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PROGETTO MANHATTAN. Capitolo 2 - parte terza

17 Dicembre 2006 di Marco Di Marco

Gli USA sganciano le bombe

Abbiamo parlato di come proseguissero, a Los Alamos, le ricerche per la realizzazione degli ordigni nucleari. Dopo la realizzazione della prima bomba, e in seguito alle discussioni sull’argomento, che col passare del tempo e col delinearsi delle effettive potenzialità di simili armi diventavano sempre più frequenti, alcuni scienziati videro cambiare la propria opinione in merito. In particolare, tra i primi a diventare contrari all’utilizzo delle bombe c’erano proprio Szilard e Einstein, i quali chiesero di incontrare personalmente il presidente Roosvelt per dissuaderlo dai suoi intenti.
Questi, tuttavia, morì prima di poter incontrare i due fisici, e a succedergli alla presidenza fu Truman. Frattanto, il numero di scienziati contrari cresceva, fino a quando, all’inizio di giugno del 1945 fu stilato e consegnato al ministro della guerra americano Henry Stimson il cosiddetto Rapporto Franck, che prendeva il nome da uno dei suoi promotori, un fisico tedesco rifugiatosi negli Stati Uniti nel ’33, già premio Nobel nel ’26 e tra i firmatari del rapporto.
Il rapporto sconsigliava fortemente l’utilizzo di armi nucleari e suggeriva, come alternativa, alcune prove dimostrative (e intimidatorie) che secondo gli scienziati avrebbero sortito un effetto simile, ma senza spargimento di sangue. In un primo momento, Oppenheimer censurò il rapporto, censura che restò valida fino al momento in cui Truman, pressato da una parte della comunità scientifica, istituì una commissione che ne valutasse le proposte e decidesse una linea da seguire.

Tale “Scientific Panel of the Interim Committee on Nuclear Power” era composto dallo stesso Oppenheimer, da Fermi, Lawrence e Compton. Il rapporto era firmato da una settantina di fisici, chimici ed ingegneri, molti dei quali coinvolti direttamente col progetto Manhattan, e oltre che, naturalmente, della commissione, era in possesso anche dello stesso presidente degli Stati Uniti.
Il panel lo giudicò “non convincente”, e ad Alamogordo alle 5.30 del 16 luglio venne testata la prima bomba nucleare della storia. Si trattava di una bomba al plutonio. La potenza superò di gran lunga qualsiasi previsione, ma invece di generare paura, sembra che questo inatteso potere distruttivo avesse generato entusiasmo tra i fisici e i politici.
Durante la conferenza di Potsdam venne chiesta la resa incondizionata del giappone, e fu reso noto agli alleati il possesso della bomba (in particolare si voleva informare Stalin). La pena per il rifiuto di arrendersi era, cito letteralmente, “la distruzione”. Se pensiamo che il Giappone, che rifiutò la resa il 28 luglio, non era a conoscenza dell’esistenza della bomba, queste parole potrebbero sembrare volutamente ambigue: gli Stati Uniti volevano utilizzare la bomba.
Il 6 agosto 1945, alle 8.15 del mattino venne sganciata la prima bomba, all’uranio, su Hiroshima. La città contava circa 250000 abitanti, ed era uno dei maggiori centri di produzione bellica del giappone. Little Boy è un cilindro di 80 centimetri di diametro, lungo tre metri e riempito di 62,3 Kg di uranio.

Da mesi il 509° gruppo di B-29 si addestrava a volare ad altezze superiori ai 9000 metri, ma senza saperne il motivo: i soldati non sapevano cosa stessero trasportando, e non ne ebbero idea fino all’esplosione. Uno tra i piloti dell’aereo impazzirà per il rimorso, più precisamente si tratta di colui che in ricognizione sul Giappone, ore prima dello sganciamento della bomba, decise quale delle quattro città in ballottaggio (Kokura, Yokohama, Nagasaki, Hiroshima) sarebbe dovuta essere cancellata: su Hiroshima i venti erano scarsi, e la nuvolosità assente. Furono qualche nube e un po’ di vento a salvare le altre città .
La bomba esplose a circa seicento metri da terra, nel raggio di qualche chilometro la temperatura raggiunse i novecentomila gradi centigradi, la pressione toccò le settemila tonnellate per metro quadrato. Ci vollero ore perché a Tokyo ci si accorse del reale accaduto: in un primo momento si credette che semplicemente le trasmissioni radio si fossero interrotte a causa di un guasto, mentre in realtà la città non esisteva più.

Un’Ansa delle 20.45 dello stesso giorno recita: “Washington, 6 agosto- Truman ha annunciato che sedici ore fa aerei americani hanno sganciato sulla base giapponese di Hiroshima il più grande tipo di bombe mai usate nella guerra, la bomba atomica, più potente di 20000 tonnellate di alto esplosivo. Truman ha aggiunto: < >”
Radio Tokyo comunicherà :
“La bomba ha letteralmente polverizzato tutti gli esseri viventi che si trovavano a Hiroshima: i morti e i feriti sono irriconoscibilie non si è in grado di fornire una stimasulel vittime. La città è un enorme cumulo di rovine”.

Su 250000 persone, un mese dopo l’esplosione i superstiti erano circa seimila, ma quanti ancora in vita, a causa delle radiazioni, perdevano i capelli, l’appetito, si coprivano di chiazze blu e prendevano a sanguinare dal naso e dalla bocca. Poi morivano.
Il 9 agosto venne sganciata Fat Boy, la seconda bomba (al plutonio) che era più potente della prima. La città scelta era Nagasaki. Il Giappone affrettò la resa incondizionata, a la guerra cessò a tutti gli effetti.
Molti storici sono convinti che gli scopi delle bombe siano da collocarsi più all’intetrno del successivo periodo storico che nel clima della seconda guerra mondiale: il Giappone secondo costoro sarebbe stato un atto dimostrativo, rivolto verso l’Unione Sovietica. La seconda bomba, forse, più che l’ultimo atto della seconda guerra mondiale, fu il primo della guerra fredda.
Una macabra curiosità : negli annali degli Stati Uniti, le due bombe sganciate sul Giappone sono catalogate come “test”. Sebbene molti fisici fossero contrari anche alla prima bomba, fu la seconda a destare nella maggioranza della comunità scientifica sgomento e rabbia.
Non tutti gli scienziati, tuttavia, si riconobbero in questa linea; Fermi dichiarerà : “[…] E’ stato un lavoro di notevole interesse scientifico e l’aver contribuito a fermare una guerra che minacciava di tirar avanti per mesi o anni è stato indubbiamente motivo di una certa soddisfazione”.Segré disse: “[…] Io certamente mi rallegrai per il successo che aveva coronato anni di duro lavoro e fui sollevato dalla fine della guerra.”
Fermi, Rabi, Oppenheimer ed altri in seguito fecero opposizione alla realizzazione della bomba H, che sfrutta la fusione invece della fissione nucleare, ed è molto più potente e distruttiva delle sue antenate.
A Los Alamos, in segreto, le ricerche proseguirono, e nel 1952 era già pronta anche la bomba H.

Concluderò questa serie di articoli dedicata al progetto Manhattan nel prossimo capitolo, ove sono esposte alcune tesi concernenti la provenienza dell’uranio usato nelle bombe e la sorte che toccò ad alcuni agenti dei servizi segreti tedeschi.



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  • 1 Commento a “ PROGETTO MANHATTAN. Capitolo 2 - parte terza”

    1. Ing. Vincenzo Romanello scrive:

      Mi permetto solo di far notare che naturalmente la sovrapressione generata dalla bomba è dell’ordine di settemila tonnellate per METRO quadrato (e non settemila tonnellate per centimetro quadrato). Per radere al suolo una città bastano pochi psi (circa 15 psi equivalgono a 1 atm).

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