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Enel sigla un accordo con Edf ed entra nel nucleare EPR

30 Novembre 2007 di Amministratore

A Nizza (in Francia) oggi 30 novembre Enel e EDF hanno siglato un accordo strategico di collaborazione.

In breve il gruppo italiano Enel parteciperà con una quota del 12,5% al primo impianto nucleare di nuova generazione EPR, con una opzione per i successivi cinque, acquisendo un prezioso know how e l’accesso alla capacità nucleare francese per quantità crescenti da 600 MW nel 2008 fino a 1.200 MW nel 2012.
Inoltre, Enel potrĂ  partecipare con una quota tra il 30 e il 40% a nuove centrali a ciclo combinato, per un totale di circa 1400 MW, attualmente in fase di realizzazione da parte di Edf in Francia.
Contemporaneamente nel quadro della collaborazione avviata, Edf potrà partecipare con analoghe percentuali a centrali realizzate da Enel con simili caratteristiche in Europa e nell’area del Mediterraneo.

Oltre all’ accordo tra Enel e Edf oggi è stato anche fatto l’annuncio di “memorandum of understanding” tra l’ italiana Terna (proprietaria della rete ad alta tensione in Italia) e la francese Rte (proprietaria della rete ad alta tensione in Francia) per un aumento della capacitĂ  di interconnessione di almeno il 60% tra i due Paesi.
Questi accordi arrivano dopo le varie polemiche che avevano visto l’ Italia e la Francia in polemica per questioni legati ad aziende del settore energetico (si ricorda che ad inizio 2006 l’ Enel mirava a scalare la francese “Suez” e per evitare ciò il governo francese aveva dato il via libera alla fusione tra “Gaz de France” e “Suez”) ed oggi Romano Prodi ha definito tali accordi come dimostrazione di una ritrovata “pace energetica” tra Italia e Francia.

Andiamo adesso a vedere in dettaglio l’ accordo di collaborazione siglato oggi (dopo ben dopo due anni di negoziati) in occasione del summit Italia-Francia di Nizza, alla presenza del presidente francese Nicolas Sarkozy e del primo ministro italiano Romano Prodi, di Pierre Gadonneix (presidente e direttore generale di Edf) e Fulvio Conti (amministratore delegato e direttore generale di Enel).

L’ intesa dà accesso al Gruppo italiano al primo impianto nucleare di nuova generazione EPR (European Presurizzed water Reactor), con una opzione per i successivi cinque, e a nuova capacità produttiva mid-merit da centrali a ciclo combinato alimentate a gas in Francia e offre a Edf la possibilità di partecipare a progetti e ritirare energia prodotta da nuove centrali Enel con simili caratteristiche in Europa e nell’area del Mediterraneo.

Fulvio Conti ha commentato: “Oggi è una data importante per lo sviluppo della collaborazione tra i nostri due Gruppi, che contribuirà alla crescita di un mercato europeo dell’energia più aperto e competitivo. Per Enel, in particolare, vuol dire avere accesso alla più avanzata tecnologia nucleare oggi disponibile e creare le basi per una significativa presenza in Francia”.

L’accordo, in linea con quanto previsto nel Memorandum of Understanding firmato dalle parti nel maggio 2005, prevede la partecipazione di Enel – per una quota del 12,5% - alla realizzazione ed all’utilizzo del progetto EPR di Flamanville (la cui entrata in esercizio è prevista per il 2012 e che sarĂ  dotato di una potenza pari a 1.600 MW, per un investimento complessivo stimato in 3,6 miliardi di euro) e l’opzione per Enel di partecipare nella stessa misura nei successivi 5 progetti EPR previsti in Francia. Tale partecipazione permetterĂ  ad Enel di acquisire il know how e il diritto di uso della tecnologia EPR, attraverso il coinvolgimento dei tecnici del Gruppo italiano sia nella fase di progettazione e costruzione degli impianti che nella successiva fase di esercizio degli impianti stessi. E’ stato definito al riguardo un programma di formazione per il personale Enel sulla tecnologia nucleare, sia quella attuale che quella EPR.

L’accordo prevede inoltre l’accesso immediato per Enel alla capacità virtuale di base: quale anticipo della capacità che verrà prodotta dall’impianto EPR di Flamanville, è difatti prevista la disponibilità per Enel di 600 MW a partire dal 2008, con volumi progressivamente crescenti fino a raggiungere 1.200 MW nel 2012. Una capacità virtuale che a partire dal 2012 verrà progressivamente sostituita da capacità proveniente dagli impianti EPR che entreranno in funzione. Questa energia verrà in prevalenza destinata da Enel alla vendita a clienti finali in Francia.

Una volta realizzato il primo impianto EPR in Francia cui abbia partecipato Enel, quest’ultima offrirà a Edf accesso a nuova capacità nucleare Enel in Europa e, se non disponibile, a una capacità con caratteristiche simili.

Edf ha inoltre offerto ad Enel l’opzione (esercitabile entro il mese di settembre 2008) di partecipare alla realizzazione ed all’utilizzo, per una quota compresa tra il 30% ed il 40% (pari ad una capacitĂ  tra 400 e 550 MW), di due progetti nel segmento mid-merit attualmente in corso di realizzazione in Francia, per un totale di circa 1400 MW, la cui messa in esercizio è prevista tra il 2010 e il 2012.

A decorrere dall’esercizio dell’opzione sopra indicata, l’accordo prevede la disponibilità per Enel di capacità virtuale mid-merit per una potenza identica a quella che le spetterebbe a regime a seguito dell’entrata in esercizio degli impianti.

Nel quadro della collaborazione avviata, Enel riconoscerà a sua volta a Edf un’opzione che le consentirà di assicurarsi la disponibilità di una capacità analoga proveniente dai progetti che Enel potrà realizzare in Europa e nell’area del Mediterraneo.



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  • 12 Commenti a “ Enel sigla un accordo con Edf ed entra nel nucleare EPR”

    1. Giampaolo Bottoni scrive:

      Vedo che Enel sta lanciando prestiti obbligazionari consistenti sia in Europa che in USA. Da IlSole_24ore del 15 settembre 2007, “Enel convince gli investitori USA” firmato da Morya Longo, estraggo questo brano “Di certo c’è che l’Enel, a ridosso dalla bufera dei mutui subprime, è riuscita ad emettere un prestito obbligazionario da 3,5 miliardi di dollari in tre tranche negli Stati Uniti. Raccogliendo una domanda di 6 miliardi.” Ora è in corso una offerta potenzialmente altrettanto gigantesca in Europa (Enel TF 2007/2015 ed Enel TV 2007/2015 sottoscrivibili dal 19/11 fino al 7/12 ). Le info sono reperibili all’indirizzo
      http://www.enel.it/azienda/investor_relations/obbligazioni/ Se ho capito bene, l’offerta massima è per 2 miliardi di euro a tasso fisso e 3 miliardi a tasso variabile il che farebbe la bellezza di 5 miliardi che, uniti ai 3.5 miliardi di dollari presi in USA, equivalenti a circa 2.4 miliardi di euro, farebbero la quisquilia di 7.4 miliardi di euro. Nel prospetto informativo è indicato anche il quantitativo minimo dell’offerta che, tra obbligazioni a tasso fisso e obbligazioni a tasso variabile ammonterebbe ad 1 miliardo di euro. In conclusione a dicembre nelle casse ENEL ci saranno al minimo 3.4 miliardi e al massimo 7.4. Sarebbe interessante seguire l’esito della sottoscrizione europea. In pratica ENEL sta rastrellando un bel po’ di miliardi e potremmo avere molte sorprese sui suoi investimenti in ambito nucleare. Qualcuno ha notizie piĂą precise [ non chiedo di essere coinvolto vantaggiosamente in un “insider trading” Enel ;-) ] e/o può confermare quanto vedo su internet ?

    2. Loris Groppo scrive:

      Scusate, c’è qualcuno che mi fa capire?

      Com’è noto, uno dei quesiti del famoso referendum era il seguente:
      “Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?”
      Cioe? Francia non è estero?

      Altra osservazione.
      L’unico che ultimamente si è espresso contro (al nucleare in genere) è stato Celentano. Ma dove sono i Verdi, in particolare riguardo questo accordo? Come mai questo silenzio?
      Delle due l’una:
      - tutto ok finchè le cose si fanno fuori dalle circoscrizioni elettorali nostrane (sigh);
      - sta nascendo una certa forma di pragmatismo all’italiana che sta consigliando anche gli estremismi a restare con i piedi per terra.

      Insomma, non tutto mi è chiaro… :-(

    3. Enrico B. scrive:

      Al di fuori dei confini “La Casta” e “I Ciarlatani” contano come il due di picche.
      Pertanto, il loro potere e’ pressoche’ nullo: cosa potrebbero fare i Verdi contro queste scelte? Di sicuro non bloccare i lavori con manifestazioni, dato che all’estero mal tollererebbero simili cose, e ancora non potrebbero fare ricorso al “TAR” perche’ la Francia ha gia’ deciso di costruire la centrale e anche i Verdi Francesi sono d’accordo.
      Resterebbe un fantomatico ricorso alla corte europea per far rispettare la “volonta’ popolare espressa nei referendum”…ma sarebbe solo un rendersi ridicoli davanti a tutti. Perche’ non credo che legalmente possano bloccare una normale operazione commerciale di una societa’ (pseudo)privata italiana. L’UE non approverebbe.

      Quindi: si, quei buffoni sono sempre stati pragmatici, hanno sempre saputo che dentro ai confini nazionali potevano tirare la corda a dismisura e anche romperla, ma fuori no.

    4. Pietruccio scrive:

      Ottimo accordo
      Direi che è il massimo che potessimo concretamente sperare in questo momento.

      Per il nucleare italiano non credo, infatti, sia possibile partire immediatamente con centrali atomiche da costruire qui in Italia. E questo per la difficoltĂ , tutta assolutamente SOLO politica, a reperire un sito senza rivolte nella popolazione, per via della sindrome del nimby: e pensare che di questo suicidio socio-economico c’è pure chi se ne vanta (pure nei post su questo sito!).

      Quindi, stando sempre coi piedi per terra, il massimo che si può fare è rimettere in piedi un po’ di industria del settore, così magari avremmo anche qualcuno delle categorie produttive del paese che spinge in una direzione responsabile e non solo dei portaborse delle lobby fossili. Spero che ci sia spazio anche per un po’ di scuola e di ricerca in quantitĂ  significative, perchè il sistema Italia dovrĂ  essere pronto, fra qualche anno, a fare molto nucleare, ovviamente in “emergenza” come tutte le cose che facciamo noi, e ovviamente non si potrĂ  partire da zero, perchè se no dovremmo acquistare tutto chiavi in mano dall’estero, annullando uno dei principali vantaggi del nucleare (e cioè che il grosso del valore della tecnologia è rappresentato da un lavoro tecnico di alto livello che da queste parti non manca, mentre la materia prima, il combustibile, rappresenta solo una frazione relativamente piccola del costo dell’energia prodotta).

      Come faccio a essere così sicuro che in Italia fra qualche anno non ci sarĂ  piĂą il maledetto effetto nimby? Semplice, conosco i miei polli! Ma vi ricordate mani pulite? Appena venuta fuori la questione, la popolazione avrebbe voluto mettere mezza Italia alla forca e il giudice simbolo era piĂą popolare del papa. Pochi anni dopo la maggioranza dei nostri connazionali votava per chi attaccava quei giudici e si era arricchito all’ombra di quei politici. Gli italiani non hanno convinzioni vere, la storia recente ha dimostrato che siamo come la macchietta rappresentata tante volte da Sordi: gli italiani dicono e sostengono quello che gli fa comodo lì per lì, senza pensarci su piĂą di tanto. Cercano di sopravvivere! Oggi pensano che a fregarli siano quelli del nucleare. Appena quelli del gas o del petrolio faranno la mossa sbagliata, e sono talmente avidi che la faranno, anzi, direi che con le ingovernabili speculazioni di questi giorni, stanno per farla giĂ  ora che non serve, gli italiani cambieranno parere con la stessa leggerezza con cui hanno creduto ai finti scienziati che hanno promesso l’inesistente eldorado delle rinnovabili (a proposito, cosa si inventeranno quelli quando qualcuno gli dirĂ  “Ok, il petrolio è quasi finito, adesso facciamo andare la nazione con l’energia verde, come ci avete promesso!”).

      Oltretutto, se l’Enel finisse veramente per partecipare, con industrie italiane all’EPR, rimettendo in moto un po’ di interessi nel settore, potrebbe non essere solo un miraggio la riapertura di Trino e Caorso. Poi, come si dice, da cosa nasce cosa.

    5. domenico scrive:

      mi pare siamo ,finalmente, sulla buona strada
      problema siti , mi vengono in mente quelli già esistenti , Trino, Caorso Montalto, ecc, per 10 epr non dovrebbe essere un problema, serve è ovvio la volontà politica.

      celentano, bo

      distnitamente

    6. daniele scrive:

      Quello che leggo dal post è molto chiaro.
      L’Italia è l’unica nazione che riesce ad entrare nel mercato elettrico francese!

      Incredibile per una nazione che fuori dai suoi confini conta come il due di picche!

      Non so se vi rendete conto ma le aziende energetiche francesi direttamente ed indirettamente, vedi Edison, da anni vendono energia elettrica in Italia mentre qualunque azione in questi anni ha fatto Enel in Francia veniva rintuzzata e annullata dai francesi stessi.

      Ma ecco che infine le cose cambiano! La Francia apre il suo mercato elettrico all’Italia!

      Apre per modo di dire visto che offre un 10% di spazio mentre in Italia la Francia, grazie alle controllate, occupa uno spazio di vendita ben maggiore.

      E cosa deve dare Enel in cambio di questo spiraglio?
      Dare soldi per la realizzazione dell’EPR francese. In pratica su un costo ipotetico di 4 miliardi di euro (a spanne il costo di costruzione dell’EPR) 330 milioni di euro li mette l’Enel! E altri 1.650 per gli altri 5 reattori.
      Vorrei far presente che entro il 2015 piĂą della metĂ  delle centrali francesi dovrĂ  essere smantellata. Tra il costo dello smantellamento e quello per costruire nuove centrali (EPR) la Francia dovrĂ  sborsare una cifra da capogiro.

      Quindi cerca aiuto dove può. E guarda caso solo all’Italia si dĂ  quest’opportunitĂ ? Ma come mai questa preferenza per l’Italia? PerchĂ© non hanno offeerto questo fantastica possibilitĂ  anche alla Germania, alla Spagna, all’Inghilterra o al Belgio?
      Forse perchĂ© queste nazioni si ricordano ancora del fiasco del Superphenix e hanno detto: «no, grazie», mentre l’Italia, pardon l’Enel, ha ancora in Francia una parte di plutonio che doveva essere usato in quel reattore e che paga (ma essendo l’utente domestico con l’onere nucleare a pagare se lo è scordato) diversi miliardi di lire da 20 anni perchĂ© l’esercente francese lo lasci lì parcheggiato e non ce lo rispedisca.
      Ma si sĂ : gli italiani lo fanno meglio!

      Ma almeno quell’elettricitĂ  prodotta con l’EPR (inizialmente in maniera virtuale) sarĂ  spedita in Italia ad un prezzo particolare? In fondo lo Stato è il principale azionista di Enel. E lo sato siamo noi.
      No! Quell’elettrictĂ  sarĂ  venduta solo nel mercato francese. Quindi Enel con il suo 10% di mercato farĂ  concorrenza al monopolio EDF.
      Fa un pò ridere. Se qualcuno mi dice come sia possibile che l’Enel faccia concorrenza ai francesi in casa loro è da premio Nobel.

      Insomma la Francia ci concede una particina del loro mercato a patto che noi si paghi una parte del loro EPR. E magnanimi ci offrono di aiutarli a pagare anche la costruzione dei prossimi 5. In questo caso non solo ci garantiscono la solita particina del loro mercato, ma ci insegneranno a costruire centrali nucleari acquisendo quelle conoscenze che permetteranno all’Enel di costruire, entor il 2015, centrali nucleari!

      Insomma tutto ad un tratto i tecnici anglo francesi si troveranno gli “studenti” italiani a lezione. Una lezione pagata profumatamente.

      Ma leggete bene il post!
      Ci insegneranno a costruire gli EPR?
      Ma si è mai visto un’azienda che costruisce centrali nucleari, l’Areva in questo caso, controllata dal governo francese con un prodotto originale in mano che le permette in questo momento di risveglio nucleare di avere un’ottima quotazione in borsa e di essere la protagonista della prossima rinascita nucleare europea ed asiatica, insegnare qualcosa a qualcuno per ritrovarsi un concorrente tra 15 anni? Va bene che è inverno ma basta ripeterci, per l’ennesima volta, che Cristo è morto dal freddo!

      Per adesso Enel non ha fatto niente per l’azionista italia e tutto quello che ha fatto sono acquisizioni (nucleari e non) per produrre elettricitĂ  da rivendere all’estero, stipulando accordi strani (questo ultimo) e acquistando a prezzi esagerati (le centrali slovacche). Il tutto usando soldi nostri. FINE

      Certo staccherĂ  importanti cedole ai suoi azionisti italiani ed esteri (sopratutto esteri). Ceto qualcosa guadagnerĂ  anche il parco buoi italiano ma quel misero guadagno sarĂ  eroso dall’aumento della bolletta. Ma la cosa incredibile è che loro non lo sanno e anzi appena l’Enel emette un’obbligazione (una cambiale per essere chiari) la prendono subito. E sono contenti di aver investito i loro soldi in un’azienda importante. Un’azienda Italiana che fa bella l’Italia nel mondo, quindi fa belli loro.
      Povero parco buoi! Alla fine la cambialona sarĂ  per l’80% in mano agli italiani con l’Enel usa quei soldi per fare investimenti che non porteranno alcun beneficio in Italia. Povero parco buoi che senza saperlo garantisce la cambiale per l’Enel e fĂ  incassare cedole miliardarie allo stato che li userĂ  per rientrare del debito pubblico.
      E se le cose andranno male?
      Pazienza si aumenteranno le tasse ai cittadini e oplĂ  ecco i soldi per salvare l’Enel. Tutto risolto.

      I nuclearisti sono contenti? Beati loro!

    7. Pietruccio scrive:

      I nuclearisti sono contenti se quello diventa l’inizio dell’uscita dal tunnel. Se invece continuano a “vincere” i soliti furbi è ovvio che, come italiani, non possiamo che rimetterci… col nucleare, col carbone, con le rinnovabili, col gas che ti da una mano, col petrolio e con qualsiasi altra cosa (compresa l’acqua, i cereali, la carne, la casa, il calcio, le verdure, le banche, le assicurazioni ecc… ).

    8. daniele scrive:

      Una cosa è sicura. Noi parliamo e ci esponiamo credendo in quello che diciamo. Possiamo anche arrabbiarci ma è innegabile che se l’ing. Romanello parla di trasparenza e controlli lo dice perchĂ© per lui quella è l’unica strada percorribile (e questo vale anche per gli altri).

      Purtroppo sembra che i “furbetti” siano la normalitĂ .

      Proprio ieri sera su Rai Tre la trasmissione “C’era una volta” ha mandato in onda un’inchiesta sui prestiti facili in America. Se questa è la realtĂ  abbiamo “perso” irreparabilmente.

      Ma è anche vero che ognuno nel suo piccolo deve provare a cambiare le cose e mi sembra che noi si stia provando a farlo.

    9. Pietruccio scrive:

      Sottoscrivo

    10. Giampaolo Bottoni scrive:

      Se fossi Pecoraro Scanio ( imito Sartori ) per la faccenda dell’accordo franco-italiano sul nucleare, avrei dato una bella spallata al governo Prodi facendo felice il Cavaliere. Oppure avrei chiesto un aumento dei MW di picco sovvenzionati. MA FORSE E’ SUCCESSO PROPRIO QUESTO ! Da questa interrogazione di Guido Possa [ ing. nucleare anche lui… forza Romanello !!! ;-) ] senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=...
      gli incentivi stabiliti nei citati decreti ministeriali per la produzione di energia elettrica fotovoltaica hanno livelli elevatissimi, non inferiori a 450 euro per megawattora;la produzione annuale ragionevolmente ottenibile per una data potenza installata di fotovoltaico si calcola usualmente moltiplicando per 1.200 la potenza massima (espressa in MW), quindi la produzione viene espressa in megawattora; di conseguenza, ad esempio, ad una potenza installata di 1.000 MW corrisponde una produzione annuale di 1,2 milioni di megawattora; poichĂ© i suddetti incentivi vengono garantiti per 20 anni, l’ammontare complessivo degli incentivi per una potenza installata di 1.200 MW raggiunge nell’arco dei 20 anni un valore enorme, non inferiore a 12, 96 miliardi di euro; i suddetti incentivi sono posti a carico del consumatore di energia elettrica - quale onere di sistema - mediante opportuno aumento della voce a3 della bolletta elettrica determinato dall’AutoritĂ  per l’energia elettrica e del gas, …”
      si deduce che per ora i verdi hanno ottenuto su per giĂą che i consumatori italiani, le famiglie in primis, sborsino l’equivalente di tre EPR. Come spesa viva, immediata, dato che 1 W di picco fotovoltaico costa approssimativamente 5 Euro, vuol dire che gli investitori spenderanno 6 miliardi di euro per ricavarne in 20 anni 13 spillati ai consumatori italiani…. ( quasi quasi l’ing Possa mi ha convinto a tapezzarmi il tetto col silicio…). Da un’altra interrogazione piĂą recente ossia senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=... sembra che il governo non si accontenti di questo ma che voglia fare ben di piĂą. Estraggo questo brano che, se anche fosse di parte, mi sembra alquanto chiaro:
      ….un terzo imponente contributo è attribuito all’energia solare, per cui si ritiene possibile passare dai 0,04 miliardi di kWh del 2005 ai 13,20 miliardi di kWh del 2020; piĂą in dettaglio, circa quest’ultimo punto, il ‘Position Paper’ stima possibile conseguire in Italia una potenza elettrica installata di 7.500 MW mediante impianti fotovoltaici per gli edifici, di 1.000 MW mediante centrali fotovoltaiche di potenza e infine di 1.000 MW mediante impianti di tipo solare termodinamico, con una potenza elettrica complessiva di 9.500 MW, un valore enorme; le potenze elettriche sopra indicate sono da intendersi come ‘di picco’, ottenibili cioè al massimo della irradiazione solare (in Italia alle ore 12 del 21 giugno, solstizio d’estate); per calcolare l’energia elettrica prodotta in un anno da questi impianti solari occorre tener conto che gli impianti solari producono energia elettrica solo in presenza di irradiazione solare (assente di notte e talora assente o molto attenuata anche di giorno, per via della presenza di nubi) e che la durata del giorno solare varia durante tutto l’anno, essendo minima d’inverno; per una stima approssimativa la potenza elettrica media durante l’anno è valutata correntemente pari (in Italia) a circa 1/6 della potenza elettrica di picco; ne consegue che la produzione annuale di energia elettrica di una potenza elettrica di picco di 9.500 MW, espressa in kWh, è data da: 9.500 (= n° dei MW) x 1000 (= n° dei kW in un MW) x 8760 (= n° ore in un anno) diviso 6 = 13,87 miliardi di kWh; in effetti il ‘Position Paper’ stima piĂą esattamente la produzione annuale di energia solare ottenibile con i suddetti impianti solari (9.500 MW di picco) pari a 13,2 miliardi di kWh; attualmente la produzione di energia elettrica per via fotovoltaica è fortemente incentivata; la modalitĂ  scelta per l’incentivo è quella del ‘conto energia’ (si retribuisce con un prezzo predeterminato, per un dato numero di anni, l’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico e riversata in rete); il prezzo è di circa 0,45 euro per kWh per un periodo di 20 anni; non esiste alcun Paese europeo che assicuri ai produttori di energia elettrica fotovoltaica una incentivazione così elevata; il decreto interministeriale 9 febbraio 2007 del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha tuttavia fissato in 1200 MW ‘di picco’ il limite massimo della somma delle potenze degli impianti fotovoltaici che possono ottenere le tariffe incentivanti; il costo di questa incentivazione viene pagato dagli utenti dell’energia elettrica, tramite l’addizionale A3 della bolletta elettrica; assumendo che l’incentivazione dell’energia elettrica solare (fotovoltaica o solare termica) rimanga fino al 2020 la stessa di quella attuale, nell’anno 2020 l’onere che dovrebbe sostenere l’utenza elettrica italiana per una produzione di 13,2 miliardi di kWh sarebbe pari a: 13,2 (miliardi di kWh) x 0,45 (euro per kWh) = 5,94 miliardi di euro, una somma rilevantissima; se questa incentivazione fosse mantenuta - come è attualmente - per 20 anni, il costo totale a carico dell’utenza elettrica italiana durante l’intero periodo sarebbe di 20 x 5,94 = 118,8 miliardi di euro, una somma gigantesca …
      Insomma … sarebbe come costruire una trentina di EPR per avere disponibili 9500 MW di picco ovvero 1600 MW in media all’anno ossia la potenza di un solo EPR. E il governo Prodi regalerĂ  questo a Pecoraro Scanio e ai suoi compagni verdi magari in cambio dell’assenso all’accordo nucleare franco-italiano ???? Ripeto: ma perchĂ© Pecoraro Scanio non prende esempio da Bertinotti che ha ricevuto tanto da Prodi ma lo attacca comunque…PerchĂ© dunque, Pecoraro Scanio non dĂ  una spallata mortale al governo, passa nel neonato “Partito delle LibertĂ ” e chiede di far tagliare la lingua a questi ingegneri-ragionieri che rompono le scatole in Senato ? Sarebbe il modo di farmi spostare politicamente per poter stare agli antipodi dei verdastri ;-) Ma forse gli basta quello che sta ottenendo…

    11. Pietruccio scrive:

      Veramente interessante.

      Ricorderei, inoltre, che il fotovoltaico si ripaga, in termini di energia, solo dopo diversi anni, tipicamente dai 2 ai 6 a seconda del tipo: facendo una media di 4, e considerando che dopo 20 anni vanno cambiati, un 20% di energia va giĂ  persa così, con un investimento oneroso per l’ambiente che si ripagherĂ  negli anni a venire, ma solo se tutto andrĂ  bene.

      Consiglio, inoltre, di leggere l’intera interrogazione perchè si capisce meglio l’inadeguatezza totale della posizione finto-ambientalista presa dal governo su questo argomento (e sia chiaro che la cosa mi dispiace). I dati, come dice Possa, non stanno insieme. Come si fa a prevedere un aumento del 20% dell’idroelettrico, di 10 volte dell’eolico e addirittura di 330 volte del fotovoltaico? E mancano ancora all’appello 11 miliardi di kWh per arrivare ai 104 di rinnovabile previsti dal governo partendo dai 50 attuali.

      Io insisto a ribadire che questi sono numeri che ci dovrebbero spaventare!
      L’improbabile aumento da 54 miliardi di kWh previsto dal governo per mezzo di fonti rinnovabili rappresenta infatti solo circa un sesto dell’energia elettrica consumata in Italia e il 2-3% del totale del fabbisogno energetico italiano che ammonta a circa 2300 miliardi di kWh (in realtĂ  quei 54 miliardi di kWh ne farebbero risparmiare un po’ piĂą del doppio in energia primaria da fonti fossili per cui il contributo di una tale manovra sarebbe intorno al 5% del fabbisogno totale di energia).

      In conclusione sarebbe giĂ  un miracolo sul piano tecnico riuscire ad aumentare del 5% il contributo da fonti rinnovabili al prezzo di un vero disastro sul piano economico. In questo quadro sappiamo che fra qualche anno le principali fonti fossili di cui si serve l’Italia cominceranno a scarseggiare. Fate un po’ voi!

    12. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      “se l’ing. Romanello parla di trasparenza e controlli lo dice perchĂ© per lui quella è l’unica strada percorribile”

      Si, è l’unica strada percorribile: la trasparenza dovrebbe esserci sempre e dappertutto per come la vedo io, tanto piĂą in applicazioni delicate e potenzialmente pericolose come il nucleare (al pari di moltissime altre attivitĂ  umane).

      Sono preoccupato per questa insistenza a trastullarsi con le fantasiose, inefficienti e costossime energie (cosidette) ‘alternative’: sono convinto che ci porteranno (energeticamente) al baratro se non si comincia ad usare il CERVELLO…

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