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Francia - reattore nucleare di quarta generazione

9 Gennaio 2006 di Amministratore

Un’ Ansa di qualche giorno fa riporta l’ annuncio fatto da Jacques Chirac (Presidente della Repubblica Francese) sulla volontà della Francia di costruire un prototipo del reattore nucleare di quarta generazione che dovrà entrare in servizio nel 2020 e che sarà (secondo i piani) la generazione di reattori per i decenni 2030-2040.

La Francia quindi pensa già ben oltre l’ EPR (European pressurized reactor, che è la terza generazione di reattori nucleari), tecnologia che sarà usata nella centrale di Flamanville (che entrerà in funzione tra qualche anno).
Dunque la Francia ha intenzione di continuare a mantere un ruolo di primaria importanza a livello mondiale nel settore nucleare anche nei decenni futuri.



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  • 19 Commenti a “ Francia - reattore nucleare di quarta generazione”

    1. Franchin Stefano scrive:

      Buongiorno mi chiamo Franchin Stefano Vorrei sapere perchè:

      1 Perchè quando si parla di energia nucleare si fa sempre del terrorismo?
      2 Quale alternativa abbiamo? (non rispondente pannelli solari)
      3 Perchè visto che usiamo l’energia nucleare di Francia Svizzera Austria e Slovenia non ne produciamo un pò da soli?
      4 Perchè nessun politico a il coraggio di fare questa proposta?
      5 Perche non si dice quanto c’è costato l’uscita dal nucleare?
      6 Perche la Francia va verso le centrali 4° generazione e noi verso il carbone?

      Le domande sono altre, il vizio tutto italiano di non voler pagare le conseguenze delle proprie azzioni Napoli affoga nella “monnezza” la bruciano per strada.. Ma l’inceneritore No! I Treni sono lenti .. MA NO ALLA TAV.
      Signor Pecoraro Scanio non le sembra arrivata l’ora di cambiare idea?
      So che non lo farà mai, non conviene a lei.
      P.S.
      Letera asolutamente inutile.

      Distinti saluti Franchin Stefano.

    2. domenico scrive:

      perchè andiamo avanti come i gamberi.

    3. Edoardo scrive:

      Già si riparla di nucleare. Gli italiani sono un po’ più informati e vogliono saperne di più (ecco perchè questo forum) Speriemo che davvero qualcuno si decida a fare passi importanti. Già noi, nel dare informazioni e consultarci in questo forum, in qualcosa contribuiamo.

      Saluti.

    4. max scrive:

      perdonate l’interminabile lunghezza, approfitto per riportare qui quanto ho scritto in passato su altri forum dedicati alla comunita’ scientifica e alla ricerca…

      entro nel merito della discussione:
      intanto, è bene che precisare che, se anche domani mattina iniziassimo
      a costruire un impianto nucleare, con tutti i crismi di analisi
      preventive, sicurezza etc etc.., non sarebbe operativo prima di 15-18 anni nel migliore dei casi;

      oggi le centrali sono centrali a fissione nucleare, basate cioè sull’ emissione controllata di energia da parte di atomi di URANIO 235 e PLUTONIO 239, procedimento che produce le note scorie radioattive;
      L’energia nucleare, scondo i suoi sostenitori, avrebbe dovuto rappresentare il 20-25% dell’ energia complessiva prodotta alla fine del 20° secolo; in realtà, siamo oggi a non più del 5%, ciò dovuto a aumento dei costi di costruzione, manutenzione onerosissima, sorveglianza, continue interruzioni di funzionamento che ne hanno portato la capacità a non più del 60% del potenziale; oltretutto, stando ai dati, il rendimento energetico delle centrali nucleari è di circa il 15-20% inferiore ad esempio alle centrali a carbone;
      inoltre, il combustibile, è composto da un 97% di uranio inerte (U 238) e dal 3% di uranio fissionabile” (U 235), ma questa proporzione degli isotopi non corrisponde a quella naturale (in natura l’ U 235 non supera lo 0,7 %); questo comporta che per essere utilizzato, l’ U 235 deve essere ARRICCHITO, cioè concentrato, in appositi ulteriori impianti di arricchimento; quando poi il combustibile si esaurisce, c’è il problema ( in ITALIA - e non solo) non ancora risolto, come insegna la polemica sulla recente scelta della Sardegna o della Basilicata come deposito, dello stoccaggio in sicurezza delle scorie, che devono essere rimosse dall’ ambiente e “conservate” in un luogo NON IN CONTATTO CON LA BIOSFERA, luogo a tutt’ oggi almeno in Italia non ancora incontrato, data la “vitalità” geologica, geomorfologica e idrogeologica del nostro bel paese;
      questo materiale dovrebbe infatti essere confinato e sigillato per almeno 5-6 periodi di dimezzamento del plutonio - circa 125.000 anni - oppure, essere inviato ad un ennesimo impianto di trattamento (ulteriori costi), dove il plutonio viene rimosso e riutilizzato, ma il materiale residuo risultante necessita comunque di almeno 10.000 anni per perdere la radioattività;
      considerate che il plutonio è la sostanza più tossica che esista, di cui tra l’ altro bastano piccole quantità per produrre ordigni nucleari “artigianali”; il rischio di furti e di perdite accidentali, rendono il trasporto una cosa molto macchinosa e dispendiosa, e ricordiamoci che l’ errore umano - sempre in agguato e non eliminabile al 100% - in casi come questi comporta conseguenze gravissime.
      In ultimo, una centrale nucleare, ha un ciclo di vita di non più di 40, forse 50 anni, dopodiché i materiali esposti al bombardamento di neutroni, o a continui e ingenti sbalzi di pressione e temperatura, si deteriorano, e l’ impianto deve essere chiuso; però non può né essere abbandonato, né smantellato immediatamente, a causa della radioattività che emana dal reattore e dall’ area circostante; deve essere inglobato in cemento, sorvegliato, e solo dopo la cessazione della radioattività (parliamo di secoli) può essere smantellato (sempre a costi molto alti);

      a fronte di tutto ciò, aggiungo solo un’altra considerazione:

      “Le scorie le abbiamo perché le centrali le avevamo.”

      vero: non vedo il motivo di ricominciare a produrne altre che non abbiamo né sappiamo dove metterle….

      altra cosa:
      noi ITALIA non siamo produttori né estrattori di Uranio in quantità tale da essere utilizzati in centrali nucleari, e non abbiamo nemmeno, al momento, sufficienti impianti di arricchimento per l’uso di cui sopra;
      dove lo andiamo a comprare? come ce lo portiamo qui a casa? chi ce lo dice che questo costo, insieme a tutto quanto sopra esposto in merito a progetto, gestione, prevenzione, smaltimento, sorveglianza, bonifica etc etc ci costerà meno dell’attuale petrolio?

      per quanto so, e se sono male informato qualcuno mi corregga, in quasi tutti i paesi europei e negli Stati Uniti d’America di fatto i programmi di espansione nucleare sono terminati tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90. Negli USA e’ dal 1973 che non si costruisce una centrale nucleare e in Germania dal 1978. In Europa solo la Francia ha puntato in maniera massiccia su questo tipo di energia, ma anche li’ sono una quindicina d’anni che non si costruiscono nuove centrali e solo quest’anno mi pare abbia preso il via un nuovo progetto peraltro fortemente contestato. E pur tuttavia il costo dell’energia in Francia e’ paragonabile a quello degli altri paesi europei.

      E’ l’Asia attualmente il posto dove si stanno costruendo piu’ centrali nucleari, mentre anche il Sud Africa ha in programma una forte espansione in questo senso.

      Non e’ dunque l’Italia l’unico paese al mondo scettico su tale argomento, siamo anzi in ottima compagnia, soprattutto nel mondo occidentale.

      Allo stato attuale della scienza e della tecnica il nucleare non rappresenta un investimento convincente. Le stime (realistiche) sulla quantità di uranio estraibile danno una durata che va dai 30 ai 50 anni supponendo che la richiesta di combustibile rimanga invariata, cosa in realtà poco probabile se più di qualche stato deciderà di investire in questa fonte energetica per sopperire ad una minore disponibilità di idrocarburi. Il rapporto R/P (reserve to production ratio) può variare nel caso alcuni giacimenti minerari diventino economicamente convenienti e quando ci siano nuove scoperte ed è importante ad una prima analisi di massima, ma riassume in modo troppo sintetico la realtà estrattiva che vede un andamento della produzione tipicamente a campana.

      Se qualcuno pensa che questi valori siano pessimistici, uno studio recente (2006) fornisce anche un’interessante analisi della variazione delle riserve stimate di minerale per la Francia e gli Stati Uniti al passare degli anni, mostrando come tali riserve siano state pesantemente riviste al ribasso (cioè ridotte anche dell’85% nell’arco di un anno) per entrambi gli stati man mano che l’estrazione procedeva e trasformava le risorse “possibili” e “ragionevolmente sicure” in nient’altro che numeri fantasiosi scritti per compiacere il potente di turno. Nella pratica quindi la nostra curva di estrazione rischia di avere un aspetto molto asimmetrico e una parte discendente ripida se non facciamo attenzione al metodo usato per il calcolo della quantità di uranio. E’ appena il caso di osservare che nelle vicinanze del massimo estrattivo, esattamente come accade per il petrolio e altre risorse finite, la domanda inizia a superare l’offerta e tale condizione peggiora al trascorrere del tempo, portando ad una lotta all’ultimo sangue per accaparrarsi quanto resta. Sperare che di qui a 20, 30 o 50 anni (nella più rosea delle ipotesi) l’Uomo abbia finalmente imparato a comportarsi in modo ragionevole e non utilizzi le armi a disposizione per vivere meglio del proprio simile è pura utopia.

      Quello delle effettive riserve è un punto fondamentale per impostare una discussione equilibrata sul nucleare, così come lo è il fatto che attualmente i reattori autofertilizzanti, che dovrebbero permettere l’utilizzo di materiale fissile più abbondante dell’uranio, sono interessanti teoricamente ma hanno problemi di funzionamento e non fertilizzano con la velocità che ci si aspettava. Detta in parole semplici, al momento si sono dimostrati un fallimento. Ci sono ricerche in corso e sono possibili miglioramenti, ma intanto dovremmo giocare la partita con le carte che abbiamo in mano, non puntare al buio: la posta in gioco è troppo alta.

      Tenendo conto che abbiamo dovuto scontare 20 anni di buio nucleare dopo il referendum del 1987 e che quindi oggi ci troveremmo a dover rincorrere altri paesi, sia per quanto riguarda la ricerca teorica sia per la formazione pratica, un revival dell’atomo appare ancora meno attraente. Esistono insomma una serie di motivi molto poco politici che consigliano di trattare il nucleare come una extrema ratio più che un’alternativa credibile: motivi assolutamente ignoti alla classe dirigente e, purtroppo, anche a molti “esperti” proprio perché legati alla realtà fisica e non al mondo economico.

      Ho il sospetto che in molte persone sia fondata l’idea che il futuro vedrà una disponibilità energetica pari a quella attuale, se non superiore, però fornita dalle energie alternative. Energie che non sono pronte oggi, istantaneamente, ad assolvere questo compito quando si voglia mantenere un modello BAU (business as usual), così come non lo erano 20 anni fa. Purtroppo è probabile che non lo saranno nemmeno fra due secoli se insistiamo a non voler investire in esse ma nel nucleare, e le trattiamo come eterne promesse mancate che “saranno pronte prima o poi, ma intanto…” Errare humanum est, perseverare diabolicum. Due decenni fa abbiamo sbagliato (forse) ad abbandonare la fissione ma, soprattutto, a non investire nelle energie rinnovabili per affrancarci dai combustibili fossili: ripetersi oggi sarebbe imperdonabile.

      al momento, l’arma migliore per contenere costi vivi di produzione e approvvigionamento energetico, gestione corretta di tutte le componenti ambientali, sociali, economiche e quant’altro, e che secondo me è anche l’unica che può fornirci risultati apprezzabili fin da subito, è IL RISPARMIO ENERGETICO, sia a livello di decisioni e “imposizioni” politiche, sia a livello di comportamenti personali nel quotidiano…

    5. Pietruccio scrive:

      Forse è il caso che ti leggi un po’ di post su questo sito, ci sono molte imprecisoni e affermazioni generiche tutte da dimostrare.
      Cordiali saluti.

    6. max scrive:

      buongiorno Pietruccio, premesso che io non sono uno di quelli “Nucleare NO senza se e senza ma”, mi piacerebbe che il mio paese prima di intraprendere strade antieconomiche e con problematiche tecnico-ambientali non ancora risolte (non venitemi a dire che il confinamento e lo stoccaggio definitivo di scorie si può fare ovunque senza problemi), facesse serie valutazioni invece di sparate fantasiose come quella di Scajola, che sarebbe bene che sapesse che il nucleare di 4 gen. di cui parla se va tutto bene sarà tecnologia disponibile tra 15-20 anni forse……
      l’unico risultato già oggi raggiunto da queste affermazioni è che i titoli in borsa delle piccole socità che investono realmente sulle rinnovabili sono crollati, mentre ENEL e EDISON già sbavanop per la pioggia di miliardi di euro (di contributi statali, e quindi soldi pubblici-> nostri) che prenderanno, e senza i quali il nucleare non lo porta avanti nessuno;

      peraltro se ho detto cose non vere mi dica quali, sono dispostissimo a ricredermi, ci mancherebbe;

      e intanto :

      repubblica.it/2007/09/sezioni/ambiente/nucleare1/eolico-amer...

      http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17901

      ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&...

    7. Pietruccio scrive:

      Link interessanti. Appena ho tempo ti rispondo, basta solo che mi dai del tu se no mi sento in imbarazzo. Ciao Pietruccio.

    8. Pietruccio scrive:

      x Max

      Intanto premetto che ho letto i tuoi interventi sugli aspetti geologici della questione e li ho trovati molto interessanti.

      Io, invece, mi scuso per il ritardo e anche per il fatto che non posso rispondere come vorrei perchè per le questioni che poni dovrei andare a ricercarmi i dati e in questo momento proprio non posso.

      Sul discorso dell’eolico non posso che esserne contento: più se ne fa meglio è per tutti. Al solito, quello che non va bene è il tono che ha adottato il giornalista che ha scritto l’articolo: lui vuol dimostrare che si può benissimo fare a meno del nucleare, il che è falso. Per argomentare la sua tesi fa un confronto assurdo fra l’energia prodotta dall’eolico nel 2007 e quella prodotta dal nucleare costruito negli ultimi anni (quelli in cui sono state fatte le pale eoliche): che senso ha? E’ da anni che il nucleare è in stallo! Ci sono tanti motivi per questo stallo e se avrai la pazienza di frequentare questo sito vedrai che ne discutiamo abbastanza spesso: ogni cosa ha le sue ragioni di essere e i suoi sviluppi il tutto all’interno di un quadro complesso che va capito e interpretato correttamente. In ogni caso l’eolico ha dei limiti intrinseci, per cui più di tanta energia non può fornire. Oltretutto, se il suo contributo fosse troppo grande, non sarebbe neanche sincronizzabile con la rete: io, come tecnologia, la vedrei meglio se adottata nella produzione di combustibili di sintesi tipo l’idrogeno o degli idrocarburi ottenuti dalla CO2 (che secondo un articolo che ho letto su Limes si può fare, ma non sono un chimico quindi mi devo fidare e spero che qualche esperto che frequenta il sito mi ragguagli). L’autostrada del Brennero ha pubblicizzato, ad esempio, una scelta di questo tipo: monteranno più fotovoltaico e eolico che possono e con quelli produrranno idrogeno da vendere nei distributori. Bisognerebbe vedere le quantità in gioco ma in linea di principio mi sembra una scelta ottima.

      Sulla IV generazione, Romanello ne sa molto più di me, e te la può spiegare meglio: l’università di Pisa ha anche messo in rete dei documenti che la descrivono, facilmente raggiungibili. In ogni caso non mi risulta che venga progettata per la “sicurezza intrinseca”, quindi, tanto per cambiare, il prof. Scalia è andato fuori tema anche questa volta. Anche sulla definizione di “sicurezza intrinseca” Scalia dice
      “Sicurezza intrinseca non significa aumentare i livelli e i punti di controllo in un reattore, ma mettere a punto reattori in grado di spegnersi automaticamente nel momento in cui si arriva al cosiddetto incidente tipico di riferimento, quando si raggiungono cioè condizioni di perdita del liquido refrigerante. Per ottenere questo è necessario cambiare la fisica di reattori e per farlo serve ricerca…”
      Il che è completamente sbagliato. La reazione nucleare si ferma comunque in caso di incidente. Poi lui continua a parlare, a sproposito, prendendo a riferimento il Super Phenix mentre i reattori di IV sarebbero ben diversi : ma perché vuol continuare a fare l’esperto dicendo cattiverie su ciò che non conosce?

      Riguardo all’articolo di Zoli cosa ti posso dire? Ci vorrebbero cento pagine per smentire quelle considerazioni solo apparentemente giuste e ragionevoli ma, in realtà, intrise di ideologia e ostilità a priori. Ho già fatto spesso quei conticini sulla situazione energetica italiana e ti posso garantire che c’è da sentirsi male. Ho chiesto più volte con quale coraggio si dicono certe cose, perché una scelta italiana indirizzata solo alle rinnovabili a me risulta che ci porterebbe dritti filati a una recessione mai vista (ma non sto esagerando: l’energia serve all’industria, all’agricoltura, ai trasporti, non è solo accendere il condizionatore) con delle conseguenze che ti puoi facilmente immaginare su un paese densamente popolato, con una popolazione abbastanza vecchia e con poca agricoltura e tutta automatizzata (quando l’agricoltura consumava poca energia erano milioni le persone occupate in quel settore e la vita media era bassa).
      Per farti un esempio della faziosità di quell’articolo puoi notare come l’autore fa un po’ di “confusione” sull’energia spesa per produrre l’uranio. Un conto sono l’estrazione e la macinazione e un conto l’arricchimento dell’uranio una volta che lo hai isolato. Le prime (estrazione e macinazione) dipendono dalla concentrazione mentre la fase di arricchimento no: quella è costante e ad oggi è la più energivora, il che significa che, a oggi, sulle prime due c’è ancora un discreto margine. A me manca la funzione che dà l’energia consumata al variare della concentrazione e del tipo di terreno quindi da qui in poi mi devo fermare e non posso dare la concentrazione limite (ho invece dei dati sulla quantità di rocce d’interesse da questo punto di vista ma mi piacerebbe un commento fatto proprio da uno come te ferrato in geologia).
      Parlando del costo, considerando che incide per un 6% e che il costo del nucleare può essere stimato (tutto compreso, ma proprio tutto tutto) a 4 centesimi al kWh, si vede anche a spanne che un aumento di un fattore 30 (3000%) nel costo del combustibile lo porterebbe a 4*(0.06*30+0.94) = 11 centesimi al kWh ancora del tutto sopportabile per le tasche degli italiani una volta che i combustibili fossili cominciassero a scarseggiare. Il problema è sopravvivere fino all’arrivo della IV generazione, a quel punto ritorneremo a una situazione tipo quella che ci ha dato il petrolio in questi anni (energia abbondante e a costi sopportabili) con riserve che a quel punto si conterebbero senza dubbio nell’ordine dei millenni (soprattutto se affiancate da un’oculata politica energetica basata su un abbondante contributo delle rinnovabili e un doveroso risparmio energetico)

    9. max scrive:

      ok, ti do del tu :-)

      vado un attimo fuori tema, e mi collego indirettamente anche all’altra discussione a cui sto partecipando;

      al di la’ degli aspetti tecnico-scientifici, comunque fondamentali, mi amareggia sottolineare che anche laddove c’e’ qualche possibilita’ di sviluppare e investire in rinnovabili, in Italia riusciamo sempre a rovinar tutto….
      mi spiego meglio:
      a proposito di eolico e speculazione, non so se qualche sera fa avete visto la prima parte della trasmissione EXIT, su La7, si parlava anche di questo, oltre che del nucleare; scandaloso il contenuto del reportage eccezionale trasmesso su come anche l’eolico sia diventato solo ed esclusivamente terra di caccia per finanziamenti, speculazioni e quant’altro, scambi di favori al limite della corruzione e del clientelarismo, figure non ben precisate di mediatori che acquistano i terreni dei contadini per rivenderli alle imprese con costi maggiorati del 3000%, speculando con profitti assurdi e “amministrando” il tutto con lo stile “se vuoi questo mi devi dare questo”, senza che ne sia derivato praticamente nessun beneficio energetico, ne’ economico, ne’ ai paesi, ne’ alle popolazioni locali….

      ma succede solo in Italia…..

      non solo, hanno anche dimostrato, dati ENEL alla mano, che in tutto il 2007, il contributo totale alle rinnovabili che deriva dal CIP6 destinato al solare, ha avuto un ammontare di “ben” 40.000 euro, mentre sempre dal CIP6 circa 4 milioni e mezzo di euro sono finiti nelle tasche di petrolieri e “assimilati”….

      ma anche questo succede solo in Italia…..

      ecco perche’ un po’ mi preoccupa l’”Italian Style” anche nel nucleare….

    10. Edoardo scrive:

      Per Max:

      Il settore nucleare è altamente tecnologico e difficilemte si potrà arrivare a speculazioni tipo quelle che si descrivevano ad EXIT: sovvenzioni enormi (0,12 cent/€ per Kwh per il vento e 0,45 cent per il FV), più alte d’Europa, energia pochissima: anche perchè in Italia c’è vento solo in certi punti del crinale appenninico calabro, in Sardegna ed in Sicilia e solo per 3000 ore l’anno contro le 7000 di Spagna e Germania (eolico energia del futuro?…Ma per favore!)
      Ricordo un fatto di tangentopoli che, forse, può rispondere ai tuoi dubbi: nel 1994 fu inquisito e processato l’ex amministratore Enel Bitetto, area Psi, per tangenti. Fu il sig. Craxi che qulache tempo prima del referndum (1987) lo esortò ad affossare il nucleare e spostre tutta (o buona parte) della produzione elettrica sul gas…Questo perchè, disse Bettino, “sul gas è facile speculare e prendere tangenti sul nucleare no!”
      Intervenne anche De Michelis ad affossare latomo in favore del gas e fu proprio allora che sulle reti Rai cominciò ad apparire lo slogan “Il Metano ti da una mano” con il cartone delle mani e fiamme volanti.

    11. Egisto scrive:

      Qualche considerazione sui numeri di Edoardo sull’eolico, che sono sbagliati. I paesi europei con la massima produttività sono Irlanda e Scozia dove i fattori di carico sono del 35% (pari a circa 2600 ore equivalenti alla potenza nominale, indipendentemente dal numero di ore in cui le eliche girano che può essere tranquillamente il 99% ma generando poca elettricità). Il Regno Unito nel suo complesso raggiunge il 27%, come Spagna e Danimarca. La Germania e l’Italia sono al 18-20%.
      Esistono però alcune importanti differenze per cui il 20% dell’Italia è ben diverso da quello tedesco. L’eolico si evolve partendo dai siti migliori sotto due aspetti: ventosità e accessibilità. L’accessibilità è data da due fattori la presenza di vincoli paesaggistico-ambientali e la conformazione geografica del sito. Quindi prima vengono sfruttati i siti più ventosi e accessibili, e man mano si va a calare e di conseguenza cala la produttività. La Germania ha 23.000 MW installati, l’Italia 3.000, se l’Italia vuole sviluppare di più l’eolico ha due opzioni: o sfruttare siti meno ventosi o sfruttare siti meno accessibili con un notevole aumento dei costi (di infrastrutture come strade e cavidotti). L’opzione prescelta in genere è la prima visto il livello degli incentivi che rende più conveniente e semplice sfruttare siti meno ventosi che siti meno accessibili. Difatti in questi ultimi l’aumento di energia prodotta non è sufficiente in genere a compensare i maggiori costi e oneri amministrativi.

    12. Amministratore scrive:
      Commento ufficiale dello Staff

      Salve Egisto,
      ho sistemato i tuoi 2 interventi in un unico, eliminando l’errore ;-)

    13. max scrive:

      per Edoardo: ecco perche’ sono dubbioso su quanto detto sopra:

      cito dal web:

      —————————————
      TRISAIA, novembre 2007:
      A quattro anni da Scanzano continuiamo a denunciare il penoso immobilismo delle istituzioni sulla questione nucleare lucana e lo spreco di denaro pubblico.

      Sul fronte della sicurezza e della salute pubblica:

      1)Non conosciamo ancora il piano di emergenza nucleare esterno su Trisaia (ossia cosa fare in caso di contaminazione radioattiva) da realizzare a cura della prefettura ai sensi della legge 320/95 e successive modificazione, nonostante le promesse fatte ai numerosi tavoli della trasparenza. Non si conoscono allo stesso tempo i piani di emergenza delle dighe e degli invasi lucani.

      2)Non sono ancora resi pubblici i dati sul monitoraggio sulle matrici alimentari e ambientali per la tutela del territorio da contaminazione radioattiva su bollettini ed internet, a disposizione di qualunque cittadino così come richiesto dalle associazioni da due anni ai tavoli della trasparenza all’Arpab.

      3)Non conosciamo l’esistenza di un registro tumori nella Regione Basilicata, né di un’indagine epidemiologica sulla trisaia e nel territorio lucano per conoscere di cosa si muore in Basilicata.Ci chiediamo come spende i soldi in Basilicata l’assessorato alla sanità se non conosce nemmeno i mali di cui muoiono gli stessi lucani?

      4)Dall’ultimo incidente accaduto alla fossa irreversibile nel centro nucleare di Trisaia (fine 2006) De Filippo, Santochirico e la Sogin tengono all’oscuro le popolazioni sull’evolversi della vicenda e non si convoca il tavolo istituzionale della trasparenza.Stesso discorso per tutte le altre operazioni di decommissioning.

      5)Le barre di Elk River sono ancora in Trisaia, come pure i liquidi ad alta attività e l’impianto Itrec.

      —————————–
      ITREC: arrivano gli avvisi di garanzia
      Postato il October 15th, 2007 in Rifiuti_tossici, nucleare da alex

      14 ottobre 2007

      Pubblicato su Altrenotizie

      Si riaccendono i riflettori, dopo oltre dieci anni, sull’inchiesta riguardante il nucleare in Basilicata. L’attuale titolare dell’inchiesta, il pm della DDA Francesco Basentini, ha fatto notificare dieci avvisi di garanzia. Rispettivamente a due esponenti della ‘ndrangheta e ad altre 8 persone che, tra gli anni ‘80 e ‘90, hanno avuto incarichi dirigenziali presso il centro Enea di Rotondella, in provincia di Matera, dove ha operato in passato l’impianto Itrec per il ciclo nucleare uranio-torio. L’inchiesta ipotizza una produzione clandestina ed un traffico di plutonio, presumibilmente con Paesi esteri, ma anche la mancata custodia di materiali radioattivi. L’indagine sul nucleare in Lucania fu aperta a metà degli ‘90 dall’allora procuratore di Matera, Nicola Maria Pace, che dal 1999 è procuratore capo a Trieste. La titolarità dell’inchiesta fu assunta dal procuratore di Potenza, Giuseppe Galante, che nei mesi scorsi si è lasciato decadere per le note vicende dell’inchiesta “Toghe lucane”. La vicenda presenta zone d’ombra mai chiarite, ad esempio, prima degli anni ‘80 si è spesso indagato sulla presunta presenza di tecnici iracheni al centro della Trisaia.

      Due anni fa un pentito della ‘ndrangheta rivelò che 600 fusti di materiali radioattivi erano stati sepolti in territorio materano, in località Coste della Cretagna, tra Ferrandina e Pisticci. Ci sono state ricerche, anche accurate, per rilevare la presenza di metalli o materiali sospetti nei terreni in un’area vasta ma non è stato trovato nulla. Il collaboratore ha dichiarato anche che la ‘ndrangheta trasportava fusti radioattivi in Somalia o che affondava navi cariche di bidoni radioattivi al largo del Tirreno.

      Nel frattempo, proprio in questi giorni, sono iniziate a Pisticci, in località Fosso Lavandaio, le operazioni di bonifica per il disseppellimento di fusti di presunti materiali tossici rinvenuti nel 2003. Sono di provenienza ancora ignota, presumibilmente estera. Tutte queste zone d’ombra sono confluite nell’ultima inchiesta. La vicenda ha assunto un clamore internazionale, dopo che dell’inchiesta di Potenza si è interessato notizia anche The Guardian che si è interessato alla vicenda dopo che la ‘ndrangheta ha raggiunto la notorietà mondiale con l’eccidio di Duisburg dello scorso agosto. The Guardian riporta le dichiarazioni del magistrato calabrese Nicola Gratteri, secondo il quale “la ‘ndrangheta non ha remore, se ci sono soldi in un’attività non ha problemi a farsi coinvolgere, anche se si tratta di traffico nucleare”.

      Gli altri otto avvisi di garanzia sono invece per altrettanti dirigenti dell’Enea. Tra i reati ipotizzati nell’informazione di garanzia, ve n’è uno particolarmente agghiacciante, e sul quale ci sarebbe da focalizzare particolarmente l’attenzione: produzione clandestina di plutonio, l’elemento più usato nelle bombe nucleari a fissione. Il riferimento al plutonio spunta nelle carte del procedimento sul centro ricerche della Trisaia, a Rotondella, sulla costa ionica. Gli otto sotto inchiesta sono quasi tutti gli ex direttori del sito nucleare lucano che devono anche rispondere di traffico di sostanze radioattive, commercio di armi, violazione dei regolamenti sulla custodia di materiali pericolosi.

      L’impianto Itrec è stato progettato per il trattamento del combustibile nucleare irraggiato. E se l’Enea ha sempre ribadito che non vi è mai stata presenza di plutonio e che nessun carico di uranio o di elementi transuranici è mai uscito dalla struttura, gli inquirenti pensano che forse non è proprio così e che alcuni clan della ’ndrangheta possano aver “lavorato” su commissione. Da parte di Stati esteri. L’attenzione della Dda potentina si concentra, infatti, su due personaggi accusati di far parte della criminalità organizzata calabrese. Alla ’ndrangheta il pm Francesco Basentini è arrivato dando credito a un memoriale redatto dal pentito di cui abbiamo già parlato.

      Costui ha fatto esplicitamente nome e cognome di un funzionario dell’Enea di Rotondella che, a suo dire, “stoccava rifiuti provenienti da mezz’Europa e Stati Uniti, che in quel preciso momento aveva l’esigenza di far sparire questi fusti che erano stati depositati in due capannoni dell’Enea”. “Trovammo i camion e gli autisti”, prosegue il collaboratore, “per il trasporto dei rifiuti. Calcolammo che per 600 fusti ci sarebbero voluti circa 40 mezzi, i quali dovevano prelevare i bidoni dai capannoni a Rotondella, trasportarli nel porto di Livorno e caricarli su una nave che sarebbe partita per la Somalia. Sembrava tutto pronto ma (…) fu ucciso dalla ’ndrangheta davanti al tribunale di Reggio Calabria, dove era stato convocato per un’udienza. Questo fermò momentaneamente il nostro lavoro”. Per ora sono solo avvisi di garanzia. Una vera svolta alle indagini sarebbe costituita dal ritrovamento di fusti con materiale radioattivo, ma al momento non vi sono relazioni, fra il presunto traffico di materiale nucleare sottratto a Rotondella e i rifiuti seppelliti a Pisticci.

      Come dichiara a tale proposito il colonnello Giuseppe Giove, del Corpo Forestale dello Stato, incaricato della bonifica dei territori interessati dalla vicenda, “Si sta rischiando di fare confusione su tutta questa storia. Gli elementi in ballo sono moltissimi, ma c’è ancora tanto lavoro da fare per dirimere la questione”. Intervistato da un quotidiano nazionale, il colonnello ricorda che: “In territorio lucano sono già stati ritrovati dei fusti di rifiuti tossici, ma non c’è nessun elemento che dimostri il legame tra quei fusti e le vicende dell’Enea, delle scorie radioattive e del plutonio.

      I fusti ritrovati in località Fosso Lavandaio, infatti, sono con ogni probabilità legati a un’altra inchiesta. Quel processo, ormai chiuso, riguardava l’occultamento in zona di rifiuti tossici dell’industria siderurgica provenienti dal nord Italia e da altri Paesi europei. Una vicenda che non ha nulla a che fare con il nucleare. Tuttavia c’è da dire che in quell’occasione, rispetto alle quantità di rifiuti indicate negli atti del processo, i ritrovamenti avevano portato alla luce solo parte dei carichi. Non mi stupirei, quindi, che quei sette fusti del Lavandaio fossero parte di quei carichi ancora non rintracciati.”

      Eppure non ci sono ancora notizie ufficiali sul contenuto di quei fusti. Pur avendoli trovati quattro anni fa, non si è ancora in possesso di informazioni precise sul loro contenuto. Questo per via del fatto che le operazioni di bonifica sono tuttora in corso. Seguendo le indicazioni dei pentiti sono state fatte molte ricerche, con le tecnologie più avanzate, ma nessun fusto è stato rinvenuto. Non si è ottenuto nulla neanche tramite misurazioni di radioattività. Per ora, comunque, la Procura distrettuale potentina mantiene uno stretto riserbo su tutta l’inchiesta.

      —————————————————————

      e ancora:

      http://www.notizie-online.it/content/view/21594/41/

      http://www.wikio.it/article/58296263

      ————————————–

    14. Edoardo scrive:

      Per Max:

      ero anch’io a conoscenza dei fatti che hai citato (ci furono articoli anche su La Stampa) ma queste infiltrazioni della malavita sono dovute al fatto che dopo il referendum anzi già da mesi prima il governo (il Sor Bettino, in primis) di allora aveva deciso si smantellare. Così fu tutto fermato, distrutto, cancellato così come i finaziamenti ed i fondi.
      Il risultato, causa queste ottuse scelte POLITICHE, è che il nucleare ci è rimasto solo come enorme onere senza produrre niente e per di più senza neanche più una lira per gestire quel che restava. I delinquenti se ne sono accorti e ne hanno approfittato.
      La ripartenza col nucleare, implica prima di tutto il creare una rete (dalla miniera al depostio finale) per tutto il ciclo nucleare…non costruire solo le centrali come qualcuno crede.
      Impostando la questione in questo modo, penso anzi spero che crimini come quelli che citavi non risuccedano più.

    15. Edoardo scrive:

      Per Egisto:

      rimane però il fatto che la Kwh eolica in Italia è quella più sovvenzionata dallo stato per poi produrre una risibile quantità di energia.
      Come emerso dalla punta sull’energia ad EXIT (lunedi scorso 26/05/08)
      in Calabria, ove la presenza delle pale eoliche è maggiore rispetto alla Toscana, alla Sardegna ed alla Sicilia (la Sardegna ha emesso un decreto regionale che impedisce l’installazione dei parchi eolici) si produce appena lo 0,009% del fabbisogno nazionale.
      Ora, mi domando, come fanno gli ambientalisti (che spesso si oppongono all’eolico) a dire che il vento nel futuro soddisferà il fabbisogno di energia?

    16. Egisto scrive:

      Caro Edoardo,

      sono d’accordo con te, l’eolico come è fatto in Italia è uno scandalo. Se gli ambientalisti sono contro l’eolico per quanto mi riguarda fanno benissimo, a patto che assumano una posizione meno ideologica sul nucleare.Si può benissimo dire di no, a patto di proporre soluzioni alternative credibili (quindi non il solo PV). Il rapporto tra ambientalisti, rinnovabili e nucleare è stato storicamente molto più complesso di quanto appaia anche dalle ultime posizioni odierne, ma probabilmente le cose stanno cominciando a cambiare.

    17. Pietruccio scrive:

      x Max

      Si. La gestione della cosa pubblica è un problema grosso. Qualche mese fa mi hanno dato del “pessimista” su questo argomento, ma penso solo di essere realista. Secondo me la nostra non è una “vera” democrazia ma solo un “brodo primordiale” di democrazia dove, se tutto andrà bene, forse fra un secolo (io sarò morto), avremo qualcosa che dovrebbe rispondere alla definizione che viene data quando enunciamo i nostri ideali (quelli della costituzione).

      Come minimo servirebbe molta più partecipazione: il “popolo sovrano” qui in Italia, si comporta come un “re” che delega tutto e non controlla niente (con le ovvie conseguenze) e poi ha anche il coraggio di lamentarsi. Servirebbe poi la trasparenza assoluta (come in Svezia) di ogni atto pubblico. Servirebbe poi una un qualche tipo di garanzia sulla correttezza dell’informazione, sul suo pluralismo, sulla completezza dell’informazione scientifica mentre ultimamente va di moda, in ambito scientifico, comportarsi come dei piazzisti, dicendo solo quello che conviene, magari esagerando anche un po’, ben sapendo che si sta tentando di “pilotare” l’interlocutore invece che “istruirlo”. Ci sarebbe poi da risolvere il problema del ricambio nell’amministrazione pubblica: non è bene che siano sempre i soliti a gestire le attività perchè è umano che finiscano inevitabilmente per identificarsi e per sentirle (e qualcuno anche a gestirle) come cose proprie. Per contro, per fare certi mestieri occorre anche molta competenza che si può raggiungere solo con la dovuta esperienza e quindi il ricambio non può essere neanche troppo rapido. Anche questa la questione mi pare aperta e, al momento, non credo che sia stata risolta brillantemente (perchè qualcuno fa sentire un po’ troppo il peso del proprio potere e, stando a quanto dicono le cronache, c’è anche chi se ne approfitta). Quello che ho elencato mi parrebbe proprio il minimo se l’obiettivo è la “democrazia”, quella vera.

      Ma intanto dobbiamo sopravvivere in una situazione che è, e sempre sarà, imperfetta. Quindi il nucleare presenta rischi da questo punto di vista? Secondo me sì (non credo, ad esempio che sia un caso che Chernobyl sia successo sotto una dittatura). E allora possiamo concludere che noi italiani siamo talmente deficienti da non poterci permettere “il nucleare”. Credo di no! Quante sono le attività che un “deficente” non può gestire? Tantissime. Dovremmo allora impedire alla gente di guidare la macchina, dovremmo chiudere ospedali e caserme, dovremmo mettere una moratoria sulla “chimica” (come è stata fatta la moratoria sul “nucleare”) e sulla produzione di energia idroelettrica (basta pensare ai rischi e ai danni tipo Vajont), e sulla produzione di alimentari, sulle costruzioni edili (cosa facciamo? Andiamo a vivere in baracche di polistirolo perché se cade una casa può far male a qualcuno?), per non parlare dei geologi (che garanzie ci possono dare loro più dei medici e degli ingegneri?) ecc… Non è certo questa la soluzione, no? Il fatto è che siamo tutti d’accordo che tutte queste attività vadano avanti, nonostante il fatto che ogni tanto creino problemi anche grossi. Perchè è tutto fatto di luci e ombre e in ogni attività c’è un rischio che siamo tranquillamente disposti ad accettare perché sappiamo bene tutti che non viviamo a Disneyland. Quello che si fa e che bisogna fare, è ovviamente trovare il modo di migliorare la situazione giorno per giorno. In tutto questo discorso il nucleare va trattato alla stregua di tutte le altre attività pretendendo prudenza, controlli seri e trasparenza, come bisognerebbe pretendere per tutto il resto e non bloccare tutto perchè ci diamo dei deficienti.

    18. andrea scrive:

      Cari ragazzi,è ovvio che sentendo tutti i discorsi da voi espressi nn potevo far altro che intervenire!!!
      Devo intanto correggervi su dati che voi avete dato i quali sn falsi:
      1)Non è vero che la francia paga le tasse sull’energia cm ogni altro paese europeo….ne paga di meno di almeno un terzo…..per nn parlare che rispetto all’italia ne paga la metà!!!
      Inoltre questo lo si può verificare cn un’attenta analisi economica e si nota che i paesi che pagano meno le tasse (intendo ovviamente le tasse sull’energia!!!)sn anche quelli che vanno o meglio contano d più sul nucleare!!!
      2)Un’altra menzogna max che tu riferisci è che il nucleare si sia fermato…….e questo è vero ,ma la menzogna sta nel tuo perchè, nel giustificare ciò!!!
      E vero che il nucleare si ferma,ma semplicemente perchè i paesi cm la francia che tu citi ,cosa fa?Semplicemente costruisce a “palla reattori nucleari nell’arco d dieci anni per poi andare avanti con quell’energia fornitagli da essi per altri vent’anni!!!E’ chiaro quindi che noi quindi avremo punti di flesso se dovessimo andare a graficare l’andamento del nucleare……MA NN PERCHè NN SIA PIù CONVENIENTE FARLO!!!Queste tue affermazioni tienitele per te!!
      3)La terza affermazione che si fà è dubbia???Quando dici che in italia per fare il nucleare c vorrebbero 18 anni ti riferisci al fatto che noi italiani siamo degli incompetenti o al fatto che è effettivamente difficile costruire una centrale in 18 anni?Te lo chiedo perchè a seconda della tua risposta io ne ho una diversa…..ad esempio se tu mi rispondi cn la prima scelta …..io ti dico che hai ragione ma lo stesso handicap che noi avremo nel fare una centrale ,l’ho avremo nel puntare nelle risorse alternative!!!Bè se invece tu parli ad una difficoltà oggettiva e strutturistica del nucleare io ti dico che la spareresti grossa!!!!Ti mostro un caso :in giappone si è costruita la più potente centrale nucleare pari a 8 GW in soli quattro anni!!!Quindi se si vuole….si può!!!
      4)NN è vero che c sono state contestazioni sul nuovo progetto del nucleare di quarta generazione,è ovvio che c sn sempre gruppo di minoranze che possono contestare le cose ,ma questa nn è la maggioranza delle persone!!!Questo per ciò che riguarda il livello di impatto nella società,mentre puoi andare tu stesso a verificare presso fonti economiche i migliardi di euro che sta investendo ad esempio l’enel sul nucleare di terza generazione,terza generazione al torio e di quarta generazione!!!
      5)Inoltre per ciò che riguarda l’eolico nn è affatto vero che in italia abbiamo installati 3GW d impianti,visto che nella fine del 2007 abbiamo festeggiato gli 1,7GW d impianti!!:-)…..
      6)Senza addentrarmi in troppe argomentazioni cm l’idrogeno il quale è irrealizzabile,voglio invece spiegarvi in parole povere il perchè le fonti cm il petrolio,il gas ,il nucleare e il carbone domineranno i mercati per almento un altro secolo e mezzo:ma nn saranno mica sostituiti da impianti ad energia rinnovabile,ma lo saranno grazie agli impianti di fusione termo-nucleare e forse dalla fusione fredda!!!………….la spiegazione è semplice…..nn abbiamo altre fonti a cui guardare!!!
      7)qualsiasi persona nn credo debba stare io a dimostrarlo matematicamente,è in grado di capire che delle risorse cm quelle rinnovabili sn incostanti nel tempo e nella giornata e ciò porta a problemi di integrarsi cn la rete….quindi se l’italia puntasse a loro continuerebbe sempre di più ad essere dipendente dall’estero in termini di energia…….per nn parlare del rischio blackout che correre l’italia!!!!
      sxo bastino queste due frasette per avervi fatto capire che nn è assurdo un ritorno al nucleare,invece lo è se si pensasse di muovere un paese cm l’italia cn del vento e del solare i quali neanche riuscirebbero a mantenere avanti una cittadina di 30000 abitanti!!!ciao a tutti

    19. Edoardo scrive:

      Parole sante, Andrea

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