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Le Scienze - articoli sul nucleare sotto diversi aspetti

4 Gennaio 2008 di Amministratore

Sul numero attualmente in edicola della rivista mensile “Le Scienze” (numero di gennaio 2008 - n. 4739) ci sono alcuni articoli che interessano la discussione sul nucleare sotto diversi aspetti.

In particolare si segnalano gli articoli:

- “Dall’ atomo all’ elettricità”

- “Le armi nucleari in un mondo che cambia”
di Mark Fischetti
Alcune nazioni stanno cambiando i loro arsenali nucleari, spingendo gli Stati Uniti a rinnovare le proprie testate. Ma se Washington approvasse il piano contribuirebbe a sua volta a innescare una nuova corsa al riarmo

- “C’è davvero bisogno di nuove testate nucleari?”
di David Biello
L’ intenzione del Governo degli Stati Uniti di costruire il primo nuovo ordigno da vent’anni a questa parte solleva dubbi e interrogativi

- “Caorso, mon amour”
di Emanuele Perugini
A vent’ anni dal referendum e quasi dieci dallo spegnimento della sua ultima centrale, l’ Italia torna alla ricerca nucleare



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  • 22 Commenti a “ Le Scienze - articoli sul nucleare sotto diversi aspetti”

    1. Giampaolo Bottoni scrive:

      Si tratta di un numero interessante che meriterebbe una lettura, anche da parte mia, più approfondita. Mi limito solo ad alcune osservazioni marginali
      un po’ pungenti, tanto per agitare lo stagno. Nell’editoriale di Enrico Bellone noto qualche dato che mi rende perplesso. Innanzi tutto l’affermazione dell’amministratore delegato della SOGIN, Massimo Romano, che stima che il costo complessivo della demolizione di Caorso si aggirerebbe, al minimo, sui 4.3 miliardi di Euro. Dunque costruire un EPR di 1600 MWe nella fredda Finlandia sembra costi solo 3.3 miliardi di euro mentre demolire un BWR da 900 MWe tipo il reattore di Caorso costa quella cifra ? Lancio la mia proposta: assumere 100 guardie che vigilino che nessuno zingaro entri nell’impianto portandosi via cavi di rame ed altri metalli rivendibili ( ma … spiacevolmente radioattivi ) ed aspettare almeno 100 anni. I dipendenti vanno pagati bene: paghiamo 100000 euro all’anno a ciascun vigilante. Costo dell’operazione: 10 milioni di euro all’anno ossia un miliardo di euro in cento anni. Qualcuno mi vuol dire chi insiste a volersi fare un mega orticello proprio sull’ettaro dove ora si trova il capsulone della Centrale ? Se i costi di smantellamento sono quelli, non è meglio rimandare il tutto di 400 anni sperando che, fra 400 anni, la tecnologia consenta demolizioni più economiche ? Fra 400 anni la radioattività residua sarà certamente molto minore dell’attuale e quindi si lavorerà meglio ! Altra info che mi ha lasciato perplesso è la data di chiusura dell’impianto indicata, sia nell’editoriale che nell’articolo, al 1999. Mi sembra che quella sia la data del conferimento alla SOGIN dell’incarico di demolizione. Dal sito del comune di Caorso copio-incollo questo testo: “Il reattore di Caorso ha raggiunto la prima criticità il 31/12/1977 e il primo parallelo con la rete nazionale è stato effettuato il 23/05/1978. La centrale è in condizioni di arresto a freddo dal 25/10/1986, data in cui fu fermata per la quarta ricarica del combustibile. Per effetto del mutamento degli indirizzi di politica energetica seguito al referendum dell’87, l’impianto non è stato più riavviato. Nel periodo di esercizio, durato fino al 1986, la centrale ha prodotto complessivamente 29 miliardi di kWh”. Poi vennero i vari tentennamenti fino alla decisione di affidare il compito demolitivo alla SOGIN che ( sono maligno, lo so ) ha operato mi sembra alla stessa velocità con cui altre ditte hanno costruito gli impianti di smaltimento rifiuti nel napoletano. Personalmente, essendo favorevole alla riattivazione di Caorso, io tifo per una SOGIN lumacona ma è stata una lentezza voluta o la creazione di un nuovo pozzo di San Patrizio per le aziende che appaltano il lavoro del tipo dell’autostrada Salerno Reggio Calabria ? Circa poi l’articolo di David Biello “C’è davvero bisogno di nuove testate nucleari” mi ha fatto sorridere la preoccupazione ecologica di non usare berillio ma sostanze che si potrebbero ingerire senza danni per la salute. Insomma una sola bomba stermina istantaneamente 4 milioni di umani cadendo su New York, 2.8 milioni cadendo su Londra, 8.5 cadendo su Nuova Delhi e 4.6 milioni cadendo su Pechino e gli autori si preoccupano di un po’ di berillio che, se ingerito, non fa molto bene alla salute ? Insomma … vogliono che i morti nei giorni e mesi successivi muoiano sani ? Ed altri dubbi mi nascono dall’illustrazione dal titolo “Un colpo dopo l’altro” dove viene descritta la sequenza di attivazione della bomba a fusione, necessariamente innescata da una bomba a fissione. Non capisco cosa c’entri il gas di deuterio e trizio conservato nella testata. Il trizio è radioattivo ed ha una emivita di soli 12 anni ossia, dopo 12 anni, ce ne sarebbe la metà e se servisse a far esplodere la bomba sarebbe necessario reintegrare il trizio decaduto ( con enorme scomodità pratica per l’operazione da farsi su centinaia di testate). Per quel poco che ne so il trizio deriva dalla scissione del litio nel deuteruro di litio ed il litio si spezza grazie ai neutroni prodotti nella fusione trizio-deuterio o grazie ai neutroni prodotti dalla bomba a fissione che serve ad innescare la fusione fornendo anche l’energia per portare il plasma di deuterio trizio ad oltre 100 milioni di gradi. Degna di considerazione anche la conclusione dell’articolo: fare una versione moderna della bomba serve a conservare la competenza tecnologica delle nuove generazioni visto che i progettisti e realizzatori della vecchia sono ormai in età pensionabile. Insinuazione, affermazione, sospetto ? A mio parere sarebbe seccante che a far bombe fossero esperti solo paesi così calmi e tranquilli come l’Iran e il Pakistan. Già, come ha ribadito ieri ( 7/1/08) sul Corsera Alberto Ronchey, il rischio della proliferazione nucleare è una minaccia incombente ma anche… una profezia facilmente azzeccabile. E’ stato saggio sabotare il nucleare civile, rinunciare all’indipendenza energetica, come hanno voluto gli ultimi presidenti USA, per bloccare un fenomeno inarrestabile ? Il vaso di Pandora, piaccia o non piaccia, è stato aperto nel 1942 e le strategie attuabili possono, a mio parere, solo rallentare ma non impedire la diffusione della ricetta. L’azione politica dovrebbe avere un peso prioritario ma… è ragionevole sperare che uno statista kamikaze, in futuro, non voglia morire solo per il piacere di devastare l’intera odiatissima umanità ? A mio parere l’impero romano cadde quando i barbari, addestrati nelle stesse legioni romane, acquisirono un livello tecnologico tale da essere confrontabile con quello delle legioni romane stesse e non sarebbe buona scelta usare la polvere da sparo solo per fare fuochi d’artificio perchè non sembra leale abbattere con un colpo di fucile un cavaliere abilissimo nell’uso della scimitarra e della lancia. Un cavaliere che però ti odia tanto da cercare la propria morte pur di procurarti il massimo male possibile.

    2. Pietruccio scrive:

      Parole sante Giampaolo.

      E’ chiaro che la soluzione migliore per gli italiani sarebbe quella di riaprire Caorso invece di smantellarla. E anche di riaprire Trino. E questo significherebbe anche rimettere in moto il nucleare, quello vero, quello buono.

      Tanto per ribadire, restando in tema, direi che l’idea di fermare (o anche solo rallentare) la proliferazione delle armi atomiche non facendo il nucleare civile in Italia (sono diversi che lo sostengono) è pari solo a quella di ritenere di poter sostituire al petrolio le rinnovabili.

      Inutile rifare i soliti conticini che dicono quanto sia inadeguata quell’idea da qualunque punto di vista la si guardi. Ricordo solo che il la potenza installata (quella che genera un pannello quando viene colpito perpendicolarmente in pieno sole) ha poco a che fare con la potenza media fornita da un impianto fotovoltaico, per cui si ottengono in pratica solo 1200 kWh all’anno ogni kW di potenza installata (corrispondente a circa 10 mq). Quindi, per capirci, visto che da un impianto EPR da 1600 MW con fattore di utilizzazione 0.9 si ottengono circa 12 miliardi di kWh all’anno per avere la stessa quantità ci vorrebbe una potenza fotovoltaica installata di circa 10000 MW che costerebbe qualcosa come 64 miliardi di Euro come si deduce da una semplice proporzione visto che il costo dichiarato della centrale di Brindisi sbandierata dagli ecologisti da 11 MW-intallati è di 70 milioni. All’Enel poi quei 12 miliardi di kWh verrebbero a costare poco meno di 6 miliardi di Euro all’anno (con sovvenzioni di 0.45 Euro al kWh) che naturalmente scaricherebbe, come tasse di qualche genere, sulle nostre tasche. Considerando poi che il governo ha dovuto mettere dei limiti intorno a 100 MW installabili all’anno per gli incentivi assurdi che vengono dati, per produrre tutti quei pannelli in Italia ci vorrebbero 100 anni.

      Notare che stiamo parlando dell’equivalente di una centrale atomica da 3.5 miliardi di Euro di costruzione (e costi trascurabili di combustibile) e che invece, in rinnovabili, costerebbe 64 miliardi di euro più 6 miliardi all’anno. Già, ma per Maurizio e quelli che la pensano come lui, è il nucleare che è caro, e in altri post, ad esempio quelli di Daniele, sembra quasi che il problema dell’energia in Italia siano i costi della gestione delle scorie nucleari, irrisori, come si vede, se confrontati con quelli che ho appena citato per il fotovoltaico.

      Io però non credo che quei signori non sappiano fare questi conti, infatti ogni volta che gli si chiede di sostenere i loro argomenti con considerazioni quantitative cambiano discorso o non rispondono segno evidente che conoscono benissimo le conclusioni. Se tengono questa posizione evidentemente avranno il loro tornaconto per qualche altro verso: naturalmente non sto parlando di qualcosa che sia necessariamente materiale. Può anche essere una fissazione o un sogno: io, ad esempio, sono felice quando posso parlare di fisica, e infatti la insegno da vent’anni, perché me ne parlava sempre mio padre quando ero piccolo, e quando succede mi sembra di stargli ancora un po’ vicino: credo, cioè, che al mondo contino ancora i sentimenti, anche su scelte che possono sembrare solo razionali, molto più di quanto non si dica.

      Il fatto è che sono convinto che un grosso errore gli ambientalisti lo stiano facendo, non nei calcoli, ma nella rappresentazione che si fanno della società. E’ chiaro che proponendo un futuro “pulito” con energia in abbondanza, un po’ meno di ora ma solo un po’, senza costi ambientali di sorta, si portano dietro ampie fette di opinione pubblica. Quelli, lavorando, non hanno tempo di documentarsi e in quelle cose finiscono per crederci davvero, si lasciano prendere per mano fiduciosi senza sapere che quei signori li stanno portando sulle secche. La domanda è: cosa faranno quando capiranno che sono finiti nei guai e che a portarli sono stati quelli a cui loro hanno dato fiducia? Io penso che anche se ognuno di noi è una persona tranquilla la stessa cosa non si può dire di una popolazione nel suo complesso, ed è qui che sta, a mio parere, il vero errore di valutazione degli ambientalisti: non si può scherzare con la vita delle persone e una popolazione nel suo complesso non può essere considerata come un insieme di singole persone civili ma va trattata con la stessa prudenza che si usa per il materiale esplosivo, la storia insegna.

    3. Loris Groppo scrive:

      Una domanda veloce per Pietruccio. Forse l’avete già detto, ma cosa significa riaprire Caorso e Trino? Riattivare tutto così com’è? Abbattere tutto per poi ricostruire? Svuotare l’edificio di contenimento (ma mi pare una sciocchezza) e metterci qualcosa di nuovo?

    4. Pietruccio scrive:

      Qualche mese (a maggio) fa Romanello parlava della convenienza di una riapertura di Trino stimando il costo dei lavori necessari a rimetterla in funzione. Stime analoghe, più ottimistiche, le aveva fatte anche Fornaciari citando, mi pare, anche Caorso. I quell’occasione venivano anche fornite spiegazioni di massima che giustificavano tali stime. La conclusione è che le due centrali potevano essere rimesse in funzione con costi decisamente bassi per unità di energia prodotta: da uno a due centesimi di euro per kWh elettrico prodotto. Logico, perchè, a differenza delle fonti fossili, il grosso del costo dell’energia nucleare è di ammortamento mentre il combustibile incide decisamente poco anche nel caso di un aumento significativo del costo della materia prima.

      Chi butterebbe via una Rolls-Royce quasi nuova solo perchè è stata qualche anno sotto naftalina: basta cambiare un po’ di sedili, i filtri, l’olio, alcune pompe, volante, ecc… Tener conto che una centrale nucleare, anche quelle vecchie, viene realizzata con materiali, controlli e sistemi di sicurezza di gran lunga superiori a quelli di una Rolls-Royce.

      Io non conosco in dettaglio lo stato attuale delle centrali in questione ma so che hanno funzionato poco tempo rispetto alla vita prevista. So anche come viene costruita una centrale atomica, l’infinità di controlli a cui vengono sottoposti i componenti e l’impianto nel suo complesso, l’altissima qualità dei materiali e la disponibilità totale della documentazione su ogni pezzo che abbia rilevanza per la sicurezza per cui sono più che sicuro che il fatto di riprogettare eventuali pezzi mancanti, in disuso o non più utilizzabili (per l’invecchiamento) o per adeguarli a standard di sicurezza più in linea con gli orientamenti attuali riportando il tutto agli antichi splendori sia una cosa tranquillamente fattibile. Naturalmente non penso certo a uno stravolgimento dell’impianto perchè bisognerebbe sfruttare non solo le opere elettriche (alternatori, trasformatori, linee elettriche e quant’altro) ma anche quelle ancora buone dell’impianto di produzione del vapore, del contenimento, della caldaia nucleare. Oltretutto ci sarebbe il vantaggio economico di non avere adesso i costi di smantellamento.

      La cosa più importante, a mio avviso, non sarebbe però l’energia elettrica prodotta a basso costo (vantaggi economici infinitamente maggiori per noi italiani “normali” potremmo averli se la smettessimo di elargire immeritati privilegi ad alcune categorie di cittadini) ma il fatto che in questo modo si riaprirebbe una certa attività in campo nucleare anche nel nostro paese e con essa anche un po’ di giro di interessi. Faccio un esempio: una ditta italiana che produce pompe solo per impianti convenzionali è chiaro che preferisce, e quindi spinge per, un orientamento della politica energetica solo in quella direzione e vede il nucleare, che costringe a un’organizzazione pesante e a un modo di lavorare diverso, come fumo negli occhi. Se le aziende in queste condizioni sono tante la politica non può non tenerne conto. A qualcuno può venir in mente di investire nel settore, e poi far sentire il suo peso per varare un piano energetico serio che comprenda anche il nucleare, solo se ha la garanzia di un certo giro d’affari. Credo che, nelle condizioni in cui siamo, il giro possa nascere proprio se si rimette mano alle due centrali già esistenti perchè necessitano di procedure ampiamente semplificate per una loro riapertura: non sto parlando della burocrazia, di per sé già abbastanza pesante, ma della follia delle manifestazioni di piazza e della sindrome del NIMBY che stanno bloccando l’Italia con conseguenze da un lato ben visibili, come nel caso della spazzatura di Napoli, e dall’altro meno visibili ma forse più gravi come l’impoverimento economico e culturale, sul piano tecnico scientifico intendo, del paese di cui buona parte dei nostri connazionali è convinta di poter tranquillamente fare a meno (se fossi cattivo direi “perchè si sono arricchiti nell’ignoranza”).

      Perchè penso che sia così importante riaprire il discorso sul nucleare in Italia? Ma perchè, indipendentemente dalla posizione politica più o meno condivisibile, sull’energia e la crisi in arrivo per l’esaurimento delle fossili la penso come Sarkozy che dice che il nucleare non è la soluzione ma senza il nucleare non c’è soluzione.

      ——————————-

      Se interessa riporto alcuni appunti che avevo postato qualche mese fa a proposito delle vicissitudini dei reattori italiani.

      Centrale “Enrico Fermi” di Trino, PWR da 260 MWe: prima iniziativa industriale nucleare italiana su iniziativa Edison si costituisce la SELNI con sottoscrizione paritetica pubblico (IRI, SME, SIP, Terni, Trentina) e privato (Edison, SADE, Romana, SELT, SGES). Commissionata inizialmente dalla Edison alla Westinghouse, poi trasferita alla SELNI a sua volta controllata dalla Edison. Finanziamento IMI e Eximbank. Inizio lavori 1961 e centrale in esercizio nel 1964. Nel 1966 per effetto della nazionalizzazione passa all’ENEL. Fermata per problemi tecnici allo schermo radiale del nocciolo nel 1967 viene riavviata nel 1970 e fermata nuovamente nel 1979 per adeguamenti conseguenti a quanto successo nell’incidente di TMI (USA). Riavvio nel 1982 e fermata e nel 1987 per decisione governativa che nel 1990 dispone la chiusura definitiva. Nel 1999 trasferita a SOGIN che ha previsto decommissioning e il rilascio del sito per il 2018.

      Trino ha funzionato per 3+9+5 = 17 anni

      Centrale di Caorso BWR da 860 MWe: progettata e realizzata per l’ENEL dal gruppo ENEL-Ansaldo Meccanico Nucleare-GETSCO (General Electric Technical Services Co.). Progetto e costruzione anni ’70, prima criticità 1977 e entrata in esercizio nel 1978 (primo parallelo alla rete). Anche questa fermata nel 1986 in occasione della quarta ricarica del combustibile e mai più riavviata per ordine governativo. Nel 1990 su delibera CIPE viene decisa la chiusura definitiva dell’impianto. Trasferimento alla SOGIN nel 1999 che ha previsto l’eliminazione dei vincoli dovuti alla presenza dei materiali radioattivi e il rilascio del sito per il 2020. Nel periodo di esercizio, durato fino al 1986, la centrale ha prodotto complessivamente 29 miliardi di kWh

      Corso ha funzionato per 8 anni

    5. Giampaolo Bottoni scrive:

      In effetti il reattore di Caorso ha funzionato per un numero di anni straordinariamente ridotto e quando venne fermato era praticamente nuovo. Che delitto ! Che sperpero opulento di risorse perpetrato ai danni di un’Italia che si permise il lusso di sputare sul cibo ( è energia anche quella ) … come fece per futili, sì futili motivi. Vorrei ora concentrarmi un po’ sull’articolo in sostanza più importante del numero di gennaio ossia quello di Emanuele Perugini che parla di nucleare civile e non di funghi atomici fortunatamente piuttosto esotici. Parto subito dalla fine ossia dalla frase “Insomma, qualcosa si muove. E ad accorgersene sono stati anche i 21 giovani ingegneri nucleari assunti dall’ENEL lo scorso anno.’Fa piacere - racconta Giuseppe Forasassi, presidente del Cirten - che questi ragazzi vengano assunti per costruire centrali nucleari. Fino ad oggi era difficile per un neolaureato in ingegneria trovare un impiego nel settore in Italia. Quello che è successo all’ENEL è un segnale di speranza dopo vent’anni di ostracismo da parte di tutto il paese’ “. Faccio a questi giovani l’augurio di non fare la nostra fine, la fine di quelli della precedente generazione ossia di riuscire a fare veramente il lavoro per cui si è studiato all’ Università. A proposito dell’inserto firmato da Valentina Arcovio sull’impegno dell’India nei reattori al torio, mi sarebbe piaciuta qualche delucidazione in più sul tipo di reattore al torio su cui l’India vuole impegnarsi. Visto che nel ciclo del torio si generano nuclidi che emettono raggi gamma molto penetranti e pericolosi la mia curiosità è capire come gli scienziati indiani pensano di aggirare o limitare questi aspetti svantaggiosi. Praticamente ovunque al torio viene preferito l’uranio anche se l’India ha grandi giacimenti di torio e dunque forte interesse ad usarlo. Ma come ? Certo in un articolo di panoramica è difficile entrare in certi dettagli ma l’informazione sarebbe stata utile anche per ribattere alle critiche di chi usa come spauracchio le risorse minerarie limitate del solo uranio. Di notevole mia soddisfazione anche il breve inserto sulle centrali galleggianti progettate dall’India che, in questo, imita i progetti, spero già in corso di attuazione, della Russia. Certo sarei stato molto più gratificato dal leggere di centrali galleggianti ma di potenza rilevante, superiore a quella imbarcata su una normale portaerei nucleare americana. Le piccole centrali possono venire utili in zone estremamente disagiate come sulla costa artica della Siberia o dove manchi una adeguata rete di distribuzione ma… non in posti dove esistono forze pregiudizialmente ostili al nucleare civile classico ma dove non mancano fondali su cui adagiare enormi rigassificatori come quello alla foce del Po o ancorare altrettanto imponenti navi di rigassificazione al largo di Livorno. Perché ciclopi simili, pieni di gas naturale liquefatto, costretti ad essere abbordati frequentemente da navi gasiere di rifornimento, sono considerati più sicuri di un impianto nucleare di taglia tale da risultare economicamente interessante ? Mah… Una altra notizia che conoscevo ma non in dettaglio è l’adesione dell’Italia al GNEP ( Global Nuclear Energy Partnership ) ma soprattutto alcuni degli obbiettivi del GNEP. Dall’inserto a firma di Daniela Cipolloni leggo la strategia a cui il GNEP punta a riguardo della gestione dei rifiuti radioattivi. Trascrivo “…smetterà di essere competenza dei singoli Stati e sarà centralizzata. Inoltre sono stati progettati pochi siti unici per lo smaltimento delle scorie, da realizzare presumibilmente in America, in Europa e in Estremo Oriente“. Anche qui ho qualche dubbio legato al termine scoria. Personalmente non chiamerei scoria il plutonio o i transuranici anche se magari sono di difficile riprocessamento e si prestano ad operazioni criminali come la realizzazione di ordigni bellici. In un’ottica a lungo termine tutto il plutonio e gli altri transuranici dovrebbe essere riusato ed eliminato nei reattori nucleari stessi per generare energia e dunque non sarebbe un fardello da lasciare sulle spalle dei posteri. A mio parere sarebbe soprattutto da indicare come scoria ogni materiale strutturale attivato dal flusso neutronico del nocciolo e i prodotti di fissione. Per gestire questi sottoprodotti personalmente penso che sarebbe veramente meglio realizzare depositi internazionali ubicati nei molti deserti di cui la Terra è purtroppo ricca, piuttosto di pensare a soluzioni locali, nazionali, frammentate e, sul lungo periodo, poco affidabili. Questi grandi depositi costerebbero principalmente per il costo del servizio di sicurezza volto ad evitare che sabotatori e terroristi riescano a mettere le mani su materiale nocivo (ma non adatto a fare bombe nucleari). Il compito andrebbe affidato all’ ONU e i costi andrebbero coperti da una tassa versata a livello mondiale, dai gestori delle centrali elettronucleari. Non so se questo sia un obbiettivo del GNEP ma troverei ragionevole che lo fosse e, come battuta, invidierei quel vigilante, militare ONU incaricato di fare servizio in una oasi artificiale del Sahara, dotata di ogni conforto, alimentata ad energia solare ( che nei deserti abbonda ); un militare rasserenato, perché no, dalla propria famiglia e naturalmente in strettissimo contatto col mondo via internet. Invidierei questo moderno guardiano del faro, incaricato solo di vigilare che nulla cambi per anni, lustri, decenni aspettando come il tenente Drogo nella fortezza Bastiani nel deserto dei Tartari… una improbabile armata intenzionata a violare i sacri sarcofagi delle scorie vetrificate in lento decadimento radioattivo… Forse è perché ho sempre sognato di fare trekking sul massiccio del Tibesti o scalare il Tahat nel massiccio dell’Ahaggar … ma, come alla fine Drogo, non ho più l’età…

    6. daniele scrive:

      Una domanda.

      Caorso è una centrale denominata BWR. Attualmente, Francia docet, lo standard è per centrali PWR (il reattore dell’EPR è infatti un PWR, tanto per dire qual’é lo standard della III generazione).
      Come si può pensare di riaprire Caorso? E’ indubbio che il doppio circuito è un sistema che permette di isolare la parte radioattiva da quella non radioattiva.
      Caorso è vecchio e obsoleto.

      Per quanto riguarda lo smantellamento delle centrali italiane la verità è solo una: la Sogin non ha le competenze (ma non le ha nessuno in Italia) per smantellare le isole nucleari.

      Non vi sembra a questo punto una contraddizione dire di ripartire con il nucleare quando non siamo in grado di smaltire quello precedente?
      Non parlo da antinuclearista, ma da persona che nota delle contraddizioni palesi ma che, a quanto pare, non fanno parte delle variabili considerate per far ripartire l’equazione nucleare.

    7. Giampaolo Bottoni scrive:

      Anticipo risposte più serie ed esaustive ma non posso non notare che lei sta facendo piangere centinaia di ingegneri della General Electric che si stanno sentendo tanti Calimeri, pulcini neri calunniati….;-) Non basta avere al proprio attivo, in funzione, oltre 90 BWR per poter dire che i BWR, in gran parte costruiti all’epoca di Caorso, sono degli spendidi impianti ? Certo, nei BWR l’acqua che attraversa il nocciolo diventa direttamente vapore e va in turbina ma questo implica solo problemi ai gestori della centrale per quanto concerne la manutenzione ma non intacca minimamente la sicurezza dell’impianto, soprattutto sul piano degli incidenti seri che potrebbero coinvolgere la popolazione. Certo, in anni ed anni la tecnologia si è ulteriormente evoluta e si evolverà ( ai BWR sono seguiti gli ABWR ed ora sembra che GE proponga gli ESBWR ) ma sostenere che 90 BWR simili a Caorso sono ferrivecchi…. ci vuole un bel coraggio verde… Oltretutto, gli altri 90 BWR hanno sulle spalle due o tre decenni di funzionamento ininterrotto mentre Caorso per due decenni è stato in naftalina ed è praticamente nuovo. Sul piano della sicurezza nei confronti dei terremoti trovo che un BWR sembra apparentemente più robusto di un PWR perché ha meno … tubi di collegamento e lavora a pressione più bassa, 70 atmosfere piuttosto che 150. Meno complicazioni e parti che si possono rompere meno rischio di rotture direbbe la saggezza popolare… Purtroppo negli attuali PWR gli scambiatori di calore non possono stare assieme al nocciolo in un’unico pentolone perché il pentolone risulterebbe troppo gigantesco. Una soluzione è la proposta di un PWR tipo IRIS dove appunto questo diventa possibile anche se, il prezzo da pagare è una diminuzione notevole della pressione operativa e dunque un minor rendimento termodinamico. A quanto vedo i BWR ora li fanno anche i giapponesi di Toshiba. Forse nessuno li ha avvertiti che, come dimostra Caorso, la tecnologia BWR è vecchia e dannosa. O forso lo sanno e temono di essere puniti dai loro governanti giapponesi… Zitti per carità, in oriente ti fanno fare harakiri !

    8. Pietruccio scrive:

      Naturalmente non posso che essere daccordo con Giampaolo.

      Vorrei solo che fossero chiari alcuni concetti per evitare possibili fraintendimenti a chi non è del mestiere.

      - Non è che i PWR siano di per se più o meno sicuri dei BWR, il livello di sicurezza viene stabilito a priori (è la normativa che lo impone), quello che cambia è la necessità di costruire degli apparecchi e prendere dei provvedimenti e/o stabilire delle soluzioni progettuali che consentano di ottenere quel livello di sicurezza.
      Ad esempio spesso viene citato il caso dei terremoti. Non è che una centrale non possa essere costruita in una zona più sismica di un’altra è che più è sismico il sito in cui si va a costruire la centrale più aumentano i costi per ottenere lo stesso livello di sicurezza. Stesso discorso vale per il tipo di reattore PWR o BWR: dev’essere chiaro che il livello di sicurezza raggiunto è sempre lo stesso, quello che cambia è il numero e il tipo di soluzioni adottate, e quindi, in definitiva, il costo.

      - Il fatto che nei BWR arrivi in turbina il vapore proveniente dal Vessel vuol semplicemente dire che turbina e annessi, entrano a far parte dei componenti rilevanti per la sicurezza nucleare il che significa un maggiore livello di isolamento e di affidabilità ripetto a quelli di un PWR. Al solito, LA SICUREZZA NON CAMBIA, cambiano le soluzioni e i componenti atti a raggiungere il livello di sicurezza stabilito dalla legge.

    9. daniele scrive:

      Non saranno obsoleti però il cuore dell’EPR è un PWR.
      Non saranno obsoleti ma se si parla di cambio generazionale tra i reattori attualmente in attività (e lo standard è PWR) e il nuovo EPR (che però utilizza come motore un PWR) addirittura parlando di II generazione per quelli attuali e III generazione per quelli da costruire, mi dite voi come dovrebbero essere definiti?
      La definizione di nuova generazione per gli EPR l’avete data voi.
      Quindi se c’é, addirittura, un cambio generazionale tra i reattori attauli e quelli futuri (EPR) definire obsoleto il sistema BWR in confronto a quello PWR mi sembra corretta.

      Possibile che giochiate semprein difesa? Appena qualcuno dice qualcosa contro… subito a difenderlo.

      Se ad un certo punto (e se andate a vedere le date si nota come dopo una certa data si costruiscano PWR al posto di BWR) si è deciso di dividere i circuiti ci sarà un motivo.

      mettiamola così: perché ad un certo punto al BWR si è preferito il PWR?
      Grazie per la risposta

    10. Giampaolo Bottoni scrive:

      Basta cercare un po’ in rete per accorgersi che i BWR sono tutt’altro che una specie di reattore in via di estinzione. Indagando un po’ per poter documentare le mie affermazioni, mi ha colpito la centrale di Kashiwazaki-Kariwa in Giappone. E’ fatta da sette BWR entrati in funzione, il primo nel 1985 quando Caorso era ancora in funzione, ed il settimo nel 1997. La potenza del primo è di 1100 MWe ( ossia più potente di Caorso) e così fino al quinto, entrato in funzione nel 1990. Gli ultimi due sono del tipo avanzato ossia ABWR ed hanno la potenza di 1350 MWe. La scelta tra il tipo ad acqua pressurizzata (PWR) e quello ad acqua bollente (BWR) dipende da vari fattori strategici e commerciali. Anche se simili, le due tecnologie hanno significative diversità che richiedono lo sviluppo di specifiche competenze. Questo rende ragionevole la scelta francese di specializzarsi su un solo tipo di reattore ( sarebbe come dire tra motori a benzina e diesel mettersi a produrre solo uno dei due tipi per motivi di bilancio). I PWR sono usati anche per la propulsione di portaerei, rompighiaccio e sottomarini e dunque volendo dotarsi di navi a propulsione nucleare una nazione “deve per forza” sviluppare competenze nei PWR. I BWR hanno utilizzo solo in centrali elettronucleari e dunque sono meno interessanti sul piano militare; sviluppare due filiere in competizione interna tra loro era una scelta troppo onerosa per un paese ricco ma non ricchissimo come la Francia. Ai tempi la scelta italiana di avere tre reattori di tre tipi diversi fu dovuta al fatto che l’uso dell’energia nucleare per scopi pacifici era agli albori e regnava una grande confusione organizzativa; quale piccola compagnia aerea si doterebbe di tre aerei di tre diversi fornitori e nettamente diversi l’uno dall’altro ? Rischierebbe il fallimento senza neppure bisogno di chiamarsi Alitalia…

    11. Pietruccio scrive:

      Nessun mistero, niente di losco, nessun difetto nascosto che ne pregiudica la realizzabilità.

      Dire PWR o BWR è come dire motore a benzina o Diesel. L’affermazione o meno di uno piuttosto che dell’altro dipende più da aspetti commerciali che da una effettiva superiorità tecnica: gli uni sono più adatti a certe cose, gli altri ad altre: per inciso io preferisco il Diesel perchè è più rispettoso dell’ambiente rispetto al benzina. Per me ho comprato un’auto Diesel ma per mia moglie una a benzina perchè lei ha un utilizzo più frammentato.

      A me sono sempre piaciuti di più i PWR anche quando andavano di moda i BWR: quando studiavo questi argomenti l’Italia, dopo Caorso, stava realizzando Montalto, entrambe BWR entrambe ottimi reattori. Sopratutto Montalto.

      Quei BWR sono tipicamente reattori di seconda generazione come i PWR che vennero costruiti in quell’epoca.

      Quelli di III generazione, tipicamente l’EPR, sono un’evoluzione di quei PWR. Abbiamo (in realtà avete) già discusso sull’opportunità o meno di chiamarli di “terza” generazione. Io francamente non sono sensibile a questo tipo di questioni, per me gli EPR sono semplicemente dei reattori progettati avendo fatto tesoro di altri vent’anni di esperienza, e quindi già erano buonissimi quelli di vent’anni fa, figuriamoci quelli che fanno adesso: sono ottimi. Punto, e tanto mi basta! Per intenderci, sarei felice se ne facessero uno a 100 metri da casa mia, ok! Poi chiamatelo come vi pare.

    12. Loris Groppo scrive:

      Un ringraziamento a Pietruccio per aver risposto alla mia sollecitazione, nonché a Giampaolo Bottoni per le sue lucide (e simpatiche) considerazioni sugli articoli di “Le Scienze”. Riguardo quest’ultimo, apprezzo in particolar modo le sue osservazioni sull’uso del berillio negli ordigni nucleari. Ricordo infatti di aver avuto un certo torpore mentale quando lessi quelle righe. Dopo un po’ (naturalmente) fui comprensivo con me stesso: sul momento, in effetti, mi ero preoccupato, ma forse dalla parte sbagliata… Ma tant’è.

      Piuttosto, riguardo la riattivazione del nostro piccolo patrimonio elettronucleare ho motivo di ritenere valide le considerazioni di Pietruccio riguardo la qualità dei “sistemi” in questione (pur non essendo affatto, il sottoscritto, un tecnico del settore).
      Faccio due semplici paralleli. Un amico mi ha fatto vedere una classica chiave per bulloni esagonali risalente alla seconda guerra mondiale di un certo esercito tedesco: oggetto dalla solida perfezione, assai vissuto, ma perfettamente efficiente. Evidenza di una scelta di materiali particolarmente qualificata.
      Poi, mi viene in mente un raffinato oggetto (certo di discutibile utilità) come il celeberrimo bombardiere Boeing B52. Una macchina progettata e realizzata per la prima volta negli anni ’50, ma che in un costante lavoro di adeguamento pare possa essere destinata … “to be utilized through 2025” – (vedi http://www.fas.org/nuke/guide/usa/bomber/b-52.htm).

      Restando in tema, vorrei tuttavia sollecitare un’opinione riguardo il peso dell’aspetto “software” della ristrutturazione dei vecchi (rispettosamente parlando) impianti. Mi pare di aver capito che un EPR è caratterizzato da un elevato grado di automazione. Sarebbe applicabile tale grado di sofisticazione anche a Trino e Caorso? E quale sarebbe il contributo di questo aspetto tecnologico in termini di sicurezza?

    13. Giampaolo Bottoni scrive:

      Reso forse troppo baldanzoso dalle lodi tento io una risposta qualitativa alla domanda di Loris Groppo. Non so dare numeri precisi ma ragiono per analogia. Controllatemi i calcoli che faccio, anche se sono elementari. Un errorino… la virgola spostata di una cifra e addio! La matematica non è fumosa come la filosofia o la politica ed è difficile nascondere gli errori. Andiamo a considerare qualche BWR americano più vecchio di Caorso ed ancora in funzione: Dresden-2 cominciò ad operare commercialmente nel giugno del 1970 seguita da Dresden-3 nel novembre 1971.Sono due reattori leggermente più potenti di Caorso dato che sfiorano i 900 MWe di potenza. Oppure la centrale di Fitzpatrick, a regime dal luglio 1975 ed anche essa simile per tipo e dimensioni di Caorso. Indubbiamente, in oltre 30 anni di funzionamento i gestori avranno apportato modifiche e aggiornamenti alle apparecchiature di controllo e al software. A quel tempo l’informatica era enormemente più arretrata e dunque i computer di allora saranno stati sostituiti chissà quante volte… Se nulla fosse cambiato vorrebbe dire che le autorità americane hanno ritenuto che non ci fosse bisogno di aggiornamenti e che le centrali siano sicure già così, con componenti vecchi più di 30 anni ma non credo che questo sia ragionevole. Le sostituzioni ci saranno sicuramente state e… tutt’ora quelle centrali sono pienamente operative ovvero gli americani le ritengono sicure. Dunque la riattivazione di Caorso dovrà sicuramente avere un costo per aggiornamenti vari (anche se il pentolone è praticamente nuovo, con soli otto anni di funzionamento a potenza ). Si tratta di valutare l’entità di questo costo di ammodernamento e del tempo necessario per recuperare le somme investite. Tento di farlo a spanne ma cercando di esagerare su questi costi in modo da essere prudente al massimo. Se assumiamo che un kg di petrolio equivalente valga 10000 kcal ossia 11.6 kWh allora proviamo a calcolare cosa costa un kWh elettrico di solo combustibile fossile ipotizzando che la centrale termica abbia il bellissimo rendimento del 50% (una centrale modernissima; più realistico sarebbe parlare di un rendimento del 40% ). Dunque un kg di petrolio consente di ottere, ottimisticamente, 5.8 kWh di energia elettrica. Un barile di petrolio corrisponde a 159 litri e se il petrolio ha densità relativa 0.9 ( sovrastima ottimistica) i kg sono 143.1. Dunque da un barile di petrolio si possono ottenere, ottimisticamente 143.1*5.8 = 830 kWh = 0.83 MWh elettrici. Se dunque un barile di petrolio costa 100 dollari un MWh elettrico non può costare meno di 120.5 dollari ossia, se un euro vale 1.4 dollari, un MWh non può costare meno di 85.7 euro. La Centrale di Caorso attualmente è considerata un rottame non solo senza valore ma addirittura costosa perché la si vuole demolire subito, invece che fra 400 anni, e demolirla ancora radioattiva costa. Supponiamo che invece la si riattivi al costo spropositato di 800 milioni di dollari ossia un milione di dollari al MW ( Caorso ha la potenza di circa 800 MW ) Facendo andare Caorso risparmio 120*800 = 96000 dollari all’ora di petrolio ossia 2.3 milioni di dollari al giorno. Dunque per risparmiare 800 milioni di dollari mi occorrono 345 giorni… arrotondiamo: un anno. Se il combustibile nucleare con cui fare andare per un anno Caorso costasse 400 milioni di dollari la spesa della rimessa in funzione si recupererebbe in due anni e non in uno. Poi tutto il resto sarebbe guadagno netto ossia dollari risparmiati ed enormi quantità di gas serra non prodotto.

    14. Pietruccio scrive:

      Non conosco il livello di automazione di una centrale EPR ma credo che sia elevato visto i tempi che corrono (computer, microprocessori e microcontrollori dappertutto), del resto un grosso impulso all’informatica è venuto proprio dagli investimenti sulla tecnologia nucleare.

      La sicurezza credo però che sia altra cosa rispetto al livello di automazione, almeno questo mi dice l’esperienza che ho fatto in altri campi. L’affidabilità di un sistema dipende da quella dei singoli componenti e dal grado di ridondanza dei dispositivi nonché dalla versatilità delle modalità d’intervento in caso di incidente, e sopratutto, nel caso dei reattori atomici, nella possibilità di affidarsi anche a dispositivi di tipo passivo per eventi critici. Naturalmente molto dipende anche da una corretta conduzione di tutto il sistema visto che la carenza di quest’ultima è stata proprio la causa degli incidenti più importanti (Chernobyl e Three Mile Island).

      Un’altra cosa che ho imparato è che nella tecnica bisogna dare ai numeri un significato relativo sopratutto se si parla di sicurezza e di probabilità: discorso molto molto difficile da spiegare in modo “divulgativo” che può dare origine a un’infinità di interpretazioni sbagliate. Su queste cose non riesco a farmi capire neppure dalla mia signora che è di cultura umanistica né da mio cognato che è di cultura scientifica.

      La sicurezza è volatile ben più del software e i calcoli che si fanno sono puramente indicativi ma bassissime probabilità di guasto e soprattutto possibilità alternative di intervento in caso di malfunzionamenti indicano che “si può stare tranquilli” se vogliamo dare il giusto senso delle cose secondo le regole del linguaggio comune. Questo era il target per i reattori della II generazione tipo Caorso che, per intenderci, era progettato su standard elevatissimi e non paragonabili con niente di ciò con cui abbiamo a che fare tutti i giorni: chi di voi quando sale in macchina sa che freni, cuscinetti, ruote, alberi, ecc… potrebbero smettere di funzionare in un momento qualsiasi con probabilità di guasto per l’auto nel suo complesso infinitamente superiore a quelle del rischio derivante da una centrale nucleare di II generazione (cosa succederebbe se si fermasse improvvisamente il motore mentre sorpassate una corriera?).

      L’EPR di oggi ha coefficienti di sicurezza globali (cioè riferiti all’intero reattore inteso come sistema) che sono addirittura 10000 volte maggiori di quelli dei reattori di II generazione il che indica in modo assai eloquente come l’esperienza passata abbia portato a intervenire in modo efficace per migliorarne le caratteristiche, soprattutto riguardo al fatto che in quei reattori “non si bada a spese” rispetto agli aspetti di sicurezza. La lettura giusta di questi numeri, tradotta nel linguaggio comune, è che si progettano questi reattori secondo livelli di sicurezza talmente alti da essere senza senso sprecando risorse in modo irragionevole: chi di voi spenderebbe un milione di euro per avere un’automobile con quattro motori, 10 sistemi di frenata, doppi alberi, doppie ruote ecc… il tutto automatizzato. Se un rappresentante provasse a proporvela lo prendereste per matto, ma un uguale livello di sicurezza su una centrale nucleare viene considerato sostanzialmente insufficiente dalla popolazione: basta pensare alla frase che ripetono spesso gli antinucleari quando mi chiedono se vorrei un reattore vicino a casa mia. Certo che lo vorrei! Rischio infinitamente di più ad attraversare il piazzale sopratutto quando guidano certi vicini…

      Credo che una riapertura di Trino e Caorso non trasformerebbe comunque quei reattori in qualcosa di simile ad un EPR anche se mettendo a frutto la notevole esperienza di questi anni si potrebbero adottare sicuramente migliorie su sistemi che sono in ogni caso “esageratamente” sicuri (come un’auto con due motori, tre sistemi di frenata indipendenti ecc… per intenderci).

      I problemi del nucleare non consistono certo nell’automazione, nella sicurezza né tanto meno nella bufala delle scorie. I problemi stanno nella possibilità di dare un’informazione corretta e a 360 gradi a tutti. Il problema sta nel garantire la totale trasparenza nella gestione e negli episodi che riguardano gli impianti: tutti quei discorsi che sono venuti fuori dopo il terremoto in Giappone sulla centrale di Kashiwazaki-Kariva non fanno certo onore a questa tecnologia perchè quelle potenze, con quel livello di concentrazione, non possono essere gestite in autonomia da una compagnia di affari che per definizione, e giustamente, ubbidisce solo a criteri economici. Il problema sta nel combustibile (Uranio e Torio) che, anche se ce n’è tanto, ed è distribuito un po’ dappertutto, cosa che contribuirebbe sostanzialmente ad evitare in modo naturale i gravi problemi geopolitici che si stanno creando col petrolio, è poco concentrato il che richiede notevoli sforzi nella sua raccolta e rende di fatto obbligatoria la migrazione (speriamo veloce) ai reattori di IV generazione, i soli che, data la capacità di bruciare praticamente tutto combustibile, svincolerebbero veramente l’umanità dal rischio di un esaurimento delle risorse su tempi dell’ordine del centinaio o del migliaio di anni che sono i soli che permetterebbero una transizione alle fonti rinnovabili senza un’ecatombe.

      Il termine non è esagerato: a questo proposito inviterei tutti a tener presente quello che si dice nel numero di novembre delle scienze dal titolo “il paradosso alimentare” dove si dice che secondo la FAO sono 12 milioni i bambini sotto i 5 anni che muoiono per cause legate alla denutrizione: ogni 5 anni l’equivalente, compresi gli adulti, di quello che è successo nella seconda guerra mondiale che invece è durata 6 anni! Se poi si considera che il tutto succede in un periodo di abbondanza come questo, con problemi di sovrapproduzione alimentare a livello mondiale, si capisce che il grosso delle nostre difficoltà, come umanità, non è di tipo tecnico ma risiede nella capacità di organizzarci e di far fronte alla necessità di avere un sistema di produzione e distribuzione che sia almeno ragionevole. Non ci vuole molto, allora, a immaginare cosa succederebbe in un mondo troppo affollato come questo, se la macchina dell’economia si fermasse anche nei nostri paesi che bene o male muovono un po’ l’economia.

    15. Giampaolo Bottoni scrive:

      Due osservazioni: quando si parla di sicurezza è relativamente facile ottenere, in certi casi, fattori 10000 di incremento. Un esempio : mettiamo che la probabilità di un incidente grave come quello di Chernobyl per un reattore ad acqua della seconda generazione ( Caorso), sia, annualmente, di una parte su un milione ossia che, in via teorica, possa avvenire una volta ogni milione di anni. La cosa è seria perchè se ci fossero in funzione mille impianti simili la probabilità sarebbe di un disastro ogni mille anni ossia la probabilità che, per dire, il Vesuvio si esibisca presto come fece con Ercolano e Pompei 2000 anni fa. Se, con appositi accorgimenti e ridondanze di meccanismi, aumento la sicurezza di un fattore mille i tempi teorici si dilatano di mille volte e dunque, con mille EPR avrò una Pompei ogni milione di anni. Rassicurante. Resta il fatto che questi ragionamenti sono comunque stime teoriche di probabilità tutte infinitesime e certo c’è sempre l’imponderabile, il totalmente imprevisto e dunque non considerato nelle stime. D’altra parte c’è anche l’impossibile ( a parte i miracoli che però dovrebbe essere il diavolo a fare ). Né un Caorso né un EPR potrà fare quello che fece il reattore di Chernobyl perchè quello era una montagna di grafite ossia carbone purissimo mentre nei reattori ad acqua la grafite incendiabile non c’è proprio. Che probabilità c’è che l’acqua prenda fuoco ? E’ comunque indubitabile che i reattori più moderni siano anche più sicuri. Anche per accorgimenti macroscopicamente evidenti. Il fatto che l’EPR abbia una potenza tanto gigantesca, 1600 MWe, rende economicamente fattibile un doppio contenitore di sicurezza visto che i costi aggiuntivi sono meglio spalmabili sul costo del MWh prodotto. Il doppio contenitore ( stile matrioska ) mi tranquillizza un po’ sul fatto che, se la trattativa andrà in porto, la Francia venderà almeno un paio di EPR agli arabi degli emirati. Vista la turbolenza della regione non sarebbe improbabile ( che probilità si potrebbe dare ad eventi del genere ? ) che gli amici di Bin Laden li vogliano usare nei loro tiri al bersagno con missili o con aerei dirottati e dunque sapere che i contenitori sono due e non uno… lo trovo più tranquillizzante del sapere che l’EPR è stato ben progettato e migliorato anche dal punto di vista della sicurezza intrinseca.

    16. Pietruccio scrive:

      Ovviamente non posso che essere d’accordo. Ci sono questioni di sostanza (l’acqua non prende fuoco) che ci garantiscono molto meglio di coefficienti astratti su dati aleatori.

      Un’altro aspetto che a mio parere è importante per garantirci nei confronti degli eventi non previsti e non prevedibili è anche rappresentato dalla versatilità dell’impianto, dalle possibilità, cioè, di intervenire in più modi e con sistemi diversi in caso di imprevisti. Anche questo aspetto è difficilmente quantificabile.

      Come dicevo prima i numeri, in generale, vanno interpretati: il fatto che ci sia un fattore 10000 nella sicurezza interna dei reattori di nuovo tipo sta semplicemente ad indicare una maggiore razionalità nella disposizione delle ridondanze e nella scelta delle caratteristiche dei singoli elementi dell’impianto. Si tratta, in pratica, di un indice sulla bontà dell’impianto sotto l’aspetto della sicurezza.

      Tuttavia anche la probabilità legata ad eventi casuali ha un senso. Per apprezzare la “regolarità” di tale comportamento invito a lanciare contemporaneamente 11 dadi: se fate 6 con tutti e 11 i dadi (senza imbrogliare) ditemelo, perchè a me risulta che ci sia una possibilità su 360 milioni circa il che, in pratica, significa che non succede. Provate! Non vi succede proprio.

      Viceversa, se andate a vedere la vita media sui bollettini ISTAT vedrete che non cambia sensibilmente da un anno all’altro e cambiamenti medi su tempi lunghi sono dovuti a cause ben precise che intervengono sull’intera società. Voglio dire che quando i numeri diventano grandi, anche se ogni singolo elemento si comporta a modo suo e non “sa” cosa fanno gli altri, i dati medi difficilmente si scostano dai valori previsti dalle variabili aleatorie come cita (a spanne) la “Legge dei grandi numeri”.

    17. niko scrive:

      se voi pensate ke mettere il nucleare in italia sia la cosa migliore…vi sbagliate,nonostante sia in parte pulita(per colpa delle scorie radioattive)come energia,è meglio contare sulle risorse di energia alternative che sono tra l’altro ‘’molto più sicure'’ per la nostra salute e piu tecnologiche finchè non verranno completati gli studi e gli esperimenti sul nucleare a fusione e fino aquando verrà messo al posto del nucleare a fissione..

    18. Edoardo scrive:

      Caro Niko,
      ti consiglio, se hai tempo e voglia, di leggere i testi sullo stoccaggio delle scorie, sui, costi e sicurezza del nucleare e sulle riserve di uranio. I temi partono da testi universitari scritti da igegneri e fisici nucleari (Ing. Romanello, Cerullo, Spezia, Ambrosini alcuni nomi) o da fonti Iaea. Detti testi sono poi stati ampiamente discussi sia da nuclearisti che da antinuclaeristi come te. Ebbene, personalmente, di fronte a numeri, dati scientifici ed esperienze tecniche provate dei primi vengono sempre contrapposti i progetti, le ideologie, i sogni ed ii rinvii dei secondi.

      Il Prof. Antonio Zichichi diceva che quand’era giovane (anni ‘50) nelle università di fisica si parlava che, forse, nei primi anni 2000 sarebbe stato possibile lo sfruttamento della fusione nucleare. Ad oggi, 2008, il primo modello SPERIMENTALE ci sarà fra 30/40 anni: nel frattempo che facciamo, oltre al risparmio energetico importante ma non sufficiente ad evitare una crisi energetica? Pensi davvero che sole e vento possano soddisfare (anche in maniera continua) i nostri fabbisogni energetici? Pensi che sole e vento possano dare energia continua ad industrie (magari molto energivore come quelle che producono carta, acciaio, cemento) centri commerciali, metropoli, ecc.?…Mah, convinto tu….

    19. niko scrive:

      caro edoardo,
      certamente io sono convinto della mia tesi, ma nonostante questo sono molto attirato dallo studio del nucleare e quindi conosco benissimo i rischi a cui ci ptrebbero portare degli errori nella fissione nucleare che provocherebbero disastri di enormi dimensioni(es. Chernobyl) ed allora rimango della convizione che fino a quando la fissione nucleare non comicierà ad essere rimpiazzata da quella a fusione sarò quindi contro il nucleare in italia,per i problemi già elencati nell’altro commento.
      Per quanto riguarda le risorse rimmovabili è vero che non sarebbero capaci di soddisfarre la nostra riciesta energetica, ma sappiamo benissimo che la tecnologa va sempre più avanti per migliorare le nostre condizioni di vita, facendo un esempio: se prima un ragazzo doveva usare un lettore cd per ascoltare la musica e quindi masterizzare il cd e tenendo il pc acceso molto a lungo rispetto ad ora che invece con i lettori mp3 o mp4 abbiamo bisogno invece di pochissimo tempo abbiamo sicuramente risparmiato moltissima energia utile;
      ma le domande che ci dobbiamo porre sono molte per esempio:
      perchè solo una casa costruttrice di atomobili produce una macchina ibrida(che inoltre non viene neanche pubblicizzata) che va elettricamente fino ai 50/60 km/h dopo di che fa entrare la benzina nel motore che carica la batteria elettrica e che sarebbe la soluzione migiore nelle nostre città inquinatissime, e poi mi chiedo perche un cittadino che risiede vicino alla centrale siderurgica più grande di europa ,a taranto, per riuscire a vedere le prime città con le illuminazioni pubbliche a pannelli fotovoltaici si debba spingere di centinaia di chilometri fuori dalla sua città??
      Ecco la politca energetca che secondo me dovrebbe continuare ad andare avanti sia quella basata sul risparmio energetico, che sull’avanzare della tecnolgia che ci soddisferà di più consumando meno, e soprattutto sulle fonti di energia rinnovabili che dovrebbero intanto nel frattempo affiancare le principali fonti di energia per poi diventarne le pricipali…
      ma personalmente spero che in un prossimo futuro la nostra energia venga prodotta dalla tanto attesa fusione nucleare che, ripeto, è sicurissima, non prodce scorie o robe varie e produrrebbe l’energia necessaria al nostro fabbisogno……….

    20. Pietruccio scrive:

      Niko, Dio mio, torna in te.

      Leggendo quella sequenza di assurdità non riesco veramente a stare zitto, anche se me lo ero proposto, perchè sto diventando noioso.

      So di non poterti convincere. Non ti offendere ma… Fra una decina d’anni, dovessimo, come sembra probabile, scegliere la strada che indicano quelli che la pensano come te, ti chiedo solo di ricordare che te lo avevo detto: non hai idea di quanto ti abbiano preso in giro quelli che ti hanno raccontato le cose che credi siano verità assolute.

      Intanto, magari, prova a cercare dati oggettivi… Per esempio chiediti come mai all’epoca del referendum, vent’anni fa, si facevano gli stessi discorsi di oggi (le rinnovabili, il risparmio energetico, che è la prima delle fonti ecc…) e, poi, guarda invece, cosa è successo. Il consumo di energia invece che diminuire è aumentato (da 150 a 200 Mtep => +33%) e anche quello dell’energia elettrica (da 210 a 350 TWh => +67%). Eppure allora si usavano i giradischi e i mangia- cassette, molto più energivori! Un sacco di elettrodomestici consumavano di più. Allora, secondo te, come mai i consumi, invece di diminuire, sono aumentati?

      La produzione da fonti rinnovabili, da allora, è rimasta stabile o poco più, perchè il grosso delle rinnovabili è l’idroelettrico (già sfruttato) e le biomasse (già sfruttate) (in totale, oggi, 16 Mtep).

      Un tal Rubbia promise allora la fusione nucleare (per uso pacifico) in 5 anni. Lo disse in TV, davanti a milioni di italiani, e chi non era del mestiere ci ha creduto. Era il 1987! Sono passati 21 anni ed è ancora da dimostrare che sia possibile farlo!

      Questi sono solo esempi… e potrei continuare per pagine e pagine…

      Come puoi vedere, se ti informi per bene, tutto quello che dici è già successo, ed è già successo il contrario di quello che credi: è come se uno che sta affondando sul Titanic proponesse al capitano di andare a sbattere su un altro iceberg: tanto non succede niente!

    21. edoardo scrive:

      i rischi a cui ci ptrebbero portare degli errori nella fissione nucleare che provocherebbero disastri di enormi dimensioni(es. Chernobyl) ed allora rimango della convizione che fino a quando la fissione nucleare non comicierà ad essere rimpiazzata da quella a fusione sarò quindi contro il nucleare in italia,per i problemi già elencati nell’altro commento.

      Per carità rispetto la tua opinione ma mi permetto di sottolineare che paragonare la fissione nucleare e possibilie errori a quello che è successo a Chernobyl, è un insulto a tutta la tecnologia nucleare:
      ormai è arci noto che il reattore RMBK era un modello (acqua/grafite) molto instabile concepito principalmente per la produzione di plutonio. Tra l’altro era mal costruito perchè il reattore era sotto un capannone prefabbricato invece che in un box d’acciaio sotto due cupole di cemento armato schermato in piombo (come tutti gli impianti occidentali Italia compresa) D’altro canto il reattore era rozzamente enorme ed il contenimento occidentale, se fosse stato possibile costruirlo, doveva essere molto più alto. Comunque. aldilà di tutto ciò il reattore funzionava senza noie.
      Purtroppo l’ottusa ambizione del direttore, che proveniva dalla gestione di centrali convenzionali e che fu messo lì per meriti di partito, impose al personale un assurdo esperimento che altri impianti sovietici avevano rifiutato. Più con più, oltre a forzare smisuratamente il reattore, si era criminalmente disattiva i sistemi di sicurezza.
      Chernobyl è stato questo: pensa invece a TMI (Three Miles Island, 1978) lì l’impianto era ben costruito e il personale addestrato; nonostante si sia fuso il nocciolo (e non è avvenuta la sindrome cinese, di per sè una baggianata ciniematografica) non c’è stato fuoriuscita di radiazioni ed altro. Il reattore è stato fermato e l’intero satbile decontaminato senza vittime e rischi per la popolazione. La seconda unità è ancora, se non erro, funzionante ( o comunque a continuato a lavorare fino al 2003)

    22. edoardo scrive:

      Scusate la rispresa del discorso:
      la tecnologia va avneti anche per il nucleare. Tra poco meno di dieci anni avremo reattori che brucieranno le scorie (ADS) e quello che oggi è dipinto come il rifiuto più diabolico che esiste, tra un decennio lo stesso potrà essere un prezioso combustibile. Così come i reattorii III+ e IV generazione (diponiblie entro il 2012) miglior utilizzo del combustibile (quindi hai voglia te che scorte d’uranio!), meno scorie prodotte ed abbattimento dei costi…

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