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Centrali nucleari all’ interno di una caverna in una montagna?

18 Giugno 2007 di Amministratore

Sulla rivista settimanale “Panorama” (numero del 14 giugno 2007) c’è un breve articolo di Luca Sciortino su una soluzione alternativa per costruire nuove centrali nucleari.

L’ articolo (dal titolo “Nuove soluzioni per il nucleare”, pag 76) presenta l’ idea di Susanna Antignano e Sergio D’ Offizi (due ricercatori della Sogin), i quali hanno ideato il progetto di una centrale termonucleare da costruire all’ interno di una caverna in una montagna. Affiancato alla centrale poi sarebbe progettato (sempre dentro la montagna) un deposito per i rifiuti radioattivi.

Questa alternativa soluzione costruttiva prevederebbe diversi aspetti positivi:
- completa sicurezza da eventuali attacchi aerei (tutte le strutture sensibili sarebbero infatti sottoterra dentro la montagna e questa resisterebbe anche all’ impatto di un aereo carico di esplosivo)
- diminuzione dei problemi e dei costi di smantellamento alla fine della vita della centrale (lo smantellamento si effettuerebbe con il riempimento della caverna e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi verrebbe fatto nella caverna stessa)
- il costo delle opere di scavo per realizzare la caverna per inserire il reattore dentro una montagna è simile al costo di costruzione di una “cupola”.

L’ articolo presenta anche il parere del fisico nucleare Carlo Bernardini secondo cui l’ idea sarebbe eccellente.

AGGIORNAMENTO
Sulla numero successivo del settimanale “Panorama” (numero del 21 giugno 2007) a pag. 200 è riportata una breve precisazione di David Veller (responsabile comunicazione della Sogin) infatti Sogin precisa di essere estranea all’ iniziativa e che i due ricercatori l’ hanno realizzata a titolo personale.



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  • 11 Commenti a “ Centrali nucleari all’ interno di una caverna in una montagna?”

    1. Marco Calviani scrive:

      ….. diciamo che non e’ proprio una “novita’”: gia’ l’ex-Unione Sovietica realizzo’ negli anni ‘50 tre reattori per la produzione del plutonio (AD, ADE-1, and ADE-2) a Zheleznogorsk (nota anche come Krasnoyarsk-26), 200 metri all’interno di una montagna. Due dei reattori moderati a grafite e raffreddati ad acqua leggera (il ciclo era aperto…. l’acqua veniva presa dal fiume Yenisey e dopo il passaggio nel reattore immessa nuovamente nel fiume…) sono stati disattivati nel 1992 mentre ancora uno e’ in funzione (per la generazione di elettricita’ per le comunita’ circostanti, ma purtroppo genera ancora plutonio).

      m

    2. Pietruccio scrive:

      Ho letto l’articolo di Panorama.

      Premetto che non ho niente contro le centrali in caverna e, purché si facciano, mi andrebbero bene anche così. Però l’idea, in linea di principio, non mi piace molto, così come non mi piaceva quella che a un certo punto andava di moda qualche anno fa (forse 20?), di fare centrali off-shore.

      In linea di principio non amo le idee strane e poi sono sostanzialmente convinto che le centrali, quelle di una volta (PWR e BWR) e, a maggior ragione, quelle di oggi (EPR), siano strasicure: converrebbe piuttosto spendere qualche lira in comunicazione (pubblicità ) per tranquillizzare la gente e ridurre un po’ le nevrosi e le paure sugli effetti della radioattività che oggi sono ormai patologiche.

      Ricordo che adesso le centrali hanno un doppio contenimento e quello esterno è già adeguato per sopportare la caduta accidentale di un aereo. Fare una centrale dentro una montagna solo per evitare anche il possibile, e più devastante, attacco aereo volontario mi sembra veramente eccessivo e in ogni caso, se proprio si volesse esagerare, non mi sembra che un ulteriore rivestimento resiliente dello spessore di alcuni metri (prevalentemente vuoto, ovviamente) formato, ad esempio, da setti in acciaio e/o in calcestruzzo, possa spostare di molto costo di una centrale (qualche decina di milioni di euro in opere civili con incremento del costo al kWh si e no sulla terza cifra decimale).

      Non mi piace poi la filosofia che sta dietro ad una soluzione del tipo di quella proposta (cioè centrale in caverna). Ha un che di parassitario nei confronti dell’ambiente con l’idea di fondo che “mal che vada” chiudiamo tutto come fosse una tomba: non è il modo di lavorare pulito e responsabile che vorrei nella tecnologia nucleare.

      Anche l’insistenza sull’aspetto economico, visto il servizio che offre una centrale nucleare, deve passare in secondo piano: oggi, in una società avanzata, l’energia elettrica è praticamente indispensabile per vivere, come l’aria, l’acqua, il cibo. Una centrale deve essere soprattutto sicura, se poi è anche economica, tanto meglio, non si può ragionare in modo inverso. Ritengo che viviamo in un mondo in cui l’economia abbia strabordato fin troppo dal suo alveo naturale e condizioni esageratamente la vita di tutti: una società funziona bene se ad ogni suo aspetto viene data la giusta importanza (libertà , sanità , scuola, giustizia, industria, commercio, turismo, agricoltura, politica, ecc… devono convivere in modo armonico) se c’è qualcuno che la fa da padrone (al giorno d’oggi è l’economia), non funziona più niente: infatti, nonostante gli enormi progressi tecnologici, gli squilibri, e con essi la miseria, stanno aumentando nel mondo e anche in Italia.

      Tornando all’articolo, dopo che Carlo Bernardini esprime l’auspicio di una ripresa del nucleare in Italia (come del resto tutte le persone informate con testa sulle spalle) il fisico Marco Rosa Clot cita il sistema ADS per l’eleiminazione delle scorie: e qui devo dissentire energicamente da quello che dice. Naturalmente non perché io possa avere qualcosa in contrario a questo ottimo sistema, che spero sinceramente diventi operativo più presto possibile, ma per il modo in cui viene presentato. Non è assolutamente vero che sia “più sicuro” solo perché si lavora con sistemi sottocritici: qualcuno può fare la cortesia di spiegarlo ai fisici! Perché me la prendo tanto per questa piccola furbaccionata dei sostenitori del sistema ADS? Ma perché provo a mettermi nei panni di chi non sa niente di queste questioni (gli ambientalisti in primis, soprattutto i più attivisti, ma anche i restanti 56 milioni di italiani) che sentendosi dire che quel sistema è “più sicuro” perché “posso spegnerlo quando voglio” capiscono che l’altro sistema (i PWR, BWR, EPR) “non è sicuro” perché “non riesco a spegnerlo” e quindi fa bum… : e tutto ciò è falso!

      A proposito di ADS, il sistema non solo mi piace, ma dirò che mi entusiasma, soprattutto se orientato alla conversione torio-232 in relazione all’economia dei neutroni che, provenendo dalle fissioni, mi risulta (correggetemi se sbaglio) piuttosto magra e quindi la possibilità di disporre in futuro di una fonte di neutroni dall’esterno dei cicli del combustibile mi risulta essere un’ottima cosa.

      A proposito di reattori al torio ho trovato sul sito della
      http://www.poweron.ch
      svizzera, un articolo interessante che cita un reattore omogeneo tedesco ad alta temperatura refrigerato ad elio e moderato a grafite in granuli, col combustibile uranio-235 e materiale fertile torio-232 che…
      “…Fino al primo guasto, nel 1986 nella località tedesca di Hamm-Uentrop, il THTR era considerato il reattore più sicuro, dato che non reagiva alle perdite di refrigerante in modo così sensibile come altri tipi di reattore…”
      Qualcuno sa qualcosa di che guasto si tratti?

    3. Alessandro scrive:

      Il malfunzionamento al THTR fu un semplice blocco del sistema di analisi delle sfere di combustibile: nei reattori “pebble bed” le sfere vengono ciclicamente analizzate e se hanno ancora un burn-up sufficiente vengono reinserite nel nocciolo (altrimenti esplulse), in quel caso alcune di esse si incepparono in questo sistema di analisi del combustibile, cmq con rilasci insignificanti di radioattivitÃ
      pebblebedreactor.blogspot.com/2007/04/germany-built-first-pe...
      http://en.wikipedia.org/wiki/THTR-300
      Notare come questi tipi di reattore, oltre ad aver dimostrato la totale sicurezza “passiva”, permettevano di raggiungere una situazione di “quasi” autofertilizzazione con il ciclo uranio fortemente arricchito o 233/torio; oggi probabilmente il HEU potrebbe essere più utilmente sostituito con il plutonio o una qualsiasi miscela di transuranici provenienti dagli attuali LWR

      Riguardo gli ADS, nulla in contrario a sostenere la ricerca, tuttavia è di gran lunga più economica, sicura e assodata la strada dei reattori veloci refrigerati a metalli liquidi e il ritrattamento in situ per via secca (processi pirometallurgici) del combustibile come ampiamente sviluppato e dimostrato nel progetto americano dell’integral fast reactor
      http://www.nuc.berkeley.edu/designs/ifr/wastes.html

      Oltretutto questi reattori possono essere sviluppati da subito alle potenze necessarie per “sbarazzarci” velocemente delle scorie (i transuranici) e con peraltro enormi ritorni energetici, mentre non mi pare che esistano ancora acceleratori di centinaia o migliaia di MW, sono davvero a sicurezza passiva e non “succhiano” alcuna energia per il loro funzionamento; l’unica cosa a cui magari penserei è di
      sostuire il sodio liquido con un altro metallo liquido con le stesse caratteristiche di refrigerazione, ma meno problematico dal punto di vista della reattività chimica (interazione con aria o acqua) o nucleare (attivazione neutronica)

    4. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      Salve,
      segnalo che a termine dell’ articolo è stato inserito un aggiornamento.

    5. Vittorio scrive:

      In Svizzera la centrale di Lucens fu costruita in una grotta e nel 1969 dopo un breve periodo di funzionamento ci fu un problema di raffreddamento, che causò una fusione parziale del nocciolo con forte contaminazione della grotta in cui era alloggiata.

      Ho cercato piu volte di documentarmi su questa centrale ma non ho trovato granchè. Qualcuno di voi sa dove posso trovare del materiale?

    6. Francesco scrive:

      Segnalo il sito sul quale è possibile trovare il progetto (e alcuni altri forse ancora più interessanti) e altre informazioni: Energie Alternative

    7. Ivan Petrovic scrive:

      Caro Francesco,

      ho dato una veloce scorsa al tuo sito ed in particolare al progetto al quale penso tu ti riferisca: quello che chiami “SUSE-NPP”.

      Trovo singolare il fatto che facendo una ricerca su google risulti parlarne solamente il tuo sito, sapresti darci ulteriori chiarimenti in materia?

      Grazie.

    8. Francesco scrive:

      Sì certamente, allora il sito che ho linkato non è il mio sito è il sito gestito dagli autori dei progetti presentati al suo interno.
      Per questo le ricerche su google riportano tutte a quell’indirizzo, anzi sono stato io sorpreso dell’attenzione ottenuta anche grazie all’articolo di panorama su archivionucleare.com.
      Ho pensato che fornire il link (che per ragioni un po’ oscure era stato omesso proprio da Panorama) fosse una buona cosa per questo post e per voi che siete così interessati all’argomento.
      In ogni caso sono anche in contatto con gli ideatori quindi ove voleste qualche chiarimento o voleste girare qualche domanda posso portarli qui (altrimenti il form di contatti sul sito è un ottimo modo per raggiungerli).
      Come puoi immaginare il problema (cronico per l’italia) di questi progetti è la mancanza di assoluta di fondi, anche solamente per fare lo studio di fattibilità di almeno uno di quei progetti. E’ difficile trovare un investitore con un po’ di fegato a quanto pare…

    9. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      ciao Francesco,
      benvenuto sul sito archivionucleare.com

      se hai la possibilità di contattare gli ideatori e invitarli a scrivere qui qualche precisazione in più sul loro progetto sarà cosa gradita

    10. Francesco scrive:

      Lo farò senz’altro, segnalo subito il link. Credo che prima dell’inizio della prossima settimana non potranno seguire questo post ma lo faranno senz’altro appena possibile.
      Intanto inviterei già gli altri a esprimere curiosità , dubbi e curiosità , così come hanno già iniziato a fare. Io continuo a monitorare questo post intanto.

      Saluti a tutti

    11. Michele Fanelli scrive:

      Riprendo il tema della centrali nucleari in caverna.
      Vantaggi principali rispetto alla soluzione in superficie:
      -a una certa profondità le accelerazioni sismiche sono circa la metà di quelle in superficie ==> maggiore sicurezza sismica
      -protezione naturale pressochè assoluta contro attacchi aerei
      -possibilità di isolamento (confinamento) in caso di incidente
      -impatto nullo o trascurabile sull’ambiente esterno
      -possibilità (studiata da me in linea di massima) di utile abbinamento con centrale idroelettrica di pompaggio e generazione allogata nella stessa caverna
      -possibilità di stoccaggio controllato delle scorie.
      Inoltre in un Paese fortemente antropizzato come l’Italia è ora di cominciare a sfruttare il sottosuolo per insediamenti industriali.

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