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I ritardi nel progetto ITER e la miopia dei governi

4 Luglio 2009 di Amministratore

La redazione della rivista “Fusione Scienza e Tecnologia” (Intpress - International Press Pervice Associates) ci ha inviato un breve approfondimento sulla situazione attuale del progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor).

Segue il testo inviatoci:

I ritardi dell’Iter e la miopia dei governi

Come annunciato da un comunicato del Consiglio dell’ITER, i costi complessivi del progetto sarebbero passati dalla previsione iniziale di quasi 5 miliardi di euro formulata nel 2001 a oltre 10 miliardi; i tempi di accensione del prototipo sarebbero slittati invece in avanti di alcuni anni, dal 2018 al 2025.
L’ International Thermonuclear Experimenthal Reactor (ITER) e’ oggi in costruzione a Cadrache (Francia) ed è il principale esperimento in corso per la realizzazione della fusione nucelare a confinamento magnetico. Nel 2001 L’ IAEA noto’ che l’ ITER “sarà in grado di generare 500 megawatt di potenza di fusione per alcune centinaia di secondi”, e che cio’ “condurrà alla costruzione di un impianto dimostrativo per generare grandi quantità di elettricità“.
Finora l’impegno principale dei governi partecipanti al progetto ITER , Unione Europea, il Canada, il Giappone , la Cina , la Federazione Russa e la Corea del Sud, è stato quello di ottenere il massimo delle commesse per le proprie industrie lesinando il più possibile i finanziamenti. Siamo ben lontani da un “programma d’urto” internazionale, tipo progetto Manhattan.
Per avere la tecnologia della fusione in tempi molto più rapidi sarebbe necessario un impegno politico e di risorse che al momento nessuno sembra disposto ad affrontare. Eppure i costi in assoluto non sono “spropositati”, specie se si tiene conto del numero di partner. Basta paragonarli ai 15 miliardi di Euro previsti per il traforo TAV della Val di Susa, o ai 4,6 miliardi di Euro per il ponte sullo Stretto di Messina, a carico della sola Italia.



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