosi della scelta fatta.

      Avrei mille altri dati simili (es. la centrale a biomasse del Mercure, in Calabria, fatta fermare dagli ambientalisti!) ma mi fermo qui. Domanda: e Green Peace dov’era? Cosa diceva? Se davvero è tanto amante delle rinnovabili, e soprattutto del vento, perché non ha voluto convincere le altre anime ambientaliste a non affossare l’eolico? Si poteva esporre dichiarando che i colleghi verdi si stavano sbagliando …e invece silenzio (credo un po’ complice)
      Phillis, di fronte a dati veri, tutti video, i sti e forum internet, le maratone, i rapporti di efficienza ecc. sono solo chiacchiere opportunistiche ed inutili

    27. Phyllis scrive:

      edoardo: dovresti distinguere le opinioni dai fatti

      il rapporto sulla sicurezza di Mochovce è stato redatto da un ingegnere che ha lavorato per anni su questi impianti Dalibor Strasky
      greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/nucl...

      il rapporto sull’efficienza che citavo è stato elaborato dal gruppo del prof Pagliano del Politecnico di Milano
      etc etc

      e poi sull’eolico: proprio ieri Greenpeace ha diffuso con Anev i risultati di un sondaggio sul consenso sociale dell’eolico
      http://www.greenpeace.org/italy/news/eolico-anev

      e ad aprile lo slogan usato da Greenpeace contro il governatore Soru era “Soru facci girare le pale”
      http://www.greenpeace.org/italy/news/soru-eolico-sardegna

      prima informarsi sui FATTI e poi sparare le sentenze
      grazie

    28. Edoardo scrive:

      I fatti sono che, come ti ho documentato, e che da una parte gli ambientalisti vogliono le rinnovabili dall’altra le contrastano. Green Peace, a parer mio, se si vuole dimostrare coerente dovrebbe insistere sullo scoraggiare le proteste. Dovrebbe, al di là di slogan, siti ed altro, intervenire contro tutti quelli (anche ambientalisti) che si oppongono all’eolico, alle volte, prutroppo anche in maniera violenta (come in Sardegna)
      E come se io, nuclearista convinto, quando sento dire falsità sul nucleare sto zitto e/o permetto che si faccia cattiva informazione. Che poi pubblicizzi dei sondaggi che dichiarano l’accettazione sociale dell’eolico ma poi, quando si decide di costruire l’impainto, scoppia il finimondo. E’ in questo momento che Green Peace dovrebbe farsi sentire.
      Per Mochovce l’Enel si impegna (dichirazioni delll’AD Fulvio Conti) partendo dal VVER originario ad adottare tutte le protezioni attive e passive come dai modelli occidentali. Ripeto che non penso che Enel investa 1,80 miliardi di euro in un impianto a rischio di incidente.

      Grazie per l’attenzione

    29. Edoardo scrive:

      Per Phyllis:
      I fatti sono, come documentato, che gli ambientalisti prima gridano che vogliono le rinnovabili e poi le contrastano.
      Ora, se Green Peace fosse coerente invece di tiepide dimostrazioni (siti, rapporti, maratone, slogan, ecc.) dovrebbe attivamente contrastare chi affossa una delle fonti energetiche rinnvobili sulla quale si fonda buona parte della sua propoaganda.
      E poi comincia ad informarti anche da altre fonti: ovvio che se leggi solo quello che dice Green Peace alla fine uno è indottrinato a senso unico.
      Io sono divenuto un nuclearista convinto analizzando tutte le critiche che gli antinuclearisti facevano al riguardi dell’energia nucleare.

    30. Edoardo scrive:

      I fatti, come ti ho documentato, sono che gli ambientalisti prima vogliono le energie rinnovabili e poi le contestano.
      Green Peace, se fosse coerente, invece di tiepide iniziative (siti internet, maratone, pubblicazioni varie…) dovrebbe convincere tutte le altre anime ambientaliste a non affossare lo sviluppo di quest’ultime.
      Quando ci sono proteste come quelle che ti ho riportato nel precedente intervento non si fanno neanche sentire…Perché non scendono in piazza contro che contesta l’eolico, il solare o le biomasse?

    31. domenico scrive:

      E’ appena il caso di far noatare che l’organizzazione pace verde è un’ iniziativa privata fatta da privati con scopi che solo loro possono sapere?

      i governi ,legittimi, nazionali devono dare risposte concrete e fattibili per il bene comune, mi rendo conto che oggi giorno molti si mettano su per scassare le balls ai vari governi, chissà poi perchè?

      in effetti le amministrazioni rispondono su diversi piani del loro operato mentre le org. ecocompatibili non rispondono a nessuno ( o NO?) nessuno si preoccuperà di chiedergli i danni per il mancato sviluppo?

      e i primi a pagare saranno gli ultimi , i diseredati le fasce sociali più deboli : anziani, portatori di disabilità ,extracomunitari , giovani, e la tanto vituperata familia?

      vi siete chiesti perchè nella vicina Francia sono riprese le nascite di bimbi e qui no?

      distintamente

    32. domenico scrive:

      per favore sistemate i l mio post c’è ne sono due di troppo

    33. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      domenico ho eliminato i messaggi di troppo (erano sei).

      purtroppo il server sta avendo gravi problemi e l’ assistenza tecnica latita…

    34. Edoardo scrive:

      Pienamente d’accordo con Domenico.
      Green Peace fa solo proclami ed i dati che comunica spesso sono inesatti (sopratutto queli che riguardano il nucleare!) Io non ho niente contro le rinnovabili (utilissime per il mix energetico di un paese) dico solo che questo accanimento solo e soltanto contro il nucleare è inconcepibile!

    35. Phyllis scrive:

      per edoardo: di nomi dei tecnici che elaborano i documenti per Greenpeace ne ho citati due casi (su efficienza e Mochovce), ma evidentemente non leggi i miei messaggi per quanto sei preso a sparare sentenze sugli antinucleari

      un altro esempio di autori che lavorano su commissione di Greenpeace è un gruppo del DLR - l’istituto aereospaziale tedesco - che ha elaborato gli scenari presentati a gennaio:

      greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/ener...

      ripeto su Mochovce: la Finlandia negli anni 70 (prima di Three Miles Island e prima di Cernobyl) ha pensato bene di adattare il VVER che comprava dall’URSS con un guscio della Westinghouse e il reattore è andato in parallelo nel 1977

      Il progetto ENEL NON prevede alcun guscio protettivo da eventi esterni (e ci hanno raccontato dell’emergenza nucleare e del commissariamento Jean…)

      E vis sembra accettabile? Enel semplicemente sta comprando ciò che riesce a comprare sul mercato e non importa se la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo aveva bocciato questo investimento (Enel nel pacchetto che compra ci rientra)

      il dibattito sul nucleare è buffo: arriva da USA e UK perché lì discustono di sussidiare una fonte che ha assorbito la gran parte dei fondi pubblici di ricerca e sviluppo…

      vedo che i reduci del nucleare abbondano in questo sito

    36. Edoardo scrive:

      per Phyllis:
      non si tratta di sparare sugli antinuclearisti.
      Voglio solo dire che la tua stimatissima Green Paece è una organizzazione privata che spesso dice e promulga notizie inesatte.
      Essendo poi un ‘organizzazione privata ti sarai mai chiesto se per caso, alle volte, questi signori si schierino a seconda di chi li paga e li sostiene?
      I reduci del nucleare, come li chiami tu con disprezzo, sono invece quei pochi che prima di farsi intontire da proclami ambientalisti si basano su dati scientifici (e su questo forum ce ne sono in abbondanza)

    37. Edoardo scrive:

      Sempre per Phyllis:

      A parte che su Mochovce ho dati completamente differenti dai tuoi, infatti Enel acquista gli impianti ma poi, si è impegnato a renderli sicuri secondo le direttive CEE (AD Fulvio Conti) altrimenti la stessa Iaea mai avrebbe acconsentito l’operazione ed avrebbe fatto chiudede le centrali come quella di Ignalina (lituania) che essendo un RBMK non è possibile metterlo in sicurezza.
      Una cosa però voglio sottolineare: guarda che sussidi, incentivi ed altre risorse pubbliche servono anche per le fonti rinnovabili. In Italia, ad esempio, il solare è incentivato in maniera spropositata (pensa: 6000 € per Kwh!) altrimenti nessuno lo farebbe!
      Per di più come tu sai per ottenere quantitativi minimi e discontinui di energia.
      Se il sole non c’è o non c’è a sufficienza così come il vento nessuno può farci niente. Penso che su questo anche Green Peace sia d’accordo….

    38. Edoardo scrive:

      per Phyllis:
      non si tratta di sparare sugli antinuclearisti.
      Voglio solo dire che la tua stimatissima Green Paece è una organizzazione privata che spesso dice e promulga notizie inesatte.
      Essendo poi un ‘organizzazione privata ti sarai mai chiesto se per caso, alle volte, questi signori si schierino a seconda di chi li paga e li sostiene?
      I reduci del nucleare, come li chiami tu con disprezzo, sono invece quei pochi che prima di farsi intontire da proclami ambientalisti si basano su dati scientifici (e su questo forum ce ne sono in abbondanza)

    39. domenico scrive:

      Il sonno della ragione genera mostri!

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