L’inganno mediatico e le panzane nucleari
10 Aprile 2009 di AmministratoreVincenzo Romanello ci ha mandato un corposo documento dal titolo “L’inganno mediatico e le panzane nucleari” contentente alcune considerazioni personali e cercando di dare risposta ad alcuni quesiti nati durante il dibattito in corso nel nostro Paese in merito all’ utilizzo pacifico dell’ energia nucleare quale fonte di energie elettrica.
In particolare Vincenzo Romanello prende spunto dalla recente puntata del 29 marzo della trasmissione “Report” su Rai Tre del 29 marzo (durante la quale hanno trasmesso un approfondimento dal titolo “L’ inganno” di Michele Buono e Piero Riccardi sul nucleare come fonte di energia elettrica) per strutturare il suo documento: ad ogni quesito posto durante la trasmissione “Report”, segue una risposta argomentata.
Si può scaricare e leggere per intero il documento “L’ inganno mediatico e le panzane nucleari” di V. Romanello (aprile 2009)
(file pdf, 19 pagine e circa 1,60 Mb)A titolo di completezza, si segnala la possibilità di vedere il video e consultare il testo dell’ approfondimento dal titolo “L’ inganno” (di Michele Buono e Piero Riccardi sul nucleare come fonte di energia elettrica) della trasmissione “Report”trasmesso su Rai Tre il 29 marzo.
10 Aprile 2009 alle 14:37
Al referendum non ho votato contro il nucleare, inoltre abito a circa cento km in linea d’aria dalla centrale nucleare slovena di Krsko, biasimo l’ipocrisia italiana dicendo che è troppo comodo essere contrari al nucleare e poi acquistare all’estero energia prodotta dal nucleare, morale: ma il nucleare sarebbe conveniente in Italia? Ho seri dubbi che si possano fare una serie di centrali, forse due massimo, quindi non vediamo in ogni cosa la soluzione di tutti problemi.
10 Aprile 2009 alle 17:18
Sullo stesso argomento segnalo i commenti dell’Associazione Italiana Nucleare a Report.
assonucleare.it/Documenti%20AIN/Osservazioni%20Report%2029-0...
10 Aprile 2009 alle 17:19
Credo che soluzioni definitive non ci sono e non ci saranno…
Cmq riuscire ad avere anche in Italia un mix energetico che non sia solo gas e petrolio penso sia una cosa positiva.
10 Aprile 2009 alle 20:30
Grazie a dio c’è qualcuno che, anche in questo caso, ha preparato un po’ di documenti con le controdeduzioni sulla trasmissione “da combattimento” di report del 29/03/2009.
Ritengo che quella svolta dall’ing. Romanello e dall’AIN sia un opera importante di chiarimento sulle questioni in oggetto e indispensabile per ridurre un po’ l’oggettivo margine di vantaggio che hanno gli antinucleari nel poter citare documenti e frasi già pronte (non di rado faziose o addirittura completamente sbagliate, ma assolutamente efficaci per scopi propagandistici) per sostenere una serie di questioni “a raffica”, il cui significato spesso non è ben compreso neanche da chi lo propone, ciascuna delle quali, però, richiede poi un’opera faticosissima e lunghissima di analisi e reperimento delle fonti.
10 Aprile 2009 alle 20:32
Eccellente articolo Romanello!
Fino ad oggi ho pensato che Milena Gabanelli fosse un’onesta e coraggiosa giornalista. Almeno questa è l’impressione che mi hanno dato i servizi del suo programma.
Non è stato così nel caso dell’ultima trasmissione sul nucleare.
Non si pretende che il giornalista conosca e capisca le materie che tratta.
E nemmeno che non esprima un suo parere.
Si richiede invece (e questo dovrebbe essere un obbligo morale) che il giornalista esponga ed illustri le varie posizioni su di un dato argomento.
E nella trasmissione andata in onda questo non è stato fatto.
NOTA DI DEMERITO GABANELLI!!! DEMERITO GRAVE!
11 Aprile 2009 alle 08:24
Se io fossi un selvaggio abituato a scavare le sue piroghe nei tronchi d’albero, e sostenessi che un’ imbarcazione in ferro non potrebbe mai stare a galla,
Il primo ingegnere navale di passaggio non avrebbe alcuna difficoltà a dimostrare, con il principio di Archimede, la falsità delle mie affermazioni.
Non se la prenderebbe mica, forse riderebbe della mia ingenuità, ma non gli verrebbe mai in mente di insultarmi e trattarmi da idiota e propagatore di panzane.
Il livore ed il disprezzo che abitualmente accompagnano gli interventi dei “nuclearisti” frequentatori di questo sito, e che si annuncia già nel titolo dell’intervento dell’Ing, Romanello mi danno la certezza che tutta la sicumera espressa nello scagionare l’energia nucleare civile da ogni accusa sia ben lungi dall’essere, in loro, radicata e veramente “sentita”
In merito all’intervento in oggetto, due considerazioni:
A) lo sforzo per dimostrare che gli incrementi di leucemie infantili, più volte registrati dalle analisi statistiche in prossimità delle centrali nucleari, non provano una responsabilità diretta, assomiglia molto alle strategie degli avvocati alla moda, che nel clamore mediatico, difendono colpevoli evidenti, (che magari hanno già più volte confessato e ritrattato) e che si aggrappano a qualsiasi cavillo procedurale al solo fine di annullare il processo, non certo per dimostrare una impossibile innocenza.
B) Sulle scorie si legge tutto ed il contrario di tutto, nella maggior parte degli interventi “amici” il problema è ormai risolto:
- Sarcofaghi inviolabili, pasticche ceramiche, fusti di cannoni in bronzo, miniere di salgemma dove mai vena d’acqua penetrò o penetrerà,
oppure, ancora meglio:
- Niente più scorie, reattori autofertilizzanti che consumeranno fino all’ultimo grammo di materiale radioattivo prodotto e concluderanno la loro attività esalando un ultimo sospiro al profumo di violetta.
Poi improvvisamente si scopre che l’Aiea a messo al lavoro crittografi e linguisti per redarre un manuale d’istruzione comprensibile anche a popolazioni che seguiranno la nostra a distanza di migliaia di anni, dopo lunga interruzione nella trasmissione delle conoscenze intergenerazionale.
E allora? tutto quello che si era affermato finora che senso ha?
E soprattutto, quale è il progetto morale che guida queste persone?
Perché immaginare di avere il diritto di contaminare la vita di generazioni così lontane dalla nostra, le quali sicuramente non avranno ricevuto alcun benefici dalla nostra attività atomica, secondo me denota un abbandono di ogni regola morale, un egoismo sconfinato, una cesura incolmabile con la nostra origine naturale, un vile tradimento di nostra madre terra, considerata ormai solo un’inutile pattumiera.
11 Aprile 2009 alle 10:52
“Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito”
(Proverbio Cinese)
11 Aprile 2009 alle 16:22
# Ing. Vincenzo Romanello scrive:
11 Aprile 2009 alle 10:52
“Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito”
(Proverbio Cinese)
E tanto per non smentirsi, non trova di meglio …che darmi dello sciocco
11 Aprile 2009 alle 19:36
Caro Andrea,
il primo che ho sentito dire il termine “panzane” è il dott. Gianni Tamino, il fu parlamentare europeo dei Verdi.
europarl.europa.eu/members/archive/term4/view.do?language=IT...
durante la trasmissione di Luigi Gandi “Le Quarantie” in onda su TNE - TeleNordEst del 1 febbraio 2007 in cui ero ospite con il prof, Emerito Renato Angelo Ricci, il prof. Carlo Lombardi, il prof, Franco Battaglia e poi Salvador del WWF, il colonello Nato ora in pensione Gilberto Gasparini e l’ing. Gianluca Panto.
Durante la trasmissione fu intervistato telefonicamente dal conduttore, in diretta, il dott. Tamino che fra l’altro disse: “Conosciamo bene le panzane di Ricci”.
Non avevo mai assistito a una tale tracotanza di un personaggio che dà del farlocco ad un professore Emerito, lui, il Tamino, che si spaccia per professore ed è solo un ricercatore.
Pertanto se l’ing. Romanello dice la parola “panzane” è più che giustificato nel ritornare la farina ai tracotanti che oggi si atteggiano ad “anime belle”.
12 Aprile 2009 alle 00:19
Alcuni spunti sono interessanti, ma ad esempio il calcolo di consumo per il riscaldamento mi ha lasciato perlpesso, è vero che io ho il termostato della caldaia sui 20 ° per circa otto ore al giorno, ma la caldaia non funziona assolutamente per otto ore ininterottamente, in quelle otto ore ogni tanto si accende, poi, raggiunta la temperatura si spegne e si riaccende solo dopo un po’. Nel resto della giornata e la notte ho il termostato sui 17 gradi e la caldaia non si accende mai. Insomma il tono generale dell’articolo mi sembra rispecchiare quegli articoli che fino a qualche anno fa negavano la relazione tra fumo di sigaretta e tumore al polmone.
12 Aprile 2009 alle 01:44
xBernardo
Il calcolo vuole essere di massima e non dettagliato, e vuole quindi dare un ordine di grandezza (che mi pare non sia proprio quello dato nel servizio di Report, dove si fanno ‘i conti senza l’oste’!).
Comunque se una caldaia lavora 8 ore al giorno oppure no dipende molto sensibilmente dall’isolamento termico, dalla coibentazione, dalla temperatura esterna, e dalla temperatura attesa in casa, ecc. (e quindi la situazione che si avvicina molto a quella che ho calcolato è verosimile credo).
Come facevo notare il consumo effettivo pro capite è un pò minore (per fortuna), ma il fine era semplicemente quello di chiedere: “bisogna cambiare paradigma”, si ma chi comincia e da dove?
12 Aprile 2009 alle 07:40
Una caldaia che mantiene la temperatura di 17 gradi per 16 ore al giorno senza accendersi mai? Forse vivi a Pantelleria…
12 Aprile 2009 alle 11:47
Renzo Riva scrive:
11 Aprile 2009 alle 19:36
Caro Andrea,
il primo che ho sentito dire il termine “panzane” è il dott. Gianni Tamino, il fu parlamentare europeo dei Verdi.
Caro Renzo,
Ma che c’azzecco io con tal Tamino Gianni,
ché, io ti chiedo conto delle dichiarazioni di Benedetto XVI, Bettino Craxi, Berlusconi o di Madre Teresa di Calcutta?
Ciascuno risponda del suo, lo dice pure la Bibbia.
12 Aprile 2009 alle 12:56
Un link interessante:
ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/energia/20090407190334856...
12 Aprile 2009 alle 15:34
Egisto scrive:
12 Aprile 2009 alle 07:40
Una caldaia che mantiene la temperatura di 17 gradi per 16 ore al giorno senza accendersi mai? Forse vivi a Pantelleria…
È possibile purché dalle ore 16:00 alle ore 8:00 del giorno successivo non venga più richiesto riscaldamento degli ambienti o acqua calda dai servizi e sia chiaro con un’abitazione ben coibentata oppure con diversi orari per chi vive fuori casa 9 ore al giorno.
Per esempio a casa mia ho realizzato (ancora anni fa e quindi senza chiedere nulla ai contributi statali) delle pareti di gesso (mm 12) accoppiate con polistirene ad alta densità (mm 30) e controsoffitto con sopra cm. 8 di lana di vetro.
Però mi suona lo stesso un po’ strano.
12 Aprile 2009 alle 19:45
Per l’Ing. Romanello:
ho concluso di leggere il suo lavoro e voglio esprimerLe tutta la mia stima per avuto la pazienza ed il coraggio di dire la verità documetandola con documatzione varia ed approfondita.
Colgo l’occasione per augurarLe, a Lei ed a tutti glialtri amici del forum, Buona Pasqua.
12 Aprile 2009 alle 20:28
Grazie mille.
Buona Pasqua
14 Aprile 2009 alle 01:03
Gentile Ing. Romanello,
sono stati costruiti edifici a uso ufficio e a uso abitazione che riescono a essere completamente autosufficenti dal punto di vista energetico, a costi di poco superiori (+10/15%) rispetto a quelli tradizionali, se cogliessimo la tragica occasione offertaci dalla natura matrigna in questi frangenti potremmo fare de L’Aquila una città modello in questo senso. Invece, purtroppo, io sono testimone, vivendo a Milano nel nuovo quartiere Santa Giulia, della miopia e del disinteresse per la questione energetica e ambientale delle preposte autorità, proprio oggi ho fatto un giro di un’ora nelle strade aperte al traffico da pochi giorni e non ho trovato neppure un metro di pista ciclabile e neppure un m2 di tetto termoriscaldatore o fotovoltaico, che dire?
x Egisto: ho provato a Milano, quando mia moglie in dicembre è andata in vacanza per una settimana, a spegnere il riscaldamento completamente e la temperatura non è mai scesa sotto i 16°C e per arrivarci ha impiegato tre giorni, quando, partito anch’io, l’ho lasciata disabitata per 15 giorni, intorno a Capodanno il termometro a Max e Min mi ha indicato come minima 14°C, si tratta di una casa di 8 anni, esposta su tre lati ad un piano alto, ma non ultimo, esposta a Est, Sud e Ovest, purtoppo non è a Pantelleria, dove, con qualche vincolo paesistico in meno, piccoli impianti eolici familiari, non parlo delle mega pale, renderebbero tutti indipendenti per elettricità e acqua.
14 Aprile 2009 alle 22:33
Purtroppo non la vedo cosi semplice. Al di la della propaganda poi FARE le cose non è banale e non sempre porta i vantaggi attesi…
Tornando al riscaldamento: il mio, lo ribadisco, era un calcolo di massima.
Posso fare un altro semplice conto, riferendomi ai miei consumi l’ultimo anno che sono stato in Italia.
Si consumavano 1600 litri di GPL all’anno in due per il solo riscaldamento.
Allora il conto si fa presto:
800 litri x 0,51 kg/litro x 12,73 kWh/kg = 5194 kWh/anno, che diviso 365 giorni fa esattamente 14,23 kWh al giorno. Notare che ho sostituito tutti gli infissi di casa con quelli a doppi vetri, ho provveduto ad isolare termicamente in tetto, e ho regolato il termostato a 20 gradi centigradi.
In ogni caso 1000 wattora sono qualcosa di completamente assurdo ed irragionevole, su questo spero ne converrete…
15 Aprile 2009 alle 10:49
Ognuno di noi consuma circa 1000 watt: in realtà il cittadino italiano ne consuma
5000, ma come sistema.
1000 Watt richiesti da ognuno di noi e 5000 richiesti dal sistema. In mezzo ci sono
4000 watt di spreco: per eliminarli dovremmo cambiare paradigma.
A parte il fatto, lo ribadisco per l’ennesima volta, che quel che si consuma è il
chilowatt-ora, ossia l’energia. La potenza, ovvero i chilowatt (o i watt), si possono
solo ‘impegnare’.
L’energia consumata nel 2005 da ogni italiano è stata pari circa 5366 kWh, ossia circa
14,7 kWh giornalieri. Troppi? Sprechi di sistema? Vediamo di fare due conti:
1 Ingegnere nucleare, dottorato di ricerca in Ingegneria dei Materiali, attualmente ricercatore nucleare
presso il Forschungszentrum di Karlsruhe (Germania)
2
- 8 ore di lavoro al computer x 200 watt/ora = 1,6 kWh
- 8 ore x 1 lampadina da 50 watt = 0,4 kWh
- riscaldamento acqua sanitaria: almeno 1 kW x 0,5 ore = 0,5 kWh
- riscaldamento di casa: immagino di scaldare 8 ore al giorno per ¼ dell’anno
una casa in cui vivono due persone, con una potenza della caldaia di 20 kW.
Allora sarà: (2 ore x 20 kW)/2= 20 kWh
- uso di una utilitaria della potenza di 50 kW per 1 ora al giorno: immagino
l’autovettura eroghi metà della sua potenza di targa. Avrò: 1 ora x 25 kW = 25
kWh. Se preferiamo possiamo fare anche un conto più semplice: immagino di
usare la mia autovettura per un’ora al giorno ad una velocità di 50 km/h:
consumerò circa 2,5 litri di gasolio, e allora siccome il potere calorifico dello
stesso ammonta a 10˙200 kcal/kg (ossia 40,9 MJ/kg), e considerando una
densità di 0,85 kg/litro, si ottiene un consumo di energia di poco più di 24
kWh.
Totale: 47,5 kWh al giorno (almeno!). Cioè il triplo di quello che consuma
mediamente il cittadino italiano medio (ovvio, poichè non tutti consumano la stessa
quantità di energia in un campione di popolazione vasto come quello di una intera
nazione). Quaesto significa che uno che segue lo stile di vita di cui sopra chiede
troppo. Se lo facessero tutti si consumerebbe circa il triplo dell’energia.
E badate bene che in tutto questo non ho preso in considerazione i consumi delle
industrie del vetro, della carta, dell’acciaio, dei treni, ecc., che invece pur dovrò
mettere in conto. Mi pare quindi le cose non vadano poi così male, e sono curioso di
sapere chi sarebbe disposto a rinunciare a quanto sopra in nome di una decrescita
felice (!), tanto per cambiare ‘il paradigma’. Io no, sinceramente, non me ne vogliate.
IV RAPPORTO APAT :
apat.gov.it/site/_contentfiles/00148400/148434_IV_Rapporto_a...
estraggo :
per i consumi pro-capite di energia elettrica si rileva
una diminuzione del 6,2% rimanendo costante intorno ai 1.155,4 kWh per abitante.
15 Aprile 2009 alle 12:24
Piccolo quesito.
Quanta energia consuma l’Italia all’anno? Circa 200 milioni di TEP (tonnellate equivalenti di petrolio)
( enel.it/attivita/ambiente/energy/politiche100_hp/politiche10... )
Quanti sono gli abitanti in Italia? Circa 60 milioni.
A quanto equivale un TEP? A 11628 kWh.
Qual’e’ il consumo medio annuo pro capite nel nostro Paese? Questa volta i conti non li faccio nemmeno, li lascio alla ‘curiosita’ dei lettori…
Buon divertimento.
P.S.:
Ricordate sempre che purtroppo non si possono fare i conti senza l’oste
15 Aprile 2009 alle 13:50
Mi permetto:
il solo uso delle centrali nucleari è quello di produrre energia elettrica:
per cui usando i dati del sito ENEL da lei stesso fornitoci riporto :
Energia elettrica
Nel 2007 la domanda di energia elettrica è stata pari a 339,8 TWh, con un incremento dello 0,7% rispetto al 2006. Un tasso molto minore a quello medio annuo di crescita registrato nell’ultimo decennio (+2,5%) e attribuibile in buona parte alle miti condizioni climatiche.
In termini di energia primaria la produzione elettrica ha richiesto un consumo di 69,2 Mtep, così ripartito:
- 68,3% da combustibili fossili in centrali termoelettriche;
- 17,1% da fonti rinnovabili (idraulica, geotermica ed altre rinnovabili);
- 14,6% importazioni di energia elettrica.
I 200 Mtep scarsi ( 194,45 in effetti ) sempre nello stesso sito indicano il fabbisogno energetico dell’Italia nel 2007 e cioè la quota per energia elettrica ( di cui sopra ), quella per i trasporti e quella per il riscaldamento…
P.S. Ci sono osti e osti evidentemente
15 Aprile 2009 alle 14:34
E infatti io parlavo di energia primaria non di energia elettrica, perche’ forse le e’ sfuggito come la discussione e’ nata, ma stavo puntualizzando quello che veniva detto nello speciale di report in apertura, in cui non si parlava affatto di energia elettrica, ma di TUTTA l’energia (e i conti non mi tornavano, perche’ checche’ se ne dica gli osti son tutti uguali quando si tratta di pagare… O no?).
16 Aprile 2009 alle 21:03
Non sono riuscito a trovare in rete un bilancio complessivo di una centrale nucleare, dalla progettazione alla dismissione e completa bonifica del territorio e stoccaggio definivo dei materiali fissili, o comunque radioattivi.
Qualcuno può aiutarmi?
16 Aprile 2009 alle 23:40
L’ing. Vincenzo Romanello ha già scritto sull’argomento.
Ricordo che aveva riportato i costi del trattamento delle scorie in Svezia.
Caro Vincenzo R. avrai la pazienza di linkare i tuoi precedenti interventi?
17 Aprile 2009 alle 05:26
X Bernardo
http://www.externe.info/
Finanziato dalla UE.
17 Aprile 2009 alle 08:21
http://www.facebook.com/group.php?gid=65185228593
Bernardo wrote at 5:46am yesterday
L’unico dato che ho trovato sui costi di smantellamento riguarda la centrale di Big Rock Point nello stato di Michigan e costò, secondo Wikipedia, 390 milioni di dollari. Altri dati economici non ne ho trovati.
17 Aprile 2009 alle 09:45
Per Bernardo:
sui costo il più volte citato testo:
http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf
Cordialit
17 Aprile 2009 alle 22:43
Ingeniere, sono contento di avere letto qualcosa di diverso dalla campagna antinulearista di report, ma una cosa non mi capisco:
-come mai negli stati uniti hanno smesso dal 1979 di installare nuove centrali nucleari, centrali gestite per lo piu da imprese private?
- come mai il governo Schroeder ha deciso di far continare a funzionare le centrali fino ad esaurimento della loro vita poi stop?
- le centrali di nuova generazione saranno iperprotette da attacchi terroristici,ma quelle datate, tipo quella che ci troviamo in ex jugoslavia, hanno gli stessi criteri di protezione?
- tutti i vari rifiuti che accumuliamo dagli anni 70 dove li mettiamo ?
scusi le domande stupide di un ignorante in materia.
18 Aprile 2009 alle 16:12
Sei scusato.
18 Aprile 2009 alle 20:55
Per Renzo
a parte le scuse, puoi rispondere alle mie domande,qualora ne fossi a conoscenza?
grazie
18 Aprile 2009 alle 23:07
x andrea richeldi
Abbiamo parlato tante volte di queste questioni. Sono tutti temi lunghi e complessi: Se segui la discussione vedrai che un po’ alla volta verranno ripresi.
Il discorso sugli USA è complicato.
La Germania ha fatto una scelta politica dettata dall’ideologia, ma non è detto che sia quella giusta tant’è vero che la Merkel ha già detto che se vince non chiuderà il nucleare: io personalmente spero invece che la Germania porti avanti il suo piano in modo che si possano vedere bene in pratica quali sono i limiti di scelte che ritengo completamente sbagliate.
Dei rifiuti radioattivi se ne parla continuamente. Intanto ti segnalo (se già non li conosci)
keynes.scuole.bo.it/ipertesti/chernobyl/Documenti/Rifiuti_ra...
ingegnerianucleare.net/Tematiche/4SN/4SNscorieA/4SNscorieA_c...
http://www.world-nuclear.org/education/wast.htm
Sulla sicurezza ne abbiamo appena parlato più o meno da queste parti
archivionucleare.com/index.php/2009/03/26/report-rai-tre-gra...
Intanto per farti un’idea del perchè in Italia siamo a questo punto di disinformazione ti consiglio questo film
cise2007.eu/Le%20origini/Filmati/GliAnniDellAtomo/GliAnniDel...
19 Aprile 2009 alle 10:39
Riguardo al costo TOTALE di una centrale nucleare, intendo il bilancio effettivo di una centrale esistita, non i calcoli estrapolati da dati più o meno generali e sui quali, per esperienza, so che si può dimostrare tutto in qualunque senso.
19 Aprile 2009 alle 18:04
È duro dimostrare l’intelligenza d’un idiota.
19 Aprile 2009 alle 19:54 Commento ufficiale dello Staff
Renzo Riva
è necessario purtroppo dover richiamare nuovamente l’attenzione affinchè la discussione sia costruttiva.
Grazie.
20 Aprile 2009 alle 11:31
Riguardo al costo TOTALE di una centrale nucleare, intendo il bilancio effettivo di una centrale esistita, non i calcoli estrapolati da dati più o meno generali e sui quali, per esperienza, so che si può dimostrare tutto in qualunque senso
Si tratta evidentemente di una richiesta che dimostra una profonda ignoranza di questione economico-energetiche:
1) Se esiste una centrale nucleare già smantellata è perché o si tratta di una centrale nucleare di vecchia generazione i cui costi non sono rappresentativi di quelle costruite oggi, o si tratta di una centrale smantellata per ragioni tecniche e politiche e vale lo stesso discorso.
2) Il costo dell’elettricità prodotta da ogni centrale (non solo nucleare) è diverso quindi bisogna per forza di cose affidarsi a studi che possono essere peraltro solo indicativi.
3) Il lavoro dell’Ing. Romanello è un lavoro eseguito in modo scientifico che si basa su alcune assunzioni, in particolare una delle quali è molto ottimistica (a lei il piacere di trovarla), ma la sostanza non cambia. Il costo sarà probabilmente maggiore ad oggi essendo passati alcuni anni molto turbolenti per i mercati, ma questo è vero per tutte le fonti di energia.
20 Aprile 2009 alle 11:32
Dimenticavo: ai costi economic del nucleare e delle altre fonti devono essere aggiunti i costi esterni che sono stati valutati da un apposito studio europeo (Externe).
20 Aprile 2009 alle 11:35
x Egisto
Non è che per caso sai anche qual’è il potenziale eolico di Gremania, Spagna e GB (magari te l’ho già chiesto, ma sono comunque dati che mi mancano).
20 Aprile 2009 alle 11:55
ewea.org/fileadmin/ewea_documents/mailing/windmap-08g.pdf
Nor riesco a reperire dati più aggiornati.
20 Aprile 2009 alle 12:13
Per Pietruccio
http://dev6.semaforce.be/
http://dev6.semaforce.be/index.php?id=131
http://dev6.semaforce.be/index.php?id=135
http://dev6.semaforce.be/index.php?id=129
20 Aprile 2009 alle 12:28
Per la crisi gli Stati riducono gli incentivi
Crolla il fotovoltaico in Europa
Solo ottanta giorni fa sembrava ancora in crescita esponenziale.
I consuntivi del 2008, per l’industria fotovoltaica, si erano appena chiusi a oltre 20 miliardi di dollari, cinque volte quelli del 2005. «Eppure, da allora, è cambiato tutto – spiega Paula Mints, analista della Navigant Consulting, azienda di ricerca sul fotovoltaico globale – oggi l’industria vive un clima completamente diverso, di sovraccapacità produttiva, di moduli e pannelli invenduti e accumulati nei magazzini, e di vera e propria guerra dei prezzi». E’ lo scenario presentato durante l’ultima conferenza dell’Epia (European Photovoltaics Industry Association) a Francoforte, centrata sull’impatto della crisi sull’industria fotovoltaica.
Che cosa è successo in questi ottanta giorni? Primo, è improvvisamente finito il boom fotovoltaico spagnolo. L’anno scorso il governo di Madrid ha generosamente incentivato, con danari pubblici, la bellezza di oltre 2 gigawatt di campi solari, per ben il 42% di tutto ciò che di fotovoltaico si è istallato nel mondo nel 2008. E massima parte di questi moduli provenivano dall’Asia e dalla Cina (che ormai fanno il 40% della produzione). Poi, a fine 2008 (anche a causa dello scoppio della sua bolla immobiliare e finanziaria) il governo Zapatero ha drasticamente deciso un tetto di un quarto agli ammontari incentivabili. Risultato: un pari taglio secco nelle istallazioni e decine di migliaia di posti di lavoro in libertà. E proprio nel momento in cui numerose nuove fabbriche solari entravano a regime, finanziate dal boom degli anni precedenti. «Con una capacità produttiva quasi raddoppiata - spiega Kai Malkwitz di PvXchange, il maggior portale online sul settore – da 5 gigawatt nel 2008 a circa nove stimati quest’anno».
«Aggiungiamo al menu la crisi finanziaria globale – continua Mints – il crollo dei corsi immobiliari, la caduta dei consumi delle famiglie e il credito congelato. I fondi oggi sono più scarsi per tutti i partecipanti al mercato, siano essi piccoli investimenti immobiliari su tetti solari quanto grandi campi fotovoltaici. Senza contare i flussi di capitale alle start-up».
Risultato: all’inizio del 2009 Navigant stimava circa 1,4 gigawatt di celle, moduli e pannelli accumulati e invenduti nei magazzini, lungo tutta la filiera, dai maggiori produttori fino agli istallatori. «E ciascuno di essi è in concorrenza con tutti gli altri. Di qui la forte spinta al ribasso dei prezzi». Che, tra i produttori asiatici, supera il 20%. Mentre, tra i produttori tedeschi (attestati su un mercato più stabile) per ora non scende oltre il 10%. Ma le punte dei ribassi spesso arrivano al 50%.
Bolla fotovoltaica quindi? È ancora presto per dirlo. Di sicuro i primi effetti del grande programma di stimolo sulle rinnovabili deciso dall’amministrazione Obama non si faranno sentire prima dell’estate, con l’avvio dei primi finanziamenti da parte del Doe (Dipartimento dell’Energia Usa), orientati però più al sostegno della Ricerca e Sviluppo che alla ripresa del mercato. «Che si muoverà davvero - dice Mints - soltanto quando la crisi di fiducia e di credito verrà superata».
Intanto, della guerra dei prezzi dovrebbero in parte avvantaggiarsi i mercati europei. Oltre alla Germania che, secondo Eupd Research, anche nel 2009 dovrebbe continuare a crescere al 6% (fino a quasi 1,8 gigawatt) entreranno in scena la Francia (+43% a 540 magawatt) e l’Italia (+8% a 450 megawatt) mentre la Spagna resterà praticamente ferma. Previsione conservativa, quella di Eupd Research sull’Italia. «Un mercato che negli anni scorsi si è mosso soprattutto sui tetti fotovoltaici delle imprese - spiega Markus Wackerbeck, analista capo – mentre il residenziale non è decollato e i grandi campi fotovoltaici trovano oggi forti difficoltà sia nelle autorizzazioni amministrative che nei finanziamenti».
Esito finale: almeno nel 2009 l ‘Italia non conoscerà quantomeno il boom drogato spagnolo, che l’anno scorso di fatto ha imposto al governo il blocco degli incentivi. Però, anche, un’opportunità persa: con i prezzi in rapida caduta la possibilità di accelerare sul fotovoltaico (ancora più conveniente, oggi in Italia, nel rapporto tra costi e rendimenti ventennali da tariffa incentivata) limitando il valore importato e anche con un effetto di rafforzamento delle imprese che producono in Italia i moduli, i sistemi, installano e certificano gli impianti.
Durerà non più due - tre anni questa crisi fotovoltaica da sovrapproduzione relativa e da discesa dei prezzi - prevedono gli analisti. Nel frattempo vi sarà una sicura selezione tra le imprese (a favore dei maggior nomi, come Q-Cells, Suntech, Sharp, First Solar e Kyocera) ma poi il mercato ripartirà. «E l’Italia, prevede Winfried Hoffman, presidente dell’Epia (l’associazione fotovoltaica europea) all’appuntamento tra due anni si presenterà probabilmente in condizioni di «grid parity», quindi con la possibilità di ridurre nettamente le tariffe incentivate. Magari destinando i fondi pubblici verso interventi strutturali sulla rete elettrica (compresi cruciali sistemi di storage) in grado di sfruttare pienamente l’energia solare fotovoltaica divenuta adulta».
20 Aprile 2009 alle 12:38
Potenziale eolico non vuol dire molto: intendi la quantità di MW installabile o la producibilità?
20 Aprile 2009 alle 14:22
Riguardo al costo TOTALE di una centrale nucleare, intendo il bilancio effettivo di una centrale esistita, non i calcoli estrapolati da dati più o meno generali e sui quali, per esperienza, so che si può dimostrare tutto in qualunque senso
Si tratta evidentemente di una richiesta che dimostra una profonda ignoranza di questione economico-energetiche:
1) Se esiste una centrale nucleare già smantellata è perché o si tratta di una centrale nucleare di vecchia generazione i cui costi non sono rappresentativi di quelle costruite oggi, o si tratta di una centrale smantellata per ragioni tecniche e politiche e vale lo stesso discorso.
2) Il costo dell’elettricità prodotta da ogni centrale (non solo nucleare) è diverso quindi bisogna per forza di cose affidarsi a studi che possono essere peraltro solo indicativi.
3) Il lavoro dell’Ing. Romanello è un lavoro eseguito in modo scientifico che si basa su alcune assunzioni, in particolare una delle quali è molto ottimistica (a lei il piacere di trovarla), ma la sostanza non cambia. Il costo sarà probabilmente maggiore ad oggi essendo passati alcuni anni molto turbolenti per i mercati, ma questo è vero per tutte le fonti di energia.
Può darsi Egisto che io dimostri una profonda ignoranza di questione economico-energetiche, ma mi piacerebbe avere dei dati di questo tipo proprio per verificare quanto le previsioni degli “esperti” siano state vicine alla realtà nel passato, perchè temo che l’entusiasmo nelle “magnifiche sorti e progressive della tecnologia” abbia inficiato le capacità previsionali nel passato come continua a inficiarle oggi. Inoltre non è necessaria una particolare capacità di analisi economica per verificare che gli esempi di grandi opere in Italia i cui costi non siano lievitati di un ordine di grandezza, o più, tra la fase progettuale e quella di entrata in funzione sono ben poche. Nella maggior parte dei casi l’analisi delle previsioni di spesa per la realizzazione dell’opera vengono fatti dai sostenitori della stessa sulla base di esempi internazionali, ma i consuntivi di spesa dimostrano che, chissà perché, in Italia ci sono sempre “specificità” che fanno lievitare tali costi. (l’Alta Velocità costata varie volte più che in Spagna a km è solo un es.)
Per i motivi suddetti mi piacerebbe avere qualche esempio di bilancio complessivo di una centrale nucleare per verificare le capacità previsionali degli esperti e qualche esempio di “grande opera” costruita in Italia rispettando i preventivi di spesa, così tanto per dire che non si parla di ipotesi campate per aria. Le meravigliose prospettive previdenziali di fondi e assicurazioni mi hanno insegnato qualcosa, più che degli “esperti” io mi fido dell’”esperienza”.
20 Aprile 2009 alle 15:10
Le tre centrali nucleari primigenie italiane sono un buon esempio di opera in Italia portata a termine nei tempi e nelle spese previste. purtroppo si tratta di 50 anni fa e concordo con lei che tale abilità si è in gran parte persa.
All’estero (ad esempio in Cina e in Francia) le centrali sono state costruite nei tempi previsti. So che non avverrà così se mai il nucleare ripartirà in Italia, tuttavia questo è irrilevante per due motivi:
1) Abbiamo bisogno di energia elettrica, in particolare quella non derivante da fossili e ne avremo sempre più bisogno
2) Se siamo un paese di baluba qualsiasi progetto per produrre energia elettrica (nucleare, rinnovabili, carbone, o in alternativa investimenti nell’efficienza energetica) sarà soggetto a ritardi e costi eccessivi. E quindi nella sostanza non cambierà nulla.
20 Aprile 2009 alle 16:43
x Renzo Riva
Ti ringrazio
20 Aprile 2009 alle 16:46
x Egisto
“Potenziale eolico non vuol dire molto: intendi la quantità di MW installabile o la producibilità?”
Intendo entrambe.
____________________
Come per i terremoti avere solo la Richter o solo l’accelerazione al suolo non basta: servono entrambe i dati. A proposito quello dell’Aquila qualcuno mi ha detto che ha prodotto accelerazioni anche di 0.3g, che mi sembra un’eneormità (x-XI della Mercalli). Qualcuno sa qualcosa di quello che è successo laggiù da questo punto di vista?
20 Aprile 2009 alle 17:53
Per quanto riguarda il rendimento espresso in ore di funzionamento equivalente alla massima potenza il paese con i migliori rendimenti è la Gran Bretagna che si assesta attorno alle 2200 ore (con i valori migliori in Scozia e peggiori in Inghilterra), Spagna e Danimarca sono attorno alle 2000 ore, Francia 1900, Germania e Italia 1500-1700 ore. Sono possibili variazioni importanti da un anno all’altro. C’è però un particolare: le dimensioni del parco eolico nazionale. Gli impianti eolici vengono installati all’inizio nei luoghi più favorevoli cioé facilmente accessibili e ventosi per passare a luoghi sempre meno ventosi (con calo della produttività) o meno accessibili (con aggravio di costi). Il caso della Germania è tipico: esaurite le sponde del mare del Nord si è passati ad installare torri nelle zone interne soprattutto all’Est. Ecco perché è fuorviante dire che il rendimento in Italia (che ha meno di 4000MW) è uguale alla Germania (che ha 24.000 MW). Nel caso in Italia ci fossero 24.000 MW senza particolari miglioramenti della tecnologia (poco probabili) il rendimento quasi certamente sarebbe molto inferiore.
Il massimo numero di eolico installabile dipende da: dimensioni del territorio, ventosità del territorio, eventuali vincoli presenti (zone protette, distanze minime da abitazioni, vincoli paesaggistici, distanze da connessioni di rete), e dalle dimensioni e caratteristiche del sistema elettrico (più è grande e flessibile più eolico si può installare in sostanza).
La Germania è quasi satura: le nuove installazioni sono per lo più repowering e l’espansione ulteriore è prevista offshore.
In Spagna (16.000MW 10-11% del consumo elettrico) si cominciano ad avere problemi di rete e ogni tanto si deve limitare la potenza eolica e si è passati ad un sistema elettrico molto sbilanciato sul gas per equalizzare la potenza eolica molto fluttuante.
In Italia le stime del potenziale massimo variano tra i 10.000 e i 16.000 MW. L’Italia avrebbe un sistema molto flessibile ma ha grossi problemi di rete e la potenzialità eolica maggiore è nelle isole che sono sistemi abbastanza rigidi.
In realtà i 4000 MW installati già non sono pochi: rispetto alla Spagna abbiamo meno vento, una superficie minore quasi della metà, condizioni anemometriche favorevoli solo in una parte limitata del territorio (sud, isole e montagne), maggior popolazione.
21 Aprile 2009 alle 00:31
x Egisto
Molto interessante, come sempre, del resto.
Grazie mille
24 Aprile 2009 alle 12:12
A suon di panzane devo dire che anche i nostri governanti, nonché il maggior partito d’opposizione afono sull’argomento, aiutati nell’opera di totale disinformazione mediatica da confindustria e sindacati, dispensano ottimismo da tutti i fori e pori.
Leggete quanto ho trovato in un sito economico.
La crisi economica è finita?
La Cina forte del suo credito nei confronti degli USA di 1.400 miliardi di dollari è il maggiore dei creditori intrappolato nell’economia americana, come tutti coloro che sono in trappola cerca di scappare, ed infatti lo sta facendo da alcuni mesi segno evidente che la stessa Cina non crede più in una ripresa a breve dell’economia dello “Zio Sam”.
La Cina pur di non vedersi liquefare il grosso credito che ha con l’America si sta disfacendo delle grasse riserve di dollari ed obbligazioni facendo “shopping” di materie prime come ad esempio il rame ed altri metalli e materie prime ed in alcuni casi provocano dei sensibili rialzi, il tutto al ritmo di circa 100 miliardi di dollari al mese, che vuol dire?
Vuol dire innanzi tutto che l’economia USA è prossima al collasso dal momento che il suo maggiore creditore si defila per paura di perdere più di quanto stia già perdendo, insomma la Cina abbandona la nave prima che affondi e preferisce la scialuppa di salvataggio ad un improbabile soccorso tempestivo, alcune analisi di fonte Europea danno come possibile la prossima estate per un collasso economico degli USA, analizzando il ritmo con cui la Cina smobilizza pare non sia solo un’ipotesi.
Di solito è l’estate il periodo favorevole alle “disgrazie economiche”, gli ultimi due anni confermano la tendenza, estate 2007 scoppio dei subprime e fallimento della Northern Rock, fine estate 2008 crollo delle borse mondiali … il 2009 sarà l’anno del crollo definitivo dell’economia USA con tutte le ripercussioni del caso?
26 Aprile 2009 alle 15:49
Ogni settimana l’attrezzatissimo movimento antinucleare esce con un attacco.
Premesso che Chernobyl non centra niente con il nucleare occidentale e in particolare col piano nucleare italiano di 4-8 EPR, uno degli attacchi fra i più cinici che gira oggi è questo
http://www.confinionline.it/ShowRassegna.aspx?Prog=12793
che cita un non meglio precisato “Programma Nazionale di Oncologia Pediatrica 2006-2010″ di cui non trovo traccia. Dal nome sembrerebbe un documento ufficiale ma probabilmente è solo il programma dell’organizzazione “soleterra” che mischia, senza porsi molti problemi, una apprezzabile attività umanitaria (e grazie a dio che c’è chi la fa) con una attività di promozione propagandistica antinucleare che francamente suscita tutta la mia indignazione.
Non si trovano statistiche sull’andamento dei tumori in Ucraina, solo qualche dato frammentario da cui non è possibile dedurre niente: e perchè mai dovrebbero essere le radiazioni dell’incidente di Chernobyl, che anche lì, nonostante il disastro, ricordiamolo, hanno dato dosi che ammontano solo ad una piccola frazione della radioattività naturale, e quindi non giustificano la correlazione con niente (se non eventualmente per quella fascai di nemmeno 1000 persone che hanno ricevuto, tutte insieme, dosi consistenti in seguito all’incidente).
Un cenno alla maggiore incidenza ai tumori in Ucraina (chissà perchè non in Bielorussia) appare anche su RaiNew24
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=116226
secondo il quale
“A 23 anni dalla tragedia di Chernobyl, l’Ucraina sperimenta il più alto numero di malati di cancro di sempre e il livello di radiazione è tornato a quello degli Anni ‘80. Frutta, verdura e latte risultano ancora contaminati per la mancanza di controlli.”
Al solito: dove sono le statistiche? E quelle per poter fare i confronti? A me, ad esempio, risulta che i tumori in Ucraina fossero in crescita anche prima di Chernobyl e che quello che succede in Ucraina succeda anche in paesi che non hanno ricevuto il fall-out. A me risulta che siano le condizioni economiche che condizionano soprattutto il benessere delle persone e la mortalità delle stesse.
http://www.registri-tumori.it/cms/?q=node/220
“Eurocare 4 inoltre ha calcolato per ogni Paese il rapporto tra sopravvivenza a cinque anni per tutti i tipi di tumore e spese sanitarie nazionali. Si può concludere, in generale, che i Paesi che spendono di più in sanità hanno migliori esiti per quanto riguarda i tumori. Con alcune eccezioni, come la Danimarca e il Regno Unito, che hanno una sopravvivenza per tutti i tumori più bassa di quella di paesi con spesa sanitaria simile.”
Notare che la “verde” Danimarca (sopravvivenza relativamente bassa ai tumori) è denuclearizzata e che fra i paesi con maggiore sopravvivenza c’è la Svezia, che produce circa il 50% della sua energia col nucleare. Un’altra nazione coi livelli più alti di sopravvivenza è la Finlandia, ed entrambe sono state investite più delle altre dalla nube radioattiva di Chernobyl.
Peccato che mancano dati, altrimento mi aspetto che come al solito, quando si va a scavare, …
27 Aprile 2009 alle 10:00
Fonte: Programma Nazionale di Oncologia Pediatrica 2006-2010 approvato dal Gabinetto dei Ministri d’Ucraina (?????????)
Se in Ucraina hanno detto piano d’accordo, ma in Italia, come già sottolineato da Pietruccio, non c’è niente del genere.
Soleterre è una della tante Onlus che si occupa di opere umanitarie necessarie e benvolute da tutti (me compreso)
Purtroppo tante associazioni simili sono ideologicamente contro il nucleare (mai che abbiano fatto iniziative simili per l’amianto di Casale Monferrato , il petrolchimico di Priolo, la diossina in Campania, ecc.) e spesso, quando parlano dell’argomento, lo fanno in maniera catastrofica.
E poi francamente mi domando come mai tutti queste associazioni, sull’argomente leucemia e malattie varie dei bambini (oggi ragazzi) di Chernobyl , si fanno sentire SOLO una volta all’anno, con i loro allarmismi, quando ricorre il 26 aprile anniversario dell’incidente?
Non sarebbe più onesto dire: “abbiamo bisogno di fondi per dette iniziative…” risparmiandoci una smisurata serie di fesserie ideologiche contro l’atomo? Tanto l’offerta gliela facciamo ugualmente e volentieri.
27 Aprile 2009 alle 12:25
Quando parliamo di paesi dell’ex URSS non possiamo dimenticare che tali paesi hanno subito negli anni 90 un declino impressionante con il crollo dell’URSS che ha portato ad un collasso del sistema sanitario e della durata della vita media. Quando cerchiamo di valutare gli effetti di Chernobyl non si può non tener conto di questo fattore.
27 Aprile 2009 alle 13:14
Udite, udite:
(ANSA) - ROMA, 24 APR - ‘’Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unita’ di Cernobyl. 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattivita’ rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite'’. Comincia cosi’ il ricordo che Legambiente fa della catastrofe piu’ grave della storia del nucleare civile all’approssimarsi del suo 23/mo anniversario. ‘’Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130 mila gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di Cernobyl ha cessato la sua attivita’ il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo piu’ di 3 milioni di persone'’, ricorda Legambiente ‘’per non perdere la memoria e ribadire il suo ‘no’ ad un ritorno a produrre energia nucleare in Italia'’. ‘’A 23 anni dall’incidente di Cernobyl, il nucleare pone ancora gravi problemi di sicurezza'’, afferma il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani, aggiungendo che ‘’non abbassera’ affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurra’ la dipendenza italiana dall’estero e non ci permettera’ di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20′’. ‘’Non e’ del nucleare che l’Italia ha bisogno per rilanciare l’economia e risolvere la sua dipendenza dalle fossili - conclude Ciafani - ma di un mix di efficienza, risparmio energetico e fonti rinnovabili'’. Molte le iniziative organizzate in tutto il Paese dall’associazione per l’anniversario del 26 aprile. Dibattiti, proiezioni di film, banchetti informativi nelle piazze, convegni e rassegne si aggiungeranno a centinaia di eventi simultanei annunciati per il 25 e 26 aprile nel ‘Cernobyl Day’, l’iniziativa internazionale coordinata a livello europeo da Sortir du Nucleaire (Francia), una federazione di 842 associazioni che si battono contro il ‘’potere nucleare'’
In Legambiente sono tutti “responsabili scientifici”: ce n’è un fottio ed ogni tanto spunta un nome nuovo… l’ultimo è questo Ciafani.
Le conseguenze gravissime? Bene, riportate dati oppure fonti con le quali si afferma ciò? Ma neanche l’ombra…. eppure l’OMS ha dati moooolto differenti (di cui abbiamo già discusso sul forum) come per esempio:
Dati Organizzazione Mondiale Sanità WHO
who.int/mediacentre/news/releases/2005/pr38/en/index1.html
Studio IAEA
iaea.org/Publications/Booklets/Chernobyl/chernobyl.pdf
che riassumendo dice grossomodo
• Acute Radiation Syndrome 134 vittime
• Circa 4000 tumori totali alla tiroide nei bambini osservati fino al 2002 (250 all’anno ma non si sa quanti sono da attribuire alla radioattività e quanto ha contribuito il fatto che dopo Chernobyl sono stati fatti dei controlli a tappeto sulla popolazione rivelando così dei casi del tutto naturali che senza controlli non sarebbero stati trovati. I dati osservati mostrano che il numero di tumori ha cominciato a crescere dopo 5 anni): mortali ordine di grandezza un centinaio di casi, gli altri sono stati curati.
•Leucemie e altri tipi di tumore – non esistono dati certi (probabilmente non misurabili perché al massimo saranno, nella popolazione irraggiata, qualche migliaio pari all’1% di quelli che ci saranno comunque: si attendono dopo 10-15 anni quindi i gruppi di popolazione sono tuttora sotto osservazione ma non si rileva niente)
•Cataratte: anche sotto i 250 mGy
•Nessuna fertilità ridotta: si nota una riduzione nascite nel gruppo di popolazione irraggiata ma la causa è sociale
- per la preoccupazione collegata all’irraggiamento
- per il probabile elevato numero di aborti
- per il fatto che la componente più giovano della popolazione se n’è andata
•Leggero ma chiaro aumento di malformazioni congenite (pag. 20) ma sia nella popolazione contaminata che in quella non contaminata (quindi non sono state le radiazioni)
Il documento IAEA riporta anche molti altri dettagli e precisazioni (con qualche dato diverso da quelli che ho messo sopra ma il concetto non cambia)
_______________
Interessante confrontare i dati Greenpeace (dell’allarmatissimo rapporto “Cernobyl, il costo umano di una catastrofe”)
“…Almeno 14 Paesi europei (Austria, Svezia, Finlandia, Norvegia, Slovenia, Polonia, Romania, Ungheria, Svizzera, Repubblica Ceca, Italia, Bulgaria, Repubblica Moldava e Grecia) sono stati raggiunti da radiazioni sopra 1 Ci/km2 (1 Curie su metro quadrato pari a 37 kiloBequerel su metro quadro o kBq/m2)…”
che farebbe pensare a una contaminazione abbondante anche in Italia, con quello che si vede su una mappa dell’inquinamento
http://www.progettohumus.it/chernobyl.php?name=mappe2
da cui si deduce chiaramente che la contaminazione è stata decisamente più bassa sulla quasi totalità del paese. E che sia vero che è bassa puoi verificarlo facilmente comprandoti un dosimetro per poche centinaia di euro, come ho fatto io, e fare anche delle misure comparate coi funghi e con altre sostanze che le leggende dell’assurdo terrore radiofobo ambientalista additano all’indice come pericolosissime (tipo i funghi o le bacche di certe zone).
Non solo ma quella contaminazione produce rischi decisamente irrilevanti per la salute come dice questo studio ENEA che attribuisce al primo anno una dose media alla popolazione di 0.3 mSv/anno e 1.6 mSv in totale (cioè in tutta la vita) a fronte di una dose media in Italia di 4.1 mSv/anno
http://www.enea.it/com/web/pubblicazioni/Dossier.pdf
Categoria Sorgente e Dose annuale media (mSv)
Fondo ambientale 3,1
di cui:
Raggi cosmici 0,30
Radioisotopi cosmogenici 0,01
Radiazione terrestre - esposizione esterna 0,58
- esposizione interna escluso radon 0,23
- esposizione interna da radon e suoi prodotti 2,0
Attività antropiche 1,1
di cui:
pratiche sanitarie, radiologia 1,00
Televisori e computer (4 ore al giorno) 0,01
Impianti nucleari 0,001
Viaggi aerei 0,002
Altre esposizioni di origine tecnologica 0,01
fall-out di esperimenti nucleari 0,01
Totale 4,2
———
Forse è solo il caso di ricordare che quando si parla di kiloBequerel si parla di quantià estremamente basse di radioattività, visto che una persona qualsiasi (ricordo che tutti noi siamo sorgenti radioattive assolutamente naturali) ha una radioattività di circa 8 kiloBequerel: quindi stando a Greenpeace quando vedi qualcuno dovresti scappare terrorizzato perchè chiunque è pericolosamente cancerogeno (mamma compresa).
Un muro in tufo può arrivare a 800 kBq/mq e indurre, in casa 8 mSv/anno. I muri in tufo sono diffusi in Umbria – Lazio - Campania, regioni in cui, nonostante l’elevato fondo radioattivo, si riscontra un tasso di tumori inferiori alla media nazionale: pag. 20
istat.it/dati/catalogo/20070405_00/ann_07_18_cause_di_morte_…
Interessante l’articolo più volte citato: Le Scienze n. 465 del maggio 2007, Crescere con Chernobyl, dei biologi Ronald K. Chesser e Robert J. Baker
I biologi citati erano già stati a Chernobyl nell’estate 1994 e tornati hanno dedotto che la natura aveva completamente recuperato a dimostrazione che tutto sommato il danno maggiore all’ambiente lo fa l’uomo con le sue normali attività, non la radioattività. Anche la dose è bassa, e questo nonostante il fatto che il tempo di dimezzamento del cesio 137 sia di 30 anni, e quindi ce n’è in giro ancora più della metà. Le rondini in un raggio di 10 km dal reattore hanno mostrato una dose interna di 10 μSv/day pari a 3.7 mSv/anno (siamo nell’ordine di quella naturale: per confronto, a Piazza S. Pietro - Roma, la dose radioattiva è pari a 7 mSv/anno). In sostanza, in quell’articolo si dice che a causa dei pregiudizi sulla radioattività, gli effetti sull’ambiente, a suo tempo, sono stati sovrastimati dagli stessi scienziati autori dell’articolo.
Per i signori di Legambiente: ci avete stufato con il Vostro atteggiamento e lo Vostre bugie; volete giustificare i quattrini che guadagnate facendo quest’informazione del cazzo ripetendo le solite fesserie, da più di vent’anni, a tanti beoti che vi credono ancora “i paladini dell’ambiente”
27 Aprile 2009 alle 15:05
Per Edoardo
Sui dati di Green Peace non mi pronuncio
altri viceversa sono consultalbili qui:
ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16544150?ordinalpos=1&itool=Entr...
27 Aprile 2009 alle 18:54
L’oncologo prof. Umberto Tirelli quando intervenne relazionando al convegno
CERNOBYL: STORIA DI STRAORDINARIA FOLLIA
L’INFORMAZIONE CHE I MEDIA NON HANNO MAI DATO
tenutosi a Buja - UD il 12 Dicembre 2008
assieme al relatore principale
ing.Ugo Spezia
autore del libro
Cernobyl
20 anni dopo il disastro
fece una disamina sui processi tumorali correlati alle radiazioni e quantificò in 4.000 casi monitorati che a tutt’oggi hanno portato al decesso di 15 persone di cui una a causa d’incidente stradale.
Assieme agli altri 61 morti fra gli operatori alla centrale di Cernobyl, in numero di tre nei giorni successivi e gli altri a distanza di un mese e fino a oggi, fanno una cifra inferiore a 100.
Questi i numeri crudi.
Che a tutt’oggi ci siano ancora organizzazioni Onlus, che stanno sul groppone anche del contribuente italiano, che continuano a parlare di bambini leucemici da ospitare dà la misura della “coglionaggine” di chi crede che a distanza di dieci anni dal 1986 ci possano ancora essere persone/bambini che possano essere contaminabili.
D’altronde di buonismo e benaltrismo è pieno questo povero Paese povero di cervello.
E si continua a ciurlare nel manico anche con gli infortuni sul lavoro in Italia.
Annualmente i morti diretti sul lavoro sono 650 mentre altri 650 sono indiretti e cioé “in itinere” per incidenti stradali per recarsi o ritornare dal luogo o cantiere di lavoro.
In Itali poi ci sono 8.000 morti l’anno per incidenti domestici.
Altri 7.000 morti l’anno per incidenti stradali, numero che comprende anche i 650 morti per infortunio di lavoro “in itinere”.
Dal 26 Aprile 1986, data di quello che viene impropriamente denominato “incidente di Cernobyl”, a tutt’oggi sulle strade italiane sono morte 170.000 persone, 450.000 ferite di cui 250.000 in modo grave con 125.000 riportanti lesioni permanenti.
Potenza dei numeri.
Ciò mi fa dire che, nonostante e compreso l’incidente di Cernobyl, l’attività di produzione d’energia dall’elettronucleare è la più sicura attività umana oggi presente.
Ora si facciano avanti
i buonisti, i benaltristi ed i sinistrati
del POLITICALLY CORRECT
Mandi,
Renzo Riva
28 Aprile 2009 alle 11:00
La Medical Radiological Research Centre of Russian Academy of Medical Sciences non è nuova per questi studi “a senso unico” su Chernobyl, dimenticandosi di realtà più gravi che ci sono in Russia (es. avvelenamento delle falde da mercurio ed altri metalli pesanti causati da raffinerie, acciaieri, petrolchimici, ecc.): a sentire questi signori pare che la Russia, prima dell’incidente ucraino, fosse un ameno luogo tutto fiori, frutti e pace… che beeello!
I dati che ho riportato (e che non li ho inventati io che sono un bruto nuclearista cattivo!) sono una foto reale, precisa fatta al 2006 (ventennale di Chernobyl) e ricorferati in parte da aggiornamenti del 2007.
A puro titolo informativo, i tumori alla tiroide (curati e guariti nell’85/90% dei casi) furono dovuti anche alla criminale omertà ed idiozia dei sovietici: è risaputo che alle popolazioni che vivono vicino ad impianti nucleari vengono periodicamente fornite pasticche di iodio “buono”.
Questo perché la tiroide assorbendo iodio dall’atmosfera, non riconosce se quello che assorbe è dannoso oppure no (lo iodio “cattivo” I137 dovuto a fughe radioattive) quindi con queste pillole la tiroide si satura di iodio buono e non assorbe più quello pericoloso. Quando accadde l’incidente TMI, gli americani si preoccuparono SUBITO E PRIMA CHE DALLA CENTRALE USCISSE QUALCOSA di distribuire le pillole a tutte le popolazioni e. si consiglio del presidente Carter, di procurarsene altrettante dosi per l’evenienza (anche se poi non ce ne fu bisogno).
I compagni, invece, per ignoranza del fatto e per paura di sputtanarsi con l’Occidente aspettarono 48 ore a dare notizia al mondo e 72 per iniziare ad evacuare Prypiat: tutti i cittadini, per tre giorni, respirando l’aria, bevendo l’acqua, ecc, si stavano avvelenando a loro insaputa.
28 Aprile 2009 alle 12:17
A fianco, dello studio effettuato dalla
“La Medical Radiological Research Centre of Russian Academy of Medical Sciences non è nuova per questi studi “a senso unico” su Chernobyl, dimenticandosi di realtà più gravi che ci sono in Russia (es. avvelenamento delle falde da mercurio ed altri metalli pesanti causati da raffinerie, acciaieri, petrolchimici, ecc.): a sentire questi signori pare che la Russia, prima dell’incidente ucraino, fosse un ameno luogo tutto fiori, frutti e pace… che beeello!
appaiono sullo stesso argomento:
Childhood exposure due to the Chernobyl accident and thyroid cancer risk in contaminated areas of Belarus and Russia.Jacob P, Kenigsberg Y, Zvonova I, Goulko G, Buglova E, Heidenreich WF, Golovneva A, Bratilova AA, Drozdovitch V, Kruk J, Pochtennaja GT, Balonov M, Demidchik EP, Paretzke HG.
GSF-Institute of Radiation Protection, Neuherberg, Germany.
The thyroid dose due to 131I releases during the Chernobyl accident was reconstructed for children and adolescents in two cities and 2122 settlements in Belarus, and in one city and 607 settlements in the Bryansk district of the Russian Federation. In this area, which covers the two high contamination spots in the two countries following the accident, data on thyroid cancer incidence during the period 1991-1995 were analysed in the light of possible increased thyroid surveillance. Two methods of risk analysis were applied: Poisson regression with results for the single settlements and Monte Carlo (MC) calculations for results in larger areas or sub-populations. Best estimates of both methods agreed well. Poisson regression estimates of 95% confidence intervals (CIs) were considerably smaller than the MC results, which allow for extra-Poisson uncertainties due to reconstructed doses and the background thyroid cancer incidence. The excess absolute risk per unit thyroid dose (EARPD) for the birth cohort 1971-1985 by the MC analysis was 2.1 (95% CI 1.0-4.5) cases per 10(4) person-year Gy. The point estimate is lower by a factor of two than that observed in a pooled study of thyroid cancer risk after external exposures. The excess relative risk per unit thyroid dose was 23 (95% CI 8.6-82) Gy(-1). No significant differences between countries or cities and rural areas were found. In the lowest dose group of the settlements with an average thyroid dose of 0.05 Gy the risk was statistically significantly elevated. Dependencies of risks on age-at-exposure and on gender are consistent with findings after external exposures.
A cohort study of thyroid cancer and other thyroid diseases after the chornobyl accident: thyroid cancer in Ukraine detected during first screening.Tronko MD, Howe GR, Bogdanova TI, Bouville AC, Epstein OV, Brill AB, Likhtarev IA, Fink DJ, Markov VV, Greenebaum E, Olijnyk VA, Masnyk IJ, Shpak VM, McConnell RJ, Tereshchenko VP, Robbins J, Zvinchuk OV, Zablotska LB, Hatch M, Luckyanov NK, Ron E, Thomas TL, Voillequé PG, Beebe GW.
Institute of Endocrinology and Metabolism, Kyiv, Ukraine.
BACKGROUND: The Chornobyl accident in 1986 exposed thousands of people to radioactive iodine isotopes, particularly (131)I; this exposure was followed by a large increase in thyroid cancer among those exposed as children and adolescents, particularly in Belarus, the Russian Federation, and Ukraine. Here we report the results of the first cohort study of thyroid cancer among those exposed as children and adolescents following the Chornobyl accident. METHODS: A cohort of 32 385 individuals younger than 18 years of age and resident in the most heavily contaminated areas in Ukraine at the time of the accident was invited to be screened for any thyroid pathology by ultrasound and palpation between 1998 and 2000; 13 127 individuals (44%) were actually screened. Individual estimates of radiation dose to the thyroid were available for all screenees based on radioactivity measurements made shortly after the accident and on interview data. The excess relative risk per gray (Gy) was estimated using individual doses and a linear excess relative risk model. RESULTS: Forty-five pathologically confirmed cases of thyroid cancer were found during the 1998-2000 screening. Thyroid cancer showed a strong, monotonic, and approximately linear relationship with individual thyroid dose estimate (P
28 Aprile 2009 alle 12:36
Posto una mail pervenuta da un nuclearista lombardo.
Cosa vuoi che ti dica, caro Renzo,
La gente crede quello che le piace credere e se ne frega dei numeri…
Conta più un filmatino di un bambino che dica, nella luce fioca della sua stanzetta: mamma, mamma, perchè non vieni piu’ a darmi il bacio della buona notte? Con una voce fuoricampo che spieghi: lamento di giovane orfano ucraino vittima di Cernobyl che sa parlare italiano perchè ospitato da caritatevole coppia di coniugi antinuclearisti ed animalisti (magari persino cattolici)
…. Cineripresa magari fatta nel 2009
… ad oltre 20 anni di distanza…
Non c’e’ speranza.
Credo che moriro’ senza vedere operativo neppure uno dei quattro EPR italiani programmati dal Berlusca…
29 Aprile 2009 alle 12:34
La gente crede quello che le piace credere e se ne frega dei numeri…
Concordo con Renzo.
Sull’argomento l’ipocrisa e la dabbenaggine la fanno da padrone.
Conta più un filmatino di un bambino che dica, nella luce fioca della sua stanzetta: mamma, mamma, perchè non vieni piu’ a darmi il bacio della buona notte? Con una voce fuoricampo che spieghi: lamento di giovane orfano ucraino vittima di Cernobyl che sa parlare italiano perchè ospitato da caritatevole coppia di coniugi antinuclearisti ed animalisti (magari persino cattolici)
il bello che chi fa questi servizi TV, articoli, ecc. non gliene importa una sega di ambiente e bambini malati: lo fa solo per lo scoop ben pagato dalla parte politica che gli tira i fili.
29 Aprile 2009 alle 19:25
Il professore Franco Battaglia m’invia una mail per corregge un punto del mio scritto sui morti attribuiti a cause dirette del disatro di Cernobyl ed io gli sono estremamente grato.
Il morto per incidente stradale non fu tra i 15 casi di t. alla tiroide, ma tra 15 deceduti, in 20 anni, tra quei 137 soccorritori ai quali nel 1986 fu riconosciuta la sindrome acuta da radiazioni (di quei 137, 28 morirono entro 3 mesi e 15, appunto, nell’arco di 20 anni)
fb
4 Maggio 2009 alle 19:03
Per Vincenzo e Pietruccio:
Sabato scorso (02/05/2009) sul programma del TG di Rai Tre Ambiente Italia, il mellifluo Beppe Rovera si trovava in Calabria per un servizio su un’eventuale centrale a pannelli solari (non ricordo il nome della località) A circa metà della trasmissione ne ha presentato un altro relativo al passato nucleare italiano: le centrali di Latina e Garigliano ed un “processo” al nucleare tenutosi, con tanto di magistrato accusa e difesa, al liceo scientifico Curie di Pinerolo….
1° domanda:
Riguardo a Latina ed alla centrale del Garigliano, nonostante i dati dell’ingegnere a capo delle opere di decommissiong che dimostravano gli alti livelli di sicurezza con cui le scorie venivano trattate e messe in sicurezza, il solito di Legambiente esprimeva dubbi a parole (senza dati) sull’inquinamento dei canali attigui alla centrale e, di contorno, la voce fuori aggiungeva la solita cazzata che la centrale, durante il suo funzionamento, aveva “divorato” non si sa quanti milioni di m3 di acqua…. Ma se l’impianto di Latina è un reattore refrigerato a gas e moderato a grafite di fabbricazione britannica tecnologia GCR/Magnox COME FA A DIVORARE ENORMI QUANTITA’ D’ACQUA?????????? Comunque posso sbagliarmi e chiedo a Vincenzo e a Pietruccio un parere.
2° domanda:
durante il “processo” al liceo Curie di Pinerolo (dove non c’è stata un condanna netta per l’atomo e una partecipante ha detto di avere sull’argomento le idee ancor più confuse di prima) è stata sparata una, a mio parere, fesseria enorme: l’intera attività delle centrali nucleari italiane (23 anni) avrebbe coperto solo tre mesi del fabbisogno nazionale (?????????)
Chiedo comunque un piccolo chiarimento a tale proposito.
Grazie.
4 Maggio 2009 alle 21:06
1°
Anche se moderata a grafite e refrigerata a gas in effetti una centrale Magnox usa l’acqua come tutte le altre centrali: il gas scambia con l’acqua di un torrente o del mare ad esempio, e questa è la via in cui si smaltisce il calore nell’ambiente (che, come ripetuto tante volte, deve essere smaltito nell’ambiente). Alla fine si aziona comunque una turbina a vapore.
Non è affatto vero che una centrale ‘divora acqua’ (per metterla dove poi? Con quale satanico meccanismo?): la preleva, la riscalda di qualche grado, e poi la riemette nell’ambiente esattamente come l’ha presa. Quindi, lasciamo perdere le fesserie degli incompetenti, come al solito…
2°
Non conosco il dato, in principio è anche possibile, ma non vuol dire assolutamente nulla. Fabbisogno nazionale riferito a quando? A oggi? al 1960? Al 1970? E poi: ci si rende conto che il nucleare nel nostro Paese non è mai veramente partito? E che un Paese come la Francia produce l’80% della propria energia per questa via?
4 Maggio 2009 alle 21:35
Caro Edoardo,
per la seconda domanda dico che l’affermazione dei tre mesi è vera.
Caorso in 7 anni x 8.000 ore x 800 MW = 44.8 TWh
Oggi il fabbisogno annuo italiano è di 340 TWh
L’apporto delle altre centrali che erano per lo più sperimentali è stato poca cosa in confronto a Caorso.
Per la prima domanda, pur non avendo visto la trasmissione televisiva, propendo per la malafede.
5 Maggio 2009 alle 09:59
x Edoardo
I dati sulla produzione nucleare dall’archivio storico di Terna
nuke TOT nuke%
1963 323 71.344 0,5%
1964 2.402 76.739 3,1%
1965 3.510 82.968 4,2%
1966 3.863 89.993 4,3%
1967 3.152 96.829 3,3%
1968 2.576 104.011 2,5%
1969 1.679 110.447 1,5%
1970 3.176 117.423 2,7%
1971 3.365 124.860 2,7%
1972 3.626 135.261 2,7%
1973 3.142 145.518 2,2%
1974 3.410 148.905 2,3%
1975 3.800 147.333 2,6%
1976 3.807 163.550 2,3%
1977 3.385 166.545 2,0%
1978 4.428 175.041 2,5%
1979 2.628 181.264 1,4%
1980 2.208 185.741 1,2%
1981 2.707 181.656 1,5%
1982 6.804 184.444 3,7%
1983 5.783 182.880 3,2%
1984 6.887 182.669 3,8%
1985 7.024 185.740 3,8%
1986 8.758 192.330 4,6%
1987 174 201.372 0,1%
_____________________________________
tot 92.617 3.634.863 2,5%
Non so come diventerà la tabella quindi riassumo
dal ‘63 all’87 il nucleare ha prodotto 92.6 TWh
arrotondando
26 TWh Latina
27 TWh Trino
12 TWh Garigliano
29 TWh Caorso
———————–
Un confronto col fabbisogno attuale da 340 TWh/anno è assurdo anche perchè l’unica centrale con una potenza consistente (850 MW) era Caorso che è stata fatta spegnere non appena si era messa a funzionare bene. L’ultimo anno aveva fatto l’80% come fattore di utilizzazione, il più alto al mondo di allora, pari alle centrali svizzere: ricordo bene l’articolo del Corriere della sera. Ha prodotto circa 6 TWh in quell’anno. Sempre nell’86 in totale il nucleare ha fatto il 4.6% su un fabbisogno di 192 TWh. Notare che da allora i consumi sono aumentati del 77% (mentre le rinnovabili sono calate dal 24% al 16%) e anche allora si diceva che si poteva fare a meno del nucleare tanto bastava fare il “risparmio energetico” che, sempre secondo i soliti, “equivale a una fonte di energia”. Sul fatto poi che tutta l’energia negli anni a venire (cioè oggi) sarebbe stata fornita dall’eolico non c’erano proprio dubbi e dappertutto venivano mostrate le foto di un villaggio americano che andava solo a eolico (proprio come oggi mostrano villaggi tedeschi che vanno a PV): è già successo tutto anche anni addietro, come oggi, i discorsi sono sempre gli stessi. Quelli che contano sono solo i rapporti di forza.
Il ragionamento corretto va fatto oggi con le centrali di oggi: una Epr oggi produrrebbe circa 12.5 TWh in un anno pari a 3.7%. Confrontando la produzione di 40 anni fa coi consumi di oggi cosa vogliono dimostrare?
—–
L’acqua esterna serve a condensare il vapore che esce dalla turbina, quella che muove l’alternatore (il generatore di elettricità), in un componente che si chiama “condenstore”. Una volta che quel vapore è stato trasformato in acqua può essere pompato a pressione nel “generatore di vapore” con poco lavoro. E’ nel generatore di vapore che quell’acqua viene scaldata dai fluidi caldi provenienti dal reattore (o da una caldaia, negli impianti convenzionali) che la fanno evaporare: il vapore così prodotto occupa un volume notevole che si “sfoga” sulle pale della turbina facendola girare.
Solo negli impianti turbogas non è così e i fumi caldi derivanti dalla combustione del gas vanno direttamente sulla turbina e di qui all’esterno (nei cicli combinati si sfrutta il calore residuo di questi gas per far bollire l’acqua e far girare una turbina a vapore).
5 Maggio 2009 alle 10:10
Ringrazio tutti per i chiarimenti e per la cortesia.
5 Maggio 2009 alle 16:57
Per Tutti:
(ANSA) - ROMA, 5 MAG - ‘’Il Disegno di legge energia collegato alla Finanziaria, su cui inizia oggi l’esame al Senato, contiene anche le norme che secondo la maggioranza ed il governo dovrebbero rilanciare il nucleare in questo paese: si tratta di provvedimenti vaghi ed illiberali che centralizzano ogni decisione sull’esecutivo nazionale'’. Questo il commento di Francesco Ferrante, membro delle esecutivo nazionale degli Ecologisti Democratici. ‘’Il pacchetto sul nucleare - per Ferrante - obbedisce piu’ alla smania ideologica del governo di agitare una bandiera, che non a qualsiasi ipotesi concreta di rilancio della ricerca e del fabbisogno energetico. Tra le norme piu’ criticabili evidenziamo l’ipotesi di militarizzare le aree in cui dovranno sorgere le centrali, una pericolosa delega in bianco al governo per stabilire i criteri di scelta dei siti, l’assurdo affidamento ad una delibera Cipe per la scelta del tipo di impianto, il commissariamento della Sogin e lo stravolgimento delle competenze dell’Enea'’. ‘’Il Governo Berlusconi - conclude l’esponente Ecodem - sta facendo perdere tempo al paese ed al Parlamento in una discussione antica che, come dimostrano le dichiarazione dello stesso premier durante la campagna elettorale in Sardegna, ’si bloccheranno al momento della prova del consenso sul territorio’. Sarebbe stato piu’ utile utilizzare questo provvedimento per mettere in campo progetti concreti per promuovere le rinnovabili, il risparmio energetico ed avvicinare quindi l’Italia agli indirizzi europei'’.
Ecologisti Democratici?…Accidenti, bella sigletta! Chissà quale prolifica attività svolgeranno questi signori: se quella del Governo è ideologia la loro che cos’è?
Tra le norme piu’ criticabili evidenziamo l’ipotesi di militarizzare le aree in cui dovranno sorgere le centrali
E all’estero credete che fanno? In America, addiruttura sono considerate installazioni stategiche coperte dal Top secret”
E poi o non rompete tanto le scatole con frasette stupide:
“è ma da noi c’è la mafia che ci mette le mani!…” oppure “Eh. ma se un terrorista c’entra è ruba il combustibile?” “E poi c’è il rischio di sabotaggi, di attacchi aerei, ecc.”
Militarizzando (intesa come stretta sorveglianza militare, non che ci fanno le bombe come scrissero tempo a dietro quelli dell’Unità) tutti questi rischi sarebbero annullati o drasticamente ridotti.
5 Maggio 2009 alle 17:01
Un bell’articolo in ricordo di Mattei
(ricordiamoci che c’è anche un’italia che lavora, che produce e che ama il proprio paese)
caserta24ore.it/04052009/enrico-mattei-luomo-che-aveva-apert...
6 Maggio 2009 alle 10:51
Bell’articolo davvero…
Mattei era un grand’uomo: coraggio, iniziativa e, sopratutto lungimiranza.
Tutto rovinato da quella maledettisima classe politica che dopo vent’anni buttò tutto alle ortiche.
7 Maggio 2009 alle 16:13
Nuovo sondaggio sul nucleare.
repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_ricerca-eurispes...
Questa volta Eurispes rileva in Italia una maggioranza di contrari. Un mese fa, in un sondaggio di una tal “Accenture” (per i “consumatori”) pareva che la maggioranza fosse favorevole e così via, in un alternarsi che in sostanza dice che nel nostro paese non c’è una netta prevalenza di atteggiamento in un senso o nell’altro.
Il dato costante all’interno di tutti i sondaggi è invece rappresentato dal fatto che fra i più giovani prevale nettamente una posizione contraria.
Perché?
Eppure dovrebbe essere il contrario, il nucleare serve soprattutto per il futuro, e poi i giovano non possono ricordare Chernobyl: molti erano troppo piccoli e altri non erano neppure nati.
Me lo sono chiesto tante volte, e qualche altra l’hanno chiesto a me i miei studenti. Non ho saputo dare una risposta.
Leggendo i dati in dettaglio di quest’ultimo sondaggio, il fatto che i più favorevoli siano proprio quelli fra i 45 e i 64 anni, mi suggerisce una possibile interpretazione: la crisi petrolifera degli anni ‘70 (dal 1973 al 1976).
Chi ha vissuto quel periodo, magari da bambino, ricorda bene la situazione di incertezza generale, l’inflazione che cresce e sembra incontrollabile mentre divora salari e risparmi, posti di lavoro che saltano come birilli, instabilità e scontento sociale, difficoltà per le imprese a sopravvivere con conseguenti difficoltà anche per chi si affaccia al mondo del lavoro. Si tenga presente che quella era solo una “piccola” speculazione, dovuta semplicemente al fatto che certi paesi produttori di petrolio trovarono più conveniente, per qualche anno, venderne un po’ meno ma a prezzi più alti.
Fra qualche anno faranno lo stesso ma non lo faranno per scelta, e chi ha la mia età sa bene cosa ci aspetta. Ma noi saremo già vecchi, la nostra vita l’avremo vissuta. Agli altri faccio tanti auguri.
——————-
Suggerisco la lettura di questo spaccato su alcuni aspetti marginali, ma significativi, di quello che può essere stata la situazione di allora
http://www.impresaoggi.com/it/d_ec.asp?cacod=56
7 Maggio 2009 alle 16:43
Mi unisco ai tuoi auguri Pietruccio, come del resto ho fatto tante volte in questi anni.
Il dato che citi la dice lunga, su come si possano facilmente indottrinare le menti ‘fresche’ a colpi di propaganda. Vorrei tanto compilare una lista di dieci domande da fare ai giovani ‘contrari’, e vedere cosa ne sanno veramente. Credo se ne sentirebbero delle belle.
Ma questo non e’ un problema di nucleare si o no, ma di DEMOCRAZIA…
7 Maggio 2009 alle 19:17
Potrebbe dire qualcosa il prof. Battaglia sull’incasinamento dei cervelli dei giovani dell’istituto Kennedy di Pordnone che hanno assistito alla sua conferenza di sabato 18 Aprile 2009; ma ancora di più del cervello dei loro professori.
Una per tutti i professori.
Appena venti minuti prima il prof. Battaglia aveva detto: Anche se i pannelli FV fossero gratis un impianto non converrebbe fatti i conti degli armadi inverter e accrocchi vari per la posa dei pannelli.
Che ti va a dire nell’intervento un professore di “ELETTRONICA” attempato? “Ma noi speriamo che il costo dei pannelli FV cali come è successo per i chip”.
Ma vi rendete conto? Non ha ancora capito che al contrario dei miliardi di transistori che vengono allocati in un chip di 1 cmq i pannelli non posso essere ridotti e miniaturizzati.
Professore da radiare: la sQuola risparmierebbe e le giovani menti non sarebbero inquinate.
15 Maggio 2009 alle 18:41
Per Tutti:
Ansa di quest’oggi:
Il Ddl sviluppo è stato approvato dal Senato. Ora tocca alla Camera, il cui passaggio – quasi sicuramente blindato – è atteso per la seconda metà di giugno, dopo la pausa per le europee.
Il provvedimento concede un’ampia delega al governo sul nucleare. Spetterà, dunque, all’esecutivo definire i criteri di installazione dei nuovi impianti e allestire l’agenzia per la sicurezza nucleare. L’obiettivo è di aprire i primi cantieri entro quattro anni. Prima della fine della legislatura.
La tecnologia degli impianti sarà la Epr, la cosiddetta terza generazione avanzata, lontana, comunque, dalla quarta che dovrebbero risolvere il problema delle scorie.
17 Maggio 2009 alle 19:53
Buona sera a tutti,
mi stavo chiedendo quanto la scelta delle EPR sia conveniente per l’Italia.
Non abbiamo impianti di arricchimento, saremo costretti ad acquistare combustibile presumibilmente dagli stessi francesi.
Non abbiamo impianti di riprocessamento, saremo costretti a inviare il materiale irraggiato presumibilmente ancora ai francesi.
Non faremo ricerca e sviluppo, perché i brevetti non ci consentiranno di fare alcun tipo di modifica su queste centrali.
La domanda che mi sorge allora spontanea è:
ma non facevamo meglio a fare 8 CANDU che bruciano uranio naturale, ci si può provare a metter dentro il torio, eventualmente possono fare da breeder, possono bruciare un pochino di plutonio…
e magari investire due soldini in una RETE STATALE di impianti di riprocessamento per abbattere il peso delle scorie realmente non-riprocessabili?
grazie a chi vorrà rispondermi
e buon lavoro a tutti
17 Maggio 2009 alle 22:13
Dici le stesse cose di Bottoni e ciò mi conforta.
Pero comprendo anche le questioni di rapporti internazionali che, grazie alla Francia, ci hanno permesso di arrivare fino ad oggi con il loro nucleare.
17 Maggio 2009 alle 22:16
Posto una mail che sto inviando
Inoltro una mail dell’ing. Pietruccio Soraperra che ho conoscuito tramite Archivio Nucleare.
Lui appartiene al “popolo della Sinistra” ed é per questo che apprezzo ancora di più la sua posizione “scientifica” a favore del nucleare.
Speriamo che la sua azione possa finalmente accreditarsi in una Sinistra attualmente ascientifica capace solo di “riti propiziatori” propri degli antichi stregoni.
Guardate cosa propongono i sedicenti “Demcratici” riuniti in un partito:
europee.partitodemocratico.it/ambiente/torna-il-nucleare.htm...
Poi leggete l’ultimo scritto di Gianfranco
archivionucleare.com/index.php/2009/04/10/inganno-mediatico-...
Mandi,
Renzo Riva
17 Maggio 2009 alle 23:01
Si, tutto vero, almeno secondo alcuni aspetti, ma nessuno impedisce all’Italia di sviluppare in futuro questa tecnologia (anzi, sarebbe molto auspicabile), e comunque quest cose non si fanno solo in base a considerazioni tecniche, ma anche e soprattutto di tipo commerciale.
Ricordiamo poi che bruciare il plutonio non necessariamente è una cosa furba: senza temo che la Gen.IV non si fa…
18 Maggio 2009 alle 09:28
Vergognosa la posizione del Partito Democratico. C’è sotto lo zampino del noto piazzista di pale eoliche e gas metano, Ermete Realacci.
Possibile che non si levi nessuna voce da sinistra per dire alcune cose inconfutabili?
1) Le rinnovabili allo stato attuale non ce la fanno
2) Il milione di posti di lavoro è una panzana degna di Berlusconi: attualmente nell’eolico lavorano 3000 persone circa, a regime se ne prevedono 16.000 sempre che le pale vengano costruite in Italia e non in Danimarca, cosa molto improbabile.
3) In ogni caso il settore energetico è il posto peggiore per creare posti di lavoro: gli impianti devono produrre energia economica per supportare il resto del settore industriale energivoro
4) Se il nucleare è vecchio: fare energia de vento e biomasse è una cosa nuova?
Si tratta solo di demagogia preelettorale, come far filtrare le voci dei siti per spaventare la popolazione e cercare di accaparrarsi qualche voto. Temo che così non andranno molto lontano.
18 Maggio 2009 alle 12:53
Non abbiamo impianti di arricchimento, saremo costretti ad acquistare combustibile presumibilmente dagli stessi francesi.
Veramente quando c’erano le centrali atomiche in Italia gli impianti di arricchimento c’erano
18 Maggio 2009 alle 12:56
Mi riferisco all’impianto di Bosco Marengo che arrichiva l’uranio per Caorso, Trino e Latina.
18 Maggio 2009 alle 14:28
Ciao Edoardo,
lo so che all’epoca c’erano bosco marengo e la casaccia.
ora sono smantellati, in via di decommissioning, le licenze sono scadute, gli impianti di sicurezza a norma del ‘70…
insomma, sono da buttare giù e rifare da capo.
18 Maggio 2009 alle 21:26
Non credo affatto che il Partito Democratico sia TUTTO contro il nucleare. Persone che pensano e che ragionano e che sanno fare di conto ce ne sono molte anche lì!
Come in molte altre questioni, però, il Partito Democratico (e la sinistra in genere) è MOLTO disorientato!
Non riescono a trovare una posizione né sull’energia né sull’immigrazione né sull’economia.
Forse è per la carenza di leader carismatici o forse solo perché la fuorisuscita dal vecchio PCI è iniziata ma non è ancora terminata.
Sicuramente non possono stare insieme la vecchia sinistra DC, il vecchio PCI e molte delle sue anime, i Radicali, i Verdi, i neo Comunisti e… DI PIETRO!
L’ho già detto in altre occasioni, anche durante l’ultimo governo Prodi. Urge un’operazione di convergenza non ideologica!!!
In tema di energia il centrodestra dovrebbe oggi fare un grande sforzo per coinvolgere anche la sinistra (o una parte di essa) nelle decisioni strategiche di politica energetica.
Investiamo sul risparmio! Investiamo sulle rinnovabili (ma senza barare!!!). Il sole ed il vento possono dare una mano ma non possono in alcun modo sostituire il petrolio. Neanche il nucleare ce la potrà fare! Solo da un intelligente mix di tutte le fonti disponibili (risparmio compreso!!!) potremo forse riuscire, con pazienza e in molto tempo, a ridurre in maniera significativa la nostra dipendenza energetica.
E C’E’ BISOGNO DEL CONTRIBUTO DI TUTTE LE PERSONE RAGIONEVOLI.
E ce ne sono certamente anche a sinistra!
Forza Italia (ma nel senso originale del termine!!!!!)
18 Maggio 2009 alle 21:48
Caro Massimo Gambino,
Pietruccio Soraperra è uno di questi ma all’interno del PD non conterà mai un klinz fino a quando qualcuno a sinistra un bel mattino si sveglia e dice: “Contrordine compagni: nucleare è bello e una cosa di sinistra”.
Cose da sinistrati nell’intelletto.
19 Maggio 2009 alle 10:16
Purtroppo devo concordare con quanto dice Rtenzo Riva a proposito del partito democratioc. Ho provato diverse volte ad aprire un dibattito serio in seno al partito ma senza nessun risultato.
Dall’ultimo sondaggio nazionale (adesso non ho voglia di andarmi a cercare il link) sembra che i favorevoli al nuke all’interno della sinistra siano circa il 30%, Ciononostante il PD ha imboccato la deriva demagogico-ambientalista (snaturando, secondo me, quello che avrebbe dovuto essere il vero ruolo del partito) che tutti possono vedere con i banner che appaiono su questo forum: le posizioni, in politica, le impone chi è più forte ed i più forti hanno cancellato il dibattito interno sulla questione nuke. Sbaglia, invece, Renzo Riva, quando immagina il PD come il vecchio PCI di Peppone all’epoca di Don Camillo (“Contrordine compagni…”). Il partito di oggi è proprio tutta un’altra cosa, ma non è questa la sede per parlarne.
Ossrvo anche che tutti i partiti di sinistra sono antinucleari, dall’Italia dei Valori compresa in là. La posizione è ideologica, demagogica, decisa e perentoria… e anche pericolosa per il futuro dell’Italia. Personalmente non vedo nessuna possibilità di “un dialogo” per un accordo bipartizan (destra centro sinistra) sullo sviluppo dell’energia atomica e, più in generale, di un piano energetico equilibrato.
Bisogna aspettare il fallimento delle politiche verdi tedesche e americane e la prossima impennata del prezzo delle fossili per poter imbastire un qualunque tipo di ragionamento con le menti ottenebrate da cotanta propaganda.
Sono sempre più convinto che, come ho detto tante volte, il vero problema è che la mente umana è troppo facilmente malleabile e che nostro signore non ha dato all’umanità una razionalità dimensionata adeguatamente per affrontare i problemi che ci pone la sopravvivenza su questo pianeta. Basta pensare che la crisi petroliferà arriverà quando l’umanità avrà raggiunto il massimo dell’espansione demografica… il resto lo lascio immaginare a voi.
19 Maggio 2009 alle 13:52
Purtroppo le voci ragionevoli in seno al PD sono soffocate dal realaccismo imperante… comunque oggi Rutelli ha fatto alcune affermazioni che lasciano ben sperare, D’alema è sempre stato possibilista, come pure Bersani. E il vecchio PCI aveva una forte componente nuclearista, a cominciare dall’Ing. Ippolito, di cui resiste ancora un eco nei membri senior del PD.
19 Maggio 2009 alle 15:25
Per Gianfranco:
insomma, sono da buttare giù e rifare da capo.
Hai ragione: proprio come le vecchie centrali. I siti rimangono per tali scopi.
2 Giugno 2009 alle 18:51
Io VOGLIO solo il sole, il vento, l’acqua….
Vedere il cielo azzurro, i tetti delle case (di tutte le case) color silicio, qualche pala eolica alla periferia della città, sfruttare il calore del sottosuolo… nulla di più.
Nessun camino fumante, nessuna scoria vicino casa, nessun sito megagalattico.
…e nessun ingegnere che continui a rovinare il mondo con grattacieli di 600 metri, con dighe immense e sovrumane, con gallerie e ponti; che ancora continua ad usare cemento armato, che l’antisismico ancora lo deve studiare…. come l’Ambiente, le dinamiche ambientali, l’Ecologia, la Natura e la Botanica….
2 Giugno 2009 alle 19:30
Credo che Paperopoli e Topolinia si trovino in California.
Se cerchi un po’ le trovi… l’importante è essere convinti.
2 Giugno 2009 alle 22:11
posso condividere lo spirito verso un mondo che non degeneri come quello visto nel film Brasil di Terry Gilliam, ma ci vuole anche una sana dose di realismo, il mondo tra breve avrà sette miliardi di persone. Comprendo la paura di derivabile.net quando molti ritengono che la loro soluzione tecnica sia la migliore e risponda alla verità assoluta. Quello che a me importa è il fine, cioè rendere un mondo vivibile alla razza umana e con dignità, Sono d’accordo sulle scelte non ideologicamente orientate, ma un punto é fondamentale: valutare o meglio pesare gli aspetti negativi con quelli positivi nel lungo periodo. Non credo che il nucleare sia l’unica soluzione, ma nemmeno escludiamo la valutazione della fattibilità, cosa della quale ho seri dubbi sulla convenienza socio/economica.
2 Giugno 2009 alle 22:53
Con i soli dubbi, anche se seri, non si approda a nulla.
3 Giugno 2009 alle 00:22
il dubbio non esclude l’affrontare un percorso di valutazione, quello che mi spaventa sono le certezze religiose. Insomma si decida dove fare la centrale, si decida quanto denaro stanziare per lo studio, si decida come e dove smaltire le scorie, si decida di predisporre un gruppo di lavoro internazionale composto da tecnici e poi che la politica si assuma le responsabilità delle scelte. L’italia è piena di simulacri aggiungiamo anche quello del nucleare, tanto tutto aiuta alla demagogia politica.
Mi viene proprio da ridere se ci sarà un politico a prendere una decisione che va contro il consenso. L’italia non ha più statisti!!!!
3 Giugno 2009 alle 12:36
Il consenso lo creano i media e la corruzione.
Altro gli italiani non intendono e non sono stupidi; di questi tempi mirano al concreto.
3 Giugno 2009 alle 17:40
x Umberto Fortuna Dossi
“Insomma si decida dove fare la centrale, si decida quanto denaro stanziare per lo studio…”
Ma davvero non hai capito come funzionano le scelte in termini di politica energatica?
E chi mai dovrebbe decidere?
Qual’è l’obiettivo di chi ha il potere di decidere?
Perchè c’è un movimento che coinvolge la popolazione su questioni che non può capire, inculcandogli informazioni infantili e palesemente false?
E’ spontaneo?
E’ efficace come sistema di pressione sul potere politico?
4 Giugno 2009 alle 11:34
il dubbio non esclude l’affrontare un percorso di valutazione, quello che mi spaventa sono le certezze religiose.
Il problema, a mio parere, è che la fattibilità del nucleare in generale e, in particolare nel nostro paese, non è un dogma di fede ma una tesi avvalorata da dati tecnici e scientifici… e qui su questo forum ne abbiamo dati a JOSA!
Al contrario tutte le critiche e le paure create attorno al nucleare si basano essenzialmente su un incidente ad un reattore, mal costruito e mai accesso in occidente, più di vent’anni fa ed un’accozzaglia di notizie false o addirittura inventate (le centrali nucleari divorano acqua l’ultima scemenza in voga) che psudo esperti (giornalisti, chimici, dentisti, guardie forestali, filosofi e tecnici indipendenti di Greenpeace) presentano come verità assolute.
E’ curioso: in Italia non ci si fida di quel che dicono gli scienziati (tutti, bugiardi, cattivi ed approfittatori) e magari si da credito a maghi, cartomanti e imbonitrici come Wanna Marchi.
4 Giugno 2009 alle 16:16
Edoardo…Edoardo…
“Al contrario tutte le critiche e le paure create attorno al nucleare si basano essenzialmente su un incidente ad un reattore, mal costruito e mai accesso in occidente, più di vent’anni fa…”
Otto incidenti nucleari nel 2003…tanto per citare un periodo meno lontano dei “più di vent’anni fa…”…ti riporto dal Meeting WANO di quell’anno le conseguenze tratte da essi …:
“Minor modifications to equipment or procedures, if not properly
reviewed before implementation, may cause serious safety
consequences;
Despite abundant operating experience information, similar plant
events continue to reoccur. This recurrence requires further close
examination;
Incorrect performance testing, maintenance or modifications
procedures continues to be a significant contributor to plant events;
Human factors, organizational and communication deficiencies,
unexpected structural defects and loss of corporate knowledge are
additional contributing causes of plant events; and
Delegation of excessive responsibility to contractors, failure to ensure
sufficient assessment of contractor competence and inadequate
licensee oversight of contractor activities are additional factors in
plant events.
Tra gli incidenti quello della centrale di Parks ( Ungheria ), quelli di South Texas 1 e di David Besse ( USA ) , due incidenti a Torness ( UK ), uno a Dampierre 3 (FR) e citiamo pure gli spegnimenti bazzecola di centrali nucleari causati da black out o eventi naturali tipo quella di Cernavoda spenta per causa della siccità del Danubio ( eh sì le centrali HANNO bisogno di acqua sennò…si spengono…)
Aggiungerei il furto in Nigeria di due fonti radioattive finite poi in Germania ed il furto di cinque isotopi di Ir 192 in Equador di cui tre mai ritrovati…
credi basti per avere dubbi sulla sicurezza e convenienza ?
4 Giugno 2009 alle 16:42
Perchè non dai il link del “Meeting WANO del 2003″, visto che con google non trovo il documento dove hai preso quel testo.
Vorrei vedere in quale contesto sono state dette quelle frasi, perchè ho qualche dubbio sul fatto che tutti gli operatori del settore nucleare siano deficienti come sembrerebbe di capire da lì. A me sembra piuttosto una “tirata di orecchi” nei confronti di qualcuno.
In ogni caso gli “incidenti” che citi, quali conseguenze avrebbero avuto per l’ambiente e per l’uomo? Cosa è successo e quali sono state le cause? Qual’è l’indice di gravità secondo la scala INES? Su quali tipi di impianti e che nessi ci sono coi nuovi EPR?
Ti stupisci perchè una centrale va in SCREM? Il fatto che quando si superano certi paramentri la centrale venga spenta ne dimostra la sicurezza. Il fatto che se si abbassa la portata di un fiume una centrale venga spenta non dimostra che le centrali “consumano molta acqua” ma che la scelta dei progettisti è stata quella di contare sullo smaltimento del calore tramite il passaggio di acqua e non per esempio tramite torri di raffereddamento: se l’evento di “scarsa portata” è raro (una volta ogni tot anni), può risultare più conveniente accettare lo spegnimento della centrale piuttosto che costruire delle torri di raffreddamento aggiuntive per far fronte a eventi che si possono verificare al peggio solo alcune volte in tutta la vita dell’impianto. Sia chiaro che stiamo parlando di eventi che riguardano il normale funzionamento di una centrale e una normalissima fermata e NON di incidenti nucleari.
Il fatto poi di garantire comunque la copertura delle richieste di rete è un’altro discorso, a cui, però, come dicevo, si può far fronte semplicemente dotando la centrale di ulteriori torri di raffreddamento che possono essere a umido o a secco (anche dove non c’è un fiume). E’ solo una questione di scelte economiche, NON di sicurezza.
4 Giugno 2009 alle 22:38
Correggo. L’arresto di emergenza si crive “SCRAM”
5 Giugno 2009 alle 10:17
E’ vero Edoardo, condivido quello che tu dici, ma quando parlo di verità assolute mi riferisco a quelle avvalorate dagli addetti ai lavori. Sono stato a diversi convegni, non solo in Italia, nei quali si confrontavano diversi scienziati con diverse opinioni, anche in modo accesso, ma quello che emergeva fortemente nella maggioranza dei relatori e degli interventi è la criticità economica nel breve e lungo periodo. Comunque che si affronti il problema nelle sedi opportune decisionali, quello che conta nel governo delle cose è la prova dei fatti, il resto sono solo chiacchere.
5 Giugno 2009 alle 13:52
Anche la più piccola inezia che accade in una centrale nucleare viene amplificata quasi rappresentasse i prodromi di una Cernobyl 2 mentre tutti gli incidenti, spesse volte mortali che accadono nelle centrali e negli stoccaggi o imbarchi del gas non dico “non fanno storia” ma talvolta vengono “ignorati” dai mass-media.
5 Giugno 2009 alle 14:11
“Comunque che si affronti il problema nelle sedi opportune decisionali, quello che conta nel governo delle cose è la prova dei fatti, il resto sono solo chiacchere.”
Il fatto è che è esattamente con le chiacchiere (cioè con la propaganda antinucleare stile report) che si sono riusciti a impedire la prova dei fatti, cioè realizzare le centrali.
La storia si sta ripetendo?
5 Giugno 2009 alle 19:36
Lorenzo… Lorenzo
5 Giugno 2009 alle 19:48
Spiacente ma ho inviato parte del messaggio… dicevo per Lorenzo:
A parte che ti ha risposto Pietruccio (gli incidenti che dici tu hanno forse avuto la portata di Chernobyl) i fatti che citi li conosco a memoria; non sei il solo che li ha riportati.
Potresti, ti do una mano, allora portare l’incedio che avvenne nella centrale americana di Browns Ferry negli anni ‘70 ove lo stesso incendio fu causato da un operaio che andò a controllare dei circuiti elettrici facendosi luce con (UDITE UDITE) una candela! Te lo immagini cosa sarebbe successo se questo fesso si fosse trovato in una centrale a Gas o a Olio combustibile? …
Oppure l’incidente, anche questo famosissimo, del 1999 a Tokaimura (i giornali lo chiamaorono “la Chernobyl giapponese”) ove un operaio gettò accidentalemente uranio in una vasca di acido che alimentò un reazione nucleare… nel settore chimico succese qualcosa di anologo a Bopal, India, nel 1984.
Potrei fare altri esempi ma voglio solo aggiungere che il nucleare è un’attività rischiosa come tante altre; solo che l’atomo fa notizia il resto no… A parte Chernobyl, TMI e lo stesso Tokaimura (3 in 60 anni) con vittimi e problemi per l’ambiente, solitamente basta che in una centrale si fulmini una lampadina per sentire TV, radio e giornali tutti a strillare al distaro atomico.
Ognuno la pensi come vuole
5 Giugno 2009 alle 19:51
Per Uberto:
hai ragione. “il resto sono solo chiacchiere” specie quelle degli ambientalisti.
Saluti.
19 Giugno 2009 alle 09:49
io proporrei una cosa tutti quelli che vogliono il nucleare facciano una domanda, la zona che raggiungerà il numero di consensi più alti. Proporrà altresì una zona limitrofa per lo stocaggio di scorie nucleari. Poi si selezionerà il personale che verrà esaminato assieme alla manodopera del settore internazionale.. infine per i più meritevoli ci sarà la possibilità di costruirsi una minicentrale nucleare sotto casa che verrà da lui gestita.. in bocca al lupo
PS: i peggiori verrano immediatamente radiati..
19 Giugno 2009 alle 09:55
Errata Corrige:
# Giuseppe scrive:
19 Giugno 2009 alle 09:49
io proporrei una cosa tutti quelli che vogliono il nucleare facciano una domanda, la zona che raggiungerà il numero di consensi più alti ne potrà costruire una di media grandezza per valutarne la sicurezza, i rischi e l’impatto ambientale. Proporrà altresì una zona limitrofa per lo stoccaggio di scorie nucleari. Poi si selezionerà il personale che verrà esaminato assieme alla manodopera del settore internazionale.. infine per i più meritevoli ci sarà la possibilità di costruirsi una minicentrale nucleare sotto casa che verrà da lui gestita.. in bocca al lupo
PS: i peggiori verranno immediatamente radiati..
19 Giugno 2009 alle 15:33
x Giuseppe.
Magari.
Forse non hai capito quello che intendo. Quando dico che una centrale non è pericolosa intendo proprio dire che non è pericolosa. Non solo, ma, se mai verranno fatte in Italia, i comuni interessati avranno dei vantaggi economici. Quindi fosse per me la vorrei proprio qui, magari dentra la montagna a mezzo km da casa mia. Lavorarci poi sarebbe un onore.
Stesso discorso per le discriche: anche qui forse non hai capito. La questione che “angoscia” in discariche tipo Youcca Mountain è che a qualcuno è venuto in mente che forse fra un milione di anni la montagna potrebbe essere erosa dall’acqua! Notare che adesso, lì, siamo in pieno deserto dove non piove praticamente mai… e comunque fra mezzo milione di anni quella roba è poco più che terra. Sai quanto rischiano le popolazioni (quasi inesistenti) della zona!!!
19 Giugno 2009 alle 17:05
Concordo pienamente con Pietruccio.
Anch’io non avrei problemi ad avere una centrale nucleare o un deposito di scorie vicino casa (durante in mio soggiorno in Svezia l’albergo era molto vicino ad un impianto simile, si vedeva dalle finestre)
Avrei molto più paura a stare vicino ad un petrolchimico, ad fabbrica di polivinil cloruro, una discarica abusiva o vecchie tettoie in amianto… se la sicurezza che c’è nelle centrali e depositi nucleari fosse anche in tanti altri settori (chimico, industriale, medico, ecc.) ci sarebbe molto meno inquinamento.
Si tenga presente che in 20 anni di attività nucleare civile in Italia si sono prodotti 1/3di rifiuti rispetto a quello che si producono negli altri settori industriali (gas, solidi liquidi) in un anno.
19 Giugno 2009 alle 19:29
Per Edoardo: hai dei dati per quel 1/3? io penso che siano infinitamente meno…
19 Giugno 2009 alle 19:37
Toh! Guarda guarda il puro mondo degli ecooperatori nelle ecoenergie e i loro ecocombustibili, quelli che ci salvano dai pericoli (inesistenti) del nucleare.
L’hanno fatta tanto lunga per le pellets contaminate da Cs137, senza dare la radioattività di questi materiali in modo da allarmare il più possibile (se è dovuta al fatto che il legno proviene dall’Estonia non può che essere molto bassa etutt’altro che pericolosa) e poi bastano pochi controlli e cosa vien fuori?
http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=121691
“…La normativa italiana impone invece che gli stessi siano prodotti esclusivamente utilizzando legno vergine. Le aziende fornitrici della societa’ trevigiana, distribuite sulla fascia pedemontana che va da Conegliano (Treviso) a Bassano del Grappa (Vicenza), invece, avrebbero ceduto residui di lavorazione di mobili, cornici, bare, ed altri prodotti trattati con vernici e colle…”
Non so se ci rendiamo conto…
Gli ecoecologhi ecocompatibili e rinnovabili, per fare il loro sporchi interessi, a nostra insaputa, ci fanno bruciare nei NOSTRI caminetti vernici e altri prodotti plastici…
…quelli sì cancerogeni!
E’ già! Ma loro hanno il “bollino blu”. Come si può immaginare di fare controlli sugli ecooperatori. Loro sono quelli buoni. Quelli con cui i politici locali si possono riempire la bocca con la parola “ambiente” (usata spesso a sproposito). Bisogna spingere il più possibile su queste cose perchè i disonesti e le lobby sono solo nel nucleare. O no?
Come dico da tempo, causa demagogia, il risultato complessivo dell’attività degli ambientalisti si concretizza in un peggioramento delle condizioni ambientali. La mia convinzione è che senza i Verdi (e assimilabili) il mondo sarebbe parecchio più pulito.
20 Giugno 2009 alle 11:09
Ancora panzane
Girando per internet
Solito articolo che mi fa incazzare. Qui si parla di riproporre una nuova centrale a Caorso, pareri favorevoli e pareri contrari.
piacenzasera.it:80/portfolio/personalizzazioni/HomePage.asp?...
Il “contrario” già parte male citando l’economista Rifkin (che di tecnologia nucleare non sa niente, tant’è vero che è convinto che le centrali atomiche “consumino”, nel senso “facciano sparire”, quantità di acqua dolce pari a metà delle riserve di una nazione, e lo racconta pure!) ma poi prosegue coi soliti sitemi di quella gente…
Secondo lui
“Non possiamo ignorare i rilasci radioattivi di una centrale nucleare durante il normale funzionamento. I camini emettono correntemente gas radioattivi come trizio e Carbonio14. Le vibrate negazioni degli esperti sono contraddette dall’evidenza di un significativo aumento di leucemie e tumori nei pressi delle centrali. […] La Francia ha un tasso di tumori tiroidei del doppio rispetto al resto d’Europa. Come mai? Perchè nessuno ne parla?“
Delle emissioni delle centrali atomiche (praticamente nulle) abbiamo già parlato più volte, così come della bufala delle leucemie infantili intorno alle centrali tedesche…
Quella del maggior tasso di tumori tiroidei in Francia, invece, mi giunge nuova.
Come mai nessuno ne parla? Semplice. Forse perchè non è vera!
Infatti basta andare su
http://ok.leiweb.it/grafici/in/statistiche.shtml
e chiedere le statistiche europee per vedere che non c’è nessuna correlazione fra numero e tipo di tumori e adozione del nucleare nei paesi dell’unione. In particolare fra i maschi ci sono più tumori alla tiroide in Lussemburgo e in italia (paesi denuclearizzati) che in Francia, e il paese con meno tumori maschili alla tiroide è la nuclearizzata Finlandia.
Fra le femmine la situazione invece cambia e il paese più colpito è la Finlandia, seguita dalle denuclearizzate Italia Grecia e Portogallo, e solo al 5° posto troviamo l’incriminata Francia; ma 5 fra le ultime 7, cioè coi tassi di tumori alla tiroide più bassi, sono nazioni nuclearizzate, ecc… ecc…
CONCLUSIONE: NON C’E’ CORRELAZIONE!!!
—–
Osservando poi che la “verdissima” danimarca, il paese più eolico del mondo, ha un tasso sproporzionato di tumori fra le donne, un idiota che volesse esercitare le sue prerogative, applicando la solita superficialità dei soliti noti, potrebbe concludere che LE PALE EOLICHE INDUCONO TUMORI NELLE DONNE, E SPECIE IL CANCRO AI POLMONI.
http://annonc.oxfordjournals.org/cgi/reprint/mdl498v1
—
E a Livorno? Città denuclearizzata della denuclearizzatissima italia? A cosa attribuire l’incremento impressionante nel tasso di tumori alla tiroide?
studiamo.it/tesi_di_laurea/carcinoma-assistenza/tumori-tiroi...
Caspita!
Proprio da quando la squadra di calcio bazzica nelle zone di serie A!
Che sia colpa di quello sport? dell’allenatore? dei giocatori?
O riusciranno anche lì ad attribuire la colpa al nucleare (anche se non c’è)?
20 Giugno 2009 alle 16:25
Per Egisto:
hai ragione ho date un dato non esatto.
Dati Enea (stime 2008) e Sogin, che trovano corrispondenza in altri studi, per esempio quello del Prof. Mainieri dell’Univesità della Calabria citato anche sul forum, riportano che in 20 anni sono stati prodotti 60.000 m3 di scorie radioattive contro i 4.000.000 di tonnellate di rifiuti derivanti dall’industria.
Nell’articolo il professore tende (come spesso altri chimici e soprattutto fisici, da Rubbia a Zichichi, hanno confermato) a sottolineare che, mentre la radioattività decade nel tempo, sostanze come amianto, arsenico, benzene, berillio, cromo e cloruro di vinile rimangono cancerogene per sempre e di questi rifiuti il 30% sparisce nel nulla, spesso smaltiti illegalmente
20 Giugno 2009 alle 22:12
Preannuncio la prossima uscita del nuovo libro del prof. Franco Battaglia
ENERGIA
NUCLEARE?
SÌ, PER FAVORE
L’ATOMO
CHE RIDE
Edito da 21mo SECOLO
Ho letto una pre-stampa e devo dire che è leggibilisissima anche da chi non è addentro alle cose degli elementi radioattivi.
Come nel precedente suo libro
“L’illusione dell’energia dal Sole”
riesce magistralmente a smontare i luoghi comuni utilizzati dagli anti-tutto per denigrare e ridicolizzare chi impegnato nelle soluzioni da dare al problema energetico dell’intera umanità e quindi anche dell’Italia.
Prima dell’introduzione della prefazione
dell’ing. Paolo Fornaciari
Presidente del Comitato Italiano Rilancio Nucleare
c’è una vignetta di Gregory che rappresenta due cavernicoli dentro una grotta che fanno questa considerazione:
“Something’s just not right—our air is clean, our water is ure, we all get plenty of exercise, everything we eat is organic and free-range, and yet nobody lives past thirty.”
Ecco i capitoli:
1- ENERGIA E POTENZA
2- ENERGIA ELETTRICA
3- IL NUCLEO NELL’ATOMO
4- IL NUCLEARE NEL MONDO
5- IL COMBUSTIBILE NUCLEARE
6- LA RADIOATTIVITÀ
7- LE SCORIE DEL NUCLEARE
8- I RISCHI DEL NUCLEARE
9- ILLUSIONI E REALTÀ
10- CHE FARE?
Seguiti poi da due appendici
Appendice 1: LA NATURA, NON L’ATTIVITÀ DELL’UOMO, GOVERNA IL CLIMA
Appendice 2: LE SORPRESE DELLA SCIENZA (di LUIGI PIRANDELLO)
Un grazie al prof. Franco Battaglia per la sua magistrale opera di divulgazione.
20 Giugno 2009 alle 22:14
Errata corrige
“Something’s just not right—our air is clean, our water is pure, we all get plenty of exercise, everything we eat is organic and free-range, and yet nobody lives past thirty.”
22 Giugno 2009 alle 13:21
Per Renzo:
il volume è già in libreri? Se no, per quando è prevista l’uscita?
22 Giugno 2009 alle 16:54
ISBN 978-88-87731-45-3
Codice a Barre
9 788887 731453
Puoi ordinarlo direttamente a Roberto Irsuti.
Penso che sarà nelle librerie dal 1 Luglio.
e-mail: info@21mosecolo.it
http://www.21mosecolo.it/
21mo SECOLO scienza e tecnologia
casa editrice in Milano
via Ludovico di Breme 18 20156 Milano
tel 02 33408361 - tel 02 37074234 - tel. 02 38000534 - fax: 02 91618035
23 Giugno 2009 alle 23:43
Per l’ing. Vincenzo Romenello:
Scrivo questo mia e-mail per avere informazioni sulla miniera di sale, se ben ricordo, di Asse in Germania ove lei sta attualmente, lavorando (in Germania, no nella miniera) Tale sito, così mi è stato riferito, fu scelto negli anni ’70 come deposito geologico definitivo per le scorie nucleari
dei reattori tedeschi.
Ultimamente pare che in detta miniera ci siano state delle infiltrazioni di acqua che insidiano i 126.000 fusti di scorie di III categoria presenti nel sito.
La mia domanda è molto semplice:
visto il processo di vetrificazione, che di per se rende permanentemente insolubili le scorie nell’acqua e date che, come dimostra il “precedente naturale” di Oklo nel Gabon, il plutonio stesso e quasi per niente solubile e visto anche il conseguente “impacchettamento” ed isolamento nei cask (fusti anticorrosione, dilatazione, ecc.) delle stesse anche se dell’acqua
arrivasse a toccarli non credo che si verificherebbero delle contaminazioni estendibili alla popolazione. Inoltre, una volta trovato
il modo di rimuovere l’acqua, decontaminarla e incanalarla in tubazioni lontane dai fusti non credo che si possa verificare il “tremendo cataclisma” che i signori di Greenpeace paventano.
Inoltre la Germania, per lo scopo, non ha anche il sito di Gorleben?
Ringrazio per l’attenzione
24 Giugno 2009 alle 00:36
Sollecito le vostre considerazioni sulle due lettere che contestano quanto ho affermato nella mia pubblicata sul “Messaggero Veneto” il 13 Giugno 2009
In primo piano
Benessere economico ed energia pulita
Mercoledì 10 giugno 2009 ho assistito alla conferenza, indetta nel castello di Udine, di Mr. Mark Hopkins, presentato come esperto in efficienza energetica, accompagnato dal console Usa in Italia per gli affari politici ed economici Mr. Benjamin Wohlaurer. Devo riportare quanto scritto dal professor Franco Battaglia per dire quando una fonte energetica è utile agli usi che l’uomo ne fa per la produzione di beni e servizi che generano la cosiddetta società del benessere.
Una qualsiasi fonte che possiede anche solamente uno dei seguenti requisiti: 1) diluita nel tempo; 2) diluita nello spazio; 3) intermittente; 4) inaffidabile è inutilizzabile per le esigenze umane.
Caso forse unico, la fonte fotovoltaica le possiede contemporaneamente tutte e pertanto è squalificato il suo utilizzo per gli usi comuni. Ciò non vuoi dire che non possa trovare applicazioni marginali nei mercati di nicchia, cioè dove non arriva la cablatura elettrica.
Caso strano, invece, la legna da ardere, che tra le fonti è quella che da una potenza specifica di solo 0,1 W/mq, e assieme all’idroelettrico è l’unica fonte che corrisponda alle necessità umane.
Elenco la potenza specifica di ciascun’altra fonte rinnovabile in W/mq: solare termico 80; solare fotovoltaico 20; solare termoelettrico 10; eolico2; idroelettrico 1; biocarburanti 0,05.
Purtroppo per le anime belle, l’energia del sole è l’energia del passato, quando sulla terra esistevano gli schiavi come fonte di energia meccanica; oggi nel mondo le fonti rinnovabili danno l’8% del totale dell’energia consumata dall’intera umanità ed è destinata a ri-dursi sempre più; il consumo di legna da ardere è la seconda parte rilevante della fonte solare utilizzata; la prima è l’idroelettrico.
Dopo aver installato 13 GW di Fv al costo stratosferico di circa 600-700 miliardi di euro, sa il lettore quanta potenza d’impianti di produzione tradizionali oggi operanti si potrà chiudere? Al massimo 2-3 GW, perché gli impianti tradizionali devono essere tenuti in caldo come riserva per quando il sole non brilla e il vento non soffia.
Per quanto riguarda la regione Friuli Vg, ammesso e non concesso che possa raggiungere il 25% del fabbisogno energetico con fonti rinnovabili, sapete dirmi il restante 75% con che cosa lo produrremo? Dico: con l’elettronucleare.
Va da sé: tutti cascano su queste due domande di cui do le relative risposte. Se poi si approfittasse dei rivoli di spesa improduttiva dirottati dal livello centrale alla nostra regione per far fare affari a banche, liberi professionisti, commercianti, installatori e altri (una forma di cig alle libere professioni) non mi straccerei le vesti: l’importante è essere consapevoli che anche noi stiamo seguendo la scia delle regioni additate al ludibrio nazionale dalla nuova politica leghista federale.
Anzi, ho invitato gli imprenditori presenti ieri al convegno a intercettare tutti i finanziamenti improduttivi detti sopra che possono mantenere in vita ancora qualche posto di lavoro senza porsi problemi di sconvenienza sociale che a loro non competono, bensì competono solamente al personale politico che se ne rende responsabile.
Penso che dietro tutto questo ci siano le lobby del petrolio e del fotovoltaico. Alla fine, e nonostante tutti gli sforzi per migliorare l’efficienza dei sistemi ed eliminare gli sprechi, non potremo constatare nient’altro che i consumi d’energia inesorabilmente aumenteranno, pena altrimenti la stessa democrazia per come la conosciamo oggi: homo homini lupus.
Altrimenti bisogna che 6 miliardi d’individui presenti oggi sulla Terra tolgano il disturbo per permettere agli altri di vivere con la sola energia solare come fu dalla notte dei tempi e fino all’inizio dell’era industriale, scordandosi nel contempo la società odierna del benessere.
Renzo Riva
Buja
Risposte publicate il 23 Giugno 2009
ENERGIA/1
Nessun privato investe nel nucleare
Nella sua lettera del 13 giugno, il signor Riva fa delle affermazioni alquanto “eccentri-che” sulle fonti rinnovabili di energia, a cominciare da quelle secondo cui l’energia solare sarebbe di un “passato” in cui si usavano “schiavi come fonte di energia meccanica” e che richiederebbe che “6 miliardi di individui presenti tolgano il disturbo per permettere agli altri di vivere con la sola energia solare”, perché non ce ne sarebbe abbastanza. Stiamo delirando? È stato calcolato che il Sole manda ogni giorno sulla Terra 15.000 volte più energia di quanta ne consumi l’intera umanità. Basta captarne una piccola parte e abbiamo risolto tutti i nostri problemi. Le fonti di energia rinnovabili hanno come punto di forza il fatto di essere distribuite sul territorio, piccoli e medi impianti possono essere costruiti praticamente dovunque e ognuno può produrre la propria energia. Prese nel loro insieme, le fonti rinnovabili (cioè parchi eolici, parchi fotovoltaici, fotovoltaico sui tetti, solare termico, solare termodinamico a concentrazione, gas da fermentazione di biomasse di scarto, piccolo idroelettrico eccetera) collegate tramite quelle che sono chiamate “reti intelligenti” (”smart grids”), per supplire a momentanee carenza di energia in una zona con l’energia prodotta in un altro punto, sono perfettamente affidabili e capaci di garantire forniture costanti di energia. Quando (fra poco tempo) i sistemi di immagazzinamento a idrogeno e le “celle di combustibile” per la riconversione in elettricità avranno raggiunto la competitività sul mercato, non ci sarà più nessunissimo ostacolo per un sistema interamente a fonti rinnovabili.
Secondo il signor Riva, le fonti rinnovabili coprirebbero solo un «8% del totale dell’energia consumata dall’intera umanità» e sarebbero «destinate a ridursi sempre di più» e quindi bisognerebbe usare il nucleare. Scusi, ma dove prende le sue informazioni? Guardi che le fonti rinnovabili sono in espansione. Vorrei invitare i lettori a visitare il sito del Rocky Mountain Institu-te (rmi.org) di indiscussa autorevolezza e attendibilità a livello mondiale, dove possono scaricare gratuitamente, tra le altre cose, l’articolo di Amory Lo-vins intitolato “Nuclear Power: ClimateFix or Folly?”, in cui si mostrano varie cose. A esempio, che nessun privato nel mondo investe in nucleare, a cominciare dagli Usa dove, nonostante nuovi sussidi (2005) che arrivano a coprire addirittura il costo di una nuova centrale, nessun privato si è arrischiato a investire un solo dollaro, neanche nella congiuntura più favorevole nella storia del nucleare, terminata nell’autunno 2008. Chi non conosce l’inglese, può consultare il libro di S. Zabot e C. Monguzzi “Illusione nucleare”.
Il nucleare produce energia in modo rigido e inaffidabile, basta l’esempio della Francia, con 59 centrali, costretta in certi momenti a svendere energia a chi se la piglia (l’Italia) perché le centrali devono produrre a ritmo costante oppure devono essere spente (questo per motivi fisici propri del processo di fissione dell’uranio). In altri momenti devono accendere vecchi impianti e combustibili fossili o addirittura acquistare energia all’estero se si verifica una forte richiesta quando le centrali nucleari sono spente, dal momento che riaccenderle richiede giorni. Inoltre, la Francia ha iniziato col nucleare nel 1973, e dopo 36 anni copre con esso solo il 18,5% del fabbisogno totale di energia (e importa il 100% dell’uranio), il 70% del totale è ancora coperto da gas, petrolio e carbone… Vi sembra un esempio da seguire? L’unica “affidabilità” del nucleare è la pressoché certezza che ci saranno incidenti di qualche tipo.
E poi c’è il problema peggiore: nessuno sa cosa fare con le scorie (a parte le bombe) e le peggiori durano più di cento-mila anni. Quelle che abbiamo seminato in fondo al mare o sottoterra hanno già cominciato a contaminare l’ambiente. Basterebbe solo questo per dire un no definitivo al nucleare.
Mi scuso per la lunghezza della lettera e concludo con il solito invito: informatevi e documentatevi presso fonti attendibili e indipendenti, perché “del nucleare non ci si può fidare”.
Andrea Salomoni
Gorizia
ENERGIA/2
Bisogna puntare sul risparmio
Ultimamente, e con una certa frequenza, sono pubblicati, sulla rubrica delle lettere, interventi del signor Riva, a sostegno del ripristino del nucleare in Italia. Personalmente trovo che la sua posizione, peraltro rispettabilissima, sia del tutto opinabile. In primo luogo, il signor Riva dimentica che in Italia sono stati indetti non uno ma tre referendum sulla questione nucleare, nel 1987, e il responso popolare è stato chiaro e inequivocabile. Bisognerà in qualche modo accordarsi su questo primo punto: la volontà popolare conta ancora qualcosa, nella nostra Repubblica democratica? Evidentemente no, dato che il go-verno Berlusconi, con il D.Lgs. 112 del 25 giugno 2008, si è impegnato alla realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare (art 7, comma 1), giustificando questa scelta con la necessità di contenere le emissioni di CO2 e garantire la sicurezza e l’efficienza economica dell’approvvigionamento e della produzione di energia.
Obiettivi sacrosanti, direi, che siamo tenuti a raggiungere, anche per gli accordi derivanti dal protocollo di Kyoto, firmato per l’Italia nel dicembre 1997. Per inciso, la quota di riduzione di CO2 spettante all’Italia era del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990; le prime stime, per il 2008, indicano invece un ulteriore aumento del 6% rispetto al 1990 (+12,5% complessivo rispetto all’impegno preso, da onorare entro il 2012). Perché altri Paesi europei hanno già raggiunto gli obiettivi concordati e l’Italia ancora no? È noto al signor Riva che i ritardi dei nostri ineffabili governi costano circa 3,6 milioni di euro il giorno (42cent/secondo!)? È noto al signor Riva che continuando di questo passo, nel tentativo di schivare la multa, compreremo dalla Germania le sue maggiori aliquote di riduzione di CO2, ottenute investendo nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico, e non nel nucleare? Abbiamo una classe politica incapace, che finirà per finanziare, con i nostri sol-dì, la riqualificazione energetica di altri Stati, nostri concorrenti commerciali sullo scenario globale, dando a loro un vantaggio incolmabile dalle nostre aziende, notoriamente non competitive sul piano dei costi energetici.
Perché, nel tentativo di recuperare ci si affida al nucleare (che effettivamente non emette CO2), quando la disponibilità di combustibile fissile è verso l’esaurimento? È noto forse a pochi che il prezzo dell’uranio è passato da 7$/lb del 2001 al picco di 135$/lb del 2007, prefigurando una situazione del tutto simile a quella del petrolio, in termini di domanda/offerta. La costruzione di una centrale nucleare comporta lavori d’esecuzione per molti anni. Quando le nostre saranno finite, quanto costerà il combustibile per attivarle?
È bene che si sappia questo: in Italia, quasi il 40% della bolletta energetica deriva da un patrimonio edilizio del tutto inadeguato, con consumi stimati di circa 15-^25 metri cubi di metano per metro quadrato riscaldato. In Germania, in Danimarca e in Austria, è imponente lo sforzo governativo per la realizzazione di edifici che consumino 3-^5 metri cubi di metano! La differenza è drammatica.
Credo che sia condivisibile l’assioma secondo cui il risparmio energetico sia l’unica fonte di energia a cui noi italiani, privi di altre risorse energetiche tradizionali, possiamo attingere. Il risparmio energetico è una fonte pulita, che garantisce l’ambiente e migliora le condizioni di comfort all’interno delle nostre abitazioni. Stranamente, però, anche questo aspetto della questione energetica è spesso trascurato dai sostenitori del nucleare. E forse non a caso, nell’ultimo anno, sono state abolite importanti norme di salvaguardia nel settore edilizio. Non esiste più infatti, in fase di compravendita o di locazione, l’obbligo di dichiarare nel contratto la sicurezza e l’efficienza degli impianti, e il consumo energetico delle unità immobiliari, rilanciando nel mercato immobiliare edifici dequalificati che stavano per essere marginalizzati se non esclusi, viste le loro reali e modeste condizioni.
Perché il Governo approva queste disposizioni, del tutto incoerenti con gli obiettivi che vengono invece dichiarati per sostenere la scelta del nucleare? Se il nucleare ci garantisce minori emissioni di CO2 e maggiore efficienza economica di approvvigionamento, allora, e a maggiore ragione, gli stessi obiettivi possono essere conseguiti con il risparmio! Invece, in questo caso, tutte le misure di salvaguardia vengono eliminate. A favore di chi? Non certo dei cittadini e degli operatori virtuosi!
Insomma, signor Riva, la questione non è tanto il nucleare, quanto le scelte di strategia di fondo, che la nostra classe politica, quasi nella totalità, non è in grado di pianificare, perché sostanzialmente ignora i termini veri e complessi della questione energetica.
Una cosa è certa, però. Il nostro sistema energetico è un secchio pieno di buchi. Prima di preoccuparsi di versarci inutilmente quantità sempre maggiori di energia, dovremmo tutti preoccuparci di tappare i fori. Tappare i fori significa usare meglio quello che abbiamo mantenendo i nostri standards di vita; non significa tornare all’epoca delle caverne, come lei, nel suo intervento, sembra minacciosamente prefigurare.
Rosario Di Maggio
Palmanova
24 Giugno 2009 alle 08:48
La miniera di sale di Asse (Schacht Asse II) non serviva affatto a contenere i rifiuti di III categoria, bensi’ quelli di basso e medio livello (per lo piu’ generati dall’impianto di riprocessamento di Karlsruhe - a poche centinaia di metri dal mio ufficio, oggi chiuso).
Per quelli di III categoria il sito di elezione e’ infatti Gorleben.
Dettagli sulla storia e sulla composizione si possono trovare qui:
http://en.wikipedia.org/wiki/Schacht_Asse_II
Personalmente ritengo che l’episodio di Asse sia un effetto di rimbalzo dell’antinuclearismo cieco e acritico: contrastare qualsiasi attivita’ a qualunque costo. Non fa nienete se poi non si individua un sito opportuno in tempi utili, e non importa se poi le scorie, nucleare o no, continuano ad essere prodotte. In Italia mi pare la situazione sia sostanzialmente la medesima da questo punto di vista: mi auguro la saggezza (!?) porti ad impare dagli errori altrui…
24 Giugno 2009 alle 13:26
Grazie per la risposta ed il link.
mi conferma così la notizia che, ricercando su giornali (Stern) e internet, dei 126.000 fusti stoccati nella miniera di Asse SOLO 1.500 PROVENGONO DAI REATTORI, tutto il resto sono state prodotte da aziende ospadaliere ed vari settori dell’industria e della ricerca.
Avevo dei dubbi perchè ad Ambiente Italia parlavano di Asse come il deposito definitivo delle scorie nucleari tedesche
Se quei fessi di Green Peace fossero obbiettivi, dovrebbero allora chiedere la chiusura anche di ospedali, laboratori di radiochimica e di tutte quelle industrie che producono scarti contaminati (es.: radio e cobalto)
24 Giugno 2009 alle 13:41
Per Renzo:
codesto Salomoni parla di cose che non conosce:
Quelle che abbiamo seminato in fondo al mare o sottoterra hanno già cominciato a contaminare l’ambiente. Basterebbe solo questo per dire un no definitivo al nucleare.
Lo stoccaggio delle scorie nei fondali marini è solo un ipotetico progetto: tutti hanno optanto per lo stoccaggio in superifice (temporaneo) o geologico (definitivo) a seconda della categoria dei rifiuti. Se ha dati e informazioni che invece dicono il contrario li mostri altrimenti vada a raccontare ’ste fesserie al bar!
È noto forse a pochi che il prezzo dell’uranio è passato da 7$/lb del 2001 al picco di 135$/lb del 2007, prefigurando una situazione del tutto simile a quella del petrolio, in termini di domanda/offert
Dimentica che il costo del combustibile nucleare incide del 10% sul tot Kw prodotto a differenza dell’80% rispetto alla Kw prodotta da gas, petrolio e carbone.
E poi Udite la scemenza che questo signore spara impunemente:
Inoltre, la Francia ha iniziato col nucleare nel 1973, e dopo 36 anni copre con esso solo il 18,5% del fabbisogno totale di energia (e importa il 100% dell’uranio), il 70% del totale è ancora coperto da gas, petrolio e carbone…
Il Sig. Rosario:
Per il Insomma, signor Riva, la questione non è tanto il nucleare, quanto le scelte di strategia di fondo, che la nostra classe politica, quasi nella totalità, non è in grado di pianificare, perché sostanzialmente ignora i termini veri e complessi della questione energetica.
Perchè non cambia paese se in Italia siamo a quseti livelli? Facile criticare e dire di NO a tutto definendosi degli ambientalisti… Buffoni e pusillanime!
Renzo, a parer mio, confondersi con certe menti non conviene.
24 Giugno 2009 alle 16:57
x Edoardo
La miniera di sale di Asse II rientra nei depositi geologici profondi e sia pur dichiarata come semplice miniera di ricerca alla fine è stata utilizzata tranquillamente come deposito per scorie nucleari di medio livello. Tanto che l’industria nucleare tedesca l’ha sbandierata sin dagli anni ottanta come esempio di deposito di scorie sicuro ed è per di più stata usata come impianto pilota per Gorleben. Finisce poi che si scopre nel 2008 la fuoriuscita di “brine” (acqua satura di sale ) dalla suddetta Asse II, brine contenente Cesio 137, Plutonio e Stronzio. Le fuoriuscite, che datano dal 1988, sono decisamente un brutto segno ed il vero problemaccio è che anche a Gorleben si finisce per trovare traccia delle stesse brine anche se le autorità le definiscono “naturali”…con ovvia alzata di scudi degli ambientalisti…
24 Giugno 2009 alle 18:45
Per Lorenzo:
grazie per i chiarimenti.
Per Vincenzo:
ma queste “brine” di cui anch’io ho sentito parlare, sono il risultato dei movimenti delle inclusioni fluide nel sale; nel 1980 nel laboratorio i prof. Roedder e Belkin (se ben ricordo il nome) hanno studiato la migrazione delle inclusioni in un campione di salgemma per 156 ore ed alla temperatura di 202 gradi e ad un gradiente di 1,5 gradi/cm.
Questo fenomeno di “migrazione termica” come da una ricerca del I.N.C.L.A.B. (Università degli Studi di Napoli Federico II) che lessi tempo addietro, dice che in pratica le scorie sigillate nel sale, per effetto del calore da queste emesse, formano questi liquidi.
Ciò non vuol dire però che le scorie non sono più al sicuro essendo rivestite da cemento, ceramica (I e II livello) o vetro (quelle di III categoria) e in matrice insolubili nell’acqua.
Chiedo però conferma e/o ulteriori spiegazioni più tecniche e precise all’Ing. Romanello.
26 Giugno 2009 alle 09:48
Non mi sono informato sui dettagli di Gorleben, ma conoscendo i metodi con cui vengono affrontate queste cose sono convinto che la questione verra’ studiata approfonditamente, e, se il deposito non si dimostrera’ geologicamente piu’ che affidabile, se ne cerchera’ un altro.
E’ un dato di fatto che le scorie vengono inglobate in matrici assolutamente resistenti ed inerti per millenni; ovviamente e’ necessario che anche la geologia faccia il suo ruolo.
In ogni caso personalmente mi attendo e mi auguro che per il futuro una oculata politica energetica contempli il bruciameneto degli attindi nei reattori veloci (visto che si sta studiando estensivamente ed appare una cosa del tutto fattibile)!
29 Giugno 2009 alle 13:26
L’amico Bottoni mi scrive:
Mi è per caso capitato sotto gli occhi il documento di cui ho parlato nella riunione a Saronno del 26 giugno 2009.
Allego la pagina iniziale ed in sintesi ribadisco quanto ho detto:
Ad ISPRA ( anno 1972) hanno studiato preliminarmente l’idea di far sprofondare nel centro della terra le scorie radioattive ad alta attività.
In effetti una sorgente altamente radioattiva, se il calore non viene opportunamente asportato, diventa incandescente e … riesce persino a fondere (è il problema del nocciolo dei reattori nucleari che, anche se spenti … se non refrigerati fondono).
L’idea di quelli dell’EURATOM (ma l’ho avuta anche io senza sapere di essere stato battuto sul tempo) è stata quella di sfruttare il calore per consentire ad una sfera o ad un cilindro di tungsteno contenente materiale molto radioattivo di aprirsi la strada nella lava (una sindrome CINESE VOLUTA. Giunta al centro della Terra, se la sfera ci riuscisse a resistere a quelle mostruose pressioni … resterebbe lì ossia non riemergerebbe in CINA ! A livello macroscopico la REPULSIONE GRAVITAZIONALE non esiste!).
Dal documento (scritto in frances ) si evince che i sali cominciano a fondere ad 800 gradi mentre il granito attorno ai 1500.
Dunque un recipiente di tungsteno (che fonde oltre i 3000) potrebbe benissimo non sfasciarsi ma … per il proprio notevole peso (se ne potrebbero fare di peso specifico oltre i 15000 kg/m^3 ossia nettamente più densi della lava che va sui 3000 kg/m^3) affonderebbe indefinitamente per km nel sottosuolo.
Da qui nasce pero’ anche la mia idea di sfruttare l’energia di un microreattorino nucleare per … scavare pozzi petroliferi fino a profondità fino ad ora inimmaginabili. Scavato il pozzo fino ad un certo punto (mettiamo fino a 20 km nel sottosuolo) si potrebbero poi completare le trivellazioni con trivelle tradizionali.
Se per caso il reattorino andasse perduto … non farebbe gran danno. Nel sottosuolo, a neppure grandissima profondità, si fanno esplodere persino le atomiche ed un reattorino di qualche kg di uranio arricchito al 20% piu’ del carbonio più l’involucro in tungsteno non esplode mai.
L’effetto doppler potrebbe servire a limitare automaticamente la temperatura del reattorino che dunque dovrebbe autolimitare la propria temperatura in modo che non superi mai i 2500 gradi.
Per stoppare il reattorino basterebbe che fosse realizzato facendolo attraversare da un tubo in modo che abbia, più che un cilindro, una forma toroidale. Infilando nel tubo di attraversamento una barra debitamente assorbente si potrebbe bloccare la reattività nucleare e dunque la reazione ed il reattorino potrebbe essere riportato in superficie (refrigerandolo debitamente con sali altamente catturanti in modo da renderlo comunque fortemente sottocritico oltre che refrigerato).
Che si possa “maneggiare” un reattore delle dimensioni di un barile, costituito da un nocciolo praticamente nudo è dimostrato dal fatto che i reattori nucleari vengono anche imbarcati per la propulsione navale e dunque è concepibile uno schermo apribile sotto in modo da lasciare uscire nel terreno il reattore … INCANDESCENTE …
Purtroppo il documento dell’EURATOM e’ di 1.5 MByte ma l’ho messo qui:
http://www.elegio.it/deposito/autoenfuissement.pdf
Leggetelo (se capite il francese): fa dei calcoli: non sono solo parole …
Documento EUR 4903 f scritto da J.Donea, S.Giuliani e L.Kestemont. “Processus D’auto-Enfouissement de Recipents Contenant des Effluents Radioactifs de Haute Activité” (1972) avuto grazie a Cesare Marchetti …
PACE ( nucleare ) E BENE (nucleare )
Giampaolo Bottoni