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PROGETTO MANHATTAN. Capitolo 3 - parte unica

5 Gennaio 2007 di Marco Di Marco

Concludo la serie di articoli sul progetto Manhattan raccontando di alcune tesi concernenti l’uranio utilizzato dagli USA per costruire le bombe sganciate sul Giappone. Le fonti sono dei lavori di Marco Saba, reperibili, ad esempio, a questo link.

Pare che, sebbene negli Stati Uniti si fosse arricchito con successo l’uranio ed i progressi fossero stati molti e rapidi, all’epoca della caduta della Germania non fossero ancora a disposizione tutti i componenti per la realizzazione delle bombe. In particolare, mancava il materiale fissile.
L’uranio usato nelle bombe, dunque, sembra provenisse proprio dalla Germania, a bordo di un sommergibile dal nome (emblematico) di U-234. Era, questo, il più grande sottomarino tedesco, e pare che gli ordini provenissero direttamente dal bunker di Hitler a Berlino.
Ciò che sembra scaturire da alcune testimonianze e da documenti ritrovati è che questo materiale (insieme ad altre tecnologie belliche tedesche) fosse merce di scambio all’interno di un patto stretto tra il governo degli Stati Uniti e alcuni alti esponenti del partito nazista e delle SS. In sostanza, dopo la sconfitta, alcuni dei personaggi più potenti della Germania Nazista barattarono la propria libertà con il carico del U-234.
Notiamo che, ufficialmente, gli USA non parlano di uranio arricchito, ma semplicemente di “uranio non specificato”: negli anni novanta, la CNN ha avanzato richieste di chiarificazioni riguardo alla natura di questo carico di uranio, ma il governo si è rifiutato di dare risposte per motivi di sicurezza nazionale.

Queste tesi trovano diversi riscontri in molti fatti storici, e la scomparsa o la finta morte di alcuni nazisti sembrerebbe convalidare quanto detto. Certo, l’argomento non è ancora chiaro in tutte le sue parti, anche perchè spesso diverse testimonianze differiscono per alcuni particolari. Sebbene le prove che il sommergibile esistesse, e che trasportasse uranio arricchito, sono abbastanza forti, si tratta di mostrare che quello stesso combustibile nucleare fu utilizzato effettivamente nella costruzione delle bombe: un collegamento tra il progetto Manhattan e l’U-234 si può trovare in alcuni documenti che parlano di tre personaggi incaricati di prendere possesso del carico del sommergibile: uno di questi era John E. Vance. Poco dopo lo scarico del materiale dal sommergibile e l’arrivo di Vance, in un ulteriore inventario, l’uranio era improvvisamente scomparso. In alcune telefonate tra agenti segreti che orbitavano attorno al progetto Manhattan sembra venire fuori l’affidamento di una certa quantità di polvere di uranio ad un certo VANCE…

Un altro signore che collega il sottomarino al progetto Manhattan è il Comandante “Alvarez” . Costui prese in custodia il prigioniero di guerra Dott. Heinz Schlincke, uno degli scienziati tedeschi a bordo del sommergibile ed esperto di teconolgie ad alte frequenze. Sebbene portasse il grado di Comandante, nell’esercito o nella marina americani non figura nessuno con questo nome, ma proprio Luis Alvarez era uno degli scienziati facenti parte del Progetto Manhattan, colui che all’ultimo momento risolse il problema della detonazione (notiamo che Schlincke, mentre era passeggero del sommergibile, portava con sé un sistema di innesco che si basava su infrarossi).
E’ quindi plausibile che il Comandante Alvarez fosse in realtà Luis Alvarez, e che costui abbia utilizzato per le detonazioni i metodi di Schlincke.
Dopo la guerra Alvarez ebbe una carriera scientifica di primissimo livello, mentre Schlincke farà parte dell’Operazione Paperclip. Lo scopo del governo americano era di sottrarre quanti più cervelli nazisti possibile alle altre nazioni, in particolare, naturalmente, all’URSS, e convogliarli in progetti di ricerca segreti.

Truman aveva dato l’assenzo a queste operazioni, a patto che questi scienziati non fossero “esageratamente nazisti”. Il risultato fu che dalla Germania arrivarono negli Stati Uniti circa ventimila scienziati e ricercatori dal ’45 ai primi anni settanta. Molti dei curricula di costoro venivano “ritoccati” dai servizi segreti per celare alcuni crimini od alcuni eccessi perpetrati durante il nazismo e giustificare la loro assunzione.

Oltre a quanto detto, molte ricostruzioni storiche della morte, o presunta morte, di alcuni ufficiali nazisti, presentano grosse lacune e lasciano supporre, o quantomeno immaginare, che costoro si siano dati alla fuga, simulando la morte per sfuggire ai processi che seguirono.



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