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Milano - Gli aspetti sociali nella radioprotezione

13 Ottobre 2006 di Amministratore

Ci è stato segnalato che il 28 novembre si terrà a Milano una giornata di studio sull’ argomento de “Gli aspetti sociali nella radioprotezione“.

Il dibattito sulla protezione dalle radiazioni ionizzanti si inserisce in un ampio contesto culturale che, oltre agli aspetti tecnici, comprende aspetti sanitari, ambientali, economici, sociali e legislativi.
Il pubblico dei non esperti chiede con crescente insistenza di partecipare ai processi decisionali, in ambito tecnico-scientifico, in grado di influenzare la sicurezza e la protezione della salute e dell’ambiente, e la comunità di Radioprotezione riconosce l’ importanza di accogliere nel dibattito i valori etici e sociali, al fine di incoraggiare scelte politiche condivise attraverso lo sviluppo e l’ implementazione di procedure trasparenti, capaci di garantire la rappresentatività di tutte le parti sociali interessate.

Riflessioni inserite nel processo di elaborazione delle ICRP Draft Recommendations e discusse nel contesto di network e workshop internazionali hanno spinto la comunità di Radioprotezione ad attivarsi per coinvolgere le parti interessate, gli stakeholders, e creare le basi per accrescere la mutua fiducia fra tutte le parti in causa.
La giornata di studio si inquadra nel lavoro del Gruppo AIRP sulla Comunicazione in Radioprotezione e intende promuovere lo sviluppo e la divulgazione della cultura del coinvolgimento nei processi decisionali, favorire il dialogo fra esperti, decisori e pubblico nell’ambito delle radiazioni, e invitare i partecipanti a condividere e scambiare esperienze e opinioni.

Il comitato di progamma è composto da:
Marie Claire Cantone (Università di Milano, INFN)
Daniela de Bartolo (ARPA Lombardia, Milano)
Anna Giovannetti (ENEA Casaccia)
Mauro Magnoni (ARPA Piemonte, Ivrea)
Sandro Sandri (ENEA, Frascati)
Giancarlo Sturloni (SISSA, Innovation in Comunication of Science, Trieste)

L’ evento è organizzato da Arp (associaizone italian di radiprotezione), INFN, Università di Milano ed ha il contributo di ICS, Enea e Arpa della Regione Lombardia. La giornata di studio si svolgerà presso l’ aula A del Dipartimento di Fisica dell’ Università degli Studi di Milano in via Celoria 16.

Per maggior informazioni ci si può rivolgere alla segreteria organizzativa (la partecipazione è gratuita):
Ivan Veronese, Dipartimento di Fisica, Università di Milano, INFN
TEL: +39 02 50317709 FAX: +39 02 50317630
E-mail: ivan.veronese(chiocciola)unimi.it



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  • 34 Commenti a “ Milano - Gli aspetti sociali nella radioprotezione”

    1. gauss2 scrive:

      la ritengo una buona occasione per fare chiarezza sull’arogomento a chi ne conosce poco (spesso niente) e a chi intende approfondire… credo che sia particolarmente importante per far cercare di comprendere come le radiazioni possano tornare utili, ovviamente nelle giuste forme e dosi, per la vita di tutti i giorni (sarà provocatorio .. ma se si pensa a chemioterapia… all’utilizzo di vari isotopi gamma emittenti per gli usi più disparati es: sterilizzazione delle siringhe ecc..) .. se poi ci si ricorda che il sole emette fotoni e che senza di esso la vita sulla terra non esisterebbe … ce ne vorrebbero di più e soprattutto ci vorrebbero più persone interessate all’argomento … ma qui è una questione di volontà personale e interesse per l’argomento trattato …

    2. daniele scrive:

      Gauss 2 parla di radioattività naturale. Anche noi poveri ottusi antinuclearisti sappiamo chi era Marie Curie che scoprì, morendoci, il radio e la radioattività .
      Ma perché non dite che con la fissione atomica si sono prodotti nuovi elementi radioattivi fino ad allora sconosciuti come il plutonio, il cesio, rubidio, stronzio.. Perché non dite che i flussi di neutroni generati dalla fissione interagiscono con i metalli e i materiali da costruzione dei reattori che si trasformano per “attivazione” in altri isotopi radioattivi?
      Mi fermo qui se no divento logorroico come Gauss 2, che devo dire è migliorato nell’esposizione!
      Auguri.

    3. enrico73 scrive:

      I due interventi precedenti mi forniscono lo spunto per fare alcune doverose precisazioni. La chemioterapia, citata da gauss2 nel suo commento, non è una terapia implicante l’uso di radiazioni ionizzanti (contrariamente a quanto si pensa in maniera diffusa ma purtroppo erronea) ma bensì consiste nella somministrazione di farmaci o cocktail di farmaci. L’impiego di radiazioni ionizzanti per la cura delle malattie tumorali è invece compito della Radioterapia, per i cui scopi vengono adottati spesso proprio quei radioisotopi artificiali cui allude invece daniele e che vengono prodotti in appositi reattori di ricerca. Sia la radioterapia che la chemioterapia hanno purtroppo degli effetti collaterali per il paziente in quanto sono terapie che non si limitano a colpire le masse tumorali ma anche i tessuti sani limitrofi a quelli ammalati. In questi ultimi anni grandi passi avanti sono stati fatti dalla Adroterapia, che si basa invece sull’impiego di fasci collimati di particelle che colpiscono in maniera selettiva le cellule tumorali salvaguardando i tessuti sani; tali fasci vengono prodotti da piccoli accelatori di particelle, macchine che sono una naturale derivazione di quelle ben più imponenti utilizzati nei grandi laboratori di ricerca di fisica di base (tipo il CERN).

      Desidererei che in futuro si evitasse di parlare genericamente di fissione atomica, energia atomica,centrale atomica, etc in quanto non esiste la fissione atomica bensì la fissione nucleare (e quindi l’energia nucleare, la centrale nucleare, etc), essendo il nucleo dell’atomo a fissionarsi, essendo i decadimenti del nucleo dell’atomo a comportare emissione di energia e particelle (o più genericamente, radioattività ).

      Si pensa che con la radioattività artificiale l’umanità per la prima volta abbia avuto a che fare con la contaminazione radioattiva, dimenticando il fatto che prima di essa abbiamo sperimentato e continuiamo a sperimentare la radioattività naturale, cui contribuiscono due componenti: quella terrestre (dovuta ai prodotti di decadimento delle famiglie radioattive naturali) e quella di origine cosmica (raggi cosmici primari e secondari). Alla prima contribuisce in maniera consistente il Radon 220, (un gas radoattivo) ben più pericoloso nella vita quotidiana dei citati Cesio, Stronzio, in quanto si trova facilmente nei sottosuoli di certe località o incorporato in certi materiali da costruzione e facilmente permea negli scantinati, garage, ad esempio, delle civili abitazioni esponendo gli ignari abitanti a contaminazione radioattiva.
      Chi frequentemente viaggia in aereo su rotte intercontinentali ad alta quota si espone ai raggi cosmici in maniera più frequente e in misura maggiore di chi non si muove in aereo , sottoponendosi ad una dose annua media pro capite superiore (in entrambi i casi si parla di sorgenti naturali modificate da tecnologia).
      Questi semplici esempi dimostrano l’importanza di favorire la conoscenza dei metodi e dei principi della radioprotezione, in quanto si è a contatto di sorgenti radioattive (naturali e artificiali) più spesso di quanto si possa sospettare.

      Si può essere antinuclearisti in senso stretto (opporsi all’impiego dell’energia nucleare per la produzione di energia elettrica) ma diventa rischioso esserlo in senso lato (considerando i molteplici impieghi delle radiazioni ionizzanti a scopi radioterapici, radiodiagnostici,industriali,etc.).
      Ed in ogni caso è preciso dovere degli addetti ai lavori informare sui rischi che si corrono nel loro impiego, a fronte dei benefici che possono apportare.

      La fissione nucleare (indotta dai neutroni) genera radionuclidi: alcuni come prodotti della fissione del nucleo di U 235, altri per cattura neutronica (U 238, isotopo fertile, genera per cattura di un neutrone e doppio decadimento beta il famigerato Pu 239, a sua volta fissile);la produzione di neutroni è il motore dell’intero processo e il mantenimento della popolazione neutronica è condizione indispensabile per l’autosostentamento della reazione. Non tutti i neutroni vengono catturati per cui una parte di essi sfugge dal materiale fissile per essere catturato invece da materiali strutturali, da appositi assorbitori, etc. ma tutto ciò è perfettamente previsto in sede di progetto mediante l’appropriata scelta di materiali (soprattutto acciai) che garantiscono il mantenimento delle proprietà di resistenza meccanica anche dopo lunghi periodi di esposizione agli intensi flussi neutronici. Per di più appositi campioni dello stesso acciaio che compone il vessel (il contenitore che contiene il reattore) sono collocati in zone strategiche del reattore e prelevati periodicamente per saggiarne l’integrità fisica e il grado di danneggiamento. Quegli stessi materiali strutturali, il contenitore del nocciolo, il materiale delle tubazioni, il materiale fissile costituiscono una serie di barriere contro la diffusione della contaminazione radioattiva al di fuori dell’isola nucleare (secondo i principi della difesa in profondità ).

      Concludo scusandomi per la logorroicità di stampo gaussiano !

    4. daniele scrive:

      Fammi capire bene Enrico 73.

      Ma prima ti faccio i complimenti perché pur seguendo lo schema di Gauss 2 il tuo pensiero è delineato e chiaro. Anche se lungo si legge piacevolmente.

      Hai ragione parliamo di energia nucleare, ma vorrei ricordarti che ha noi poveri analfabeti nucleari ci parlano di energia atomica, bomba atomica, armi atomiche. Forse bisogna dirlo anche agli ingegneri… atomici che sono…nucleari.

      Anche tu ribatti che siamo immersi nelle radiazioni e quindi quelle “artificiali” prodotte dalla fissione nucleare (giusto!) rientrano nella normalita “in quanto si è a contatto di sorgenti radioattive (naturali e artificiali) più spesso di quanto si possa sospettare.
      Allora spiegami perché tre giorni di incendio a Chernobyl hanno prodotto una nube radioattiva che ha contaminato l’europa e l’Italia, aumentando il livello di radioattività naturale, e ammazzato migliaia di persone in Bielorussia e in altre zone asiatiche. Potremmo dire che non è stata rispettata la “dose giornaliera”?

      Mi dici anche che i rattori sono costruiti con il miglior acciaio a garantire una resistenza strutturale anche se colpito da neutroni. Quindi tu mi garantisci che nei 20 anni di vita di una centrale nucleare l’acciaio non si deforma?
      Basi questa affermazione su cosa? Modelli matematici, penso, perché uno storico delle centrali nucleari non esiste. Certo più passano gli anni, maggiori sono i dati per compensare l’errore statistico, ma sempre di previsioni sono!
      Il punto è questo. Le centrali nucleari costruite quando saranno spente (2024 al massimo) saranno la base su cui creare modelli con parametri storici, appunto.
      Ma ti rendi conto che la scienza nucleare ha prodotto dei prototipi che quando saranno spenti, forniranno i dati storici per capire veramente l’energia nucleare. Cosa direte quindi (ma lo dite già adesso con il famoso EPR): «le nuove centrali saranno più sicure e più efficienti!» ovvero le stesse cose che avete detto negli anni 50 e 60 mentendo spudoratamente perché, e questo non lo puoi smentire, avete creato il ciclo dell’atomo senza sapere come chiuderlo.

    5. fausto scrive:

      ottimi gli interventi.

      vorrei riportare una esperienza personale

      Anni fa, mentre mi laureavo, mi capitò di seguire anche alcune attività di monitoraggio sul radon; il professore con cui avevamo a che fare si era occupato moltissimo dell’analisi delle concentrazioni di questo elemento, anche ai fini della cosiddetta “predizione sismica” (immediatamente prima di un terremoto, le concentrazioni di molti gas, e particolarmente radon, vanno incontro ad alterazioni significative spesie in aree in cui abbiamo molte faglie in attività recente).

      Un giorno, abbiamo eseguito qualche misura in un cortile; è ben noto che i suoli tendono a mostrare concentrazioni elevate di radon, ma è stato forte il nostro stupore quando abbiamo realizzato che la conta dell’attività ammontava a qualcosa come 8000 (OTTOMILA) Bq/m3.
      Consideriamo che la legge fissa tetti massimi di ca 400 Bq/m3 per gli edifici di vecchia costruzione, e 200 Bq/m3 per quelli nuovi.

      L’anziano professore ci ha dato degli sciocchi: in realtà si tratta di un fatto naturale, e nonostante le insistenze a controllare e ritarare gli strumenti, il risultato non cambiava. La cosa è in realtà abbastanza diffusa, anche se picchi simili di attività non sono frequentissimi.

      La conclusione della storiella è che anche madre natura maneggia abbondanti dosi di radioattività ; e che quando facciamo un pic-nic in un prato, è bene non distendersi a lungo nell’erba a faccia in giù!

      Con ciò non tolgo nulla alla dimensione del disatro avvenuto in URSS, ma credo che sarebbe il caso di avere un approccio meno emotivo e più ragionato al tema della radioprotezione.

      ciao

    6. enrico73 scrive:

      daniele,

      ti ringrazio per i complimenti ma soprattutto per aver accolto il mio invito a rinunciare all’aggettivo atomico, invito che non risponde ad un puro e semplice vezzo “specialistico” ma ad una necessità di rigore scientifico; nel mio piccolo, sarò ben felice di aiutarti nel fornirti informazioni utili a superare il tuo “analfabetismo” nucleare in modo tale da acquisire maggior consapevolezza e, perchè no , autorevolezza ogniqualvolta vorrai legittimamente intervenire nel dibattito su questa “materia oscura”.

      Se in passato degli ingegneri nucleari hanno parlato di energia atomica hanno fatto prima un torto a se stessi e quindi ai loro incolpevoli interlocutori, disattendendo quel rigore scientifico a cui alludevo prima.
      D’altronde anche certa letteratura o giornalismo ha contribuito ad alimentare questo errore, parlando di era atomica, bomba atomica, sommergibili atomici e compagnia bella.
      Una idea talmente radicata che tu stesso in parte la richiami nell’ultima parte del tuo intervento quando parli di “ciclo dell’atomo”: è più corretto parlare del “ciclo del combustibile nucleare”, avvisandoti sin d’ora che anche il termine combustibile riferito al reattore nucleare non è appropriato in quanto in esso non avviene nessuna combustione (che è una reazione chimica) ma bensì un processo fisico.
      Diciamo che è una licenza “poetica” comunemente adottata dagli addetti ai lavori forse perchè suona meglio di “ciclo del fissile”.

      Nel precedente intervento ho fatto riferimento alla dose media annua pro-capite cui ognuno di noi è esposto in virtù delle sorgenti naturali che, come tali, non possono essere rimosse e che complessivamente rappresentano il cosiddetto “fondo naturale” rispetto al quale vanno confrontate tutte le esposizioni da sorgente artificiali; il valore è una media , perchè contempla sia le dosi più elevate impartite ai più “sfortunati” (per abitudine di vita, per residenza geografica, etc.) sia
      quelle più basse che ricevono i più “fortunati”; ciò non significa che siano valori da comportare necessariamente un pericolo (comparsa di malattie) neanche nei soggetti più esposti: a tal riguardo contano le modalità di esposizione e l’entità dell’irraggiamento . Altro discorso sono le esposizioni da sorgenti artificiali, che possono essere volontarie (come nel caso
      degli esami radiodiagnostici) o involontarie (come nel caso delle fughe radioattive). E’ ovvio che quest’ultime dovrebbero essere evitate : ma questo è compito di chi progetta e soprattutto gestisce gli impianti.

      Un reattore nucleare non espone deliberatamente le persone a contaminazione: un impianto nucleare è dotato di tutte le salvaguardie e barriere necessarie innanzitutto a proteggere il personale professionalmente esposto (ovvero tutti coloro che vi lavorano) e quindi il pubblico (ovvero la popolazione), sia in condizioni di normale funzionamento che durante eventi incidentali. I sistemi di sicurezza di un impianto nucleare si dividono in due grosse categorie: quelli ad azione preventiva, che mirano a evitare che si possa innescare una dinamica incidentale, e quelli ad azione mitigatrice, che in caso del fallimento dei primi (e nessun esperto ti potrà mai garantire che un impianto nucleare sia sicuro al 100 %, peccherebbe di enorme presunzione!) provvedono a contenere la contaminazione entro gli edifici fisici della centrale (avendo ben presente che è meglio avere una centrale irreparabilmente danneggiata che la fuoriuscita in ambiente di radionuclidi a lungo periodo
      di dimezzamento).In un certo senso una buona centrale nucleare deve essere progettata per divenire, nella peggiore delle ipotesi possibile, la “tomba di sè stessa”. (come d’altronde successe nel 1979 a Three Miles Island, incidente di riferimento per l’industria nucleare occidentale).

      Condivido l’idea che gli ingegneri e gli esperti nucleari degli anni ‘50 e ‘60 guardavano all’impiego dell’energia nucleare in campo civile con toni fin troppo entusiastici e trionfalistici, concentrandosi molto sulla realizzazione e perfezionamento dei reattori e trascurando gli aspetti tecnici e politici della gestione delle scorie (beninteso, problema che attualmente è
      tecnicamente gestibile ed effettivamente gestito dai paesi che hanno puntato su questa risorsa energetica).
      Le loro prime realizzazioni pioneristiche certamente partivano da una condizione di svantaggio che tu stesso ravvisi: ovvero la mancanza di esperienza e di informazioni relative al funzionamento sul lungo periodo di queste macchine tanto complesse;
      l’esperienza maturata in seguito, in termini di ore-anno di funzionamento hanno tra l’altro permesso di accumulare una immensa quantità di informazioni che troveranno la loro naturale applicazione nello sviluppo dei reattori di nuova generazione (tipo EPR).
      Il ciclo di vita di un impianto nucleare (come quello di uno convenzionale) è necessariamente più lungo (30- 40 anni) di quello ad esempio di una automobile il cui ricambio generazionale avviene ormai al ritmo di ogni tre
      anni; ciò non toglie che essi vengano aggiornati in corso d’opera: ad esempio l’impianto di Trino Vercellese è stato fermo 4 anni per dotarlo di sistemi antisismici benchè sorga in un sito a bassissimo rischio sismico!

      Ribadisco che l’integrità fisica e strutturale dei componenti del reattore vengono continuamente monitorati e i campioni di acciaio di cui ti ho accennato nel precedente commento, vengono estratti e sottoposti a prove di resilienza (prove di resistenza alla rottura), i cui risultati vengono confrontati con quelle ottenuti irraggiando lo stesso materiale in reattori
      appositi con gli stessi flussi neutronici: i modelli vengono costruti sulla base di dati oggettivi e riproducibili.
      Queste campagne di monitoraggio, ad esempio,permisero agli inizi degli anni 70 di evidenziare un problema potenzialmente serio sempre a carico del reattore di Trino Vercellese: in sostanza si evidenziò una inclinazione anomala degli internals del reattore provocato dal cedimento di uno dei supporti di uno schermo termico; l’impianto fu fermato, il reattore svuotato, lo schermo rimosso (non sostituito in quanto non fondamentale per il funzionamento del nocciolo).La centrale dopo un anno ripartì arrivando, tra l’altro a conseguire,e detenere per molto tempo, il record della più lunga durata di funzionamento tra una ricarica di combustibile e l’altra.

      Perdonami ancora una volta per l’eccessiva lunghezza dell’intervento.

    7. daniele scrive:

      Proprio qualche giorno fà mi è stato spedito un documentario realizzato da un signore dal titolo “Gli anni dell’atomo” e narra la storia nucleare italiana. E’ stato fatto da una persona che come te crede in questa tecnologia. Come vedi si parla di energia atomica e non nucleare.
      Per quanto riguarda la tua risposta vorrei far notare solo alcune cose:

      - il pionerismo degli anni 50 - 60. Ma ti rendi conto che dei 441 reattori funzionanti al mondo, lamaggiorparte ha iniziato lavorare negli anni 70-80? Ti rendi conto che con l’energia nucleare non si può provare e migliorare perché ogni errore viene pagato caro prezzo? Come puoi credere che una centrale costata miliardi di lire (per il Garigliano furono stanziati 40 miliardi di lire dal fondo di ricotruzione americano) possa essere fermata se c’é un problema? Sicuramente sai che una macchina termica come un reattore “atomico” lo é, può sopportare solo un certo numero di “fermate “istantanee” (i cosidetti scream), che il costruttore indica, e che raggiunto quel numero la centrale deve essere disattivata perché non esistono più le garanzie di sicurezza.

      Per quanto riguarda TMI, e in genere il maggior problema che si ha quando si guasta il sistema di refrigerazione del nocciolo, il problema è che si formano gas come l’idrogeno che devono essere espulsi nell’ambiente per non provocare l’esplosione della centrale.
      A TMI infatti alla fine fu disperso in aria l’idrogeno che si era formato all’interno della struttura di calcestruzzo.

      Diciamola tutta. Non esiste che una centrale “atomica” sia totalmente chiusa alla biosfera. C’é un camino e da lì vengono espulsi vapori radioattivi, anche se dei filtri adatti fanno si che la eprcentuale sia minima, sicuramente inferiore alla “dose media gioenaliera”. Se però pensi alla Francia con le sue centrali che funzionano da 30 anni puoi immaginar quanti vapori radioattivi si sono sparsi nell’aria.

      I rifiuti poi. Diciamolo che i contenitori cask al cui interno sono inserite le scorie condizionate “vetrifivate” o “cementate” hanno delle valvole per disperdere all’esterno i gas prodotti, come l’idrogeno, perché la matrice non riesce a contenere tutto il gas al suo interno.

      Diciamo che ancora nessuno sà cosa può succedere quando le barre irraggiate saranno messe nei cask e tutte insieme sistemate in un deposito visto che si svilupperà un tale calore che dovrà essere disperso. Ecco perché non si può utilizzare un deposito definitivo di superficie perché per arere il deposito non si potrebbe garantire la sicurezza.

      Diciamo alla gente che i rifiuti nucleari non sono sigillati ma che ci vuole un collegamento con l’esterno perché il loro decadimento provoca emissione di calore (III categoria pur vetrificata) e di gas infiammabili (II categoria cementificata).

      Ed infine ditemi se è possibile chiudere il ciclo del combustibile nucleare. La risposta è no! Le scorie non si distruggono ma devono essere confinate ma non si sà ancora come fare.

      E’ vero Gauss 2 ci ha contagiati.

    8. gauss2 scrive:

      lo sò! io sono il virus!
      ;-))

    9. gauss2 scrive:

      relativamente al ciclo del combustibile nucleare … non a caso lo studio dei reattori di 4 generazione è impuntato anche su modelli che consentano l’utilizzo dei transuranici … anche il programma gnep (6 febbraio 2006) và in quella direzione … direi che questo sia un fatto positivo e un buon spunto di riflessione.

    10. enrico73 scrive:

      E’ ammirevole la tua voglia di documentazione in campo nucleare (soprattutto dei fatti che hanno scandito la tutto sommato breve esperienza italiana), ciò ti rende depositario di conoscenze che rischierebbero l’eterno oblio .

      Il fatto di credere nell’energia nucleare non equivale necessariamente a essere persona ferrata sulle tematiche nucleari: tant’è che si arriva (magari in perfetta buona fede) a confonderla con “l’energia atomica”.
      L’energetica nucleare è da sempre in continua evoluzione e necessariamente intrecciata con la ricerca scientifica in quanto si trova a confrontarsi con problematiche assai complesse; a titolo d’esempio, nei primi reattori si utilizzava l’Uranio metallico, che ha una temperatura di fusione relativamente bassa (1132 gradi) e con l’aumento di temperatura subisce modificazioni di struttura cristallina (variazioni dello stato allotropico); esso fu sostituito con UO2, ovvero un materiale ceramico, allotropicamente stabile, che fonde abbondantemente oltre i 2000 gradi, realizzato sotto forma di pastiglie cave (pellets) che permettono l’immagazzinamento dei prodotti di fissione gassosi (soprattutto gas nobili quali Elio, Argon,Xenon, Kripton).

      Un reattore nucleare può essere fermato nel senso che si può arrestare la reazione di fissione nucleare mediante l’inserzione totale delle barre di controllo, in maniera progressiva (fermata programmata) o subitanea (arresto d’emergenza noto come Scream). Quello che non si può fermare è l’emissione termica, a causa del calore del decadimento motivo per il quale il sistema di raffredamento primario dev’essere sempre in funzione. Le ripartenze devono avvenire in un arco di tempo assai breve (nell’ordine di qualche ora) in quanto è in agguato il fenomeno dell’avvelenamento da Xeno, forte assorbitore neutronico, la cui concentrazione raggiunge un picco a potenza termica ridotta tale da interferire pesantemente sulla reazione a catena.
      Non ho informazioni in merito al numero massimo di scream consentiti: spero che le tue informazioni siano attendibili.

      Gli scarichi in acqua e in atmosfera di un impianto nucleare sono regolamentati da normative emesse dall’ente di controllo nazionale preposto alla sicurezza nucleare; essi, debitamente filtrati ,difficilmente possono rappresentare una fonte di pericolo a causa della forte diluizione che subiscono in aria o in acqua.

      L’idrogeno si forma per reazione esotermica tra lo Zircaloy (il materiale delle guaine degli elemnti di combustibile) e vapor d’acqua, ad elevata temperatura (oltre i 1000 gradi) in condizioni incidentali (tipicamente durante un LOCA, Loss Of Cooling Accident, incidente per perdita di refrigerante).
      Come ben sai fu proprio l’esplosione di idrogeno a causare la tragedia di Chernobyl.

      I casks sono progettati per favorire lo smaltimento del calore di decadimento mediante l’impiego di estese superfici alettate e lo studio attento della circolazione naturale dell’aria; inoltre devono superare severissimi test di crash.

      Francesi e belgi hanno costruito impianti per lo stoccaggio delle scorie trattate e condizionate, che sono tra l’altro visitabili dal pubblico (io ho perso una occasione del genere qualche anno fà ). L’unico vero ostacolo alla realizzazione dei siti di stoccaggio è la mancanza di volontà politica.

      Sappi che anche senza le centrali nucleari e la loro millenaria eredità , in Italia ogni anno vi sono non trascurabili quantità di rifiuti radioattivi da smaltire e stoccare, provenienti da presidi ospedalieri. Credo che non si possa risolvere anche questo problema vietando le pratiche radioterapiche e radiodiagnostiche.

      Mannaggia a gauss ….

    11. gauss2 scrive:

      scram consentiti (si dice scram .. non scream .. il significato è fuggire o darsela a gambe levate…. non urlare) .. circa 200 .. questo per Caorso … ma è uno standard ormai dovunque adottato .. il numero è dettato dall’esigenza di dover rispondere con un numero medio di scram a spessori esigui di materiale di guiana ( il cui spessore è sempre in costante diminuzione per perseguire un miglioramento delle prestazioni termofuidodinamiche e di neutronica (.. materiale tipo lo zirconio o il ferro assorbono e non producono neutroni e in più un loro maggior numero provoca un alterazione nello scambio termico) .. la si ottiene aumentando il numero di pin per assembly e diminuendo la densità lineare di potenza) e a esigenze di possibili fermo macchina per manutenzioni operative o possibili incidenti che il reattore può subire (es. per tenere conto di possibili terremoti che raggiungano un valore di sisma di soglia oltre il quale le barre calano per prevenire possibili problemi .. oppure nel caso di fulmine che colpisca la rete di distribuzione ecc.. un dato però è importante e interessante .. la metà circa degli scram è compiuta nel primo anno di vita .. questo per “settare” il reattore … è anche importante far notare che la prima carica di combustibile non è quella che verrà comunemente usata in seguito durante tutto il periodo vita del reattore ma è una carica che dura poco più di 6 mesi (se non erro) questo perchè all’avvio del reattore non si ha ancora una condizione di quasi uniformità di potenza estratta dagli assembly .. pertanto .. ossia facendo consumare gli assembly posti in fascia esterna in modo che successivamente possano essere spostati in zona centrale nel core .. la prima “carica ” di combustibile risulta a composizione diversa)

    12. enrico73 scrive:

      Grazie Gauss 2 per la correzione e la precisazione.

      Il termine SCRAM stà per Safety Control Rod Ax Man (uomo dell’ascia addetto alla barra di controllo di sicurezza) ed è il termine con cui è passata alla storia il breve e fondamentale ruolo svolto da Norman Hilberry, membro del team che coadiuvò Enrico Fermi nel celebre esperimento di Chicago del 2 dicembre 1942 che dimostrò la fattibilità scientifica del reattore nucleare.
      Norman, armato di ascia, aveva l’incarico di spezzare la corda che sorreggeva, mediante un sistema di carrucole, una barra di cadmio il cui rapido inserimento avrebbe spento la reazione in caso di degenerazione della stessa. Si badi bene che questo era il terzo sistema di sicurezza disponibile per spegnere quello che allora era solo un prototipo!

      Tali informazioni le ho tratte da un documento di Augusto Gandini, fisico e docente del corso di laurea in Ingegneria Nucleare presso l’università di Roma e disponibili presso questi indirizzi:

      www2.sif.it/libri/fermi/12.pdf
      www2.sif.it/libri/fermi/11.pdf

    13. daniele scrive:

      Dalle vostre risposte si evidenzia una cosa: una centrale elettronucleare deve rispettare degli standard di qualità che in una scala da 1 a 10 devono sempre essere 10. Una macchina termica che ha un “fornello” nucleare deve esere perfetta, visto che deve funzionare al massimo regime per i 20 anni della sua attività . Scusatemi ma io non penso che in questo mondo questo sia possibile.

      Il problma è che il sistema è troppo instabile per essere sicuro. Quello che più mi preoccupa è pensare che è accesa una macchina che non può essere spenta quando e quanto voglio, visto che la reazione nucleare si alimenta da sé (un motore a scoppio se spengo la macchina i pistoni si fermano… subito) ed che posso solo controllare questa reazione e rallentarla fino a che non si esaurisce da sola. Se penso agli esperimenti di Fermi e al tuo aneddoto sullo Scram vedo l’abbaglio che questa scoperta a prodotto nascondendo i problemi di gestione che si portava dietro. Quello che Fermi ha fatto è stato regalare il più grande incubo all’uomo, non il sogno.

      Se è vero che dobbiamo parlare di “nucleare” e non di “atomico”, allora non paragoniamo la radioattività naturale (quella osservata dalla Curie) e la radioattività artificiale creata dalla fissione nucleare. La radioattività esiste e le radiografie dimostrano l’uso che si può fare di queste sostanze particolari, ma con la scoperta della fissione dell’atomo si è “inventato” elementi radioattivi artificiali mortali.
      Che senso ha dire che l’uomo è circondato da sorgenti radioattive! Quella prodotta dalla fissione è artificiale e non doveva esserci, per me.

      Non sò come spiegarlo ma quello che vedo è un andare sempre avanti senza fermarsi a guardare se quello che si è fatto è giusto o sbagliato. Perché non sappiamo ancora chiudere questo ciclo e già ci ingegnamo a costruire reattori di III generazione e studiare quelli di IV! Perché vogliamo riaprire un ciclo senza chiudere quello vecchio!

      Perché invece non pensiamo al modo di smaltire le scorie prodotte dal ciclo del combustibile (quello è il problema) e come fare per smantellare una centrale a fine vita?
      Vorrei ricordarvi che l’Italia nel 1999, quando iniziò il suo progetto di smantellamento, era una delle prime nazioni a farlo e ancora oggi nessuna nazione ha realizzato il decommissioning degli impianti.

      E’ vero: Gauss 2 docet (anche se esagera un pò con le parentesi).

    14. gauss2 scrive:

      quello che dici , che può anche essere un pensiero filosofico mettiamola così, però poi si scontra con l’analisi dei fatti.
      Infattti in africa, se non erro in sud africa, millenni fà naturalmente si è verificato un evento eccezzionale, ma naturale!, in cui all’interno di una montagna un quantitativo di uranio, ovviamente era sottoforma di roccia, ha creato una massa critica che perciò ha portato al crearsi materiali che secondo la tua classificazione non dovrebbero esistere in natura in quanto artificiali ecc…
      A questo punto diciamo che il processo di fissione sebbene generi sostanze, elementi, nuclidi, la cui presenza all’interno di questo sistema biologico era praticamente totalmente assente, porta con se problemi legati proprio alla presenza di questi ma ha anche i suoi lati, non pochi e non di poca importanza a mio avviso, positivi. Ora la questione verte come sempre da come tu vedi il bicchiere se mezzo pieno o mezzo vuoto … la mossa più utile rimane però sempre bere l’acqua del bicchiere .. ossia usare la tecnologia per i propri scopi, evitandone gli abusi e gli sprechi! … ovviamente in base alla gravità delle implicazioni, legate all’uso sbagliato di tale tecnologia, si dovrà provvedere con una adeguata adozione di sistemi di sicurezza, che lo ricordo grazie all’ingegneria nucleare sono stati rivoluzionati nel mondo e oggi è grazie a quei metodi di indagine , organizzazione ecc… che ormai in tutti i settori scientifici si sono potuti fare passi in avanti, a volte enormi ecc.. non vedo in tal senso che un abuso di petrolchimica o la produzione di agenti chimici, come sempre articiciali, possa essere meno nociva di un tasso di radiazioni … speculare sulla natura di ciò che ti uccide per me non ha senso .. parlare invece di come usarla per migliorare la società e di come NON doverla usare e di come doverla gestire , e capire bene come viene gestita e con quali sistemi di sicurezza .. bè credo che qui sia la vera differenza e stia il succo della questione!
      Io non credo che tutti i morti per incidenti sul lavoro in impianti a combustione fossile, che all’anno nel mondo sono tantissimi .. e non voglio considerare in questo mio ragioanamento i morti in miniere di carbone .. possano dire che era meglio morire così che colà … e non credo che il materiale radiattivo di una centrale a combustibili fossili (perchè si si formano materiali radioattivi anche lì, nel caso non si sapesse! il cui tasso di radiazioni è superiore ben oltre a quello di soglia per oltre 600 anni) sia più bello o pulito di quell’altro … solo che se una turbina in una centrale nucleare in giappone và in panne .. praticamente tutte le testate giornalisitche (giustamente) ne parlano, ma non capisco invece allora perchè se questo accade per le centrali tradizionali combinate o a vapore .. a questo non lo dice nessuno, forse il giornaletto locale! .. quello che colpisce come sempre è che se lo si fà con scrupolo il giornalista allora il senso del dovere di cronaca diviene una cosa non solo giusta , ma anche veramente importante, se lo si fà sull’onda di una reazione emotiva della massa della popolazione per influenzarne il comportamento o per vendere più copie .. allora la cosa non è giusta e francamente è solo un modo per controllarla la popolazione , non per informarla!! io non tolgo niente alla gravità dell’incidente di Cernobyl e a tutti gli altri incidenti che hanno caratterizzato la storia del nucleare , e neanche voglio portare una particolare difesa di questi, un errore è sempre un errore e come tale và perseguito e vanno poste le giuste variazioni e cambiamenti per fare in modo che più si vengano a verificare tali errori, però un conto è far pagare un errore .. un conto è accanirsi contro un sistema in modo che lo si ingigantisca a dismisura solo per distruggerlo .. punto e basta!

    15. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Mi permetto solo una breve puntualizzazione.

      Il sito africano in cui 2 miliardi di anni fa si ‘accesero’ spontaneamente ben 17 (!) reattori nucleari NATURALI era quello di Oklo, nel Gabon.

      Questo secondo molti testimonia come meglio non si potrebbe che la fissione nucleare non l’ha inventata l’uomo, ma è un fenomeno assolutamente naturale (seppur non diffuso).
      Le misure sul sito inoltre hanno provato che le ’scorie’ non hanno causato alcun danno significativo, e che il plutonio si è spostato, nei millenni, soltanto di 3 metri! Tutto questo a riprova (ma non solo questo) dell’affidabilità della soluzione dello smaltimento in siti geologicamente stabili.

      Altro che elementi radioattivi artificiali: come al solito solo l’ignoranza è l’unica cosa davvero distruttiva…

      Per approfondimenti potete visitare il sito in cui è esposta la mia tesi di laurea:

      etd.adm.unipi.it/theses/available/etd-10152003-181233/unrest...

      (pag. 4-8,4-9)

      o anche il nostro articolo in merito:

      digilander.libero.it/pich2/Oklo.doc

    16. enrico73 scrive:

      Ebbene daniele,

      hai colto una peculiarità dell’impiantistica nucleare, quella di dover operare sempre e comunque in regime di “Total Quality”, al fine di garantire elevati standards affidabilistici e di sicurezza. Ciò a fronte di notevoli investimenti di risorse economiche in termini di costi di impianto, ampiamente bilanciati dai bassi costi di gestione (l’esatto contrario di ciò che avviene nelle centrali termoelettriche).

      Statisticamente la maggior parte dei guasti a carico di un impianto nucleare si verificano nella parte convenzionale, ciò a dimostrazione che il reattore in sè è una macchina molto affidabile; gli eventi iniziatori dei transitori incidentali spesso e volentieri si manifestano “a valle” del nocciolo, finendo col perturbare la reattività del nocciolo a causa dei stretti legami tra l’equilibrio neutronico e quello termo - idraulico.

      Io non sò in che mondo vivi tu ma in quello in cui viviamo noi vi sono nazioni che gestiscono reattori nucleari da decenni: quindi o è effettivamente possibile costruirli e farli funzionare in modo soddisfacente o in altri paesi vivono extraterrestri che hanno portato questa misteriosa tecnologia da qualche remota galassia !

      La radioattività , di qualunque origine essa sia, non è nè buona nè cattiva: è sicuramente pericolosa a seconda delle dosi impartite e delle modalità di irradiazione. Qualche anno fà un ministro della salute italiano propose una campagna di screening di massa per la prevenzione del tumore al seno : ebbene i radioprotezionisti calcolarono che la dose impartita in un così breve tempo e su un numero così elevato di individui avrebbe aumentato la probabilità statistica di insorgenza di tumore al seno !

      Sappiamo bene come chiudere il ciclo del combustibile nucleare: e sappiamo ancora meglio come si chiude quello dei combustibili fossili; ovvero direttamente nell’ambiente mediante l’emissione di milioni di metricubi di CO2.

      Lo smantellamento degli impianti nucleari è operazione già studiata in ogni suo dettaglio proprio dagli ingegneri della Sogin e dell’Ansaldo; è senz’altro vero che bisogna passare dalla teoria alla pratica. L’Italia può effettivamente cogliere una occasione unica giocando in anticipo sulle altre nazioni (in virtù dei suoi impianti spenti) accumulando esperienza e competenza che potrebbero poi avvantaggiarla in un futuro mercato del decommissioning internazionale che potrebbe rivelarsi attività assai qualificante e remunerativa.
      La “conditio sine qua non ” è però rappresentata dall’individuazione del sito unico nazionale per lo stoccaggio delle scorie: in sua mancanza si perderà l’ennesimo treno ……

    17. daniele scrive:

      Ciao Enrico.
      Anche se la pensiamo in maniera totalmente opposta c’é un dialogo assertivo, cioè il recepire le osservzioni dell’altro per arrivare a una sintesi, che tenga conto delle osservzioni della controparte.

      Io sono del 64 e solo da due anni ho iniziato a conoscere questa realtà (l’nergia nucleare). Ti posso assicurare che sono partito da zero e senza preconcetti. Forse il percorso che ho fatto mi ha in qualche maniera portato ad esere un antinuclearista convinto o forse come tutti mi sono fatto un mia opinione, la mia verità che non è assoluta dalle letture che ho fatto. Io sono partito dal studiare il poblema della gestione delle scorie e solo dopo mi sono avvicinato, per necessità interpretative, all’utilizzo dell’energia nucleare. Ho conosciuto le scorie e ho dovuto conoscere cosa le aveva prodotte.

      Forse una domanda che potresti farti è se sei veramente informato sulla questione della gestione delle scorie prodotte dalla fissione nucleare.
      Forse una domanda che potresti farmi è se ho mai chiesto informazioni ai diretti interessati.

      Perché non proviamo a scambiarci le informazioni partendo tu dalla testa (la centrale nucleare) ed io dalla coda (le scorie nucleari)?
      Io potrei darti un informazione sulla gestione delle scorie dalle quali partire per farti una tua opinione su quella questione. Tu potresti, visto che sai quali sono le mie maggiori critiche al processo nucleare, fare lo stesso con me. Ti assicuro che non ho nessun preconcetto.Chissà se tutti e due non ammorbidiamo i nostri punti di vista. Chissà che non sia l’inizio di un confronto democratico alla cui base ci sone dei fatti riconosciuti da tutti e due.

      Sei daccordo?

    18. Vittorio scrive:

      Per Daniele,
      non è assolutamente vero che nessuna nazione a realizzato il decommissioning di un impianto, negli USA ne sono stati smantellati vari soprattutto reattori di ricerca ma anche centrali commerciali (vedi Dresden 1), è vero invece che è difficile smantellare impianti di tipo gcr come la nostra centrale di Latina, infatti (se non erro) leggendo il piano di smantellamento vi è riportata la possibilità che qualora si presentassero difficoltà il recipiete del reattore con i vari internals in grafite venga lasciato in loco opportunamente schermato.

    19. daniele scrive:

      Ciao Vittorio.
      Ecco cosa scrive riguardo al decommissioning il ministro Bersani nel suo piano di disattivamento accelerato (20 anni) prsentato al parlamento il 14 dicembre 1999. Piano che darà origine agli indirizzi per Sogin.

      “Contrariamente a quanto forse generalmente ritenuto, lo smantellamento degli impianti nucleari non é ancora in una fase di studio concettuale o di ricerca e sviluppo in scala pilota, ma in vari Paesi ha da tempo raggiunto la maturità industriale.
      A dimostrazione di ciò, si citano alcuni esempi significativi.
      L’Agenzia per l’Energia Nucleare (NEA) dell’OECD ha da tempo promosso un
      programma di cooperazione internazionale sul “decommissioning” .
      Tale programma coordinato, cui partecipano 13 Paesi dell’OCSE, comprende 30
      impianti in disattivazione, di cui 20 reattori, 7 impianti di riprocessamento, 2 impianti di
      fabbricazione di combustibile, 1 impianto di produzione di radioisotopi.
      Per 19 progetti su 30, é stata scelta l’opzione “DECON” (disattivazione immediata), e 5
      di essi hanno già completato la fase 3 (rilascio incondizionato).
      Negli Stati Uniti, attualmente sono in fase di disattivazione 18 reattori.
      Come considerazione generale si può dire che la soluzione SAFSTOR (disattivazione
      differita) è stata pressoché l’unica soluzione adottata nel passato.
      In tempi più recenti, invece, si assiste ad un ricorso sempre più frequente alla soluzione
      DECON (disattivazione immediata). Questo cambiamento può essere motivato, oltre
      che dalla rapida evoluzione e maturazione delle tecnologie remotizzate e/o robottizzate di smantellamento, con conseguente drastica riduzione delle dosi occupazionali al personale, anche dal peso degli oneri dovuti al mantenimento della custodia sorvegliata e della manutenzione dei sistemi per un lungo periodo.
      Una conferma di questa motivazione può essere trovata nel fatto che la disattivazione
      immediata è quella prescelta per i siti dove è presente un unità singola, mentre nei siti
      multiunità viene prevalentemente adottata la disattivazione differita, potendo utilizzare, in questo caso, per la custodia sorvegliata, le risorse già presenti sul sito per l’esercizio delle altre unità .”

      Poi conclude

      “In Germania, attualmente sono in disattivazione 16 reattori (4.000 MWe), e 1 reattore
      (1.300 MWe) é in arresto in attesa di decisioni. Particolare attenzione merita il caso delle 5 centrali di tipo WWER di Greifswald (exDDR).Si tratta di 5 unità da 440 Mwe ciascuna, entrate progressivamente in produzione nell’ex DDR dal 1974 (la prima) al 1989 (l’ultima).
      Nel 1990, a seguito dell’unificazione tedesca, e a valle di un’analisi comparativa tra le
      opzioni: adeguamento agli standards occidentali - chiusura definitiva, venne scelta
      quest’ultima.
      Dal 1991, é iniziato il programma di smantellamento, che, in base all’opzione scelta
      (disattivazione immediata), dovrà riportare al rilascio incondizionato del sito di
      Greifswald nel termine complessivo di 15 anni. E’ questo, attualmente, il più rilevante progetto di “decommissioning” in atto su scala mondiale.”

      Nel 1999 nessuno aveva ancora fatto decommissioning. Anche adesso, 2006, nessuna nazione a fatto a pezzi una centrale e là inscatolata.

      Se mi porti info certe (con date e altro come ho fatto io) sono disponibilissimo ad accettarle.

    20. Marco Calviani scrive:

      Per Vittorio: a quanto mi risulta Dresden 1 non e’ stata ancora smantellata completamente ma soltanto posta in stato di SAFSTOR, in quanto inserita in un sito di produzione in cui ci sono ancora due impianti BWR in funzione.

      Per Daniele: la lista di impianti propriamente “decommissioned” non e’ lunga e pochi sono gli impianti significativi pero’ ….. (nella lista ci sono soltanto i reattori commerciali, ho volutamente tralasciato quelli di ricerca/prototipi e tutti gli impianti relativi al ciclo del combustibile)

      JPDR-II BWR 10 MWe (Tokai - Giappone) (1963-1982)
      Lucens CNL HWGCR 9 MWe (Svizzera) (1968-1969)
      Elk River BWR 22 MWe (USA) (1964-1968)
      Argonne EBWR BWR 5 MWe (USA) (1956-1967)
      Fort St Vrain HTGR 330 MWe (USA) (1979-1989)
      Shippingport PWR 60 MWe (USA) (1957-1982)
      Carolinas CVTR PHWR 17 MWe (USA) (1963-1967)
      Pathfinder test reactor BWR 59 MWe (USA) (1966-1967)
      Shoreham BWR 809 MWe (USA) (1985-1989)

      A questa lista va aggiunto anche - parzialmente - il reattore Trojan (PWR - 1180 MWe, USA) il cui sito e’ stato rilasciato (nel 2005) tranne che per la zona di fuel storage.

      ciao,
      m

    21. enrico73 scrive:

      Ciao Daniele,

      se non erro, nel mio secondo intervento ti ho accordato la mia disponibilità nel fornirti chiarimenti e informazioni circa il funzionamento di un impianto nucleare; ciò in virtù delle conoscenze che ho maturato in lunghi e faticosi anni di studio; non mi ritengo in ogni caso depositario di verità assolute e incontestabili, nè tantomeno posso vantare esperienze pratiche tali da ricoprire il ruolo di un autorevole cattedratico.

      Non è mia intenzione nè pretesa cambiare le tue opinioni, tra l’altro frutto di un lavoro di documentazione personale; però un conto è un antinuclearismo supportato da dati e riscontri concreti, altra cosa la retorica disfattista puntellata da “cadute di stile” quali “elementi radioattivi artificiali mortali” o “il più grande incubo dell’uomo”.

      La gestione delle scorie nucleari è un tema di scottante attualità ma anche una delle problematiche più severe con cui l’ingegneria nucleare si trova ad aver a che fare; nei corsi di laurea specialistici italiani essa potrebbe non essere trattata in maniera esaustiva in mancanza di oggettive esperienze pregresse di un industria nucleare italiana che di fatto non c’è più (o che tenta di riacquisire competenze come nel caso della rediviva Ansaldo Nucleare).

      La realtà è che vi sono abitanti di comuni italiani che attendono (devo dire con estrema dignità ma con legittima, crescente preoccupazione) quale sarà il destino delle scorie ora stoccate nelle piscine di raffreddamento o in depositi temporanei presenti sul loro territorio di residenza.
      Tali risposte debbono venire in primis dagli amministratori pubblici, nazionali e locali, cui l’ordinamento democratico affida il ruolo di effettuare scelte nell’interesse dell’intera collettività , scelte che presuppongono il parere degli esperti ma anche il coinvolgimento dell’opinione pubblica la cui informazione dovrebbe avvenire in un clima di onestà intellettuale e non sotto la spinta irrazionale ed emotiva “dei pericoli in agguato”.

      In un contesto del genere trovano la propria sede naturale i tuoi sforzi di documetazione e divulgazione purchè divengano patrimonio condiviso dal maggio numero di persone e non uno dei tanti temi delle nostre “schermaglie” dialettiche.

      Se non lo hai ancora fatto, metti a disposizione i tuoi contributi sul sito di Zona Nucleare o Archivio Nucleare; sarò ben lieto di esaminarli e magari di apprendere qualcosa di nuovo.

      Posso solo anticiparti una cosa: le scorie prodotte dagli impianti nucleari italiani dovranno, dopo il costoso trattamento all’estero, tornare in Italia ed esser stoccate in maniera “sicura”; allo stato attuale non so dirti come e soprattutto dove, ma ciò andrà fatto, senza allarmismi ma con determinazione e mediante scelte, sottolineo, condivise.

      A proposito di avanzati piani di decommissioning attualmente in corso puoi visitare il seguente sito:

      http://www.maineyankee.com/

    22. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      salve a tutti
      mi collego a quanto scritto poco sopra da enrico73 e volevo segnalare che se avete materiale\documentazione da mettere a disposizione per gli altri utenti potete anche usare direttamente il forum e aprire direttamente voi nuovi approfondimenti
      http://www.nuclearmeeting.com/forum/
      se si riuscisse a creare una comunità di utenti sul forum si potrebbe iniziare anche più seriamente ad affrontare questi argomenti e colmare quel gap informativo che caratterizza l’ italia

    23. Vittorio scrive:

      Per Marco Calviani,
      hai ragione per Dresden 1 avevo preso per buona una notizia riferitami da una persona ma siccome avevo dei dubbi dopo aver scritto il commento ho crontollato sul sito della exelon (www.exeloncorp.com) ed effettivamente è come dici tu. Mentre Argonne ebwr che tu riporti come commerciale credo invece sia un reattore sperimentale (experimental boiling water reactor) anche io credevo fosse una centrale commerciale poi controllando bene ho visto che Argonne è un centro di ricerche che era gestito dalla General Electric e nel quale venne messa a punto la filiera bwr il cui prototipo era il reattore Borax.La centrale di Lucens era anch’essa sperimenale ma a causa di prblemi in alcune tubazioni venne fermata dopo pochi giorni di funzionamento, si trattava di un progetto completamente svizzero ed era sita in una grotta, se hai qualche altra informazione su questa centrale ti sarei grato se me la facessi sapere.
      Saluti.

    24. daniele scrive:

      Ciao Enrico. In effetti ho scritto qualcosa e l’ho inserito in zonanucleare. Non è molto visibile ma eccoti l’indirizzo. Ci troverai anche due tesi sullo smantellamento oltre alla mia ricerca.
      E’ l’analisi del decreto 314 che voleva realizzare a Scanzano il deposito nazionale e una denuncia degli errori che ha fatto la SOGIN da quando è diventato presidente e commissario delegato il generale Carlo Jean.

      Ecco l’indirizzo

      http://www.zonanucleare.com/complementi/tesi_ricerche.htm

      il documento si intitola: “il deposito radioattivo” e spero veramente di poterne parlare con te.

      Sono sicuro che questa nostra contrapposizione dialettica porterà tutti e due a sorpassare le nostre paure e a fornirci un’informazione il più oggettiva possibile.
      Andrò sicuramente a vedere il sito che mi hai proposto per il decommissioning.

      Se ti và bene possiamo prenderci qualche giorno per leggere e poi parlarne.
      Propongo di ritrovarci su questo argomento mercoledi.

      Buona domenica.

    25. enrico73 scrive:

      Ciao Daniele,

      ho provveduto a scaricare il tuo documento; per completezza d’informazione sappi che una delle due tesi ospitate è la mia.
      Direi, se per te va bene, di accogliere l’invito dell’Amministratore e aprire una discussione sul forum di Nuclearmeeting, in modo di dare spazio eventualmente ad altri contributi.
      Ti lascio l’onore di iniziare la discussione; mi piacerebbe sapere qual è stato il preciso motivo che ti ha spinto a fare questa ricerca.
      No sò se per mercoledì avrò letto l’intero articolo: al limite lo focalizzeremo un capitolo alla volta.

      Ci vediamo sul forum !

      Buona domenica anche a te.

    26. givegiugio scrive:

      SOStenibilità ed ADS al Torio per TRAsmutazione SCOrie: IN LOCO!

      Le storiche “Pile Atomiche”(*) purtroppo usate per produrre Uranio arricchito e Plutonio, per le “bombe”, Semplicistica REAZIONE alla follia Nazista, oltre al genocidio ad Hiroshima e Nagasaki

      e recente disatro di Chernobyl con gli -Attuali Reattori Nucleari a Fissione-, lasciano, soprattutto per Gli Americani e Russi,

      abbondanti Scorie Pericolose purtroppo trattate solo Passivamente, stoccandole in zone desertiche Energy Information Administration (EIA).

      Ebbene avevo cercato di farmi spiegare dall’EIA, di che uso facevano del TORIO Th 90-232,0381 e mi avevano risposto che lo usavano solamente in un reattore “troppo” veloce per rallentarlo e renderlo meno “critico”.

      Non conoscevano l’utilizzo mondiale degli ADS TRASCO Accelerator Driven System per TRAsmutazione SCOrie

      Allora chiesi di potere contattare i loro Studiosi e mi inviarono le @mail di tre Scienziati:

      Mai risposto alle mie lettere e gli Americani continuano ad inquinare almeno Il Loro Paese nonostante la environmental investigation agency (eia) altro sito Internazionale questo: da vedere.

      .

      COMUNQUE nei tempi brevi:

      - Parrebbe assodato che Conviene produrre Energia con sistemi ECOLOGICAMENTE SOStenibili e Vari: Solare, Solare Termodinamico, Eolico, Geotermico, Correnti Marine e poco più

      - Parrebbe assodato che Non conviene produrre Grandi Quantità di Energia con il nucleare di fissione.

      - Parrebbe assodato Che occorrerebbe TRAsmutare le SCOrie Nucleari Residue con Sistemi ADS (Accelerator Driven SYstem)Con Torio e Piccole Quantità di Scorie per volta: Sempre nettamente sul Sottocritico!

      - Parrebbe assodato Che LE SCORIE RADIOATTIVE DOVREBBERO ESSERE TRATTATE, CON ADS TRASCO, NEI LOCI DI PRODUZIONE ORIGINARIA! giammai folli discariche nazionali!?!

      .

      Buon LAVorare: mancano i link sono su:

      fainotizia.radioradicale.it/2006/12/26/le-lezioni-della-stor...

      .

      FraternALmente

      .?. !. GiVe GiuGio

      .

      (*) Attuali Reattori Nucleari a Fissione

      (**) Accelerator Driven System per TRAsmutazione SCOrie

    27. Vittorio scrive:

      Secondo me sarebbe meglio scrivere i commenti in modo comprensibile, non pretendo l’utilizzo di “raffinatezze linguistiche”, però “loci”(luoghi) vorrei sapere se sia stato utilizzato come plurale del termine latino “locus” (luogo) oppure se si tratta di un infelice errore……

      Saluti e buone feste a tutti……………………………………

    28. givegiugio scrive:

      Ciao Vittorio

      Grazie per la puntualizzazione. Ma loci da “locus loci” sarebbe più descrivente la situazione per voi ESPerti.
      Hai capito benissimo. Spero che sia chiaro anche, il problema della TRAsmutazione SCOrie come Neutralizzazione Attiva da evidenziare con una applicazione Frammentata Topica dove si trovano originariamente le scorie.
      In luogo della folle idea di discariche nazionali soprattutto in Italia (mai spostare troppo gli escrementi fertili).

      TRAsmutazione SCOrie con il progetto TRASCO da Evidenziare, di IMPIANTO NEI LUOGHI LIMITATI DI TOPICA ORIGINARIA PRODUZIONE SCORIE.
      http://trasco.lnl.infn.it/

      LAVorare per LA NEUTRALIZZAZIONE ATTIVA delle Scorie per una SOStenibile EcoFormAzione degli Habitat Variamente compositi di:
      Umani Animali Vegetali Cose Fisiche e Cose Astratte
      (Cose Astratte come Leggi dello Stato e Trattati di EcoFormAzione SOStenibile, VALIDI STORICAMENTE PER SEMPRE)
      Con Ciascun ELEMENTO, ComponENTE Anche Individuale: FONDANTE LA UNIVERSALITA’ .?. !.
      Nel preparare anche la Radioprotezione, Terremmo conto degli habitat interessati con tutte le Varietà Universali .?. !.

      Mettereste una nuova discussione al riguardo ?

      BUON NUOVO ANNO 2007

      FraternALmente
      .?. !. GiVe GiuGio

      Giuseppe Verri

      ISTI - CNR
      Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione
      “Alessadro Faedo”
      via Moruzzi, 1

      56124 - PISA

    29. Marco Calviani scrive:

      Salve,
      vorrei sottolineare che il progetto congiunto INFN-ENEA TRASCO in realta’ non esiste piu’ come originariamente pensato. Quello che verra’ probabilmente realizzato e’ soltanto l’iniettore di protoni da 5 MeV ad alta intensita’, che, evidentemente, verra’ utilizzato per altri (variegati) scopi all’interno del laboratorio e non per la trasmutazione di scorie.

      Sebbene il significato del tuo post non mi sia molto chiaro, vorrei far notare come, nella situazione attuale, non sia molto proponibile il pensare di installare, sul sito di un impianto nucleare esistente, un acceleratore di particelle da 1 GeV (all’incirca l’enegia che viene richiesta al fine di avere una buona “neutronica” nel core sottocritico) piu’ il core stesso; tanto piu’ che il combustibile per questi impianti richiede uno speciale trattamento, non facilmente attuabile con la tecnologia industrialmente sviluppata.

      Cordialmente,
      Marco

    30. givegiugio scrive:

      PULITA TECNOLOGIA DEL TORIO ED AUTOESTINZIONE VECCHI LAVORI DI FISSIONE INQUINANTI .?. !.

      In tutto il Mondo, Stanno lavorando alla attuazione di ADS Accelerator Driven System Per LA TRAsmutazione SCOrie Radioattive.
      SCORIE da Neutralizzare piucche incenerire sullo stile USA. USA che usano il Torio solo come “rallentante” per i pochi reattori “super veloci” di fabbricazione di poche grandi multinazionali.
      Gli interessi Finanziari dissociati, sono evidenti. Come smettere la folle corsa all’utilizzo dell’Uranio.?. !. Come cominciare una nuova Epoca del Torio e della NEUTRALIZZAZIONE SCORIE radioattive anche ospedaliere .?. !.
      Le scorie radioattive da Trattare ATTIVAMENTE per RIPRISTINARE una sana vita in sani Habitat .?. !.
      .

      LAVorare per LA NEUTRALIZZAZIONE ATTIVA delle Scorie (da reintrodurre in Natura) per una SOStenibile EcoFormAzione degli Habitat Variamente compositi di:
      Umani Animali Vegetali Cose Fisiche e Cose Astratte
      (Cose Astratte come Leggi dello Stato, Trattati di EcoFormAzione SOStenibile, VALIDI STORICAMENTE PER SEMPRE ed InFormAzioni di Contenimento prudente sugli Studi e LAVori contemporanei .?. !.)
      Con Ciascun ELEMENTO, ComponENTE Anche Individuale: FONDANTE LA UNIVERSALITA’ .?. !.
      Nel preparare anche la Radioprotezione, Terremmo conto degli habitat interessati con tutte le Varietà Universali .?. !.
      .

      Si capisce(?) che siamo tutti interessati alla FONDAZIONE di queste Epoche della Nostra UniverSALità ? Tutti: Umani Animali Vegetali Cose Fisiche e Cose Astratte!
      Evitiamo Inquinamenti ambientali che potrebbero richiedere dissolvenze incrociate con ripartenze in Epoche Precedenti in Tutto il Nostro Cronotopo In FormAzione.
      I Veri interessi VITALI sono LA VIVIBILITA’ IN HABITAT NATURALI o/e di EcoFormAzione.

      Di Nuovo BUON NUOVO ANNO 2007

      FraternALmente
      .?. !. GiVe GiuGio

      Giuseppe Verri

      ISTI - CNR
      Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione
      “Alessadro Faedo”
      via Moruzzi, 1

      56124 - PISA

    31. Marco Calviani scrive:

      givegiugio dice:
      “USA che usano il Torio solo come “rallentante” per i pochi reattori “super veloci” di fabbricazione di poche grandi multinazionali.”

      Spero vi rendiate conto che, se per “rallentante” si intende moderatore di neutroni, questa affermazione ha veramente poco senso: senza entrare troppo nel dettaglio per valutare la “bonta’” di un moderatore vengono introdotte due quantita’, che sono il rapporto di moderazione (proporzionale al rapporto fra la sezione d’urto di diffusione e quella di assorbimento) e la capacita’ di rallentamento (proporzionale al prodotto delle sezione d’urto di diffusione e la densita’ atomica). Proprio per come sono definite, queste grandezze caratterizzano un buon materiale moderante se entrambe hanno un valore elevato. Nel caso del Torio (e anche dell’Uranio) questi valori sono svariati ordini di grandezza piu’ bassi rispetto a quelli di moderatori tipici come H2O, D2O oppure grafite (C), rendendoli inadatti per l’utilizzo come moderatori di neutroni. Essi invece, con le dovute differenze, possono (sono nel caso dell’U) essere utilizzati come combustibile.

      Tengo a sottolineare poi che gli Stati Uniti non hanno, al momento, alcun reattore funzionante con neutroni veloci. L’ultimo che e’ stato disattivato e’ stato la “Fast Flux Test Facility” nel complesso di Hanford, Washington, e che nessun paese, o multinazionale, ha realizzato uno standard di filiera per la vendita di reattori veloci, come puo’ essere nel caso di reattori ad acqua pressurizzata o bollente, dove effettivamente esistono poche grandi aziende che forniscono l’impianto. Quelli che esistono oggi sono impianti sperimentali o poco piu’ (anche se (piu’ o meno funzionanti, vedi ad esempio Phenix).

      Cordialmente,
      marco

    32. givegiugio scrive:

      Ebbene Dottor Marco Calviani

      Ha senso “briding” per l’Uranio e Plutonio se vuoi la precisione. Così si era espressa la EIA americana.
      Del resto bisogna rendersi conto delle implicazioni NATURALI dell’Utilizzo dell’Uranio:
      - Uranio impoverito e plutonio per la Natura tutta ?! che le generazioni future saranno, comunque, costrette a neutralizzare attivamente (come preventivano anche famosi romanzi di fantascienza:non dimentichiamo le lezioni di Jules Verne!)
      - Non dimentichiamo i danni genetici irreversibili per contaminazione ambientale, non solamente all’Umanità : anche Animalità e VegetalitÃ
      - Se vogliamo che i nostri discendenti siano vitali diamoci da fare ad usare una TRAsmutazione SCOrie con ADS Accelerator Driving System AL TORIO e nettamente sottocritici con piccoli quantità di scorie per volta e NEI LUOGHI DI DEPOSITO ORIGINARIO che in genere sarebbero adatti ad accogliere gli impianti di NUOVI ADS :

      ABBANDONIAMO LA FISSIONE TRADIZIONALE E IN PRIMA ISTANZA NEUTRALIZZIAMO LE VECCHIE SCORIE TRASMUTANDOLE

      I Veri interessi VITALI sono LA VIVIBILITA’ IN HABITAT NATURALI o/e di EcoFormAzione.

      Di Nuovo BUON NUOVO ANNO 2007

      FraternALmente
      .?. !. GiVe GiuGio

      Giuseppe Verri

      ISTI - CNR
      Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione
      “Alessadro Faedo”
      via Moruzzi, 1

      56124 - PISA

    33. Marco Calviani scrive:

      “Ha senso “briding” per l’Uranio e Plutonio se vuoi la precisione. Così si era espressa la EIA americana”
      Bhe’ allora mi sembra tutta un’altra cosa.

      Il ciclo di combustibile al torio utilizza torio-232 (abbondante in natura) come combustibile fertile e uranio-233 (il torio-232 subisce cattura n,gamma e produce, decadendo beta, Pa-233 che a sua volta decade beta in U-233) come combustibile fissile. Come e’ ovvio il torio da solo non e’ un combustibile vero e proprio, nel senso che necessita di neutroni molto energetici (> 1 MeV) per subire fissione. Facendo due conticini semplici si evince come questo materiale, non possa efficacemente essere utilizzato per realizzare una massa critica. Nel caso degli ADS, protoni di alta enegia (~1 GeV) provenienti da un acceleratore producono neutroni mediante processo di spallazione su materiali molto pesanti (piombo, mistura piombo-bismuto liquida). Questi neutroni sono utilizzati per produrre (nel suddetto modo) U-233 e promuovere la fissione di quest’ultimo. In questi sistemi c’e’ una significativa possibilita’ di sostenere una reazione a catena che puo’ essere (piu’ o meno) facilmente fatta convergere, ed utilizzata sia per la generazione di energia che per la distruzione degli attinidi (che in questo ciclo vengono prodotti per multiple catture parassite in modo molto inferiori rispetto ai reattori critici) prodotti in abbondanza con il ciclo U/Pu.

      Tuttavia questo si scontra con un costo molto piu’ elevato per la fabbricazione del combustibile, dovuto anche alla maggiore radioattivita’ del U-233 rispetto al U-238+U-235 (4 ordini di grandezza inferiore), alla tecnologia per il riprocessamento, ancora non totalmente sviluppata ed anche al rischio di proliferazione con l’U-233 dovuto alle migliori “qualita’” neutroniche se comparato con l’U-235 (ad esempio la massa critica richiesta e’ inferiore, tuttavia pone maggiori problemi di radioprotezione). Da notare che il 15 Aprile del 1955 durante l’Operazione “Teapot” nel NTS e’ stata detonata una bomba U-233/Pu (la prima).

      Cordialmente,
      Marco

    34. Giuseppe Verri scrive:

      Le Lezioni della Storia e dei Protagonisti di SEMPRE, Veri LAVoratori, anche poco conosciuti Questa Volta .?.

      Notizia inviata da givegiugio (13) 4 giorni 1 ora fa su:
      fainotizia.radioradicale.it/2006/12/26/le-lezioni-della-stor...

      Voglio ricordare la fulgida immagine dello Scienziato di via Panisperna Franco Rasetti che seppe ridefinirsi SCIENZIATO NATURALISTA producendo opere di botanica sulla flora alpina e paleontologia nei lunghi sessanta anni di vita, dei suoi cento ed oltre, dopo i primi quaranta dove si era affermato nella ricerca sull’atomo ed i raggi cosmici.

      Franco Rasetti. eventualmente cercare in rete

      “Rasetti fu l’unico che si rifiutò di collaborare al progetto della bomba a fissione per ragioni morali” [A, pp. 36-37].

      Rifugiatosi in Canada, aveva impiantato un laboratorio per svolgere ricerche prima in fisica nucleare e successivamente sui raggi cosmici.

      Contattato per entrare a far parte di un gruppo di fisici britannici che sarebbero poi stati assorbiti nel progetto Manhattan, declinò l’offerta:

      “ci sono poche decisioni mai prese nel corso della mia vita - scrive Rasetti - per le quali ho avuto un minor rimpianto.

      Ero convinto che nulla di buono avrebbe potuto scaturire da nuovi e più mostruosi mezzi di distruzione,

      e gli eventi successivi hanno confermato in pieno i miei sospetti.

      Per quanto perverse fossero le potenze dell’Asse, era evidente che l’altro fronte stava sprofondando a un livello morale (o immorale) simile nella condotta della guerra,

      come testimonia il massacro di 200000 civili giapponesi a Hiroshima e Nagasaki”.

      Del tutto “disgustato per le ultime applicazioni della fisica”, Rasetti decise di abbandonare la fisica e dedicarsi a ricerche di biologia e geologia

      (e divenne un grande specialista, pubblicando memorie di paleontologia e una grande monografia sulla flora alpina).

      La condotta di Rasetti fu quasi messa in ridicolo da molti suoi colleghi:

      Amaldi in una lettera a Fermi del 5 luglio 1945 parla di “un particolare processo di isolamento psichico del nostro amico”

      e sollecita Fermi ad intervenire per costringerlo a dimettersi dalla cattedra di spettroscopia che ancora occupava a Roma

      (“non vediamo la ragione di avere un professore di spettroscopia che abita a circa 6000 miglia cercando trilobiti”).

      Eppure Rasetti aveva le sue buone ragioni: come scrive in una lettera a Enrico Persico

      “tra gli spettacoli più disgustosi di questi tempi ce ne sono pochi che uguagliano quello dei fisici che lavorano nei laboratori

      sotto stretta sorveglianza dei militari per preparare mezzi più violenti di distruzione per la prossima guerra”.

      Il Messaggero-7 DICEMBRE 2001: -E’ morto, a 100 anni, l’ultimo “ragazzo di via Panisperna”-:
      http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/011207b.htm

      .

      FraternALmente

      .?. !. GiVe GiuGio

      PS

      http://www.ecofantascienza.it/main.html

      Il difetto delle attuali politiche ambientali è che spesso agiscono solo sui sintomi (dei disastri ambientali) anzichè sulle cause. Adesso però esistono, o sono a portata di mano, le tecnologie e le conoscenze per affrontare in maniera efficace i principali problemi che affliggono il nostro pianeta.

      http://www.enea.it

      http://www.enea.it/com/solar/linee/vantaggi.html

      ——————————————————————————–

      Le tecnologie disponibili

      La produzione di energia elettrica da solare termodinamico è stata sperimentata e dimostrata utilizzando diverse tecnologie di raccolta e concentrazione della radiazione solare.

      Per la produzione di energia da immettere in rete vengono utilizzati:

      sistemi a collettori parabolici lineari

      sistemi a torre

      mentre per la produzione destinata a piccole comunità isolate sono utilizzati i sistemi a concentrazione puntiforme (specchi parabolici).

      Il sistema progettato dall’ENEA combina le due tecnologie dei sistemi a collettori parabolici lineari e dei sistemi a torre e prevede una serie di profonde innovazioni che permettono di superare i punti critici di entrambe.

      ENEA-INFN PROG.TRASCO: TRAsmutazione SCOrie

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