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Le scorie nucleari del passato programma nucleare italiano - una bomba ad orologeria da disinnescare

11 Marzo 2013 di Amministratore

L’ Ing. Vincenzo Romanello ci ha inviato un documento in cui viene delineata la situazione attuale dell’ “eredità” di quello che fu il programma nucleare italiano dei decenni passati.

L’ autore Vincenzo Romanello è ingegnere nucleare, con dottorato di ricerca in ingegneria dei materiali. Dal 2008 è ricercatore nucleare presso il “Karlsruhe Institute of Technology” di Karlsruhe (Germania) in qualità di ricercatore sulla tematica dei cicli del combustibile nucleare e studi di scenario.

Il documento qui pubblicato si concentra in particolar modo sulle scorie nucleari, sulle loro proprietà (radiotossicità, calore di decadimento…) e sulle problematiche ad esse connesse per il decommissioning.

Il documento per intero “Le scorie nucleari del passato programma nucleare italiano - una bomba ad orologeria da disinnescare” è in formato .pdf (7 pagine e pesa circa 1 MB)



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  • 7 Commenti a “ Le scorie nucleari del passato programma nucleare italiano - una bomba ad orologeria da disinnescare”

    1. Francesco scrive:

      Siamo a fine luglio 2013 e mi pare ancora nulla di nuovo all’orizzonte riguardo il sito di stoccaggio italiano…

      Una considerazione: 250 milioni di euro per riprocessare 235 ton di combustibile irraggiato fanno più di un milione di euro a tonnellata: mi sembra una cifra enorme, ma non si può nemmeno dire che sia “fuori mercato” perchè un “mercato” del riprocessamento non esiste: (solo quattro siti al mondo lo praticano questo “servizio”, di certo non siamo in regime di concorrenza).

      La cosa assurda è che AREVA immagino (su questo non ho trovato informazioni) terrà U e Pu separati, visto che noi non sappiamo nè che farcene nè dove stoccarli. Quindi in buona sostanza l’Italia paga milioni ad AREVA e in più gli lascia i preziosi U e Pu… o sbaglio?

      Se avessimo voluto indietro il combustibile riprocessato quanto ci sarebbe costato?

    2. Pietruccio scrive:

      I sito italiano di stoccaggio delle scorie non si farà mai: per stupidi, vili, bassi (e chi più ne ha più ne metta) motivi politici.

      In questo periodo storico (sfigato) non ci sono leader in grado di avere una qualche idea (giusta), di spiegarla e poi imporla (perchè è giusta e per questo quasi tutti lo vogliono) ma solo “follower” dell’irresponsabile volere collettivo di un popolo capriccioso e viziato, ora pure troppo impegnato a tirarsi fuori, ciascuno, dai guai (che non sono certo pochi per nessuno, o quasi).

      Riguardo all’esaminare il nucleare “a pezzi” nell’ottica di questo “povero” mercato (povero di ideali, di prospettive, di sviluppo, di correttezza, di onestà, di persone con le spalle e la schiena dritta, ecc…) diciamo che è una cosa senza senso: un paese o diventa convintamente e massicciamente nucleare o non lo fa per niente (e comunque risolve i problemi di disinformazione imbecille che spaventano e che impediscono di fare un sito di stoccaggio per le scorie radioattive mediche e industriali, che comunque ci sono).

    3. amanda scrive:

      Ciao a tutti,
      ma quindi il materiale che dovevamo riprenderci dalla Francia rimane in Francia? Dovevano ridarci del MOX per i reattori che dovevamo costruire, giusto? Non potevamo rivenderlo, magari al Giappone, così è uno spreco, no?

      Ciao

    4. amanda scrive:

      Ciao,
      ma la Francia non doveva produrre del MOX per le nostre previste centrali? Ora che ne fanno?

    5. amanda scrive:

      Ciao, scusate ho scritto due volte perchè la prima volta non accettava il commento :)

    6. Pietruccio scrive:

      x amanda

      Niente. Non fanno niente. Pensano alla poltrona. In questo paese vige l’irresponsabilità totale: non si fa strategia, ma solo polemichette, tatticismi, furberie, demagogia ecc… finchè non vengono fuori i guai e allora si fa qualcosa “in emergenza”…
      Risultato?
      Guardati introno: non ti basta?

    7. Edoardo scrive:

      Pare che invece si stiamo muovendo. Ecco la notizia:
      C’è attesa per conoscere i criteri delle aree che in Italia sono potenzialmente idonee ad accogliere il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi. L’Istituto per la protezione dell’ambiente (Ispra), che renderà nota questa ‘Carta nazionale’ in coordinamento con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, ha bisogno di “un paio di settimane” ancora per elaborare le osservazioni raccolte. A febbraio scorso ha infatti concluso una consultazione con tutti i ‘centri tecnici’ dello Stato (dal Cnr all’Enea all’Istituto nazionale di fisica nucleare) e con la Sogin, la società dello Stato incaricata dello smantellamento delle ex centrali e della gestione dei rifiuti radioattivi.

      La pubblicazione di questa ‘guida tecnica’ “è attesa per maggio” ha detto oggi l’a.d. di Sogin Riccardo Casale in occasione della visita nella centrale di Borgo Sabotino a Latina di una delegazione delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive di Camera e Senato. E attorno al deposito (previsto dalla Direttiva europea 2011/70 Euratom recepita recentemente dall’Italia) è in atto una campagna di informazione che questa volta punta a “massima trasparenza, attenzione per l’ambiente e consultazione con tutte le parti in causa” per allontanare lo spettro di Scanzano Jonico, il comune della Basilicata che nel 2003 fu indicato dal Governo come deposito nazionale, salvo una marcia indietro dopo giorni di proteste.

      Realizzare il deposito nazionale è comunque “un’esigenza per il Paese, un’infrastruttura ambientale e non nucleare, in grado di raccogliere per i prossimi 200-300 anni” rifiuti nucleari di bassa e media intensità, ha spiegato Casale rilevando che sarebbe un’occasione per fare “vera prevenzione” e “lasciare un’eredità gestita alle generazioni future”. La costruzione comincerebbe comunque fra cinque anni perchè nel frattempo occorrono appunto verifiche, consultazioni pubbliche, raccogliere manifestazioni di interesse, indagini sui siti candidati, il decreto di localizzazione e avvio della campagna informativa e autorizzazione.

      Del resto, ha ricordato Casale, parchi nazionali ci sono in Andalusia (Spagna) e nella Champagne (Francia) - dove è raccolto un milione di metri cubi di rifiuti radioattivi rispetto ai nostri 90 mila distribuiti in 23 siti da smaltire - mentre in Svezia l’area per il deposito se la sono addirittura contesa. Il deposito viene spiegato come un’opportunità anche per la popolazione locale non solo perchè l’area avrà un indennizzo, una sorta di ‘canone d’affitto’ per l’occupazione del suolo, ma anche perchè è previsto anche un Parco tecnologico con eccellenze scientifiche.

      Sogin si candida alla costruzione del deposito e alla gestione dei rifiuti avendo un know how consolidato visto che l’Italia è stato fra i primi Paesi ad aver fatto decommissioning nucleare. Un vantaggio competitivo in un mercato che nei prossimi venti anni si stima valga 600 miliardi di euro. E i parlamentari credono in questa sfida da cui potrebbe ripartire la politica industriale del paese. Stavolta, dicono, la questione va affrontata “in modo maturo”.

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