Renato Angelo Ricci - chi sono gli scienziati di Prodi?
1 Dicembre 2005 di AmministratoreSu “Il Giornale” del 30 novembre è apparso un articolo di Renato Angelo Ricci (Presidente Onorario Società Italiana di Fisica), il quale contesta le recenti dichiarazioni di Romano Prodi contro il nucleare.
Renato Angelo Ricci afferma che la maggioranza degli scienziati italiani e internazionali valuterebbe in modo positivo l’ uso civile del nucleare e sono voci diverse e autorevoli: fisici all’ interno di istituzioni quali l’ Infn, l’ Enea e il Cnr e associazioni scientifiche come “Galileo 2001 per la libertà , e la dignità della Scienza” e la “Società Italiana di Fisica”.
Pertanto, da quanto detto sopra, nella parte finale dell’ articolo Renato Angelo Ricci quasi si domanda di chi siano i pareri dei “non meglio specificati scienziati” che Romano Prodi ha preso in considerazione per escludere l’ opzione nucleare.
20 Dicembre 2006 alle 14:38
L’ on. Romano Prodi evidentemente non ha chiesto consiglio a degli scienziati in particolare , ma sicuramente ha preso in considerazione il parere dell’on. Pecoraro Scanio dei verdi che fanno parte della coalizione di governo di cui l’on. Prodi ha molto bisogno per sostenere il governo , quindi possiamo dire addio al nucleare . ” VIVA IL NUCLEARE ” , ciao a tutti.
7 Maggio 2007 alle 11:19
Faccio parte del nascente movimento ambientalisti – carmine del prete –
e-mail : ambientalistiliberalcampania(chiocciola)yahoo.it –
interessato a studiare per sbagliare meno, e per collaborare di più, con i “nemici†scienziati.
Devo cercare di conoscere e studiare le varie tesi ESA/IPCC tecnico/politiche a sua volta ancora oggetto di studio.
Di sicuro sono vicino ai vostri giudizi tecnici/politici, da cui attingerò i miei piccoli studi.
25 Luglio 2007 alle 09:45
Mi riferisco all’articolo pubblicato sull’AVANTI del 30 ottobre 2004 che ho avuto modo di leggere solo ora, concordo su tutto ma debbo far notare, al capoverso quarto del punto 4 che, la superficie di 200 ha destinate al fotovoltaico può produrre in un anno non l’equivalente di quanto può produrra una centrale termica da 1000 MW di potenza (8000 GWh).
Con gli attuali rendimenti di conversione dei pannelli fotovoltaici, la produzione annua media in Italia è dell’ordine di 1200 kWh per kW installato, ovvero circa 10 mq di pannelli.
Con questo presupposto, per produrre la stessa energia ci vorrebbero 66 kmq. di pannelli fotovoltaici.
Per quanto attiene all’eolico, bisogna tener conto che la superficie che interessa una macchia è di poche centinaia di mq, e che il resto del territorio è disponibile per l’agricoltura e la pastorizia.
Senza tener conto delle difficoltà della rete ad accettare elevate potenze variabili che potrebbero scombussolarene la stabilità .
25 Luglio 2007 alle 12:45
L’esempio riportato, come del resto tutto il sito in questione (e ce ne sono molti così), parla da solo.
Curiosa, poi, l’ aggiunta del guadagno relativo al costo “evitato” della stessa energia prodotta già venduta (?)…
26 Luglio 2007 alle 12:54
Gli interventi sopra sugeriscono due calcoletti che portano a una considerazione interessante.
Premetto che l’energia del sole, pur essendo moltissima, è diffusa, e poco si presta ad essere raccolta con impianti di concentrazione tipo le centrali elettriche che devono necessariamente esporre ampie superfici alle condizioni atmosferiche il che aumenta il rischio di danni (basta pensare a una forte grandinata) e richiede notevoli sforzi di manutenzione (le nuove tecnologie, tipo il vetro autopulente, che dovrebbe ridurre un po’ quest’ultima esigenza, direi che non cambiano sostanzialmente i termini del problema: nel caso, ad esempio, dei sistemi autopulenti, ammesso che siano applicabili, bisognerebbe vedere quanta energia viene persa per assorbimento e/o riflessione dallo strato catalitico che viene depositato sul vetro).
La cosa più logica è, allora, ricavare energia in modo altrettanto diffuso ad esempio sui tetti delle case, utilizzando quindi una superficie già occupata e affidando alle singole persone il compito di tenere in efficienza il proprio impianto: si sostituisce così uno sforzo enorme che dovrebbe essere fatto in una singola centrale con uno piccolo piccolo fatto da parte di milioni di persone.
Adesso facciamo un esempio sulla base di pure ipotesi senza la pretesa di prevedere uno scenario veramente realizzabile ma solo per capire le reali dimensioni in gioco.
Gli edifici in Italia (dati ISTAT 2001) sono circa 11 milioni di cui circa 7 milioni da una sola abitazione. Immaginando di montare, in media, su ogni edificio un impianto da 24 mq, come quello citato nel link sopra, si potrebbero ricavare in un anno (Umberto Foli sopra stima 120 kWh all’anno ogni metro quadro)
11*10^6 * 24 mq * 120 kWh/mq = 32*10^9 kWh,
cioè un’energia 32000 GWh
che rappresenta il 10% circa del fabbisogno Italiano di energia elettrica (un po’ meno di quello che importiamo dall’estero, il corrispettivo di 2.5 centrali nucleari EPR da 1600 MW o se si vuole di quattro grosse centrali termiche da 1000 MW): non è una cifra trascurabile, è un’importante contributo, ma, è altrettanto chiaro, che non rappresenta una soluzione per i problemi energetici della nazione, soprattutto in vista del prossimo rincaro dei prezzi dei prodotti petroliferi.
Ci sono tuttavia molte controindicazioni a una soluzione di questo genere. Si tenga presente che:
- se lo stato mantenesse gli incentivi di 45 cEuro circa per kWh si troverebbe a spendere circa 15 miliardi di euro all’anno (l’equivalente di una finanziaria)
- all’ipotesi fornita corrisponde una superficie in pannelli di 264 km quadrati (quindi si tratta di una superficie smisurata di pannelli che andrebbe prodotta);
- l’energia citata di 32000 GWh corriponde a 2.7 Mtep (milioni di tonnellate di petrolio) mentre il fabbisogno italiano corrisponde a circa 200 Mtep per cui 264 kmq di pannelli rappresentano circa l’ 1.4%, una cifra decisamente piccola;
- a seconda del tipo di pannello e di come e dove viene montato, ragionando solo in termini di energia, il bilancio va in pari dopo alcuni anni, tipicamente da 2-3 se sono pannelli di silicio amorfo e 3-6 se sono mono o multi cristallini (fino a quel momento l’energia prodotta dal pannello è inferiore a quella che è stata spesa per costruirlo e montarlo)
- l’energia reale prodotta dal pannello corrisponde a circa 1.2% di quella incidente del sole in condizioni standard di 1 kW/mq (un metro quadro di pannello in silicio amorfo, che ha rendimenti tipici del 6% circa, non produce 1 kW * 24*365 ore/anno = 8760 kWh in un anno ma, tenendo conto che alle nostre latitudini l’rraggiamento solare è, in media tutto considerato, solo di 200 W/mq pari a 0.2 kW/mq, si ottengono grossomodo, in media, 0.2 kW*24*365 ore /anno*0.06 = 105 kWh pari appunto alla percentuale sopra citata dell’1.2%).
La ovvia conclusione di quanto detto sopra è che un’energia come quella del fotovoltaico, per quanto significativa, non è adatta a sostituire il petrolio o il gas o il carbone. In definitiva non ha senso parlare di fotovoltaico quando si parla di energia nucleare perchè quest’ultima si configura come valida alternativa alla sostituzione in molti settori proprio dei combustibili fossili. E’ chiaro, infatti, che l’Italia, vista la drammatica dipendenza dall’estero, dovrebbe puntare sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico il più possibile ma è anche chiaro che da questo tipo di interventi non si può certo sperare in un apporto che superi una qualche decina di punti percentuali del fabbisogno energetico.
Paragonare una qualche rinnovabile al nucleare, o ai combustibili fossili, corrsponde a paragonare una bicicletta con un treno: certo entrambe servono per muoversi ma una nazione non può mica dire non faccio più i treni perchè tanto ci sono le biciclette…
1 Settembre 2007 alle 11:08 Commento ufficiale dello Staff
ATTENZIONE
SI STA PROVVEDENDO A REINTEGRARE ALCUNI COMMENTI DI LUGLIO CHE ERANO ANDATI PERSI.