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Maurizio Cumo lancia i mini reattori assemblabili

20 Settembre 2007 di Amministratore

Una segnalazione ci ha fatto notare una notizia di oggi sul sito de “La Repubblica” in cui sono riportate alcune affermazioni fatte da Maurizio Cumo (Professore di Impianti Nucleari presso l’ Università “La Sapienza” di Roma) sulla possibilità che l’ Italia avrebbe di realizzare dei piccoli reattori assemblabili in acciaio e che potrebbero essere montati, smontati e quindi rimontati poi altrove.

Maurizio Cumo ha parlato in occasione della “Terza conferenza mondiale sui cambiamenti climatici” a venezia.

Questi “mini reattori” facilmente smantellabili sarebbero dei reattori da massimo 200 MW e potrebbero essere un successo commerciale in quanto andrebbero ad impadronirsi di una particolare nicchia di mercato: le zone degli Stati africani ed arabi dove non arrrivano reti elettriche.
La caratteristica peculiare di questi “mini reattori” (che sarebbero figli di un progetto sviluppato negli ultimi venti anni) è che sia producono l’energia elettrica necessaria per alimentare una specifica zona geografica sia producono il calore necessario per ottenere acqua non salata (mediante un processo di vaporizzazione dell’ acqua salata).
In pratica dall’ articolo parebbe di capire che sono autosufficienti non necessitando quindi di essere affiancati da un vero e proprio impianto di desalinizzazione.

Maurizio Cumo auspica che questo progetto venga realizzato anche in modo dadar nuovo impulso all’ industria elettromeccanica italiana.



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  • 31 Commenti a “ Maurizio Cumo lancia i mini reattori assemblabili”

    1. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Si, giusto, ma prima di esportare degli utilissimi reattori nucleari dovremmo pensare a costruirne un pò per noi!

    2. Marco Calviani scrive:

      Comunque il Prof. si chiama Maurizio Cumo e non Cuomo….

      marco

    3. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      Salve Marco,
      grazie per la segnalazione.
      …E’ stato un errore di distrazione.

    4. Enrico B. scrive:

      IRIS
      PBMR
      GT-MHR

      E’ realistico (e sensato!) pensare che Cumo si riferisca all’Iris, dato che lo stanno progettando in parte delle universita’ e delle societa’ italiane,e che sicuramente l’Ansaldo avra’ la licenza per costruirlo (tutto o in parte).
      Anzi, proprio l’Ansaldo e’ madre di Iris, grazie al suo ISIS dei primi anni ‘90, da cui Iris deriva.

      Noto con estremo piacere che gli ambienti politici italiani sono in subbuglio, anzi: sono allo sbando, talmente distanti dalla realta’ e dalla gente che mai come oggi c’e la possibilita’ di dare una forte spinta rinnovatrice al nostro paese.
      Ovviamente non si fara’ in due giorni, o solo con Grillo. Ma i segnali sono importanti, e SOLO con un rinnovamento (=spazzare via tutto e rimpiazzare i corrotti, i corruttori, i parassiti e i ladri) si puo sperare che Ansaldo abbia il via libera a intraprendere questa strada.

    5. Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Ho sempre tentato di non farmi pubblicità in quanto la ricerca è una cosa seria e non necessita di autoincensamenti. Tuttavia qualche volta il troppo è troppo.
      E’ già stato scritto da qualcuno su queste righe che ne parla , e comunque esiste un volume pubblicato nel lontano 1965 e precisamente :
      2e Congrès de Foratom 1965
      L’Energie Nucleaire en Rurope
      nel quale con un mio intervento alle pagine 278 e 279 illustravo il mio brevetto (certamente ora scaduto ) sulla minicentrale nucleare trasportabile su piattaforme galleggianti da utilizzare precipuamente come “noleggio” laddove risultasse antieconomico condurre energia elettrica con centinaia di Km di certamente più costosi elettrodotti.
      Il brevetto contempla un utilizzo plurimo nel tempo , tale da ammortizzarne i costi in pochi cicli di utilizzo , con economie di esercizio e di costruzione sulla base del cicuito unico di raffreddamente ed utilizzando l’altro mio brevetto di acqua pesantissima ottenuta senza necessità di costosi acceleratori di particelle.
      Con le moderne tecnologie si potrebbero ipotizzare minicentrali mobili di ancor migliore rendimento.

    6. Roland Hagenbüchle scrive:

      E’ notorio che il medesimo concetto fu sviluppato , brevettato e reso pubblico nel corso del secondo Congresso Foratom a Francoforte sul Meno nel 1965 dal dr Luigi Filippo von Mehlem .
      Gli studi effettuati anche con l’appoggio del Prof.Mario Silvestri e di Felice Ippolito si riferivano proprio a quegli aspetti economici e di utilizzo in Paesi Africani ed altri , esattamente come sin dal 1965 illustrato dall’autore dr.Luigi filippo von Mehlem negli atti del Congresso stesso.
      Da alcuni commenti mi risulterebbe che il dr.von Mehlem sia ancora in attività e ritengo che sarebbe opportuno interpellarlo in merito a questo che appare come un vero e proprio plagio.

    7. daniele scrive:

      Vorrei precisare che il progetto in questione ha un nome, MARS, ed un preciso scopo, desalinizzare l’acqua di mare e la cogenerazione elettricità-calore.
      E’ una ricerca partita nel 1983 presso l’Università la Sapienza di Roma.
      Non è una centrale nucleare in scatola o una centrale nucleare trasportabile ma un progetto ben definito e chiaro per una precisa utilizzazione.

      Forse state parlando di un’altra cosa? Secondo me si.

      Una cosa però è certa. Leggere che le idee innovative, in campo nucleare, sono dei progetti di 20/40 anni fa rispolverati la dice lunga sul futuro di questa tecnologia.
      A titolo di esempio una domanda: mi sapete dire che modello di reattore è quello che alimenterà la futura centrale nucleare EPR?

      Un saluto
      Daniele

    8. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Mentre da parte mia conosco perfettamente il progetto MARS , Multipurpose Advanced Reaktor inherently Safe , concordo perfettamente con Daniele sul fatto che al giorno d’oggi non basta rispolverare vecchie tecnologie , ma che occorre proporre , sulla base delle esperienze fatte con quelle , qualcosa di nuovo.
      In effetti a parte il fatto che il principio dell’unico circuito di refrigerazione era stato per la prima volta previsto dal mio brevetto del 1965 e cioè ben 18 anni prima del 1983 , e con un sistema già d’allora più avanzato dei PWR , basato appunto su acqua pesantissima che dava maggiori garanzie di sicurezza dell’altenativa Natrium.
      Certamente il MARS rispetta molte misure e normative di sicurezza con l’ ATSS ed altre tecnologie adoprate , ma i particolari dell’assemblaggio di strutture in acciaio imbullonate , l’utilizzo per scopi secondari , quali la desalinizzazione dell’acqua di mare ed altri , costituivano proprio l’innovazione economica del progetto del 1965 , in particolare per la soluzione su piattaforme galleggianti da noleggiare e quindi utilizzare nei lunghi percorsi o alternativamente o congiuntamente alla produzione di energia alla desalinizzazione dell’acqua di mare.In particolare una delle prime applicazione avrebbe dovuto essere utilizzata dalla Martin Marietta Corporation di Philadelphia per fornire durante i tre anni di costruzione di una centrale nucleare e di uno stabilimento in un Paese Africano , in località marina distante oltre 500 Km dalla più prossima centrale elettrica.
      Resto infine dell’opinione che occorra dedicarsi alla riduzione o eliminazione dei rischi costituiti dal “dopo produzione” e cioè delle scorie o della lor sistemazione , se non riciclaggio in ambiente di massima sicurezza.

    9. Enrico B. scrive:

      “Una cosa però è certa. Leggere che le idee innovative, in campo nucleare, sono dei progetti di 20/40 anni fa rispolverati la dice lunga sul futuro di questa tecnologia.
      A titolo di esempio una domanda: mi sapete dire che modello di reattore è quello che alimenterà la futura centrale nucleare EPR?”

      Debolucce come obiezioni…d’altra parte tutte le tue obiezioni sono deboli…

      1) Da dove derivano tutti i progetti per i motori a combustione interna?
      2) Da dove derivano tutte le tecnologie utilizzate nelle centrali termoelettriche?

      Eppure in entrambi i casi i passi avanti fatti rispetto ai progetti iniziali (che ormai hanno ben piu’ di 100 anni!) sono enormi, e queste tecnologie avranno ancora almeno (e sottolineo almeno) 50 anni davanti a se’.
      Ora tu mi dici: “eh, ma il PWR l’hanno inventato 50 anni fa…”. E la turbina a vapore quando l’hanno inventata???

      Ormai a sentire queste barzellette non so piu’ se ridere o piangere, per i livelli infimi raggiunti…come se uno volesse ridicolizzare le turbine eoliche dicendo che sono progetti che rispolverano gli antichi mulini a vento…

    10. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Si, infatti credo anch’io non sia una tesi per nulla difendibile!
      Siccome la ruota è una invenzione datata (molto più datata dei reattori PWR!) allora la prossima generazione di autovetture la faremo con le ruote quadrate?

    11. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Non scherziamo . La semantica insegni ! Qui non parliamo di principi fondamentali quali la ruota e le le leve millenarie , ma di tecnologie applicate a principi fondamentali anche ampiamente datati. Sarebbe come se per la nuova Ferrari si accennasse che utilizza i principi del motore a scoppio. E proprio il caso delle centrali eoliche è dimostrativo di quel che possono fare i nuovi materiali e le nuove tecnologie , anche se in quel settore più di tanto ad un certo punto non di può ottenere.
      In un mio intervento accennavo infatti che si deve fare qualcosa di NUOVO ! E semanricamente per nuovo si intende certamente qualcosa del tutto o in gran parte differente da quanto sia stato fatto .
      Nel caso del nucleare il passo avanti potrebbe essere assegnato alla fusione o all’utilizzo di isotopi diversi , anche se in fin dei conti non basta sempre cambiare il combustibile per poter affermare che si tratta di una scoperta. Eppure è successo che l’inventore di un piccolo particolare , ma completamente nuovo , abbia fatto compiere passi da gigante a numerose tecnologie industriali.

    12. Enrico B. scrive:

      Il mio commento riguardava quel che ha scritto Daniele, ovviamente.

    13. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Per quanto mi riguarda ( e molti in campo nucleare la pensano come me) il passo avanti significativo è quello di sfuttare meglio (molto meglio) le riserve di uranio (basti pensare che che il 96% delle scorie scaricate è costituito da uranio, con una percentuale isotopica di U235 pari all’1% - ossia superiore a quella naturale, usata con successo nei CANDU!), minimizzare le scorie, ed utilizzare il torio, ed è quello che si sta cercando di fare con inuovi reattori!

    14. daniele scrive:

      Caro Enrico B. come vedi la tua voglia di rispondermi per le rime ti si è ritorta indietro, come ha fatto notare il dottor Mehlem.
      Rispondere che lo hai fatto solo per controbattere, e non discutere, le mie opinioni peggiora la situazione.
      Ti consiglio quindi di lasciar cadere la questione. Sappiamo benissimo che l’EPR non è quell’innovazione che si vuol far credere sia. Lo sai tu e lo sanno tutti.
      Con questo non dico che sia una centrale migliore di quelle odierne. Ma il progetto EPR non presenta quelle innovazioni che possano far dire che è un progetto innovativo, cioè che presenta soluzioni nuove. Semplicemente è la macchina migliore che si può fare oggi.

      Il tuo ultimo post è esemplificativo! Ripreso dal dottor Mehlem ti difendi dicendo che avevi capito cosa volevo dire (come lo ha capito il dottor Mehlem) ma che comunque dovevi criticarmi e basta.
      Capisco che ti faccia piacere prendermi in castagna. Questo dimostra che mi consideri. Si sa che battere chi si considera più forte fa morale. Ma questo è un tuo problema.
      Insomma Enrico B. io le critiche le accetto, ma che siano critiche costruttive e non ni a se stesse.

      Un’amichevole buffetto

    15. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Mi pare che si scenda a discussioni personali che non conducono ad alcun miglioramento della conoscenza del vero problema.
      In realtà alcuni progetti invecchiano prima ancora di essere realizzati. Anche EPR ha oggi oltre 18 anni vita ed anche se si definiva allora di “terza generazione” ( termine già da me e dal Prof.Silvestri utilizzato nell 1965 )era in realtà una evoluzione di precedenti reattori ad acqua pressurizzata che utilizzano il solito uranio arricchito al 5% , un miglior rapporto percentuale di MOX e più che un nuovo concetto rappresenta soltanto un notevole miglioramento dei sistemi di sicurezza ed un discreto incremento di potenza.
      Tuttavia aumentare per esempio ad oltre 250 cm lo spessore di muri di contenimento è certamente un vantaggio per la sicurezza , ma non può rappresentare un vero “progresso”.
      Inoltre si evidenzia una carenza di certezze progettuali che portano ad allungare a dismisura i tempi di realizzazione vanificando proprio quei vantaggi economici proposti alla base della ricerca , tanto che per fare un esempio la centrale finlandese EPR del 2005 ha già accumulato in soli due anni perdite che si avvicinano ai 3 Miliardi di dollari.
      Purtroppo il patrimonio faticosamente accumulato sotto la guida del Prof.Ippolito e del CNEN è per l’Italia irrimediabilmente perduto e difficilmente riusciremo a tornara a galla , non se ne parli di primeggiare come negli anni ‘60.

    16. Enrico B. scrive:

      Mi sa che Daniele non ha capito l’abisso che c’e tra quello che dice Von Mehlem e quello che dice lui…

      1) Tu Daniele dici: “Leggere che le idee innovative, in campo nucleare, sono dei progetti di 20/40 anni fa rispolverati la dice lunga sul futuro di questa tecnologia.” Questa frase non sta ne in cielo ne in terra, perche’ come il motore (a combustione interna!) e come la turbina a seguito di evoluzioni si e’ continuato a produrli per piu’ di un secolo, sempre la stessa tecnologia.

      2) Von Mehlem dice: “In un mio intervento accennavo infatti che si deve fare qualcosa di NUOVO ! E semanricamente per nuovo si intende certamente qualcosa del tutto o in gran parte differente da quanto sia stato fatto.” Non c’entra assolutamente nulla con quello che dice Daniele. Questa affermazione riguarda il futuro, non oggi o domani.

      Siamo tutti d’accordo che la ricerca in campi come la fusione, l’autofertilizzazione o la trasmutazione sono di vitale importanza, ma siccome abbiamo un cappio al collo che si chiama gas naturale, dobbiamo muoverci ben prima di avere a disposizione queste nuove tecnologie, utilizzando le migliori disponibili nel mercato, e secondo me EPR e AP-1000 sono sicuramente le migliori ad oggi.

      Ora, tu vuoi fare il bullo e dire che queste tecnologie sono una patacca perche’ basate sul PWR che ha piu’ di 40 anni. Ma ti pare che abbia senso come discorso?

      Lascia stare i buffetti va….

    17. daniele scrive:

      Enrico la questione è chiara.

      L’EPR è questo. Hai ragione sulla patacca. Mi sa che ho usato questo termine all’inizio della mia frequentazione di questo forum. Ma si sa che poi si cresce!
      Certo la comunicazione alla massa è stata fuorviante e mi ha fatto molto arrabbiare sentir parlare di qualcosa di prodigiosamente innovativo (addirittura un cambio generazionale) perpoi scoprire che l’EPR è solo un’evoluzione delle centrali nucleari che conosciamo.

      Qualche anno fà c’é stato un risveglio nucleare? Ecco che la ricerca riparte da dove si era fermata. Da una macchina che dopo 20 anni di produzione ha rivelato i suoi punti deboli. Come sempre succede ecco che la costruzione della nuova macchina ne tiene conto. Ecco quindi l’EPR, un PWR per questi tempi. Certo se per 20 anni non si è fatto esercizio passare a realizzare subito il progetto modificato sul campo, quindi accelerando i tempi, per non perdere il treno che sta passando, rende dura l’avvio della nuova macchina!

      Ma l’industria nucleare europea (leggi Areva) ha fretta (e i motivi sono troppo lunghi da spiegare qui) e se intravede una luce in fondo al tunnel ci si getta a capofitto!
      Dopo anni di rimessa ecco la prospettiva di guadagno? Sarebbe interessante andare a vedere l’andamento delle azioni Areva in questi anni (magari anche ripercorrere la storia che la vista nascere) per capire la fretta che hanno.

      Comunque per me la questione è chiusa. Ribadisco che l’EPR non è una patacca ma l’unica possibilità per la ripartenza nucleare e che sarebbe stato meglio essere più trasparenti e onesti.

      Spero lo sia anche per Enrico e che si faccia una ragione di quello che è l’EPR.

      Un saluto

    18. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      L’EPR, come l’AP-1000, sono ottime macchine, ed è davvero una iattura per noi non averne in funzione, ve lo garantisco…
      Dire che sono progetti vecchi 20 anni e quindi vecchi è semplicemente una ‘PecoraroScaniata’: che dire allora del motore a combustione interna, dell’energia idroelettrica, del gas, o ancor peggio dell’energia eolica e solare (forme ‘vecchissime’ di energia secondo questa ottica). Ma che ragionamento è? Scusate ma non comprendo…

    19. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Egregio ing.Romanello
      Lei scrive considerazioni giuste e sensate , ma forse Le è sfuggito il mio concetto di “nuovo” , decisivo passo avanti e non semplicemente progressive migliorie , dovute alle moderne tecnologie , di sistemi esistenti.
      il reattore AP-1000 è un prodotto certamente all’avanguardia e sicuro , ma è un successore dell’AP-600 e come tutti gli altri PWR “terza generazione incluso l’altro ottimo reattore EPR sfrutta sempre il medesimo principio.
      I Suoi riferimenti ai motori a combustione interna , già espressi in precedenza , non sono applicabili a questo concetto , in quanto è pur vero che tra una Balilla 3 marce ed una Ferrari 2008 corra un abisso , ma in fin dei conti si tratta pur sempre di cilindri , pistoni , accensione ( sia a candela che ad iniezione diretta o indiretta ) e trasmissione alle ruote di una energia ricavata da idrocarburi. Una vettura di buon rendimento a celle solari sarebbe già più vicina al concetto di “nuovo”.
      Il reattore superveloce , per il solo fatto di produrre più combustibile di quel che consumi rappresentava e rappresenta anche un notevole passo avanti, frustrato purtroppo dal solo ostacolo politico della declarata impossibilità di controllare i successivi flussi del Plutonio , nonostante i rigorosi controlli imposti per evitarne un utilizzo non pacifico.
      Per nuovo intendo , ed è possibile ,una reazione controllata che in nessun caso possa diventare incontrollata ,per autoestinguimento non appena si generi la minima situazione di rischio. Siamo riusciti in altro campo ad imprimere a nuclei e molecole una sorta di “memoria” , ottenendo per esempio l’inversione di polarità in magneti permanenti in motori linrari in funzione ormai dal 1995 senza problemi a Würzburg e München.
      Questo permetterebbe la vera novità della prolferazione controllata e cioè della produzione progressiva di tanto nuovo combustibile , quanto ne venga richiesto per l’impianto che lo produce. E’ chiaro che non sarebbe il “moto perpetuo” , ma per un osservatore inesperto concettualmente ci si avvicinerebbe molto .Una ricerca in questa direzione potrebbe riportarci a galla e forse qualcosa di più
      Giustissima invece l’affermazione : ” invece di pensare ad esportarli cominciamo a produrre “quelli che basterebbero a sanare quel cratere di disavanzo economico dello Stato Italiano causato dalla nostra petroldollaro dipendenza che tanti guai. ha provocato.Non parliamo invece di “verdi” che tutt’altro che veri Verdi sono , legati a strani interessi che nulla hanno a che vedere con la vera ecologia.
      L’ultimo commento e poi basta :progetti vecchi di venti anni non significa “non validi o superati”; diventeranno tali soltanto allorchè uscirà qualcosa di sostanzialmente migliore , altrimenti cosa dovrei dire di me che supero quel limite di quasi quattro volte ?

    20. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Egregio Dr. von Mehlem,

      la ringrazio per le puntualizzazioni, che condivido assolutamente e pienamente, ma il mio discorso non si riferiva certo a Lei ed alle sue posizioni, bensì a chi dice: “gli EPR sono una tecnologia vecchia, quindi da non fare. Risolviamo con le domeniche a piedi e con l’energia solare”.
      Eh no, questo proprio no!

      Poi che certamente anche in campo nucleare si possano fare cose ‘nuove’ non c’è dubbio: reattori di IV generazione, sistemi ibridi fusione-fissione, sistemi sottocritici comandati da acceleratore (ADS), reattori veloci al piombo, solo per fare degli esempi.
      Queste macchine si avvicinerebbero in effetti alla macchina a pannelli solari.

      Tuttaviabisogna anche essere realisti credo: il mondo ha fame di energia, e questo bisogno va soddisfatto subito (non fra 50 anni!); pena: migrazioni epocali e conflitti senza esclusione di colpi (credo la cronaca sia sotto gli occhi di tutti!).

      E in tale ottica noi dobbiamo puntare oggi sulla tecnologia disponibile, ovvero gli ottimi reattori di III generazione, continuando a puntare (seriamente) sulla ricerca (e nel nostro Paese non si fa invece nemmeno quella!!!)…

      In poche parole, condivido pienamente quello che dice, ma credo sia necessario un approccio più pragmatico vverso le emergenze planetarie attuali.

    21. daniele scrive:

      Ingeger Romanello l’EPR deriva da studi partiti negli anni 80. Studi che sono riparti adesso. E si tratta di un’evoluzione dei reattori commerciali costruiti negli anni 70/80.
      E’ una patacca? No. E’ un progetto vecchio? Si a meno che non mi dimostri che l’EPR che stanno costruendo in Finlandia è l’attualizzazione di quelle migliorie individuate vent’anni fa.

      Poi basta perché il mi pensiero sull’EPR l’ho dato. Se poi lei a dei problemi con Pecoraro Scanio li risolva con lui ma smetta di vedere tanti Pecorari Scani in giro!

    22. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Continuo a non capire cosa significa ‘progetto vecchio’: allora sono vecchi pure i pannelli solari e gli aerogeneratori eolici…quindi?

      Quanto a Pecoraro scanio: mi riferisco solo al fatto che molti antinuclearisti sembrano mutuare acriticamente le sue ’boutades’…

    23. Pietruccio scrive:

      Credo che le incomprensioni derivino dal fatto che la discussione venga impostata su piani diversi. Un conto è l’aspetto “scientifico” secondo il quale non è del tutto corretto definire di terza generazione l’EPR trattandosi sostanzialmente di un PWR, un conto è l’aspetto di “marketing” per il quale c’è bisogno di comunicare al “pubblico” in modo chiaro, veloce ed efficace che quel tipo di PWR è molto più avanzato di quelli di 20 anni fa: in quest’ottica io trovo giusto definirli di III generazione (altrimenti le persone con cui parlo capiscono che il nucleare è fermo e che è in grado solo di rifilare sempre la stessa ciofeca e ciò è falso).

      Vorrei ricordare, a questo proposito, che Martelli, all’epoca del referendum non faceva discorsi complicati per affossare il nucleare ma lo definiva semplicemente una tecnologia “vecchia” da sostituire col gas che invece era “nuovo”: è un discorso che sul piano scientifico non ha senso ma in questo modo lui, politico abile e navigato, sapeva di poter spostare molti voti.

    24. GiusCo scrive:

      Credo ci sia un problema di vocabolario: i reattori di terza generazione che iniziano a costruirsi ora (EPR, APR-1000) non sono “innovativi” ma “evolutivi”: assumono cioe’ le lezioni imparate nella prassi di decine di migliaia di ore/lavoro dei PWR di seconda generazione. Come tali, sono il meglio e il piu’ conveniente che la tecnologia odierna riesce a mettere in campo, chiavi in mano. A me sembra un successone e nel nostro orizzonte di vita rappresentano l’unica soluzione concretamente praticabile; soluzione pienamente comparabile alle fonti tradizionali e con numerosi vantaggi rispetto alle cosiddette alternative.

      La transizione dalla terza alla quarta generazione, per chi vivra’ dopo il 2030/40, verte sui combustibili e sui materiali strutturali, per i quali numerose linee di ricerca sono attive in tutto il mondo, a stadi piu’ o meno avanzati in vista dei prototipi. Cadarache e’ gia’ un passo oltre, verso la fusione, utile soprattutto come boost e catalizzatore di intelligenze per la ricerca soprattutto in ambito di materials science.

      Voglio dire: sara’ complicato avere a breve centrali nucleari su suolo italiano, ma siamo gia’ pienamente inseriti in contesti internazionali, soprattutto europei, vuoi per via di ricerca, vuoi per via di acquisizioni ENEL. In questo senso, il “no” del referendum di vent’anni fa e’ stato abbondamente superato. Il dibattito politico e le prese di posizione ideologicamente contro (al circa 30% di torta nucleare che si chiede sul totale del fabbisogno energetico nazionale), pesano sulle tasche dei contribuenti e mi stupisco di come questo aspetto non venga preso minimamente in considerazione: informate i cittadini sui costi che sostengono in bolletta, che gia’ coprirebbero l’esercizio di 3-4 AP-1000 o EPR reimpiantati nei siti gia’ utilizzati in passato. Capisco comunque che distribuire a pioggia incentivi a fondo perduto (su fotovoltaico, eolico e biomasse) sia un’ottima mossa generatrice di consenso.

      Il problema delle scorie ad alto livello (che costituiscono il 3-4% del totale dei rifiuti radioattivi) e’ anch’esso in fase “evolutiva”: adesso si riesce a vetrificarle e renderle pericolose per qualche centinaio di anni, guadagnando un paio di ordini di grandezza rispetto ai valori precedenti. Resta il problema politico di un sito di stoccaggio e a Scanzano prima o poi si dovra’ tornare, nel caso il reimpianto nucleare italiano vada in porto.

    25. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      vedo finalmente interventi più pertinenti , a parte quelli precedenti dell’ing,Romanello , che ingegnere nucleare è e che rappresenta la quarta generazione nella ricerca, che speriamo ci riconduca almeno alle posizioni di 40 anni fa.Al medesimo ho risposto in altra sede , condividendo la iniziativa di informare non soltanto il colto , ma anche l’inclita , in quest’Italia tuttora del tutto disinformata sul vero problema del nucleare.
      Condivido pienamente e naturalmente ritengo di aver seguito il medesimo principio , in quanto le cose che abbiamo scritto certamente a noi erano note. Il Referendum andò così proprio perché la popolazione era peggio che non informata , ma del tutto disinformata.
      Si parla tanto di Finanziaria ogni anno da trent’anni , e se la popolazione avesse saputo che proseguendo nel nostro cammino nucleare oggi la bilancia dei pagamenti sarebbe al pareggio se non in attivo e che quindi la maggior parte dei problemi che ci relegano a fanalino di coda , sarebbero superati , otterremmo un plebiscito e non un referendum !
      Mi piacerebbe un Suo parere sulle auto elettriche : ne sono un fautore da decenni , ma un dubbio mi punge : ammettiamo che in Italia si addivenga a tutte vetture elettriche : ebbene non ci sono a tutt’oggi batterie Heavy Duty che si possano garantire più di due anni. Allora 30 milioni di autoveicoli elettrici , ciscuno con 2 , 4 o 6 accumulatori , quindi una media di 30 milioni di batterie da smaltire all’anno.Forse non saranno scorie nucleari , ma in 100 anni il problema ci si avvicina. Che ne dice ?
      Resto quindi dell’opinione che nel suo ciclo completo il nucleare rimanga ancora il più ecologico e pulito.
      Ha ragione anche GiusCo , e per questo parlavo di Semantica :si confonde troppo spesso il progresso con l’evoluzione , che sono appunto in relazione di causa ed effetto. I reattori della quarta generazione non saranno più una evoluzione dei precedenti ma fondati su principi e non su materiali nuovi.

    26. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Si, non posso che concordare sulla sua analisi sul referendum: del resto ho già espresso il mio pensiero in questa lunga intervista:

      tecnosophia.org/rassegna_stampa/2006_06_romanello.htm

      Quanto alle batterie: anche in quel settore la ricerca è in fermento, magari fra qualche anno si potrà trovare una soluzione più ‘robusta’. Nel frattempo cominciano ad essere disponibili anche processi per il recupero del piombo degli accumulatori ad esempio, attraverso l’uso di processi di elettrodeposizione in elettrodi porosi tridimensionali (le efficienze di questi ultimi sono elevatissime) - è un argomento di cui mi sono occupato, seppur nel campo del recupero dell’oro da rottami elettronici.
      Una via sarebbe quella di utilizzare l’idrogeno, ‘amico dell’ambiente’, ma bisogna dapprima trovare una buona fonte (che potrebbe essere quella nucleare, ma comunque muovere tutto il traffico italiano con questo mezzo è davvero complesso), e poi ci sono ancora grossi problemi di immagazzinamento.
      Lo vedo complicato il mondo dell’autotrazione senza petrolio (probabilmente dovremo comunque ridimensionarci)…

    27. Pietruccio scrive:

      Io sono pronto a scommettere che l’autotrazione nei decenni a venire andrà a combistibili liquidi di sintesi perchè pochi matriali hanno le caratteristiche favorevoli del gasolio o della benzina: molta energia in poco spazio e poco peso, accompagnati da un sistema di distribuzione e immagazzinamento semplice e sicuro.

      Combustibili di queste carattersitche si possono ricavare sia dalle piante (bioetanolo: che in ultima analisi è comunque energia nucleare… proveniente dal sole) che dalla “liquefazione” del carbone attraverso processi noti e applicati, per esempio, anche nel secondo conflitto mondiale dalla Germania (si dice su know-how americano: il mercato a volte…). Sicuramente è questo il miglior utilizzo possibile del carbone.

      Interessante poi, sull’ultimo numero di Limes, un articolo di Tommaso Nardo dove si cita un metodo per produrre metanolo dall’anidride carbonica e dall’idrogeno dove l’anidride carbonica è quella che deriva dalla combustione del carbone e l’idrogeno dall’energia elettrica così generata.

      L’articolo descrive il tutto in modo un po’ confuso e molto superficiale perchè non è chiaro che fine facciano i due principi della termodinamica, nè si da un’idea del costo o del rendimento globale o parziale dei vari passagi nei processi di questo tipo di macchine che dovrebbero servire a ridurre l’inquinamento da fonti fossili, ma il fatto che sia possibile produrre idrocarburi di sintesi trovo che sia la vera risposta a tutta l’industria dei trasporti che non sia su rotaia o nave per i prossimi anni.

    28. Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Caro Ingegner Romanello ,
      come vede nulla di “nuovo” sotto il sole , infatti nell’accennato sistema di produzione delle molecole di “acqua pesantissima” prevedevamo a Karlsruhe già nel 1965 quegli elettrodi porosi poi illustrati nel 1965 a Francopforte e citati da altro partecipante al Forum.
      Per quanto riguarda la trazione auto un sensibile progresso è stato recentemente presentato dalla Volvo , ma resta sempre il problema che alla fine tutto dipende dalla convenienza economica e da quelle forme di “inquinamento nascosto” che talvolta portano a conseguenze più dannose di quelle che ufficialmente si tenta di eliminare.Occorrerebbe migliorare la tecnologia ed il rendimento fotovoltaico al punto tale da rendere una vettura veramente indipendente.

    29. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Il rendimento fotovoltaico? Ossia una macchina solare?
      Sarebbe molto bello, ma, almeno con le tecnologie attuali, la vedo dura assai!

      Quanto agli elettrodi porosi 3D: sono un ramo della tecnologia interessante, su cui sta vertendo la mia tesi di dottorato, ma le applicazioni (interessantissime) si cominciano a vedere solo recentemente…

    30. Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      e così con il 2008 e quaranta anni dopo la storia si ripete : anche un validissimo ingegnere nucleare per di più aperto anche alla applicazione di altre tecnologie non trova posto neppure in questa Italia di timido risveglio e non solo per sopravvivere , ma anche per ampliare il proprio ed altrui bagaglio culturale è stato costretto ad approdare in Germania in quel medesimo Kernforschungszentrum di Karlsruhe , dove appunto approdai quarant’anni fa , per poi al ritorno dedicarmi ad altro , nel vuoto che si era creato nel settore.
      Auguriamo comunque tutti buona fortuna all’ing. Romanello con l’augurio che la sua attesa duri meno !

    31. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Ringrazio sentitamente per gli auguri!

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