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EDF compra British Energy

24 Settembre 2008 di Amministratore

Oggi 24 settembre i consigli di amministrazione dell’ inglese “British Energy” e della francese “EDF” (Électricité de France) hanno annunciato di aver raggiunto un accordo che porterà all’ acquisizione di “British Energy” da parte di “EDF”.

L’ operazione prevede un costo di circa 15 miliardi di euro e, dopo questa operazione, EDF controllerà otto impianti nucleari presenti sul territorio della Gran Bretagna.

L’ offerta di acquisto è stata fatta più precisamente dalla società “Lake Acquisitions Limited” (interamente controllata da EDF) sulla totalità del capitale sociale di “British Energy”.



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  • 7 Commenti a “ EDF compra British Energy”

    1. egisto scrive:

      15 milioni di euro ????

    2. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      egisto hai ragione,

      correggo con “15 miliardi di euro”.

      grazie!

    3. daniele scrive:

      Pur di poter costruire centrali Areva si è fatta carico della gestione delle vecchie centrali inglesi.

      Ha speso 15 miliardi di euro ma con 5 centrali ne prenderà 20 di milardi.

      Visto che ha fatto un favore al governo Inglese facendo entrare nelle sue casse denaro fresco chissa che accordo c’é per lo smantellamento delle vecchie!

      Per adesso Areva sta costruendo un impianto in Finlandia in rimessa e uno in casa (EDF) con problemi.

      Certo a stretto accordi a destra e manca per costruirner degli altri, con la Cina per esempio, ma per poter dire che sta effettivamente costruendo centrali nucleari ha dovuto comprarsi l’azienda nucleare Inglese.

      Mi domando perché non si è limitata ad offrire le sue centrali. Che gli inglesi gli abbiano detto che se voleva costruire nuove centrali doveva rottamargli le vecchie?

    4. Edoardo scrive:

      Per adesso Areva sta costruendo un impianto in Finlandia in rimessa e uno in casa (EDF) con problemi

      La presunta “rimessa” sulla realizzazione dell’impianto in Finlandia è dovuto (come già detto in altre discussioni) a l’aggiunta della terza cupola in cemento armato dell’edificio reattore. questo per portare ad altissimi livelli di sicurezza in caso di attentati terroristici od altro: o non la menano sempre (gli antinuclearisti) col dire che il nucleare dev’essere sicuro?
      I problemi alla costruenda centrale a Flamnville (anche questo detto ed analizzato in passato) era dovuta ad un’anomalia all’ armatura in ferro dell’ isolotto su sui poggerà il reattore nucleare (fine maggio 2008). A parte il fatto che il problema è stato risolto e i lavori sono ripartiti circa un mese dopo(fonti ASN), questo dimostra solo che i controlli funzionano, vengono fatti in maniera seria e rigorosa e la popolazione e gli organi competenti sono stati avvisati tempestivamente.

      Visto che ha fatto un favore al governo Inglese facendo entrare nelle sue casse denaro fresco chissa che accordo c’é per lo smantellamento delle vecchie!Eh, eh, eh!… Daniele è sempre alla ricerca di sporchi affari, maneggiamenti e sprechi alla “Sogin”…

    5. Pietruccio scrive:

      A proposito di politiche energetiche internazionali, mi è arrivata questa mail (da un mio amico ambientalista) sulla Svizzera. A me sembra una panzana anche perchè non ho visto sul sito dell’ufficio per l’energia svizzero niente di simile.

      Qualcuno ne sa qualcosa?

      ____________________

      it.groups.yahoo.com/group/radicali-piemonte/message/15387

      Da Internazionale n 765, autore Marco Morosini, politecnico federale di Zurigo

      E’ un obiettivo ambizioso da realizzare entro il 2050: garantire a un paese industrializzato tutti i beni e i servizi di cui ha bisogno usando la stessa quantità di energia per abitante che usava negli anni ‘60.
      10 anni fa, adottando l’idea guida della “Società a 2000 watt”, la Svizzera ha accettato la sfida : la Confederazione punta ad abbattere i consumi energetici passando dall’attuale consumo di energia (non solo elettrica) di 6000 watt per abitante , risparmiando cioè due tonnellate di petrolio equivalente all’anno per abitante. Di questi 2000 watt, 1500 verranno prodotti con energie rinnovabili e solo 500 con combustibili fossili, in modo da ridurre le emissioni di CO2 a una tonn. annua per abitante.
      E’ realistico un obiettivo del genere in un mondo che consuma sempre più energia? In un’epoca in cui quasi tutti gli economisti e i mezzi di comunicazione sono convinti che per garantire il benessere delle persone si debba per forza aumentare i consumi energetici, anche dei paesi più ricchi? In Svizzera sono in molti a pensare di sì: i due politecnici federali, cinque dei più importanti istituti di ricerca della Confederazione, l’ente federale dell’Energia e molti enti locali, ta cui le città di Berna, Basilea e Zurigo. Anche il governo federale, che ha redatto la sua “strategia di sviluppo sostenibile” sulle linee guida della “società a 2000 watt”, pensa che la sfida si possa vincere.
      In realtà, l’obiettivo dei 2000 watt implica 3 sfide, una tecnologica, una politica e una culturale. Riportare la Svizzera ai livelli di consumo energetico degli anni ‘60 senza perdere benessere vuol dire ridurre gli sprechi d’energia primaria usando le tecnologie migliori. Oggi l’uso medio di energia pro capite nel mondo è di 2000 watt: in Bangladesh è di 500 watt, in Europa di 6000, in USA di 12000.. Il tetto di 2000 esprime implicitamente la necessità di equiparare i consumi energetici a livello mondiale: una grande sfida politica. Infine, associare la riduzione di un bene materiale all’idea di progresso vuol dire ribaltare la mentalità su cui almeno da 50 anni abbiamo costruito la nostra società.
      L’ostacolo principale all’autolimitazione dei consumi è di tipo culturale: la contraddizione tra efficientismo e edonismo. Per ora, l’idea di una società a 2000 watt si basa molto sui watt e poco sulla società. E’ un progetto nato in una scuola di ingegneria, ideato da scienziati che sanno come migliorare le tecnologie e ridurre i consumi energetici . Ma l’aumento della domanda di servizi, che fa crescere i consumi energetici, dipende da fattori psicologici, culturali, e commerciali. La promessa di una società a 2000 watt “senza rinunciare al benessere” sembra implicare la stabilità dei desideri umani. I desideri, invece , crescono sull’onda di due spinte diverse. Da un lato c’è il miglioramento delle tecnologie con la loro maggiore ecoefficienza, che rendono più accessibili servizi un tempo riservati a pochi. Dall’altro c’è la pressione culturale, la moda, la tendenza generalizzata a emulare i ricchi, un’industria pubblicitaria da 1000 miliardi di euro all’anno che pervade la vita quotidiana. Gli scienziati possono anche rendere i viaggi spaziali cento volte più efficienti di oggi, ma se questo svilupperà un turismo spaziale di cui prima non si sentiva il bisogno, i consumi energetici continueranno a aumentare. Senza ecosufficenza, cioè senza rinunciare non solo ai viaggi spaziali, ma a una parte dei servizi a cui oggi siamo abituati, l’ecosufficienza non basterà anzi, potrebbe risultare controproducente.
      Se vogliamo raggiungere l’obiettivo dei 2000 watt nei paesi industriali, dobbiamo smettere di investire miliardi per creare desideri e trasformarli in bisogni. Se vogliamo raggiungere l’obiettivo della ecosostenibilità, nei prossimi 40 anni dobbiamo imparare a essere felici senza pretendere più energia degli altri abitanti del pianeta.

    6. egisto scrive:

      Caro Pietruccio,

      l’idea della società a 2000W è reale, quello che non mi risulta è che sia fondata su 1500W di rinnovabili e che escluda il nucleare (non dimentichiamo che la Svizzera ha l’idroelettrico e che le nuove rinnovabili giocano comunque un ruolo modestissimo e che si tratta essenzialmente di un programma di efficienza energetica).
      Vedi questa pubblicazione del Paul Scherrer Institute:

      http://gabe.web.psi.ch/pdfs/Energiespiegel_18e.pdf

    7. Pietruccio scrive:

      x Egisto

      Grazie mille

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