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La radioattività e il problema dei rifiuti radioattivi

10 Maggio 2007 di Amministratore

L’ ing. Pietruccio Soraperra prendendo spunto da alcuni recenti articoli apparsi su riviste nazionali ci ha inviato un approfondimento sulla radioattività e il problema dei rifiuti radioattivi, cercando di usare un linguaggio accessibile ai più e senza usare troppi numeri e ragionamenti complicati.

La radioattività , l’ energia nucleare e il problema delle scorie - di Pietruccio Soraperra (maggio 2007)

La materia di cui siamo fatti e che forma gli oggetti che ci circondano (carbonio, ossigeno, alluminio, silicio, ferro, ecc… ) viene prodotta all’ interno delle stelle, sia durante il loro normale funzionamento che alla fine della loro vita. Non solo, ma tutta la vita sulla terra è alimentata dall’ energia che proviene dalla nostra stella, il Sole, che non per niente è stato assunto come simbolo anche da alcuni movimenti ecologisti. Esistiamo e viviamo grazie alle stelle e alle reazioni che avvengono su esse: sono tutte reazioni nucleari.

Il sole non è altro che un immenso reattore nucleare in cui avvengono reazioni fra i nuclei degli atomi. Anche l’ energia che usiamo per vivere e che acquisiamo dal cibo e dall’ ossigeno dell’ aria, in ultima analisi, viene dal sole tramite la luce, la cui energia viene raccolta dalle piante con la fotosintesi. L’ energia della benzina e del carbone ha la stessa origine (viene dalle piante), l’ energia eolica (il vento viene messo in movimento dal riscaldamento del sole) e quella idroelettrica (l’ acqua viene fatta evaporare e raggiunge le alte quote in un gioco termico innescato dal riscaldamento del sole). Sostanzialmente tutta l’ energia che ci circonda e che usiamo ha origine solare: è tutta energia nucleare.

Quello che voglio dire è che l’ energia nucleare, e le reazioni che la producono, non è qualcosa di artificiale e di estraneo al mondo in cui viviamo, ma vale l’esatto contrario: è la normalità .

Quindi è normale che alcuni materiali siano radioattivi, che la radioattività sia costantemente presente nella materia e che perduri nel tempo. I materiali di cui sono fatte le nostre case, il terreno su cui camminiamo, i fumi e le ceneri dei vulcani e anche quelli che escono dalle ciminiere (eh sì! Anche le centrali a carbone, coi loro fumi, emettono radiazioni. Quasi quanto le centrali nucleari! ), l’ acqua che beviamo e quella del mare, il sale da cucina, sono tutti materiali radioattivi. Noi siamo fatti di carbonio, che è un materiale radioattivo, e conteniamo materiali indispensabili come il potassio e altri che a loro volta sono radioattivi: ogni essere umano o animale è una sorgente radioattiva. E’ evidentemente sbagliato associare la radioattività , compresa quella a basse dosi, al terrore per gravi malattie, perché la vita sulla terra si è sviluppata in un ambiente radioattivo, in modo assolutamente normale. Certo è una questione di quantità : è sicuro che per dosi elevate ci sia danno e probabilità di contrarre tumore. Quello che nessuno osserva mai è che sugli effetti della radioattività a piccole dosi, simili alla radioattività naturale, se vi è molta incertezza è perché il pericolo è talmente basso da non essere misurabile: se una cosa fa male davvero, gli effetti si vedono eccome, se di una cosa (come la radioattività a piccole dosi) non si riescono a misurare gli effetti vuol dire che, in sostanza, non è pericolosa.

A questo proposito è interessante l’ articolo, uscito sull’ ultimo numero della rivista Le Scienze [articolo “Crescere con Chernobyl” su “Le Scienze” - maggio 2007 - numero 465] dei biologi Ronald K. Chesser e Robert J. Baker che hanno studiato gli effetti delle radiazioni (tutt’ altro che basse) nella zona di esclusione di Chernobyl a vent’ anni dall’ incidente. Dall’ articolo si deduce, fra l’ altro, che quel disastro genetico che molti paventavano non c’ è stato: non ci sono mostri nella zona e le radiazioni non hanno sconvolto l’ equilibrio dell’ ecosistema. Oggi vivono e prolificano lì molte specie di animali assolutamente normali, il cui equilibrio sembra essere minacciato più all’ esterno della zona di esclusione, dalle attività dell’ uomo, che all’ interno di detta zona, per colpa delle radiazioni. Naturalmente non voglio minimizzare né sto dicendo che un incidente di quelle dimensioni non abbia prodotto danni: sto solo sottolineando che su argomenti di questa portata, che inducono poi a fare certe scelte sulla politica energetica nazionale, l’ informazione corretta dovrebbe essere sempre di tipo scientifico, come quella dell’ articolo citato, e in questo senso dovrebbe documentarsi chi vuole informazioni di dettaglio se intende evitare una visione distorta della realtà .

Un’ altra considerazione da fare riguarda le scorie radioattive. Quando le sostanze radioattive emettono una radiazione significa che il loro nucleo si modifica: in pratica, dopo che un atomo ha emesso una radiazione, non c’ è più.

Quindi un materiale che è molto radioattivo si disintegra presto. Basta lasciarlo lì per un po’: i tempi possono variare enormemente, diciamo che basta aspettare da qualche minuto a qualche anno e le scorie ad alta attività spariscono, non ci sono più e non fanno più male. Quindi il pericolo delle scorie ad alta attività è facilmente contenibile.

Per contro un materiale che dura millenni e più, dura proprio perché è poco radioattivo, perché è raro il fatto che un atomo si autodistrugga emettendo una radiazione: quindi un materiale che dura molto tempo è anche poco radioattivo, cioè è poco pericoloso. Anche in questo caso il problema è facilmente risolvibile.

La questione si limita perciò a quei pochi materiali “intermedi” che hanno una vita abbastanza lunga da durare per parecchio tempo, ma abbastanza breve da emettere un numero significativo di radiazioni.

Esiste quindi una compensazione che, come si vede, rende il problema molto meno complicato di quanto possa pensare chi non è del ramo e che solitamente immagina montagne di scorie pericolosissime che durano praticamente in eterno.

C’è anche un altro tipo di compensazione che semplifica parecchio le cose: le radiazioni sono molto pericolose se liberano molta energia in piccoli spazi (tipo le particelle α), ma questo le rende anche poco penetranti: basta un foglio di carta per fermarle. Viceversa, quelle molto penetranti (tipo i raggi γ), quindi più difficilmente schermabili, liberano poca energia nel loro percorso e quindi sono anche molto meno pericolose (a parità di energia liberata). In ogni caso, anche per queste ultime, si possono costruire schermi efficienti con materiali, tipo il piombo, che presentano una elevata densità di elettroni.

In pratica, semplificando in modo un po’ grossolano, l’ importante è non mangiare o inalare materiali che emettono radiazioni poco penetranti (tipo i raggi α) che restano imprigionate nel nostro organismo liberando, col massimo del danno, tutta la loro energia. Le scorie di questo tipo vengono vetrificate o trattate in modo analogo, in modo che se una persona non mangia il vetro… grossi rischi non li corre, e questo vale anche per le generazioni future.

Per quanto riguarda il volume delle scorie prodotte dall’ industria nucleare per la produzione di energia a scopo civile, è noto, e ben illustrato anche in questo sito, che è estremamente ridotto e che non ha niente a che vedere con i volumi normalmente in gioco in altre attività umane tipo l’ industria chimica o le ceneri prodotte dalle centrali a combustibili fossili.

L’ articolo dell’ Espresso [di Primo Di Nicola intitolato “Sommersi dai veleni radioattivi” - “L’ Espresso” - 3 maggio 2007 - numero 17 anno 2007] fissa, per il nostro paese e per l’ attività nucleare che ha fin qui svolto, compreso l’uso medico, una dimensione intorno a 25000 metri cubi di scorie. Detto così sembra tanto, ma è la dimensione di un albergo o di una palazzina. Non c’è in tutta Italia posto per un volume di questo genere? In questo senso ritengo l’ informazione fornita dal giornale poco corretta. Anche se è giusta sul piano numerico non lo è nella sostanza, nella percezione che dà ad un lettore della reale dimensione del problema: chi legge si sente sommerso dalle scorie radioattive.

Sul luogo in cui smaltirle, poi, si possono fare alcune osservazioni.

Personalmente appartengo a quel, ristretto, gruppo di persone che pensa che il deposito ideale per smaltire questo tipo di materiali sia proprio rappresentato dagli edifici dei reattori nucleari dismessi. Sono costruzioni fatte per durare negli anni, vengono progettati per resistere a tutte le azioni che il territorio può produrre su essi tipo terremoti, inondazioni, trombe d’ aria e perfino la caduta di un’ aereo: lo studio dettagliato dell’ ambiente in cui viene costruito un reattore viene stilato nel rapporto preliminare di sicurezza che costituisce la base per la successiva fase di progettazione (di queste informazioni non sembra essere al corrente l’ autore dell’ articolo succitato).

In ogni caso non è difficile trovare su riviste scientifiche serie le diverse soluzioni adottate per costruire siti di smaltimento: un caso interessante è quello del deposito geologico sotterraneo finlandese a Olkiluoto, ma altri paesi si stanno muovendo in tal senso. L’ ambientalista James Lovelock, ideatore dell’ ipotesi di Gaia, dopo aver visitato il sito di recupero e stoccaggio di scorie nucleari di Sellafield, nel Regno Unito, conferma che i risultati sono straordinari e che ovunque la radiazione era minore di quella misurata per le strade della città in cui vive.

Concludendo: il problema dello smaltimento delle scorie non è un problema di tipo tecnico. Il problema è la divulgazione di una informazione corretta da cui consegue l’ atteggiamento delle popolazioni coinvolte.



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  • 1 Commento a “ La radioattività e il problema dei rifiuti radioattivi”

    1. Paolo Fornaciari scrive:

      SCORIE RADIOATTIVE

      La radioattività non è una diabolica invenzione dell’uomo, ma é un fenomeno del tutto naturale, scoperto dal fisico francese Henry Becquerel più di cento anni or sono : la gente si preoccupa degli effetti delle radiazioni, ma dovrebbe sapere che tale pericolo è frainteso. La conoscenza del fenomeno aiuta ad chiarirne l’aspetto naturale. La radioattività si trova dappertutto : arriva dallo spazio esterno, é nel terreno, si trova perfino nel nostro corpo. Le radiazioni sono dovunque, intorno a noi e sono presenti sin dalla nascita del pianeta. Noi non possiamo eliminarle dal nostro ambiente. Tuttavia qualche Sindaco buontempone ha pensato di “denuclearizzare” il proprio Comune. Il livello di radioattività oscilla durante la giornata a causa di fenomeni chimici o naturali, che avvengono nel nostro ambiente, come ad esempio per effetto dell’irraggiamento solare. La dose annuale media efficace di radiazione da sorgenti naturali o da attività umane, per la popolazione mondiale, è di circa 3 mSv, valore che tiene conto della esposizione alle radiazioni alfa del radon e dei nuclidi discendenti. L’80% di questa dose (2.4 mSv) è dovuta al fondo naturale di radiazione, anche se il livello di radiazione può variare notevolmente a seconda della geologia e dell’altezza della regione a cui la gente vive. E’ importante sottolineare che il fondo naturale di radiazione varia nelle diverse aree del pianeta, anche di 100 volte, senza che si siano riscontrate differenze nelle statistiche delle leucemie e dei tumori. I livelli più elevati di radiazione nel mondo sono stati riscontrati a Ramsar (Iran) con un valore massimo di 260 mSv/anno (medio 10.2) e a Kerala (India) con un massimo di 35 mSv/anno (medio 3.8).
      In aggiunta non è fuori luogo ricordare che il livello di radiazione in Piazza S. Pietro a Roma, pari a 700 mrem/anno, è più elevato del valore attuale nella zona interdetta di 30 km di raggio attorno alla distrutta centrale nucleare di Chernobyl (500 mrem/anno), perché il selciato di Piazza S. Pietro è realizzato con cubetti di porfido, roccia vulcanica che contiene torio, elemento naturalmente radioattivo. Per gestire i rifiuti ad alta attività sono utilizzate due differenti strategie. Lo smaltimento entro rocce stabili e profonde ha registrato progressi significativi negli ultimi dieci anni, particolarmente per quanto riguarda la comprensione, la caratterizzazione e la modellazione delle barriere di sicurezza naturali o appositamente costruite.

      La radioattività si presenta in forma di radiazioni : alfa (fermate da un sottile foglio di carta), beta (fermate da un sottile strato di metallo), gamma (fermate da qualche piede di calcestruzzo) e neutroni, anch’essi facilmente arrestabili. Il nucleare è l’unica tecnologia per produzione di elettricità responsabile completamente di tutti i suoi rifiuti, il cui costo è inserito nel prodotto finale.
      Contrariamente a quello che molti credono, non ci sono problemi di sorta nell’immagazzinare le scorie nucleari. Le scorie sono in forma solida e i contenitori possono essere facilmente sostituiti se si presentano piccole fessure dopo centinaia di anni ove fosse giudicato necessario. Il solo motivo per cui i rifiuti radioattivi possono esser pericolosi, se ci si avvicina troppo ad essi, è il fatto che emettono energia (radioattività ). La radioattività esiste in natura ed è molto alta e può variare da luogo a luogo anche di 100 volte. Dovrebbe esser utilizzato il principio ALAIN (A Slow As In Nature). Se nessun parametro viene alterato rispetto a quanto già esiste in natura senza creare danni, allora la tecnologia dovrebbe esser benvenuta. Nessun altra tecnologia ha questo record.
      I prodotti di fissione ad alta attività nel combustibile irraggiato – costituenti il 2 o il 5% del volume ed oltre il 98% dei quali ha una vita media inferiore ai 30 anni – sono pertanto completamente decaduti dopo circa 300 anni. In altre parole, se la radioattività è molto alta, il periodo di decadimento sarà molto breve, mentre al contrario quando il tempo di decadimento è molto lungo, la radioattività è molto bassa. La gente si preoccupa del lungo tempo di decadimento delle scorie radioattive. Non è fuori luogo ricordare tuttavia che l’Atollo di Bikini oggi è aperto ai turisti e che le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki sono state ricostruite nello stesso posto in cui furono distrutte dai bombardamenti atomici del 1945.
      Per quanto concerne le quantità , George Vendryes, già Direttore del CEA francese, intervenendo a Pisa nel 1992 per le celebrazioni dei 50 anni dalla prima reazione nucleare controllata a catena realizzata dal team guidato da Enrico Fermi a Chicago il 2 dicembre 1942, disse che “la quantità dei prodotti di fissione corrispondenti al consumo di elettricità medio di una famiglia francese a partire dal 1956 (data della connessione alla rete della prima centrale nucleare francese) fino all’anno 2000 è contenuta in un volume vetrificato inferiore a 100 cm3, equivalente al volume di un pacchetto di sigarette”. Riportiamo di seguito anche un breve stralcio dell’intervento svolto dal Dr Mauno Paavola della TVO finlandese alla Conferenza della “World Nuclear Association” svoltasi a Londra il 6/7 Settembre 2001 :“ La soluzione per i rifiuti radioattivi esiste : in Finlandia abbiamo risolto un difficile problema dal punto di vista politico concernente le attività nucleari, la gestione delle scorie radioattive. La nostra legge nucleare richiede che il combustibile irraggiato, e solo quello finlandese, debba esser sistemato in via definitiva all’interno di cavità rocciose del nostro Paese. Studi geologici condotti per due decenni hanno mostrato che le cavità rocciose in Finlandia sono molto adatte a questo scopo. Noi abbiamo deciso di sistemare il deposito definitivo vicino alle Unità nucleari della centrale di Olkiluoto a diverse centinaia di metri di profondità all’interno di una roccia dell’età di due miliardi di anni. Le autorità di sicurezza hanno approvato il progetto per il deposito. La comunità locale ha accettato che il deposito venga realizzato nel proprio territorio. Il nostro Governo ha dato l’approvazione di principio ai nostri piani e il Parlamento ha ratificato l’approvazione del Governo con un ‘ampia maggioranza. Noi riteniamo che sia stato possibile ottenere il consenso sociale per il deposito definitivo, in particolare per l’informazione trasparente e basata sui fatti che la TVO ha fornito durante tutto l’iter procedurale. In effetti TVO ha seguito una politica di informazione a “porte aperte” per tutta la fase procedurale. La gente che vive vicino all’impianto e i decisori locali conoscono bene la TVO e le sue attività . Nei prossimi anni scaveremo un pozzo profondo 500 metri allo scopo di verificare le proprietà della roccia. La costruzione del deposito finale inizierà nel 2010 per esser completato nel 2020. Il denaro necessario per la costruzione del deposito è stato già raccolto nel Fondo gestito dal Governo finlandese”.
      Una gran parte dei prodotti radioattivi del ciclo di combustibile nucleare hanno una radioattività simile o non molto superiore a quella del fondo naturale. Questi rifiuti sono relativamente facili da gestire. Solo una piccola frazione è ad alta radioattività e richiede di esser isolata dalle persone. Le considerazioni generali per la classificazione dei rifiuti, sono : per quanto tempo i rifiuti resteranno ad un livello pericoloso, quale è la concentrazione del materiale radioattivo nei rifiuti e se i rifiuti generano calore. La persistenza di radioattività determina per quanto tempo i rifiuti devono esser gestiti. La concentrazione e la generazione di calore indicano come i rifiuti devono esser maneggiati. Queste considerazioni forniscono anche informazioni sui metodi idonei di smaltimento.
      La classificazione varia leggermente da Paese a paese, ma generalmente le categorie accettate internazionalmente sono :
      Rifiuti a bassissima radioattività o non radioattivi (VLLW). Questa categoria include quantità trascurabili di radioattività e può esser trattata come i rifiuti domestici.
      Rifiuti a bassa radioattività (LLW). Include la maggior parte dei rifiuti derivanti dal ciclo di combustibile. Comprende carta, stracci, strumenti, vestiario, filtri etc., che contengono piccole quantità di radioattività essenzialmente a breve vita. Non richiedono schermatura nelle fasi di maneggio e trasporto e per ridurne il volume, questi rifiuti vengono spesso compattati o bruciati prima dello smaltimento. Globalmente essi rappresentano il 90% del volume totale, ma contengono solo 1% della radioattività complessiva.
      Rifiuti a radioattività intermedia (ILW). Comprendono maggiori quantità di radioattività e di norma, richiedono una schermatura. Lo schermo può essere una barriera di piombo o di acqua per proteggere dalle radiazioni penetranti come i raggi gamma. I rifiuti a radioattività intermedia comprendono essenzialmente resine, fanghi chimici, rivestimenti metallici del combustibile così come materiali contaminati derivanti dal “decommissioning”. Possono esser solidificati in calcestruzzo o bitume per lo smaltimento.
      Rifiuti ad alta radioattività (HLW). Includono i prodotti di fissione e gli elementi transuranici prodotti nel reattore che sono altamente radioattivi e generano calore. I rifiuti ad alta attività rappresentano oltre il 95% della radioattività totale, anche se la quantità di materiale prodotto è modesta, circa 25-30 tonnellate di combustibile spento o tre metri cubi per anno di rifiuti vetrificati per un tipico grande reattore (1000 MWe, tipo ad acqua leggera).
      Per gestire i rifiuti ad alta attività sono utilizzate due differenti strategie. Lo smaltimento entro rocce stabili e profonde ha registrato progressi significativi negli ultimi dieci anni, particolarmente per quanto riguarda la comprensione, la caratterizzazione e la modellazione delle barriere di sicurezza naturali o appositamente costruite.
      Sistemi alternativi di smaltimento dei rifiuti radioattivi sono sembrati spesso promettenti ancor prima di considerare tutti gli aspetti della proposta. Ci sono coloro che, per svariate ragioni, suggeriscono fortemente lo smaltimento superficiale o la trasmutazione (Carlo Rubbia).
      La comunità internazionale considera lo stoccaggio superficiale “esteso” o “indefinito” come una alternativa allo smaltimento profondo; al più offre un rinvio allo smaltimento finale. Anche la trasmutazione non è considerata come una alternativa; al più riduce il volume o cambia la distribuzione isotopica dei rifiuti che richiedono lo smaltimento. Lo smaltimento finale dei rifiuti ad alta radioattività è richiesto a tempo debito, ma non c’è ragione di doverlo realizzare con urgenza. La prassi internazionale è contraria allo “smantellamento accelerato”. Anzi, al contrario, quanto più i rifiuti radioattivi ad alta attività sono immagazzinati in un deposito

      (HLW separati con il “reprocessing”) vengono ”immobilizzate”.
      • Vengono poi “sigillate” entro contenitori resistenti alla corrosione come l’acciaio inossidabile o il rame.
      • Finalmente vengono “sepolte” in una formazione rocciosa stabile.
      Il primo impianto al mondo per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi fu realizzato ad Oak Ridge, negli Stati Uniti, nel 1944, come parte del programma militare. Attualmente, nei passati 40 anni sono stati realizzati a livello mondiale, circa 100 depositi in superficie e ulteriori 40 sono previsti per il 2015. Negli anni ’90 gli Stati UNiti hanno cercato di convincere la tribù Apache dei Mescaleros (Nevada) di accettare la realizzazione nella loro riserva di un deposito temporaneo di rifiuti radioattivi (Monitored Retrievable Storage (MRS) facility) in cambio di assistenza sanitaria ed altri benefici economici indispensabili alla tribù. Attualmente, gli Stati Uniti hanno approvato ed è in avanzato stadio di realizzazione in Nevada (Yucca Mountain) all’interno di una caverna scavata nella roccia della montagna, un deposito definitivo (“final nuclear waste depository”).
      Esempi di depositi geologici in rocce stabili e profonde sono operativi come “intermediate nuclear waste storage” in Svezia, al SFR (Swedish Final Repository). presso la centrale nucleare di Forsmark e al “interin storage” CLAB (Central interim storage for spent nuclear fuel) vicino alla centrale nucleare di Oskarsham e in Finlandia presso la centrale nucleare di Olkiluoto, dove sono stati scavati pozzi profondi diverse centinaia di metri in formazioni geologiche stabili. Esempi di depositi in superficie (“surface storage depository o interim storage facility”), esistono invece in Francia (La Hague e Marcoule ), Giappone (Rokkasho-Mura), Germania (Gorleben) , Regno Unito (Sellafield), Spagna (Salamanca) e Svizzera (Wellenberg).
      Un’altra alternativa, usata nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e Ungheria, è quella di “esportare” i rifiuti radioattivi in Russia o in Cina. La Cina ad esempio ha offerto alla Germania di seppellire le scorie radioattive tedesche nel deserto di Gobi. La Federazione Russa ha proposto (Maggio 2001) di accettare, al prezzo di 1600$ per kg., il combustibile irraggiato proveniente da altri Paesi. La proposta, in alternativa allo smaltimento definitivo, si riserva l’opzione del riprocessamento per rivendere poi il fissile ricuperato, ove l’operazione sia economicamente vantaggiosa. Anche Kazakistan e Cina offrono simili opzioni.
      Il costo stimato per smaltire in depositi geologici il combustibile spento varia da 0.4M$ per TWh negli USA a circa 1.8 M$ per TWh in Finlandia. Questi costi variano a seconda dell’irraggiamento e del tempo di decadimento del combustibile irraggiato.
      Se il combustibile spento é stato riprocessato, il costo dell’assai minor volume dei rifiuti da smaltire è di circa 0.25 M$ per TWh nel Regno Unito e di circa 1.65 M$ per TWh in Svizzera. Assumendo un costo di generazione di US$50 per MWh, il costo dello smaltimento risulta pari a una modesta frazione (meno del 3%) del costo di produzione dell’energia elettrica .
      C’è, infine, un interessante esempio in natura di uno stoccaggio geologico a lungo termine in una miniera di uranio durato milioni di anni. Nel 1972 sono stati scoperti diverse reazioni nucleari avvenute nella miniera di uranio ad Oklo, nella Repubblica dell’Africa Occidentale, il Gabon. Il deposito del minerale, che conteneva circa il 3% di U-235, dette inizio, milioni di anni fa, ad una reazione nucleare auto-sostenuta. Analogamente a quanto avviene nei reattori, anch’esso generò rifiuti radioattivi ad alta radioattività fino a 5000 kg di prodotti di fissione e di elementi transuranici che oggi si ritrovano solo nell’ uranio irraggiato nelle centrali nucleari. La reazione a catena di Oklo durò ininterrottamente per più di 500,000 anni. Nonostante la collocazione in un clima umido e tropicale, il deposito di uranio di Oklo e i rifiuti radioattivi prodotti sono rimasti sicuri rinchiusi nel deposito naturale per i passati 2 miliardi di anni. La maggior parte delle scorie radioattive prodotte sono rimaste dove erano state generate, fornendo una conferma sperimentale che lo smaltimento finale dei rifiuti radioattivi, come illustrato, potrà esser assicurato in sicurezza per un tempo indefinito.

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