Alcune considerazioni sulla situazione delle risorse dei combustibili nucleari
1 Luglio 2008 di AmministratoreL’ ing. Pietruccio Soraperra (che molti di voi conoscerete perchè utente spesso attivo nel partecipare alle discussioni su questo sito) ci ha inviato un lungo approfondimento che mira a far il punto sulla situazione delle risorse dei combustibili nucleari.
Alcune considerazioni sulla situazione delle risorse dei combustibili nucleari - di Pietruccio Soraperra (luglio 2008)
Cercherò di esprimere nel modo più semplice possibile una questione che, di per sé, è abbastanza complessa, con l’obiettivo di fare un po’ il punto della situazione soprattutto come introduzione a chi normalmente non si occupa di questioni legate alla tecnologia delle centrali atomiche.
Intanto con l’uranio e il torio (i due combustibili nucleari che si trovano in natura) non bisogna ragionare come col petrolio o col gas. Col petrolio il pozzo (o la vena di scisti bituminosi) o c’è o non c’è. Questo crea i ben noti problemi geopolitici e un andamento dell’estrazione che sta seguendo, come previsto, la curva della legge di Hubbert [1] e che ci dice che ad oggi siamo circa al massimo dell’estrazione: con gli anni il petrolio andrĂ via via calando e parallelamente i prezzi andranno aumentando.
Per l’uranio no. L’uranio non è, in pratica, una risorsa limitata. Ce n’è dappertutto [2], anche nei vasi da fiori che avete in casa, nei muri e nelle nostre ossa. Ce n’è meno nelle rocce calcaree, di più in quelle vulcaniche, basti pensare che la quasi totalità della radioattività naturale delle rocce e dei terreni è dovuta a tre “famiglie radioattive” che hanno come capostipiti proprio l’uranio e il torio. Mangiamo uranio ogni giorno: in poco più di 180 kg di sale c’è, in uranio, l’energia di un litro di benzina [3] (ma solo perché nel sale resta imprigionato solo il 3% dell’uranio contenuto nell’acqua di mare altrimenti, ragionando sull’intero residuo salato che resta se si fa evaporare tutta l’acqua di mare, di chili “per fare un litro di benzina” ne basterebbero cinque).
Da più parti [4][6][7][8] si ha conferma di quanto detto sulla diffusione di questo materiale che si trova in tutte le rocce, nei terreni e nell’acqua (nell’acqua di mare si stima che in totale ce ne siano quattro miliardi di tonnellate). E’ più abbondante dell’antimonio, del berillio, del cadmio, dell’oro, del mercurio, dell’argento e del tungsteno. Ce n’è quanto l’arsenico e il molibdeno. C’è uranio anche in Italia: ad esempio un’azienda australiana aveva chiesto i diritti (negati) per l’estrazione in Lombardia [5]. Il documento ufficiale IAEA (agenzia internazionale per l’energia atomica) sull’argomento è il cosiddetto red-book aggiornato e acquistabile [10]. Di torio [11], l’altro combustibile nucleare, ce n’è parecchio di più, quanto il piombo e pari a circa il triplo dell’uranio. Anche in Italia pare che ci siano riserve relativamente abbondanti sopratutto nelle regioni dell’Italia centrale.
I consumi di uranio dei 439 reattori in funzione oggi, ammontano a circa 65000 tonnellate all’anno, infinitamente meno del totale delle riserve di questo combustibile [12].
Ma allora dove sta il problema?
Nel fatto che l’uranio è sì diffuso ma spesso è troppo diluito. La sua concentrazione può essere talmente limitata da non renderlo, di fatto, estraibile. Ad esempio, nel mare, ce ne sarebbe per oltre 60000 anni, col consumo e la tipologia dei reattori attuali, ma i costi, non solo economici ma anche energetici, non rendono possibile estrarlo, almeno ricorrendo alle tecniche attualmente disponibili. Sono naturalmente in corso ricerche.
Quando si parla di riserve di uranio si tratta allora di vedere per quali concentrazioni è economicamente e energeticamente conveniente farlo. Per ottenere il materiale nella forma utilizzabile in un reattore tradizionale, è necessario estrarre il minerale uranifero dalla miniera, macinare la roccia e, una volta ricavato l’uranio naturale per via chimica, fare l’arricchimento nel suo isotopo U235 (l’attività più energivora), quindi fare l’assemblaggio sotto forma di pasticche di biossido di uranio dentro dei tubetti di zirconio raggruppati fra loro a formare un elemento di combustibile, eseguire la costruzione e lo smantellamento dell’impianto, occuparsi dello stoccaggio delle scorie. Tutte queste attività hanno ovviamente un costo non solo economico ma anche in termini di energia.
Guardiamo, allora, le cose dal punto di vista del ritorno energetico.
La sola estrazione dell’uranio è energeticamente molto conveniente fintanto che la sua concentrazione nelle rocce ammonta almeno a qualche centinaio di ppm (parti per milione) corrispondente a qualche centinaio di grammi per tonnellata. Ad esempio [8] per le miniere Rossing in Nambia, il cui minerale contiene solo 300 ppm di uranio, è stimato un ritorno, in termini di energia, di un fattore 500, considerando i normali reattori “a neutroni termici” in funzione. Pare, però, che se fossimo disposti a sobbarcarci un costo energetico intorno al 5% dell’energia ricavabile nei reattori tradizionali, possa essere possibile estrarlo anche da materiali con concentrazioni che arrivano alle 10-20 ppm (cioè 10-20 grammi per tonnellata) come i fosfati, relativamente abbondanti in natura. Per avere dei riferimenti sulle concentrazioni si tenga presente che nell’acqua di mare la concentrazione è di circa 0.0033 ppm mentre nelle rocce migliori può superare le 10000 ppm pari a 10 kg di uranio per ogni tonnellata di roccia. Gli altri costi energetici ammontano in totale a qualche percento purché l’arricchimento venga fatto per centrifugazione. Ad esempio [13] sono noti i dati reali relativi al reattore BWR di Forsmark della Vattenfall Svedese che tutto compreso (smantellamento e sistemazione scorie) ha mostrato un costo energetico pari all’1.35% dell’energia termica prodotta (il 4% se ci riferiamo all’energia elettrica) dove l’attività di estrazione e macinazione ha pesato per poco più di un decimo.
Il red-book fa un’analisi soprattutto in termini di costi. Fornisce una stima delle riserve accertate (o ragionevolmente sicure) a costi dell’ordine di grandezza delle centinaia di dollari al kg. Queste stime si basano sui dati forniti da 40 nazioni (quindi, in più, ci sarebbero le riserve di quelle nazioni che non hanno aderito all’iniziativa) e danno riserve per altri 100 anni ai tassi di consumo attuali. Ci sono però da fare alcune considerazioni.
Il costo dell’uranio è stato in questi anni molto variabile (tra i 30 e i 130 $/kg) [14] ma l’incidenza del costo del combustibile sull’energia nucleare [15] è molto bassa, e cioè più o meno del 6%, se si considera un costo dell’uranio pari a 90 $/kg (adesso siamo sui 60-70 $/kg). In generale il costo di produzione dell’energia elettrica con centrali termonucleari è a sua volta molto basso per cui un aumento anche significativo del costo del combustibile, diciamo di 10 volte tanto (cioè se l’uranio andasse sui 1000 $/kg), non inciderebbe pesantemente, perché farebbe si e no a raddoppiare il costo di produzione dell’energia elettrica portandola, in pratica, a livello di quella prodotta oggi col petrolio.
I 100 anni di riserve, citati nel red-book, si riferiscono solo a quelle a costi relativamente bassi. A costi maggiori si rendono disponibili quantità assai maggiori di riserve. C’è anche chi, come l’ASPO, afferma che, per costi più alti, le riserve siano poca cosa [16] [17], ma siccome non si capisce la logica di un tale andamento nella distribuzione della concentrazione di uranio in natura, bisognerebbe vedere anche quanto queste affermazioni siano magari suggerite da una certa ostilità nei confronti della risorsa energetica in oggetto, sentimento questo, purtroppo abbastanza diffuso e, probabilmente, non del tutto giustificato.
In ogni caso, un ragionamento un po’ più approfondito mostra che il valore fornito dagli organi ufficiali quali lo IAEA, che personalmente ritengo attendibile, e che prevede 100 e più anni di riserve ai consumi attuali, è in realtà meno abbondante di quel che sembra. Bisogna infatti considerare che il contributo del nucleare al fabbisogno mondiale di energia è oggi solo circa il 6% (pari al 16% se ci limitiamo a considerare la sola energia elettrica) a fronte del 35% fornito dal petrolio, del 24% dal carbone, del 21% dal gas mentre il resto, 13% circa, viene fornito dalle fonti rinnovabili. Su queste ultime si fondano grosse speranze ma, ad oggi, non sembra che il loro contributo possa essere realisticamente aumentato più di tanto: il fotovoltaico, ad esempio, fornisce qualcosa come lo 0.004% del fabbisogno totale di energia per cui anche se aumentasse di 1000 volte la situazione cambierebbe poco. La crisi economica che probabilmente ci aspetta causa il lento (si spera) esaurirsi del petrolio cui farà seguito, a ruota, il gas naturale (anche se pare che ce ne sia per un po’ di più) potrebbe essere mitigata proprio da un ricorso massiccio al nucleare. Il discorso dovrebbe valere a maggior ragione per un paese come l’Italia. L’energia atomica, affiancandosi alle rinnovabili, al risparmio energetico e ad un maggior ricorso al carbone, potrebbe contribuire a limitare “i danni” che personalmente non credo possano essere tanto leggeri anche ricorrendo al nucleare, figuriamoci senza. Teniamo presente, anche, che, non solo i consumi sono inesorabilmente in aumento nei paesi più sviluppati, ma si stanno affacciando alla soglia del benessere anche giganti come Cina e India, il che va a complicare ulteriormente il quadro della situazione. Se dunque si volesse aumentare il ricorso al nucleare le riserve si ridurrebbero in proporzione: al momento ci sono 36 reattori in costruzione ma, ad esempio, la Francia ha appena dichiarato che ne avrebbero in programma un altro oltre a quello che sta costruendo, e così sta facendo la Finlandia, poi c’è l’Italia che pare voglia ricominciare a ricorrere a questa fonte ecc…
C’è altresì da considerare un aspetto che induce un certo ottimismo, almeno per chi il nucleare lo vorrebbe, e cioè che in questi anni di stasi del dopo Chernobyl, favorito anche dai bassissimi costi del petrolio, non c’è stato certo un forte incentivo alla ricerca di nuove miniere per cui c’è da aspettarsi, ragionevolmente, che un risveglio di questa importante fonte porti anche alla scoperta maggiori riserve. Non credo, allora, di andare lontano dal vero se dico che, per l’uso che si fa oggigiorno dell’uranio, le riserve, in termini di energia, ammontano grossomodo a quelle del petrolio: non è poco e non è tanto, ma può servire, come dicevo, a smorzare gli effetti della probabile crisi energetica prossima ventura. Questa tecnologia, però, così com’è, non può essere vista come la soluzione al fabbisogno energetico del futuro.
In questo quadro con mille sfaccettature c’è anche un altro aspetto da tener presente. Oggi, a fronte di un consumo di 64000 tonnellate di uranio se ne producono solo 40000 tonnellate [6], e per il resto si ricorre alle riserve accumulate gli anni passati. La cosa non dipende dalla scarsità della materia prima ma da quella degli impianti di estrazione. Per mettere in funzione un impianto di estrazione e renderlo operativo ci vogliono più di 10 anni, per cui non sarebbe possibile ricorrere in tempi brevi a questa fonte di energia se la situazione del mercato dovesse precipitare: il nucleare va programmato con largo anticipo perché ci vogliono tempi dell’ordine della decina di anni a costruire un impianto di produzione dell’energia elettrica e tempi altrettanto lunghi per adeguare la produzione di uranio ai consumi.
La variabile più importante in questo gioco, è però rappresentata proprio dalla tecnologia utilizzata per costruire i reattori. Tutti i discorsi fatti fin qui hanno fatto riferimento ai reattori convenzionali e a quelli di terza generazione. Sono tipicamente ad acqua in pressione (sono detti PWR), come l’EPR, ma ci sono anche reattori di terza generazione ad acqua bollente (detti BWR) come l’ABWR della General Electric ed anche altri [13]. In questi reattori si “brucia” solo una parte infinitesima dell’uranio, in pratica solo (e neanche tutto) l’isotopo U235 che rappresenta lo 0.7% dell’uranio naturale, oltre a sfruttare un po’ di U238 sia direttamente che indirettamente (perché l’U238 si trasforma in plutonio che poi “brucia” in quella forma): ma si parla di briciole pari a qualche punto percentuale.
Come tutti saprete è oggi in corso la ricerca per i reattori di quarta generazione. Questi ambiscono, attraverso modalità che non sto qui a descrivere, a bruciare praticamente quasi tutto l’uranio il che significa non soltanto che le riserve citate producono quasi un centinaio di volte più energia ma che diventano disponibili, come miniere sfruttabili, anche rocce ed altri materiali da cui oggi, a causa della bassa concentrazione, non è conveniente estrarre l’uranio: potrebbero addirittura andare bene le ceneri del carbone, il quale contiene più energia per l’uranio disciolto che non quella di origine chimica. Sono in corso anche studi per realizzare reattori al torio, il che quadruplicherebbe a sua volta quelle risorse. Le ricerche sul torio si fanno principalmente in India e Norvegia anche se, in realtà , il paese più impegnato su questo fronte avrebbe dovuto essere proprio l’Italia vista la disponibilità sul territorio del materiale e il relativo vantaggio nella tecnologia nucleare di cui godeva il nostro paese negli anni dell’immediato dopoguerra.
In poche parole, se si riuscissero a fare i reattori di quarta generazione il nucleare diventerebbe a tutti gli effetti una fonte praticamente rinnovabile e si semplificherebbe drasticamente anche il discorso scorie la cui componente più pericolosa è in realtà quasi interamente rappresentate da metalli pesanti come il plutonio, che possono essere bruciati solo in reattori di questo tipo. Il problema in questo caso sono i tempi: questa nuova tecnologia andrebbe fatta e messa a punto prima che la crisi delle fonti fossili ci stritoli.
Fonti bibliografiche
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Picco_di_Hubbert
[2] http://www.iss.it/binary/tesa/cont/
PNR-Testo%20completo.1195145887.pdf
[3] http://www.aspoitalia.net/index2.php?option=com
_content&do_pdf=1&id=192
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio
[5] http://www.archivionucleare.com/index.php/2006/09/26/
novazza-uranium-project-uranio-bergamo/
[6] http://www.nea.fr/html/pub/newsletter/2002/20-2-
Nuclear_fuel_resources.pdf
[7] http://belfercenter.ksg.harvard.edu/files/repro-report.pdf
[8] http://nuclearinfo.net/Nuclearpower/UraniuamDistribution
[9] http://www.iaea.org/NewsCenter/News/2008/uraniumreport.html
[10] http://www.oecdbookshop.org/oecd/
display.asp?sf1=identifiers&st1=9789264047662
[11] http://it.wikipedia.org/wiki/Torio
[12] http://www.world-nuclear.org/info/reactors.html
[13] http://www.unisa.edu.au/hawkecentre/events/2006events/
Hore-Lacy.pdf
[14] http://www.uxc.com/review/uxc_g_2yr-price.html
[15] http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf
[16] http://www.aspoitalia.net/images/stories/saraceno/
nucleare_mito-realta.pdf
[17] http://www.aspoitalia.net/images/stories/ugo/
aspoitalianucleare.pdf
1 Luglio 2008 alle 09:21
Consiglio anche di consultare questo sito fornitomi da Egisto (dopo che avevo giĂ spedito l’articolo)
sone.org.uk/images/stories/pdf/briefings/2006-sone-briefing-...
1 Luglio 2008 alle 12:30
Grazie mille per quest’ulteriori fonti a conferma di ciò che io, te, l’Ing. Romanello ed altri diciamo nel forum da diverso tempo.
Con stima
1 Luglio 2008 alle 15:11
Si però attento Petruccio, sebbene concordo con quanto da te detto visto che sono pro anch’io, tieni conto che i reattori di 4^ generazione puntano a riutilizzare il combustibile esausto arricchito di elementi quali il plutonio, proprio per effettuare un consumo di una loro quota parte (nei termini scompaiono i plutonio 240, 241 e 242 ma si creano in eccesso quelli di tipo 239 .. poi dipende dalla filiera e da molti altri parametri caratteristici per il tipo di spettro il flusso neutronico ecc.. quindi in quota parte in realtĂ “mescoli le carte”)
Importante è il contenimento di materiale che in altro modo starebbe dentro dei cask a far poco … a creare costi e basta .. così invece ci guadagni e ti liberi di un ingombro… detto poco!!
e da lì anche il consumo rimane limitato nelle sue forme ed riproponibile per successivi cicli combustibile, dopo adeguato riprocessamento!
1 Luglio 2008 alle 18:14
Salve Pietruccio,
La mia attivita’ professionale non mi da il tempo di redarre un resoconto globbale sul tuo lungo ed esplicativo scritto. Per cio’ interverro’ poco alla volta verificando le fonti e aggiungendo dettagli. Se ritieni che il mio lavoro sia inutile anticipamenlo così evitero di perdere tempo e di infastidire il club (e’ in tono scherzoso… ho avuto modo di conoscervi tutti!)
Bene, precisiamo che “Tutti i composti e gli isotopi dell’uranio sono tossici e radioattivi ad un livello potenzialmente letale…. I danni da radiazione sono permanenti; l’uranio fissato nelle ossa e nei vari organi attraversati irraggia le cellule circostanti, con effetti particolarmente gravi sul midollo osseo. Inoltre le particelle inalate che non finiscono nel sangue possono restare nelle vie respiratorie per lungo tempo…. Una persona può esporsi all’uranio sia inalandone le polveri nell’aria che ingerendolo con il cibo e con l’acqua; si calcola che l’assunzione media quotidiana di uranio sia compresa tra 0,7 e 1,1 microgrammi.” - fonte Sillipedia - http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio
Per quanto riguarda la Fonte [2] che conosco bene, l’oggetto e’ il gas radon, presente qui a Napoli ed in S.Pietro a Roma e fonte di radiazione naturale etichettata come la seconda causa di cancro ai polmoni dopo il fumo della sigaretta. La presenza di depositi di Uranio implica l’esposizione al gas (Uranio -> Radio -> Radon -> Polonio… se la memoria nn mi inganna).
Per ora termino qui… realmente dispiacente per non potervi dedicare altro tempo.
A presto, LC
1 Luglio 2008 alle 18:15
Grazie Ing. Soraperra, molto interessante.
Forse mi è sfuggito, ma non trovo indicazioni, ne sul testo, ne sui link allegati della disponibilità in Italia di uranio naturale.( ne del Torio)
L’Italia è tra i 40 paese che hanno contribuito alla stesura del Red-book?
Se si, come mai non compare sul link proposto da Egisto?
1 Luglio 2008 alle 20:28
Dubito molto che l’Italia sia tra i 40 paesi che rendono pubbliche le loro riserve di uranio. Le riserve conosciute di uranio in Italia sono nel bergamasco, in Valtellina e nella Sila. Le riserve di torio che dovrebbero essere molto piĂą abbondanti nell’alto Lazio, ma nessuno lo ha mai cercato se non per curiositĂ geologica, vista che per ora non ha nessun tipo di utilizzo.
Comunque, se è questo che volevi sentirti dire, ti assicuro che le riserve conosciute sono assolutamente insufficienti per le esigenze dei reattori PWR, molto diversamente in caso di utilizzo del torio o dei reattori veloci.
1 Luglio 2008 alle 20:35
Caro Cimmino,
fortunatamente l’uranio per produrre energia viene fissionato e non c’è alcuna necessitĂ di mangiarlo. Ne le centrali nucleari emettono fumi di uranio, a differenza di quanto succede coi fossili.
I problemi ambientali delle miniere di uranio sono appunti dovuti al radon (oltre ai problemi tipici di qualsiasi miniera) che vengono risolti con una particolare attenzione alla ventilazione e alla gestione dei materiali inerti.
2 Luglio 2008 alle 03:02
Caro Egisto,
ti comunico che probabilmente ne so molto piu’ di te riguardo a come avvengono i fenomeni alla base della fisica nucleare e sub. Precisato cio’ come un paio di post sopra e come e’ il mio modo di fare in questo blog semplicemente ho da confermare ed ampliare i discorsi fatti da altri mettendo in evidenza quei fatti che sembrano essere di natura troppo ottimistica o che omettono i casi in cui sostanze efefttivamente non dannose lo diventano se ingerite. Ho avuto modo di confrontarmi con altri in questo blog e per quanto mi fosis trovato ad affermare le loro posizioni cmnq avevo da aggiungere qualche postulato che non sempre metteva in luce gli aspetti buoni del fenomeno.
Io ne capisco molto poco di reattori e quando un ingegnere nucleare me ne parla, io apprendo e faccio tesoro, ma se lo stesso ingegnere, Pietruccio, mi dice che l’uranio si trova nelle ossa, io commento in quel modo. Mi sembra di essere stato onesto nel confermare la sua tesi e nel riportare anche un dettaglio non trascurabile… o sbaglio???
Bene detto cio’, prima di farmi le lezioni di fisica nucleare e ribadisco che non ne ho bisogno leggi quanto riportato… a e per tua informazione come ha detto Pietruccio l’uranio lo trovi anche nelle ossa e lo respiri quotidianamente dall’aria.
Per quanto riguarda il radon ti informo che sono stato studente del Professor Durante, a quei tempi dell’universita’ Federico II di Napoli, il quale nonostante fossimo del primo anno e ti parlo del 1999 ci invitava ad assistere ai suoi seminari sul Radon, sull’uranio impoverito e su altri fenomeni; per quanto non mi sia specializzato in Biofisica o cmnq in nucleare, conservo ancora gli insegnamenti di una persona che prima dei dati ti trasmetteva le perpllessita’ di uno scienziato e che richiamava alle responsabilita’ della nostra categoria rispetto ai fatti di nostr pertinenza.
Ti pongo una domanda io nel 2000 o forse 2001 ho assistito ad un convegno sulla fusione a freddo… che sembrava funzionare (nel senso che gli scienziati dell’ENEA che ne parlarono mostrarono tutta una serie di dati sperimentali “veri”)!!! Perche’ non parliamo di fusione a freddo??? Non e’ conveniente vero???
LC
2 Luglio 2008 alle 08:13
Caro Cimmino,
non volevo certo mettere in dubbio le sue competenze, solo far notare che le possibilitĂ di avvelenamento da uranio conseguenti al ciclo dei combustibili nucleari sono molto basse, perfettamente gestibili e potenzialmente molto inferiori ai danni provocati dai combustibili fossili. Poi in questo post stavamo discutendo della disponibilitĂ di uranio, non della sua tossicitĂ ma tant’è…
Vorrei capire perchĂ© mi iscrive automaticamente nel gruppo degli scettici della fusione fredda… io sono dell’idea che in campo energetico bisogna investire in ricerca in qualsiasi cosa, siano gli aquiloni, la fusione fredda o calda, perchĂ© tra non molto ne avremo bisogno. Solo che per adesso non ho visto molti risultati…
2 Luglio 2008 alle 12:43
C’è altresì da considerare un aspetto che induce un certo ottimismo, almeno per chi il nucleare lo vorrebbe, e cioè che in questi anni di stasi del dopo Chernobyl, favorito anche dai bassissimi costi del petrolio, non c’è stato certo un forte incentivo alla ricerca di nuove miniere per cui c’è da aspettarsi, ragionevolmente, che un risveglio di questa importante fonte porti anche alla scoperta maggiori riserve.
Basti lesempio del Kazahkistan. I vasti giacimenti di uranio furono scoperti nel 2003. Ad oggi (e a questo è stato accennato anche su questo forum) esso aspira, entro il 2012, a diventare il secondo esportatore di uranio al pari con il Canada.
6 Luglio 2008 alle 19:43
x lcimmin
“1 Luglio 2008 alle 18:14 - … Se ritieni che il mio lavoro sia inutile anticipamenlo così evitero di perdere tempo e di infastidire il club (e’ in tono scherzoso…”
Logico che mi piace confrontarmi, soprattutto con chi la pensa diversamente da me, anche perchè credo che sia pericolosissimo avvitarsi sulle proprie convinzioni (è riferito a me: sia chiaro) e non sottoporre il proprio pensiero al vaglio altrui: il rischio di sclerotizzarsi è sempre lì, minaccioso e presente. Poi un ragionamento è “forte” se passa indenne il giudizio degli altri, altrimenti cosa vale? Quindi ben vengano osservazioni e critiche, fino all’insulto, purchè si lascino fuori le mamme… (scherzo).
Allora, passiamo all’attacco. Tu scrivi:
Bene, precisiamo che “Tutti i composti e gli isotopi dell’uranio sono tossici e radioattivi ad un livello potenzialmente letale…. I danni da radiazione sono permanenti; l’uranio fissato nelle ossa e nei vari organi attraversati irraggia le cellule circostanti, con effetti particolarmente gravi sul midollo osseo. Inoltre le particelle inalate che non finiscono nel sangue possono restare nelle vie respiratorie per lungo tempo…. Una persona può esporsi all’uranio sia inalandone le polveri nell’aria che ingerendolo con il cibo e con l’acqua; si calcola che l’assunzione media quotidiana di uranio sia compresa tra 0,7 e 1,1 microgrammi.”
Magari potevi anche riportare che: “L’uranio non viene assorbito attraverso la pelle; le particelle alfa che emette non sono in grado di attraversare la pelle, ciò rende l’uranio esterno al corpo molto meno pericoloso di quello inalato o ingerito.” E che “hanno scoperto capacitĂ mutagene di questo elemento, che è in grado di penetrare nel nucleo cellulare e legarsi chimicamente al DNA, alterandolo e provocando errori nella produzione delle proteine, e portare le cellule in stato precanceroso” il che dimostra che è CHIMICAMENTE cancerogeno: non tutte le colpe del mondo sono imputabili alla radioattivitĂ .
Il problema è che frasi dette così, lette da una persona che non si occupa di queste cose, spaventano. Anche se sono vere, cessano di essere informazione scientifica per diventare pura propaganda (pubblicità per far fuori l’unica fonte alternativa seria alle fossili: il nucleare).
Per inquadrare le cose nell’ottica giusta, e capire che non è certo dell’uranio che dobbiamo avere paura, insisto nel consigliare la lettura dei seguenti due documenti che fanno da vaccino nei confronti di certa informazione “scientifica”
bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/...
bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/...
che parlando dell’acqua (che chiama monossido di diidrogeno) la descrive (dicendo cose vere) così
“E’ il componente principale delle piogge acide. Contribuisce all’effetto serra. Contribuisce all’erosione del suolo e dei paesaggi naturali. Viene usato ampiamente negli impianti di produzione dell’energia nucleare. Viene utilizzato come solvente industriale. E’ stato ritrovato nelle cellule tumorali di pazienti terminali. Può causare ustioni anche di terzo grado. Il Monossido di Diidrogeno è un prodotto non regolamentato, ma reagisce violentemente con alcuni metalli, come il sodio e il potassio. Con il fluoro e con alcuni agenti disidratanti come l’acido solforico. Forma un gas esplosivo con il carburo di calcio. Si raccomanda di evitare il contatto con materiali di cui non si sia prima verificata la compatibilitĂ . Migliaia di persone muoiono ogni anno a causa dell’acqua: affogate, ustionate, e così via. Ebbe un importanza fondamentale per i Nazisti…”
Mentre per la caffeina si può senz’altro dire che è “sostanza letale per l’uomo ad alte concentrazioni”: qualcuno ha paura di bere un caffe’?
7 Luglio 2008 alle 09:15
X Pietruccio
La burla del DHMO giĂ la conoscevo, spassosa.
Ma alla fine ha ragione Benedetto 16°. anneghiamo in pieno relativismo, tutte le bufale, se ben confezionate, possono trarre in inganno e conquistare consensi, e questo vale per tutti, mica solo per gli ambientalisti, quanti esempi ci sono di scienziati al soldo di interessi di parte, dedicati, a tempo pieno, alla disinformazione, su tabacco, petrolio e così via?
7 Luglio 2008 alle 10:00
Salve Pietruccio
hai perfettamente ragione, anche se mi riferivo a quanto riportato nel post, ovvero la sua presenza in tutto cio’ che ci circonda… per le ossa dicevo che il suo fissarsi non e’ cosa proprio buona, e cmnq come detto da te confermavo il fatto che noi assorbiamo uranio quotidianamente, fosse anche per la sua presenza nell’aria che respiriamo.
Per l’asorbimento da pelle gia’ ne abbiamo discusso in un altro post dove parlammo in fine di uranio impoverito e convenimmo a precisare che per costituire un pericolo doveva essere mangiato o inalato sotto forma di polveri.
Naturalmente parliamo di un elemento che si trova sparso qui e li un po ovunque, mentre cosa differente e’ una polvere quindi con una certa estensione spaziale che ha un potere di reazione con i processi vitali totalmente differente.
Quindi diciamo che una cosa e’ la presenza naturale dell’uranio ed altra cosa e’ quella indotta. Infatti non a caso ho riportato quale e’ il livello di assunzione quotidiano ‘innoquo’.
Ad ogni modo cio’ nulla leva alle tue considerazioni iniziali che, continuo a dire, sono cose che ho avuto modo di verificare e se mai di puntualizzare.
a presto, LC
7 Luglio 2008 alle 12:53
Conoscevo anch’io la questione del monossido diidrogeno.
Certo che se c’è gente capace di fare del terrorismo sull’acqu figuriamo ci sull’uranio.
25 Luglio 2008 alle 16:01
Vorrei segnalare un articolo che ho scritto di recente per una rivista locale, riguardo al tema dell’energia:
salentopocket.it/modules.php?name=News&file=article&...
2 Agosto 2008 alle 16:27
x Ing. Vincenzo Romanello
Ottimo articolo, direi. Mi pare che dia un contributo importante a far capire in modo chiaro il quadro della situazione del nostro paese dal punto di vista energetico. Speriamo che lo leggano tante persone.
2 Agosto 2008 alle 17:31
Grazie, caro Pietruccio.
Quello che mi piacerebbe - ma questo è un ‘pio desiderio’ - è che chi lo legge lo faccia con spirito critico, e non partito preso, al limite verificando prima di farsi una idea…
4 Agosto 2008 alle 13:28
Per Vincenzo:
complimenti per l’iniziativa, ingengere.
Ho indicato il suo articolo ad amici e conoscenti nella speranza che qualcuno acquisisca un po’ di senso della realtĂ sulla questione dell’utilizzo dell’atomo.
Saluti.
7 Agosto 2008 alle 12:36
Per Pietruccio e l?ing. Romanello, una domanda:
La variabile più importante in questo gioco, è però rappresentata proprio dalla tecnologia utilizzata per costruire i reattori. Tutti i discorsi fatti fin qui hanno fatto riferimento ai reattori convenzionali e a quelli di terza generazione. Sono tipicamente ad acqua in pressione (sono detti PWR), come l’EPR, ma ci sono anche reattori di terza generazione ad acqua bollente (detti BWR) come l’ABWR della General Electric ed anche altri [13]. In questi reattori si “brucia” solo una parte infinitesima dell’uranio, in pratica solo (e neanche tutto) l’isotopo U235 che rappresenta lo 0.7% dell’uranio naturale, oltre a sfruttare un po’ di U238 sia direttamente che indirettamente (perché l’U238 si trasforma in plutonio che poi “brucia” in quella forma): ma si parla di briciole pari a qualche punto percentuale.
Lessi, qualche tempo fa ma non ricordo dove, che i reattori di generazione III+ (tipo l’EPR) arrivano a consumare il 36% del combustibile rispetto alla percentuale piccolissima dei reattori di II e III gen. E’ esatto questo dato? Oppure la percentuale è diversa?
Certo passare dallo 0,7% al 36% anche l’EPR permette di allungare di molto la disponibilitĂ di uranio.
Grazie per l’attenzione
7 Agosto 2008 alle 13:45
Dunque, provo a rispondere, seppur molto sinteticamente.
Intanto che io ricordi all’energia che vien fuori da un LWR l’uranio 238 contribuisce, ma non certo per qualche punto percentuale, si parla del 20-30% (questi siti confermano i miei ‘ricordi’: http://www.ieer.org/ensec/no-1/puuse.html, http://www.world-nuclear.org/info/inf15.html).
Il reattore EPR è anch’esso un reattore del tipo ad acqua pressurizzata, quindi le differenze con i suoi predecessori ci sono, sono importanti, ma non grandissime: usa combustibile un pò piĂą arricchito (5%), produce meno scorie, e consuma un 13% in meno di uranio (che non è poco, direi).
Il grande vantaggio è che essendo una tecnologia assolutamente provata sappiamo tutto in merito alle performances di queste macchine, cosa che, personalmente, mi fa dormire relativamente tranquillo.
Non c’è dubbio comunque che ad imporsi negli anni sono state strategie commerciali, che usano abbastanza male le risorse: insisto in questa sede che il ciclo del combustibile va ripensato in una ottica futura con l’utilizzo dei reattori veloci con riprocessamento: tale opzione moltiplicherebbe le nostre risorse energetiche per 100, garantendo energia per tuttio per almeno 2000-3000 anni (i Francesi ci stanno pensando seriamente - e ovviamente direi)!
7 Agosto 2008 alle 16:28
x Edoardo
Naturalmente mi tornano i dati dell’Ing. Romanello che mi sembrano in linea con quanto dicevo io (quello che hai virgolettato). Appena ho un po’ di tempo rispondo, così chiarisco a quale variabile mi riferivo.
Ciao
7 Agosto 2008 alle 18:38
Grazie a Vincenzo e Pietruccio per le spiegazioni.
Saluti.