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Inchiesta del pm Woodcock sulla massoneria - giri di affari e rapporti massoneria-politica

6 Giugno 2007 di Amministratore

Sui principali quotidiani di questi giorni si è parlato di una inchiesta portata avanti dal Pm di Potenza Henry John Woodcock sulla massoneria: tra le 24 persone indagate c’è anche il lucchese Paolo Togni, ex capo di gabinetto del Ministero dell’ Ambiente (guidato da Altero Matteoli nel precedente Governo di centro-destra) e ex vicepresidente della Sogin.

Prima una breve presentazione dei fatti accaduti in questi giorni.

L’ inchiesta del Pm di Potenza Henry John Woodcock investe diverse regioni italiane e in particolare la Toscana e si basa sull’ ipotesi che alcune “logge massoniche deviate” avrebbero tentato di infiltrarsi nella pubblica amministrazione e nell’ arma dei Carabinieri per gestire potere e soldi.
In altre parole le persone sono indagate per concorso formale, associazione a delinquere e violazione della legge sulle associazioni segrete del 1982 (cosidetta legge “Anselmi”) per “essersi associati tra di loro allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione, promuovendo associazioni segrete vietate dall’ articolo 18 della Costituzione e pianificando interventi diretti ad accaparrarsi appalti, concessioni e risorse pubbliche, sfruttando i legami scaturiti da rapporti di natura massonica”.

L’ inchiesta è nata per caso a Potenza dalla verifica dell’ esistenza di una loggia coperta in Basilicata segnalata nel 2005 da un certo Massimo Pizza (arrestato proprio a Potenza nell’ ambito di un presunto giro di truffe e traffici in Africa, denominato “Somaliagate”) e si è estesa a tutta Italia e incontra personaggi politici locali e nazionali. Tra i nomi che vengono fatti nei verbali dell’ indagine sono presenti anche alcune persone che appartenevano alla loggia massonica P2 che negli anni 70 faceva capo a Licio Gelli.
Massimo Pizza avrebbe riferito (come riportano i giornali) che esisterebbe in Basilicata una loggia massonica in rapporti con la criminalità organizzata calabrese anche a livelli istituzionali alti.

Le 24 persone indagate sono: Giampiero Del Gamba, Piero Di Francesco, Mariano Gangemi, Veio Torcigliani, Gionata Bertuccelli, Luigi Maria Piazza, Mauro Lazzeri, Tiziana Giudicelli, Andrea Sirabella, Carlo Maria Baserga, Arimeno Sevignano, Gesualdo Marra, Ugo Ruggiero Rosi, Santo Mancuso, Mario Saullo, Marco Olivito, Francesco Toti, Roberto Testa, Federico Friedel Elzi, Carlo Mori, Valerio Leonardo Bitetto, Paolo Togni, Bryan Arandjelovic ed Emo Danesi.

Questo è in estema sintesi quello che si può leggere sui principali quotidiani di questi giorni, inoltre però sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” di oggi 6 giugno (cronaca di Potenza) c’è un articolo di Giovanni Rivelli in cui, prendendo spunto da un comportamento poco ortodosso di Paolo Togni all’ epoca in cui era capo di gabinetto del Ministero dell’ Ambiente (comportamento riportato su tutti i principali quotidiani) in merito alla scelta che il ministero doveva fare per la localizzazione di un rigassificatore in Toscana (Livorno), lancia il sospetto che a questo punto forse potrebbero esserci anche aspetti affaristici da chiarire sulla scelta di localizzare il deposito per i rifiuti radioattivi a Scanzano Ionico (proprio in Basilicata) nel 2003.

Ovviamente si riportano semplicemente informazioni e considerazioni recuperate sui giornali, in attesa di ulteriori sviluppi della vicenda.



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  • 3 Commenti a “ Inchiesta del pm Woodcock sulla massoneria - giri di affari e rapporti massoneria-politica”

    1. Edoardo scrive:

      Ah, certo quando si parla di energia in genere (gas) o peggio ancora di nucleare si pensa sempre che dietro ci siamo faccendieri, truffatori, massoni, crimini e loschi affari.
      Per onestà intellettuale vorrei sottolineare che nell’industria dell’energia, atomica e non, ci sono anche tanti ingegneri, scienziati e tecnici onesti e preparati che lavorano per la collettività . Anche lì ci potranno essere delle mele marce così come nelle forze armate, nella chiesa ecc. ma è mia opinione che la stampa, anzi una certa stampa, a seconda dell’argomento trattato, voglia sempre mettere in luce gli aspetti oscuri e negativi.
      La mia non è una polemica è soltano una riflessione.
      P.S.: a proposito di Scanzano Ionico: lo studio per il deposito era partito già dai primi anni ‘80 quando il nucleare era considerato ancora una fonte energetica valida da sviluppare ed accettata dalla popolazione, quindi con presupposti ed obbiettivi all’opposto dalla logica affaristica descritta nell’articolo.

    2. Paolo Ferrari scrive:

      Qualcuno spieghi a Woodcock che essere massoni non è reato

      L’attacco del solito giudice Woodcock contro alcune espressioni della massoneria italiana - che all’inizio sembrava limitato a singole logge tutto sommato periferiche e minori - si sta trasformando, a credere a certe ricostruzioni giornalistiche, in qualche cosa di diverso. Al magistrato si attribuiscono dichiarazioni secondo cui «costituire strutture associative di tipo massonico» sarebbe di per sé un reato.

      Mi occupo di massoneria dal punto di vista storico e sociologico da circa vent’anni. Come cattolico, condivido la posizione espressa nel 1983 dalla Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e con l’esplicita approvazione di Giovanni Paolo II, in una «Dichiarazione» in cui ribadiva che il metodo massonico è «inconciliabile con la dottrina della Chiesa», così che l’appartenenza di cattolici alla massoneria «rimane proibita». La Chiesa, infatti, basa la sua dottrina su dogmi e principi non negoziabili, mentre la massoneria non accetta principi dogmatici e insegna che tutto può e deve essere sottoposto alla discussione e alla mediazione. Tuttavia, altra è la critica dottrinale che la Chiesa formula nei confronti della massoneria all’interno, per così dire, di un libero mercato delle idee, e altra è l’eventuale pretesa dello Stato di vietare le «strutture associative di tipo massonico». Parliamoci chiaro: può avvenire che logge massoniche siano una semplice copertura per affari poco puliti. Questo può capitare tanto più facilmente in un paese come l’Italia dove il nome «massoneria» - a differenza di quanto avviene in Gran Bretagna o negli Stati Uniti dove è riservato dalla legge a specifiche organizzazioni - può essere ed è di fatto usato da decine di realtà diverse, alcune delle quali davvero di dubbia origine e natura. In questi casi i magistrati hanno certo il diritto e il dovere d’intervenire.

      Ma, se sono esistiti massoni e logge massoniche che hanno commesso reati, essere massoni non è di per sé reato. Il modello di struttura associativa che caratterizza la massoneria - ma che si ritrova anche altrove - è stato definito dai sociologi come quello non di una società segreta ma di una società che (non importa se a torto o a ragione) si afferma detentrice di un segreto di natura iniziatica o filosofica. La sua portata da una parte è ampiamente simbolica - giacché questo cosiddetto segreto, date le dimensioni non piccolissime dell’organizzazione, è in realtà facilmente conoscibile anche dai non iniziati - dall’altra ispira una certa riservatezza. Mettere fuori legge questo modello associativo, ampiamente diffuso in tutto il mondo libero e utilizzato anche da associazioni le cui idee sono lontanissime dalla massoneria, significherebbe conferire allo Stato il diritto di sorvegliare le attività culturali e spirituali dei cittadini con un grado d’ingerenza tipico di uno Stato di polizia.
      Non si deve poi neppure nascondere che, fin dai tempi della P2, abbiamo assistito troppo spesso a indagini bizzarre che distinguevano massoni «buoni» - cioè quelli impegnati politicamente a sinistra - e massoni «cattivi», che di sinistra invece non erano. Per evitare che la storia si ripeta, occorre ribadire con fermezza che si ha il diritto (se si è cattolici, anche il dovere) di criticare il metodo e le idee della massoneria sul piano della dottrina, resistendo però nello stesso tempo a uno statalismo che, quando attacca un’intera categoria di associazioni, mette in pericolo la libertà di tutti.
      Massimo Introvigne

    3. alvaro scrive:

      Caro Massimo Introvigne,
      le associazioni a cui si riferisce il pm Woodcock non sono propriamente detentrici di un segreto di natura iniziatica o filosofica e leggendo il tuo commento non riesco proprio a capire quali siano le tue preoccupazioni tra l’altro per un indagine su poco presunti intrallazi e truffe varie a prescindere siano stati commessi reati da persone singole piuttosto che da loggie massoniche. Qualunque cittadino parte di una associazione se non fa acordi segreti a scapito di altre persone se non mette in atto forme di nepotismo e di prevaricazione se non viola alcuna legge non penso pesi su di lui o gli possa comunque dar fastidio un eventuale ingerenza da parte di uno stato di polizia che indaga tra l’altro su fatti chiaramente e indiscutibilmente poco trasparenti e stranamente facenti capo sempre alle medesime persone e aggiungo che semplicemente leggendo i diversi quotidiani queste inchieste potevano essere fatte già da tempo senza dover ogni volta partire da informazioni di pentiti o persone indagate.
      Quindi voglio solamente dirti che se ci fosse veramente uno stato di polizia in Italia e le indagini fossero fatte in maniera professionale e soprattutto anonima dovremmo andare subito alle elezioni anticipate per il rinnovo
      del ?% della classe politica italiana e forse chissà un giorno sentiremo nuovi nomi ma soprattutto nuovi cognomi alla dirigenza della classe politica e a capo delle migliaia di aziende statali e parastatali e con un pò di fortuna anche qualche novità in televisione che non farebbe proprio male e nel mio sogno ricorrente questo accade veramente e tutto il marcio viene allo scoperto portandosi via tutti i veri delinquenti italiani e i loro molteplici parenti e amici.

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