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Milano - E’ possibile una ripresa dell’impegno nucleare in Italia?

6 Maggio 2008 di Amministratore

Sul forum Nuclearmeeting l’ utente fabiodis ha segnalato un interessante convegno che si terrà domani 7 maggio a Milano dal titolo “E’ possibile una ripresa dell’ impegno nucleare in Italia?

L’ incontro è organizzato dall’ Università Bocconi (Cattedra di Economia dell’Energia) e dall’ Osservatorio sulla Politica Energetica e Ambientale.

La Commissione europea aveva anche provato nel 2003-04 a varare un “pacchetto nucleare” che comprendeva due proposte di direttiva sulla sicurezza degli impianti nucleari e sui rifiuti radioattivi, ma le due proposte sono cadute nel nulla per l’opposizione di alcuni paesi membri. Nel frattempo però paesi come il Regno Unito hanno ripreso in considerazione l’opzione nucleare sostenendo che questa è “a basso contenuto di carbonio, economica, provata, sicura e capace di ridurre la dipendenza dall’estero”. Anche in Italia da molte parti è stata avanzata la proposta di riprendere in considerazione l’opzione nucleare abbandonata dopo i referendum del 1987. Ma l’energia nucleare presenta elementi di novità tecnica?
È una soluzione economica per il nostro Paese?
I problemi di smantellamento degli impianti e di condizionamento del combustibile irraggiato possono essere adeguatamente affrontati?
E le istituzioni italiane sono in grado di assicurare le condizioni per un’eventuale ripresa del nucleare nel nostro Paese?
Il convegno cerca di dare un contributo per rispondere a questi quesiti.

Tra i partecipanti:
- Maurizio Cumo (Università di Roma La Sapienza)
- Sergio Garribba (Esperto del settore energetico)
- Luigi De Paoli e Francesco Gullì (Università di Milano Bocconi)
- Massimo Romano (Amministratore Delegato Sogin)
- Clara Poletti (Direttore IEFE)
- Bruno D’Onghia Direttore EdF Italia
- Giancarlo Aquilanti (Responsabile nucleare Enel)
- Roberto Mezzanotte (Direttore Dipartimento Nucleare APAT)

L’ incontro si terrà a Milano domani 7 maggio alle ore 9.30 presso l’ AUla magna dell’ Università Bocconi in via Sarfatti, 25.
L’incontro è libero e gratuito (richiesta iscrizione online).

Per ulteriori informazioni e per l’ iscrizione si può visitare il sito Unibocconi



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  • 10 Commenti a “ Milano - E’ possibile una ripresa dell’impegno nucleare in Italia?”

    1. daniele scrive:

      La lista dei componenti che partecipano a questa riunione è intressante.

      Maurizio Cumo è il presidente di SOGIN
      Massimo Romano è l’Amministratore delegato di SOGIN
      Luigi De Paoli è il terzo consigliere del Cda di SOGIN (gli altri due sono Maurizio Cumo e Massimo Romano)

      Insomma il vertice aziendale di SOGIN, società a capitale pubblico lautamente pagata con un sostanzioso prelievo dalla bolletta elettrica perche SMANTELLI LE ISTALLAZIONI NUCLEARI ITALIANE (DECOMMISSIONIG) che partecipa ad una conferenza che tratta della RINASCITA NUCLEARE ITALIANA.

      Non dico che non si debba discutere sull’opzione nucleare (anche se per me non è l’opzione “nuova”) ma se c’é una cosa che mi fa arrabbiare è che qualcuno mi prenda per i fondelli!
      Ma ci rendiamo conto che una società che in 10 anni non è riuscita a mettere in sicurezza un mucchietto di scorie possa dire la sua sul rilancio dell’opzione nucleare in Italia?
      E’ possibile che questi personaggi sprechino una giornata (lautamente pagata da me) per parlare di una questione che non li interessa?
      Ma lo sapete che l’ing. Romano ha assunto in SOGIN anche il ruolo di Direttore Generale e nel 2008 c’é la probabilità che riceva uno stipendio di 869.000 euro lordi annui per tre anni per gestire il nostro decommissioning! (basta leggere la “Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Società gestione inpianti pr azioni (SO.G.I.N. S.p.A), per l’esercizio 2006″ pubblicata sul sito della Corte dei Conti.
      E cosa fà? Va a parlare alle conferenze per dire la sua sul rimlancio nucleare italiano.
      La domanda sorge spontanea: ma a lui che lo deve smantellare che cosa gli frega del rilancio nucleare italiano?

    2. gauss2 scrive:

      .. calma Daniele .. allora per quanto riguarda il fatto che vi sia molta gente di parte .. te ne dò atto .. e sicuramente la cosa è di parte a questo meeting.
      Però per quanto riguarda il decommissioning di un mucchietto di scorie nucleari come dici tu .. calma .. le cose van fatte bene e senza fare cazzate … si può discutere sull’efficienza .. ma ricordati che per siti sensibili un tempo di diversi anni è normale considerarlo sempre. Se poi sommi che in Italia le società esperte in bonifica e nucleare sono poche .. capisci che dare un supporto alla Sogin diventa un problema .. chiamare enti esteri ha anche un costo in più per via delle trasferte che devono essere di tanti anni appunto … fai presto a salire di costi.
      Rilanciare il settore per queste persone serve comunque a porre una strategia per il futuro della ditta … prima o poi dovranno essere smantellate .. oltretutto se in Italia si intendesse riparlare di progetto nucleare per quel che riguarda la parte di progetto relativa alla composizione di un sistema già preimpostato per un futuro decommissioning , parla la Sogin

    3. Pietruccio scrive:

      Oltretutto “smantellare” le centrali è di per sé una cavolata. Sarebbe molto meglio riutilizzare le strutture e i siti. Un ritorno dell’Italia al nucleare favorirebbe sicuramente un qualche tipo di riutilizzo senza neanche bisogno di spendere una fortuna per distruggere il tutto. Ci guadagneremmo in tutti i sensi, sia come bolletta, sia come versatilità e affidabilità degli aprovvigionamenti, sia come mancate spese inutili.

    4. daniele scrive:

      LA MIA DOMANDA
      Forse non avete afferrato il nocciolo della questione.
      Stiamo pagando, tutti, un’azienda per realizzare un compito preciso: mettere in sicurezza le scorie, chiudere il ciclo del combustibile bonificando gli impianti Enea e smantellare le 4 centyrali nucleari. Tutto questo deve essere fatto entro il 2024.

      Stop. La Sogin è questo. La Sogin viene pagata per fare questo.

      Se poi l’intenzione è quella di utilizzare la Sogin, che diciamolo chiaramente non ha le capacità di realizzare il decommissioning del sistema nucleare italiano (e badiamo bene che ancor oggi non ci sono centrali nucleari in smantellamento se non piccoli reattori di ricerca), per quello che era, cioè l’ufficio nucleare dell’Enel che ha il controllo dei vecchi siti nucleari e che può usare quei siti come presidi per future nuove istallazioni nucleari, BASTA ESSERE ONESTI E DIRLO.

      Se vuole il governo in carica può tranquillamente PRIVATIZZARE la Sogin, eliminare il finanziamento pubblico e trasformarla in un’azienda nucleare a tutti gli effetti.

      Ma se continua a essere finanziata dalal nostra bolletta elettrica per uno scopo ben preciso e questo scopo non lo raggiunge, ma anzi lo boicotta, NON MI STA BENE PERCHE’ L’ATTIVITA’ E’ ILLEGALE.

      PETRUCCIO
      Che centra la tua risposta Pietruccio? Io parlo di chiarezza e verità. Di scelte fatte alla luce del sole.
      Forse per te è giusto pagare per veder realizzata una cosa e che questi soldi siano usati per fare l’esatto contrario?

      GAUSS
      Gauss non c’é niente di difficile. Le tecniche per cementificare le scorie di II ci sono; ci sono anche quelle per cementificare le scorie “intermedie” (cioè quelle liquide di III ma che non emettono calore) che ci sono all’EUREX; ci sono i cask per stoccare a secco il combustibile; c’é, e se vuoi lo posso dimostrare, anche il posto dove sistemarein sicurezza, aspettando il famoso Deposirto Nazionale, sia le scorie condizionate che i cask con il combustibile; sono gli stessi siti dove si può, se si vuole, costruire dei bunker dove mettere questi manufatti.
      Il problema è lo smantellamento del circuito primario. Ma tutto il resto sarebbe al sicuro e anzi le stesse centrali sarebbero i migliori depositi per le scorie.
      Non voglio fare il saputello ma il progetto CEMEX che da anni si stà sviluppando per cementificare le scorie liquide dell’EUREX esiste già. Lo hanno in Francia. Come il progetto CO.RA., cioè la vetrificazione con il crogiolo a freddo di quelle scorie liquide, che nel 1986 l’Enea tentò d irealizzare (unico sistema per installare un’officina di vetrificazione nell’Eurex, che proprio oggi la CEA ha testato.
      I soldi ci sono, le tecnologia anche.

      CONCLUDO
      Basterebbe che la Sogin facesse veramente il suo lavoro. ma non lo fa.
      Preferisce occuparsi di nucleare usando, però, i soldi che gli diamo per smantellare quel nucleare.

    5. Pietruccio scrive:

      Per fare chiarezza da parte mia non c’è problema: quello che hai detto, come paradosso, è invece esattamente quello che vorrei, cioè che la Sogin gestisse quello che è rimasto del nucleare italiano. Come esperti del settore, trovo poi che sia giusto, da parte di quell’azienda, fare dell’informazione. Siccome, poi, il nucleare è un’ottima fonte di energia, fare dell’informazione corretta significa promuoverlo. Quindi, quello che succede, a me sembra tutto logico e corretto. Trovo anche che sia un colpo di fortuna (o chissà, forse di ragionevolezza da parte di qualcuno) che finora sia stato smantellato poco o niente, cosa questa che dovrebbe facilitare (nel senso di rendere meno problematico) un ritorno al nucleare in Italia. La mia posizione, però, è debole, perchè io sono solo un cittadino qualsiasi in un paese di 60 milioni: quindi quello che penso io non conta quasi niente. Bisognerebbe vedere quanti sono quelli che la pensano come me.

      Anche la tua posizione, però, è debole. Tu indichi come un miraggio e anche come una pretesa un’azione che è stata decisa comunque da una ristretta minoranza di persone: ricordiamoci che al referendum sul nucleare si sono espressi contro circa l’80% dei votanti ma questi erano poco più del 50% degli aventi diritto, che sono comunque meno dell’intera popolazione: in pratica su 50-60 milioni di cittadini hanno detto no al nucleare qualcosa come 16 milioni. Questa tecnicamente “maggioranza” (perchè in democrazia conta chi vota), ma minoranza di fatto, ha poi maramaldeggiato addirittura pretendendo di radere al suolo ogni traccia di questa tecnologia: mi ricorda un po’ certe cose che sono successe in passato, ad esempio in Egitto all’epoca delle successioni di certi faraoni. Oggi, poi, che in parlamento ci sono sostanzialmente tre formazioni di cui due, Pdl e PD, hanno apertamente detto che l’Italia si deve impegnare sul nucleare di IV generazione, e una terza, Casini, totalmente favorevole all’impegno dell’Italia nel nucleare anche da subito, che fretta c’è di smantellare tutto? Sicuro che è questo quello che vogliono i tuoi connazionali? Adesso che il petrolio è a 120 $ al barile e continua a crescere?

    6. Edoardo scrive:

      Concordo con Pietruccio.

      E poi perchè non riavviare Caorso, un impianto fatto per funzionare 50 anni e che invece a funzionato per soli 7 anni.

      E’ come avere una Ferrari, farci un giretto. e poi smontarla tutta… e pi si va a comprare energia elettrica da fonte nucleare all’estero.

      E’ prorpio vero: in Italia (e mi duole dirlo)m si va avanti a paradossi!

    7. Antonino scrive:

      concordo con Petruccio, e gauss invece trovo il ragionamento di Daniele sbagliato!
      Tutte le competenze nucleari (di costruzione di impianti nucleari) italiane sono confluite in Sogin, quindi in Italia, nessuno meglio (dei tecnici) di Sogin puo’ essere competente in materia.

      Petruccio, dimmi, secondo te, chi sono gli attori del nucleare (che agiscono da strumento del Governo) italiano che avresti gradito intervenissero al meeting?
      AREVA? EdF? i Russi? I cinesi? I giapponesi?

    8. Pietruccio scrive:

      x Antonino

      Ti ringrazio per il sostegno, fa piacere sapere di non essere soli a pensarla in un certo modo. Ti devo confessare anche che non mi è chiaro cosa intendi nella domanda. In generale penso che di energia in Italia se ne dovrebbe parlare molto di più perchè ho la sensazione che ci siamo messi nei guai, cioè in una posizione di scacco, per cui le mosse per i prossimi anni potrebbero anche non avere una soluzione: può darsi, cioè, che sia già oggi impossibile cavarcela senza far pagare un prezzo salatissimo alla nazione. Però è anche ovvio che più il tempo passa e più la situazione si aggrava se restiamo fermi sulle solite posizioni. Stiamo andando incontro all’equivalente energetico del problema dei rifiuti in Campania: nessuno vuole impianti ma tutti consumano energia e prima o poi gas e petrolio arriveranno a prezzi stratosferici per motivi veri (disponibilità delle risorse) e non solo, come ora, per bolle speculative.

      In quanto al nucleare ci sono molti aspetti: politici, sociali, economici, tecnici. Non c’è solo il problema delle scorie, che personalmente ritengo sovrastimato, ma bisognerebbe anche capire bene quali sono le riserve realmente estraibili e i possibili fornitori di combustibile, la fattibilità dello sfruttamento del torio (combustibile presente in quantità anche in Italia), decidere quanto impegno mettere nel nucleare di IV generazione, vedere quale contributo potrebbe dare il nucleare alla produzione di combustibili per il settore dei trasporti (produzione di idrogeno? di benzina dal carbone? di idrocarburi di sintesi?) e quanto potrebbe contribuire al riscaldamento nel settore edile, oppure quanto potrebbe convenire sopostare i consumi sull’energia elettrica producendo la stessa col nucleare ecc… tanto per dire le prime cose che mi vengono in mente. Riguardo alla fattibilità reale di un piano energetico che comprenda il nucleare, bisognerebbe poi sentire gli istituti di statistica per capire la tollerabilità di questa tecnologia da parte della popolazione, nel caso venisse informata, e sondare la disponibilità reale dei politici a metterci “la faccia”, perchè un conto sono le dichiarazioni generiche e un conto è mettersi in gioco per una scelta di questo tipo.

      Insomma le persone che sarebbe interessante sentire sono tante e investono molti aspetti e ruoli all’interno della nostra società. Poi, naturalmente, potrebbe essere interessante anche vedere all’estero cosa fanno e in quali prospettive.

    9. Stefano Panebianco scrive:

      Tanto per aggiungere un po’ di entropia alle considerazioni (per la più parte condivisibili) di Pietruccio, vorrei far notare che la gestione di un parco nucleare (e sottolineo il concetto di “gestione”, rispetto alla generica ricerca sul nucleare) richiede competenze tecniche, ingegneristiche e scientifiche in senso lato. Lo stesso vale per le indispensabili istituzioni di controllo, sicurezza e radioprotezione (che vengono imposte da direttive AIEA). Queste competenze non sono proprio le stesse di chi si occupa di ricerca in ambito nucleare (sebbene l’overlap sia significativo). In Italia ci sono, a mia conoscenza, ottime competenze di ricerca (per esempio all’Enea: penso, tanto per dire, a esperti di termoidraulica con cui ho avuto l’occasione di lavorare, ma anche neutronica…) ma la cultura di “gestione” di un parco nucleare, che dipende enormemente dal tipo di sistema nucleare che si utilizza, si è persa da anni, causa pensionamento del vecchio personale o espatrio (per esempio in Francia…!). Non sarebbe troppo complicato convertire parte degli ingegneri e dei fisici nucleari che oggi fanno ricerca sul nucleare in degli ottimi “exploitants” (a patto che il parco sia costituito integralmente dallo stesso tipo di reattori; non ha molto senso mixare PWR e CANDU per esempio!!!). Credo pero’ che la complicazione possa venire dalla mancata disponibilità di personale tecnico (meno qualificato di un ingegnere o di un fisico, ma pur sempre dotato di un profilo tecnico altamente avanzato) la cui formazione richiede tempo per essere rimessa in piedi. A mia conoscenza, Sogin oggi non dispone assolutamente di questo tipo di competenze, ma essendo fuori dall’Italia da un pezzo mi sono magari perso qualcosa e non sono più informato correttamente. Credo quindi che, assieme ai tempi necessari alla costruzione e alla messa in funzione di eventuali centrali, si debba necessariamente aggiungere il tempo necessario alla formazione del personale di gestione.

    10. daniele scrive:

      LA SOGIN
      Il dottor Panebianco ha ragione: la Sogin non ha le competenze per far ripartire il nucleare in Italia (non le ha nemmeno per il decommissioning dire il vero) e la dimostrazione è il fatto che Enel abbia deciso di costruirsi un parco ingegneri nuovo, relegando la Sogin ha fare delle diligence su impianti vecchi recentemente acquistati (vedi quello in Slovacchia).

      ALCUNE DOMANDE
      Sempre prendendo spunto dall’intervento sempre preciso del dottor Panebianco che pur essendo un convinto assertore della tecnologia nucleare ne ammette i limiti.
      Da cittadino vi chiedo: ma cosa vuol dire realizzare un PEN nel quale sia inserito il nucleare? Vuol dir sapere quale sarà la percentuale di eletrtricità generata nel mix energetico dal nucleare? Vuol dire sapere quante centrali servono per raggiungere quel valore? Ma si parla di centrali oppure di impianti che comprendano anche il deposito di scorie, il centro di condizionamento delel stesse e l’officina di fabbricazione del combustibile? Quanta superficie servirebbe per costruire questo impianto? Con che caratteristiche? Visot la situazione delle nostre infrastrutture si deve fare ogni impianto indiìpendente oppure l’officina di fabbricazione del combusdtibile può servire più impianti? E il trasporto del combustibile verso gli impianti come verrà fatto?
      E l’Uranio lo compriamo all’estero?

      Poi c’é il problema delel vecchie scorie. Cosa faciamo dei 30.000 metri cubi di II catezgoria ancora da condizionare? Costruiamo il nuovo sullo smporco vecchio?

      Ed infine l’ultima domanda: ma siete sicuri che un popolo di merda come il nostro appena sà che nella sua regione, provincia e comune si costruirà un’impianto grande come 55 campi di calcio, con merci radioattive che entrano ed escono, con il pericolo che qualche terorrista vada a buttarci qualche bomba, non scenda in strada a dire no?

      Però sono contento di sentire tanto entusiasmo.
      Sappiate però una cosa: in un’Italia dove la maggior parte delal gente viene “condizionata” dai messaggi inviati dalal televisione (che preferisce parlare del delitto di Meredith che del genocidio Birmano) sarà facile contrastare questo rilancio nucleare.
      Facile per lo stesso motivo che sembra permettere il rilancio: la non conoscenza del problema da parte di persone della mia età (43 anni) che negli anni (70) avevano 5 anni e che ricordano di qualcosa chiamato Caorso e di proteste. Pensate ai 30 enni o ai 20 enni. Insomma la dimenticanza di quello che è stato e l’assoluto diniego a perdere quello che ormai è dato come normalità è un fertile campo per chi crede e chi non crede…nel nucleare. E si sà che l’italiano è pauroso per natura.

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