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Quattro domande al Prof. Renato Angelo Ricci

8 Gennaio 2008 di Amministratore

La redazione della rivista “Fusione” (Intpress - International Press Pervice Associates) ci ha inviato un’ intervista condotta dal Dott. Giuseppe Filipponi (Direttore della Rivista) al Prof. Ricci.

Segue il testo inviatoci:

Il petrolio e’ arrivato a 100 dollari al barile
I costi sempre piu’ alti dell’energia stanno facendo cambiare l’opinione degli italiani sul nucleare

In questo inizio 2008 abbiamo rivolto quattro domande al Prof. Renato Angelo Ricci, decano dei fisici italiani. Il Prof. R.A. Ricci e’ Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare e Presidente Onorario della Societa’ Italiana di Fisica

Il nuovo anno è iniziato con il petrolio a 100 dollari al barile. La bolletta che le famiglie e le industrie pagheranno sarà sempre più alta. Quanto ci costerà nel 2008 la rinuncia all’utilizzo dell’ energia nucleare?

Qualche anno fa (se non ricordo male nel 2002) in una delle mie conferenze su “Energia e Ambiente” mi era d’aiuto mostrare una vignetta fornitami da un amico in cui si vedeva un atomo ridente, con il nucleo e gli elettroni orbitanti, (titolo “L’atomo che ride”) di fronte ad un barile di petrolio con indicato il prezzo allora raggiunto di 50 dollari.

Non c’è voluto molto tempo perché tale prezzo raddoppiasse, al di là di ogni previsione pessimistica. E così, mentre in altri paesi ci si convince ormai sempre di più a cambiare strada, diminuendo, anche per ragioni ambientali oltre che strategiche, il consumo di combustibili fossili, in Italia si continua a fare molte chiacchiere, a inventare sogni impossibili di energie rinnovabili, e, oltre che opporre da parte di certi settori politici un pervicace rifiuto, a non intraprendere alcuna azione concreta per ripartire con l’opzione nucleare, l’unica in grado di competere su “larga scala” con petrolio e gas da cui in Italia dipendiamo per più dell’80%.

L’uscita dal nucleare ci è costata 120mila miliardi di lire storiche, continua a costarci decine di miliardi all’anno per l’importazione di elettricità e combustibili e rischia di costare, da qui al 2012, altri 55 miliardi di euro di sanzioni per la mancata applicazione del Protocollo di Kyoto (che tra
l’altro, oltre ad essere un cattivo affare, non potrà dare risultati significativi).

Il 2008 non farà eccezione e continueremo a pagare il kWh più caro d’Europa (1,5 volte la media europea, il doppio della Francia, il triplo della Svezia); non solo ma da qui al 2020 dovremmo accollarci, sull’utenza elettrica, altri 25 miliardi di euro per l’incentivazione delle fonti rinnovabili con scarso risultato per gli obiettivi di Kyoto.

Da più parti giungono segnali che la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole oggi alla costruzione di centrali nucleari. Potrebbe essere il 2008 l’anno della svolta per il rilancio del nucleare?

E’ un fatto accertato, ormai da qualche anno, che la maggioranza degli italiani ha capito che, senza riprendere il cammino per riportare il nostro paese nel novero di quelli (in Europa sono la stragrande maggioranza) che producono energia elettronucleare, è difficile affrontare seriamente il grave problema dei fabbisogni energetici. Nell’Unione Europea l’energia nucleare è la prima fonte primaria per la produzione di energia elettrica (33%) seguita dal carbone (30%); il resto è gas e petrolio e, in una misura non certo sostanziale, energie rinnovabili (tenendo presente che la frazione più importante di queste è data dall’idroelettrico).

In Italia, tanto per distinguerci, succede il contrario: nucleare (importato), carbone e idroelettrico incidono per circa il 13-14% ciascuno a cui si aggiunge una certa aliquota di geotermico (1,5%). Per il resto si va tutto a gas e petrolio, lasciando qualche briciola, malgrado propagande ed incentivazioni, alle altre energie rinnovabili (in particolare biomasse, eolico, solare).

Difficile dire se il 2008 potrà essere l’anno della svolta e personalmente non sono molto ottimista visto quel che succede in un Paese in cui è facile, data la scarsa cultura politica per ciò che riguarda le scelte che dovrebbero avere una base tecnico-scientifica, e la propaganda demagogica che tende a sobillare la gente comune, contro ogni soluzione ragionevole (vedi ciò che sta accadendo a Napoli per lo smaltimento dei rifiuti e quel che è successo a Scanzano per il deposito delle scorie radioattive).

C’è solo da sperare in una “svolta” nell’informazione e nell’educazione e qui i mass-media così come le comunità e le istituzioni tecniche e scientifiche hanno le loro responsabilità.

Gli ambientalisti di fronte al nucleare paventano sempre il problema delle scorie e dicono di voler aspettare la soluzione del problema. Gran parte dei politici inoltre dice di volere aspettare i reattori di IV generazione. Ma è giusto, in questa situazione, aspettare? Quando si dovrebbe aspettare inoltre per queste tecnologie?

La storia delle “scorie” è ormai come la favola dell’uomo nero. Le soluzioni tecniche del problema esistono già almeno dal punto di vista della messa in sicurezza come è stato ribadito più volte e come esemplificato da ciò che avviene in altri paesi, anche per lo stoccaggio e la trasmutazione degli elementi a lunga vita media. Per paesi come l’Italia lo smaltimento e l’immagazzinamento dei residui radioattivi (non solo di quelli provenienti da centrali nucleare, ma anche quelli derivati da altre attività industriali, scientifiche e sanitarie) non è di difficile attuazione. Scanzano era una buona soluzione tecnica ma è stata gestita male politicamente e mediaticamente, lasciando via libera all’ambientalismo catastrofista che induce solo paura e non fa ragionare. Una buona informazione può significare molto in questi casi.

Per quanto riguarda la tattica “attendista”sui reattori di nuova generazione in questo caso non può far gioco come negli espedienti militari e non è consigliabile. Aspettare i reattori di IV generazione (2030) che saranno costruiti e gestiti dai paesi che già utilizzano a pieno regime i reattori standard della II generazione e stanno già installando quelli di III (vedi Finlandia, Francia, ma ormai anche Cina, Giappone, Regno Unito e USA) più che sicuri, significa perdere definitivamente l’ultimo treno per un nucleare prodotto in Italia e per i vantaggi che ne potrebbero derivare. Vuol dire che, invece che produttori, con la sola possibilità di partecipare a imprese all’estero, saremo ancora e sempre utilizzatori, ossia acquirenti sulla base di un mercato non controllato da noi e a noi poco favorevole. Se questa è politica lungimirante ….!

L’Italia con le sue industrie e i suoi tecnici sarebbe pronta oggi a costruire in modo efficiente le centrali nucleari di cui ha bisogno in tempi brevi?

Certamente la politica post-referendum non ha aiutato lo sviluppo delle istituzioni e delle competenze tecniche in campo nucleare. È questa una grande responsabilità che la classe politica italiana si è assunta dagli anni ‘90 in poi. L’Italia negli anni ‘60 era all’avanguardia in campo scientifico e tecnico nel settore dell’energia nucleare (siamo il paese di Fermi, di Amaldi, di Silvestri e di Ippolito). Tuttavia poiché tali competenze sono sempre state di prim’ordine la base importante è rimasta ed è tuttora attiva sia in campo scientifico (Università ed Enti di Ricerca) che in campo tecnico industriale(ENEL, Ansaldo, SoGIN, Nucleco, Capozzi, ecc). Su questa base si può ripartire. Basti pensare alle attività all’estero ed ai progetti internazionali cui tecnici italiani di elevata capacità partecipano. L’ENEL non potrebbe acquisire centrali nucleari in Slovacchia e partecipare ai programmi dell’EdF in Francia per il nuovo reattore EPR né l’Ansaldo potrebbe essere presente nei programmi nucleari nei paesi dell’Est Europeo se tali basi non vi fossero.La questione di nuovo non è tecnica e non può essere accampata a scusante dell’attendismo e del non fare nulla. È e rimane squisitamente politica, oltre che culturale. Per chi suona la campana?



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  • 14 Commenti a “ Quattro domande al Prof. Renato Angelo Ricci”

    1. niko scrive:

      riguardo a scanzano ionico, non credo proprio che glia ambientalisti siano stati troppo catastrofisti e che non abbiano fatto ragionare la gente ch era in preda alla paura, ma volevo solo vedere se era il nostro fisico sig. Ricci a trovarsi da un dì all’altro con affianco alla sua abitazione un deposito di scorie radioattive se non doveva a quel punto ribellarsi………..

    2. edoardo scrive:

      L’energia nucleare è l’unica fonte di energia che, dall’inizio del suo utilizzo civile, ci si è posti il problema dello smaltimento delle scorie. tenedendo presente che la radioattività nel tempo diminuisce mentre la tossicità chimica è perenne (es. arsenico, mercurio, ecc). Inoltre alta radioattività vuol dire breve periodo di dimezzamento e che bassa radioattività vuol dire lungo/lunghissimo periodo di dimezzamento (es.: Radio -226, presente anche nei residui ospedalieri, decade in 1650 ed emette 37 milioni di radiazioni al secondo, il torio -232, elemento fissile come l’uranio, decade in 250.000 ma emette solo 4 radiazioni al secondo)
      Comunque se si ha voglia e tempo consiglio di consultare il seguente sito dell’Università di Pisa facoltà di Ingegneria Nucleare:

      ingegnerianucleare.net/Tematiche/4SN/4SNscorieA/4SNscorieA/_…

      Il deposito poi, non è una discrica comune ma un laboratorio hi-tech per la radioprotezione.
      Personalmete preferirei avere (e non scherzo) vicino casa un centrale o un depositi di scorie che un cumulo di anduline di amianto all’aria aperta (la mi acittà Pistoia, per l’amianto ha avuto diverse vittime, caso Breda), un petrolchimico o, come purtroppo accade in Campania, cumuli di immodizie

    3. daniele scrive:

      Non so se il fisico Ricci legge i post alla sua lettera. Spero di si.

      Perché vorrei chiedergli lumi sul documento che lui ha firmato per avvallare la scelta del sito di Scanzano Ionico.

      Un documento “particolare” visto che era la fotocopia di un’altro, presoché identico, firmato dal professor Umberto Colombo.
      Due documenti fotocopia senza alcuna intestazione che fecero scalpore.

      Mi piacerebbe conoscere l’opinione di chi quel documento lo ha firmato.

      Grazie

    4. Pietruccio scrive:

      CONSIGLIO VIVAMENTE LA LETTURA DEI SEGUENTI DUE ARTICOLI SUL SITO DELLE SCIENZE, SU COME PUO’ ESSERE MANIPOLATA L’INFORMAZIONE SCIENTIFICA

      bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/...

      bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/...

    5. daniele scrive:

      Petruccio tu parli di bufale. In quell’articolo del 1° aprile si parlava di OSSIDO DI DIIDROGENO, cioè H20. Ed era uno scherzo. Ma spiega bene quello che volevi dire.
      Internet è fantastica (mi ha permesso di sbugiardare in 5 minuti le fandonie dette da Berlusconi sulla pubblicazione dell’università di Siena) ma altrattanto pericolosa.

      Ma cosa centra con la mia richiesta?

      Il prof. Ricci nel 2003 ha firmato un foglio per dare il suo assenso (cosi ha detto il generale Jean alla trasmissione CHE TEMPO CHE FA) alla realizzazione del Deposito geologico a Scanzano.

      Ma ha firmato un foglio che è identico a quello firmato da un’altro professore, Umberto Colombo. Se vuoi attraverso il web master ti invio queste due lettere che ridicolizzano i due professori perché vedono la loro firma messa su due fogli fotocopiati che a quanto pare hanno firmato non so per quale motivo.

      Nessuna bufala. Ricci e Colombo hanno messo la loro faccia (e la firma) su delle lettere identiche come se tutti e due avessero scritto senza saperlo le stesse cose!

      Mi dispiace per il prof. Ricci; Ma sarebbe bello spiegasse perché lo ha fatto.

      Di certo mina la sua credibilità vedere la sua firma su una lettera che è identica a quella del collega Colombo.

    6. Pietruccio scrive:

      x Daniele

      I due articoli che consigliavo di leggere non si riferivano al tuo intervento su Ricci e Colombo.

      Il link l’ho messo così, perchè li avevo appena letti e riguardano un certo modo di fare “ambiantalismo”, tipo alcuni interventi che si vedono un po’ più frequenti in questi giorni su questo sito e su altri in cui ho, a scappatempo, navigato (i tuoi commenti sul nucleare sono decisamente più difficili da smontare).

      Per quanto riguarda le lettere fotocopiate e firmate, ti dirò che non sono sensibile a questo tipo di argomenti. Sono un tecnicaccio: mi interessa solo sapere se quello che c’è scritto è giusto o no. Se è giusto lo firmo anch’io. Che problema c’è?

    7. daniele scrive:

      Come ho sempre detto purtroppo sia da parte dei “nucleristi” che degli “ambientalisti” si parla troppo con gli slogan. E questo non aiuta al dialogo costruttivo. Ma in questo forum stiamo provando a non farlo. E ci stiamo riuscendo.

      Sul professor Ricci il discorso è diverso. Bisogna conoscere la storia che ha portato a decidere per Scanzano. Ma sono sicuro che se vedrai le due lettere ti renderai conto che c’é qualcosa di strano.
      Comunque ho contattato via mail la fondazione Galileo 2001 per chiedere lumi al professore. Spero mi possa rispondere.

    8. daniele scrive:

      X PETRUCCI ( e per tutti)

      Ecco l’indirizzo dove è possibile scaricare le lettere dei 5 professori che hanno avvalorato lo studio fatto dalla Sogin del generale Carlo Jean

      zonanucleare.com/questione_scorie_italia/studio_sogin_scanza...

      vai in fondo alla pagina e scarica le lettere

      Ci sono anche le fotocopie di Ricci e Colombo.

      Vorrei far notare come ai media e nella trasmissione televisiva Che tempo che fà il generale Jean disse come questi scienziati abbiano validato quella scelta, mentre le lettere esprimono opinioni su una situazione che deve essere comunque approfondita.

      Nel caso di Ricci e Colombo la cosa più probabile che si successa è che gli abbiano proposto un testo e loro lo hanno firmato. Ma basta vedere cosa hanno firmato per domandarsi se un professore rischi la sua immagine in questo modo.
      Nessuna data, nessuna intestazione. Un foglio fotocopiato reso autorevole solo dalla firma del professore. Mentre le altre sono almeno su carta intestata.

      Se vogliamo anche in questo caso si raccontano frottole.

    9. Pietruccio scrive:

      Ho letto il documento.

      Non ci trovo niente di strano né credo possa derivare alcun pericolo per la popolazione da un deposito di scorie a oltre 500 metri di profondità in formazioni geologiche stabili. Si deve tener conto che la radioattività non è quel pericolo immediato e mortale che tutti credono: radioattivi siamo anche noi e lo sono le nostre case e quello che mangiamo, e non hai idea delle radiazioni che ti rifila uno che ha appena fatto una scintigrafia se ti passa vicino, anche dopo un giorno.

      Alla fine quel documento invita a fare tutte le analisi approfondita del caso per la conferma assoluta dei dati: altra cosa assolutamente normale.

      Anche se non conto niente, sono pronto a sottoscriverlo anch’io.

    10. niko scrive:

      caro pietruccio,
      ho letto i commenti suoi e di daniele,
      alla fine tu hai scritto che anhe noi siamo radioattivi ciò che mangiamo ecc….
      ma sappiamo tuti quanti che un deposito di scorie radioattive,per quanto tecnologicamente avanzato sia, e pur sempre pericoloso quindi non ceredo che i suoi esempi rendano l’idea della sicurezza di questi depositi…..

    11. Pietruccio scrive:

      x Niko

      Mi permetto di darti del tu e vorrei che anche tu lo facessi con me: in fondo siamo qui per confrontare le nostre idee, cercando di capirci e di scambiare informazioni, anche se magari lo facciamo da posizioni diverse.

      Un deposito di scorie radioattive normale, fatto cioè in tecnologia nucleare, cioè con controlli e progetti in tutta sicurezza, non comporta rischi per la popolazione, nè ora nè mai.

      Un metodo potrebbe essere questo: le scorie radioattive pericolose vengono “vetrificate”, cioè disperse in una matrice di vetro particolare (ex. l’R7T7) adatto a resistere nel tempo. Vengono poi incapsulate in un doppio contenitore di rame e acciaio inox. Se venissero poi depositate (come a Scanzano Ionico) a 500 metri di profondità in una formazione geologicamente stabile (milioni di anni), considerando che in quanche decina di migliaia di anni perdono completamente la loro pericolosità, mi dici dove stanno i problemi?

      Ti consiglio una occhiata a questo sito
      www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/La%20sistemazione%20in%20sicur...

    12. edoardo scrive:

      ma sappiamo tutti quanti che un deposito di scorie radioattive,per quanto tecnologicamente avanzato sia, e pur sempre pericoloso

      Hai dati tecnici/scientifici che dimostrano questa affermazione o parli per ideologie?

    13. Renato Angelo Ricci scrive:

      Mi acorgo per caso che anche qui si ripete una storia banale quanto semplice da spiegare(il che è stato fatto a suo tempo ma purtroppo le spiegazioni vengono difficilmente portate a conoscenza ).Mi ripeterò:
      Il documento è stato pensato e composto INSIEME dal Prof. Colombo e da me,essendo stati incaricati di esprimere il nostro parere COLLEGIALE.
      Una volta scritto lo abbiamo inoltrato al Presidente SOGIN (allora il Gen Carlo Jean) che lo ha fatto copiare in versione ufficiale e ritrasmettere a noi separatamente in 2 copie(visto che io abito a Padova e Colombo abitava a Livorno)per la firma. Inavvertitamente il Presidente Jean fece trasmettere a chi di dovere non un’unica copia con le 2 firme ma le 2 copie con firme separate. Di questo il gen. Jean si è poi assunto le sue responsabilità scusandosi con noi per l’involontaria gaffe e riparando poi ufficialmente all’errore.
      Tutto qui. Il documento quindi rappresenta ,in ogni caso,un testo ELABORATO CONGIUNTAMENTE dal Prof. Colombo e da me.
      Spero di aver fugato ,ora che ho visto casualmente su GOOGLE,
      consultato per altre ragioni non essendo mia abitudine compiacermi di andare volutamente a rispecchiarmi in giudizi altrui,ogni dubbio in proposito.
      E di aver cofortato coloro che,eventualmente conoscendomi,mi reputano
      non cos1 sprovveduto da incorrere in un infortunio del genere, e di aver soddisfatto la curiosità dei malevoli che potranno usare le loro armi su ben più seri problemi.
      Quanto al merito del documento ciascuno è libero di condividerlo o di criticarlo secondo il propripo punto di vista. Ma questa è un’altra storia
      e dovrebbe far parte di un dibattito civile.
      Saluti a tutti gli intervenuti.
      Renato Angelo Ricci

    14. daniele rovai scrive:

      Grazie professor Ricci della sua pronta risposta.

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