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	<title>Comments on: ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare</title>
	<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/</link>
	<description>raccolta di news sul nucleare</description>
	<pubDate>Sat, 17 May 2008 07:01:25 +0000</pubDate>
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	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: Edoardo</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-17032</link>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 11:41:20 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-17032</guid>
					<description>Concordo con il Dott. Gambino.
D'altro canto anche i rifiuti di Napoli e la relativa diossina hanno creato danni alle cose ed alle persone nonchè all'economia. 
Non volevo affatto essere aggressivo nei confronti di Gennaro (se è sembrato, mi spiace) ma quello che mi fa, in generale, arrabbiare è quando si fa passare il nucleare come l'unico veleno o l'unico peridcolo esistente collegato all'attività umana.
Penso che tutto sia collegato anche al &quot;saper gestire&quot; il rischio.
 Esempio: tutti sanno che il fume fa malissimo eppure tanti giovani cominciano a fumare e tanti adulti continuano. Tanto dicono &quot;..eh! Quando voglio smetto o comunque con un po' di buona volontà smetto!&quot; pensano di poter gestire il rischio.
Così come quelli che vanno forte in macchina: sono sicuri di saper sempre controllare il mezzo e quindi di gestire il rischio.
Con il nucleare invece no: nonostante si sia dimostrato come, tecnicamente e scientificamente, possa essere un a risorsa energetica preziosa, un certo tipo di inofrmazione ha inculcato nelle menti della gente che invece è incotrollabile e distruttiva (come disse di Pecoraro: serve solo a fare le bombe)

grazie per l'attenzione</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Concordo con il Dott. Gambino.<br />
D&#8217;altro canto anche i rifiuti di Napoli e la relativa diossina hanno creato danni alle cose ed alle persone nonchè all&#8217;economia.<br />
Non volevo affatto essere aggressivo nei confronti di Gennaro (se è sembrato, mi spiace) ma quello che mi fa, in generale, arrabbiare è quando si fa passare il nucleare come l&#8217;unico veleno o l&#8217;unico peridcolo esistente collegato all&#8217;attività umana.<br />
Penso che tutto sia collegato anche al &#8220;saper gestire&#8221; il rischio.<br />
 Esempio: tutti sanno che il fume fa malissimo eppure tanti giovani cominciano a fumare e tanti adulti continuano. Tanto dicono &#8220;..eh! Quando voglio smetto o comunque con un po&#8217; di buona volontà smetto!&#8221; pensano di poter gestire il rischio.<br />
Così come quelli che vanno forte in macchina: sono sicuri di saper sempre controllare il mezzo e quindi di gestire il rischio.<br />
Con il nucleare invece no: nonostante si sia dimostrato come, tecnicamente e scientificamente, possa essere un a risorsa energetica preziosa, un certo tipo di inofrmazione ha inculcato nelle menti della gente che invece è incotrollabile e distruttiva (come disse di Pecoraro: serve solo a fare le bombe)</p>
	<p>grazie per l&#8217;attenzione
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: massimo gambino</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16835</link>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 23:10:40 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16835</guid>
					<description>Gennaro, ti ringrazio.
Ti ringrazio per il dialogo e per la tenue apertura.
Abbiamo bisogno di dialogo a tutti i livelli.
Come te sono religioso ma non faccio della religione una religione (bella frase!)
Ho deciso quindi di tenere sempre aperto il dialogo, anche verso gli ambientalisti più integralisti,  di non ricorrere come qualche volta ho fatto in passato, all'ingiuria &quot;tecnologica&quot;.

Devo dire però che condivido totalmente la risposta di Pietruccio, parole per parola.
E vorrei anche aggiungere un ulteriore commento ad una tua frase tenera e sicuramente sincera che riporto integralmente: &quot;&lt;em&gt;Se invece un cataclisma sconvolge i magazzini di materiale radiattivo, la frittata è fatta, come ben sanno i bambini di Cernobyl, almeno stando a quanto possiamo supporre noi allo stato attuale dell’arte.&lt;/em&gt;&quot;

Sei un papà, come me! 
Io ho tre figli e nel 1986 la mia primogenita - Elisa - aveva appena tre anni. Allora lavoravo all'ENEA Dipartimento Reattori Veloci a Bologna.
Ricordo - come se avessi davanti a me una fotografia - il momento in cui, assieme a mia moglie, ascoltammo per radio la notizia che, in Scandinavia, erano stati registrati tassi di radioattività molto superiori alla media e che, dalle prime indagini, il flusso radioattivo sembrava provenire dall'URSS.
Pensai immediatamente con preoccupazione, anzi con paura: &quot;se è vero, vuol dire che qualche reattore sovietico è saltato per aria&quot;.
In questi casi l'istinto del genitore - lo sai - è quello di proteggere i piccoli. Cosa sono, i figli, se non le nostre propaggini più importanti?
Da allora ho analizzato l'incidente di Chernobyl da tutti i punti di vista ed ancora oggi seguo i rapporti dell'UNSCEAR, dell'OMS e leggo anche quello che scrive GreenPeace.

Chiariamo subito: Chernobyl è stato un disastro di dimensioni enormi con ricadute assai importanti sulla salute delle popolazioni.
Ma la paura di Chernobyl determinata da una dissennata ed incivile campagna mediatica ha causato molti più danni dell'incidente stesso.

Vengo velocemente a trattare l'argomento dei &quot;bambini di Chernobyl&quot;.
A distanza di 22 anni (tra meno di un mese) dall'incidente sembra che il 99% dei casi di tumore tiroideo diagnosticati nelle regioni interessate di Russia, Bielorussia e Ucraina siano stati curati con successo. La ragione di questa minore mortalità dei tumori correlati a Chernobyl è facilmente individuabile nel fatto che mentre la mortalità media è calcolata su casi diagnosticati a vari stadi di progressione della malattia, perché per scoprire un tumore alla tiroide occorrono esami che normalmente non si fanno se non a causa della presenza già rilevata di sintomi, la mortalità specifica per le zone di Chernobyl è quella su una popolazione che è stata controllata fin da subito per questo specifico rischio (essendoci stato un incidente ed essendo nota la pericolosità dello Iodio 131) e quindi ha avuto praticamente solo diagnosi di tumori al primo stadio di progressione, e quindi ancora più facilmente curabili.
Un fatto positivo, non credi?

Per effetto di questa e di altre imponenti campagne di prevenzione tutte le principali e più serie agenzie che tengono monitorati i dati epidemiologici dichiarano che il bilancio delle vittime risulta essere di 
2 addetti della centrale+
1 addetto alla centrale (trombosi coronarica)+
28 soccorritori (per effetto delle radiazioni)+
19 spccorritori (ma solo 3 per leucemia)+
15 bambini (0-18 anni al momento dell'incidente) tumore tiroideo=
----
65 morti accertati con sicurezza

sebbene per alcuni di questi la causa della morte non possa essere con certezza direttamente attribuita all'esposizione alle radiazioni, anzi per alcuni certamente non lo è. 

A questi bisogna inoltre aggiungere, secondo il Chernobyl forum, circa altre 4000 morti in eccesso per leucemie e tumori presunte su un arco di 80 anni che non è stato né sarà possibile rivelare epidemiologicamente cioè distinguere statisticamente rispetto agli 1,5 milioni di persone che comunque morirà per malattie oncologiche non legate all'incidente.

Secondo Greenpeace, inceve, le morti probabili saranno 200.000 o forse 300.000 o forse anche mezzo milione... ma si!!! esageriamo!!! I numeri probabilistici sono assolutamente gratuiti (non li possiamo mica contare) quindi possiamo sparare alto!!!

Dobbiamo tutti il massimo rispetto per tutti i morti e epr tutti i sofferenti, ci mancherebbe.

Ma i dati accertati (contabilizzati) parlano di 65 morti certi in 22 anni cioè più o meno i morti che troviamo sulle strade italiane ogni sacrosanto week-end.
Ed le proiezioni più accreditate parlano di 4000 morti aggiuntivi nell'arco di 80 anni (circa 50 ogni anno). Ti ricordo che in Italia 4000 è il numero di persone che in un anno muoino in incidenti stradali.

Ora, con rispetto, ti chiedo: per quale motivo le discoteche italiane sono ancora tutte aperte ma in Italia e solo in Italia abbiamo rinunciato al nucleare?
Ed ancora: per quale motivo la circolazione stradale è in costante, inesorabile aumento (nonostante i morti ed il prezzo della benzina) ma in Italia e solo in Italia abbiamo rinunciato al nucleare?

E ti chiedo ancora: per quale motivo sono ancora centinaia, in Italia, le associazioni di accoglienza per i bambini di Chernobyl (ne sono morti 15 in 22 anni e, nello stesso periodo se ne sono ammalati circa 5000 cioè 200 all'anno e sono stati tutti guariti) mentre se ne contano pochissime per i bambini africani che, in più parti del martoriato continente, muoiono ogni giorno a grappoli per dissenteria, malnutrizione, AIDS, malaria, echipiùnehapiùnemetta?

A questo punto non pensi anche tu che ci sia qualche cosa di strano e di morboso in questa paura dell'atomo?
E, dati alla mano, non credi che l'informazione abbia giocato un ruolo perverso in tutto ciò?

Un saluto
Massimo Gambino</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Gennaro, ti ringrazio.<br />
Ti ringrazio per il dialogo e per la tenue apertura.<br />
Abbiamo bisogno di dialogo a tutti i livelli.<br />
Come te sono religioso ma non faccio della religione una religione (bella frase!)<br />
Ho deciso quindi di tenere sempre aperto il dialogo, anche verso gli ambientalisti più integralisti,  di non ricorrere come qualche volta ho fatto in passato, all&#8217;ingiuria &#8220;tecnologica&#8221;.</p>
	<p>Devo dire però che condivido totalmente la risposta di Pietruccio, parole per parola.<br />
E vorrei anche aggiungere un ulteriore commento ad una tua frase tenera e sicuramente sincera che riporto integralmente: &#8220;<em>Se invece un cataclisma sconvolge i magazzini di materiale radiattivo, la frittata è fatta, come ben sanno i bambini di Cernobyl, almeno stando a quanto possiamo supporre noi allo stato attuale dell’arte.</em>&#8221;</p>
	<p>Sei un papà, come me!<br />
Io ho tre figli e nel 1986 la mia primogenita - Elisa - aveva appena tre anni. Allora lavoravo all&#8217;ENEA Dipartimento Reattori Veloci a Bologna.<br />
Ricordo - come se avessi davanti a me una fotografia - il momento in cui, assieme a mia moglie, ascoltammo per radio la notizia che, in Scandinavia, erano stati registrati tassi di radioattività molto superiori alla media e che, dalle prime indagini, il flusso radioattivo sembrava provenire dall&#8217;URSS.<br />
Pensai immediatamente con preoccupazione, anzi con paura: &#8220;se è vero, vuol dire che qualche reattore sovietico è saltato per aria&#8221;.<br />
In questi casi l&#8217;istinto del genitore - lo sai - è quello di proteggere i piccoli. Cosa sono, i figli, se non le nostre propaggini più importanti?<br />
Da allora ho analizzato l&#8217;incidente di Chernobyl da tutti i punti di vista ed ancora oggi seguo i rapporti dell&#8217;UNSCEAR, dell&#8217;OMS e leggo anche quello che scrive GreenPeace.</p>
	<p>Chiariamo subito: Chernobyl è stato un disastro di dimensioni enormi con ricadute assai importanti sulla salute delle popolazioni.<br />
Ma la paura di Chernobyl determinata da una dissennata ed incivile campagna mediatica ha causato molti più danni dell&#8217;incidente stesso.</p>
	<p>Vengo velocemente a trattare l&#8217;argomento dei &#8220;bambini di Chernobyl&#8221;.<br />
A distanza di 22 anni (tra meno di un mese) dall&#8217;incidente sembra che il 99% dei casi di tumore tiroideo diagnosticati nelle regioni interessate di Russia, Bielorussia e Ucraina siano stati curati con successo. La ragione di questa minore mortalità dei tumori correlati a Chernobyl è facilmente individuabile nel fatto che mentre la mortalità media è calcolata su casi diagnosticati a vari stadi di progressione della malattia, perché per scoprire un tumore alla tiroide occorrono esami che normalmente non si fanno se non a causa della presenza già rilevata di sintomi, la mortalità specifica per le zone di Chernobyl è quella su una popolazione che è stata controllata fin da subito per questo specifico rischio (essendoci stato un incidente ed essendo nota la pericolosità dello Iodio 131) e quindi ha avuto praticamente solo diagnosi di tumori al primo stadio di progressione, e quindi ancora più facilmente curabili.<br />
Un fatto positivo, non credi?</p>
	<p>Per effetto di questa e di altre imponenti campagne di prevenzione tutte le principali e più serie agenzie che tengono monitorati i dati epidemiologici dichiarano che il bilancio delle vittime risulta essere di<br />
2 addetti della centrale+<br />
1 addetto alla centrale (trombosi coronarica)+<br />
28 soccorritori (per effetto delle radiazioni)+<br />
19 spccorritori (ma solo 3 per leucemia)+<br />
15 bambini (0-18 anni al momento dell&#8217;incidente) tumore tiroideo=<br />
&#8212;-<br />
65 morti accertati con sicurezza</p>
	<p>sebbene per alcuni di questi la causa della morte non possa essere con certezza direttamente attribuita all&#8217;esposizione alle radiazioni, anzi per alcuni certamente non lo è. </p>
	<p>A questi bisogna inoltre aggiungere, secondo il Chernobyl forum, circa altre 4000 morti in eccesso per leucemie e tumori presunte su un arco di 80 anni che non è stato né sarà possibile rivelare epidemiologicamente cioè distinguere statisticamente rispetto agli 1,5 milioni di persone che comunque morirà per malattie oncologiche non legate all&#8217;incidente.</p>
	<p>Secondo Greenpeace, inceve, le morti probabili saranno 200.000 o forse 300.000 o forse anche mezzo milione&#8230; ma si!!! esageriamo!!! I numeri probabilistici sono assolutamente gratuiti (non li possiamo mica contare) quindi possiamo sparare alto!!!</p>
	<p>Dobbiamo tutti il massimo rispetto per tutti i morti e epr tutti i sofferenti, ci mancherebbe.</p>
	<p>Ma i dati accertati (contabilizzati) parlano di 65 morti certi in 22 anni cioè più o meno i morti che troviamo sulle strade italiane ogni sacrosanto week-end.<br />
Ed le proiezioni più accreditate parlano di 4000 morti aggiuntivi nell&#8217;arco di 80 anni (circa 50 ogni anno). Ti ricordo che in Italia 4000 è il numero di persone che in un anno muoino in incidenti stradali.</p>
	<p>Ora, con rispetto, ti chiedo: per quale motivo le discoteche italiane sono ancora tutte aperte ma in Italia e solo in Italia abbiamo rinunciato al nucleare?<br />
Ed ancora: per quale motivo la circolazione stradale è in costante, inesorabile aumento (nonostante i morti ed il prezzo della benzina) ma in Italia e solo in Italia abbiamo rinunciato al nucleare?</p>
	<p>E ti chiedo ancora: per quale motivo sono ancora centinaia, in Italia, le associazioni di accoglienza per i bambini di Chernobyl (ne sono morti 15 in 22 anni e, nello stesso periodo se ne sono ammalati circa 5000 cioè 200 all&#8217;anno e sono stati tutti guariti) mentre se ne contano pochissime per i bambini africani che, in più parti del martoriato continente, muoiono ogni giorno a grappoli per dissenteria, malnutrizione, AIDS, malaria, echipiùnehapiùnemetta?</p>
	<p>A questo punto non pensi anche tu che ci sia qualche cosa di strano e di morboso in questa paura dell&#8217;atomo?<br />
E, dati alla mano, non credi che l&#8217;informazione abbia giocato un ruolo perverso in tutto ciò?</p>
	<p>Un saluto<br />
Massimo Gambino
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: Pietruccio</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16828</link>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 18:16:17 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16828</guid>
					<description>Caro Gennaro, ma la questione sta proprio lì: nella percezione del rischio nucleare. 

E' infatti per questo che dico che il problema è psicologico e quando parlo di stato di necessità non lo faccio certo nella speranza che la gente, con l'acqua alla gola, sia disposta ad accettare pericoli assurdi pur di dare sfogo a un consumismo sfrenato. Spero solo, che sotto la spinta di una popolazione arrabbiata per il caro vita, le lobby che controllano l'informazione, la facciano finita di imbrogliare le carte e i giornalisti, visti i gravi danni che producono, si sentano costretti a dire la verità.

Non è vero che la &quot;chimica&quot; è buona. Il numero di tumori derivanti dall'inquinamento dell'atmosfera, dell'acqua e del cibo ecc... si conta in centinaia di migliaia l'anno in Europa e a dirlo è il sito della comunità europea (non ho conservato il link ma se giri un po' l’informazione la trovi).

Per contro, l'energia atomica, dati alla mano, è fra le meno inquinanti e le meno pericolose.  Quindi la scelta italiana di sostituire l'energia atomica col metano (perchè questo, è quello che è successo) è stata un disastro per l'ambiente e non una scelta buona come credi. Notare che dai tempi del referendum i consumi italiani sono passati da 150Mtep a 200Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio: 1 Mtep corrisponde circa a 11.5 TWh) e l’energia elettrica da 210 TWh/anno a 340TWh/anno circa con una dipendenza dall’estero che passa da 0 a 50 TWh/anno. L’energia eolica, la rinnovabile che veniva sbandierata come la soluzione finale, nel frattempo (20 anni) è passata da 0 a 3 TWh. Facendo attenzione al significato di questi numeri si capisce benissimo qual è stato il motore di quella scelta che non è stata certo di tipo ambientalista.

Per capire il gioco sporco dell'informazione basta osservare il fatto che un incidente come quello di Chernobyl è stato usato oltre ogni decenza per fare propaganda, gonfiando i dati a dismisura, mentre un incidente, della stessa gravità, come quello di Bhopal (sostanze chimiche) è stato dimenticato in fretta da tutti. La popolazione è stata allarmata ad arte sul nucleare semplicemente perché, essendo una fonte abbondante, pulita e (dati alla mano e compreso Chernobyl) sicura, è una pericolosa concorrente delle altre. Essendo poi i combustibili atomici abbondanti (nell'ipotesi credibile dell'uso dei breader) e diffusi su tutto il pianeta, un ricorso massiccio all'energia atomica ridisegnerebbe il quadro geopolitico attuale.

Pensaci bene: nel tuo intervento affermi, senza il minimo dubbio, che un veleno chimico disperso può essere recuperato senza problemi, una sostanza radioattiva pericolosa no! Ma perchè? Anzi. Casomai è più facile gestire una sostanza radioattiva, perchè la radioattività fa da tracciante, quindi, se ce n'è, te ne puoi accorgere in modo semplice: ormai dosimetri e contatori Geiger se ne trovano anche al prezzo di qualche centinaio di euro, accessibile a tutti. E’ molto più complicato riconoscere nell'ambiente sostanze chimiche diffuse tipo  veleni o particolato fine (PM10, PM2.5), o altre sostanze cancerogene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Caro Gennaro, ma la questione sta proprio lì: nella percezione del rischio nucleare. </p>
	<p>E&#8217; infatti per questo che dico che il problema è psicologico e quando parlo di stato di necessità non lo faccio certo nella speranza che la gente, con l&#8217;acqua alla gola, sia disposta ad accettare pericoli assurdi pur di dare sfogo a un consumismo sfrenato. Spero solo, che sotto la spinta di una popolazione arrabbiata per il caro vita, le lobby che controllano l&#8217;informazione, la facciano finita di imbrogliare le carte e i giornalisti, visti i gravi danni che producono, si sentano costretti a dire la verità.</p>
	<p>Non è vero che la &#8220;chimica&#8221; è buona. Il numero di tumori derivanti dall&#8217;inquinamento dell&#8217;atmosfera, dell&#8217;acqua e del cibo ecc&#8230; si conta in centinaia di migliaia l&#8217;anno in Europa e a dirlo è il sito della comunità europea (non ho conservato il link ma se giri un po&#8217; l’informazione la trovi).</p>
	<p>Per contro, l&#8217;energia atomica, dati alla mano, è fra le meno inquinanti e le meno pericolose.  Quindi la scelta italiana di sostituire l&#8217;energia atomica col metano (perchè questo, è quello che è successo) è stata un disastro per l&#8217;ambiente e non una scelta buona come credi. Notare che dai tempi del referendum i consumi italiani sono passati da 150Mtep a 200Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio: 1 Mtep corrisponde circa a 11.5 TWh) e l’energia elettrica da 210 TWh/anno a 340TWh/anno circa con una dipendenza dall’estero che passa da 0 a 50 TWh/anno. L’energia eolica, la rinnovabile che veniva sbandierata come la soluzione finale, nel frattempo (20 anni) è passata da 0 a 3 TWh. Facendo attenzione al significato di questi numeri si capisce benissimo qual è stato il motore di quella scelta che non è stata certo di tipo ambientalista.</p>
	<p>Per capire il gioco sporco dell&#8217;informazione basta osservare il fatto che un incidente come quello di Chernobyl è stato usato oltre ogni decenza per fare propaganda, gonfiando i dati a dismisura, mentre un incidente, della stessa gravità, come quello di Bhopal (sostanze chimiche) è stato dimenticato in fretta da tutti. La popolazione è stata allarmata ad arte sul nucleare semplicemente perché, essendo una fonte abbondante, pulita e (dati alla mano e compreso Chernobyl) sicura, è una pericolosa concorrente delle altre. Essendo poi i combustibili atomici abbondanti (nell&#8217;ipotesi credibile dell&#8217;uso dei breader) e diffusi su tutto il pianeta, un ricorso massiccio all&#8217;energia atomica ridisegnerebbe il quadro geopolitico attuale.</p>
	<p>Pensaci bene: nel tuo intervento affermi, senza il minimo dubbio, che un veleno chimico disperso può essere recuperato senza problemi, una sostanza radioattiva pericolosa no! Ma perchè? Anzi. Casomai è più facile gestire una sostanza radioattiva, perchè la radioattività fa da tracciante, quindi, se ce n&#8217;è, te ne puoi accorgere in modo semplice: ormai dosimetri e contatori Geiger se ne trovano anche al prezzo di qualche centinaio di euro, accessibile a tutti. E’ molto più complicato riconoscere nell&#8217;ambiente sostanze chimiche diffuse tipo  veleni o particolato fine (PM10, PM2.5), o altre sostanze cancerogene.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: gennaro guida, firenze</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16820</link>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 09:44:04 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16820</guid>
					<description>Il Tuo commento, Massimo, mi dà qualche barlume di speranza sulla possibilità, alla fine, di intendersi fra fautori del nucleare e coloro che del nucleare vogliono fare a meno.  Mi dà speranza soprattutto perchè fai appello all'intelligenza che, per me, costituisce l'unica religione (sono religioso, ma non faccio della religione una religione. La ritengo un fatto privato e se mi convertissi a qualche altra fede non credo che terrei a farmi iniziare dal capintesta della comunità). Edoardo (è il nome di mio figlio, perciò la persona mi è già simpatica &quot;a prescindere&quot;) mi ricorda che mentre la radioattività, sebbene in tempi lunghi, è destinata ad esaurirsi, i metalli pesanti inquinano in eterno. Correggimi se sbaglio, Edoardo, il cromo contenuto nel telaio della mia bicicletta inquina qualcuno? Io credo di no. Seviene un cataclisma, penso io, e la bicicletta si disperde nell,ambiente, gli eventuali superstiti possono in maniera tecnicamente semplice (sebbene magari costosa) recuperarlo senza che danneggi nessuno. Se invece un cataclisma sconvolge i magazzini di materiale radiattivo, la frittata è fatta, come ben sanno i bambini di Cernobyl, almeno stando a quanto possiamo supporre noi allo stato attuale dell'arte. Io amo il progresso e accetto il rischio. Non ho fatto l'ufficiale pilota perché l'allora ministro della difesa Andreotti mi fece sapere che soffrivo di &quot;distonia neurovegetativa&quot;, ma il rischio (andare in automobile, prendere l'aereo, gettarsi da un dirupo con un laccio alla caviglia deve essere la possibilità di un eventonegativo accettata individualmente e spontaneamente, non una spada di Damocle che ti pongono sulla testa, che tu lo voglia o meno. E chi se ne importa se mi assicurano che il laccio è robusto, si gettino loro dal dirupo, se credono. Fin qui dunque, le ragioni che non mi consentono di accettare il rischio nucleare, non per i miei discendenti e, a dire il vero, nemmeno per me stesso. 
Passiamo ora a esaminare il problema del fabbisoogno energetico. E' questa una verità indiscutibile, ne sono convinto anch'io. Indiscutibile come il fatto che una persona non campa con una pensione di 600 euro al mese se ne deve pagare 500 per lì'affitto. Ma Tu, Massimo, pur riconoscendo lo stato di necessità di questa persona, te la sentiresti di consigliarle di andare a rapinare una banca con una bomba in mano? Io avrei dei problemi, anche se, non lo escludo: vedendo i miei figli morire di fame, potrei fare anche questo.

Concludendo, in politica, come in tutte le attività umane, l'essenziale non è tanto fare le cose giuste (che cosa è giusto, alla fine?), quanto fare le cose nel modo giusto. Personalmente, prima di ridurmi a rapinare la banca, dovrei proprio vedere il bambino allo stremo e non darmi da fare per procurargli l'ultimo modello del Nokia. Mi scuso di essere stato lungo, ma ho fatto del mio meglio per sintetizzare ricorrrendo a paragoni esplicativi (forse sciocchi) nel tentativo di risultare chiaro malgrado le possibili forzature.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Il Tuo commento, Massimo, mi dà qualche barlume di speranza sulla possibilità, alla fine, di intendersi fra fautori del nucleare e coloro che del nucleare vogliono fare a meno.  Mi dà speranza soprattutto perchè fai appello all&#8217;intelligenza che, per me, costituisce l&#8217;unica religione (sono religioso, ma non faccio della religione una religione. La ritengo un fatto privato e se mi convertissi a qualche altra fede non credo che terrei a farmi iniziare dal capintesta della comunità). Edoardo (è il nome di mio figlio, perciò la persona mi è già simpatica &#8220;a prescindere&#8221;) mi ricorda che mentre la radioattività, sebbene in tempi lunghi, è destinata ad esaurirsi, i metalli pesanti inquinano in eterno. Correggimi se sbaglio, Edoardo, il cromo contenuto nel telaio della mia bicicletta inquina qualcuno? Io credo di no. Seviene un cataclisma, penso io, e la bicicletta si disperde nell,ambiente, gli eventuali superstiti possono in maniera tecnicamente semplice (sebbene magari costosa) recuperarlo senza che danneggi nessuno. Se invece un cataclisma sconvolge i magazzini di materiale radiattivo, la frittata è fatta, come ben sanno i bambini di Cernobyl, almeno stando a quanto possiamo supporre noi allo stato attuale dell&#8217;arte. Io amo il progresso e accetto il rischio. Non ho fatto l&#8217;ufficiale pilota perché l&#8217;allora ministro della difesa Andreotti mi fece sapere che soffrivo di &#8220;distonia neurovegetativa&#8221;, ma il rischio (andare in automobile, prendere l&#8217;aereo, gettarsi da un dirupo con un laccio alla caviglia deve essere la possibilità di un eventonegativo accettata individualmente e spontaneamente, non una spada di Damocle che ti pongono sulla testa, che tu lo voglia o meno. E chi se ne importa se mi assicurano che il laccio è robusto, si gettino loro dal dirupo, se credono. Fin qui dunque, le ragioni che non mi consentono di accettare il rischio nucleare, non per i miei discendenti e, a dire il vero, nemmeno per me stesso.<br />
Passiamo ora a esaminare il problema del fabbisoogno energetico. E&#8217; questa una verità indiscutibile, ne sono convinto anch&#8217;io. Indiscutibile come il fatto che una persona non campa con una pensione di 600 euro al mese se ne deve pagare 500 per lì&#8217;affitto. Ma Tu, Massimo, pur riconoscendo lo stato di necessità di questa persona, te la sentiresti di consigliarle di andare a rapinare una banca con una bomba in mano? Io avrei dei problemi, anche se, non lo escludo: vedendo i miei figli morire di fame, potrei fare anche questo.</p>
	<p>Concludendo, in politica, come in tutte le attività umane, l&#8217;essenziale non è tanto fare le cose giuste (che cosa è giusto, alla fine?), quanto fare le cose nel modo giusto. Personalmente, prima di ridurmi a rapinare la banca, dovrei proprio vedere il bambino allo stremo e non darmi da fare per procurargli l&#8217;ultimo modello del Nokia. Mi scuso di essere stato lungo, ma ho fatto del mio meglio per sintetizzare ricorrrendo a paragoni esplicativi (forse sciocchi) nel tentativo di risultare chiaro malgrado le possibili forzature.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: Edoardo</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16790</link>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 09:15:14 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16790</guid>
					<description>Concordo con Pietruccio.

D'altro canto gli ambientalisti sollevano continui timori su il ritorno di &quot;una potente lobby nucleare&quot;...Mah, potrà anche essere vero ma allora le lobbies &quot;verdi&quot; che diffondono notizie false ed ideologiche magari solo per piazzare qualche pannello solare o torre eolica in più? Tutti si sono accorti che in questi tempi che l'ambiente può creare un giro di affari (speculativi) enorme. L'energia da fonti rinnovabili, se non largamente sovvenzionata dallo stato, è costosissima. Pensiamo anche all'8-10% massimo di energia prodotta con sole e vento... Quanto dovrebbe pagare lo stato?</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Concordo con Pietruccio.</p>
	<p>D&#8217;altro canto gli ambientalisti sollevano continui timori su il ritorno di &#8220;una potente lobby nucleare&#8221;&#8230;Mah, potrà anche essere vero ma allora le lobbies &#8220;verdi&#8221; che diffondono notizie false ed ideologiche magari solo per piazzare qualche pannello solare o torre eolica in più? Tutti si sono accorti che in questi tempi che l&#8217;ambiente può creare un giro di affari (speculativi) enorme. L&#8217;energia da fonti rinnovabili, se non largamente sovvenzionata dallo stato, è costosissima. Pensiamo anche all&#8217;8-10% massimo di energia prodotta con sole e vento&#8230; Quanto dovrebbe pagare lo stato?
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: massimo gambino</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16789</link>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 09:07:33 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16789</guid>
					<description>Non trovo sbagliato il ragionamento di Gennaro ma le sue conclusioni mi sembrano assai incoerenti.
Risparmiare è un obbligo.
Il risparmio energetico è oggi, probabilmente, la principale FONTE energetica di cui disponiamo. La mia automobile giapponese del 1995 gira ancora dignitosamente!!!
Si tratta di incidere profondamente, molto profondamente sui nostri comportamenti e su quelli dei nostri figli. Il lavoro da fare è molto impegnativo ma assolutamente necessario. Potremmo tutti, con una minima riflessione, individuare facilmente decine di esempi &quot;virtuosi&quot; di risparmio.
Io non penso però che il risparmio energetico possa diventare una &quot;religione&quot; come sta invece diventando per numerosi (e sprovveduti) gruppi di ecologisti, ambientalisti, quelli del &quot;no tutto&quot;!
Accanto al risparmio dobbiamo obbligatoriamente guardare al mondo reale, alle sue necessità ed alle sue reali disponibilità tenendo conto che la risorsa più importante di cui disponiamo è la nostra intelligenza. Cerchiamo di usarla!
Valutiamo con attenzione, ad esempio, le potenzialità attuali e future delle energie rinnovabili (solare, eolico, geotermico, idrico etc) ed investiamo tutto ciò che possiamo nella ricerca. Ma guardiamo anche con intelligenza ai concreti utilizzi che OGGI possiamo mettere in campo.
E poi consideriamo le fonti che oggi sostengono realmente le nostre economie (98%): petrolio, carbone, gas e nucleare. Queste fonti sostengono oggi, quasi totalmente, la nostra economia. E noi dobbiamo acquistarle tutte dall'estero.
Ecco, Gennaro, sono arrivato al punto. Guardiamo anche a tutto il resto, risparmiamo, installiamo i pannelli solari termici, studiamo il solare termodinamico facciamo tutto ciò. Ma prescindere dal nucleare e dal carbone è un errore COSMICO per il nostro paese.
Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Non trovo sbagliato il ragionamento di Gennaro ma le sue conclusioni mi sembrano assai incoerenti.<br />
Risparmiare è un obbligo.<br />
Il risparmio energetico è oggi, probabilmente, la principale FONTE energetica di cui disponiamo. La mia automobile giapponese del 1995 gira ancora dignitosamente!!!<br />
Si tratta di incidere profondamente, molto profondamente sui nostri comportamenti e su quelli dei nostri figli. Il lavoro da fare è molto impegnativo ma assolutamente necessario. Potremmo tutti, con una minima riflessione, individuare facilmente decine di esempi &#8220;virtuosi&#8221; di risparmio.<br />
Io non penso però che il risparmio energetico possa diventare una &#8220;religione&#8221; come sta invece diventando per numerosi (e sprovveduti) gruppi di ecologisti, ambientalisti, quelli del &#8220;no tutto&#8221;!<br />
Accanto al risparmio dobbiamo obbligatoriamente guardare al mondo reale, alle sue necessità ed alle sue reali disponibilità tenendo conto che la risorsa più importante di cui disponiamo è la nostra intelligenza. Cerchiamo di usarla!<br />
Valutiamo con attenzione, ad esempio, le potenzialità attuali e future delle energie rinnovabili (solare, eolico, geotermico, idrico etc) ed investiamo tutto ciò che possiamo nella ricerca. Ma guardiamo anche con intelligenza ai concreti utilizzi che OGGI possiamo mettere in campo.<br />
E poi consideriamo le fonti che oggi sostengono realmente le nostre economie (98%): petrolio, carbone, gas e nucleare. Queste fonti sostengono oggi, quasi totalmente, la nostra economia. E noi dobbiamo acquistarle tutte dall&#8217;estero.<br />
Ecco, Gennaro, sono arrivato al punto. Guardiamo anche a tutto il resto, risparmiamo, installiamo i pannelli solari termici, studiamo il solare termodinamico facciamo tutto ciò. Ma prescindere dal nucleare e dal carbone è un errore COSMICO per il nostro paese.<br />
Ciao
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: Pietruccio</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16782</link>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 22:09:00 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16782</guid>
					<description>x Gennaro

Solo adesso trovo 5 minuti per risponderti (vita grama! Si fa per dire perchè lavorare in fondo mi piace).

E' un discorso che ho già fatto qualche mese fa in cui esprimevo tutta la mia preoccupazione proprio su quello che tu adesso mi confermi. La Repubblica aveva appena pubblicato un sondaggio dove diceva che una consistente maggioranza degli inglesi era pronta a fare sacrifici per avere un miglioramento dell'ambiente e altrettanto (mi pare addirittura di più) erano disposti a fare gli italiani: tutto bene allora ? No. E' proprio qui il punto. Dall'articolo emergeva quella che è anche l'impressione più ovvia: la gente quando pensa ai “sacrifici” pensa che dovrebbe tenere la casa a 20 gradi invece che a 21 o cose del genere. Non c'è assolutamente la percezione di quella che potrebbe essere un'economia tutta basata sulle rinnovabili (ammesso che sia compatibile con la densità di popolazione di oggi e con la sua composizione in età). Una situazione del genere c’era all'inizio di questo secolo, prima del boom del petrolio, ma la vita media era sensibilmente più bassa e la frazione di popolazione addetta all'agricoltura era infinitamente maggiore oltre ad essere più giovane, forte, malata e… sostanzialmente sfruttata con lavori massacranti. La mortalità infantile nel nostro paese era simile a quella che c’è oggi nei paesi del terzo mondo.

L’aumento del prezzo del petrolio per ora è dovuto solo a turbolenze speculative ma fra un po' alcuni pozzi importanti cominceranno a smettere di buttare e resterà solo il carbone, a quali prezzi è facile immaginare. In ogni caso è sicuro che una transizione veloce (qualche decina di anni) ad un'&quot;altra&quot; economia avrebbe effetti devastanti tali probabilmente da mettere anche a serio rischio questo embrione di democrazia che abbiamo in Italia (per ora la definirei solo una &quot;furbocrazia&quot;).

Quello che mi lascia perplesso è il fatto che a tutta quella gente, che crede che senza petrolio (e gas) si campa bene lo stesso, basta risparmiare un po' e metter su qualche pannello, non viene prospettata per niente la scelta radicale che in realtà stanno facendo. A spremere (ma spremere tutto), con le rinnovabili, e più che altro con quelle &quot;vere&quot; che sono le biomasse (ma solo quelle derivanti dagli scarti e dai rifiuti, NON il bioetanolo che consuma quasi tanto gas per quanta energia produce), l'idroelettrico e il geotermico (per ora è solo potenziale) mentre poco possono dare il solare termico con l'acqua calda,  l'eolico e ancor meno il fotovoltaico anche nella speranza che migliori un po', al massimo, dicevo, possiamo arrivare a un 15% di produzione rispetto ai consumi di oggi, poi, se si punta sul fatto che la necessità aguzza l'ingegno e che qualcos'altro inventeremo e qualcosa ancora darà il carbone (che costerà molto caro) si può anche pensare di arrivare a un 30-40% di quello che produciamo oggi. In pratica si tratterà di tagliare il 60-70% dei consumi di oggi, non di fare qualche piccolo sacrificio come pensano i più. Oltretutto l'Italia è un paese in cui i consumi procapite sono già piuttosto bassi, quindi non sarà così facile. Non solo, ma quando si tratta di tagliare per esempio il 60% dell’energia non è che poi tutti tagliano il 60%, ciascuno per la sua parte, ma va sempre a finire che il 70% della popolazione taglia quasi tutto e il resto tiene il riscaldamento acceso anche d'estate insieme al condizionatore: non mi sembra una gran prospettiva.

Vorrei anche ricordare che il disastro dei rifiuti di Napoli è sotto gli occhi di tutti a dimostrazione che a forza di fare cavolate (gli inceneritori no, i termovalorizzatori no, le discariche no...) i guai poi arrivano: certo per i napoletani non è un gran problema visto che i rifiuti li mandano in Germania a peso d'oro (tanto i soldi sono i nostri) ma non mi sembra questo, cioè il dire di no a tutto, il modello di politica ambientale da seguire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>x Gennaro</p>
	<p>Solo adesso trovo 5 minuti per risponderti (vita grama! Si fa per dire perchè lavorare in fondo mi piace).</p>
	<p>E&#8217; un discorso che ho già fatto qualche mese fa in cui esprimevo tutta la mia preoccupazione proprio su quello che tu adesso mi confermi. La Repubblica aveva appena pubblicato un sondaggio dove diceva che una consistente maggioranza degli inglesi era pronta a fare sacrifici per avere un miglioramento dell&#8217;ambiente e altrettanto (mi pare addirittura di più) erano disposti a fare gli italiani: tutto bene allora ? No. E&#8217; proprio qui il punto. Dall&#8217;articolo emergeva quella che è anche l&#8217;impressione più ovvia: la gente quando pensa ai “sacrifici” pensa che dovrebbe tenere la casa a 20 gradi invece che a 21 o cose del genere. Non c&#8217;è assolutamente la percezione di quella che potrebbe essere un&#8217;economia tutta basata sulle rinnovabili (ammesso che sia compatibile con la densità di popolazione di oggi e con la sua composizione in età). Una situazione del genere c’era all&#8217;inizio di questo secolo, prima del boom del petrolio, ma la vita media era sensibilmente più bassa e la frazione di popolazione addetta all&#8217;agricoltura era infinitamente maggiore oltre ad essere più giovane, forte, malata e… sostanzialmente sfruttata con lavori massacranti. La mortalità infantile nel nostro paese era simile a quella che c’è oggi nei paesi del terzo mondo.</p>
	<p>L’aumento del prezzo del petrolio per ora è dovuto solo a turbolenze speculative ma fra un po&#8217; alcuni pozzi importanti cominceranno a smettere di buttare e resterà solo il carbone, a quali prezzi è facile immaginare. In ogni caso è sicuro che una transizione veloce (qualche decina di anni) ad un&#8217;&#8221;altra&#8221; economia avrebbe effetti devastanti tali probabilmente da mettere anche a serio rischio questo embrione di democrazia che abbiamo in Italia (per ora la definirei solo una &#8220;furbocrazia&#8221;).</p>
	<p>Quello che mi lascia perplesso è il fatto che a tutta quella gente, che crede che senza petrolio (e gas) si campa bene lo stesso, basta risparmiare un po&#8217; e metter su qualche pannello, non viene prospettata per niente la scelta radicale che in realtà stanno facendo. A spremere (ma spremere tutto), con le rinnovabili, e più che altro con quelle &#8220;vere&#8221; che sono le biomasse (ma solo quelle derivanti dagli scarti e dai rifiuti, NON il bioetanolo che consuma quasi tanto gas per quanta energia produce), l&#8217;idroelettrico e il geotermico (per ora è solo potenziale) mentre poco possono dare il solare termico con l&#8217;acqua calda,  l&#8217;eolico e ancor meno il fotovoltaico anche nella speranza che migliori un po&#8217;, al massimo, dicevo, possiamo arrivare a un 15% di produzione rispetto ai consumi di oggi, poi, se si punta sul fatto che la necessità aguzza l&#8217;ingegno e che qualcos&#8217;altro inventeremo e qualcosa ancora darà il carbone (che costerà molto caro) si può anche pensare di arrivare a un 30-40% di quello che produciamo oggi. In pratica si tratterà di tagliare il 60-70% dei consumi di oggi, non di fare qualche piccolo sacrificio come pensano i più. Oltretutto l&#8217;Italia è un paese in cui i consumi procapite sono già piuttosto bassi, quindi non sarà così facile. Non solo, ma quando si tratta di tagliare per esempio il 60% dell’energia non è che poi tutti tagliano il 60%, ciascuno per la sua parte, ma va sempre a finire che il 70% della popolazione taglia quasi tutto e il resto tiene il riscaldamento acceso anche d&#8217;estate insieme al condizionatore: non mi sembra una gran prospettiva.</p>
	<p>Vorrei anche ricordare che il disastro dei rifiuti di Napoli è sotto gli occhi di tutti a dimostrazione che a forza di fare cavolate (gli inceneritori no, i termovalorizzatori no, le discariche no&#8230;) i guai poi arrivano: certo per i napoletani non è un gran problema visto che i rifiuti li mandano in Germania a peso d&#8217;oro (tanto i soldi sono i nostri) ma non mi sembra questo, cioè il dire di no a tutto, il modello di politica ambientale da seguire.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: Edoardo</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16754</link>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 10:14:14 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16754</guid>
					<description>Trovo il ragionamento di Gennaro profondamente sbagliato. I consumi energetici non sono solo quelli dei privati ma quello delle metropoli, dei centri commerciali e soprattutto delle industrie, specie quelle “energivore” con le cartiere, le fonderie, il settore del vetro e della plastica, ecc.
Se tu fai i conti della serva risparmiando 1 ma i vari insediamenti e/o complessi urbani/industriali ti richiedono 100 per premettere un minimo luce, caldo e di benessere (non sprechi, bada bene) a cosa è servito il tuo/il nostro sacrificio? E’ come la storia del protocollo di Kyoto: l’Europa che inquina per il 20% si deve impegnare ad arrivare al 20% di rinnovabili, la Cina, l’India Usa che inquinano per l’80% se ne fregano…allora i sacrifici dell’Europa vengono vanificati.

A proposito:  mi si spieghi come mai l’ Eni, che fa tanta propaganda al risparmio ma tiene allegramente accese tutte le luci del suo mega grattacielo a Milano e di altri suoi impianti non produttivi anche quando non c’è nessuno a lavorare? Ecco che buona parte dei tuoi risparmi vengono annullati.

Benissimo il risparmio ma, da sondaggi Ocse, anche in paesi ove si risparmia l’energia e si incentivano le rinnovabili (es. Danimarca, Germania, Austria) il fabbisogno cresce del 2% annuo (in Italia del 2,8%)
Cerchiamo di risparmiare  quello 0,8% od anche di più ma diversifichiamo le fonti utilizzando ANCHE il nucleare perché così si posso ridurre le bollette ed essere più energeticamente indipendenti.

Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Trovo il ragionamento di Gennaro profondamente sbagliato. I consumi energetici non sono solo quelli dei privati ma quello delle metropoli, dei centri commerciali e soprattutto delle industrie, specie quelle “energivore” con le cartiere, le fonderie, il settore del vetro e della plastica, ecc.<br />
Se tu fai i conti della serva risparmiando 1 ma i vari insediamenti e/o complessi urbani/industriali ti richiedono 100 per premettere un minimo luce, caldo e di benessere (non sprechi, bada bene) a cosa è servito il tuo/il nostro sacrificio? E’ come la storia del protocollo di Kyoto: l’Europa che inquina per il 20% si deve impegnare ad arrivare al 20% di rinnovabili, la Cina, l’India Usa che inquinano per l’80% se ne fregano…allora i sacrifici dell’Europa vengono vanificati.</p>
	<p>A proposito:  mi si spieghi come mai l’ Eni, che fa tanta propaganda al risparmio ma tiene allegramente accese tutte le luci del suo mega grattacielo a Milano e di altri suoi impianti non produttivi anche quando non c’è nessuno a lavorare? Ecco che buona parte dei tuoi risparmi vengono annullati.</p>
	<p>Benissimo il risparmio ma, da sondaggi Ocse, anche in paesi ove si risparmia l’energia e si incentivano le rinnovabili (es. Danimarca, Germania, Austria) il fabbisogno cresce del 2% annuo (in Italia del 2,8%)<br />
Cerchiamo di risparmiare  quello 0,8% od anche di più ma diversifichiamo le fonti utilizzando ANCHE il nucleare perché così si posso ridurre le bollette ed essere più energeticamente indipendenti.</p>
	<p>Saluti.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: Gennaro Guida</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16752</link>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 08:19:01 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16752</guid>
					<description>Pietruccio ha ragine, il difficile è capirsi fra nucleari e antinucleari. Provo un'altra volta. Partendo proprio dalle argomentazioni di Pietruccio. Pietruccio vuole andare per forza in America e mi spiega che non ci si può andare in bicicletta. Secondo me ha già sprecato un po' di energia che si poteva anche risparmiare, visto che probabilmente anche lui è convinto che questo lo capisco anch'io. Dunque, in America ci vogliamo andare entrambi (e così vogliamo fare la gita di Pasquetta, vestirci, mangiare  la paella a Barcellona ecc.), ma la situazione mi impone di organizzarci in modo da farlo meno spesso di adesso, non perché mi faccia piacere rinunciare a qualche serata a Broadway, ma perché il sistema, per ora, non lo regge. Petruccio parte proprio dalla premessa che gli antinucleari contestano, quel totem di fabbisogno rigido che lui pone, intoccabile, in cima a tutto il ragionamento: lo stile di vita non si cambia. In questo modo non arriviamo da nessuna parte. Io ragiono come la massaia: le entrate in casa sono di tot: che cosa posso permettermi con questi soldi? Si comporta di conseguenza e arriva, magari tribolando, alla fine del mese. Fuori metafora: le energie che posso produrre senza portare il sistema nel baratro e senza lasciare ai miei discendenti una nefasta eredità ammontano a tot: come le distribuisco? Quante volte posso andare in America? Discorso diverso è quello del rapinatore: io ho bisogno di tot: quante banche devo rapinare per procurarmi questa somma? Sono certo che possiamo fare qualche passo avanti, caro Pietruccio, se provi a seguire il ragionamento della massaia. Se mi dimostri che seguendo questa strada moriamo comunque tutti di fame, allora qualche centrale te la faccio fare, ma se salta fuori che con le sole energie convenzionali possiamo permetterci di andare in America soltanto una volta ogni 5 anni, allora mi rassegnerò a compiere questo sacrificio.

Gennaro Guida, Firenze</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>Pietruccio ha ragine, il difficile è capirsi fra nucleari e antinucleari. Provo un&#8217;altra volta. Partendo proprio dalle argomentazioni di Pietruccio. Pietruccio vuole andare per forza in America e mi spiega che non ci si può andare in bicicletta. Secondo me ha già sprecato un po&#8217; di energia che si poteva anche risparmiare, visto che probabilmente anche lui è convinto che questo lo capisco anch&#8217;io. Dunque, in America ci vogliamo andare entrambi (e così vogliamo fare la gita di Pasquetta, vestirci, mangiare  la paella a Barcellona ecc.), ma la situazione mi impone di organizzarci in modo da farlo meno spesso di adesso, non perché mi faccia piacere rinunciare a qualche serata a Broadway, ma perché il sistema, per ora, non lo regge. Petruccio parte proprio dalla premessa che gli antinucleari contestano, quel totem di fabbisogno rigido che lui pone, intoccabile, in cima a tutto il ragionamento: lo stile di vita non si cambia. In questo modo non arriviamo da nessuna parte. Io ragiono come la massaia: le entrate in casa sono di tot: che cosa posso permettermi con questi soldi? Si comporta di conseguenza e arriva, magari tribolando, alla fine del mese. Fuori metafora: le energie che posso produrre senza portare il sistema nel baratro e senza lasciare ai miei discendenti una nefasta eredità ammontano a tot: come le distribuisco? Quante volte posso andare in America? Discorso diverso è quello del rapinatore: io ho bisogno di tot: quante banche devo rapinare per procurarmi questa somma? Sono certo che possiamo fare qualche passo avanti, caro Pietruccio, se provi a seguire il ragionamento della massaia. Se mi dimostri che seguendo questa strada moriamo comunque tutti di fame, allora qualche centrale te la faccio fare, ma se salta fuori che con le sole energie convenzionali possiamo permetterci di andare in America soltanto una volta ogni 5 anni, allora mi rassegnerò a compiere questo sacrificio.</p>
	<p>Gennaro Guida, Firenze
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
 		<title>Comment on ENEL - attuale organizzazione del reparto nucleare by: Pietruccio</title>
		<link>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16739</link>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 22:51:10 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.archivionucleare.com/index.php/2008/02/21/enel-organizzazione-reparto-nucleare/#comment-16739</guid>
					<description>x Gennaro

Il problema più grosso, per chi è favorevole all'energia atomica, è farsi capire. Come faccio a far capire che non è possibile andare in America in bicicletta se c'è sciopero di aerei e navi? O uno lo capisce da se oppure se comincia a dirmi che una bici serve per muoversi esattamente come fa un’aereo  o una nave…

Per decenni i media hanno detto assurdità al punto che anche molti miei amici di cultura tecnico scientifica si rifiutano di fare qualsivoglia stima o ragionamento sensato nel momento in cui sentono la parolina magica: &quot;nucleare&quot;. Loro prendono semplicemente per buone le ragioni della propaganda antinucleare e se gli dico cose anche ovvie, facilmente verificabili, si mettono a ridere e mi dicono di smetterla di dire c... Il problema dell’energia atomica in Italia è psicologico, non è tecnico.

Provo a fare un esempio dopo aver chiarito che il fabbisogno energetico italiano (a grandi linee), all'anno è 
2300 TWh
di cui
700 TWh (circa un terzo)
di energia primaria per l'elettricità (energia che si consuma per avere l’elettricità che ci serve) 
ma attenzione perché quella realmente consumata è circa la metà
350 TWh (il resto va perso nell’ambiente per via dell’ineludibile secondo  principio della termodinamica)
quindi non è vero che l'energia elettrica è un terzo del fabbisogno, in realtà è un sesto, cioè molto meno: dipende da cosa si usa come termine di paragone. Questo significa che se anche producessimo tutta l'energia elettrica con le rinnovabili e senza perdite (350 TWh) ne mancherebbero all'appello ancora 2300-700 = 1600 TWh (cioè 4.5 volte tanto): sto dicendo che l'Italia ha bisogno di quantità immense di energia che non copriremo certo con quattro giocattoli (pale e pannelli, oltretutto a prezzi folli) o con qualche sistema fai-da-te di risparmio fatto in casa (tipo lampadine a basso consumo ecc...).

Adesso provo a fare l'esempio di come l'informazione arrivi alle persone totalmente distorta: l'esempio è quello dei risparmi sulla rete elettrica nazionale (altro cavallo di battaglia degli antinuclearisti). Vedo una trasmissione sul sito di Repubblica, qualche mese fa, con Mattioli, Scalia e l'esperto dell'Enel (o di Terna, non ricordo più), moderati (si fa per dire) da un giornalista appena appena un tantino di parte... 
Dopo un’ora di propaganda (priva di qualsivoglia fondamento tecnico-scientifico) quei signori affermano che dagli sprechi della rete si può ricavare una quantità enorme di energia elettrica (l'equivalente di due centrali atomiche) e quindi concludono che l'Italia può tranquillamente fare a meno del nucleare (sic!). In questi giorni ho visto che il discorso era stato ripreso in un altro sito ma le centrali atomiche (tipo Caorso) risparmiate stavolta erano cinque con sprechi sulla rete che ammonterebbero al 40% o giù di lì: il dato mi sembrava poco credibile e allora sono andato sul sito di Terna. Cosa scopro? Che gli sprechi (all'anno e a spanne) sono 20 TWh (quindi  20/350 = 6%) e che è ovvio che la parte principale sia ineludibile causa le leggi Ohm e perdite varie nei circuiti magnetici dei trasformatori e degli altri apparecchi di potenza. In pratica il piano reale messo a punto da Terna prevede il risparmio, attraverso una serie di potenziamenti, ammodernamenti e razionalizzazioni, descritte minuziosamente in un documento lunghissimo, e consultabile da tutti, di 0.75 TWh all’anno.

Quindi ciò che si può risparmiare realmente è lo
0.75/350   = 0.21% rispetto ai consumi di EE che diventa lo
0.75/700   = 0.11% rispetto all'energia primaria pari allo
0.75/2300 = 0.03% (0.3 per mille) rispetto al fabbisogno italiano 
Confrontato con una centrale di quelle attuali tipo un EPR, che produce circa 12 TWh all’anno, diventa
0.75/12 = 6.3% cioè un sedicesimo di una centrale e non due (né tantomeno cinque, ma su Caorso ci sarebbe da fare un discorso a parte).

In conclusione, non ci vuole molto a capire la differenza fra la realtà e la sostanza del messaggio che, invece, ha ricevuto chi ha ascoltato quella trasmissione senza porsi tanti problemi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[	<p>x Gennaro</p>
	<p>Il problema più grosso, per chi è favorevole all&#8217;energia atomica, è farsi capire. Come faccio a far capire che non è possibile andare in America in bicicletta se c&#8217;è sciopero di aerei e navi? O uno lo capisce da se oppure se comincia a dirmi che una bici serve per muoversi esattamente come fa un’aereo  o una nave…</p>
	<p>Per decenni i media hanno detto assurdità al punto che anche molti miei amici di cultura tecnico scientifica si rifiutano di fare qualsivoglia stima o ragionamento sensato nel momento in cui sentono la parolina magica: &#8220;nucleare&#8221;. Loro prendono semplicemente per buone le ragioni della propaganda antinucleare e se gli dico cose anche ovvie, facilmente verificabili, si mettono a ridere e mi dicono di smetterla di dire c&#8230; Il problema dell’energia atomica in Italia è psicologico, non è tecnico.</p>
	<p>Provo a fare un esempio dopo aver chiarito che il fabbisogno energetico italiano (a grandi linee), all&#8217;anno è<br />
2300 TWh<br />
di cui<br />
700 TWh (circa un terzo)<br />
di energia primaria per l&#8217;elettricità (energia che si consuma per avere l’elettricità che ci serve)<br />
ma attenzione perché quella realmente consumata è circa la met<br />
350 TWh (il resto va perso nell’ambiente per via dell’ineludibile secondo  principio della termodinamica)<br />
quindi non è vero che l&#8217;energia elettrica è un terzo del fabbisogno, in realtà è un sesto, cioè molto meno: dipende da cosa si usa come termine di paragone. Questo significa che se anche producessimo tutta l&#8217;energia elettrica con le rinnovabili e senza perdite (350 TWh) ne mancherebbero all&#8217;appello ancora 2300-700 = 1600 TWh (cioè 4.5 volte tanto): sto dicendo che l&#8217;Italia ha bisogno di quantità immense di energia che non copriremo certo con quattro giocattoli (pale e pannelli, oltretutto a prezzi folli) o con qualche sistema fai-da-te di risparmio fatto in casa (tipo lampadine a basso consumo ecc&#8230;).</p>
	<p>Adesso provo a fare l&#8217;esempio di come l&#8217;informazione arrivi alle persone totalmente distorta: l&#8217;esempio è quello dei risparmi sulla rete elettrica nazionale (altro cavallo di battaglia degli antinuclearisti). Vedo una trasmissione sul sito di Repubblica, qualche mese fa, con Mattioli, Scalia e l&#8217;esperto dell&#8217;Enel (o di Terna, non ricordo più), moderati (si fa per dire) da un giornalista appena appena un tantino di parte&#8230;<br />
Dopo un’ora di propaganda (priva di qualsivoglia fondamento tecnico-scientifico) quei signori affermano che dagli sprechi della rete si può ricavare una quantità enorme di energia elettrica (l&#8217;equivalente di due centrali atomiche) e quindi concludono che l&#8217;Italia può tranquillamente fare a meno del nucleare (sic!). In questi giorni ho visto che il discorso era stato ripreso in un altro sito ma le centrali atomiche (tipo Caorso) risparmiate stavolta erano cinque con sprechi sulla rete che ammonterebbero al 40% o giù di lì: il dato mi sembrava poco credibile e allora sono andato sul sito di Terna. Cosa scopro? Che gli sprechi (all&#8217;anno e a spanne) sono 20 TWh (quindi  20/350 = 6%) e che è ovvio che la parte principale sia ineludibile causa le leggi Ohm e perdite varie nei circuiti magnetici dei trasformatori e degli altri apparecchi di potenza. In pratica il piano reale messo a punto da Terna prevede il risparmio, attraverso una serie di potenziamenti, ammodernamenti e razionalizzazioni, descritte minuziosamente in un documento lunghissimo, e consultabile da tutti, di 0.75 TWh all’anno.</p>
	<p>Quindi ciò che si può risparmiare realmente è lo<br />
0.75/350   = 0.21% rispetto ai consumi di EE che diventa lo<br />
0.75/700   = 0.11% rispetto all&#8217;energia primaria pari allo<br />
0.75/2300 = 0.03% (0.3 per mille) rispetto al fabbisogno italiano<br />
Confrontato con una centrale di quelle attuali tipo un EPR, che produce circa 12 TWh all’anno, diventa<br />
0.75/12 = 6.3% cioè un sedicesimo di una centrale e non due (né tantomeno cinque, ma su Caorso ci sarebbe da fare un discorso a parte).</p>
	<p>In conclusione, non ci vuole molto a capire la differenza fra la realtà e la sostanza del messaggio che, invece, ha ricevuto chi ha ascoltato quella trasmissione senza porsi tanti problemi?
</p>
]]></content:encoded>
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