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Maurizio Cumo lancia i mini reattori assemblabili

20 Settembre 2007 di Amministratore

Una segnalazione ci ha fatto notare una notizia di oggi sul sito de “La Repubblica” in cui sono riportate alcune affermazioni fatte da Maurizio Cumo (Professore di Impianti Nucleari presso l’ Università “La Sapienza” di Roma) sulla possibilità che l’ Italia avrebbe di realizzare dei piccoli reattori assemblabili in acciaio e che potrebbero essere montati, smontati e quindi rimontati poi altrove.

Maurizio Cumo ha parlato in occasione della “Terza conferenza mondiale sui cambiamenti climatici” a venezia.

Questi “mini reattori” facilmente smantellabili sarebbero dei reattori da massimo 200 MW e potrebbero essere un successo commerciale in quanto andrebbero ad impadronirsi di una particolare nicchia di mercato: le zone degli Stati africani ed arabi dove non arrrivano reti elettriche.
La caratteristica peculiare di questi “mini reattori” (che sarebbero figli di un progetto sviluppato negli ultimi venti anni) è che sia producono l’energia elettrica necessaria per alimentare una specifica zona geografica sia producono il calore necessario per ottenere acqua non salata (mediante un processo di vaporizzazione dell’ acqua salata).
In pratica dall’ articolo parebbe di capire che sono autosufficienti non necessitando quindi di essere affiancati da un vero e proprio impianto di desalinizzazione.

Maurizio Cumo auspica che questo progetto venga realizzato anche in modo dadar nuovo impulso all’ industria elettromeccanica italiana.



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  • 80 Commenti a “ Maurizio Cumo lancia i mini reattori assemblabili”

    1. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Si, giusto, ma prima di esportare degli utilissimi reattori nucleari dovremmo pensare a costruirne un pò per noi!

    2. Marco Calviani scrive:

      Comunque il Prof. si chiama Maurizio Cumo e non Cuomo….

      marco

    3. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      Salve Marco,
      grazie per la segnalazione.
      …E’ stato un errore di distrazione.

    4. Enrico B. scrive:

      IRIS
      PBMR
      GT-MHR

      E’ realistico (e sensato!) pensare che Cumo si riferisca all’Iris, dato che lo stanno progettando in parte delle universita’ e delle societa’ italiane,e che sicuramente l’Ansaldo avra’ la licenza per costruirlo (tutto o in parte).
      Anzi, proprio l’Ansaldo e’ madre di Iris, grazie al suo ISIS dei primi anni ‘90, da cui Iris deriva.

      Noto con estremo piacere che gli ambienti politici italiani sono in subbuglio, anzi: sono allo sbando, talmente distanti dalla realta’ e dalla gente che mai come oggi c’e la possibilita’ di dare una forte spinta rinnovatrice al nostro paese.
      Ovviamente non si fara’ in due giorni, o solo con Grillo. Ma i segnali sono importanti, e SOLO con un rinnovamento (=spazzare via tutto e rimpiazzare i corrotti, i corruttori, i parassiti e i ladri) si puo sperare che Ansaldo abbia il via libera a intraprendere questa strada.

    5. Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Ho sempre tentato di non farmi pubblicità in quanto la ricerca è una cosa seria e non necessita di autoincensamenti. Tuttavia qualche volta il troppo è troppo.
      E’ già stato scritto da qualcuno su queste righe che ne parla , e comunque esiste un volume pubblicato nel lontano 1965 e precisamente :
      2e Congrès de Foratom 1965
      L’Energie Nucleaire en Rurope
      nel quale con un mio intervento alle pagine 278 e 279 illustravo il mio brevetto (certamente ora scaduto ) sulla minicentrale nucleare trasportabile su piattaforme galleggianti da utilizzare precipuamente come “noleggio” laddove risultasse antieconomico condurre energia elettrica con centinaia di Km di certamente più costosi elettrodotti.
      Il brevetto contempla un utilizzo plurimo nel tempo , tale da ammortizzarne i costi in pochi cicli di utilizzo , con economie di esercizio e di costruzione sulla base del cicuito unico di raffreddamente ed utilizzando l’altro mio brevetto di acqua pesantissima ottenuta senza necessità di costosi acceleratori di particelle.
      Con le moderne tecnologie si potrebbero ipotizzare minicentrali mobili di ancor migliore rendimento.

    6. Roland Hagenbüchle scrive:

      E’ notorio che il medesimo concetto fu sviluppato , brevettato e reso pubblico nel corso del secondo Congresso Foratom a Francoforte sul Meno nel 1965 dal dr Luigi Filippo von Mehlem .
      Gli studi effettuati anche con l’appoggio del Prof.Mario Silvestri e di Felice Ippolito si riferivano proprio a quegli aspetti economici e di utilizzo in Paesi Africani ed altri , esattamente come sin dal 1965 illustrato dall’autore dr.Luigi filippo von Mehlem negli atti del Congresso stesso.
      Da alcuni commenti mi risulterebbe che il dr.von Mehlem sia ancora in attività e ritengo che sarebbe opportuno interpellarlo in merito a questo che appare come un vero e proprio plagio.

    7. daniele scrive:

      Vorrei precisare che il progetto in questione ha un nome, MARS, ed un preciso scopo, desalinizzare l’acqua di mare e la cogenerazione elettricità-calore.
      E’ una ricerca partita nel 1983 presso l’Università la Sapienza di Roma.
      Non è una centrale nucleare in scatola o una centrale nucleare trasportabile ma un progetto ben definito e chiaro per una precisa utilizzazione.

      Forse state parlando di un’altra cosa? Secondo me si.

      Una cosa però è certa. Leggere che le idee innovative, in campo nucleare, sono dei progetti di 20/40 anni fa rispolverati la dice lunga sul futuro di questa tecnologia.
      A titolo di esempio una domanda: mi sapete dire che modello di reattore è quello che alimenterà la futura centrale nucleare EPR?

      Un saluto
      Daniele

    8. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Mentre da parte mia conosco perfettamente il progetto MARS , Multipurpose Advanced Reaktor inherently Safe , concordo perfettamente con Daniele sul fatto che al giorno d’oggi non basta rispolverare vecchie tecnologie , ma che occorre proporre , sulla base delle esperienze fatte con quelle , qualcosa di nuovo.
      In effetti a parte il fatto che il principio dell’unico circuito di refrigerazione era stato per la prima volta previsto dal mio brevetto del 1965 e cioè ben 18 anni prima del 1983 , e con un sistema già d’allora più avanzato dei PWR , basato appunto su acqua pesantissima che dava maggiori garanzie di sicurezza dell’altenativa Natrium.
      Certamente il MARS rispetta molte misure e normative di sicurezza con l’ ATSS ed altre tecnologie adoprate , ma i particolari dell’assemblaggio di strutture in acciaio imbullonate , l’utilizzo per scopi secondari , quali la desalinizzazione dell’acqua di mare ed altri , costituivano proprio l’innovazione economica del progetto del 1965 , in particolare per la soluzione su piattaforme galleggianti da noleggiare e quindi utilizzare nei lunghi percorsi o alternativamente o congiuntamente alla produzione di energia alla desalinizzazione dell’acqua di mare.In particolare una delle prime applicazione avrebbe dovuto essere utilizzata dalla Martin Marietta Corporation di Philadelphia per fornire durante i tre anni di costruzione di una centrale nucleare e di uno stabilimento in un Paese Africano , in località marina distante oltre 500 Km dalla più prossima centrale elettrica.
      Resto infine dell’opinione che occorra dedicarsi alla riduzione o eliminazione dei rischi costituiti dal “dopo produzione” e cioè delle scorie o della lor sistemazione , se non riciclaggio in ambiente di massima sicurezza.

    9. Enrico B. scrive:

      “Una cosa però è certa. Leggere che le idee innovative, in campo nucleare, sono dei progetti di 20/40 anni fa rispolverati la dice lunga sul futuro di questa tecnologia.
      A titolo di esempio una domanda: mi sapete dire che modello di reattore è quello che alimenterà la futura centrale nucleare EPR?”

      Debolucce come obiezioni…d’altra parte tutte le tue obiezioni sono deboli…

      1) Da dove derivano tutti i progetti per i motori a combustione interna?
      2) Da dove derivano tutte le tecnologie utilizzate nelle centrali termoelettriche?

      Eppure in entrambi i casi i passi avanti fatti rispetto ai progetti iniziali (che ormai hanno ben piu’ di 100 anni!) sono enormi, e queste tecnologie avranno ancora almeno (e sottolineo almeno) 50 anni davanti a se’.
      Ora tu mi dici: “eh, ma il PWR l’hanno inventato 50 anni fa…”. E la turbina a vapore quando l’hanno inventata???

      Ormai a sentire queste barzellette non so piu’ se ridere o piangere, per i livelli infimi raggiunti…come se uno volesse ridicolizzare le turbine eoliche dicendo che sono progetti che rispolverano gli antichi mulini a vento…

    10. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Si, infatti credo anch’io non sia una tesi per nulla difendibile!
      Siccome la ruota è una invenzione datata (molto più datata dei reattori PWR!) allora la prossima generazione di autovetture la faremo con le ruote quadrate?

    11. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Non scherziamo . La semantica insegni ! Qui non parliamo di principi fondamentali quali la ruota e le le leve millenarie , ma di tecnologie applicate a principi fondamentali anche ampiamente datati. Sarebbe come se per la nuova Ferrari si accennasse che utilizza i principi del motore a scoppio. E proprio il caso delle centrali eoliche è dimostrativo di quel che possono fare i nuovi materiali e le nuove tecnologie , anche se in quel settore più di tanto ad un certo punto non di può ottenere.
      In un mio intervento accennavo infatti che si deve fare qualcosa di NUOVO ! E semanricamente per nuovo si intende certamente qualcosa del tutto o in gran parte differente da quanto sia stato fatto .
      Nel caso del nucleare il passo avanti potrebbe essere assegnato alla fusione o all’utilizzo di isotopi diversi , anche se in fin dei conti non basta sempre cambiare il combustibile per poter affermare che si tratta di una scoperta. Eppure è successo che l’inventore di un piccolo particolare , ma completamente nuovo , abbia fatto compiere passi da gigante a numerose tecnologie industriali.

    12. Enrico B. scrive:

      Il mio commento riguardava quel che ha scritto Daniele, ovviamente.

    13. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Per quanto mi riguarda ( e molti in campo nucleare la pensano come me) il passo avanti significativo è quello di sfuttare meglio (molto meglio) le riserve di uranio (basti pensare che che il 96% delle scorie scaricate è costituito da uranio, con una percentuale isotopica di U235 pari all’1% - ossia superiore a quella naturale, usata con successo nei CANDU!), minimizzare le scorie, ed utilizzare il torio, ed è quello che si sta cercando di fare con inuovi reattori!

    14. daniele scrive:

      Caro Enrico B. come vedi la tua voglia di rispondermi per le rime ti si è ritorta indietro, come ha fatto notare il dottor Mehlem.
      Rispondere che lo hai fatto solo per controbattere, e non discutere, le mie opinioni peggiora la situazione.
      Ti consiglio quindi di lasciar cadere la questione. Sappiamo benissimo che l’EPR non è quell’innovazione che si vuol far credere sia. Lo sai tu e lo sanno tutti.
      Con questo non dico che sia una centrale migliore di quelle odierne. Ma il progetto EPR non presenta quelle innovazioni che possano far dire che è un progetto innovativo, cioè che presenta soluzioni nuove. Semplicemente è la macchina migliore che si può fare oggi.

      Il tuo ultimo post è esemplificativo! Ripreso dal dottor Mehlem ti difendi dicendo che avevi capito cosa volevo dire (come lo ha capito il dottor Mehlem) ma che comunque dovevi criticarmi e basta.
      Capisco che ti faccia piacere prendermi in castagna. Questo dimostra che mi consideri. Si sa che battere chi si considera più forte fa morale. Ma questo è un tuo problema.
      Insomma Enrico B. io le critiche le accetto, ma che siano critiche costruttive e non ni a se stesse.

      Un’amichevole buffetto

    15. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Mi pare che si scenda a discussioni personali che non conducono ad alcun miglioramento della conoscenza del vero problema.
      In realtà alcuni progetti invecchiano prima ancora di essere realizzati. Anche EPR ha oggi oltre 18 anni vita ed anche se si definiva allora di “terza generazione” ( termine già da me e dal Prof.Silvestri utilizzato nell 1965 )era in realtà una evoluzione di precedenti reattori ad acqua pressurizzata che utilizzano il solito uranio arricchito al 5% , un miglior rapporto percentuale di MOX e più che un nuovo concetto rappresenta soltanto un notevole miglioramento dei sistemi di sicurezza ed un discreto incremento di potenza.
      Tuttavia aumentare per esempio ad oltre 250 cm lo spessore di muri di contenimento è certamente un vantaggio per la sicurezza , ma non può rappresentare un vero “progresso”.
      Inoltre si evidenzia una carenza di certezze progettuali che portano ad allungare a dismisura i tempi di realizzazione vanificando proprio quei vantaggi economici proposti alla base della ricerca , tanto che per fare un esempio la centrale finlandese EPR del 2005 ha già accumulato in soli due anni perdite che si avvicinano ai 3 Miliardi di dollari.
      Purtroppo il patrimonio faticosamente accumulato sotto la guida del Prof.Ippolito e del CNEN è per l’Italia irrimediabilmente perduto e difficilmente riusciremo a tornara a galla , non se ne parli di primeggiare come negli anni ‘60.

    16. Enrico B. scrive:

      Mi sa che Daniele non ha capito l’abisso che c’e tra quello che dice Von Mehlem e quello che dice lui…

      1) Tu Daniele dici: “Leggere che le idee innovative, in campo nucleare, sono dei progetti di 20/40 anni fa rispolverati la dice lunga sul futuro di questa tecnologia.” Questa frase non sta ne in cielo ne in terra, perche’ come il motore (a combustione interna!) e come la turbina a seguito di evoluzioni si e’ continuato a produrli per piu’ di un secolo, sempre la stessa tecnologia.

      2) Von Mehlem dice: “In un mio intervento accennavo infatti che si deve fare qualcosa di NUOVO ! E semanricamente per nuovo si intende certamente qualcosa del tutto o in gran parte differente da quanto sia stato fatto.” Non c’entra assolutamente nulla con quello che dice Daniele. Questa affermazione riguarda il futuro, non oggi o domani.

      Siamo tutti d’accordo che la ricerca in campi come la fusione, l’autofertilizzazione o la trasmutazione sono di vitale importanza, ma siccome abbiamo un cappio al collo che si chiama gas naturale, dobbiamo muoverci ben prima di avere a disposizione queste nuove tecnologie, utilizzando le migliori disponibili nel mercato, e secondo me EPR e AP-1000 sono sicuramente le migliori ad oggi.

      Ora, tu vuoi fare il bullo e dire che queste tecnologie sono una patacca perche’ basate sul PWR che ha piu’ di 40 anni. Ma ti pare che abbia senso come discorso?

      Lascia stare i buffetti va….

    17. daniele scrive:

      Enrico la questione è chiara.

      L’EPR è questo. Hai ragione sulla patacca. Mi sa che ho usato questo termine all’inizio della mia frequentazione di questo forum. Ma si sa che poi si cresce!
      Certo la comunicazione alla massa è stata fuorviante e mi ha fatto molto arrabbiare sentir parlare di qualcosa di prodigiosamente innovativo (addirittura un cambio generazionale) perpoi scoprire che l’EPR è solo un’evoluzione delle centrali nucleari che conosciamo.

      Qualche anno fà c’é stato un risveglio nucleare? Ecco che la ricerca riparte da dove si era fermata. Da una macchina che dopo 20 anni di produzione ha rivelato i suoi punti deboli. Come sempre succede ecco che la costruzione della nuova macchina ne tiene conto. Ecco quindi l’EPR, un PWR per questi tempi. Certo se per 20 anni non si è fatto esercizio passare a realizzare subito il progetto modificato sul campo, quindi accelerando i tempi, per non perdere il treno che sta passando, rende dura l’avvio della nuova macchina!

      Ma l’industria nucleare europea (leggi Areva) ha fretta (e i motivi sono troppo lunghi da spiegare qui) e se intravede una luce in fondo al tunnel ci si getta a capofitto!
      Dopo anni di rimessa ecco la prospettiva di guadagno? Sarebbe interessante andare a vedere l’andamento delle azioni Areva in questi anni (magari anche ripercorrere la storia che la vista nascere) per capire la fretta che hanno.

      Comunque per me la questione è chiusa. Ribadisco che l’EPR non è una patacca ma l’unica possibilità per la ripartenza nucleare e che sarebbe stato meglio essere più trasparenti e onesti.

      Spero lo sia anche per Enrico e che si faccia una ragione di quello che è l’EPR.

      Un saluto

    18. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      L’EPR, come l’AP-1000, sono ottime macchine, ed è davvero una iattura per noi non averne in funzione, ve lo garantisco…
      Dire che sono progetti vecchi 20 anni e quindi vecchi è semplicemente una ‘PecoraroScaniata’: che dire allora del motore a combustione interna, dell’energia idroelettrica, del gas, o ancor peggio dell’energia eolica e solare (forme ‘vecchissime’ di energia secondo questa ottica). Ma che ragionamento è? Scusate ma non comprendo…

    19. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Egregio ing.Romanello
      Lei scrive considerazioni giuste e sensate , ma forse Le è sfuggito il mio concetto di “nuovo” , decisivo passo avanti e non semplicemente progressive migliorie , dovute alle moderne tecnologie , di sistemi esistenti.
      il reattore AP-1000 è un prodotto certamente all’avanguardia e sicuro , ma è un successore dell’AP-600 e come tutti gli altri PWR “terza generazione incluso l’altro ottimo reattore EPR sfrutta sempre il medesimo principio.
      I Suoi riferimenti ai motori a combustione interna , già espressi in precedenza , non sono applicabili a questo concetto , in quanto è pur vero che tra una Balilla 3 marce ed una Ferrari 2008 corra un abisso , ma in fin dei conti si tratta pur sempre di cilindri , pistoni , accensione ( sia a candela che ad iniezione diretta o indiretta ) e trasmissione alle ruote di una energia ricavata da idrocarburi. Una vettura di buon rendimento a celle solari sarebbe già più vicina al concetto di “nuovo”.
      Il reattore superveloce , per il solo fatto di produrre più combustibile di quel che consumi rappresentava e rappresenta anche un notevole passo avanti, frustrato purtroppo dal solo ostacolo politico della declarata impossibilità di controllare i successivi flussi del Plutonio , nonostante i rigorosi controlli imposti per evitarne un utilizzo non pacifico.
      Per nuovo intendo , ed è possibile ,una reazione controllata che in nessun caso possa diventare incontrollata ,per autoestinguimento non appena si generi la minima situazione di rischio. Siamo riusciti in altro campo ad imprimere a nuclei e molecole una sorta di “memoria” , ottenendo per esempio l’inversione di polarità in magneti permanenti in motori linrari in funzione ormai dal 1995 senza problemi a Würzburg e München.
      Questo permetterebbe la vera novità della prolferazione controllata e cioè della produzione progressiva di tanto nuovo combustibile , quanto ne venga richiesto per l’impianto che lo produce. E’ chiaro che non sarebbe il “moto perpetuo” , ma per un osservatore inesperto concettualmente ci si avvicinerebbe molto .Una ricerca in questa direzione potrebbe riportarci a galla e forse qualcosa di più
      Giustissima invece l’affermazione : ” invece di pensare ad esportarli cominciamo a produrre “quelli che basterebbero a sanare quel cratere di disavanzo economico dello Stato Italiano causato dalla nostra petroldollaro dipendenza che tanti guai. ha provocato.Non parliamo invece di “verdi” che tutt’altro che veri Verdi sono , legati a strani interessi che nulla hanno a che vedere con la vera ecologia.
      L’ultimo commento e poi basta :progetti vecchi di venti anni non significa “non validi o superati”; diventeranno tali soltanto allorchè uscirà qualcosa di sostanzialmente migliore , altrimenti cosa dovrei dire di me che supero quel limite di quasi quattro volte ?

    20. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Egregio Dr. von Mehlem,

      la ringrazio per le puntualizzazioni, che condivido assolutamente e pienamente, ma il mio discorso non si riferiva certo a Lei ed alle sue posizioni, bensì a chi dice: “gli EPR sono una tecnologia vecchia, quindi da non fare. Risolviamo con le domeniche a piedi e con l’energia solare”.
      Eh no, questo proprio no!

      Poi che certamente anche in campo nucleare si possano fare cose ‘nuove’ non c’è dubbio: reattori di IV generazione, sistemi ibridi fusione-fissione, sistemi sottocritici comandati da acceleratore (ADS), reattori veloci al piombo, solo per fare degli esempi.
      Queste macchine si avvicinerebbero in effetti alla macchina a pannelli solari.

      Tuttaviabisogna anche essere realisti credo: il mondo ha fame di energia, e questo bisogno va soddisfatto subito (non fra 50 anni!); pena: migrazioni epocali e conflitti senza esclusione di colpi (credo la cronaca sia sotto gli occhi di tutti!).

      E in tale ottica noi dobbiamo puntare oggi sulla tecnologia disponibile, ovvero gli ottimi reattori di III generazione, continuando a puntare (seriamente) sulla ricerca (e nel nostro Paese non si fa invece nemmeno quella!!!)…

      In poche parole, condivido pienamente quello che dice, ma credo sia necessario un approccio più pragmatico vverso le emergenze planetarie attuali.

    21. daniele scrive:

      Ingeger Romanello l’EPR deriva da studi partiti negli anni 80. Studi che sono riparti adesso. E si tratta di un’evoluzione dei reattori commerciali costruiti negli anni 70/80.
      E’ una patacca? No. E’ un progetto vecchio? Si a meno che non mi dimostri che l’EPR che stanno costruendo in Finlandia è l’attualizzazione di quelle migliorie individuate vent’anni fa.

      Poi basta perché il mi pensiero sull’EPR l’ho dato. Se poi lei a dei problemi con Pecoraro Scanio li risolva con lui ma smetta di vedere tanti Pecorari Scani in giro!

    22. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Continuo a non capire cosa significa ‘progetto vecchio’: allora sono vecchi pure i pannelli solari e gli aerogeneratori eolici…quindi?

      Quanto a Pecoraro scanio: mi riferisco solo al fatto che molti antinuclearisti sembrano mutuare acriticamente le sue ’boutades’…

    23. Pietruccio scrive:

      Credo che le incomprensioni derivino dal fatto che la discussione venga impostata su piani diversi. Un conto è l’aspetto “scientifico” secondo il quale non è del tutto corretto definire di terza generazione l’EPR trattandosi sostanzialmente di un PWR, un conto è l’aspetto di “marketing” per il quale c’è bisogno di comunicare al “pubblico” in modo chiaro, veloce ed efficace che quel tipo di PWR è molto più avanzato di quelli di 20 anni fa: in quest’ottica io trovo giusto definirli di III generazione (altrimenti le persone con cui parlo capiscono che il nucleare è fermo e che è in grado solo di rifilare sempre la stessa ciofeca e ciò è falso).

      Vorrei ricordare, a questo proposito, che Martelli, all’epoca del referendum non faceva discorsi complicati per affossare il nucleare ma lo definiva semplicemente una tecnologia “vecchia” da sostituire col gas che invece era “nuovo”: è un discorso che sul piano scientifico non ha senso ma in questo modo lui, politico abile e navigato, sapeva di poter spostare molti voti.

    24. GiusCo scrive:

      Credo ci sia un problema di vocabolario: i reattori di terza generazione che iniziano a costruirsi ora (EPR, APR-1000) non sono “innovativi” ma “evolutivi”: assumono cioe’ le lezioni imparate nella prassi di decine di migliaia di ore/lavoro dei PWR di seconda generazione. Come tali, sono il meglio e il piu’ conveniente che la tecnologia odierna riesce a mettere in campo, chiavi in mano. A me sembra un successone e nel nostro orizzonte di vita rappresentano l’unica soluzione concretamente praticabile; soluzione pienamente comparabile alle fonti tradizionali e con numerosi vantaggi rispetto alle cosiddette alternative.

      La transizione dalla terza alla quarta generazione, per chi vivra’ dopo il 2030/40, verte sui combustibili e sui materiali strutturali, per i quali numerose linee di ricerca sono attive in tutto il mondo, a stadi piu’ o meno avanzati in vista dei prototipi. Cadarache e’ gia’ un passo oltre, verso la fusione, utile soprattutto come boost e catalizzatore di intelligenze per la ricerca soprattutto in ambito di materials science.

      Voglio dire: sara’ complicato avere a breve centrali nucleari su suolo italiano, ma siamo gia’ pienamente inseriti in contesti internazionali, soprattutto europei, vuoi per via di ricerca, vuoi per via di acquisizioni ENEL. In questo senso, il “no” del referendum di vent’anni fa e’ stato abbondamente superato. Il dibattito politico e le prese di posizione ideologicamente contro (al circa 30% di torta nucleare che si chiede sul totale del fabbisogno energetico nazionale), pesano sulle tasche dei contribuenti e mi stupisco di come questo aspetto non venga preso minimamente in considerazione: informate i cittadini sui costi che sostengono in bolletta, che gia’ coprirebbero l’esercizio di 3-4 AP-1000 o EPR reimpiantati nei siti gia’ utilizzati in passato. Capisco comunque che distribuire a pioggia incentivi a fondo perduto (su fotovoltaico, eolico e biomasse) sia un’ottima mossa generatrice di consenso.

      Il problema delle scorie ad alto livello (che costituiscono il 3-4% del totale dei rifiuti radioattivi) e’ anch’esso in fase “evolutiva”: adesso si riesce a vetrificarle e renderle pericolose per qualche centinaio di anni, guadagnando un paio di ordini di grandezza rispetto ai valori precedenti. Resta il problema politico di un sito di stoccaggio e a Scanzano prima o poi si dovra’ tornare, nel caso il reimpianto nucleare italiano vada in porto.

    25. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      vedo finalmente interventi più pertinenti , a parte quelli precedenti dell’ing,Romanello , che ingegnere nucleare è e che rappresenta la quarta generazione nella ricerca, che speriamo ci riconduca almeno alle posizioni di 40 anni fa.Al medesimo ho risposto in altra sede , condividendo la iniziativa di informare non soltanto il colto , ma anche l’inclita , in quest’Italia tuttora del tutto disinformata sul vero problema del nucleare.
      Condivido pienamente e naturalmente ritengo di aver seguito il medesimo principio , in quanto le cose che abbiamo scritto certamente a noi erano note. Il Referendum andò così proprio perché la popolazione era peggio che non informata , ma del tutto disinformata.
      Si parla tanto di Finanziaria ogni anno da trent’anni , e se la popolazione avesse saputo che proseguendo nel nostro cammino nucleare oggi la bilancia dei pagamenti sarebbe al pareggio se non in attivo e che quindi la maggior parte dei problemi che ci relegano a fanalino di coda , sarebbero superati , otterremmo un plebiscito e non un referendum !
      Mi piacerebbe un Suo parere sulle auto elettriche : ne sono un fautore da decenni , ma un dubbio mi punge : ammettiamo che in Italia si addivenga a tutte vetture elettriche : ebbene non ci sono a tutt’oggi batterie Heavy Duty che si possano garantire più di due anni. Allora 30 milioni di autoveicoli elettrici , ciscuno con 2 , 4 o 6 accumulatori , quindi una media di 30 milioni di batterie da smaltire all’anno.Forse non saranno scorie nucleari , ma in 100 anni il problema ci si avvicina. Che ne dice ?
      Resto quindi dell’opinione che nel suo ciclo completo il nucleare rimanga ancora il più ecologico e pulito.
      Ha ragione anche GiusCo , e per questo parlavo di Semantica :si confonde troppo spesso il progresso con l’evoluzione , che sono appunto in relazione di causa ed effetto. I reattori della quarta generazione non saranno più una evoluzione dei precedenti ma fondati su principi e non su materiali nuovi.

    26. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Si, non posso che concordare sulla sua analisi sul referendum: del resto ho già espresso il mio pensiero in questa lunga intervista:

      tecnosophia.org/rassegna_stampa/2006_06_romanello.htm

      Quanto alle batterie: anche in quel settore la ricerca è in fermento, magari fra qualche anno si potrà trovare una soluzione più ‘robusta’. Nel frattempo cominciano ad essere disponibili anche processi per il recupero del piombo degli accumulatori ad esempio, attraverso l’uso di processi di elettrodeposizione in elettrodi porosi tridimensionali (le efficienze di questi ultimi sono elevatissime) - è un argomento di cui mi sono occupato, seppur nel campo del recupero dell’oro da rottami elettronici.
      Una via sarebbe quella di utilizzare l’idrogeno, ‘amico dell’ambiente’, ma bisogna dapprima trovare una buona fonte (che potrebbe essere quella nucleare, ma comunque muovere tutto il traffico italiano con questo mezzo è davvero complesso), e poi ci sono ancora grossi problemi di immagazzinamento.
      Lo vedo complicato il mondo dell’autotrazione senza petrolio (probabilmente dovremo comunque ridimensionarci)…

    27. Pietruccio scrive:

      Io sono pronto a scommettere che l’autotrazione nei decenni a venire andrà a combistibili liquidi di sintesi perchè pochi matriali hanno le caratteristiche favorevoli del gasolio o della benzina: molta energia in poco spazio e poco peso, accompagnati da un sistema di distribuzione e immagazzinamento semplice e sicuro.

      Combustibili di queste carattersitche si possono ricavare sia dalle piante (bioetanolo: che in ultima analisi è comunque energia nucleare… proveniente dal sole) che dalla “liquefazione” del carbone attraverso processi noti e applicati, per esempio, anche nel secondo conflitto mondiale dalla Germania (si dice su know-how americano: il mercato a volte…). Sicuramente è questo il miglior utilizzo possibile del carbone.

      Interessante poi, sull’ultimo numero di Limes, un articolo di Tommaso Nardo dove si cita un metodo per produrre metanolo dall’anidride carbonica e dall’idrogeno dove l’anidride carbonica è quella che deriva dalla combustione del carbone e l’idrogeno dall’energia elettrica così generata.

      L’articolo descrive il tutto in modo un po’ confuso e molto superficiale perchè non è chiaro che fine facciano i due principi della termodinamica, nè si da un’idea del costo o del rendimento globale o parziale dei vari passagi nei processi di questo tipo di macchine che dovrebbero servire a ridurre l’inquinamento da fonti fossili, ma il fatto che sia possibile produrre idrocarburi di sintesi trovo che sia la vera risposta a tutta l’industria dei trasporti che non sia su rotaia o nave per i prossimi anni.

    28. Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Caro Ingegner Romanello ,
      come vede nulla di “nuovo” sotto il sole , infatti nell’accennato sistema di produzione delle molecole di “acqua pesantissima” prevedevamo a Karlsruhe già nel 1965 quegli elettrodi porosi poi illustrati nel 1965 a Francopforte e citati da altro partecipante al Forum.
      Per quanto riguarda la trazione auto un sensibile progresso è stato recentemente presentato dalla Volvo , ma resta sempre il problema che alla fine tutto dipende dalla convenienza economica e da quelle forme di “inquinamento nascosto” che talvolta portano a conseguenze più dannose di quelle che ufficialmente si tenta di eliminare.Occorrerebbe migliorare la tecnologia ed il rendimento fotovoltaico al punto tale da rendere una vettura veramente indipendente.

    29. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Il rendimento fotovoltaico? Ossia una macchina solare?
      Sarebbe molto bello, ma, almeno con le tecnologie attuali, la vedo dura assai!

      Quanto agli elettrodi porosi 3D: sono un ramo della tecnologia interessante, su cui sta vertendo la mia tesi di dottorato, ma le applicazioni (interessantissime) si cominciano a vedere solo recentemente…

    30. Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      e così con il 2008 e quaranta anni dopo la storia si ripete : anche un validissimo ingegnere nucleare per di più aperto anche alla applicazione di altre tecnologie non trova posto neppure in questa Italia di timido risveglio e non solo per sopravvivere , ma anche per ampliare il proprio ed altrui bagaglio culturale è stato costretto ad approdare in Germania in quel medesimo Kernforschungszentrum di Karlsruhe , dove appunto approdai quarant’anni fa , per poi al ritorno dedicarmi ad altro , nel vuoto che si era creato nel settore.
      Auguriamo comunque tutti buona fortuna all’ing. Romanello con l’augurio che la sua attesa duri meno !

    31. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Ringrazio sentitamente per gli auguri!

    32. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      vorrei sapere dall’ing.Romanello come si trova al Kernforschungszentrum di Karlsruhe e se si parla del nostro rientro nel nucleare.Nel lontano 1966 a Karlsruhe ci occupavamo della conservazione dei cibi con irraggiamento , ma anche quelle ottime iniziali realizzazioni furono bloccate dallo strapotere della “grande sorella” General Electric , che avrebbe visto come compromessa la sua enorme catena del freddo dal distributore al consumatore , in egual modo alle “sette sorelle” che bloccarono il nucleare in talia.

    33. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Oggi non si chiama più Kernforschungszentrum, ma solo Forschungszentrum Karlsruhe (FZK). Questo perchè al contrario del passato il centro si occupa solo in piccola parte di nucleare, per il resto fa ricerche in campi convenzionali. La Germania è attualmente in phase out, anche qui i ‘verdastri’ hanno fatto grossi danni, ma nessuno crede minimamente che davvero nel 2022 essa uscirà dal nucleare. Anche qui le bugie dei verdi si stanno scoprendo, e secondo me prima o poi si assisterà ad un loro ‘8 settembre’.

      Ciò detto mi trovo molto bene, ho tutti i mezzi per lavorare serenamente, i rapporti coi colleghi (tutti) sono eccellenti, ho tutti i mezzi per accrescere il mio sapere e promulgare i miei studi.
      Infatti la Germania, anche se ufficialmente in phase out, ci tiene moltissimo a tenere vive le competenze (e sta importando tecnici dall’estero a ‘piene mani’, mentre in Italia si lascia che vadano via nell’indifferenza generale!).

      Del rientro nel nucleare del’Italia? Nessuno lo sapeva nemmeno…

    34. Luigi Cassano scrive:

      Probabilmente la soluzione del problema energetico del futuro avrà risposta dalle diverse tecnologie che avanzano contemporaneamente integrandosi nel ciclo che va dalla produzione al suo utilizzo.
      A mio modesto avviso allo stato attuale della “conoscenza” il nucleare è ancora insostituibile per darci quella parte di energia necessaria agli altri processi intermedi di utilizzazione ( batterie Idrogeno e………. combustibili ” MAGNECOLARI” .
      A proposito di questi ultimi, cosa ne pensate della “nuova” teoria del prof. Ruggero Maria Santilli ?

    35. Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      possibile che con l’attuale risveglio di programmi nuclesri in italia , da ben 8 mesi nessuno sia più intervenuto su queste pagine ? Io appertengo purtroppo alle generazioni passate , tuttavia spendo energie per qualsiasi seppur piccolo contributo che possa risultare utile a riportarci in linea nel settore.

    36. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      E’ passato un altro anno e nonostante che il risveglio del nucleare in Italia si sia avverato uno sconcertante silenzio avvolge questa rubrica , che pur tante velleità a suo tempo pareva avere

    37. Michele Greco scrive:

      Non mi interessa molto quanto sia stato noiosamente scritto in merito a “scopiazzamenti” o a rivendicazioni da primi della classe. Mi interessano di più i risultati, e quelli che si possano ottenere in tempi brevi , senza aspettare che qualcuno nel futuro guardi ad un passato, distratto, disinteressato ed opportunista. I piccoli reattori di Maurizio Cumo se fossero stati realizzati, e spero che ciò avvenga al più presto, forse avrebbero risorto in parte il problema della Fame nel Mondo. Male se qualcuno l’ha pensato prima e non abbia fatto, o non gli abbiano fatto fare, nulla. Personalmente il mio interesse è privo di fondamenti scientifici perchè essendo il Presidente del Circolo della Stampa di Viterbo e della Grande Tuscia mi interesso dell’informazione, pur proponendo manifestazioni e programmi scientifici. Quello del prof.Cumo per me è come il cacio sui maccheroni ,perchè , per la ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, organizzo ai primi di ottobre un grande convegno con esposizione di documenti ed altro sul tema “L’Energia e La Fame nel Mondo”.
      Desidererei che i signori che mi antecedono in questa lunga polemica venissero a trovarmi e discutessero con me e con alcuni scienziati invitati un po’ su questo tema.
      Contattatemi pure se lo riterrete necessariio ed utile
      Michele Greco Email grecom2003@libero.it

    38. Michele Greco scrive:

      Il mio più che un commento è, ve ne rendete conto anche voi, un soliloquio; un modo come un altro per parlarsi addosso.
      Vorrei solo chiarire che, a prescidere il conoscere o meno gli sviluppi di ricerca nel mondo nucleare, quando ho fatto riferimento alla “Fame nel Mondo” ho voluto richiamare l’attenzione di quanti, preposti allo sviluppo delle scienze umane, siano responsabili non solo delle mancate applicazioni che vedo ripetutamente suggerite da più di uno studioso del campo, ma anche di quella fame che è conseguenza proprio di certe tardive interpretazioni e applicazioni, politiche e “ingenualmente” volute.
      Tutto sommato credo, lo spero, che la ricerca ed il progresso abbiano il fine comune di migliorare le nostre condizioni sul pianeta e sia eliminando inquinamenti, e sia migliorando la produzione e la distribuzione del “pane”.
      Durante le righe di quasi tutti gli interventi degli eminenti scienziati i non, che hanno anteceduto questi miei “marginali” interventi vedo molta compiacenza e poca chiarezza; lo stesso linguaggio è rivolto ad un numero ristretto di persone che possano comprenderlo.
      Non capisco a cosa serve tutta questa prosopopea!
      Se scrivo lo devo alla necessità che ho avuto di comprendere un po’ di più il lavoro scientifico del Prof.Maurizio Cumo che conosco personalmente.
      Ritengo, comunque, che questi interventi siano stati un po’ interessati ed interessanti fino ad un anno fa…dopo….silenzio.
      Devo concludere con una osservazione che calza a perfezione il problema del comunicare:
      Ci troviamo ad un bivio dove le possibilità del fare si contrappongono e si equivalgono a quelle del disfare. Purtroppo la dialettica politica, sia essa prodotta da posizioni “ideologiche” diverse, sia da quelle unitarie, volute dall’utopica aspirazione ai valori sociali quali, libertà, uguaglianza, benessere e progresso, ha coinvolto la comunicazione nelle sue disparate forme del linguaggio.
      E’ più comodo oggi contraddire che dire, calunniare che non esaltare, opporsi piuttosto che collaborare, fingere e nascondere, piuttosto che essere e rendere palese. Il bivio si pone in ogni forma di contraddizione e lo stesso, presuppone un’impossibile scelta perchè i due elementi che si contraddicono sono dialetticamente sovrapposti e resi pertanto unità ingannevoli.
      Il mio soliloquio potrebbe continuare ma riscghierei anch’io d’essere tacciato di conpiacenza.

    39. Pietruccio scrive:

      Purtroppo Viterbo è lontana… comunque ti augurouna buona riuscita del lavoro che stai facendo (so bene che organizzare qualcosa, qualunque cosa, comporta sempre un notevole impegno).

      Per quel che mi riguarda posso solo dirti che credo che la tecnologia nucleare sia la meno adatta ai paesi in via di sviluppo. Avrebbe dovuto essere sviluppata soprattutto in paesi tecnologicamente avanzati tipo l’Italia (e non solo), proprio per laciare a quei paesi la possibilità di crescre con tecnologie più semplici.

      Invece sta succedendo il contrario: noi stiamo sviluppando le rinnovabili a discorisi e secchiamo le risorse di gas e petrolio a ritmi elevatissimi e crescenti per quanto riguarda il gas, e molti paesi tecnologicemente tutt’altro che avanzati pensano di fare centrali atomiche (mi immagino con quali e quanti controlli).

      Il mondo va proprio al contrario: quello che non è chiaro a tutti è che gli errori (e quello della politica energetica mondiale è madornale) si pagano salati. Forse stanno puntando tutti sulla tecnica di far poi poi pagare il conto agli altri, come succede spesso?

    40. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Beh , sono nato a Viterbo esattamente a Villa Lante di Bagnaia e battezzato a Santa Maria della Quercia e quindi mi dispiace leggere dopo i lunghi alternanti silenzi di questa rubrica , che avrebbe dovuto ottenere migliori risultati, interventi che nulla hanno a che vedere con la stessa e che potrebbero , salvo gli accenni al dr.Cumo , trovar posto in qualsiasi altra rubrica.Conoscendo personalmente il medesimo sarebbe stato più facile chiedere chiarimenti al medesimo !
      Quei Minireattori non sono , incluso il citato del 1965 , poi tanto “mini”. Il vero e per ora utopico salto in avanti sarebbe rappresentato da veri minireattori in grado di muovere locomotive , TIR ed automobili. Utopico ma non impossibile. Ai tempi delle valvole termoioniche o dei primi computers che necessitavano di sale di raffreddamento erano altrettono utopici i transistor i microchips e gli attuali PC portatili.

    41. Cher scrive:

      Tempo fa dei “rumors” davano Cumo in pool per la direzione della futura Agenzia Unica per la Sicurezza Nucleare. Quello che mi sfugge in questo articolo, ormai datato, ma di attualità come contenuti, se stiamo parlando di una “idea” in quanto tale o di un progetto proposto e in attesa di sviluppo con tutto ciò che ne consegue. Non trovando nulla nei commenti, pongo questa mia considerazione come quesito!
      Perché quando leggo “Maurizio Cumo auspica che questo progetto venga realizzato anche in modo dadar nuovo impulso all’ industria elettromeccanica italiana.” resto sempre confuso…… Serve un luminare per divulgare una “idea” o il luminare serve per dire ” Questa idea è realizzabile…..”

    42. Michele Greco scrive:

      a Petruccio e a Luigi Filippo un cordiale “bentornati”.
      Forse sono riuscito a “riattivare” una conversazione che si era fermata tempo fa.
      Intanto, non so se la cosa può interessarle e forse darle anche
      un nostalgico piacere, caro Luigi Filippo in nostro Circolo ha sede proprio nel ex convento cinquecentesco di Santa Maria La Quercia dove lei è stato battezzato, esattamente alla Domus La Quercia.
      Mi rimprovera di essere con i miei interventi fuori tema se non fosse fatto accenno al “problema” da lei sollevato del prof.Maurizio Cumo. Ma è proprio di ciò che stiamo parlando e volutamente da voi evitato un approfondimento dopo averne fatto una polemica.
      Ma qualcuno, mi sbaglio o no, ha rivendicato una certa applicazione scientifica individuata e resa pubblica nel 1965?
      Cosa si voleva dire con ciò?
      Perchè non essere, anche spiacevolmente, più chiari e diretti?
      In quanto alle mie altre considerazioni credo che sono conseguenziali e tuttaltro che fuori del seminato.
      Che poi Viterbo sia lontana e che certe innovazioni siano più applicabili ed “utili” nei ed ai Paesi tecnogicamente più avanzati anzicchè a quelli del terzo mondo, se ne può discutere e per ironia della sorte aggiungerei che è proprio vero il proverbio che dice “i soldi chiamano soldi”.
      Personalmente ritengo che sia giusto che i Paesi tecnologicamente più avanzati sviluppino ricerche e “reiventino il quotidiano” purchè vengano indirizzati a fini “anche” umanitari.
      Non credete che la storia passata e recente ci insegni come tutto ciò è inprobabile e che i confini di miglioramento della condizione umana spesso si confondolo con quelli della distruzione della stessa?
      Forse sono ancora fuori tema e come dice il dott.Luigi Filippo von Mehlem è meglio che chieda chiarimente direttamente al prof.Cumo.

    43. Pietruccio scrive:

      x Michele Greco

      A scanso di equivoci chiarisco

      Purtroppo Viterbo è lontana…

      da dove abito io, intendo.

      Con internet però si può tranquillamente dialogare a fra persone distanti purchè interessate alle stesse questioni: trovo che la cosa rappresenti veramente un progresso notevole.

      Basterebbe avere un po’ di tempo: questo, invece, mi pare un notevole passo indietro della società moderna (come dire mi danno il pane ma mi tolgono i denti).

    44. Michele Greco scrive:

      Carissimo Petruccio, rispondo con un po’ di ritardo per quella mancanza di tempo al quale te hai fatto riferimento.
      Dal tuo scritto mi rendo poi che questa bendetta “bestia” chiamata scienza non è poi così cinica e questo mi fa piacere.
      Ritengo comunque di essere un intruso che vuole a tutti i costi farsi notare da un mondo “parallelo” che noi avvertiamo esista ma che forse non capiamo. Ritengo comunque che la Scienza è un po’ come la legge “E’ uguale per tutti, ma non tutti sono uguali per la legge”; intendo riferirmi ai bisogni primari dell’uomo che spera che un giorno la sua povertà venga notata anche dal mondo scientifico, non solo da quello petulante di uno, spesso falso ed opportuno, umanismo di parte.
      Insomma realizziamo qualcosa per questo mondo emarginato che soffre!
      Perchè io penso e constato che come dici te ..mi danno il pane ma mi tolgono i denti…è forse sopportabile, ma togliere denti e pane………..

    45. Cher scrive:

      Mi permetta di bisbigliare, affichè nessuno senta……. se Lei , Sig Greco, si riferisce alla fame nelle aree povere del pianeta ed invoca la scienza&tecnica, bè, la risoluzione è già stata prospettata sotto l’aspetto tecnico a chi di dovere ( FAO). Ora dobbiamo solo attendere la risoluzione o l’ennesimo “fallimento” ma non si tolleri che la non risoluzione della fame nel mondo sia imputabile alla mancanza di soluzioni tecniche&scientifiche.
      Non sono un granch’è nello scrivere, per cui , mi scuso in anticipo.

    46. Michele Greco scrive:

      Carissimo Cher,
      credo che sia superfluo indicare geograficamente un luogo dove si soffre la
      fame più che in un altro. Già chiamare “terzo mondo” una parte dell’umanità che
      comunque appartiene al nostro mondo (forse questi è il primo) è una forma d’un
      linguaggio emarginante; comunque lei pensa che noi, in casa nostra, non abbiamo
      un piccolo “terzo mondo”? Pensa che i grandi paesi industrializzati non abbiano
      una fame che confini con gli inappagabili appetiti degli altri?
      In quanto a far nascere un senso di colpa nelle coscienze degli scienziati
      (quel senso di colpa che ha fatto nascere in noi lo sprone alla carità) non ci
      penso minimamente, nè minimamente m’illudo che questo senso di colpa possa
      nascere negli animi di una certa politica responsabile.
      Comunque grazie ed a presto.
      Michele

    47. Cher scrive:

      ………”intendo riferirmi ai bisogni primari dell’uomo che spera che un giorno la sua povertà venga notata anche dal mondo scientifico, non solo da quello petulante di uno, spesso falso ed opportuno, umanismo di parte.
      Insomma realizziamo qualcosa per questo mondo emarginato che soffre!”….

      :) di che sofferenza stiamo parlando?
      Mi permetta di segnalarLe questo simposio, il quale tocca tutta una serie di sofferenze del genere umano e relativi intenti per porre rimedio.
      Naturalmente con il concetto applicato di priorità.
      http://www.ted.com/talks/lang/ita/bill_gates_unplugged.html

    48. Michele Greco scrive:

      Parlo di quella sofferenza provocata dall’uomo al suo simile.
      Non parlo di quella sofferenza frutto di autolesionismo, dovuta all’incoscienza, a forme caratteriali o a deviazioni psichiche, nè di sofferenze provocate dai sensi di colpa, dalle nostalgie, gelosie, invidie, o da quant’altro che sia connaturato nello stesso ciclo della vita, come ad esempio la morte e le nascite “altre”. In poche parole, soffrire per fame quando il pane ti viene tolto, o non dato, in un sistema in cui il “diritto alla vita” dovrebbe essere innegabile, soffrire per sfruttamento, soffrire per malattie attribuibili a artefazioni umane dell’ambiente, soffrire, e perchè no, quando accanto a te siede un “normale” che guarda la tua povertà come si possa guardare ad un “diverso” o ad un lebbroso….puo’ concludere lei. Comunque ritengo la nostra conversazione superflua nelle sue domande, nelle risposte e nelle specifiche. Piano piano ci stiamo allontanando dal nocciolo del problema.
      Facendo un passo indietro, e lasciando che la sofferenza sia intesa in tutte le sue diversità, attinta dal proprio bagaglio esperienziale, resta poco chiaro l’uso che spesso si fa del progresso tecnologico che viene sempre più monopolizzato dal potere, piuttosto che dalla contingente necessità.
      Non voglio polemizzare, nè voglio che il nostro scambio di precisazioni possa sviare, portarci fuori strada, per capirci e concordare su di un fine o addirittura su di un termine.
      Desidero comunque ripropormi se i miei interventi possano in qualche modo essere utili a tutti.
      grazie

    49. Cher scrive:

      …………..”resta poco chiaro l’uso che spesso si fa del progresso tecnologico che viene sempre più monopolizzato dal potere, piuttosto che dalla contingente necessità.”……..

      Mi conceda un piccolo appunto, credo, il problema non stà nella soluzione dei vari problemi e la relativa “monopolizzazione ” vuoi del potere o della incapacità di cogliere le varie opportunità che Scienza&Teconologia rendono disponibili( cibo, fame ,miseria, sofferenza e quant’altro) ma di come viene diffuso e radicato nella testa della gente la reale situazione ai vari problemi , spesso contigenti.

      Tutto è imputabile ad una schiera di “untori” che riescono ad inoculare delle fesserie inaudite in testoline prive di autocapacità difensiva.
      Concludo , per non andare troppo fuori tema, con una frase fatta che riassume il mio pensiero: ……”"Uno dei privilegi di questi intellettuali è sorprendente che essi sono liberi di essere scandalosamente asini senza danneggiare la loro reputazione”

    50. Michele Greco scrive:

      E va bene! Allora? Il problema dell’informazione o, comunque, più correttamente, di “istruire” la massa perchè sappia, e non faccia finta di sapere, è un problema che ho sollevato fin dai miei primi interventi in “archivionucleare”; ciò nonostante, che la gente sappia, o non sappia, resta equivoca la volontà di informare da parte di chi ne ha il dovere. Il problema resta! Vuol provare lei ad informare in che misura, quando e dove ci sia mai stata la volontà di considerare anche “il rovescio della medaglia” da parte di chi gestisce scienza e pensiero?
      In che considerazione sono state prese le ” mini centrali nucleari” proposte dal prof. Maurizio Cumo. Mi sbaglio o queste avrebbero risolto il problema dell’acqua dolce riconvertendo quella salata del mare? Non avrebbero portato elettricità in tanti Paesi del “terzo mondo” che ne sono carenti? Non sarebbero state più pratiche, smontabili e trasportabili con minor costo di realizzazione, gestione e manutenzione? Ho capito male io? A me sembra invece che in merito è stato detto di tutto e troppo senza affrontare la fattibilità dell’innovazione.
      Mi vuole aggiornare lei a che punto siamo?
      Oggi, tra l’altro, leggo su più di un quotidiano che “la fame nel mondo” (perchè non chiede a questi articolisti di quale fame parlano?) si sia ridotta di un miliardo di persone, fonte numerica fornita dalla FAO. Non so come facciano ad essere così precisi e sicuri in questi conteggi, io riesco ad arrivare a quelle cifre solo quanto per prender sonno conto le pecore; comunque pare che questa benedetta fame si sia ridotta grazie ai progressi teconogici e nucheari dell’India ed della Cina in casa loro.

    51. Michele Greco scrive:

      P.S.
      Ho erroneamente parlato di Mini Centrali nucleari invece di mini Reattori.

    52. Cher scrive:

      ……”Mi vuole aggiornare lei a che punto siamo?”….
      Colgo questa frase come un invito!
      Molto più vicini di quanto lei possa immaginare, o credere! ;)
      Naturalmente, con l’ausilio dei comunicati stampa, lei sarà il primo ad essere infomato, inteso che le verrà segnalato il comunicato.
      Vede, ritorno sul’argomento, è terribilmente complicato trasformare le scoperte scientifiche in tecnologia e quest’ultima renderla fruibile dalla cosi detta “massa” intesa come gente.
      ……(perchè non chiede a questi articolisti di quale fame parlano?)…..
      La fame da mancanza di cibo, come già accenato, grazie ad una nuovissima tecnologia, per altro tutta italiana è in atto un vigoroso progetto in collaborazione con la FAO per ridurre la fame nel mondo.

      Lo stesso dicasi per la “sete” o mancanza di acqua, è di questo periodo ( Agosto) la firma di un “Memorandum” che darà inizio al primo grande progetto per la risoluzione del problema “sete” intesa come acqua.

      Sono perfettamente conscio:……”è un problema che ho sollevato fin dai miei primi interventi in “archivionucleare”…..
      ed è per quello che mi sono permesso di indicarle il ” Nuclearmeeting” dove lei ha esordito con la seguente frase, una volta entrato nel forum:
      Ho finalmente trovato ciò che cerco da tempo

      Questo è per me di grande soddisfazione, essere riuscito ad essere utile ad un membro di un autorevole circolo della stampa.
      Cher

    53. Michele Greco scrive:

      Sempre in riferimento alle ultime considerazioni che vanno sintetizzate in due diverse ma complici problematiche:
      “La Fame nel Mondo” e la credibilità delle notizie divulgate in merito
      La “vericità” di ciò che si diffonde e l’adamitico problema dell’ignoranza e di chi l’alimenta
      le invio una splendida considerazione del filosofo prof.Aldo Masullo sull’intendere verità e coscienza (soprattutto applicabile al giornalismo)
      Sono un po’ questi gli argomenti per i quali oggi combatto ed interloquisco con le parti sociali interessate o non…

      LA FIDUCIA, FONDAMENTALE CONDIZIONE PREPOLITICA

      ALDO MASULLO

      La verità è il valore di tutto ciò che, apparendoci, non c’inganna.
      Il valore viene conferito ad una verità dalla coscienza di chi crede in essa. Ancora una volta il linguaggio è assai autorevolmente suggestivo. L’aggettivo verus deriva infatti da una radice iranica che significa credere.
      Non si crede in ciò che è vero, ma è vero ciò in cui si crede. Il che non vuol dire affatto ridursi agli estremi irrazionalismi del fideismo o del pragmatismo, bensì all’opposto capire razionalmente, fino in fondo, che il valore di verità è opera soggettiva: ovviamente, non arbitraria bensì sorretta da tutti i possibili accorgimenti strumentali (criteri, metodi, calcoli, analogie) offerti dalla logica dimostrativa e, perché no?, dalla sperimentata intuizione.
      «Credere» in una verità vuol dire essere in coscienza convinti di avere adottato tutti gli strumenti, ragionevolmente possibili nella situazione storica data, per difendersi dall’errore, cioè per non lasciarsi ingannare. Questa è la «criticità».
      La verità è funzione di credenza criticamente maturata. Perciò mai è assoluta, se non nel pensiero presente, che peraltro non esclude la possibilità di una futura smentita.
      E’ evidente che la verità, il non essere ingannati, dipende dalla decisione di non ingannare, neppure se stessi, come Nietzsche sapientemente avvertiva.
      Risulta di uguale evidenza che la garanzia della verità, la sicurezza di non essere ingannati, non si radica altrove che nella coscienza del singolo, nella mia coscienza. Non vi sono argomentazioni, dialoghi, convenzioni, e più in genere comunicazione tra persone, le quali possano da sé fondare il valore di verità, ove non vengano, grazie alla mia credenza e ad essa soltanto, accreditate come sostegni della verità.
      La fiducia dunque è la cerniera tra il privato della coscienza individuale e il pubblico dei ruoli e delle istituzioni sociali. Nella vita, a proprie spese, ognuno impara che ci sono casi in cui si deve aver fiducia ed altri in cui non si può averne.
      La modernità ha criticamente negato che un potere originario, divino o naturale, sia fondamento e legittimazione dell’ordine sociale. L’origine delle società si cerca finalmente nell’esperienza, la quale fa capire agl’individui che la loro sicurezza è ben più garantita dal loro accordarsi che non dalla incerta superiorità delle forze. Nell’esperienza la mente matura, e gli Achilli e gli Ettori cedono agli Ulissi e agli Enea, ossia il mero impulso vitale si trasforma in logica dell’utile, la cieca aggressività in calcolo delle convenienze, la stupidità della violenza in astuzia della ragione. L’egoismo non è vinto, ma diventa intelligente, si trasforma da selvatico in civile.
      Nel contesto civile, la contesa si sposta dallo scontro dei corpi al gioco della comunicazione, dove vince la bravura nel far apparire vera la propria tesi. La “verità”, e ogni altro valore che pretenda d’essere vero, vengono così imposti come “universali” e “necessari”, insomma assoluti. Capita tuttavia ancora che, se con le buone non si riesce a imporre un’interessata “verità”, si ricorra alle cattive, e l’ordine venga imposto con la forza, e la “verità” stessa venga sostenuta non con la bravura della comunicazione ma con il potere della minaccia e del ricatto.
      Habermas pensa che ci si salvi «solo col passaggio al paradigma dell’intesa». Tuttavia, a qualsiasi paradigma, tanto più a quello dell’ “intesa», ci si appelli, per restare nel gioco della comunicazione, e della comunicazione onesta, non si può non chiarirsi su ciò che a partire dall’esperienza quotidiana viene chiamato “verità”.
      Come si è detto, la radice di verum allude al “credere”, alla “fede”, cioè nella primitiva esperienza alla “fiducia” di un uomo in altri, uomini o dei. Originario significato della verità non è la funzione gnoseologica di concordanza tra il pensiero e la cosa, ma la funzione sociale di accordo di un uomo con gli altri, il che suppone la funzione della fiducia che un uomo ha nella corrispondenza di ciò che un altro gli dice a ciò che costui pensa. Qui la “verità” non è la pretesa manifestazione di un assoluto, ma la viva relazione di due uomini, ed è perciò il relativo del loro reciproco atteggiarsi.
      L’”intesa” di cui parla Habermas è paradigma contrattuale, perciò sociale o politico. Ma l’”intesa” non sarebbe possibile, non avrebbe “valore”, se non la sostenessero la “buona fede”, la “fiducia”, la “confidenza”, paradigmi cioè pre-sociali e pre-politici. Essi richiamano alla comunione originaria, in cui di volta in volta si costituiscono le persone. Si tratta della relazione educativa, teorizzata da Fichte. In essa il tempo stesso assume forma come avvertito irrompere della differenza e la storia come costruzione dell’identità nella durata, prospettiva del singolo e insieme orizzonte sociale, sempre in fieri, sempre aperto a nuove relazioni.
      L’apertura dell’orizzonte implica che tutto ciò, che in esso si muove, si mantiene in relazione, da momento a momento, non si isola e non si assolutizza, si mantiene relativo.
      Il relativismo è l’espressione della ragione critica, che di tutto vuole giudicare senza pregiudizi, e al tempo stesso è consapevole di non essere onnipotente, di avere limiti. La ragione è critica, solo se è autocritica.
      “Critici” sono i giudizi, se la ragione li assume come “veri fino a prova contraria”. Nella criticità si è “maggiorenni”: si affronta il dialogo, in cui ciascuno deve ascoltare la domanda dell’altro e deve rispondervi, sa di essere “responsabile” innnanzitutto verso il se stesso che non è senza la relazione con gli altri, come gli altri non sono senza la relazione con lui.
      La ragione critica e responsabile è strutturalmente intersoggettiva. Essa pattuisce le condizioni dell’universalità del discorso e le regole della pratica, scopre che le condizioni dell’intersoggettività sono la “fiducia” e la “fedeltà”, cura la “verità” come sostanza viva, fluida e insicura ma necessaria della relazione.

      E’ un po’ lunga ma interessante leggerla.

      Per dare un seguito logico ma non conclusivo al nostro dialogare, la invito, e con lei quanti ne siano interessati, il 9 ottobre alle 17 al Domus La Quercia di Viterbo sede del Circolo della Stampa che presiedo. Per un chiarimento dell’invito le accludo un nostro recente comunicato stampa che coinvolge in prima persona importanti esponenti del mondo scientifico.

      CIRCOLO DELLA STAMPA DI VITERBO E DELLA GRANDE TUSCIA

      L’Ufficio Stampa Viterbo-Roma 16 settembre 2010


      Comunicato Stampa

      Sabato 9 ottobre alle 17, il Circolo della Stampa di Viterbo e della Grande Tuscia inaugura la nuova sede e avvia un intenso programma commemorativo il 150° anniversario dell’Unità d’Italia con l’adesione di numerose Istituzioni Culturali e Scientifiche, tra le quali ricordiamo la Società Italiana per il Progresso delle Scienze presieduta dal noto scienziato, ing. Maurizio Cumo.
      Ora City Viterbo Domus La Quercia è la straordinaria nuova sede, ex convento cinquecentesco, che vanta 6000 metri di spazi interni d’alto valore artistico e di straordinaria bellezza.
      I capitoli che distinguono il nuovo programma del Circolo della Stampa abbracciano un interesse storico, culturale e scientifico e vengono posti al pubblico come “esposizione didattica”, e per riproporre lo sviluppo e la crescita del nostro Paese attraverso le vicissitudini politiche e sociali a partire dal 1861 ad oggi, e perché tutti ci si possa avvicinare e partecipare con più convinzione a questi due mondi, apparentemente distanti e conflittuali, dell’umanistica e della scienza, troppo spesso distinti dal linguaggio, dalle premesse e dai fini.
      “C’era una volta l’Italia”, titolo del programma, convoglia situazioni e progetti come “Gli scienziati per l’Unità d’Italia” impegnati in una serie di convegni, tavole rotonde, dibattiti, esposizioni e pubblicazioni sul tema “L’Energia e la Fame nel Mondo” della durata d’un anno, seguiranno iniziative come “La Fondazione Cascella” che troverà negli spazi della Domus La Quercia una stupenda collocazione con opere di cinque generazione di grandi artisti.
      Il 9 ottobre, alla presenza dello staff scientifico e di quello umanistico, sarà ricordata la breve storia passata del Circolo della Stampa che vanta, a soli sei mesi della sua nascita, importanti manifestazioni di Teatro, Musica, Danza, Poesia e Letteratura e l’aver assegnato a noti rappresentanti della nostra cultura umanistica un riconoscimento, ai quali, lo stesso Presidente della Repubblica Italiana on Giorgio Napolitano, ha personalmente concessa una medaglia commemorativa di fine esecuzione.
      Seguirà un breve spettacolo di teatro gestito dal “Teatro Sperimentale dei Neurorealisti”, una esposizione d’arte contemporanea sull’ Ambiente degli artisti, Alfano, Monachesi e Facchini, la presentazione del Comitato di Lettura Scientifica che nel prossimo novembre assegnerà sette riconoscimenti ad altrettanti scienziati che si “siano adoperati col proprio studio e con le proprie ricerche scientifiche alla soluzione di problemi umanistici come la Fame nel Mondo”.
      Un ultimo capitolo è rappresentato dall’ esecuzione dal vivo di canzoni in omaggio all’on.Giorgio Napolitano scritte e composte dai sette artisti a cui è stato conferito il Riconoscimento Umanistico, oltre che dal Presidente del Circolo Michele Greco e dal noto psichiatra Alessandro Meluzzi.
      Infine, in collaborazione col “Giardino di Filippo” di Viterbo, saranno portati avanti dei progetti culturali per i bambini sotto il titolo “The child symbol” con l’apporto educativo dell’animale nel contesto naturale.
      Alla manifestazione inaugurale di sabato 9 ottobre, seguirà una cena conviviale. La manifestazione è aperta al pubblico.

      Per ora è tutto, forse troppo!

    54. Michele Greco scrive:

      Consentitemi una battuta.
      Ogni volta che apro la mia Mail per inviare o leggere un messaggio, sono soffocato da una quantità di pubblicità inopportuna quanto stupida.
      Oggi per esempio mi appare una notizia che m’informa che nel nostro paese vi sono milioni di single.
      Forse si potrebbe risolvere la “Fame nel Mondo” invitando questa popolazione di single a sposare o adottare altrettanti bisognosi.
      Che ne dite?

    55. Renzo Riva scrive:

      Lascio agli altri i piaceri della famiglia.
      A me lasciatemi in pace a godere dei piaceri della carne.
      Non sento nessun obbligo verso il “prossimo” che soffre la fame nel Mondo; e finitela di imporre obblighi che non mi e ci toccano.
      Chi si sente di fare qualcosa lo faccia ma non rompa i “santissimi” al prossimo suo “più prossimo”.

    56. Michele Greco scrive:

      Vedo che lei si “ingassa” facilmente. Nessuno la obbliga a sentirsi obbligato nè con se stesso nè con gli altri. La invito comunque di scrivere la parola prossimo senza virgolette. Il suo scioglilingua conclusivo mi trova impreparato a comprendere la santità della sua appendice….temeva una censura?
      Comunque, le chiedo scusa per l’ironia di quanto scrivo ma, generalmente, mi adeguo sempre, nel rispondere, al contenuto ed allo stile di chi mi scrive.
      Continui pure a godersi carne e famiglia!

    57. Cher scrive:

      ……….“l’adesione di numerose Istituzioni Culturali e Scientifiche, tra le quali ricordiamo la Società Italiana per il Progresso delle Scienze presieduta dal noto scienziato, ing. Maurizio Cumo”……….

      Volevo formularLe una semplice domanda , in PM, (messaggi privati), visto poi l’inserimento nel settore commenti del suo ……….”LA FIDUCIA, FONDAMENTALE CONDIZIONE PREPOLITICA

      ALDO MASULLO questo si chiama SPAM è sono dispiaciuto.
      *********

      PS1:Provi a crearsi un’altro account ( di posta ), così le sue mail saranno affrancate da “stupidità“, non ultimo, quando scrive il suo account di posta in rete , lo scriva sempre con una parte in maiuscolo, così lo SPAM automatico non lo intercetta.

      Se incontra il Prof. Cumo, gentilmente può chiederLe se i mini reattori assemblabili sono ad uno stadio di fattibilità, anche progettuale o solo a livello teorico.

      2PS : la fame nel mondo (cibo) è stato risolto sia dalla scienza e sia dalla tecnica , ora è solo una questione politica.
      …………“sul tema “L’Energia e la Fame nel Mondo” della durata d’un anno”……..
      Colgo l’occasione, per andare oltre, per darLe un link , dove può contribuire, meglio, dove può materializzare o meglio coniugare il pensiero del filosofo Aldo Masullo con la fame nel mondo.
      Qui trova come la “fiducia” si trasforma in qualcosa di concreto:
      http://www.kiva.org
      Dove, sono certo, che il suo circolo della stampa provvederà con fatti concreti alla risoluzione di tanti problemi ,in pratica quanti ne vuole! :)

    58. Michele Greco scrive:

      Sinceramente non comprendo il suo dispiacere anche se posso capire che uan certa letteratura, in questo caso filosofica, possa non essere compresa o addirittura essere ritenuta offensiva e non “richiesta”.
      Non riesco ad afferrare il senso completo, e le sue allusioni che appaiono al mio modesto comprendere un modo come un altro per non voler affrontare un problema che coinvolge tutti, sia nei valori esistenziali, che in quelli strettamente convenzionali e pratici. Forse, e questo lo condivido e lo apprezzo, bisognerebbe restare più con i piedi per terra e valutare obiettivamente ciò che si fa di concreto e di concreto si produce. Resta dubbia la presa di coscienza delle innegabili premesse e delle motivazioni e dei fini per cui uno fa ed un altro, o non fa o disfà.
      A me sembra che per dialogare ed esprimere il proprio parere con un “certo mondo”, al quale il sottoscritto crede, forse erroneamente, anche di comprendere ed appartendervi, sia necessario che due + due dia sempre quattro. Non si può accedere a considerazioni che non abbiano radici strettamente scientifiche. Insomma il dialogo deve essere di parrocchia.
      Mi sbaglio o lei mi contesta una apparente “divagazione” letteraria che probabilmente non condivide o della quale non trova necessità di comprendere?
      Spam vuol dire non richiesto. Lei crede che forse per comprenderci devo aspettarmi una richiesta o debba a mia volta farla, ignorando che nello scrivere e nel parlare noi abusiamo di simbologie ed allegorie che rimandano a ben altro di quello che si dice. Dietro ogni concetto vi sono “le quinte”…..
      Mi sorprende ciò che leggo e se vuole ancora sorprendermi, mi dica che ho frainteso.

    59. Cher scrive:

      :) Non voglio sorprenderLa , affermando che Lei mi abbia frainteso.;)

      Come già affermato in più di una occasione, io non sono bravo nello scrivere e pertanto potrei essermi spiegato male:
      Se ricevo una comunicazione in PM , confido, data la natura del PM, un onore essere aggiornato.
      PM=Messaggi Privati.
      Se ritrovo lo stesso aggiornamento in area pubblica, questo per me si chiama SPAM.
      Da qualunque direzione lo si voglia guardare!
      La mia opinione in merito alla più o meno condivisione ” filosofica” poteva aver luogo se rimaneva confinata nell’area privata, perché implicava una richiesta di commento, o per lo meno una mia cortesia nella risposta.
      Cosa per altro fatta!
      Spostandola in area pubblica in contemporanea alla comunicazione privata e in un cotesto assolutamente poco attinente con la “filosofia” e fuori dalla sua natura dell’argomento filosofico, ne ha snaturato il contenuto. Da qui il termine SPAM.
      Cosa interessante sarebbe stato un approccio filosofico meccanicistico, naturalmente transumando in un luogo, inteso forum, più consono!
      Una sorta di “res cogitans e res extensa”.

      *******
      …….“Non riesco ad afferrare il senso completo, e le sue allusioni che appaiono al mio modesto comprendere un modo come un altro per non voler affrontare un problema che coinvolge tutti, sia nei valori esistenziali, che in quelli strettamente convenzionali e pratici…..
      Sono certo , che a breve leggerò nel settore Community del link Kiva.org
      “Circolo della Stampa di Viterbo e della Grande Tuscia”
      e tutte le relative iniziative, questo lascerebbe un segno tangibile oltre i bei propositi che troppo spesso atterrano sui “santissimi” e raramente dove questi propositi dovrebbero essere risolutivi!
      Il “costo” di aiutare anche una sola persona per volta è di grande valore ma di piccolo impegno,perché trasforma una chiacchiera in fatto reale.
      Penso, sai che bello se ad ogni Vs conferenza da tema ” Energia e fame nel mondo” realizzate 1 (uno) progetto che Kiva.org vi propone?
      Moltiplichiamolo per le conferenze in Italia di stessa natura,della durata d’un anno, il risultato sarebbe fantastico.
      Spero di essermi spiegato.
      Rinnovo la questione da sottoporre al Prof. Cumo, qual’è lo stato di avanzamento dei mini-reattori? Dove è possibile avere maggiori informazioni su questo progetto /idea? ;)

    60. Michele Greco scrive:

      Ti darò al più presto le informazioni che riguardano il prof. Cumo.
      Comunque, quando ti leggo, ho sempre la sensazione che i tuoi scritti, per lo più, siano una via di mezzo tra la stimolazione e la provocazione.
      Ti faccio notare che si può stimolare un’appetito, ma guai a provocare la fame.

      Michele Greco

    61. Cher scrive:

      Non era mia intenzione, forse un intrinseco o meglio una sorta di lapsus freudiano in forma scritta! Questo spiegherebbe lo “stimolo” in prima battuta e la inconscia “provocazione” come concetto.
      Lungi da me, questo non è il mio intento.
      Grazie per le informazioni sull’operato del Prof.Cumo in merito ai mini reattori.

    62. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      mi spiace , ma si sta scivolando su soliloqui o biloqui che ben poco hanno a che vedere con il nucleare , bensì più prossimi alla logorrea.

    63. Michele Greco scrive:

      Questa “verbosità“, o meglio, questa “diarrea verbale”, alla quale purtroppo si ricorre spesso, o per mancanza di argomenti o semplicemente per la morbosità d’essere sempre presenti, d’apparire, è la risposta a contenuti spesso noiosi ed apparentemente nuovi. Lei ha perfattamente ragione a cogliere in me o in noi tale caratteristica. Aggiungo comunque che personalmente mi ritrovo a gestire con piacere un ruolo di “commentatore” solo per caso e che gli argomenti sul nucleare da voi esposti sono per lo più ripetitivi e con poche novità che non si prestano ad alcun commento. Mi dispiace perchè trovo interessante questo scambio di vedute che ravvivano l’interesse e la curiosità sul mondo scientifico e nello specifico sul nucleare. Credo che anche concetti, come dice lei, apparentemente logorroici, servano per far “respirare”, forse pensare che, molto della controversia sul necleare, sia dovuto dalla monocromia della notizia, spesso priva di brillantezza letteraria, di credibilità, ed illegibile.
      Nel mio immediato prossimo futuro, comunque mi asterrò da forme letterarie distrattive e diarroiche.
      Michele Greco

    64. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      La ringrazio, Riconoscere i propri errori è sempre positivo. Certamente Lei in fondo si richiama al “parlatene , non importa come , basta che se ne parli” , che poi è meglio di niente.

      Vede chi ricorre ai Referendum , che nella maggior parte dei casi trattano temi incomprensibili ed irresolubili dal volgo al quale si rivolgono , trascinato poi da sole faziosità o ricorso alle paure.
      Si ha paura soltanto di quel che non si conosce.
      Se 40 anni fa avessero introdotto nelle scuole l’insegnamento sui pericoli e vantaggi delle nuove tecnologie , incluso il nucleare pacifico , avremmo oggi una generazione che se non dovesse votare no a quel referendum , certamente si asterrebbe , lasciando il sì a quei pochi contestatori professionale , spesso pagati per farlo.

    65. Cher scrive:

      Mi consenta! :) Chiedo venia per la mia o le mie risposte che sortivano con una voluta intenzione di educanda risposta, ma al contempo concludevano con un intento di informazioni o di indirizzo di ricerca attinente alla notizia.

      Forse logorroica era la prassi , ma di certo in sintonia, come prassi con i più affermati scienziati e o ingegneri ogni qual volta si accede ad una loro presentazione o relazione.

      Non sapevo che uniformandomi alla loro forma nell’esporre fosse stata causa di richiamo,anche se formale, conferma un antico ma pur sempre presente stucchevole modo di esporre le questioni di natura scientifica.

      Per non sembrare scortese, torno alla mia sintetica domanda prima del piacevole scambio tra persone con lo stesso interesse:
      Serve un luminare per divulgare una “idea” o il luminare serve per dire ” Questa idea è realizzabile…..”
      E dato che un reattore da 200Mwh non è così piccino come si vuol far credere, la sua possibilità di essere smontato e rimontato è di fatto un progetto ad uno stadio avanzato o è la solita “idea” che se non ero Lei Dott aveva brevettato negli 60?

    66. Michele Greco scrive:

      Mentre noi stiamo cercando forme espressive idonee ed argomenti attinenti, spesso divagando e “giustificandoci”, gli altri e parlo delle trasmissioni antinucleari di Rai3 ed oggi anche di svariate testate di carta stampata, continuano a “restare nel tema” con inverosimili dichiarazioni discreditanti e falsamente convincenti.
      Oggi sul quotidiano viterbese “Corriere di Viterbo” si commenta positivamente, su non meno di due pagine corredate da ampie foto, l’esaltante trasmissione di Rai3 di ieri sera sul futuro impianto “sperimentale” Epr di Montalto di Castro “Faremo da cavia al nucleare” con l’allarmante affermazione del consigliere regionale del Pd Giuseppe Parroncini che afferma che centrali Epr non esistono funzionanti ” (…) in tutto il mondo, perchè la tecologia francese Epr, quella che il governo vuole utilizzare nel nostro paese, è sperimentale. Ce ne sono solo tre in costruzione in Cina, Finlandia e Francia e stanno registrando problemi a non finire.(…) Poi una vera e propria esaltazione alle Energie rinnovabili e del loro convincente impiego con il rammarico provocato da Paolo Equilani, assessore provinciale, che si è permesso di fermare lo sviluppo di un impianto eolico a Piansano per la mancanza del rispetto di alcune procedure.
      Mi domando: “ma noi, siamo proprio impotenti difronte a questa continua aggressione di incompetenza ed opportuna falsità?”

    67. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Credo proprio di si: dire idiozie e’ molto (!) piu facile che dire cose sensate, fare corretta informazione, servizio pubblico, ecc. e spesso anche molto piu’ remunerativo, da tutti i punti di vista… E’ un fatto: facciamocene convinti.
      L’unica cosa da fare sarebbe quella di ‘lasciar fare’, affinche’ la gente faccia davvero le ‘favolose energie alternative’: solo allora l’inganno sara’ evidente e tangibile. Il fatto e’ che allora sara’ molto tardi per tornare indietro (e chi oggi ne e’ perfettamente consapevole sara’ trascinato nel baratro…). Triste e’ il destino dei sapienti…

    68. Michele Greco scrive:

      Rispondo all’ing. Vincenzo Romanello con un po’ di ritardo.
      Non sono molto d’accordo nel “lasciar fare”, perchè si “cuocino nel loro brodo” se realmente servisse a qualche cosa.
      Abbiamo ripetuti fatti di cronaca quotidiana su questo argomento.
      Guardiamo per esempio una curva pericolosa non segnalata o una errata segnalazione…per averne un provvedimento deve “scapparci il morto”, e ciò potrebbe calzare perfettamente ai crolli di case, a terremoti “annunciati”, a frane e straripamenti di acque fiumane ecc.ecc. In tanti di questi casi non è stato sufficiente che vi “scappasse il morto”.
      Michele Greco

    69. Cher scrive:

      dr.Luigi Filippo von Mehlem è un pò che non leggo i suoi autorevoli commenti!
      Soprattutto ora che i commenti di natura scientifica devo dare un maggior contributo.
      Non leggendo più nulla di Lei, non vorrei esserne stato la causa del suo silenzio.

    70. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      La ringrazio per l’ “autorevole” , ma oggi il mondo è dei giovani e l’ing.Romanello probabilmente è più aggiornato e quindi autorevole di me in tecnologie che purtroppa richiedono un arco di tempo ben più lungo di quello al quale potrei ragionevolmente
      partecipare. Sono sempre del parere già espresso del “parlatene pure male , purché se ne parli ” e Lei non ha colpa alcuna di un mio sia pur breve silenzio. In verità da due mesi ero in tutt’altre tecnologie superimpegnato. Se tuttavia leggete nel passato di questa rubrica è anche vero che alcune invenzioni come la ruota quadrata ( che poi come argutamente commentò l’ing.Romanello potrebbero essere l’invenzione del futuro , come la clava nella quarta guerra mondiale prevista da Albert Einstein), il motore a scoppio o la turbina non abbiano epoca o limiti di tempo , è altrettanto vero che l’applicazione di nuove tecnologie alle medesime invenzioni a volte abbia condotto a passi avanti di risalto quasi pari o superiore nei risultati a quelli dell’invenzione stessa.
      In realtà molto spesso assistiamo a fenomeni simili a quelli rappresentati nel principio di indeterminazione di Heisenberg : ( in breve : più ci si avvicina alla meta , maggiore è l’errore nella precisione ) : i tempi di progettazione , finanziamento e realizzazione di una nuova centrale nucleare possono far sì che giunti finalmente dopo anni a poter cominciare , ci si accorga che il progetto iniziale è invecchiato e che costruire senza tener conto delle migliorie che si potrebbero ottenere farebbe subire aspre critiche o addirittura rendere l’impianto inadguato. Comunque in un’Italia che ci mette talvolta 30 anni a completare una ben poco tecnologica “bretella Pordenone /Conegliano o la cotruzioine di un’ospedale , perchè meravigliarsi che se ne richiedano 15 per una centrale nucleare ? Io resto del parere che con una guida quale all’epoca quella di Felice Ippolito e con un Governo consapevole della voragine che i petroldollari ogni giorno ingigantiscono , 5 anni sarebbero sufficienti , specialmente utilizzando quel principio economico dell’industria moderna di utilizzare elementi già esistenti sul mercato e collaudati. Già perché alla fine si tratta sempre di soldi e bisogna rientrare nei bilanci. Quindi “l’assemblaggio” ben coordinato potrebbe rappresentare la soluzione del problema.

    71. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Quanto a me non posso che concordare col Dr. von Mehlem, e dire che in linea di principio costruire oggi una centrale nucleare in 5 anni è possibile - ed assolutamente indispensabile data la struttura dei costi del kWh nucleare - ma non è automatico: o lo fa uno Stato attrezzato, determinato, competente e serio, o è molto meglio lasciare stare (lo ripeto per l’ennesima volta) seppur consapevoli di tutte le conseguenze che questo può implicare in un futuro forse neanche troppo remoto…
      Ma si sa: nemo propheta in patria!

    72. Cher scrive:

      Condivido in pieno tutti e due i commenti. il primo , quello dell’ing. Fillippo tocca un aspetto, con la citazione del principio di indeterminazione di Heisenberg ,che in Italia ormai si materializza con una costanza tale , da dare per scontato che il risultato finale sarà esattamente l’opposto!
      Questo mi porta ala condivisione del commento del Ing. Vincenzo.

      Perché non esiste una libertà d’impresa?
      Tale da rendere la produzione di energia sgombra da tutto ciò che crea intralcio?
      Troppi gli interessi o totale monopolio di realizzazione degli impianti?
      E’ solo per capire.

    73. Cher scrive:

      Per meglio esprimermi, secondo la Vs esperienza c’è spazio in italia per una nuova società per realizzare degli impianti nucleari, naturalmente d’importazione o è pura utopia?

    74. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Lapidario : con i soldi , la volontà di riuscire e con le necessarie capacità imprenditoriali si potrebbe fare anche questo. In realtà lo Stato è l’unico che potrebbe riuscire in quanto ne trarrebbe il vantaggio di sanare la bilancia dei pagamenti e ridurre l’inquinamento atmosferico e quindi guadagnare altrove , anche se inizialmente la produzione potesse risultare in perdita

    75. Cher scrive:

      La ringrazio. Lapidario x lapidario! :)
      Chi /cosa determina il valore dell’energia?
      ( escludiamo a priori i balzelli assurdi & nostrani)

    76. Michele Greco scrive:

      Le vostre considerazioni sono condivisibili e, in attesa che la volontà politica metta fine a questo conflitto tra nucleare e non, per decidersi ad operare, vi do informazioni fresce inerenti l’argomento.
      Mi riferisco al nostro convegno di ieri a Viterbo ( Gli scienziati per l’unità ed il progresso dell’Italia del Circolo della Stampa di Viterbo e della Grande Tuscia)
      Al convegno che si è svolto con indicazioni scientifiche ed umanistiche sono intervenuti: l’ingegnere prof. Giovanni Vittorio Pallottino docente della Sapienza di Roma, il prof. Maurizio Cumo presidente della Sips e il prof. Enzo Casolino dirigente del Cnr di Roma.
      Il primo ha tracciato con affascinante chiarezza il cammino evolutivo della storia scientifica italiana, a partire dai primi dell’800 ad oggi, mentre il pof. Casolino ha riassunto in breve l’impegno scentifico ed umanistico della Società Italiana per il Progresso delle Scienze di cui lo stesso è segretario generale, chiudendo la sua relazione con indicazioni programmate per un immediato futuro.
      La maggiore attenzione è stata prestata, da un pubblico attento e “curioso”, all’ intervento del prof Cumo e a due episodi che lo riguardano direttamente. Il primo è la recente nomina di Veronesi alla guida dell’Agenzia per La Sicurezza Nucleare e il secondo è i “mini reattori assemblabili” di cui da tempo si parla, progetati dal noto ingegnere.
      Il Prof, Cumo innanzitutto ha espresso il suo compiacimento per la nomina del prof. Veronesi con l’augurio e l’auspicio che detta scelta ponga fine al “chiacchierio improduttivo” di questi anni e si passi subito all’azione per garantire al paese fattibilità e concretezza sul mondo energetico del paese. In riguardo ai suoi mini reattori, ha spiegato che questi, per quanto siano di potenza del solo poco più del dieci per cento di quelli “iper” francesi, possono assolvere ad una infinità di problematiche d’istallazione, costi e tempi d’impiego. Per esempio ha fatto riferimento ad uno spiccato interesse degli Stati Uniti che li impiegherebbero per portare elettricità a vari complessi urbani che vogliono, tre, quattro e più città relativamente vicine, per cui i costri di allacciamento eletrico, con cavi, cabine, tralicci e quant’altro, sarebbero più costosi d’un mini reattore. Lo stesso potrebbe servire in zone desertiche, aride o in grandi distese di territorio, e per risolvere problemi elettrici, e quelli idrici. Il Conegno di ieri sera, 16 ottobre, si è concluso con la recita d’una splendida poesia di Nanni Cagnone, attore Attilio Apolloni, con musica e canto del giovane maestro Alessandro Prelli e con la straordinaria performance di danza classica della ballerina coreografa Roberta Caudella.
      L’inaugurazione d’una esposizione di opere sull’ambiente di Gaetano Alfano, Laura Facchini e Chiara De Santis ha completatto il successo di questa iniziativa che sarà riproposta a novembre a Roma, ampliata e corredata da altre tematiche, a cura della SIPS.
      Quindi, se i politici si sentono pronti a partire, diano “carburante” a questa magnifica macchina scientifica italiana che aspetta, ormai da troppi anni, di misurare con fattibilità il proprio operato nella realtà.
      Michele Greco

    77. dr.Luigi Filippo von Mehlem scrive:

      Come detto , a parte i costi di produzione e di ammortamento dell’impianto , non troppo difficili da calcolare al serio costruttore o finanziatore in rapporto ai ricavi altrettanto non troppo difficilmente calcolabili , c’è tutto un indotto del quale occorre tener conto e cioè i riparmi o guadagni tra differenza dei maggiori costi per la ricerca e per sicurezza e quelli minori per l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico , i trasporti , la bilancia dei pagamenti e certamente molti altri parametri per i quali occorrerebbe una seria Commissione di veramente Esperti nei vari settori e non un Referendum tra i pochi Colti ed i tanti dell’inclita o la mia o Sua poca scienza. Comunque l’idea di una Commissione , se già non in atto , potrebbe partire da questa
      sede , non si sa mai !

    78. Cher scrive:

      Interessante questa frase: “potrebbe partire da questa sede” cosa intende?

    79. Michele Greco scrive:

      Volete rispondere voi a Giuseppe Anelli? Delirio reso pubblico da Viterbotv.it per il piacere e la goduria dei suoi videoamatori?
      E’ possibile che si dia spazio all’ignoranza la quale, pur di rendere credibile le proprie demenziali “credenze”, cita….indovinate un po’?…. Rai 3 e la sua “Presa diretta”.

      data: 21/10/2010
      L’oltraggio del nucleare

      Eppure sembrava fossimo tutti d’accordo. Destra, sinistra, centro e dintorni. Il “nucleare” non avrebbe mai e poi mai trovato asilo nella nostra Provincia. Il Presidente Meroi, i tanti sindaci, gli assessori. Un fronte comune imponente ma, si vede, impotente.

      Che sia chiaro: la storia del nucleare è uno spauracchio che arriva a sporcare la serenità dei viterbesi (anche solo teoricamente) con cadenza costante. È uno dei capitoli dei “non argomenti” che ogni tanto risaltano fuori, per mettere in subbuglio l’opinione pubblica. Chiaramente lasciando non pochi strascichi, soprattutto rispetto ai cittadini di Montalto e del litorale dell’Alto Lazio.

      Ciò detto, come se non bastassero i problemi della Tuscia (lavoro, infrastrutture, sanità, scuole, decoro urbano, verde pubblico, servizi ai cittadini) ancora una volta ci corre l’obbligo di tentare una riflessione sulla assoluta assurdità anche solo della prospettiva nucleare.

      Si tratta di una alternativa energetica vecchia, mal digerita da tutti i Paesi che l’hanno adottata negli ultimi 40 anni (USA, Giappone, Francia, Germania, Russia, ecc.) laddove gli investimenti (enormi) sono recuperati dopo decenni (almeno 20 anni), senza contare l’inevitabile (e difficilmente quantificabile) inquinamento diretto ed indiretto. Parliamo di materie prime, di trasporto, di stoccaggio, di smaltimento. Temi complessi e oggettivamente pericolosi, oltre che, appunto, economicamente sconvenienti. Perché ad ascoltare i lobbisti del nucleare, alcuni dei quali seduti in Parlamento (molti al Governo, non pochi tra i banchi dell’opposizione), il nucleare sarebbe l’unica alternativa per un Paese come il nostro, privo di risorse naturali alternative. Ebbene, questa è una falsità assoluta. Perché al di là del fatto che siano in evoluzione tecniche da risorse rinnovabili eccezionali (eolico, fotovoltaico, geotermico, ecc.), in grado di aumentare sensibilmente le rese degli strumenti attuali, sarebbe sufficiente pensare a quanto tutto ciò tra 10-20 anni potrà essere consolidato: architetture in grado di mantenere meglio il rapporto termico, condomini autosufficienti grazie a pannelli di nuova generazione, eolico ad alta resa per singole abitazioni, maggiore e più radicata “cultura del consumo”, raccolta differenziata che faccia risparmiare le casse comunali e dia così risorse aggiuntive per progetti di vera sostenibilità anche di quartiere (cooperative per valorizzare il riciclo ed educare le nuove generazioni). La produzione industriale, senza dubbio, dovrà continuare a contare su tecnologie consolidate (gas), ma al tempo stesso potrà beneficiare della Ricerca instancabile di settore.

      Insomma, con tutta la buona volontà non si capisce perché il nostro Belpaese dovrebbe sposare una causa tecnologica ed energetica in evidente decadimento, anche in virtù dei tanti studi recenti che comprovano il legame inevitabile tra impianti nucleari e aumento delle degenerazioni tumorali. È il caso della Germania, che proprio a seguito di studi accademici in merito (oggettivi ed ineccepibili nelle statistiche e discussi in reportage recenti, presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-e032...), sta operando una decisa riformulazione del proprio mix energetico, proprio nella direzione della Green Economy a scapito dell’uso del pericoloso (e sempre più scarso) uranio. Le scorie radioattive, d’altronde, sono una atrocità vera e propria, oltre che strutture dai costi proibitivi: i “tempi di decadimento radioattivo”, infatti, variano a seconda dell’elemento oscillando da pochi giorni a centinaia di migliaia o milioni di anni. Non proprio un bel lascito per i nostri figli.

      In conclusione, certi che le tante voci contrarie all’ipotesi nucleare nella nostra Provincia non si riveleranno parole al vento e sicuri che lo spettro di una scelta tanto scellerata venga solo agitato perché non si abbassi il livello di guardia generale, torniamo a ribadire che il NO al nucleare non può e non deve essere un diniego di partito, ma una presa di coscienza collettiva che abbatta ogni speculazione a beneficio della Tuscia di oggi e, ancora di più, di domani.

      Giuseppe Anelli

      Coordinatore IDV Città di Viterbo

      Bravo, finalmente hai trovato un argomento per farti leggere in attesa di fari eleggere.

      Michele Greco

    80. Cher scrive:

      Con l’uscita del manifesto “terza pagina” del circolo della stampa di Viterbo grande Tuscia è un bella risposta. Speriamo che l’aiuto dei “Longobardi” :) sia di riflessione e non di conflitto!

      Se queste deliranti affermazioni sono tutto quello che hanno contro il nucleare, allora scatta l’antico detto: ……… lascia fare…….

      In fondo chi afferma un simile e ardito concetto: ….”in conclusione, certi che le tante voci contrarie all’ipotesi nucleare nella nostra Provincia non si riveleranno parole al vento e sicuri che lo spettro di una scelta tanto scellerata venga solo agitato perché non si abbassi il livello di guardia generale, torniamo a ribadire che il NO al nucleare non può e non deve essere un diniego di partito, ma una presa di coscienza collettiva che abbatta ogni speculazione a beneficio della Tuscia di oggi e, ancora di più, di domani.
      Dimentica che ciò che non sono parole al vento è solo olezzo!
      Questa è mia ,per cui…… By Cher

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